Nel mondo dei libri: bizzarrie

Part 20

Chapter 203,730 wordsPublic domain

Ma lasciamo stare i processi. È imminente la revisione del codice penale e non sappiamo che ci regalano quei signori della Commissione. Forse...; ma ritorniamo al nostro argomento. Volevo dire: noi abbiamo una fretta indiavolata in tutte le cose. E il giornale, che vive della nostra vita, ci ha pensato. Oggi c'è ancora la smania di leggere romanzi, ma il troppo leggere stanca. È passato quel tempo, in cui si restava dalla mattina alla sera a divorare il _Conte di Montecristo_ o l'_Ivanhoe_. Il giornale l'ha capito ed ogni giorno, a pian terreno, vi mette una pagina di romanzo inedito, fresco fresco, or ora uscito dalla penna dell'autore. Ve ne dà un pezzetto e voi lo potete leggere in caffè, in treno, nelle anticamere, a letto o... altrove! Sono romanzi a sensazione; spesso presentati in una lingua saracinesca, ma che importa? A noi basta succhiarvi il néttare dell'interessante. Ed anche il giornale ci guadagna: con quella fetta di romanzo vi adesca, vi tien ligato.

Ma non tutti si accontentano del romanzo.

I mirabili portati della scienza, le molteplici quistioni sociali, il nuovo indirizzo letterario attira. Ma è mai possibile ritornare agli studî? Sono tante le noie della vita, tanti gl'impegni professionali che non vi si dà neppure il tempo di grattarvi il capo. Spesso vi viene la tentazione di leggere qualche cosa. Tutti decantano le poesie dell'Aganoor. Vediamo un po' che vuole questa signora. E aprite il volume.

Ma che, dopo una decina di pagine, sentite bussare alla porta.

“È permesso?„

— Avanti. —

“Buon giorno, avvocato; sono venuto per la liquidazione di quelle spese di giudizio.„

“È permesso?„

— Avanti. —

“Signor dottore, per carità, venite, venite subito a casa, c'è mia moglie che non può partorire!„ Voi chiudete il libro e buona notte.

Intanto vorreste stare al corrente di tutto. È vergogna, sa! non poter aprire la bocca quando gli amici discutono con tanta sicumera.

Non vi avvilite. Il giornale vi viene in aiuto e per meglio servirvi si trasforma in una vera enciclopedia. Politica, letteratura, drammatica, filosofia, storia, archeologia, giurisprudenza, medicina, religione, finanze, agricoltura. Qui, una scena di una nuova commedia dell'Antona Traversi, che si rappresenta stasera al Costanzi, là, un pezzetto delle _Memorie_ del Nigra, in cui si parla della fuga dell'imperatrice Eugenia; sopra, una lunga intervista col Flammarion a proposito del radium; sotto, cinque sonetti del Trilussa.

C'è poi in permanenza la colonna dei Bollettini. Il Bollettino Meteorologico per dirvi che se da voi fa caldo, a Catania si brucia, a Milano si soffoca, a Parigi si bolle, a Cristiania si gela. Il Bollettino Finanziario per darvi la lieta notizia che mentre il vostro portafogli è vuoto, la Banca di Londra ha cinquecento milioni, quella di Roma trecento, quella di Genova duecento, quella di Napoli appena cento! Che miseria! sempre pezzenti noi del Sud! Il Bollettino Commerciale, il quale vi informa che in quest'ultima decade è disceso il prezzo del grano, dell'orzo, dei ceci, dei fagiuoli; solo le carote sono in rialzo; nè fa maraviglia: le carote van sempre in alto; appartengono alla famiglia delle zucche! Seguono i concorsi, le aste, i fallimenti, e in ultimo lo Stato Civile, cioè chi nasce, chi sposa, chi muore: le tre azioni inconscienti che commette l'uomo e la donna!

Insomma ogni giorno non manca l'articolo letterario, una primizia poetica, la recensione di un libro nuovo, una conversazione scientifica. E come se ciò non bastasse, un'intera colonna per riassumere gli articoli più importanti delle principali riviste del mondo.

Leggendo per un paio di anni questa quotidiana enciclopedia, senza toccare altri libri, avete già l'aria di uomo colto e in pubblico farete sempre bella figura. La scienza spicciola, che si acquista senza studio e senza lavoro, è qui!

Oggi è inutile comprare libri, è inutile starsene a tavolino dieci ore al giorno per fare una provvista di scienza. Le provviste son sempre pericolose: aggravano il cervello e rovinano la salute. E poi, che bisogno c'è di provviste? Il giornale è lì pronto a servirvi. L'anno scorso, ad esempio, tutti si preparavano a ricevere la non gradita visita di una signora celeste, un po' capricciosa, e, diciamolo pure, un po' pettegola; non per niente la cometa è di genere femminile, mentre i pianeti e il sole, più serî, più ordinati, sono dell'altro genere, cioè del genere nostro!

Intanto, in quei giorni di trepidazione chi vi mise al corrente di ogni cosa? Lo so, voi siete una persona colta, avete fatto i vostri studî, ma vi ricordate più una parola di astronomia? No. Ebbene il giornale, senza darsi l'aria di un maestro, vi disse che cosa è la cometa, che cosa è la chioma, che cosa è la coda, di che si compone l'una e l'altra; quanto è lunga, quanto è larga, quanti chilometri percorre al secondo, quanto dista dal sole, quanto dista dalla terra; e qui fotografia, disegni, interviste con i migliori astronomi del mondo.

In tutti i circoli, in tutti i caffè non si parlava che della cometa. Se a quelle conversazioni avesse potuto assistere Galileo, avrebbe esclamato pien di maraviglia: “Corbezzoli, gli italiani son tutti astronomi con i fiocchi!„

E durante il colera? Il giornale avrebbe dovuto semplicemente informarci dei casi e dei decessi quotidiani, magari alzare un po' la voce con il Governo e con le autorità, che nei momenti del pericolo dormono o fingono dormire, per risvegliarsi poi quando S. M. il Re spande Croci e Commende; ma il giornale fece molto di più: alzò cattedra d'igiene. Quali cibi bisogna mangiare, quali saggiare appena, quali evitare. Niente frutta, niente pesci! Attenti alle sbornie, alle indigestioni! Pulizia, pulizia interna ed esterna!

L'Ufficio Generale d'Igiene, vedendo che il colera si ostinava a voler passare anche la stagione autunnale fra noi, si decise finalmente a pubblicare dieci milioni di opuscoli. Li consegna al Ministero dell'Interno, il Ministero dell'Interno li manda ai Prefetti, i Prefetti ai Sottoprefetti, i Sottoprefetti ai Sindaci, i Sindaci ai brigadieri delle Guardie Municipali... Ditemi la verità, quando riceveste l'opuscolo? Non vi ricordate? Io lo ricordo e lo dico: ebbi l'opuscolo nel mese di dicembre, quando il colera ritornava in Siberia per le sante feste natalizie.

Per fortuna nè io, nè voi avevamo bisogno di questa elemosina che ci viene da Roma. Il giornale, vero e pronto ufficio d'igiene, ci aveva per tempo armati contro il comune nemico!

Ma per tutto questo materiale non bastano quattro pagine; bisognerebbe racchiuderlo in un caratterino minuto, microscopico. No, il giornale non fa economia di carta, nè vuole che stentiate a leggere. Non bastano quattro pagine? sei; non bastano sei? otto. E tutta questa roba ben condita, per un soldo, per cinque soli centesimi!

Ecco perchè si dice che il giornale ha ucciso il libro. Ma non è vero. Il giornale non uccide: è il libro che si ritira, è il libro che ha riconosciuto il suo torto. E sapete qual'è questo torto?

Il libro si ostina a volerci far pensare; il pubblico, no, non vuole pensare più; il pubblico vuole fatti, non idee, vuole la cronaca: cronaca cittadina, parlamentare, giudiziaria, sportiva; vuol sapere che fanno i Deputati con quel maledetto monopolio, che dice Fabbroni, che combina la Germania nel Marocco, che preparano i nazionalisti nel Portogallo, chi ha vinto la tombola telegrafica!

* * *

Ma c'è altro. Quel giornalone con la sua carta ruvida, con i suoi caratteri nerissimi vi favorisce in tutto. Volete un bel villino, una casetta in campagna per la stagione estiva? Cercate qualche socio per la vostra ditta? Siete disoccupato? Vi manca la persona di servizio? Volete arricchire il vostro salotto di quadri antichi e pregevoli? Volete tirare nella rete un minchione? Volete vendere il vostro vecchio pianoforte?

Il giornale vi offre la sua quarta pagina. Veramente oggi non dovremmo chiamarla quarta; dovremmo chiamarla quinta, sesta, ottava, nona, secondo il caso, ma tant'è, la si chiama quarta pagina. E questo buontempone tiene la sua quarta pagina per vostra comodità: è il mercato, la fiera, dove si compra e si vende. Stando comodamente a casa vostra, potete fornirvi del necessario e del superfluo.

Ma quante bugie! Sentite la voce del ciarlatano e dell'impostore, che cerca carpirvi qualche liretta. A credervi, ogni malattia ha il suo rimedio, certo, infallibile, miracoloso, premiato in mille Esposizioni, sempre con medaglie d'oro, encomiato da migliaia di medici, sempre celebri. Il vostro medico di famiglia vi ha detto che la tisi, il cancro, l'epilessia è inguaribile! Che stupido! Tutto si guarisce, tutto si perfeziona, tutto si corregge. Cucina per gli stomachi forti, cucina per gli stomachi deboli; pomate che vi abbelliscono al di fuori, acque che vi lavano al di dentro. Volete ingrassare? volete dimagrire? volete mandar via i peli superflui e alimentare quelli necessarî? Signorina, il vostro seno è piallato? Carezzatelo con questa polvere, vi gonfierà a vista d'occhio. Che? avete dietro una certa protuberanza? Non c'è bisogno di ricorrere alla sega di butirro, come il gobbo di Peretola. Eccovi un unguento che farà sparire in men di due ore quel vulcano spento. I vostri capelli sono bianchi? diventeranno neri come... il carbone. Siete calvi? diventerete... un orso. Siete gottoso? ballerete come un indiano. Siete vecchio? avete una certa debolezza? Per mezzo di questi nuovi Mefistofele, diventerete giovane come Faust e forti come Ercole. Che? la vostra gallina non fa uova? Ecco una polvere miracolosa! Sette uova alla settimana, sì, sette, anche la domenica! La gallina non è tenuta alla legge sul riposo festivo, nè da parte di Domineddio, nè da parte di Giolitti.

O vedi, vedi! Un occhio vi fissa maledettamente per dirvi che non ci sono più miopi, presbiti e viste deboli; tre bocche spalancate vi presentano un esercito di denti bianchissimi e vi raccomandano l'Odol; due bimbi si deliziano con una grossa bottiglia di Emulsione Scott; un leone con gli occhiali porta scritto sulla coda: _assaggiatelo! Migliore del cognac!_ Ma di grazia, che cosa dobbiamo assaggiare? Il leone? Chi lo sa. Bisognerebbe rivolgersi al signor Bisleri, il quale ha una tenerezza per le belve. Tutte le sue specialità sono custodite da leoni, da iene, da tigri, da serpenti!

Ma via, non perdiamo tempo. Vedete: con poche lire potete vestirvi da principe, comprare una grammatica inglese di nuovo metodo, che vi renderà professore dopo due mesi, aver franco di porto degli estratti celebri che vi daranno cento bottiglie de' più scelti liquori.

_Gratis, gratis, gratis!_ Vogliono solo sapere il vostro nome, per mandarvi opuscoli, libri, abiti, orologi, ritratti, grammofoni.

E tutto questo vi si annunzia con il più grande apparato, con mille colpi di grancassa. Ognuno alza la voce, ognuno predica insuperabili le sue specialità. È curioso! in mezzo a questo frastuono di ciarlatani, di falsi filantropi, una nidiata di teneri amanti — che profanazione! — si scambiano baci e carezze; un attempato cerca una sposina per i suoi ultimi anni; un povero diavolo promette cento lire a chi gli restituisce il portafogli, smarrito o rubato ieri alla piazza C.; un fanatico collezionista chiede un francobollo di non so qual regno; un voluto professore è pronto a fare da ripetitore, da segretario, da cameriere, magari da guardaportone; tre o quattro tabaccai napoletani — sono tutti cabalisti quei signori! — con novanta miserabili centesimi vi mandano fin in casa una quaterna secca, che vi renderà grasso alla prossima estrazione.

Qualche volta tutto questo frastuono tace; la fiera è deserta; la quarta pagina è vuota. Vuota? no, vedete bene; in un angolo si legge: _Per la tosse asinina le pillole Bertelli._

Questi grandi colpi di scena sono concessi al Tot, alle pillole Pink, all'Ischirogeno, all'Olio Sasso, alle Pastiglie Valda, all'Emulsione Scott, non perchè questi prodotti, iscritti nella Farmacopea Ufficiale del Regno, giudicati universalmente miracolosi, siano trattati con più riguardi, ma perchè le rispettive ditte sborsano parecchie migliaia di lire. Il giornale non ha riguardo per chicchessia, nè può perdere il suo tempo ad esaminare la bontà della merce: accoglie tutti. Voi dovete saper scegliere e non farvi infinocchiare!

* * *

Eppure questo giornale, che vi favorisce in tutto non vive che un giorno! Oggi è desiderato, aspettato con ansia, letto con avidità, discusso calorosamente, domani è già in preda alla domestica o nelle mani dei ragazzi!

La sua presenza annoia: voi non volete cadaveri. Pochi sono quelli che lo conservano e ne fanno la collezione. Alcuni tagliano quella fetta di romanzo, componendo dei bizzarri libretti rettangolari, ma tutto il resto, così deturpato, via!

Coi giornali la vostra signora fa modelli di abiti, coi giornali i vostri bimbi combinano dei grossi berretti alla napoleone, coi giornali si rivestono libri nuovi, si fascia l'interno di vecchi armadi, si avvolgono balocchi e dolci.

Povero giornale, dopo un giorno di trionfo è già vecchio decrepito e comincia la sua Via crucis! Ridotto in piccoli pezzi va a finire in cucina, nella bottega del salumaio, in mezzo alla strada o in un altro luogo... voi m'intendete!

In Cina invece le cose vanno un po' meglio. In ogni famiglia si conservano gelosamente questi fogli e due volte la settimana girano dei carretti per farne la raccolta. Trasportati a Man-War-Cher vengono bruciati in un apposito forno crematorio insieme a bastoni d'incenso. È una cerimonia religiosa addirittura: dinanzi al forno si rizza un altare, su cui una lampada brucia dell'olio santo. Le ceneri poi si chiudono in sacchetti e vengono gettate nel mare.

Voi invece, più moderni, distruggete senza tante cerimonie i giornali, che pure rappresentano la storia di un giorno.

Ma distruggete, distruggete, datelo nelle mani dei vostri bimbi: il giornale non muore! Domani ritornerà con altre notizie più belle, più fresche, più interessanti.

I vostri capelli diventeranno bianchi, i vostri bimbi saranno padri, ma quel giornale, quel gran Cicerone, quell'astuto poliziotto, quel gran furbo, quel caro amico vivrà sempre, sempre, fino a che gli uomini faranno parlare di sè!

I libri venturi.

Sono disgrazie che accadono a noialtri mortali. Francesco Giarelli, non prevedendo la sua prossima fine, sognava di trovarsi ancora sulla terra dopo il duemila.

“Le energie elettriche — egli dice — hanno conquistato la terra, il mare, l'atmosfera. Tutto è elettrico. Abbiamo l'aeroplano, l'aeronave, i quartieri aerei, gli alberghi e i giardini pensili, i teatri a domicilio, la lingua universale e cento altre cose belle.„

E i libri? Come si pubblicheranno i libri?

Il geniale storico dell'avvenire non ne parla. Si è forse dimenticato. Sta male. È una colpa grave dimenticare i ferri del mestiere. Un letterato che dimentica i libri somiglia al contadino che dimentica il suo arnese. Ma io credo che il Giarelli non si sia dimenticato. Forse avrà creduto che nel duemila non ci saranno più libri. Oggi da tutti si vocifera: “Il libro decade, il libro decade!„ Il Giarelli avrà detto: “Se oggi decade, domani sarà morto.„ E si è ingannato. Le scienze biologiche ci hanno assicurato che nulla muore, proprio nulla. Ciò che esiste oggi 20 luglio 1911 dovrà necessariamente esistere fino al cataclisma generale; andrà soggetto a trasformazione, ad evoluzione, ma morire, no. La morte, è bene che lo sappiano tutti, non esiste. E volete che muoia il libro? Nossignore; il libro non muore: si trasforma.

Edison, questo titano dell'elettrotecnica, autore di oltre 600 invenzioni, pare che voglia cambiar rotta. Visto che non c'è più nulla da scovrire, si è dato alla profezia ed ha detto che avremo una grande rivoluzione nel campo dei libri. “Fuori la carta! La carta è tramite d'infezione. Sarà sostituita da foglietti di nichel, spessi un duemillesimo di millimetro. Un libro dallo spessore di due centimetri conterrà 40 mila pagine e costerà appena sei lire.„

Evviva il buon mercato! La _Storia Universale_ del Cantù sarà racchiusa in un sol volume e costerà dalle tre alle quattro lire. _La Divina Commedia, i Promessi Sposi,_ pochi centesimi! E non ci sarà bisogno di grossi scaffali. Una piccola libreria, alta due metri, potrà contenere migliaia di opere. E poi quei libri avranno sempre il loro valore intrinseco. Oggi i libri vecchi si vendono a peso ai salumai, ma allora si venderanno allo Stato, che ne farà nichelini!

Edison però non ci dice quando verrà questo giorno. Un periodico americano invece ci fa sapere che fra non molto i libri si stamperanno con inchiostro fosforescente. Visto e considerato che la miseria cresce e che l'olio rincara, i nostri figli leggeranno all'oscuro.

Voi ridete? Eh! dovete ridere di compiacenza. Questa invenzione apporta immensi beneficî. Si è sempre detto che un buon libro illumina la mente e riscalda il cuore. Eh! domani ci illuminerà e ci riscalderà da capo a piedi. Non ci saranno più libri oscuri. Tutti risplenderanno di luce propria come il sole!

Sì, ma è troppo poco. Noi non viviamo di sola luce. Il Goethe sul punto di morte, proprio quando stava per prendere il gran volo, gridava: “Luce, luce!„ ma in vita sentì altri bisogni, ebbe altri desiderî.

Le invenzioni debbono essere pratiche, debbono rendere un vero servizio all'umanità.

Le scoverte platoniche, cioè quelle che restano nel puro campo scientifico, sono passate di moda. Noi oggi dalla scienza non vogliamo scienza, ma benessere materiale. Così la pensa un editore tedesco, il quale ci ha promesso che fra un paio d'anni metterà in vendita un giornale mangiabile. Invece della carta, egli userebbe una pasta nutritiva e gradevole che si presta assai all'impressione, e l'inchiostro sarebbe surrogato da uno sciroppo deliziosamente profumato.

Questa volta c'è poco da ridere. L'editore tedesco merita baci. Il suo ritrovato giunge a tempo! Oggi, dopo aver letto il giornale, non sappiamo che farne e spesso ne facciamo un uso molto... umile, chiamandolo come padrino nelle faccenduole più... modeste; domani invece il giornale servirà per la colazione. Piegato in otto, in sedici, in trentadue, secondo la maggiore o minore larghezza della bocca — ci sono certe bocche! — andrà diritto diritto a rifocillare il ventricolo. E siate sicuro che tutti gli articoli — di fondo o di sfondo — saranno gustati dal pubblico. Un discorso del futuro Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio, a proposito di un futuro monopolio di Stato, non soddisferà forse la Camera e il Paese, ma lo stomaco, sì.

Di questa provvidenziale scoperta si rallegreranno specialmente i poveri giornalisti. Se l'arte non rende, se la quarta o quinta o sesta o settima o ottava pagina frutta poco, se i Ministeri sopprimono i fondi segreti, pazienza! non per questo mancherà il pane quotidiano; e mentre Saturno, per capriccio egoistico, mangiava i proprî figliuoli, essi per necessità mangeranno i proprî giornali.

Il pane insomma è assicurato, e il pane, come sapete, risolve molti problemi, specialmente per i giornalisti, i quali, in massima parte, lavorano a stomaco vuoto. Sono pochi quelli che mangiano bene e trincano meglio: forse il direttore, il redattore capo, l'amministratore capo, il critico d'arte, i collaboratori illustri; ma tutto il resto della famiglia langue. Quei poveri _reporters_, che vanno, vengono come cani da caccia, debbono spesso appoggiarsi al muro per non cadere sfiniti. Ma allegri, allegri, o martiri del quarto potere! Se il signore vi farà vivere un'altra ventina d'anni, il mondo cambierà anche per voi!

Ma l'editore tedesco non si ferma ai giornali ed ha ragione. Perchè fermarsi, quando si sa fare così bene? Le scoperte sono come le ciliege: una chiama l'altra. Egli dunque ha pensato anche ai libri.

E così, se la miccia piglia fuoco, i posteri avranno i libri mangiabili!

Non spalancate gli occhi! Oramai ci siamo e bisogna aspettarsi simili tiri. Il poeta ci avverte che sulla terra _nihil novi_ e quindi nessuna cosa deve far maraviglia. Del resto, la fine del mondo non verrà così per capriccio, deve provocarsi con stranezze e stravaganze, e il sole allora si precipiterà nel vuoto, esclamando come il biblico Ercole: “Muoia Sansone con tutti i Filistei„, quando avrà perduto la pazienza e si sarà stancato di illuminare le nostre pazzie.

Ma lasciamo stare il sole! La scienza ha pensato anche a lui e ride di una possibile minaccia. “Se il sole venisse a mancare, — scrive un astronomo tedesco — noi potremmo vivere comodamente nel centro della terra, sviluppando calorico, luce e vita con l'elettrico.„ Il sole dunque poteva fare il capriccioso e il dispotico due secoli fa, ma appena il benedetto ranocchio del Galvani ebbe quella piccola convulsione nevrastenica, i tempi mutarono anche per lui; e l'uomo moderno non solo non l'adora, come una divinità, ma arriva finanche a dirgli che a conti fatti non è poi tanto necessario. Se non gli dà il benservito, è per pura cortesia. Del resto, faccia il suo comodo, noi faremo il nostro, mangiando giornali e libri!

* * *

Ma non vi faccia gran maraviglia. I libri alle volte sono stati mangiati.

I Tartari, — ce lo dice il signor Augier de Gisten — quando avevano nelle mani qualche libro, lo mangiavano per acquistare la sapienza, prendendo troppo alla lettera quelle parole della Bibbia: “Figlio dell'uomo, mangia questo libro e va a parlare ai figliuoli di Israele. Aprii la bocca e mi fece mangiare il libro, che divenne dolce come il miele.„ Ma se ai Tartari riuscivano dolci come il miele, ad altri invece riuscirono amari ed indigesti.

La storia ci parla di tanti poveretti, che furono condannati a mangiare le proprie opere; e molti letterati sanno di che sapore è il libro stampato.

Il Brunet riporta moltissimi esempî, ma basta per tutti il caso di Isacco Volmar. Costui dettò alcune satire contro il duca di Sassonia, Bernardo il Grande. Fatto poi prigioniero alla presa di Brissac, il duca lo chiama a sè, e, mostrandogli un esemplare di quelle satire, gli dice:

“Hai detto che sono molto pepate; ebbene, voglio che le mangi dinanzi a me, se ami la vita!„

E il povero Volmar dovè, per parecchie ore, masticare e inghiottire quel frutto del suo ingegno, che, quantunque ben pepato, non gli riuscì saporito, nè molto salutare.

Ma ai posteri invece riusciranno saporiti e salutari.

Immagino la cura degli editori per rendere più appetitosa la merce!

Oggi si pensa alla carta americana, all'inchiostro di Monaco, allora si penserà a condire i libri con buoni aromi.

Che bellezza! il _Cuore_ del De Amicis alla vainiglia, l'_Asino_ del Guerrazzi al limone, gli _Uccelli_ del Michelet alla crema, i _Miserabili_ all'anice, i _Pezzenti_ alla cioccolata, ecc., ecc.!

“Ogni cosa nuova — dice il Pascal — porta con se inconvenienti e vantaggi.„ E nel caso nostro gl'inconvenienti ci sono. Prima di tutto per leggere un libro bisogna comprarlo: è inutile ricorrere agli amici. Chi volete che presti un libro, quando leggere sarà sinonimo di mangiare?

E in casa? Tutti i libri debbono essere chiusi a doppio catenaccio. Guai a lasciare aperti gli scaffali! I vostri bimbi vi faranno il bel complimento, ed anche la domestica non avrà scrupolo di mangiarsi a poco a poco tutta la scienza del suo riverito padrone.

Immagino le scenette curiose che succederanno tra padre e figlio.

“Mario, hai mangiato il _Diritto Romano?_„

— Nossignore, papà. —

“E la _Procedura Civile_? chi ha mangiato la _Procedura Civile_?„

Del resto non sarà un grave danno: i signori avvocati, anche senza Diritti e Procedure, sapranno andare avanti, infinocchiando clienti e giudici.

Un vero danno sarà per le biblioteche pubbliche.