Nel paese dei dollari Tre anni a New-York

Part 5

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Scendemmo dalla stazione: facendo una passeggiata in quei recessi silenziosi, Giorgio descriveva lo sviluppo meraviglioso di New-York in questo secolo. Ottant'anni fa la città non contava settantamila abitanti; oggi ne ha più di un milione e mezzo nei soli limiti del Municipio; coi sobborghi e con le città che le fanno corona e dalle quali non è separata che da pochi minuti di _Steam-boats_, è più popolata della stessa Londra.

E pensare che solo al principio del secolo venivano selciate Broadway, Duane e Reade Streets e che si doveva scavare un fosso lungo il percorso attuale di Canal Street per raccogliere gli scoli dei prati di Lispenard!

Facendo la nostra gita passammo davanti ad una trattoria dove un certo W. S. Walcott di Harlem aveva scommesso di mangiare ogni giorno per un mese un paio di quaglie arrosto.

Simili scommesse sono comuni negli Stati-Uniti e vengono spesso organizzate da proprietari di alberghi e di _restaurants_ per chiamar gente: poi servono a un certo pubblico per scommettere pro o contro come alle corse dei cavalli.

I mangiatori straordinari, possessori di stomachi da struzzo, diventano celebri nell'America del Nord e fanno parlar molto di sè quando si misurano con avversari della medesima forza.

Uno dei più conosciuti era un certo Peter Ellison di Albany, un robustissimo vecchio che, per una scommessa, il giorno in cui compiva sessant'anni, mangiò, in un solo pasto e nel tempo che si impiega usualmente per pranzare, un tacchino ripieno che pesava quasi ventidue libbre inglesi.

Qualche tempo prima, uno _sportsman_ offrì di scommettere contro il senatore John Morrissey, gran mangiatore anche lui, che avrebbe trovato un uomo capace di mangiare un tacchino di ventitrè libbre in un pasto solo. Prima di accettare la scommessa, Morrissey volle sapere il nome del mangiatore e quando intese che era Ellison:--Lo conosco--rispose, e non volle scommettere.

In quell'epoca una gran gara aveva avuto luogo fra Ellison e un altro potente divoratore all'albergo Snedicker nel Long Island. Si trattava di mangiare polli giovani cotti alla graticola. Ogni pollo veniva spaccato a mezzo con grande precisione e l'albergatore ne dava, di mano in mano, una metà ad ognuno dei due scommettitori. Ellison ne mangiò trentadue metà, cioè sedici pollastri, e vinse.

Qualche volta le scommesse hanno luogo fra donne. Due negre si sfidarono un giorno a chi mangiava la maggior quantità di granturco verde bollito. Una ne mangiò ventisei pannocchie e l'altra ventinove. Quest'ultima non soffrì minimamente; ma la prima morì in trentasei ore.

--Se continua questa volgare e antigienica mania--disse Giorgio--ne sentiremo presto delle belle. Leggeremo nei giornali: «il celebre dinamitardo O'Donovan Rossa ha depositato cinquanta _cents_ nell'ufficio del _Clipper_ con una sfida, aperta a tutti, di misurarsi con lui nella sua grande specialità di mangiare mille pagnottelle in mille quarti d'ora consecutivi.»

--Oppure--disse la signorina Mary che si divertiva a quei discorsi--il seguente: «Un _gentleman_ dimorante a Brooklyn ha vinto ieri una forte scommessa mangiando tre solini di carta al giorno per cento e sette giorni consecutivi. L'unica bevanda accordatagli dai termini della scommessa per inaffiare il suo pasto piuttosto asciutto era amido diluito in poca acqua.»

--Uno sconosciuto--riprese Giorgio--scommette di mangiare un paio di tavolette di lievito compresso, bevendo acqua tepida, per trenta giorni consecutivi. Accetta di sottomettersi alla prova accanto ad una stufa ben riscaldata.

--Un tristissimo caso d'insuccesso--seguitò Mary.--Il signor Smith, avventore della pensione di Mrs. Lodyett, ha scommesso recentemente di mangiare in una settimana una delle bistecche che fornisce quella pensione. Il tentativo è fallito completamente, quantunque il signor Smith abbia impiegato della dinamite e una leva di ferro.

VI.

La città della luce.

Alla domenica mattina non c'è famiglia americana che non si rechi a messa se è cattolica o al sermone se è protestante. Le chiese di tutte le varietà del protestantismo, che è la religione dominante, sono numerose, e alcune di esse si fanno la concorrenza come i teatri, scritturando i migliori oratori.

I pochi che non professano alcun culto sono ascritti a qualche associazione filantropica e si raccolgono egualmente per curare qualche opera di beneficenza: scuole, ricoveri e via dicendo.

La signorina Mary apparteneva alla _Ethical Culture Society_, di cui è presidente il prof. Felice Adler, uno dei più profondi pensatori degli Stati Uniti, il quale tutti gli inverni tiene a New-York un pubblico corso di conferenze sul libero pensiero.

Figlio di un celebre e ricco rabbino newyorkese, dopo avere molto studiato e viaggiato, Adler divenne ateo, abbandonò la religione dei suoi avi, rinunziò alla successione paterna e fondò un'associazione che cresce tutti i giorni, per diffondere le sue idee, per spiegare, cioè, come si possa essere buoni cittadini senza credere in un dio personale, come si debba lavorare ed essere onesti per l'obbligo che incombe a ciascheduno di adempiere ai propri doveri nella società, e per l'onestà per sè stessa, non per timore di essere puniti in un'altra vita o per guadagnarsi gli ozi beati di un paradiso.

Bob Ingersoll (altro campione del libero pensiero negli Stati Uniti) combatte la religione col motteggio e con la satira, analizzando tutti gli errori e le contraddizioni delle cosidette sacre scritture; egli riscatta gl'ingenui dalla schiavitù della fede con la sferza del ridicolo.

Adler, invece, serio, semplice, sereno e più profondo, converte al libero pensiero senza far ridere; egli fa anzi fremere d'ira e di compassione per tutti i miliardi d'uomini che furono e per i milioni di viventi che calcolano la vita come un semplice viaggio, fanno del bene per egoismo, per interesse, per amore della futura ricompensa, e si astengono dal male per paura della collera divina.

Bob Ingersoll qualche volta è volgare; i suoi giuochi di parole, i suoi scherzi su certi versetti della Bibbia non sono di buon gusto.

Felix Adler, al contrario, è spesso poeta: quando dimostra come sono egoisti i credenti e chiede se è più nobile, più generoso, l'uomo ateo intemerato e buono, o il credente pure buono e senza macchia, ma guidato nelle proprie azioni dal sentimento religioso, la sua fronte s'illumina, la sua parola è ispirata.

E convince e persuade più di Ingersoll: la serietà di Adler fa più impressione del sorriso volterriano dell'avvocato delle Star Routes.

Una domenica in cui accompagnavo la signorina Mary alla conferenza, il professor Adler si occupava di un fatto avvenuto nella Pensilvania. In un tribunale di Filadelfia, un onesto cittadino era stato citato, giorni prima, come testimonio, in una causa. Invitato a prestare il giuramento prescritto dalla legge, rispose:

--Giuro sul mio onore, sulla mia coscienza, ma non in nome di un dio personale nel quale io non credo.

Il tribunale rifiutò la testimonianza del libero pensatore e lo fece uscire dalla sala.

--Capite?--esclamò Adler indignato.--Le leggi americane non accettano la testimonianza nostra, se non pronunciamo una formula medioevale. La maggioranza dei cittadini che crede a un dio foggiato a sua imagine, rifiuta il giuramento di noi liberi pensatori, i quali riconosciamo un ordine supremo, ma non la deità personificata.

La sala del Chickering-Hall era piena zeppa di un pubblico scelto e attentissimo.

--E poi si ha il coraggio di affermare--continuò l'oratore--che negli Stati Uniti tutte le credenze e tutte le religioni sono eguali davanti alla legge? No, no, no! Questa vantata eguaglianza non è estesa che alle religioni cristiane: il presbiteriano è eguale al cattolico, l'anabattista all'episcopale. Ma un ebreo, un libero pensatore, un maomettano non è riconosciuto eguale al cristiano. Che vergogna per la giurisprudenza americana! Che onta per un governo sedicente civile! Quando si comprenderà che un governo non deve immischiarsi delle coscienze dei cittadini, che deve essere al di sopra di tutte le religioni, di tutte le credenze religiose e irreligiose? Non vedete che oggi, in pieno secolo decimonono, ciascuna religione è intollerante, esclusivista, e distruggerebbe tutte le altre, se lo potesse? Non vedete che si sgozzano, si massacrano ancora gli ebrei e si costringono a esiliare, a fuggire dai luoghi nativi, ad abbandonare i loro beni, i loro negozi?

E combattè fieramente il pregiudizio da cui sono ispirate tante leggi, che cioè la moralità dipenda dal cristianesimo.

--Noi non avremo--disse--una libera costituzione finchè si manterranno nelle nostre leggi elementi di inquisizione.

Infatti, l'intollerante spirito del prete traspira sempre dalle costituzioni americane.

In sei Stati dell'Unione tutti coloro che non credono nell'esistenza di un dio personificato sono dichiarati ineleggibili a qualsiasi impiego e vengono così privati di uno dei diritti essenziali del cittadino.

La costituzione della Carolina del Nord dice:--Le seguenti classi di persone sono dichiarate inabili a qualunque impiego: Primo, tutti coloro che negano l'esistenza di Dio onnipotente....--

La costituzione della Carolina del Sud dice:--Nessuna persona che nega l'esistenza dell'Essere Supremo potrà avere un pubblico impiego sotto questi statuti.--

Le costituzioni del Mississipì e del Maryland contengono gli stessi articoli. Gli statuti di Pensilvania e del Tennessee non si contentano della semplice credenza in un dio personificato, ma richiedono anche che si creda in una ricompensa o in un castigo oltre tomba. Tutti coloro che professano opinioni differenti sono legalmente incapaci di coprire qualsiasi impiego.

Non basta: senza una dichiarazione di fede in un divino capo di polizia che ricompensa i buoni e punisce i malvagi in questa o nell'altra vita, la deposizione di un testimonio non può ritenersi come attendibile.

Solo una metà degli Stati--e New-York è nel numero--ha adottato nella costituzione la clausola di escludere l'incompetenza per mancanza di credenza religiosa. È permesso tuttavia di far sorgere la questione del credo di un testimonio, allo scopo di pregiudicarne la deposizione.

Chiunque sia membro di associazioni di liberi pensatori o abbia semplicemente espresso opinioni avanzate in fatto di religione, può trovarsi ogni giorno esposto alla mortificazione di sentire queste opinioni citate in una corte di giustizia, col solo scopo di denigrare il suo carattere e d'invalidare la sua testimonianza di fronte a un giurì che spesso è composto di ignoranti.

--Nell'udire queste cose--diceva Adler--il nostro primo impulso è di domandare se, nelle leggi di una repubblica della quale Thomas Paine fu uno dei fondatori e la cui dichiarazione d'indipendenza fu firmata da Thomas Jefferson, può essere possibile una tale flagrante violazione dei principi di eguaglianza e di libertà religiosa.

L'unica scusa per gli americani è che tali leggi non sono state fatte da loro, ma conservate dai loro avi quali esistevano quando le Colonie si separarono dall'Inghilterra e quando il cristianesimo era inteso come facente parte del diritto comune.--Il cristianesimo--diceva lord Hale--è una parte della legge d'Inghilterra, e il parlar contro la religione cristiana è un discorrere sovversivo alla legge.--

--E così--esclamava Adler--questo è rimasto un paese puramente cristiano, e noi non siamo che poveri intrusi a cui la cittadinanza è accordata per un favore, non per un diritto.

Stefano Girard aveva espressamente stabilito nel suo testamento che nessun prete, ministro o missionario di qualsiasi setta fosse ammesso ad un impiego qualunque nella famosa istituzione da lui fondata, e che a tali persone non venisse accordato l'ingresso nella casa neppure come semplici spettatori. Egli voleva che gli alunni fossero allevati unicamente coi principi della moralità e dell'onestà e che solo fattisi adulti scegliessero il culto religioso che più loro conveniva.

Ebbene, Daniele Webster, il grande, il celebrato oratore, nell'impugnare il testamento, giunse perfino a dire che la carità di Girard, tendente a diminuire il rispetto dell'umanità verso il cristianesimo, non era affatto carità.

Un altro bel discorso che sentii da Adler era contro la preghiera. Dopo averne analizzato diligentemente le forme diverse, egli diceva:

--Vi sono molte forme di preghiera, ma in generale la preghiera è una petizione con cui il credente chiede qualche cosa al suo dio. La stessa parola _preghiera_ in tutte le lingue significa chiedere umilmente qualche cosa, supplicare, mendicare. Come! L'uomo sano, intelligente, che col proprio lavoro mantiene sè e la famiglia e si rende utile alla società, è obbligato a inginocchiarsi davanti al dio per chiedergli egoisticamente un aumento di guadagno, una stagione propizia e via dicendo? E a questo dio onnisciente, che tutto vede e di tutto è informato, il fedele deve specificare la domanda, fare una lunga e minuziosa storia dei propri bisogni? E perchè? Perchè, vi rispondono, l'uomo non è che una creatura, venuta alla luce del sole a propria insaputa e senza averlo chiesto, ma che deve essere riconoscente al Creatore d'averla messa al mondo, anche quando è miserabile, storpia, stupida, piena di difetti fisici e morali. Per il credente non vi deve essere carattere, dignità personale, fiducia nelle proprie forze: no, tutto dipende dal capriccio di quel padrone che gli ha fatto il regalo dell'esistenza.--

Adler ha espresso la sua fede nel progresso e nel miglioramento della razza umana in una poesia intitolata: _La città della luce (The city of light)_, che anche nel testo inglese, sebbene i versi siano belli e semplicissimi, ha una nebulosità che risalta maggiormente nella prosa povera e nuda della traduzione. Ma l'autore ha usato forse a bella posta il linguaggio mistico e figurato che meglio colpisce la mente delle masse.

Ecco la traduzione letterale:

«Udiste mai parlare della città d'oro menzionata nelle antiche leggende? Eterna luce risplende sopra di essa e si narrano di essa storie meravigliose.

«Solo uomini e donne giusti abitano entro le sue mura lucenti: il male è bandito da' suoi confini; la giustizia vi regna suprema su di tutti.

«Se voi domandate dov'è questa città in cui regna la perfetta giustizia, io devo rispondervi che cercate invano dov'essa sorge.

«Potete vagare per monti e per valli, attraversare il mare e la terra, cercar per tutto il vasto mondo; è quella una città che ha ancora da nascere.

«Noi siamo i costruttori di questa città; tutte le nostre gioie e tutti i nostri dolori contribuiscono ad innalzare le sue mura risplendenti: tutte le nostre vite sono le pietre che la compongono.

«I più non possono fare che gli umili servizi, spaccar rozze pietre e scavare il suolo; mentre pochi solamente raccolgono gloria e onore dal loro lavoro.

«Mentre pochi possono edificare gli archi, le graziose e artistiche colonne e realizzare un pensiero grande e una ideale bellezza in quel luogo.

«Ma umili o superiori, tutti sono chiamati a un còmpito grandioso, tutti aiutano a condurre a termine un sublime disegno.

«Quale sia questo piano noi non lo sappiamo; noi non sappiamo quanto sia alto il seggio della giustizia, come codesta città delle nostre visioni apparirà all'occhio umano.

«Nessuna mente può figurarsi ciò, nessuna lingua può dirlo; noi possiamo soltanto intuire le glorie della città del futuro.

«Solo per essa noi dobbiamo sempre lavorare, per essa sopportare pene e dolori, in essa trovare il fine dell'esistenza nostra.

«Pochi e brevi anni noi lavoriamo; presto finiscono i nostri giorni, altri lavoratori ci sostituiscono e il nostro posto non si riconosce più.

«Ma l'opera che noi abbiamo edificata, spesso con mani insanguinate, con lagrime, con confusione e angoscia, non perirà col termine de' nostri anni.

«Essa sarà, alla fine, resa perfetta; essa coronerà gli sforzi delle legioni d'uomini lavoratori.

«Essa sarà compiuta e brillerà trasformata nel regno finale della giustizia; essa emergerà fra lo splendore della Città della Luce.»

Dopo quella fondata da Adler, la più importante società nord-americana di liberi pensatori è la _Freethinkers' Association_ (Associazione dei liberi pensatori). Eccone la _platform_:

«Noi domandiamo che le chiese e le altre proprietà ecclesiastiche non restino più a lungo esenti dalle tasse.

«Noi domandiamo che gli impieghi di cappellani nel Congresso, nelle legislature degli Stati, nella marina, nell'esercito, nelle prigioni, negli asili e in tutte le altre istituzioni mantenute col pubblico denaro, vengano aboliti.

«Noi domandiamo che cessi ogni stanziamento di danaro pubblico per qualsiasi istituzione di educazione e di carità di carattere religioso.

«Noi domandiamo che ogni servizio religioso ora sostenuto dal Governo venga soppresso, e specialmente che l'uso della Bibbia nelle scuole pubbliche, sia come libro di testo, sia come trattato religioso, sia proibito.

«Noi domandiamo che cessi completamente il diritto, sia nel presidente degli Stati Uniti, sia nei governatori dei differenti Stati, di fissare giorni dedicati a pubbliche feste religiose o digiuni.

«Noi domandiamo che il giuramento nei tribunali e dovunque venga abolito e che vi sia sostituita la semplice affermazione, sottoposta, in caso di riconosciuta falsità, alle stesse penalità dello spergiuro.

«Noi domandiamo che vengano abrogate tutte le leggi tendenti, direttamente o indirettamente, a imporre l'osservanza della domenica.

«Noi domandiamo che tutte le leggi che tendono a imporre la moralità cristiana siano abolite, e che esse vengano rifatte sui principi della morale naturale, dei diritti eguali e della libertà comune.

«Noi domandiamo che non venga concesso alcun vantaggio o privilegio alla religione cristiana nè ad altra qualsiasi; che il nostro intero sistema politico sia basato su di un principio puramente civile, e che qualunque modificazione alle nostre convenzioni trovata necessaria per raggiungere questo scopo venga eseguita in modo pronto ed efficace.»

La _Freethinkers' Association_ tiene ogni anno un gran congresso in una sala, intorno alla quale si leggono le seguenti iscrizioni:

--Il Governo degli Stati Uniti non è basato sulla religione cristiana.--_Giorgio Washington_.

--Questo mondo è la mia patria; far bene, la mia religione.--_Tommaso Paine_.

--Datemi le tempeste del pensiero e dell'azione piuttosto che la morta calma dell'ignoranza e della fede.--_Roberto Ingersoll_.

--In ogni paese e in ogni età il prete fu ostile alla libertà.--_Tommaso Jefferson_.

VII.

La guerra ai mormoni.

L'intolleranza delle varie religioni cristiane si manifesta negli Stati Uniti anche nella guerra continua ai mormoni. Ogni nuovo presidente finisce generalmente il suo primo discorso col promettere che cercherà di combattere e di distruggere la poligamia nell'Utah.

Per realizzare questo progetto bisognerebbe sopprimere l'autonomia del territorio dei mormoni e sostituirvi il Governo federale. E con quale diritto può il potere esecutivo di Washington imporre le sue leggi in un paese che non è uno Stato dell'Unione?

--Per la morale--si risponde--perchè la poligamia è una barbarie, un insulto alla civiltà dei popoli vicini.

Ma bisogna ricordarsi che i mormoni non abitano con le loro famiglie nelle città americane e non vanno in giro a sfoggiare i loro _harems_: risiedono nel paese che essi soli hanno coltivato, popolato e reso ricco.

La pluralità dei loro matrimoni offende il popolo degli Stati Uniti? Non è vero, come non è vero che le nazioni cristiane del vecchio continente si siano mai sognate di offendersi della poligamia dei Turchi.

Un amico che tornava a New-York, dopo aver visitato il paese dei mormoni, mi confessava:

--Io ti dico in confidenza che in fondo in fondo codesti bravi mormoni sono da invidiarsi. Essi hanno realizzato un sogno classico. Quando sono ricchi, diventano nelle loro case altrettanti patriarchi, circondati da donne e da fanciulli. Li credo più franchi e onesti di noi che giuriamo fede a una donna sola e poi rompiamo il giuramento nostro, non curandoci che di salvare le apparenze. Nell'Utah c'è meno ipocrisia. Laggiù non trovi donne pubbliche nè fanciulli abbandonati, ma lavoro e armonia.

E infatti, esaminandola da un certo lato, non è antipatica questa gente che si separò volontariamente dal consorzio umano e che, guidata da un nuovo Mosè, lasciò i paesi nativi per andarsene in mezzo ai deserti a vivere indipendente, secondo i dogmi della sua religione.

Brigham Young ha detto al mondo cristiano:--Io sfido che mi si provi con la Bibbia che non ho diritto di prendere quante spose mi garbano: Salomone ha ben avuto mille mogli!--

A parte le idee bibliche che risveglia lo spettacolo della tribù dei mormoni, tranquilla e laboriosa, la quale non domanda che di essere lasciata in pace in mezzo alle sue praterie e alle sue montagne, è evidente che--ammesso pure nel Governo federale degli Stati Uniti il diritto di tentar di distruggere la poligamia nel territorio dell'Utah--non è con la violenza che si riuscirà nell'intento.

Furono appunto il martirio del profeta e le persecuzioni contro i suoi seguaci che consolidarono la Chiesa detta dei Santi. Molti ricorderanno i disordini avvenuti nel 1871, quando il generale Grant--come un dì Napoleone I con Pio VII--fece mettere in prigione il papa e gli apostoli del mormonismo, i quali non volevano saperne di abrogare l'istituzione, che è una delle pietre angolari della loro religione.

E poi i mormoni sono calunniati. Generalmente vendono creduti una razza lussuriosa, mentre invece chi li visita a casa loro dice di non aver mai veduto un popolo più serio e di costumi più semplici: i mormoni praticano la poligamia senza scandali e senza tener le donne a guisa di tante schiave, come avviene presso i musulmani.

Nessuno di essi prende due mogli se non ha i mezzi di mantenerle agiatamente (molti non ne hanno neppur una) e non avvengono mai, fra loro, divorzi. Si contano sulle dita le mogli di mormoni che abbandonano il marito e il paese. Spesso è la prima moglie che indica al consorte una brava ragazza e lo consiglia di sposarla, per essere aiutata nel disbrigo delle faccende domestiche.

La fede compie il miracolo di distruggere fra i mormoni la gelosia: le donne cresciute nell'Utah credono di piacere a Dio col vivere d'accordo fra loro e sottomesse al loro capo.

Per colpire la poligamia si approvò a Washington una legge in forza della quale tutti coloro che vivono o hanno vissuto in relazioni maritali con più di una donna perdono i diritti elettorali. Si voleva con ciò far decadere dai loro diritti i mormoni e mettere il meccanismo governativo del territorio in mano della piccola minoranza dei gentili (così i mormoni chiamano i dissidenti dell'Utah).

Per la migliore esecuzione della legge si mandarono sul luogo dei commissarii incaricati di far prestare a tutti i mormoni, prima di ammetterli a votare, il giuramento che non erano poligami. Questa misura ebbe per conseguenza di tener lontani dalle urne migliaia di cittadini, ma non si ottenne l'effetto desiderato, poichè fino dal primo esperimento tutti i candidati mormoni riuscirono trionfalmente coi voti dei mormoni che hanno una sola moglie.

I mormoni trovarono poi degli alleati anche fra i liberali non appartenenti alla loro religione nel sostenere che la legge è ingiusta e che l'esigere un giuramento da chi si accosta alle urne è anticostituzionale.

I mormoni o i _Santi degli ultimi giorni_, come essi si chiamano, sono adesso circa 160 mila e aumentano continuamente. Quasi tutte le settimane sbarca nei porti della costa atlantica qualche carovana di neofiti, guidata da un missionario, che va diritta a stabilirsi nell'Utah.

La maggior parte dei neofiti provengono dalla Svezia, dalla Norvegia, dalla Danimarca, dalla Scozia e dall'Inghilterra. Viaggiando lungo la linea del Pacifico se ne incontrano spesso dei vagoni pieni.