Chapter 14
--Perchè? Io non ballo e non ho voglia di stare alzato tutta la notte. Inoltre mi pare che la nostra conversazione muoja per mancanza di alimento. Tu sei occupatissimo a guardar laggiù.
--È vero. Potrei aver bisogno di te.
L'altro si fece serio.--Allora la cosa è diversa. Ma che c'è mai? Un duello in aria?
--Forse.
I cavalieri andavano alla ricerca delle loro dame: alcune coppie passeggiavano a braccetto su e giù per la sala. Il marchesino Moschi si avvicinò a Lucilla, che si alzò in piedi, consegnò a sua madre il ventaglio, e prese il braccio che le era offerto.
L'ingegnere Arconti divenne pallidissimo, si arricciò i baffi con un movimento convulso, e respingendo una sedia che gli impediva il passo, si diresse verso la parte onde venivano Fausto e Margherita.
Ma s'era mosso appena quando sentì dietro di sè una voce che chiamava--Signor Arconti, signor Arconti.
Era la signora Osnaldi in persona, la quale lo avvertiva esserci in vestibolo un fattorino del telegrafo che chiedeva di lui. Roberto dovette subito andar a vedere di che si trattasse. C'era infatti un telegrafista, che, non avendolo trovato a casa, gli portava presso gli Osnaldi un dispaccio.
Il nostro giovine ne ruppe la busta con viva curiosità, e corse tosto con l'occhio alla firma. Non c'era che un nome: _Selmi_.
Quel telegramma veniva da Valduria e diceva così:
_Ammutinamento e sciopero di minatori. Tua presenza indispensabile. Scongiuroti affrettare ritorno._
Roberto rientrò nella sala da ballo. L'amico ch'egli aveva poc'anzi pregato di rimanere a sua disposizione era sulla soglia ad aspettarlo e lo interrogava con lo sguardo.
--Senti--gli disse l'Arconti--credi che ci voglia più coraggio a battersi in duello o ad affrontare una massa d'operai ammutinati?
--Ad affrontare gli operai, non c'è dubbio.
--E quale delle due imprese stimi più utile, più degna d'un uomo?
--E puoi chiederlo? La seconda.... Badiamo però.... La sfida non è ancora successa?
--No, vi rinuncio e parto per la mia miniera, ove mi chiamano per telegrafo. Qual'è la prima corsa per la via di Piacenza e Bologna?
--Ma.... quella delle 6.10, credo.
--Ebbene, prenderò quella.
A Lucilla non era sfuggito alcuno dei movimenti di Roberto. Allorchè l'aveva visto in atto di dirigersi dalla sua parte, tutta la sua baldanzosa spensieratezza non aveva potuto difenderla da un certo sgomento; ella aveva, suo malgrado, dovuto confessare a sè stessa che non era senza responsabilità in ciò che stava per accadere. Quando invece Roberto era uscito dalla sala, la giovinetta, ignorandone la ragione, s'era stretta nelle spalle e aveva detto in cor suo:--Lo sapevo ch'erano fuochi di paglia.--E nella tranquillità succeduta alla sua inquietudine entrava forse una piccola dose di dispetto.
Comunque sia, al ricomparire dell'Arconti, Lucilla, già _in figura_ col suo cavaliere, provò per un istante le apprensioni di prima. Però, con sua immensa sorpresa e con una mortificazione pari allo stupore, Roberto questa volta si curò appena di lei. Cogliendo il momento propizio, egli traversò la sala, e andò difilato da sua madre, la quale s'era fatta un piccolo uditorio di signore mature, e le intratteneva col racconto delle sue passate grandezze.
Ella parve sbalordita di ciò che Roberto le sussurrò in un orecchio, e, dopo aver detto alle sue vicine:--Scusino, torno subito--si ritrasse con suo figlio in un angolo della sala.
--Ma è una pazzia--ella disse.--Partire questa mattina stessa, senz'aver nulla concluso....
--Non ho più nulla da concludere--rispose Roberto--e non posso mancare al mio dovere.
--Che dovere? La tua licenza finisce soltanto di qui a tre giorni.
--Non importa, hanno bisogno di me, e io non ho il diritto d'esitare un minuto.
Roberto guardò l'orologio e soggiunse:
--Sono le due passate. È meglio andar via subito, alla sordina, senz'accommiatarsi dai padroni di casa.
--No, no, è impossibile.... sarebbe una increanza.... E poi voglio prevenire la Giulia Dal Bono.... Dio mio. Dio mio, che uomo sei! Non puoi aspettare almeno fino a posdomani, fino a domani sera, fino a una corsa più tardi?
--Non lo posso, mamma. È meglio che tu non insista.
Roberto aveva un piglio così risoluto che la signora Federica s'era a poco a poco andata persuadendo ch'era inutile cozzar con lui.
Pur fece un ultimo tentativo.--E puoi lasciar Lucilla in questo modo? Senza una parola? Senza un saluto?
--Le scriverò una riga prima di partire--rispose il giovine.--È meglio ch'io non le parli. Ella è occupatissima.... Non disturbiamola.
Oramai la signora Federica avvertiva tutta la gravità della situazione. Il matrimonio sul quale ella fondava lo splendido edifizio delle sue speranze si rendeva sempre più improbabile; Roberto pareva deciso a condannar sè, a condannar lei a un'ignobile mediocrità.
--Mio figlio ebbe una chiamata per telegrafo dalla sua miniera, e vuol partire con la prima corsa per Piacenza--ella disse alla signora Osnaldi, scusandosi di lasciar la festa. Indi, facendo segno alla Giulia Dal Bono di avvicinarsi, la ragguagliò in due parole dell'accaduto, e le soggiunse a bassa voce:--Se tu potessi trattenerlo....
Ma la flemmatica signora Giulia non era donna da esercitare un'influenza su Roberto Arconti.
--La ringrazio, signora Giulia, della bontà ch'ella ha sempre avuto per me--le rispose Roberto, stringendole affettuosamente la mano.--La ringrazio dei piani che aveva concepiti e favoriti per l'avvenire mio e d'una persona a lei carissima. Se quei piani non son destinati a compiersi, io le conserverò sempre la mia gratitudine.... Sia felice e possa veder felice sua figlia.
Questo dialogo aveva luogo nella stanza ove gli invitati avevano deposto la loro roba, mentre la signora Federica, ajutata da un cameriere, si metteva la mantiglia e il cappuccio.
Intanto Lucilla, che aveva visto allontanarsi sua madre insieme alla signora Federica e a Roberto, fu punta da una grande curiosità, e approfittando di quella indipendenza di movimenti che è consentita dal _cotillon_, si affacciò all'uscio che dalla sala metteva alla guardaroba.
Quando la signora Giulia si accorse della sua presenza, ella lasciò Roberto e si avvicinò a lei.
--Che cosa c'è?--chiese Lucilla.
--Roberto fu richiamato per telegrafo a Valduria e parte tra poche ore--rispose la signora Giulia.
--Parte?--esclamò la giovinetta colpita da questa notizia.
L'Arconti vide che non era più possibile esimersi da una spiegazione, e domandò licenza alla signora Dal Bono di dire una parola a sua figlia.
--Non ti trattengo che due minuti--egli cominciò appena ebbe condotta Lucilla in disparte.--Potrai tornar subito al tuo _cotillon_. Ho dimesso l'idea di provocare il tuo stupido marchesino. C'è qualche cosa di meglio da fare a questo mondo, e me n'è capitata in buon punto l'occasione.
Ella lo guardava con aria un po' scettica.
--Leggi--e' gli disse, estraendo di tasca il telegramma. E soggiunse, mentr'ella ne scorreva con l'occhio le poche frasi.--Il pericolo che affronto è maggiore di quello che fuggo. Qui non avrei davanti a me che un floscio bellimbusto, laggiù mi troverò faccia a faccia con uomini avvezzi a sfidare ogni giorno la morte.... E, vedi, ringrazio il destino che mi ha fatto giunger questo dispaccio in tempo. S'esso arrivava un momento più tardi, sarei adesso impicciato in una cosidetta questione d'onore, perchè quando la signora Osnaldi mi avvertì che un fattorino del telegrafo chiedeva di me, io ero in procinto di venir a dire una grossa impertinenza al tuo bel cavaliere. È meglio, è mille volte meglio così.
Lucilla cercò di nascondere il suo turbamento sotto un'affettata ironia.
--Ci sarà anche da difendere una donna in quella famosa Valduria. La signorina che studia il francese.... Maria, se non isbaglio.
--Maria--replicò l'Arconti--è una ragazza seria, esercitata sin dall'infanzia alla rigida disciplina del dovere. Non è bella, è appena mezzanamente istruita, ma ha il sentimento di tutto ciò che è nobile e generoso, e l'uomo che ella amasse sarebbe degno d'invidia.... Io non l'amo, io non devo esser nulla per lei; ella non ignora per altro che può contar su me ogni volta che la minacci un pericolo.
La vispa e petulante Lucilla s'era ammutolita.
Roberto le ritolse di mano il dispaccio; poi riprese con voce commossa.--Addio, Lucilla, io non so se tu meriti più di essere amata, ma so che il cuore non muta in un giorno, che in un giorno non si scancella tutto il passato. Verrà un tempo forse in cui la tua immagine non empirà più la mia mente; oggi io non posso fingere un'indifferenza che non ho. Sento che ti amo ancora, sento che sarei ancora il più felice degli uomini se tu volessi dividere con me le aspre battaglie della vita. Ma ora te lo dico più fermamente che mai; non ti farei mia ad altro patto. Addio, Lucilla, torna nella sala dove ti aspettano. Domani, quando i fumi della festa si saranno dissipati, il tuo pensiero si volgerà al compagno della tua infanzia.... Tu sai dove puoi fargli giungere una tua parola.... Addio, addio.
Sentendosi soverchiare dalla commozione, Roberto afferrò il braccio di sua madre e uscì con lei nel vestibolo prima che Lucilla potesse rispondergli.
Intanto nella sala da ballo il direttore del _cotillon_, col piglio risoluto d'un generale che riordina sul campo di battaglia il suo esercito côlto dal panico, gridava a piena gola--_A vos dames et à vos places. Grande ronde_.
Lucilla approfittò della momentanea confusione per riprendere il suo posto. Ma aveva perduto la sua ilarità, nè le svenevolezze del marchesino Moschi valevano a ridonargliela.
Mentre si compiva tristamente per lei una festa principiata sotto auspici così brillanti, Roberto doveva rinunziare all'impresa di calmare gli spiriti esacerbati di sua madre. Poichè tutti i suoi argomenti non riuscivano che a convincerla sempre più della dissennatezza e della perversità del figliuolo, egli s'era rassegnato a lasciar libero corso alle sue querimonie e a terminare in silenzio i preparativi per la partenza.
--Vedi--gli disse la signora Federica nel momento in cui egli s'accommiatava--io non ti guarderei nemmeno in viso se non avessi la sicurezza che, appena giunto in quella tua maledetta Valduria, mi scriverai una lettera di scusa e mi supplicherai di riannodar le pratiche coi Dal Bono.
Roberto non volle toglierle questa illusione.
XX.
Riconduciamoci adesso col pensiero a Valduria, nel giorno in cui Roberto ne era partito insieme a M.^r Black per recarsi a Milano. Maria, la quale, come sappiamo, aveva accompagnato fino alla carrozza i due viaggiatori, nel tornare a casa trovò un contadino tutto trafelato che veniva a chiamarla per parte di Gertrude Regoli. La vecchia, inferma da un pezzo, s'era aggravata improvvisamente nella notte ed era ormai in fin di vita.
Solita a correr senz'indugio dove c'era bisogno di lei, Maria non si fece attendere nemmeno questa volta. Allorchè ella giunse, Gertrude aveva già perduta la parola. Ma negli occhi le si leggeva ancora la piena coscienza di sè, e alla vista di Maria quegli occhi brillarono d'una luce più viva. Ella accennò alla ragazza d'avvicinarsi. Maria s'inginocchiò fra Cipriano, che stava ritto al capezzale in atteggiamento di cupo dolore, e il curato che sedeva a piedi del letto, recitando le orazioni degli agonizzanti.
Gertrude fece un altro segno a Cipriano, che pendeva da ogni suo movimento. Il giovine la sollevò a sedere e con infinita cura le acconciò il guanciale sotto la testa. Quindi cadde egli pure in ginocchio accanto al letto. La moribonda con uno sforzo supremo alzò ambe le braccia e impose le mani sul capo dei due giovani, come accomunandoli in un'ultima benedizione. Le sue pupille dilatate si fissarono prima sul volto fieramente contratto di Cipriano, poi sulla faccia pallida e mesta della dolce Maria, e parvero voler esprimere un voto, una preghiera che il labbro non era più capace d'articolare. Un tremito convulso le agitò tutta la persona, un gemito lungo le uscì dal petto, e la sua testa canuta si piegò sulle spalle del rude minatore, che la stringeva fra le braccia chiamando--Mamma, mamma!
--È morta!--disse il prete avvicinandosi.
Cipriano mise un ruggito--Non è vero!--
E seguitava a chiamare--Mamma, mamma!
--Coraggio, Cipriano!--susurrò Maria con accento pieno di soavità.
Al suono della nota voce, le guancie illividite del giovine si tinsero d'un lieve rossore; un'espressione più calma si diffuse sulla sua fisonomia. Egli si lasciò persuadere a deporre sul capezzale il peso inerte che gli si era abbandonato sull'ómero; e mentre Maria con atto pietoso chiudeva gli occhi dell'estinta, egli, ritto ed immobile, con le braccia ciondoloni, con le mani intrecciate, ricorreva nel pensiero i giorni della sua infanzia, quando sua madre lavorava con indomita energia per fargli men dura la vita; e, aspra con gli altri e con sè, prodigava solo per lui tesori d'affetto e di tenerezza. Anch'egli per molto tempo aveva amato lei sola; poscia insieme a lei, un'altra persona. E il suo avvenire dipendeva tutto da _quella persona_. Ella poteva farlo felice o sventurato senza fine, poteva farlo buono o malvagio. Ma bench'ella gli fosse vicina, in quell'ora, in quella stanza, bench'ella si associasse al suo lutto, come sua madre l'aveva associata a lui nella sua benedizione suprema, egli se ne sentiva più lontano che mai; il suo bel sogno gli pareva più che mai destinato a rimanere un sogno. Nè sapeva rassegnarvisi, e il suo sangue ribolliva, e le sue vene si gonfiavano all'idea che un altr'uomo potesse essere amato da Maria.
--Coraggio!--ripetè la fanciulla nel prender commiato.
Egli le afferrò con forza la mano e la portò alle labbra ardenti.
Maria uscì di là con una profonda tristezza nell'anima. S'era affezionata alla vecchia Gertrude, che l'aveva assistita un pajo d'anni addietro nella sua malattia e che la trattava sempre quasi come una figliuola. Però, assai più che l'estinta, le faceva compassione Cipriano, pel quale ella teneva in serbo un così gran dolore. Poichè non le era dato ignorare ch'egli l'amava, che voleva farla sua sposa, ella invece era decisa di non appartenergli mai, nè vedeva senza sgomento approssimarsi l'istante in cui le sarebbe convenuto dissipar le ultime illusioni del giovine. Talora ella ricordava il passato, e chiedeva a sè medesima se ella avesse sempre pensato ad un modo, se il suo contegno non fosse mai stato tale da alimentare le speranze di Cipriano. Le pareva di no; tuttavia non poteva dissimularsi che un cambiamento era successo in lei, che la sua risoluzione di restar fanciulla era adesso più salda, più irremovibile d'un tempo. Sì, di restar fanciulla; il secreto del suo cuore non aveva preso ancora altra forma.
Nel pomeriggio del dì seguente ebbe luogo il funerale di Gertrude. La vecchia non era amata in paese. I suoi modi acri, la sua incapacità a veder altro di bello al mondo fuor che suo figlio, le avevano alienato gli animi. Così, pochi accompagnarono il suo feretro al camposanto.
Tra i pochi c'era Maria, che quando la bara fu calata nella fossa e coperta di terra, sparse sul tumulo alcuni fiori, poi s'avviò a casa meditabonda e soletta. Non aveva fornito ancora metà del cammino quando si sentì chiamare per nome.
Era Cipriano, che aveva seguito di lontano i suoi passi e ora la raggiungeva per una scorciatoia.
Ella non avrebbe voluto incontrarlo in quel momento; pur gli tese la destra in atto amichevole, e gli domandò con dolcezza:--Come state, Cipriano?
Il giovine le si pose a fianco. Era pallido, più negletto del solito nel vestire; aveva la barba e i capelli rabbuffati.
--Grazie di quello che ha fatto per la mia povera mamma--egli disse.--Oh, la mamma le voleva tanto bene!
--Lo so, Cipriano....
--Le ultime parole ch'ella potè pronunziare jeri mattina furono queste: _E Maria non verrà?_
--Io sono accorsa appena fui avvertita....
--Oh sì, ma pur troppo mia madre aveva ormai perduto la favella.... Però la sua mente era limpida, e le leggevo negli occhi tutti i pensieri.... E quand'ella ci benedisse entrambi, lo ha compreso, Maria, ciò ch'ella voleva dire?
Maria sentì ove mirava il discorso di Cipriano, e chiamò a raccolta tutta la sua energia.
--Voleva dire--ella rispose chinandosi sul margine della strada a raccogliere un fiorellino di campo--_Siate sempre buoni amici._ E lo saremo, non è vero, Cipriano?
--No, no, non voleva dir questo solo--soggiunse il minatore con enfasi.--Voleva dire più che _buoni amici_...
--Cipriano, ve ne prego, smettete.... Parliamo di vostra madre, che fu sepolta pochi minuti or sono....
--È giusto, signora Maria, questo non sarebbe il momento, ma ho il cuore che mi trabocca.... Son due anni, sa, son due anni che combatto, che peno, che non ho il coraggio di aprirle tutto l'animo mio.... Oh ma non è un segreto per lei, ella non può dirmi che sia un segreto.
Maria tacque. Ella non voleva mentire.
--Ad ogni modo--proseguì Cipriano--nell'immensità del mio dolore trovo oggi la forza che non ho trovato mai.... L'amo, Maria, l'amo come un pazzo....
La fanciulla voleva interromperlo; egli continuò:--E non mi son dissimulato gli ostacoli. Mi son detto tante volte: Cosa sei tu di fronte a Maria? Ella è una signorina, e tu sei un rozzo operajo; ella è un angelo di bontà e tu sei cattivo.... Oh, sì, la natura mi ha dato istinti perversi; sento che ho la capacità di fare il male.... sento che guai a me se si scatena il demonio che tengo chiuso qui dentro.... Vede, io non mi faccio la corte.... ipocrita, no, non lo sono.... Insomma mi son detto, mi son ripetuto che non avevo il diritto d'amarla, e l'ho amata lo stesso.... E quando mi sono accorto che non potevo fare altrimenti, ho cambiato tattica; mi son prefisso di rendermi degno di lei.... Ho studiato quel poco che potevo studiare, ho messo in opera tutta la mia forza di volontà per sollevarmi dalla mia posizione subalterna, e ci son riuscito, e non son più il meschino minatore d'una volta, e ho anch'io un avvenire, e quantunque non esca dall'Università, dai Politecnici, posso sperare anch'io d'essere un giorno a capo di una miniera come tanti altri. Ma non è la sola cosa che abbia fatto. Ho represso i miei impeti, le mie collere, i miei odî, ho cercato di domare il mio carattere.... tutto per lei, per lei sola.... Oh s'ella mi manca, Maria, l'uomo di prima ritorna....
--Non lo dite, Cipriano. Noi non dobbiamo far dipender da un'altra persona le nostre virtù e i nostri vizi.
--Avrà ragione, ella ha sempre ragione.... ma io non diventerei virtuoso per amore della virtù, lo diventerei per amor suo.... Maria, mi dica una parola, mi dia una speranza.... o, piuttosto, no.... se non ha vinto le sue incertezze, si prenda tempo a rispondermi.... Aspetterò.... Ho aspettato tanto.
Maria comprese che al punto in cui eran le cose bisognava rimover per sempre ogni equivoco. Sentiva ch'era in procinto di fare un gran male a Cipriano, ella che, in vita sua, non aveva fatto male a nessuno, e gliene doleva nell'anima, ma non c'era rimedio. No, il sacrificio del suo cuore nessuno aveva il diritto di chiederglielo. Alzò verso Cipriano i suoi occhi dolci e profondi, e con un tremito nella voce cominciò:--Cipriano, lo sa Iddio, lo sa vostra madre che adesso forse vede i pensieri miei più riposti, se il cuore mi si spezzi all'idea d'amareggiarvi di più in questo giorno.... Io non lo volevo....
--L'ho voluto io, l'ho voluto io. Parli--esclamò Cipriano la cui fisonomia s'era penosamente contratta a quest'esordio di cattivo augurio.
--Ebbene--ripigliò Maria--non domandatemi più di quello che posso darvi. Siate ragionevole; io vi stimo, io ho per voi tutto l'affetto d'una buona amica....
--Ma non mi ama, ma non mi ha amato mai--interruppe il giovine con impeto--ecco la conclusione.
--Come intendete voi, no, non vi ho amato.
In viso a Cipriano era evidente lo sforzo ch'egli faceva per non prorompere.
--Eppur no, non è vero, non fu sempre così--egli disse.
--Spiegatevi.... Non vi capisco.
--Perchè accettava i miei fiori? Perchè se ne adornava i capelli? Perchè? Perchè? Era meglio che li calpestasse allora come calpesta adesso tutte le mie speranze.
--Ebbene--rispose Maria--se la paura di recarvi offesa con un rifiuto, se la simpatia che realmente avevo per voi mi fece commettere una leggerezza, io ve ne chiedo perdono.... Sarei tanto lieta di poter espiare la mia colpa.... E lo potrei se lo voleste... Lasciatemi essere la vostra confidente, la vostra amica.... O Cipriano, che minaccia c'è nei vostri sguardi?
--C'è.... c'è questo.... Qualcheduno s'è posto fra lei e me, qualcheduno è venuto dal di fuori a impedirle d'amarmi.... Oh, è un pezzo che lo so....
--Le vostre parole non hanno senso--disse la fanciulla.--La persona a cui alludete è oggi presso la sua fidanzata.
--Che importa? Quell'uomo amerà forse un'altra donna, ma egli mi ha tolto il suo cuore, Maria, ed io l'odio.
--Vergognatevi, Cipriano. Parlar d'odio in un giorno come questo!
--Oh, anche mia madre odiava _colui_.... E mia madre aveva l'istinto sicuro.... Se gli facessi del male, ella ne esulterebbe sotterra.
--Voi bestemmiate....
--Lasci pur ch'io bestemmi, poichè non m'ama.... Chi si cura più di me?... Mia madre è morta.... ed ella, Maria, è la sua ultima parola quella che ha detto?
--Calmatevi, Cipriano....
--No, no, è la sua ultima parola? Non vuol esser mia moglie?
--Vostra moglie, no--disse Maria con accento risoluto.
I suoi occhi s'incontrarono con quelli di Cipriano che mandavano lampi sinistri. Egli voltò la testa quasi temendo l'influenza pacificatrice di quello sguardo dolce a un tempo e sicuro, di quello sguardo che pareva ansioso di medicare le ferite recate dal labbro. Ella non lo amava, ed egli non voleva ad altro patto sacrificarle la ferocia ingenita del suo carattere.
--Addio--egli balbettò con voce soffocata dalla collera.--Qualcheduno dovrà pentirsi....
--Quanto vi compiango, Cipriano!
--Oh! Il compianto!...
--Sì, vi compiango, perchè capisco che avevate ragione... Non siete buono.
--Ella poteva farmi buono e non ha voluto... Ma basta... A lei non torcerò mai un capello... Non abbia paura....
--Paura?--esclamò Maria con alterezza.--Non ne ho mai avuta.
--Tutta la soavità della donna e tutto il vigore dell'uomo--pensò Cipriano.--E non deve esser mia?
Le si riavvicinò come se volesse riattaccare il discorso, ma ella, allungando il passo e prendendo una scorciatoja, gli disse--Addio--e gli fece segno di non seguirla.
Egli non ebbe il coraggio di disubbidire, e si diresse da un'altra parte.
XXI.
Tutta la forza d'animo di Maria non bastò a farle dissimulare il turbamento prodotto in lei da questa scena. Nel vedersela comparir davanti pallida e stravolta, Odoardo comprese che doveva esserle accaduto qualche cosa di grave e la incalzò di domande. Ella voleva schermirsi, attribuendo la sua commozione all'aver assistito ai funerali di Gertrude, ma non potè trarre in inganno il fratello, avvezzo a trovarla calma e serena anche in mezzo alle cure più fastidiose. Messa alle strette, narrò del suo colloquio con Cipriano, smorzandone le tinte quanto più le fosse possibile e supplicando Odoardo a non darsene pensiero. Ormai tutto doveva ritenersi finito.
Il Selmi però non era di questo parere, e si pentiva anzi della sua passata indulgenza.
--Sono una bestia--egli disse.--Mi ero accorto da un pezzo delle intenzioni di colui, e avrei dovuto immischiarmene. In casi ordinari forse il meglio era affidarmi al tuo buon criterio. Tu hai più giudizio di me e sai regolarti senza bisogno de' miei consigli..... Io non potrei che accogliere a braccia aperte l'uomo a cui tu dessi la preferenza, e non direi parola a favore di quello che tu respingessi... Ma nel caso presente, col carattere violento di Cipriano, dovevo impedire che le cose arrivassero a questo punto.