Nel sogno

Part 3

Chapter 3 3,824 words Public domain Markdown

Si faceva più tenera, più mansueta. Acconsentiva a intrecciare corone insieme a Maria, mostrava di interessarsi al suo piccolo mondo di insetti e di fiori. Quando rideva, le si illuminava tutta la faccia, ed aveva allora un'espressione così nuova che la dolce fanciulla non rifiniva dal guardarla e dall'ammirarla. Le disse una volta:

--Mària, non sei più la Mària di prima. Qualche cosa di diverso c'è in te.

E quella a ridere coi dentini fitti e bianchi, che sembravano voler mordere le labbra. Le era spuntato da poco tempo un nèo sulla guancia destra.

--E questo spino nero che ti ha cambiato--diceva Maria.--Non ti ha cambiata male; ma, se ti annoia di tenerlo, io potrò ben levartelo.

--No, no guai a te! È la mia bellezza.

--Bellezza, bellezza,--ripeteva Maria per un numero infinito di volte, non sapendo bene che rapporto ci fosse tra la parola bellezza e quel piccolo punto nero.

--Sì, sì, la mia bellezza!--tornò a dire Mària; e, strappata in una sol volta una manciata di fiori, si diede a gettarli lontano, ridendo con una gioconda aria di sfida......................................

--La nostra aquiletta si fa dolce e buona come una colomba. E quanto bene mi vuole, padre! Mi chiama con certi nomi che io non avrei mai immaginato di poter dire a lei. E questa notte in sogno mi abbracciò stretta stretta! Come erano profondi e caldi i suoi baci! Io non mi mossi per non svegliarla.

* * *

Nel tramonto morbido, color di viola, le sorelle parlavano sommesso, accoccolate sulla soglia della baita. L'ultima luce le coloriva appena, appena le faceva risaltare sullo sfondo della parete colla grazia incerta delle pitture primitive.

Diceva Maria che la mucca era ammalata, che dava poco latte: forse era vecchia e bisognava cambiarla.

--Sì--appoggiava Maria--bisognerà prendere una mucca che abbia appena fatto il vitellino.

--Come mi piacerebbe che la nostra facesse un vitellino!

--I pastori ne hanno tanti dei vitellini.

--Tanti?

--E li vendono.

--Li vendono? Cosa vuol dire?

--Ma sì, lo sai bene. Anche Abramo e Giacobbe vendevano gli agnelli e i vitellini. Gli altri li comperano.

--Gli altri---mormorò piano Maria--gli altri.

--C'è della gente, sai, laggiù! Trenta, quaranta, o cento, insomma molta gente, molta; uomini e donne, e, quando gli uomini sono giovani, prendono una donna giovane e la sposano.

La notte era calata quasi interamente; scomparse le montagne, scomparsa la bocca spalancata della valle. Non si vedeva che il cielo, un cielo pallido con qualche stella e senza luna.

Le sorelle tacquero per un poco, sempre accoccolate, colle spalle contro la baita; si erano prese per la mano e stavano così guardando in alto.

A un tratto Mària disse:

--Il buon padre, quando era giovane, abitò nella valle.

--Te lo disse lui?

--Io lo so.

Un altro silenzio.

--Gli uomini laggiù lavorano e le donne stanno in casa ad aspettarli, ed hanno i bambini.

--So cosa sono i bambini!--esclamò Maria, lieta di sapere anch'essa qualche cosa--sono gli uomini piccoli. Non ne abbiamo mai veduti.

--Mai!

--Il buon padre, che ci ama tanto potrebbe darcelo un bambino! Come mi piacerebbe ad avere un bambino! La moglie del pastore ne ha uno, ma non è mai venuta fin qui a mostrarcelo.

--I bambini piccoli non camminano.

--I pulcini sì.

--I pulcini sì, ma non i bambini piccoli.

Le due sorelle tornarono a smarrirsi col pensiero nelle visioni. Fu ancora Mària che disse:

--Ogni bambino ha la madre.

--Sì, la Madonna era la Madre di Gesù.

--E noi non abbiamo bambini.

--Non li abbiamo. Questo è un mistero.

Mària sospirò profondamente.

--Il mistero--continuò Maria con una subita ispirazione--è la volontà di Dio. Il cielo è un mistero; i boschi, i monti, i fiori e tutte le bestioline; e il giorno e la notte; e noi stessi...

Stese le braccia, chiuse le palpebre quasi cercando nell'ombra il proprio mistero, invasa dalla soavità di quel velo che calava sempre sulla sua mente, quando tentava di affacciarsi alla realtà delle cose.

Per quella sera non parlarono più.

* * *

--Le mine! le mine!--gridò giulivamente Mària, udendo rimbombare la valle, in seguito a due giorni di perfetto silenzio.

--Credevo non lavorassero più--rispose Maria.

--Oh! ne hanno per un pezzo! Non pensi quanto tempo ci vuole a forare una montagna? E poi tutti i riguardi che devono usare per non rimanere sotto schiacciati. Come sono bravi i minatori! Intendi nevvero, che devono essere bravi e forti?

Maria chinò il capo in segno di assentimento rispettoso.

--Tutti giovani--rispose Mària infervorandosi.--Vengono da lontani paesi, parlano in diverse lingue e, quando hanno finito il lavoro, tornano alle loro case con molti denari.

--Denari?--fece Maria.

--Sì, sono piccoli oggetti rotondi, che a gettarli per terra suonano.

--Suo-na-no?...

--I più bravi ne guadagnano di più, per questo diventano ricchi.

Mària stupefatta esclamò:

--Ma, quante cose sai!

Mària sorrise, di quel suo nuovo sorriso sì gaio e fine che le rialzava il labbro superiore, scoprendo un improvviso scintillio di bianchezza.

--Dove le hai apprese?

Mària si fece seria; strinse le labbra, e senza guardare in viso la sorella, rispose:

--Me le ha dette la moglie del pastore.

--Se non la vediamo da quasi un anno!

--Io l'ho veduta.

--Quando?

--L'ho veduta.

--Qui non venne.

--No. La incontrai un giorno che mi ero spinta giù, giù...

--Deve essere ben lontano.

--Oh! lontanissimo. Sai, io corro.

--Non ne dicesti niente.

--È vero.

Un leggiero rossore imporporò le guancie di Mària, tanto leggiero e così soave che Maria stette a guardarla coll'ansia indefinibile di chi si trova dinanzi ad una rivelazione.

Era anche il suo volto parimenti luminoso? Ed erano come quelli della sorella, pieni di scintille i suoi occhi? E poi ancora qualche cosa di cui non trovava il nome, come se una morbidezza fosse scesa sull'altra e un calore tra pelle e pelle, e un pensiero che non veniva mai sulle labbra, ma che sembrava correre nel sangue, e infine una sensazione strana, come se qualcuno fosse con lei, anche quando era sola.

* * *

Per la prima volta un'ombra malinconica scese nel cuore di Maria. Ella corse dal padre e gli disse:

--Guardami. Sono io simile a mia sorella?

--Perché mi fai questa domanda?

--Perché ho sempre creduto che io e Mària fossimo come una persona sola; ma vedo che Mària cambia, e mi pare che a questo modo mi sfugga. Ah! padre, io vorrei seguirla!

Il solitario la calmò. Le disse:

--Non sono simili i fiorellini che nascono nello stesso prato? E se uno è pallido e l'altro vigoroso e vermiglio, non ricevono forse la stessa rugiada e lo stesso raggio di sole? Tu sei uguale a tua sorella come il pallido e sottile miosotide è uguale alla rosa vigorosa e vermiglia.

* * *

--Che è questo?--chiese Maria, sorprendendo nelle mani della sorella una breve superficie lucente, che sembrava acqua rappresa.

--Guàrdati.

--Madonna santa, che è?

--È il tuo volto.

--Questo ch'io vedo?

--Sì.

--E questi occhi?

--I tuoi.

--E questo naso?

--Il tuo.

--E la bocca?

--La tua bocca. Prova a ridere, vedrai.

--Madonna santa!

--Non credi ancora? Accosta una mano; vedi bene che è la tua mano. Muovila. Vedi che si muove?

Maria non parlava più, intontita, immobile davanti alla magica scena; e siccome dalle labbra aperte le usciva il fiato a ondate, presto la lucida superficie si appannò, si rinchiuse.

--Scappa! scappa!--gridò Maria.

E Mària a ridere allegramente.

Con un movimento pieno di dignità passò il lembo del gonnellino sulla lucida superficie che tosto riprese a brillare, e Maria non soggiunse verbo, soggiogata.

--È uno specchio,--disse finalmente Mària con una certa aria di persona superiore.

Maria non osò nemmeno di ripetere la strana parola. Solo dopo un pezzo, quando Mària ebbe nascosta la spera in seno, ella dimandò:

--Dove l'hai preso?

--La solita domanda.

Maria abbassò gli occhi, mortificata.

--Ebbene, perché vuoi sapere tutto, me lo ha dato la moglie del pastore.

--Ancora la trovasti?

--Ancora.

--Ella cammina dunque sempre?

--Sale a pascolare l'armento.

--Perché non viene qui?

--È troppo lontano.

--Torna a levare quella bella cosa che la mostriamo al padre.

--No, no, egli non capirebbe. Non gliene parlare, te ne prego.

E per la seconda volta sulle guancie di Mària apparve quel misterioso rossore, quella zona d'alba nascente... Per la seconda volta Maria sentì stringersi il cuore da un ignoto turbamento.

* * *

Passò la primavera.

L'estate, breve e cocente, maturava a stento i magri frutti dei noccioli esposti a mezzogiorno; ma i rododendri aprivano i loro cuori sanguigni e su per le vette, ai piedi dei ghiacciai, gli _edelweiss_ stellavano il muschio con una fioritura di velluto bianco.

Mària, che aveva sempre sdegnato i fiori, ne coglieva ora delle grembiulate piene. Li intrecciava ai capelli, ne formava mazzolini al seno; sceglieva i più odorosi, il timo, la menta, e li faceva seccare sotto il guanciale. Talvolta scendeva dalle vette con fasci di _edelweiss_, che scomparivano subito. Tal'altra invece saliva dalla valle con fiori nuovi, sconosciuti intorno alla baita.

Anche alle bestioline si interessava, alle piccole bestioline amiche di Maria.

Ella disse un giorno, vedendo due bruchi avviticchiati insieme sopra una foglia.

--Quanto si amano!

Al che Maria non trovò nulla da ripetere, poiché ella sapeva che tutto ciò che è creato da Dio ama. Ma fu meravigliata assai quando trovò la sorella mesta e piangente sopra un cespuglio, e che Mària spiegò:

--Una bella farfallina stava succhiando queste foglie; un'altra farfalla venne, e quella non badò più alle foglie. Quanto si amarono! Quanto si amarono! (La stessa frase tornava sulle sue labbra, il tempo solo era cambiato.) Ma la farfalla così come era venuta fuggì...

E le lagrime di Mària continuavano spesse, ardenti; Maria ne era commossa e meravigliata. Invano chiedeva alla sorella la cagione del suo dolore; ella rispondeva:

--Tu non sai, tu non sai.

E Maria allora si accovacciava a' suoi piedi, umile, muta, con una passione repressa, con un senso vago di terrore davanti a quella sua metà, a quella gemella sua, che non viveva più della sua stessa vita, che rideva e piangeva senza di lei, lungi da lei... Ma dove, o Signore?

* * *

Era stato tutto il giorno un caldo soffocante, insolito. Gruppi di nuvole nere si avanzavano minacciose portando nelle loro pieghe un grosso temporale.

Mària, assente fin dal mattino, non tornava.

--Dov'è tua sorella?--chiese il padre, vedendo che il tempo si faceva sempre più scuro.

E Maria, per questa domanda, si sentì stringere il cuore. Non era la stessa domanda fatta da Adamo a Caino: "Che ne facesti del tuo fratello?" O Signore, Signore, proteggete la mia povera sorella!

Così pregava internamente Maria, ascoltando ogni piccolo rumore che venisse dal sentiero. Poi, non potendo reggere al tormento dell'attesa, scivolò chetamente fuori della baita, e andò a, spingersi fino al sasso, il punto di dove si vedeva più lontano nella valle.

Il temporale era sopra. Un vento furioso faceva stridere gli alberi che si dibattevano come anime in pena: una oscurità improvvisa era calata sulle vette e sui boschi. Muggiva sordamente il tuono.

--O Signore, Signore, la mia povera sorella!

Gelida, sbigottita, si appoggiava colle mani alla roccia per spingere innanzi lo sguardo; ma la raffica la acciecava, le toglieva il fiato. Le parve alla fine di scorgere da lungi tra i pini la figura di Mària corrente.

--Signore benedetto, vi ringrazio!

Ella giunse fra lo scrosciare dei tuoni, alla luce dei lampi. Aveva corso tanto che le mancava il respiro.

Maria la prese per mano e la trascinò subito nella loro cameretta, perché il buon padre non vedesse quanto era agitata e scarmigliata.

Ella si lasciò fare: appena giunta in camera, cadde sul lettuccio, stringendosi il cuore con tutte e due le mani, incapace di dire una sola parola.

--Riposa, riposa.--Maria le si era seduta al fianco e le accarezzava blandemente i capelli.--Ora può venire il temporale, vero? La mia sorellina è nel nido. Ma cos'è questo? che hai fatto? Un cattivo animale ti ha morsicata.

Alla fine della guancia, verso il collo Mària aveva un segno rosso, di un rosso vivo come di pressione recente che vi avesse rappreso e stagnato il sangue. Alle inchieste della sorella, ella vi portò vivamente la mano, e, cercato subito lo specchietto, si guardò.

Maria chiese ancora.

--È un cattivo animale che ti ha morsicata?

Ella scosse la testa, e, continuando a mirare il segno rosso, le si venne dipingendo sul volto un passaggio di emozioni variatissime, che finirono in un dolce languore, in un rapimento, in una specie di estasi concentrata; per cui si lasciò cadere lo specchietto in grembo, e stette immobile, cogli occhi fissi in un punto noto a lei sola.

Ma quando Maria colla sua grazia innocente fece atto di volerle baciare quella ferita, balzò in piedi, si ritrasse, e, allontanando da sé la dolce sorella, fece scudo della mano alla guancia, quasi per proteggerla, perché il piccolo segno rosso non venisse toccato.

* * *

Ed anche l'estate finì.

Dopo un seguito di bufere violente, la natura parve raccogliersi per gustare con calma le ultime belle giornate dell'anno.

Le gemelle erano occupate a far seccare il fieno per la mucca, ed a raccogliere legna per la provvista invernale. Mària tuttavia trovava sempre modo di scomparire per qualche ora.

Il suo carattere continuava a presentare grandi ineguaglianze, sbalzi improvvisi dal riso al pianto, ora ciarliera fin troppo, ora rinchiusa e mesta tanto che le si affilavano le guancie da parere ammalata. Talvolta aveva gli occhi ardenti come bragie, quegli occhi che facevano paura a Maria, per cui la dolce fanciulla pensava: Mio Dio, che cosa ci sarà dentro?

Andava ancora a sedersi sul suo picco solitario, e di là slanciava nella valle certi canti che sorprendevano Maria. Non era più la nenia monotona dei loro due nomi riuniti; erano canti nuovi, strani e soavemente belli. Forse--rifletteva Maria--ella fa come gli uccellini; appena nati pigolano e poi cantano.

La dolce fanciulla stava ad ascoltarla. A tratti una parola bizzarra entrava a far parte della canzone. Una frase specialmente la colpiva e perché le era ignota e perché Mària la pronunciava con una particolare inflessione di voce, quasi languente, morente nello spasimo: _sospiro per te!_

Maria ripeteva a bassa voce: "sospiro per te". La cadenza di quella frase la ammaliava, e le pareva che le foglie degli alberi stormendo dicessero qualche volta: "sospiro per te". Non diceva anche "sospiro per te" il piccolo filo d'acqua che scendeva dalle rocce? Dai folti ombrosi della selva una voce oscura modulava con accento più tenero ancora: "sospiro per te!"

Tutto ciò era delizioso nei rosei meriggi dell'autunno, quando le due sorelle riposavano in mezzo al fieno raccolto e il profumo penetrante di esso si mesceva alla ebbrezza dell'ora e dell'età.

* * *

Supina sul prato, colle braccia arrotondate intorno alla testa, Mària disse una volta:

--Se morissi, che faresti tu?

Maria, che non aveva mai pensato alla morte, rispose:

--E non dobbiamo morire insieme?

La cosa le sembrava naturale così.

Insieme erano nate, si appartenevano: perchè sarebbero state disgiunte?

La sera dello stesso giorno, mentre andavano a letto, e Maria s'era già distesa sotto la coltre, Mària, standosene seduta in camicia sul saccone, disse ancora:

--Se io morissi, piangeresti?

--Perchè proferisci cose contrarie al volere di Dio? Mària, noi non dobbiamo pensare a ciò.

Si rizzò anch'ella a sedere sul letto, e le parve che, invece di dormire, avrebbero dovuto discorrere a lungo.

Invece tacquero improvvisamente, come se qualcuno si fosse posto in mezzo a loro.

Solo dopo molto tempo, Mària scivolò chetamente fra le lenzuola, e Maria, che in quel momento si decise a soffiare nel lume, se la sentì avviticchiata al collo, tutta tremante e piena di lagrime.

* * *

Il giorno dopo, Mària apparve cogli occhi così rossi e sbattuti dalla veglia che il buon padre se ne avvide, e le domandò se si sentiva male, al che Mària non rispose, ma, buttatasi in ginocchio, gli prese il lembo della tonaca e gliela baciò con un affetto così umile ed intenso, come non aveva fatto mai.

--Mària, Mària, che è in tè? Lo spirito del Signore ti tocchi e calmi l'anima tua.

Egli la rialzò con dolcezza, e si pose a parlarle dei cuori umili e mansueti che Dio non abbandona mai.

Mària disse:

--Padre, benedicimi.

E dopo la benedizione, dopo un lungo silenzio rotto dai sospiri della fanciulla, ella disse ancora con accento fioco:

--Perdonami.

Parve all'asceta che in quel momento lo toccasse il fruscio di un'ala invisibile. Trasalì, e rispose colle lagrime agli occhi:

--Dio ci perdoni a tutti! ...............................

* * *

Pallida assai era la giornata; un velo cingeva i monti, una leggiera nebbia sorgeva dal piano, una malinconia di natura morente esalava dagli alberi, dalle foglie ingiallite, che si staccavano e cadevano gemendo. Sul terreno umido i passi non destavano alcun suono. Mària uscì lentamente dalla baita.

Fuori, sulla bella spianata dove ponevano ad asciugare le foglie dei faggi, era rimasto uno zoccolo di Maria. Ella si chinò a raccoglierlo. Il piede di Maria era tanto piccino, che potè far scivolare lo zoccoletto in tasca con tutta facilità, e, tenendovi sopra la mano, si diede ad affrettare il passo quasi temesse di essere sorpresa.

Ma sostò un altro istante nel sentiero, dove ella e Maria solevano cogliere i fiori ed intrecciarli: e ad un certo posto ombreggiato, dove si erano riposate tante volte insieme, dove avevano ciarlato, e dove si erano abbracciate. Tutta, tutta la via era piena delle memorie di quella esistenza in due che era stata tanto intima e tanto serena.

--Sorella! sorella! sorella!

Così gridò nello spazio vuoto; sotto i noccioli, che sembravano piangere, umidi di nebbia, colle foglioline morte che le cadevano sulle spalle e sul capo a guisa di carezze malinconiche.

Ancora una sosta al sasso, al suo picco prediletto. Qui esitò. Da quel punto, volgendosi indietro, si scorgeva il tetto della baita, di dove in quell'ora svolgevasi una sottile colonna di fumo. Sembrava un richiamo, un invito dolce e sommesso, una tacita preghiera, un incenso d'amore, di pace, di perdono.

Con uno sforzo violento Mària si mosse, e senza più esitare, senza voltarsi indietro, senza arrestarsi, prese la discesa della valle, sparì.......................................

PARTE QUARTA

IL MALE.

Molti giorni erano passati; e dall'alba al tramonto, dal tramonto all'alba essi aspettavano ancora.

Tutti i boschi, tutti i cespugli erano stati interrogati, e il sasso solitario ed i viali e l'orrido precipizio, che solo rispondeva col muggito profondo del torrente.

Dov'era? Dov'era?

Maria adesso girava tutto il giorno; girava smarrita, chiamando ad ogni tratto la sorella; paziente nel suo dolore e persuasa che sarebbe tornata alfine.

Il prete invece dubitava. Quel fremito, quel fruscio impercettibile che lo aveva scosso quando la fanciulla gli aveva detto "perdonami" non era stato forse un avvertimento che egli aveva trascurato?

Dio parla qualche volta così agli uomini. Egli era dunque stato sordo alla voce divina.

Questo pensiero lo straziava.

Tutte le sere diceva a Maria:--Lascia aperta la porta e lascia il lume acceso, affinchè la poveretta, se tornasse, non abbia a smarrirsi nel buio.

Dicendo così, non credeva.

E tutta la notte vegliava orando, intanto che Maria prendeva un po' di riposo nel lettuccio abbandonato.

Non credeva; ma, ad ogni fronda agitata, ad ogni sasso che ruzzolasse, balzava in piedi animato da una subitanea speranza, e, uscendo sulla spianata, tendeva l'orecchio verso i monti, verso la valle, in tutta quella oscurità muta, impenetrabile, dove udivasi soltanto il misterioso respiro della solitudine.

E pensava ancora:--Forse la sua vita era nelle mie mani. Quand'ella mi disse: "padre, benedicimi", perchè non l'ho stretta nelle mie braccia? Io l'ho lasciata sola nella lotta. Avevo il dovere di difenderla e non l'ho difesa, avevo il dovere di amarla e non l'ho amata. Giusto Iddio, è la mia volta, puniscimi!

Maria, che dormiva a brevi tratti di un sonno agitato e pieno di visioni, svegliavasi spesso tutta in lagrime, e, chiamando il buon padre e cercandolo, lo trovava svenuto sul suolo, colle mani ancora giunte in atto di preghiera.

* * *

Tutte le foglie erano cadute, il terreno ne era giallo; restavano intatti i pini e gli abeti nella loro cupa veste che resisteva ai venti. Morti i fiori, morti gli insetti, morta la luce.

--Ohimè, anche la nostra fanciulla è morta!

--Padre, padre, tu pure lo dici? Ella mi parlò di morte l'ultimo giorno, ma non si muore che per andare in cielo, e noi non dovremmo esserci con lei? Se voleva morire, perchè non ce lo disse? Perchè non ci ha aspettati? Padre, seguiamola, andiamo con lei.

Così diceva Maria, nella sua eterna visione soprannaturale, nella impossibilità di comprendere.

Ed egli che l'aveva educata alle gioie celesti, non sapeva ora come spiegarle la materialità della morte.

--Senti, forse non la raggiungeremo subito. Ci è duopo aspettare il nostro giorno; in quel giorno tu comprenderai perchè "il sepolcro dà la luce all'uomo".

Maria chinò il capo, nè tuttavia ristette dall'aspettare tutti i giorni la sorella. Andava a sedersi sul ciglione della montagna, e vi rimaneva finchè il freddo e il buio della notte non l'obbligassero a rientrare. Coricandosi nel suo lettuccio, si metteva da una parte per lasciarle il posto; e quando si svegliava, il primo movimento istintivo era quello di allungare la mano: credeva sempre di sentirla.

Intanto il buon padre aveva tagliato il più robusto, il più bello degli abeti, e lo piallava e lo lisciava in silenzio.

--Padre, che fai? La nostra casa è terminata, e non ci occorre nè letto, nè madia. Per chi lavori?

--Lavoro per una che è lontana e vicina ad un punto; che non ha più bisogno di casa, nè di letto, nè di madia, ma bensì delle nostre preghiere.

Quand'ebbe finito di lisciare e di piallare, compose una croce, e recatala al picco che dominava la valle, ve la rizzò alta di contro al cielo. Poi disse a Maria:

--Il Signore mi ha mandato una ispirazione. Prima che le nevi ci stringano d'ogni intorno, scendiamo alla casa dei pastori per vedere se possiamo attingere notizie di _lei_. E se nulla apprenderemo, se Dio vuole che non l'abbiamo più da vedere in terra, questa croce porterà il suo nome, e vicino ad essa aspetteremo il nostro giorno.......... ....................................................................

Chiusero la baita, lasciando la chiave nella toppa, e una ciotola d'acqua e un pezzo di pane sulla soglia.

* * *

La baita che il pastore colla sua famiglia abitavano a mezza montagna era grande, con un loggiato davanti, ed era arredata piuttosto bene, perchè un fratello del pastore che faceva il falegname l'aveva provveduta dei mobili più necessarii.

L'alcova dei letti era abbellita con una cornice di legno dipinta a colori vivaci; e qualche quadretto, qualche calendario vecchio la ornava ancora torno torno, risvegliando l'idea di voti appesi, dandole un aspetto di nicchia di altare. Fatta con cura, con attenzione particolare e gentile, era una piccola culla, dove dormiva un bimbo biondo biondo.

Tutte queste ricchezze non fecero a Maria nessuna impressione. I suoi occhi, abituati allo splendore delle visioni interne, si posavano con indifferenza su ciascun oggetto.

Solamente il bimbo attrasse la sua attenzione; una attenzione curiosa e rispettosa, tenera e commossa, per cui non osava quasi di avvicinarsi alla culla, ed aspettava come un avvenimento straordinario il momento in cui avrebbe aperto le palpebre.