Nel mondo dei libri: bizzarrie
Part 19
_Domenica il barone Arsonille festeggia le sue nozze d'argento. La sera nella sua bellissima villa offre un pranzo a cinquecento poveri. Le iscrizioni vengono fatte dal portiere: Piazza della Maddalena, N. 36._
_Sappiamo da buona fonte che martedì, 3 corrente, sarà a Parigi la Regina Madre d'Italia, Margherita di Savoia. Possiamo assicurare i lettori che l'Angusta Signora è molto caritatevole. Trovarsi alle 5 detto giorno dinanzi all'Hôtel Anglais._
_Ieri alle 4 p. m. è morta la baronessa Bérteux. Lascia trentamila lire ai poveri della città. Rivolgersi alla Prefettura, sezione III, non più tardi del 26 corrente._
La pensata, come vedete, è molto pratica. Temo però che andando di questo passo anche i ladri avranno il loro giornaletto. Eh! sì, dal momento che i ladri di professione ci sono e ci saranno, perchè non dovrebbero averlo? Ma io credo che i signori ladri possano risparmiarsi questa spesa. Il giornaletto degli accattoni può benissimo servire anche per essi. In tutte le feste c'è posto per gli accattoni e per i ladri, se pure alcuni privilegiati non facciano l'uno e l'altro, secondo il caso.
Ma lasciamo i ladri. Oramai l'estate si avvicina e bisogna parlare di bagni. Farete i bagni quest'anno? E' naturale! Dopo dieci mesi di lavoro indefesso si sente la necessità di tuffarsi per una ventina di volte nel mare.
Ma il bagno non è piacevole per tutti. Chi sa nuotare si diverte un mondo, ma per tanti poveretti, che non sanno muovere un piede, è un martirio!
Confinati nel loro camerino, con le braccia conserte, sembrano tante anime del Purgatorio. Che noia starsene una mezz'ora lì, come in una bolgia dantesca. Se si potesse leggere un giornale! È impossibile: il giornale nell'acqua diventa pan cotto. Ma quali giornali? Oh! non sapete che nella stagione estiva, si pubblica, in Francia, un giornale per i bagnanti: _Le Courrier du baigneur_? Stampato su tela cerata impermeabile, con inchiostro speciale, resiste all'azione dell'acqua dolce o salata. Lo si spande come un qualsiasi tovagliuolo, e mentre il corpo si rinfresca, l'occhio scorre la cronaca del giorno.
A proposito di bagni, avete passato l'oceano, avete fatto un viaggetto fino in America? No? Sentite: chi ha quattrini e non fa una gita di piacere in America è uno sciocco. La traversata è bellissima. Che tramonti, che albe, che serate, che idillî! Ma c'è un inconveniente: per quindici o sedici giorni voi siete isolati dal mondo; manca il giornale. Cioè, dico meglio, mancava ieri, ma oggi, grazie al telegrafo senza fili, i principali piroscafi hanno il giornaletto quotidiano: _Le Journal de l'Atlantique_. Va in macchina all'una dopo mezzanotte e la mattina i signori passaggieri, pur trovandosi in mezzo all'oceano, sanno che cosa si combina nel vecchio e nel nuovo mondo.
* * *
Convenite con me: l'America s'impone, non per il danaro — il danaro in teoria è stato sempre considerato vil metallo — ma per civiltà, per umanità. Noi, ad esempio, trattiamo molto male i detenuti. Appena un poveretto è stato giudicato dalle Assisi perde ogni cosa: finanche i baffi vanno via. Rinchiuso nella casa di pena diventa un numero: fa i tre voti solenni, da vero cappuccino, e ignora tutto ciò che succede nel mondo. In America, no: i detenuti sono trattati con più umanità. A New York si pubblica un giornale per i carcerati. Il titolo: _The star of Hope_, cioè la _Stella della Speranza_. E questo giornale si offre gratis a quei disgraziati. Opera umanitaria! Anche i detenuti hanno il dritto di sapere ciò che fanno e pensano gli uomini liberi. E forse quel giornale li conforta, li distrae e fa sembrare loro meno dura la vita del carcere. In Italia non si è pensato a questo. Vogliamo fare un bell'ordine del giorno e mandarlo al Ministro di Grazia e Giustizia?
Padronissimi, ma faremo fiasco: il nostro ordine del giorno andrebbe a dormire il sonno dei giusti in qualche archivio, dove dormono tanti ordini del giorno, o meglio della notte. Parlarne al nostro Deputato? Che faccia lui alla Camera un'interpellanza? Si nega? nossignore: i Deputati non si negano mai. Temo piuttosto che dopo aver promesso non mantenga: è loro abitudine.
Io però se fossi al Parlamento proporrei una forte tassa sui periodici letterarî. E sì, ci vorrebbe! In Italia se ne numerano più di trecento. È una vera mania. Si incontrano sei o sette disoccupati e il periodico è fatto a propria immagine e somiglianza. I collaboratori non mancano. Eh! ci sono tante poesie, tanti bozzetti, tante novelle che marciscono nei tavolini e che aspettano appunto un periodico, come si aspetta il Messia.
Poveri noi, siamo ammorbati da riviste e giornaletti. Spesso, ritirandovi a casa, ne trovate uno, due, tre, quattro; se ne contano fino a dieci, che arrivano nello stesso giorno. Vi date uno sguardo; eccetto qualcuno di voce autorevole e redatto da competenti, tutti gli altri, roba da chiodi. Sono degl'importuni, che vi rubano tempo, denaro e buona digestione. Alcuni vi gettano o meglio vorrebbero gettarvi in un mare di polemiche, di quistioni insulse e pettegole; altri vi affliggono con una eterna geremiade sul regresso artistico. A sentirli, siamo addirittura degli ignoranti — la poesia è finita, il romanzo è agonizzante, il teatro è morto. Altri, gli sfruttatori, vengono col semplice scopo di carpirvi quelle quattro o cinque lire annue e non dicono nulla di nuovo, nulla di interessante: l'unico loro pensiero è di far sapere che “una gran parte degli abbonati non hanno ancora pagato alla nostra amministrazione„, e ve lo dicono in tutte le forme, ve lo condiscono in tutte le salse, ve lo ripetono in tutti i toni. Spesso cercano adescarvi con qualche premio. “Chi manda il suo abbonamento per il 31 corrente riceverà franco di porto un bellissimo libro.„ Se voi siete sordo vi fanno sapere che in ultimo caso c'è il tribunale: la Cassazione di Roma ha deciso che “chi riceve per cinque o sei volte un periodico è considerato come abbonato ed è tenuto al pagamento„.
Che fare? la stampa dev'essere incoraggiata, e guai a chi si permette di dire una parola. Ognuno è libero di scrivere spropositi, tanto più che il Governo Italiano non ha pensato di prenderne la privativa, come del tabacco, mentre dovrebbe farlo, giacchè sia il tabacco, sia i periodici si riducono a fumo.
Ferdinando Martini ebbe il primo numero di una gazzetta, la quale si proponeva di pubblicare solo lavori di studenti, di qualunque classe. Come vedete: una vera pazzia! Il Martini, da buon padre, sul _Fanfulla della Domenica_, diceva a quei giovani: “Andate a scuola, e se vi avanza un po' di tempo, leggete le Ottave dell'Ariosto e le Odi di Orazio: godrete più voi a gustare quei versi che il pubblico a digerire la vostra prosa!„
Apriti cielo! Gli studenti si ribellarono, i padri di famiglia l'ebbero a male, e il povero Martini dovè convincersi che la verità è sempre dura e che in fatto di stampa bisogna dare il benvenuto a tutti i giornaletti, salvo a cantarne il _miserere_ dopo pochi mesi, giacchè la maggior parte muoiono presto e di morte repentina: oggi pieni di vita, domani nella camera ardente.
Ma — parliamoci chiaro — com'è possibile fare buon viso a tutti? Il bilancio non lo permette. E voi spesso, senza tanti complimenti, scrivete sulla fascetta: _si respinge_. Alcuni, a quest'atto che sembra scortese, ma che è salutare, mettono il broncio e non si fanno più vedere; altri invece fanno gl'indiani e continuano a venirvi fra i piedi.
Voi con una santa pazienza tornate a scrivere con carattere più grande: _si respinge_. Peggio! Dopo otto giorni vi arriva il periodico con una lettera del direttore. Voi non lo conoscete, ma dovrà essere un uomo di talento, questo direttore: scrive col _voi_. Un tempo questo lusso se lo permettevano solo Papi e Imperatori, oggi se lo permettono anche i direttori di giornali. “Abbiamo appreso — egli scrive — che V. S. Ill.ma ha respinto il nostro periodico. Le facciamo rispettosamente osservare che....„ e qui incomincia il panegirico. A credergli, quel giornaletto è stato lodato dal poeta B., dal critico C., gode la simpatia di molti professori, se ne tirano diecimila copie, nell'anno nuovo incomincerà a pubblicare lavori pregevoli del D'Ovidio, del D'Ancona, dello Zumbini ecc. ecc.
Vorreste rispondere: dunque non vi basta, Ill.mo Signor Direttore, annoiare ben diecimila poveretti? Ma poi vi convincete che gli abbonati sono tutt'altro che diecimila, che le poche lire di abbonamento vi si chiedono quasi per elemosina; e così lo lasciate stare in casa, salvo a pentirvene a fine d'anno, quando vi tocca sborsare quelle quattro o cinque lire.
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Ma insieme a questi periodici spensierati, birichini, ladri, superbetti, arriva il giornale politico, il grande cicerone del giorno, il severo Catone dei tempi nostri, l'astuto poliziotto, che spia tutti i Governi, tutte le Nazioni, tutti gli uomini.
Lasciamo i giornaletti politici di provincia, che gridano l'osanna a chi li paga, che fomentano tante inimicizie private, che acutizzano le lotte de' partiti locali, che vivono di vita rachitica, limosinando per sottoscrizione. Parliamo del gran giornalone politico, che viene da lontano e che ci parla di tutto il mondo. È galantuomo e villano, è umile e superbo, è arcigno e gioviale, è dignitoso e pettegolo. Vede, scrive, commenta, accresce, altera, trasforma! Che burlone! che verista! che screanzato! che caro amico!
Il Verne faceva compiere al suo lord Fogg il giro del mondo in ottanta giorni, il giornale ve lo fa girare in pochi minuti: vi balza da un capo all'altro della terra, senza che voi ve ne accorgiate.
Ma strano! Nella sua corsa vertiginosa, nella sua fretta indiavolata accoglie tutti i lamenti. Vi hanno fatto un'ingiustizia? avete avuto un sopruso? non siete stato compreso nel quadro di avanzamento? la Minerva non vi paga? i vostri superiori sono indolenti? Ricorrete al giornale e domani lo saprà tutto il mondo. Che! non avete il coraggio di dire in barba al vostro sindaco che egli non pensa alla pulizia urbana? Glielo dirà il giornale.
Per mezzo suo, potete far pervenire le vostre dimostranze a tutte le autorità civili, militari e religiose. Il giornale, questo padrino universale, questo grande patrocinatore di tutte le vittime, non conosce mezzi termini, nè ha riguardi per chicchessia. Voi, per essere ricevuto da un papavero, dovete fornirvi di due o tre biglietti di presentazioni, dar la mancia a cinque o sei bidelli, attendere un paio di ore nelle diverse anticamere, e spesso spesso, quando siete dinanzi alla porta del paradiso, vi sentite dire: “Sua Eccellenza è occupatissima, Sua Eccellenza riceve alle cinque, Sua Eccellenza deve partire. Sua Eccellenza è in colloquio colla Sotto Eccellenza.„
E voi, dopo aver seminato quattrini ed inchini, scendete le scale, benedicendo Carlo Alberto e Figli che ci dettero la salutare Costituzione, per mettere su _certe Eccellenze!_
Il giornale invece entra dovunque. Dinanzi a lui ogni porta si apre, ogni cortina si solleva. Il ministro fa colazione? è a letto? Lui entra, non per augurargli il buon appetito o la pronta guarigione, ma per dirgli in barba che il suo progetto sul monopolio delle assicurazioni ha scontentato tutti.
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Se siete un semplice cittadino e badate ai fatti vostri, il giornale non vi molesta, ma se riuscite ad afferrare un portafogli o un mezzo portafogli, avete da fare con lui! Vi segue dovunque, vi consiglia, vi ammonisce, vi rimprovera, vi insegna come si parla, come si scrive e — se occorre — come si procede da galantuomo. Sempre vigile, esamina i vostri progetti, commenta i vostri discorsi, postilla le vostre circolari. Egli sa quante persone avete ricevuto oggi, quanti strappi avete dato alla legge, quante grazie o scomuniche avete sottoscritte. Insomma per lui non ci sono misteri, non ci sono discrezioni di sorta. Siete un uomo pubblico e dovete dar conto financo di uno starnuto, per non dir peggio!
Che? è ammalato un ministro? Tutti quei segreti che prima restavano tra il medico e la famiglia dell'infermo diventano di pubblica ragione. “_Sua Eccellenza ha il diabete, ha la nefrite, la pleurite. Ieri ha rifiutato il latte. Stanotte ha dormito poco. Stamane alle 10 non ha riconosciuto il figliuolo. Alle 19 è entrato in agonia. Ore 21 — è morto_. Requie all'anima sua! Requie? il giornale non gli dà requie. Mentre la famiglia piange, mentre gli amici si affrettano a mandare telegrammi e lettere di condoglianza, più o meno bugiardi, mentre il Consiglio dei ministri prepara i solenni funerali a spese dello Stato, il giornale vi tesse la vita dell'estinto: dove fece i primi studî, dove si laureò in legge, — sono quasi tutti avvocati quei signori! — quante volte fu Deputato, quante volte mutò bandiera, quante volte fu Ministro, quanti errori commise; e qui aneddoti, giudizî, interviste. Neppure il testamento è rispettato. È un atto grande e bisogna che si metta in piazza. “L'estinto era ricchissimo — è naturale! — aveva forti possessioni in quel di Bergamo. Egli lascia l'usufrutto alla vedova; alla figliuola, contessa C., cinquanta mila lire; al figlio avv. cav. uff. N. il triplo; al nipote....„ Insomma il giornale ci fa sapere come la defunta Eccellenza ha distribuita quella manna di Stato!
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Ricordatevi: tre anni fa fece capolino in Russia il colera, un altro bel galantuomo, fratello germano del tremuoto e della peste. Il giornale dette subito l'allarme. “Attenti! l'amico è comparso. Ieri a Pietroburgo 200 casi, 122 decessi. Oggi casi 210, decessi 130.„ I Presidenti dei Consigli ne scrivono ai prefetti. Nettezza, nettezza, botti di acido fenico per tutte le strade. Con queste misure igieniche il pericolo fu scongiurato. Benedetto Iddio. Ma chi operò questo miracolo? Il giornale! Lui ci mise in guardia.
Potreste dire l'anno scorso avemmo il colera nelle Puglie, nella Sicilia, nel Napoletano. E che? il giornale forse non dette per tempo l'allarme? Se il Governo si svegliò, se un Sotto-ministro corse a Bari, e il Ministro-capo a Napoli, se i prefetti, i sindaci, i sanitarî si misero all'opera, se il nostro povero Mezzogiorno sfuggì ad una vera epidemia, bisogna essere grati al giornale, a questa voce misteriosa, che ricorda a ciascuno il proprio dovere, che protesta a nome di tutti, che scuote i sonnolenti, che bolla gl'inetti!
E quest'anno? Silenzio. Giolitti vuole che quest'anno non ci sia colera. C'è? Peggio per lui. Lo Stato non lo riconosce.
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Chi pubblica il giornale? Gli uomini? No. Sembra che il giornale sia la voce misteriosa dell'universo; è la grande lettera che il mondo intero scrive nelle ore della notte.
Voi la mattina state all'ufficio, al tribunale, a scuola, il giornale arriva e impaziente vi aspetta. Ha tante cose da dire: vi deve parlare della riforma elettorale, del famoso monopolio, dell'inchiesta alla Minerva, delle tenerezze che ci usa l'alleata!
E con lui non si può stare mai di malumore. A guisa di un abile cuoco si presenta sempre con delle salse spiritose. Ecco uno scandalo alla corte di Berlino, due pagine delle Memorie di Luisa di Sassonia, la sfilata delle matrone al processo di Viterbo. E poi, l'inevitabile conflitto tra socialisti e cattolici, la quotidiana catastrofe di un areoplano. Menelik che muore e non muore, il colera che c'è e non c'è, il monumento a Vittorio Emanuele che si inaugura e non si completa.
Insomma niente vi è ignoto. Dopo aver letto il giornale, chiudete gli occhi per dieci secondi e vi vedete dinanzi, come in una grande fotografia, tanti uomini, tanti avvenimenti lieti e dolorosi, tante stranezze che la società ha commesso ieri.
Curioso! Il giornale entra in casa e ne ha per tutti. A voi la politica, alla vostra signora la cronaca, a vostra figlia — debbo dirlo? — la corrispondenza privata o l'avventura romantica, alla domestica i numeri del lotto, alla nonna il diario sacro.
Che, non volete politica? siete un commerciante di cereali? Benissimo. Il giornale vi segna il prezzo del grano, dell'orzo, dei fagioli, dei ceci; e non v'inganna, come quei signori commessi, che giurano e spergiurano sulla menzogna e da cui avete un po' imparato il mestiere anche voi!
Povera donna, aspettate vostro figlio che ritorna dall'America? Ma con quale piroscafo? Con l'Urania? Ebbene, il giornale vi dice che l'Urania è partita il 10 da New York, il 15 è arrivata a Cadice, il 17 a Lione, il 19 sarà a Genova, il 21 a Napoli. Allegra, allegra, buona donna; il 31 vostro figlio sarà a casa e, spero, carico di quattrini.
Giocate alla borsa? Buona fortuna. Però leggete sempre il giornale. Il giornale vi dice dove la borsa sale, dove scende e dove resta sospesa.
Insomma il giornale è indispensabile a tutti. Voi potete far a meno del sigaro, del caffè, della colazione, del teatro, non del giornale. È lui il _deus ex machina_ della vita moderna. Senza il giornale, voi siete un solitario, un ignorantone, non sapete neppure che cosa succede a dieci passi di distanza. Vergogna!
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Si chiama giornale politico, ma non s'interessa soltanto della politica. Oh! credete davvero che gli uomini politici valgano gran cosa, e che il giornale sia addirittura a servizio di costoro? Che servizio d'Egitto! Ognuno può essere l'eroe del giornale. Fate qualche cosa di straordinario, di sbalorditivo in bene o in male, e il giornale vi apre le braccia.
Riuscite con astuzia a frodare dei milioni come madama Hubert? vincete il primo premio alla lotteria nazionale? vi elevate a 2000 metri con l'aeroplano senza rompervi o anche rompendovi la nuca del collo? scovrite o fingete di scovrire il polo Nord? il giornale vi mette in prima pagina. E non fa lo schizzinoso, nè si fa vincere dagli scrupoli. La prima pagina, i grossi caratteri sono per tutti quelli che stordiscono il pubblico. Ladri o assassini, viaggiatori o scienziati, grandi furbi o grandi minchioni: tutti al posto di onore.
Che? siete protagonista di un dramma passionale? Bazzica! Domani tutti sapranno il vostro nome, cognome e paternità, tutti vedranno la vostra riverita effigie.
E il giornale non si contenta di lumeggiare, ricostruire, alterare il dramma, ma vuole l'_antefactum_, vuol sapere il vostro passato, i vostri parenti, la vostra posizione finanziaria e sociale, e fruga nelle corrispondenze, e interroga amici, nemici, domestici.
Guai a chi cade sotto i suoi artigli! Il giornale nella sua fretta è perito, giudice, spia, inquisitore. Voi siete libero di fare quello che volete; ma cauto, sa! Se domani il giornale ne ha un piccolo sentore, state fresco! Quello screanzato porta in processione i fatti vostri, che se sono straordinarî, andranno in prima pagina, con grossi caratteri cubitali; se comuni, in terza pagina, dove tutte le piccole notizie si ammassano senza pietà e senz'ordine, dove sono messi alla rinfusa tutti quelli che muoiono, che viaggiano, che impazziscono, che si divertono, che rubano, che si uccidono, senza destare molto interesse.
Il giornale dunque è come l'orologio, che vi segna ora per ora, minuto per minuto tutto ciò che gli uomini hanno fatto ieri; è come uno specchio, in cui per un momento appaiono le scene liete e dolorose di un giorno.
Ma quale contrasto bizzarro ne vien fuori!
Sono delle vedute cinematografiche che si succedono con una velocità vertiginosa e che non vi danno neppure il tempo di raccogliere le vostre impressioni: mentre vi affligete per un macabro delitto, un'avventura comica di due giovani sposi vi fa smascellare dalle risa; qui uno scontro ferroviario vi strazia l'animo, più sotto un pranzo coi fiocchi vi stuzzica l'appetito.
Nè mancano le scenette comiche. Il giornale vuole che il pubblico faccia buon sangue. Vedete: a Parigi un poliziotto ruba ed è incaricato di scovrire il ladro; a New York una signorina pretende dai fratelli Wright duecentoventicinque mila lire, perchè l'aeroplano di quei signori le ha rotto il naso; a Roma una donna di 112 anni mette per la seconda volta i denti.
E questi fatterelli, questi aneddoti non mancano mai. Ogni giorno c'è lo spunto di una commedia o di una farsa. Signor Antona Traversi, signor Butti, signor Testoni, signor Lopez, invece di stillarvi il cervello per mettere su certe _tele_, spesso inverosimili, leggete la cronaca del giornale.
E quel birbaccione, pur di far ridere il pubblico, ne combina delle belle. Inventa? no; altera? no. Fa dello spirito. Ne volete un esempio? Un bel giorno scrive a grossi caratteri: _Un parto in Vaticano_. Possibile? in Vaticano? Ma questa è calunnia, ma questa è irriverenza, ma questo è un insulto, ma il Governo Italiano dovrebbe intervenire... Signori miei, non vi allarmate. Il giornale non calunnia: il parto c'è stato. Quella screanzata di leoparda, donata da Menelik a Pio X, ha messo fuori un leopardino!
Ma qualche giorno questa varietà manca. Il giornale è monotono, è pieno zeppo di disgrazie: tumulti a Palermo, due scontri ferroviarî in America, un disastro automobilistico in Germania, un naufragio nelle Antille, un uragano a Firenze, un incendio a Mosca, sciopero dei gassisti a Parigi e dei tramvieri a Roma, un palazzo che crolla a Napoli, crisi ministeriale in Austria, terremoto in Cina, peste in Egitto, colera in Albania, scoppio di una miniera nel Marocco, due cassieri di banco che fuggono, cento nichilisti russi condannati a morte, due processi di reati innominabili, sette necrologie, e per giunta la puntata del romanzo ha una scena di sangue. Su quel giornale potreste scrivere: _Dies irae!_
Un altro giorno festa su tutta la linea: corse a Bologna, gare a Parigi, pranzo di Corte a Berlino, un matrimonio reale, due battesimi mezzo reali, Esposizione a Venezia, approvazione del progetto di legge a favore del Mezzogiorno, una donna vince al lotto 200 mila lire, un'altra donna mette fuori — uno dopo l'altro — tre marmotti rosei e paffutelli. Vi viene la tentazione di gridare come un pazzo: evviva l'abbondanza! evviva l'allegria! evviva la pace!
Che cosa è la lettera? La lettera vi parla di una persona sola e alle volte di una persona a voi indifferente o antipatica, che vi annoia con certe confidenze, con certi consigli; eppure dovete rispondere, dovete spendere i vostri bravi tre soldi e ringraziare l'amico che si è compiaciuto informarvi delle cose sue.
Invece qui sapete che cosa si fa in Italia, in Europa, in Africa, in Asia, in America, in Oceania, finanche nel pianeta Marte, e non dovete ringraziare nessuno: avete pagato!
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Oggi c'è una gran fretta. Si vive poco, quindi il bisogno di semplificare tutto. Noi moderni siamo un po' ammalati, e due contrarie e strane malattie ci agitano: la febbre dell'interessante, la mancanza, quasi direi, di ogni meditazione. Tutte le nostre azioni risentono di questa doppia malattia morale; quindi una gran paura di perder tempo, un desiderio continuo di sbrigarci subito. Ditemi la verità: non vi sembra mille anni che terminiate di leggere questo libro? E perchè? Perchè si ha fretta. La prerogativa del nostro secolo è la fretta: tutto in fretta, tutto, anche... la morte! Prima le morti repentine erano rare, oggi all'ordine del giorno. Colpa nostra che le abbiamo dato il cattivo esempio! Solo i processi si tramandano alle calende greche. Ma sentite a me: è provvidenziale. Visto e considerato che oggi tutti quelli che ammazzano vengono assoluti, un po' di carcere preventivo, un po' di quarantena non fa male. Se i processi si manipolassero in fretta, Cifariello, Medugno, Bisogni, Erricone e compagni, sarebbero restati in gabbia appena un paio di mesi. Troppo poco, non è vero?