Nel sogno

Part 2

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Passava delle ore intere meditando, scrutando la propria coscienza, pronto a flagellarsi se si fosse trovato in difetto d'orgoglio.--O mio Dio--diceva alla fine--non siete Voi che mi avete mandato queste infelici? Voi che le abbandonaste a me? Perché le avreste fatte nascere quassù, in circostanze così fuori dell'ordinario, se non lo aveste voluto? Ma se mi inganno, o Signore, parlate al vostro servo. Egli vi ubbidirà; egli tornerà ad allacciarsi i calzari e, tagliato un bastone da queste quercie, si porrà in cammino per la strada che Voi gli indicherete.

Il riso delle bambine interrompeva spesso la sua preghiera, e sembrava a lui che Dio gli rispondesse per mezzo di quelle bocche innocenti. Le prendeva per mano, e facendole inginocchiare nel posto dove meglio dominava una larga estensione di orizzonte, diceva loro:--Adorate il vostro Padre celeste.

Le bimbe tuttavia incominciarono a chiamare lui stesso "padre" e quando ciò avvenne per la prima volta, la fronte dell'asceta si coperse di un vivo rossore, tremò in tutte le fibre, e sentì balzare il cuore con un tale tumulto di dolcezza che mai aveva provato in vita sua l'eguale.

Un turbamento giovanile, pari a quello della vergine che ode parlar d'amore, lo deliziava inconsapevolmente sotto le carezze delle due bambine, e un profondo rispetto, quasi un senso di adorazione, si impadroniva di lui via via che le piccine dimostravano cogli atti ingenui di attendere tutto da lui, per cui sentiva di dover esser loro ad un tempo padre, madre, asilo, sicurezza, fede.

E per quante gioie gli avessero date le sue estasi mistiche, per quanto, portando la fiaccola della carità in mezzo ai fratelli, egli avesse raccolto a volte soddisfazioni e compensi, questa nuova fase della sua vita gli appariva la più completa.

Le sue preghiere, per essere più brevi, non erano meno intense. Egli continuava lo spirito della preghiera nella occupazione materiale di ammanire il cibo, di accendere il fuoco per riscaldare le piccine, di rispondere ai loro gridi e ai loro pianti con parole dolci, che a volte erano ricordi del linguaggio materno, a volte versetti della Bibbia, a volte ritornelli di nenie e di canzoni popolari.

Infilava l'ago per preparare alle innocenti caldi panni ritagliati dalle sue sottane; fasciava i loro piedini con pelli di animali, e metteva il pelo all'interno, perché la delicata epidermide si trovasse meglio riparata.

Nei giorni peggiori, ricorreva a cento invenzioni ingegnose per trattenere le due bimbe nella baita. Dei fuscelli, una montagna di sassolini, vecchi bottoni delle sue tonache, tutto era convertito in trastullo, tutto serviva a giuochi, celie e risa. Ma appena spuntava un raggio di sole, via colle bimbe in collo, dentro la neve, attraverso i boschi, addestrandole alla ginnastica dell'aria frizzante, alla vista degli immensi orizzonti puri.

E raccattando lungo la via erbe e radici, ne teneva deposito per combattere le effimere febbri infantili, per poter allestire all'occasione una bibita salutare alle sue dilette, per dar loro un ristoro nelle lunghe notti invernali, mentre fuori fischiava e gemeva il rovaio, e dentro alla baita il focherello delle betulle e dei pini diffondeva un tiepido calore di nido...

* * *

Una grande bellezza fu l'estate in cui le bimbe entrarono nel loro settimo anno. L'età della ragione! pensava il solitario, tutto compreso dei nuovi doveri che gli incombevano, mentre aumentava in lui quel senso di rispetto per le creature che Dio gli aveva mandate, onde non procedeva a nessun divisamento senza essersi prima consultato colla propria coscienza.

Crescerle nell'amore di Dio e della natura, sviluppare contemporaneamente la maggiore forza fisica e la più alta potenza ideale. Questo il còmpito.

Sotto i boschi densi d'ombra sostavano negli ardenti meriggi, e come le piccolette si divertivano a rincorrere le farfalle ed a snidare i grilli, egli ne prendeva argomento per spiegare le leggi dell'amore universale, per istillare nei giovani cuori la pietà, la dolcezza, la comprensione sensibile di ogni sofferenza e di ogni tripudio, riportandoli alla cagione unica del tutto.

Egli le obbligava a guardare ed a riconoscere i mille mondi che si agitavano intorno a loro nel raggio di sole e nella gocciola d'acqua, nell'erba, nelle piante, nell'aria. Del mondo propriamente detto non parlava mai; esse potevano credere che finisse ai piedi della loro montagna. Ma quel dominio assoluto e libero e puro, quella ignoranza altera di tutto ciò che non fosse semplice e casto come esse, le cresceva in una nobile fierezza, in una limitazione regale di idee e di affetti.

Il prete parlava loro di Dio come di un padre pieno d'amore e di magnificenza; dipingeva le gioie del paradiso con colori smaglianti, le cantava con strofe poetiche, ma giammai parlò dell'inferno. Esse non conobbero neppure il nome dei peccati, neppure la parola peccato. Similmente virtù, che anche di rado usciva dalla bocca del prete, aveva per esse un significato complesso di bellezza, che non le conduceva a nessuna antitesi brutale, che era semplicemente ciò che doveva essere.

Perchè rivelare la colpa in quell'Eden? Chi avrebbe osato, chi avrebbe potuto introdurvela? L'asceta si esaltava in tale concetto di purità assoluta; gli sembrava di vedere alla falda della montagna un arcangelo colla spada fiammeggiante nell'attitudine di difenderla. Il suo sogno si mutava in realtà. Un mondo nuovo sorgeva dai ruderi della civiltà imputridita, Jehova lo permetteva. Egli aveva parlato, dal sangue di Cristo spuntava finalmente il fiore del perdono. Gli uomini potevano rialzarsi. Ecco la novella!

In una di queste ore d'estasi, mentre fremevano per l'aria i pollini divelti dai rododendri in fiore, egli tuffò le mani negli aromi sparsi, e, imponendole sul capo delle gemelle, mormorò nel colmo dell'ardore, quasi improvvisando:--Ti segno col segno della croce, ti confermo col crisma della salute, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Una lagrima di immensa tenerezza scese dagli occhi del prete, ed egli la posò sulle fronti riunite delle due bimbe. Sorrisero esse, e dissero:

--Padre, quanto ci ami!

Crescendo l'età, crescendo le domande e le risposte, e sviluppandosi in ognuna delle gemelle una personalità propria e distinta, un sol nome per entrambe non bastò più, e quasi senza accorgersene, senza un ragionamento voluto, egli incominciò a chiamare la prima Mària; restando alla seconda, per una impercettibile gradazione di tenerezza, il nome intatto di Maria.

Si somigliavano, ma Maria era un po' più gracile della sorella, e l'anima sua sensibilissima era meglio portata a interpretare la invisibile malinconia delle cose. Meno viva, meno inquieta, ella stava volentieri accanto al prete, assorta in un muto rapimento, intanto che Mària colla foga di un giovane capriolo correva su e giù per i sentieri, lanciando sassi, strappando rami, inerpicandosi sulle alture più difficili e pericolose.

Mària cantava, cantava per un bisogno irresistibile di sfogo. Non conoscendo nessun motivo musicale, ignorando anche che cosa volesse al giusto dir musica, modulava in cento toni diversi il suo nome e quello della sorella, onde la valle echeggiava a lungo dei due nomi: Mària, Maria! Mària, Maria! che si ripercotevano sulle montagne circostanti con una cadenza strana di canzone selvaggia.

* * *

Ella amava pure i turbini e le tempeste.

Quando la raffica soffiava violenta e le punte dei ghiacciai si illuminavano al bagliore dei lampi, Mària provava una gioia strana, tumultuosa. Intanto che la dolce sorella, chiusa nella capanna, accompagnava il prete nel recitare le litanie della Vergine, ella correva ad esporsi nella lotta cogli elementi, a ricevere attraverso il corpo le sferzate del vento, affrontandolo arditamente e sfidandolo colla testa alta, mentre esso le scioglieva i capelli, le strappava le vesti, la mordeva e la flagellava, costringendola tutta palpitante a ridosso di un albero, senza respiro, senza voce, col volto che si velava dalle chiome scomposte, e le labbra aperte, rivolte in alto a bevere i primi goccioloni della pioggia.

Tutto ciò che fosse battaglia la attirava, e la sua giovanile immaginazione prestava anima e volontà a qualunque oggetto.

Aveva scelto per residenza favorita un picco, il più sporgente nell'abisso, dal quale dominava da regina, piacendosi al tetro rumore del torrente che muggiva in fondo. Vi aveva spesso invitato la dolce sorella, che timida e paurosa non ardiva seguirla, onde ella restavasene sola, affascinata dal nero vuoto, dove i suoi occhi si fissavano con un'ansia inquieta di ricerche; e quando la vertigine incominciava a prenderla, quando le si mozzava il fiato, quando il battito del cuore le si arrestava improvvisamente come sotto la stretta di una mano misteriosa, gettava un lungo urlo pieno di voluttà e di terrore. Si allontanava allora pallida e muta.

D'estate, nelle ore in cui il sole percuoteva la montagna, seduta a testa nuda sul suo picco, si tuffava in un bagno di raggi, piacendosi a sentire i morsi del calore, resistendovi con una sensazione di dilatamento nella pelle, dì immedesimazione, quasi, che somigliava ad una conquista.

* * *

Calma e semplice era Maria. Ella viveva in uno stato continuo di tenerezza e di pace profonda.

Più che il correre, preferiva l'andare tranquillo lungo i sentieri, e tra i sentieri preferiva i più verdi, i più teneri, quelli dove spuntavano fiori.

Amava i fogliami vaporosi, le chiazze di luce tra albero ed albero; si compiaceva del canto degli uccelli, del volo delle farfalle, dell'umile ed operosa vita degli insetti. I fiori l'attiravano dolcemente: ella si guardava bene del calpestarne qualcuno, chinandosi a raddrizzarlo, se lo aveva urtato, seguendone lo sviluppo con sguardo amoroso; oggi appena una gemma, domani un bocciolo, poi il fiore. Maravigliata sempre e commossa davanti a questo mistero, diceva talvolta:--Padre, io penso che i fiori hanno un'anima.

--L'ho pensato tante volte anch'io; tutto ciò che è uscito dalle mani del Signore ha un'anima di certo.

Ella diceva ancora:

--Padre, i piccoli grilli, le formiche e le lucertoline sanno essi che io li amo?

--Credo che lo sapranno. Noi sappiamo bene che i grandi alberi ci amano.

--Oh! sì; ci amano!--esclamava Maria piena di un ardore mistico--e ci ama pure la montagna, l'alta montagna buona, che ci protegge come una madre, sui cui fianchi noi ci appoggiamo, e le dormiamo in grembo.

* * *

L'idea di questo amore universale la cullava in una specie di estasi, come nell'abbandono di una bontà sconfinata, dove non sorgeva mai neppure la più lieve ombra di dubbio o di paura. Sorella dei fiori, delle erbe, degli insetti, degli uccelli, viveva della loro pace profonda nella assoluta ignoranza del male.

Una lontana e confusa immagine della società le appariva a tratti nella lettura del Vangelo e nelle spiegazioni che il solitario ne faceva; ma tutto ciò si presentava alla fanciulla come una visione, come l'evocazione di un mondo spento, non invidiabile, nè desiderabile; e, nella sua anima straordinariamente portata alle oscurità del mondo soprasensibile, i fatti, i nomi, tutta quella storia misteriosa dell'Antico e del Nuovo Testamento si mescevano nel simbolismo di un sogno prolungato ed infinitamente soave. Le sembrava, a volte, di aver vissuto in quella terra fatale di Galilea, di aver udita la voce di Gesù, di averne seguito i passi, di essere stata sotto la croce a beverne il sangue, e per l'amore di Lui essere risorta a questa nuova vita di intera purezza, di luce imperitura.

Una grande fantasia poetica era in lei, per cui respirava in un'atmosfera di luce, e stava in rapporti ideali con una quantità di persone e di cose, confondendole soavemente per una ripugnanza innata delle verità materiali, onde spesso le stelle e gli Angeli, una rosa e la Madonna, il sole e Dio si identificavano nel suo pensiero, formavano quella catena di splendori e di gioie sante entro cui si moveva la sua anima.

Alcune parole, alcune frasi dei libri sacri la trasportavano in un delirio di ammirazione; per esempio, tutti i simboli relativi a Maria Vergine, che, dopo di essere stata paragonata all'aurora foriera del sole, venne ancora ravvisata nell'Arca dell'alleanza, fabbricata di legno incorruttibile, nel roveto di Mosè, che arde tutto e pure non si consuma, nella verga di Aronne, che lungi dall'insterilire mette fiori, nel vello di Gedeone, che solo rimane molle e coperto di rugiada mentre la terra intorno è bruciata; nell'orto chiuso, d'onde emanano profumi di paradiso, e nella rosa di Gerico, nel cedro del Libano, nel cipresso di Sionne, nella palma di Cades, nel pallido ulivo dei campi, nel leggiadro platano che costeggia i torrenti.

Su queste parole misteriose, su queste similitudini ignote, piene di una occulta e sublime poesia, la dolce fanciulla spargeva lagrime di una commozione così intensa che le si accresceva per esse l'infinita felicità di vivere.

* * *

La piccola baita, dal giorno in cui il prete l'aveva scelta per sua dimora, si era venuta man mano dirozzando per la presenza delle due fanciulle.

All'unica cameretta il solitario ne aveva aggiunta un'altra, lavorando a quest'uopo un inverno intero; prima per abbattere gli abeti e poi per tagliarli e piallarli rozzamente, tanto che potessero connessi insieme formare le tre pareti che occorrevano al nuovo edificio.

Le gemelle lo avevano aiutato con ardore, e non avendo mai visto nè fabbriche, nè operai, nè cosa alcuna al mondo, esultavano ad ogni scoperta, ad ogni felice risultato, così divertite dalla nuova occupazione che non videro fuggire l'inverno. Piene di zelo, portavano legni, limavano chiodi, foravano, ammucchiavano, docili all'insegnamento del loro buon padre; mentre Maria trovava modo di unire anche a questa occupazione materiale le sue visioni grandiose e poetiche e pensava che così avevano lavorato gli uomini primitivi per edificare il tempio di Salomone, dove si cantavano le glorie di Dio.

All'olezzante cedro del Libano ella sostituiva, con eguale trasporto di poesia e di gratitudine, il pino silvestre dal forte profumo resinoso.

--Come odora buono!--diceva.--Tanto buono e tanto forte!

E già amava quelle brune pareti, dove scorgeva, come in tutto il resto del creato, una catena ininterrotta di benefizi; le toccava con amore, con devozione. Non poteva neanche dire di essere felice: perchè la felicità per lei era lo stato naturale di tutti gli esseri viventi; ma tale intima sensazione la esprimeva nell'irradiamento di tutto il volto e in un crescendo di vitalità, per cui le accadeva di serrarsi stretta la sorella fra le braccia, quasi il suo cuore non fosse abbastanza grande per contenere tanta gioia.

Alla famiglia di pastori che avevano allevate le due piccine un'altra famiglia era subentrata, e nuovi rapporti di una o due volte l'anno recavano ai solitari della baita gli oggetti di prima necessità: volontario tributo che quella buona gente offriva al Santo. Ognuna di queste visite era un tale avvenimento per le gemelle che solamente l'aspettarle e il rammentarle bastava a riempire il loro isolamento. Non erano che rozzi pastori, ma erano anche i soli esseri umani che giungessero fin lassù.

Quando la cameretta nuova fu compita, misurò quattro passi in largo e cinque in lungo, e, per suggerimento dei pastori, venne confitta ad una delle pareti, la meglio riparata, una specie di alcova, molto simile ai lettucci delle cabine nei bastimenti e precisamente eguale a quelle che usano molti montanari, sia per economia di spazio, sia per tenersi più caldi. In questa nicchia, sopra un saccone ripieno di foglie bene asciutte, le gemelle dormirono per la prima volta al soffio dei venti di marzo, che urlavano nelle gole alpine; ma tenendosi abbracciate, sognarono insieme che le nevi erano già scomparse, che i sentieri si coprivano di rose...

PARTE TERZA

MISTERO.

Un giorno tutta la valle, le vette e i boschi folti d'ombra primaverile rimbombarono per un colpo formidabile e strano. Sembrava un muggito, un urlo prolungato d'eco in eco, il grido di un appello disperato, o lo scoppio di una collera terribile. Eppure il cielo era del più limpido azzurro, e fin dove l'occhio poteva vagare non scorgevasi che la linea immobile dei prati, dei piccoli sentieri onduleggianti sul pendio. Nel fitto degli alberi cantavano tranquillamente gli uccelli, e le farfalle si libravano a volo punteggiando di macchie azzurre, bianche e dorate l'uniforme verdezza delle siepi.

--Padre, che è ciò?

Erano accorse le fanciulle, ed abbracciavano sbigottite i ginocchi del loro protettore.

Un secondo scoppio e un terzo li tenne per qualche istante riuniti e stretti, nell'ansia di un silenzio che sembrava non dovesse rompersi più.

Finalmente il solitario rialzò le fanciulle, e disse:

--Non temete. Riconosco questi rumori. Sono gli uomini che lavorano per cambiare l'opera del Creatore. Epperò, se Dio lo permette, inchiniamoci e preghiamo per loro.

Pregarono esse come solevano, insieme al buon padre, senza comprenderlo mai interamente Però verso sera, essendo cessati i rimbombi, Mària s'accostò di nuovo e chiese:

--Chi sono gli uomini?

--I nostri fratelli, lo sai.

--I pastori?

--I pastori ed altri.

--E dove abitano?

--Nel mondo.

--E che cosa fanno?

Ristette il solitario, dubbioso sulla risposta. Maria intervenne:

--Il mondo è grande, grande, grande. Contiene monti, contiene mari, e dappertutto i figliuoli di Adamo vivono ammirando e lodando Dio. Non è così?

--Sì, è così--rispose egli, ponendo la mano sulla testa della sua diletta, e guardandola con inesprimibile dolcezza.

Mària, un po' pallida e collo sguardo inquieto, interrogò di nuovo:

--Quale è il lavoro che gli uomini intraprendono per cambiare l'opera di Dio?

Ora Maria aspettava ansiosa la risposta che il padre avrebbe data alla sorella.

--Dio lascia piena facoltà all'uomo di impiegare come egli crede la sua intelligenza, e l'uomo qualche volta per suo utile atterra alberi, fora montagne e uccide gli animali. Tutto ciò è permesso. Non abbiamo noi atterrato i più bei pini e gli abeti più poderosi per fabbricare la nostra casetta? Tanta è la bontà di Dio che fa nostri tutti i beni della terra.

Ancora il prete parlò a lungo quella sera; e quando ebbe finito di parlare, aperto il Vangelo, lesse tutto il capitolo X dei fatti degli Apostoli, e sul fatto della vela calata dal cielo a Pietro e della voce che gli disse: "Le cose che Dio ha purificate, non farle tu immonde." Maria cominciò a chiudere gli occhi, assorta in una visione di pace; mentre la sorella, sempre pallida e collo sguardo inquieto, sembrava ascoltare, fuori, nelle ombre della notte, la voce misteriosa degli uomini.

* * *

--Sorella, tutto pieno di fiori è il bosco; andiamo a coglierli.

--Non ho voglia di cogliere fiori.

--Spuntano già le fragole; ne ho viste ieri sul ciglio della montagna, ma non le presi perchè tu non c'eri. Vieni?

--Non ho voglia di cercare le fragole.

Maria tacque. Cheta cheta sedette ai ginocchi della sorella, e coi fili d'erba che trovava a portata della mano si pose a intrecciare piccoli panieri, sbagliando spesso e ricominciando con una grande pazienza, senza levare gli occhi. I suoi piedi nudi posavano in un raggio di sole, ed ella si guardava bene dal moverli, per non disturbare il viaggio di un piccolo coleottero che andava e veniva portando bottino al nido.

Calma nell'aspetto, era intimamente lieta pensando che quei panierini avrebbero servito a tante altre bestiuole, e già colla immaginazione li vedeva biancheggiare di ovicini, animarsi nel tripudio di aluccie svolazzanti, di minuscoli corpi iridati di ogni più bel colore.

--Aspettate, aspettate--mormorava piano colla tenerezza di una giovane madre--la farò io la burla, vi preparerò io una bella casetta. Aspettate, bellini, carini...--Cercò altre parole, ma ella non ne sapeva poi molte delle parole, e, tutta intesa alla gioia del suo lavoro continuava a ripetere: carini, carini.

Sembrava che essi ascoltassero. Su, su per i piedi, sul lembo del povero gonnellino si trascinavano gli insettucci; e i moscerini le volavano in giro, e una lunga libellula tutta azzurra colle ali d'argento le riposò in grembo per qualche minuto.

--Oh! oh!--esclamò Maria sorridendo, rossa in viso per il piacere--sono io forse la Madonna?

Un pudore religioso la prese, quasi un dubbio s'ella fosse veramente degna che gli insetti di Dio le mostrassero tanta deferenza. Ella sapeva che parecchi santi erano stati amati così dalle piccole creature che gli uomini disprezzano. E guardava nel suo grembo la libellula; trattenendo il fiato, colle braccia aperte e gettate indietro per non spaventarla, tutta invasa, tutta tremante di una dolcissima confusione, immota, ma con un battito interno che le gonfiava il seno.

Allora una parola ch'ella non aveva mai pronunciata da sola, una parola dei libri santi, una parola del Vangelo le salì improvvisamente alle labbra. Non la disse, non la mormorò, la sospirò appena: Amore!

* * *

Continuavano i colpi a scuotere le vette ed a far rimbombare le valli, sempre, tutti i giorni.

--Sono le mine--aveva detto il prete; ma ancora le fanciulle non capivano.

Mària passava le giornate sul suo picco solitario, dove i colpi sembravano ripercossi più fortemente dal vuoto del sottostante abisso. Ella contava i primi colpi, ma non sapeva contare molto; e quando non poteva più andare avanti, stringeva le labbra, come per un interno dolore.

Un fascino straordinario le veniva da quel combattimento ignoto, un tumulto nel sangue, un impeto di correre e di mischiarsi ai combattenti.

--Non ti piacerebbe andar là?--chiese a Maria; ed il suo occhio apparve così ardente che la dolce fanciulla se ne sbigotti.

--Maria Vergine!

Un'altra volta le disse:--Non pensi tu che, al di là di questi monti, lontano lontano, dove finisce la valle, esistono ancora delle città, come Ninive, come Babilonia? e dei Re come Salomone e delle Regine come Saba? L'oro e le gemme dove saranno se non laggiù? Oh! vorrei vederla una gemma! Le gemme abbelliscono una donna, poiché Giuditta se ne adornò quando volle piacere ad Oloferne.

--Gesù!

La dolce fanciulla si coperse il volto colle mani, e Mària tacque.

* * *

Da quel giorno i suoi silenzi crebbero, si fecero più cupi. Non volle più mischiarsi ai giuochi ingenui della sorella; le visioni luminose di costei, tutto quel mondo ideale dov'ella trovava la felicità, sembrava irritarla sempre più. Un pensiero oscuro le solcava la fronte, una fiamma la divorava internamente, ed i suoi occhi ne serbavano il riflesso. Quando non stava muta e concentrata sul suo picco spariva per lunghi intervalli, e ritornava poi stanca, coi capelli arruffati, le guancie in fiamme.

Aveva delle ore di languore estremo. Pregava appassionatamente, sopratutto la sua preghiera d' elezione, ch'era il _De Profundis_. Diceva il primo versetto con un fervore che le metteva dei singhiozzi nella voce: _De profundis clamavi ad te Domine, Domine exaudi vocem meam_. Ma continuando, diventava pallida pallida, la voce le moriva in gola, uno sguardo lungo, disperato, sembrava scovare dall'anima sua l'intimo anelito e portarlo su quelle parole ardenti fino a Dio.

* * *

--Dove sta Mària tutti i giorni per tante ore?

--Padre, tu sai ch'ella amò sempre la corsa e le lunghe escursioni. Ella è come gli uccelli dell'aria; la terra la stanca e nel nido si annoia. Lasciala volare la nostra aquiletta...................... .................................................................

Ma, dopo qualche tempo, l'umore di Mària cambiò ancora. Ella continuava bensì ad assentarsi, ma al suo ritorno non aveva più quell'aria selvaggia e fiera. Una insolita dolcezza le ammorbidiva lo sguardo, e le capitava qualche volta di sorridere da sola, come inseguendo il bagliore di una visione.