# Nel paese dei dollari Tre anni a New-York

## Part 7

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_Vive nell'aria_ venne dopo _Segue una donna_, e penò più di quest'ultimo, avendo dovuto rimanere sospeso più di dieci minuti prima che gli si rompesse la carne. Il più disgraziato di tutti, come se il nome gli avesse portato sventura, fu _Poor Dog_ (_Povero cane_). Le incisioni praticategli erano state troppo profonde: per quanto egli sgambettasse in aria per circa mezz'ora, la carne resisteva. I muscoli del petto gli si staccavano dalle ossa; le stesse donne indiane piangevano nel vederlo; eppure durante una così dolorosa agonia, non uscì dalle sue labbra una parola di lamento.

V'erano anche penitenze d'altre specie, non meno crudeli. _Giallo_, per esempio, fu forato in una spalla, e nel buco s'introdusse una corda che dall'altro capo era attaccata al collo di un cavallo. Si batteva quest'ultimo, che scalpitava e scuoteva la testa, lacerando le carni del paziente e si continuò così finchè la corda stracciò del tutto la carne, lasciando libero il prigioniero.

Molti indiani poi, di quelli che non prendevano parte alla danza, facevano differenti sacrifici tagliandosi dei pezzi di carne dalle braccia.

I danzatori intanto offrivano uno spettacolo orribile: essi continuavano a saltare, esausti, coperti di sangue, col fischietto sempre stretto fra le labbra inaridite. Nessuno si ritirò se prima non compì il voto e non sopportò la sua pena fino all'ultimo. Nessuno domandò soccorso nè si lasciò sfuggire un gemito. Chi l'avesse fatto, avrebbe perduto per sempre il suo posto fra i guerrieri: sarebbe stato messo fra le donne e anche queste l'avrebbero disprezzato.

* * *

A proposito degli indiani. Dacchè l'America fu scoperta gli scienziati si scervellarono per sapere quali popoli l'abitarono per i primi.

Ora un fatto semplicissimo è venuto a sconvolgere diverse teorie e a dar ragione a coloro che sostengono essere stata l'America popolata da gente sbarcata da altri continenti.

Poco tempo fa in una miniera della Columbia Inglese, alla profondità di sei metri sotto la superficie, furono trovate alcune monete chinesi riunite con un filo di ferro. Appena toccato ed esposto all'aria, il fil di ferro si sciolse in polvere; ma non così avvenne delle monete, le cui iscrizioni provano che furono coniate da oltre tremila anni.

Cosicchè qualche secolo prima di Colombo i caudati figli del Celeste Impero avrebbero scoperto l'America, e, se non ne furono i primi abitatori, aprirono la via a qualche altro popolo dell'Asia. I vecchi messicani e gli indiani discesero probabilmente da qualche famiglia asiatica trasportata in America dai venti, sopra una zattera di tronchi d'albero.

Due o tremila anni fa fra l'Asia e l'America esistevano forse altre terre, altre isole, che facilitavano le comunicazioni e che successivi sconvolgimenti e terremoti sommersero poi nelle profondità dell'Oceano.

IX.

Una lezione di miss Mary.

Una mattina d'estate la signorina Mary e una sua compagna di collegio mi pregarono di accompagnarle a pescare nel Sound.

Con un canestro di provvigioni salimmo alle sette in una barchetta e costeggiando Glen Island prendemmo il largo finchè si giunse presso alcune roccie frequentate, secondo l'amica di Mary, da molto pesce. E, calata l'àncora, gettammo gli ami.

La marina era tranquilla e liscia; man mano che saliva, il sole avvolgeva l'isola di Manhattan di raggi infuocati, ma sull'acqua non faceva molto caldo, e poi avevamo il capo riparato da cappelloni di paglia che parevano ombrelli.

Si cominciò a pescare pazientemente, da principio con infelici risultati: solo dopo due buone ore, quando cambiammo posizione e ci recammo in vista d'una isoletta disabitata, alcune sfoglie, parecchi _black-fish_ e mezza dozzina di grosse anguille si lasciarono prendere con grande gioia delle mie compagne.

Verso le undici approdammo nell'isoletta più vicina, una bella isoletta dalla spiaggia dirupata e pittoresca, piena d'alberi, di cespugli e di ombre. Ormeggiato il battello, scaricammo le provvigioni, sedemmo sotto un albero e mangiammo con grande appetito.

Davanti a noi, in lontananza, aveva luogo una corsa di yachts, e presso gli stessi scogli dove noi avevamo pescato si ancoravano due altre barchette piene di pescatori e di pescatrici.

Alleggerito il canestro decidemmo di aspettare all'ombra che calasse la marea per tornare a New-York.

--Per impedire che vi addormentiate come Gesù in barca--disse Mary--io e la mia amica abbiamo portato con noi il compito che il nostro professore di francese del _Normal College_, ci ha dato. E un articolo d'una rivista nella quale il signor Jacolliot, vecchio magistrato francese che ha compiuto testè un viaggio negli Stati Uniti, riferisce il racconto fattogli da un suo compatriota stabilitosi da molti anni in un comune della California: un racconto da cui avrete qualche cosa da imparare anche voi che trovate tante cose da criticare negli Stati Uniti. State, dunque, attento e spiegateci le parole che non comprendiamo. È il vecchio stabilito a Meffilld, nella California, che racconta la propria vita al signor Jacolliot.

E cominciò con la sua bella voce così:

«Io sono nato a Condrieux, piccolo villaggio sulle rive del Rodano, rinomato nelle provincie vicine per il suo delizioso vino bianco e per i suoi formaggi. I miei genitori erano poveri contadini che guadagnavano con fatica da venticinque a trenta soldi al giorno zappando, falciando il grano e il fieno o vendemmiando, secondo la stagione. Appena io fui in grado di camminare, li seguii nei loro giri attraverso il distretto, lavorando un giorno qui, un giorno là, e passando la notte nei fienili.

«Nè mio padre, nè mia madre sapevano leggere: essi non si curavano di mandarmi alla scuola, essendo su tale questione del parere del curato, il quale diceva che l'abbecedario non serviva a nulla per lavorare la terra.

«Nel 1848 io aveva diciott'anni. Sentii dire dovunque che la repubblica era la caduta del dispotismo e l'emancipazione dei proletari; vidi che tutti si armavano e facevano le manovre sulle piazze, e io m'intruppai cogli altri senza capir nulla, senza rendermi conto di ciò che succedeva.

«Un giorno si grida nel villaggio che i tiranni tornavano, che a Parigi si battevano, che bisognava prendere il fucile. Io non sapeva che cosa fossero quei tiranni di cui si parlava tanto; la sola idea che me ne facevo è che fossero degli individui i quali non volevano lasciarci lavorare tranquilli. Seguii la folla, si bevette molto, poi, non so come la faccenda accadesse, ma all'improvviso la casa del sindaco e quella del curato si trovarono in fuoco.

«I gendarmi di Vienne accorsero a prestare man forte a quelli di Condrieux, e alla sera una trentina di contadini, fra cui io e mio padre, furono incatenati e diretti verso le carceri di Lione.

«Io capivo meno che mai: ci eravamo sollevati per combattere i tiranni, e invece di applaudirci, come s'era fatto tre anni prima, ci privavano della nostra libertà. Era il 3 dicembre 1851.

«Fui messo in cella, separato dai miei compagni. Appena mi trovai solo pensai alla mia povera vecchia madre che rimaneva senza alcuna risorsa, e piansi; per la prima volta deplorai di non saper scrivere.

«Fummo tradotti davanti alla Corte d'Assise. Un uomo tutto vestito di nero e in modo così buffo che ne avrei riso in altra occasione, gridò e gesticolò durante una giornata intiera, chiamando Dio in testimonio, parlando del salvatore della Francia, pregando i giurati di purgare la società.

«Domandai a un gendarme che cosa significava quella commedia.

«--Ciò vuoi dire--mi rispose ridendo--che vi taglieranno il collo a tutti.

«Spaventato dalla feroce risposta, rimasi convinto che tutti quegli uomini rossi e neri che domandavano la nostra testa non erano altro che i tiranni di cui avevo inteso parlar tanto senza aver potuto mai vederli.

«Il gendarme non s'era ingannato che a metà: la sentenza fu terribile. Sette dei disgraziati miei compagni vennero condannati a morte; tutti gli altri ai lavori forzati a vita. Io solo fui rilasciato, in causa della mia giovinezza, mi dissero; poi pare che fossi stato veduto aiutare i pompieri a gettare dell'acqua sulla casa del sindaco: io non mi ricordavo di nulla.

«Guardai mio padre che piangeva in un angolo; quando mi dissero di andarmene, rifiutai, e allora mi misero fuori a colpi di calcio di fucile.

«Trovatomi così in istrada, una sera del febbraio 1852, senza un soldo in tasca, mi misi in cammino alla volta di Condrieux. Faceva molto freddo e la terra era coperta di neve. Provavo una stretta al cuore pensando alla mia vecchia madre, senza legna e senza pane in quel terribile inverno. Traversai di corsa Saint-Fons, Serezin, Chasse, Etressin, passai il Rodano a Vienne, e arrivai a Condrieux verso le undici di sera.

«Il villaggio giaceva sepolto sotto un lenzuolo di ghiaccio, e il silenzio della notte non era turbato che dal rumore del torrente, dai sibili del vento e dai latrati di qualche cane di masseria che sentendomi passare usciva dal casotto.

«Io tremavo avvicinandomi alla povera capanna dove era trascorsa la mia infanzia. Tutto a un tratto sentii il sangue affluirmi al cuore, alla testa, dappertutto. Ero davanti a un mucchio di rovine...

«Mia madre era morta di dolore e di miseria: nessuno l'aveva aiutata. I contadini sono feroci verso i loro compagni colpiti dall'autorità o dalla giustizia. Poco tempo dopo anche mio padre terminava di tribolare negli ossari di Caienna.

«Non c'era lavoro per me nel distretto e la polizia sorvegliava tutti i miei passi. All'epoca della vendemmia, avendo voluto recarmi nel Beaujolais per guadagnare qualche soldo, fui arrestato lungo la strada malgrado le mie proteste, e condannato a un mese di prigione per vagabondaggio.

«Uscito dalla prigione, passai nella Svizzera, di dove partii poco dopo per la California, arruolato come operaio da una società di miniere. Portai con me mille vitigni che avevo fatto venire dalle rive del Rodano; mi avevano detto che non c'era uva nel paese a cui eravamo diretti e io desideravo di ombreggiare di pampini la mia capanna di minatore: cacciato dal suolo nativo, non volevo allontanarmi senza portarne un ricordo. I pochi vitigni che riuscii a salvare malgrado tre mesi di viaggio, hanno formato la mia fortuna e arricchito questo paese.

«Ecco quale fu il mio passato nel vecchio mondo: permettetemi ora di dirvi in due parole ciò che devo all'America del Nord.

«Vi giuro che quando lasciai la Francia io non capivo assolutamente nulla, nè dei movimenti politici che avevo veduto compiersi sotto i miei occhi, nè delle condanne che avevano colpito mio padre e i poveri contadini delle rive del Rodano. Non sapevo nè leggere, nè scrivere, ignoravo le cose più semplici della vita, e vedendo il mondo diviso in ricchi e poveri, mi figuravo ingenuamente che il buon Dio avesse creato gli uni per non far nulla e gli altri per servirli.

«Ero insomma una cosa, una macchina da lavoro: l'America ha fatto di me un uomo, ed ecco come.

«Sulla collina di Meffilld non c'erano tre case e già un pastore presbiteriano vi fondava una piccola cappella e una scuola; per dieci anni, malgrado le occupazioni dei campi, io fui uno dei più assidui ai corsi serali, ogni giorno più desideroso di istruirmi man mano che l'orizzonte si apriva davanti a' miei occhi.

«Il mio esempio fu seguito: tutte le colline favorevoli a questa coltivazione si coprirono a poco a poco di viti, la contrada si popolò di villaggi e nel 1857 uscì da' miei vigneti la prima botte di vino, che in gran pompa e coperta di fiori fu condotta a San Francisco.

«Per quel primo saggio ricevetti un premio di cinque mila dollari (venticinque mila lire): nel vecchio mondo si crede d'aver fatto tutto quando si sono date cinquecento lire in un concorso agricolo.

«Meffilld ingrossava rapidamente: bisognò organizzare il comune, innalzare pubblici edilizi, costruire strade e fontane. Ogni domenica prendemmo l'abitudine di riunirci in _meeting_ per discutere i nostri interessi. In sedici anni sono stato eletto tre volte sindaco da' miei concittadini, i quali recentemente mi hanno mandato, quasi a unanimità di voti, alla legislatura dello Stato.

«Maritatomi con la figlia di un allevatore di bestiame che ha ventimila montoni e mille buoi nel suo _ranch_, ebbi sei figli.

«In conclusione, coll'istruzione e col lavoro io mi sono qui innalzato e arricchito e mi sento felice in questa terra di libertà che mi ha accolto a braccia aperte. Credete che io debba qualche cosa alla Francia? Non vi pare che la mia patria sia là dove si seppe fare di me un uomo? Nel vecchio mondo io sono un vagabondo, un recidivo: nel nuovo rappresento il mio distretto alla legislatura. Ah! io morrò certamente a Meffilld.»

--Ebbene, che ne dite?--mi domandò la signorina Mary, terminato che ebbe il racconto.--Non è istruttiva la carriera percorsa in meno di vent'anni da quest'uomo, il quale non domandava che di istruirsi e di lavorare, e che al principio della sua vita non aveva incontrato che le tristi severità d'una società invecchiata? Come si capisce il suo odio vigoroso verso le istituzioni egoiste e meschine che reggono la maggior parte degli Stati d'Europa!

--Il racconto è interessantissimo--risposi io che ne ero rimasto realmente impressionato--ma bisogna riflettere che i vecchi Stati europei non possono offrire a tutti i loro abitanti i terreni e i mezzi di arricchirsi così facilmente come una volta la California. L'America ha bisogno di braccia, e riceve continuamente dall'Europa dei carichi di lavoratori per allevare i quali non ha speso un centesimo.

--Ecco precisamente le obbiezioni fatte dal signor Jacolliot. E sapete come le ha combattute il sindaco di Meffilld? Ha risposto che egli non rimproverava al suo paese di non averlo provveduto fin dalla nascita d'un pezzo di terra: sarebbe una follia il pretendere che la società supplisca al lavoro individuale, e la moralità e le leggi non hanno peggiori nemici dei parassiti. Ma ciò che si ha diritto di esigere dal gruppo di individui, dal Comune, dallo Stato, a cui si porta il proprio concorso, è che obblighi all'istruzione come obbliga all'imposta, al servizio militare e a tutti gli altri oneri comuni, perchè questi oneri che l'ignoranza considera come tanti abusi, l'istruzione ce li fa considerare come altrettanti doveri.

--Da noi, molti fanciulli non possono andar a scuola perchè mancano di scarpe.

--Lasciate finire il vecchio di Meffilld--interruppe Mary.--Egli diceva:

«Quando un paese come la Francia scrive in testa dei suoi codici che non è ammessa l'ignoranza della legge, non fa che sancire una triste e odiosa finzione, se non procura che ognuno sia obbligato di studiare le istituzioni che reggono il paese. Il maestro di scuola deve precedere il gendarme.

«È questa finzione legale che ha ucciso mio padre! Egli prende le armi nel 1848 e gli si dice che s'è battuto contro i tiranni e che ha ben meritato della patria. Fa lo stesso nel 1851, lo si tratta da brigante e lo si manda a morire negli stagni della Guiana.

«Come volete che il popolo, educato sistematicamente nell'ignoranza più completa di tutto ciò che riguarda la vita sociale e forma la grandezza degli Stati liberi, possa distinguere il vero dal falso nelle vostre istituzioni antiquate davanti alle perpetue capitolazioni di coscienza della maggior parte dei vostri uomini politici, e alle discussioni puerili delle vostre assemblee?

«Quando avete ancora degli uomini capaci di affermare sfacciatamente che le masse non hanno bisogno d'istruzione per lavorare e che per tutto il resto devono rimettersi alle classi dirigenti, che sono le loro tutrici naturali; quando un paese si trova a questo punto, è la decrepitezza, è l'infanzia senile che comincia.

«Da alcuni anni io studio il movimento delle istituzioni francesi. Ebbene, sono convinto che l'egoismo e l'inettitudine delle alte classi (le quali mettono ostacoli sopra ostacoli per arrestare il torrente della democrazia, in luogo di regolarne il corso coll'istruzione e di avviarlo a un oceano di libertà, come si è fatto qui), non faranno che condurre a lotte periodiche e sanguinose, alla fine delle quali il paese troverà inevitabilmente la rovina.

«Non crediate che sia la facilità di acquistare la terra in America che rende qui l'uso della libertà più facile e meno nocivo, come dicono gli uomini di Stato europei. Se sapeste a quali lavori faticosi sono obbligati di accingersi i pionieri che vanno nell'interno degli Stati Uniti, lungi dai centri abitati, in regioni prive di strade e di comunicazioni, e quanti patimenti devono soffrire per ottenere un risultato!

«Gli uomini pericolosi non vanno a domandare ai duri lavori della terra una vita onesta e libera; essi preferiscono il soggiorno nelle città dove possono più facilmente sfruttare l'ignoranza e i vizi dei loro concittadini.

«Il possesso della terra non significa nulla senza l'istruzione e la libertà. Nella Turchia asiatica, per esempio, avete immense quantità di terreni coltivabili, a due lire l'ettaro. Perchè l'emigrazione fugge quei luoghi? Perchè sarebbe un cadere da una dominazione sotto un'altra.

«Credetelo, ciò che si viene a cercare specialmente in America è il _mondo nuovo_, è la società liberata dai legami ieratici e monarchici del passato, è l'eguaglianza degli uomini davanti all'istruzione che eleva e moralizza, è la coscienza e il pensiero, è l'associazione e il lavoro liberi.

«Alla mia patria io auguro una organizzazione comunale simile alla nostra, che le permetta di disfarsi una buona volta di tutti i suoi dottrinari, di tutti i suoi uomini parlamentari, ciarlatani politici che si dicono conservatori, e non conservano che una sola cosa: l'ignoranza perpetua a profitto di un perpetuo dispotismo.»

La signora Mary terminò battendo le mani e domandandomi in aria trionfante:--Ebbene, signor europeo?--

Ma prima che la marea fosse troppo bassa dovemmo rimetterci in barca e tornare a New-York, e io rimandai ad altra occasione le risposte alle interrogazioni della mia giovane amica.

X.

A bordo del «Pilgrim».

Non ebbi occasione di rivedere la signorina Mary che qualche giorno dopo, quando con lei e con suo fratello andammo a Boston per assistere alla inaugurazione dell'Esposizione.

Si va da New-York a Boston in una notte, coi vapori della _Fall River Line_, che sono capolavori di eleganza e di arte navale. A bordo di essi si è precisamente come in uno splendido albergo galleggiante, nel quale si può mangiare e bere quello che si vuole, dormire in bellissime stanze, radersi la barba, leggere e scrivere in sontuosi saloni illuminati con la luce elettrica, e ascoltare della musica. Oltre il _comfort_ di un _hôtel_ di lusso, tali vapori offrono il vantaggio di far respirare la salubre aria marina e di presentare ad ogni passo i pittoreschi paesaggi delle rive che costeggiano.

Noi viaggiavamo a bordo del _Pilgrim_, il gioiello della _Fall River Line_, un bastimento che pare una reggia e che costò cinque milioni di lire. Chi lo vede per la prima volta, percorrendo le vaste sale, le scale signorili ed esaminando la ricchezza dei tappeti, la bellezza dei lampadari e dei mobili, stenta a credere di trovarsi in mare.

Il _Pilgrim_ ha cabine da una e due persone, provvedute perfino del bagno, per milleduecento viaggiatori; le sue macchine sono della forza di 5500 cavalli, e corre con una velocità di venti miglia inglesi all'ora, senza il minimo rullìo.

Dopo aver cenato nel _restaurant_, quella sera andammo a sederci a poppa, sul ponte, a guardare i lumi delle case tremolanti lungo le rive, ad ascoltare i fischi dei vapori che incontravamo.

--Con tanto passaggio di vapori in questi paraggi--dissi a Giorgio--devono essere facili le collisioni, quando c'è la nebbia.

--Ne accadono sovente, pur troppo--rispose--ma se i viaggiatori conservassero, durante il pericolo, maggior sangue freddo, non se ne annegherebbero tanti. Vedete, qui, oltre le cinture di salvataggio, con le quali, dovendo saltar in acqua, potremmo rimaner a galla diverse ore, e oltre i battelli, abbiamo i materassi dei letti, i quali sono imbottiti di tal roba che, lanciati in mare, galleggiano sempre e sono capaci di sostenere il peso di quattro o cinque persone. Ma negli scontri, invece, il panico fa perdere la testa e i viaggiatori si affogano a centinaia.

Il _Pilgrim_ filava leggiero e silenzioso; Giorgio era sceso nel salone più vicino, dal quale non eravamo separati che da una scaletta, per leggere i giornali della sera. Mary, rimasta a sedere vicino a me, contemplava l'oscurità circostante e le stelle.

--Sapete--mi disse a un tratto--che per le mie lezioni di francese ho continuato a tradurre l'articolo del signor Jacolliot sul suo giro in California? È un lavoro che m'interessa molto, perchè nei panni del vecchio magistrato francese mi pare di veder voi, arrivato negli Stati Uniti con tanti pregiudizi europei. Volete sentire ciò che il sindaco di Meffilld fece vedere al suo compatriota dopo avergli raccontata la propria storia?

--Sì, sì, con gran piacere.

--Il sindaco di Meffilld, dunque, cominciò col condurre il signor Jacolliot al _Common Hall_ (casa comunale, municipio) e lo pregò di assistere ad una seduta, nella quale il _Board of the work_ (comitato dei lavori) doveva cercare con quali mezzi poteva dare, soddisfazione al _Board of the health_ (comitato della salute), il quale aveva dichiarato che le acque di Meffilld erano di cattiva qualità e che bisognava procurarsene di più pure. Fu una cosa molto spiccia: in pochi minuti, senza discorsi, senza frasi, il Comitato risolvette di servirsi delle acque riconosciute ottime di un piccolo lago distante qualche chilometro e di costruire all'uopo un acquedotto. Siccome del Comitato facevano parte dei mercanti di pietre e di calce, dei capimastri muratori e un ingegnere, il conto della spesa fu presto fatto. E fu deciso di pagarla in parte con sottoscrizioni volontarie e in parte con una somma inscritta nel bilancio pei lavori comunali. Per dar subito mano all'opera, poi, in un Comizio che ebbe luogo il giorno appresso, gli abitanti del Comune s'impegnarono di incaricarsi a loro spese per tre mesi della manutenzione delle strade, ognuno per la parte che fiancheggia la sua proprietà. Così si potevano adoperare per l'acqua i fondi iscritti per le strade.

--In Italia o in Francia per decidere un simile lavoro occorrono molti mesi e una quantità di permessi e di autorizzazioni.

--È quello che rilevò il sindaco di Meffilld, il quale disse che tutte le leggi e i decreti che chiamate il vostro diritto amministrativo sarebbero un'opera di follia, se non fossero un istrumento di dispotismo. Perchè mai un comune, che a proprie spese vuole costruire una scuola, un ponticello, un lavoro qualunque, che deve servire ad esso solo, ha da chiedere tanti permessi al prefetto, ai ministeri? Tutte le formalità burocratiche, con l'aiuto delle quali si paralizza in Europa la libertà comunale, sono altrettante catene che, riunite in una sola mano, servono a tenere obbediente un popolo di schiavi.

--Queste sono verità sacrosante.

--Il sindaco di Meffilld faceva questo ragionamento semplicissimo: l'uomo ha diritto di contrattare, di acquistare, di vendere, di donare e via dicendo. Nessuno glielo impedisce, nevvero? Quando dieci, cento, mille individui sono riuniti in un Comune, in virtù di qual principio si viene a paralizzare il loro diritto di occuparsi dei propri affari, e a sottometterli per ogni atto della vita comune all'autorizzazione del potere centrale, il quale non è altro che il loro mandatario?

--Siamo perfettamente d'accordo.

--Fate il Comune libero nello Stato (provincia o gruppo di provincie) sovrano--diceva il vecchio di Meffilld a Jacolliot--e voi la finirete per sempre con quello che chiamate le rivoluzioni. La rivoluzione non è altro che il movimento di un corpo il quale cerca il proprio equilibrio.

