Part 9
Il giorno della partenza un seguito numeroso accompagnò i coniugi Simpson fino alla stazione. I _cavalieri dell'immacolata_ si distinguevano subito per l'aria lugubre e solenne con cui invigilavano alla consegna del bagaglio, accomodavano con le loro mani sulla reticella del _coupé_ riservato le borse e gli scialli della dama, esaminavano i serramenti degli sportelli. L'Edith, splendida di bellezza nella sua _toilette_ da viaggio, era cortese con tutti, espansiva coi suoi fidi. Raccomandava a de' Passeri e a Lucignano di tenere in esercizio i suoi due cavalli da sella; a Pescina di riportar al Gabinetto Vieusseux alcuni libri e di fargliene spedire degli altri a Aix-les-Bains; a Ciriè di sollecitare l'esecuzione d'una copia da Andrea del Sarto da lei ordinata a un pittore; a Galassi Cerda di commetter per suo conto le ultime composizioni musicali di Sgambati; a un volontario di recluta recente, che s'occupava di floricoltura, dava l'incarico di sorvegliare le rose della sua villa di Fiesole. Circa allo scrivere, non assumeva nessun impegno; in quanto a lei sarebbe stata ben contenta di vedere i caratteri degli amici i quali avrebbero avuto sue notizie per mezzo di sua madre che rimaneva a Firenze. Già per la fine di luglio o pei primi d'agosto anch'ella si proponeva d'esser in Toscana per la solita bagnatura a Livorno.
— Per la linea di Bologna si parte — gridava il capo-conduttore.
M.r Simpson si staccò dal Console degli Stati Uniti e da un gruppo di compatrioti con cui conversava e venne a stringer la mano agli spasimanti di sua moglie: — _Good by, good by and many thanks._
L'Edith, ormai salita in vettura, porse ancora una volta la destra da baciare ai membri della corporazione e ripetè: — Arrivederci, arrivederci; — poi scambiò un nuovo _good by_ con la madre.
Proprio all'ultimo momento, da una delle sale d'aspetto, sbucò un fattorino, portando a M.rs Simpson un magnifico mazzo di fiori offertole dai cinque cavalieri e dal volontario. Era così grande che per introdurlo nel coupé bisognò riaprir lo sportello nonostante le rimostranze del capo-stazione che aveva dato il segnale della partenza.
I Simpson ebbero appena il tempo di ringraziare; il treno si mosse e scomparve. Ritti sotto la tettoia e come trasognati, gli adoratori dell'Edith seguitarono a sventolare il fazzoletto sinchè donna Mariquita Serenado y Fuentes, accostandosi al più titolato di loro, il conte Galassi Cerda, gli chiese di accompagnarla alla sua carrozza.
— Ecco quello che ci resta, — borbottarono i compagni.
Lanzini, il volontario, un giovinetto di primo pelo, pianse; i veterani, se pur non piangevano, erano in peggior stato di lui. Per loro M.rs Simpson non era soltanto l'oggetto d'un culto fervente e devoto; era anche un'abitudine della vita, e le abitudini, ohimè! sono più difficili a sradicarsi delle passioni. Essere avvezzi ad andar tre, quattro volte al giorno alla palazzina sui Viali, e non poterci andare che di tanto in tanto a cercarvi donna Mariquita che per solito non era in casa; essere avvezzi a seguir da per tutto l'Edith, a contemplarla estatici, a pender dalle sue labbra, a mendicare i suoi ordini, e non vederla più e non udir più la sua voce, e avere il vago presentimento che quando pur ella tornasse le cose non tornerebbero come prima, era tale supplizio da render degni di commiserazione quelli che v'erano condannati. Ci sono ben altri dolori nel mondo, si sa; c'è la lotta per l'esistenza, c'è la miseria, c'è la fame, c'è il freddo; e questi guai non toccavano i _cavalieri dell'immacolata;_ ma, alla fin dei conti, la misura del dolore è data da ciò che si soffre.
In principio fu meno male. Avevano tutti da eseguire una commissione per M.rs Simpson e si può immaginarsi quanto zelo mettessero nell'adempimento del loro ufficio e con che minuziosa esattezza ne rendessero conto per iscritto alla dama. E poichè la lontananza infonde coraggio, tutti versarono nelle loro lettere la piena dell'animo esulcerato. Dissero delle loro giornate senza scopo, delle loro notti insonni, del loro pensiero sempre rivolto ad un punto, dipinsero con vivi colori la loro trepida attesa, ripeterono infine le ardenti dichiarazioni che sugl'inizi della loro carriera avevano infruttuosamente deposto ai piedi dell'Edith. Ella non se n'era offesa allora e non se ne offenderebbe adesso.... e suo marito non sapeva l'italiano.
Però i _cavalieri dell'immacolata_ si guardarono bene dal comunicarsi a vicenda il contenuto delle loro epistole, e questo riserbo turbò la loro intimità. Ognuno, memore di quello che aveva scritto, andò almanaccando su quello che potevano aver scritto i colleghi; ognuno, sperando che l'Edith rispondesse di preferenza a lui, si rodeva all'idea che il privilegiato potess'essere un altro.
L'Edith non rispose a nessuno, e si limitò a incaricar sua madre di dire agli amici che aveva ricevuto le loro lettere e che li ringraziava. Donna Mariquita era parca di notizie. La sua figliuola godeva ottima salute; Morris ritraeva molto giovamento dalla sua cura; Aix-les-Bains era animatissima e c'erano parecchie famiglie inglesi e americane con cui i Simpson avevano fatto relazione. Del ritorno non si parlava.
Il silenzio serbato sopra un argomento così capitale suggerì ai cinque un disegno temerario che fu gravemente discusso in uno dei loro conciliaboli.
— Se uno di noi andasse a Aix-les-Bains?
— Uno?... E chi?...
— Si potrebbe sorteggiare il nome....
— No, no. Piuttosto andar tutti.
— In cinque?
— A Aix-les-Bains c'è posto.
— E se siamo accolti male?
— Pazienza. Bisogna uscire dall'incertezza.
Nondimeno si deliberò di soprassedere per pochi giorni. _Ella_ non era assente che da tre settimane, ed era meglio aspettar che si compisse il mese.
La discussione venne ripresa a suo tempo.
Si va? — Non si va? — Quando si va?
Fu deciso d'andare, avvisando prima donna Mariquita, ma senza fiatar con Lanzini, il volontario.
— A proposito, — chiese Pescina, — chi di voi l'ha visto ieri, Lanzini?
— Io no, — risposero in coro gl'interrogati.
Lanzini era scomparso.
Quando i cavalieri si recarono da donna Mariquita a esporle il loro divisamento, ella li ascoltò con un sorrisetto enigmatico; poi disse: — Cari amici, ho piacere di poter risparmiare almeno a voi la spesa del viaggio.
— Come?
— Sì.... I Simpson sono partiti l'altra sera per la Scozia. Ho ricevuto or ora una lettera dall'Edith che vi nomina tutti quanti e v'invia mille saluti.
— Possibile?
— È stata una risoluzione presa lì per lì.
— Ma.... non torna?
— Oh tornerà.... tornerà.... più tardi.... Mi duole di quel povero Lanzini.... Non lo sapevate?.. Voleva anch'egli fare una improvvisata alla mia figliuola e dev'essersi messo in ferrovia ieri mattina all'alba.... Forse sarà già a Aix-les-Bains.... Ma loro ormai avranno passato la Manica.... Basta, informerò l'Edith delle vostre buone intenzioni. Ella ve ne sarà riconoscentissima.
Fu un colpo di fulmine pei _cavalieri dell'immacolata._ Partita per la Scozia? In quel modo? Senza mandare una riga?... Dopo la devozione ch'essi le avevano dimostrata? Dopo il disinteresse con cui l'avevano servita?... Restava bensì il dubbio che l'Edith subisse una specie di coercizione da suo marito, ma chi la conosceva stentava a credere ch'ella fosse una vittima.
I cavalieri erano poi furibondi contro Lanzini, il volontario. Cercare così alla chetichella di raggiunger per suo conto M.rs Simpson! Cercar di soppiantare quelli che avevano tanti più diritti di lui!... Era una petulanza che meritava una lezione coi fiocchi.
— La lezione gliel'amministrerò io! — gridava de' Passeri.
— Oh per quel paino non c'è bisogno d'una delle prime lame di Firenze.... Chiunque di noi è buono.
— Pur che non le sia corso dietro fino in Iscozia....
— Dove li ha i quattrini?... È figlio di famiglia.
E invero s'ebbe prestissimo la notizia che Lanzini era reduce dalla sua disgraziata spedizione, ch'era a letto con una febbre reumatica presa in viaggio, e che ne avrebbe avuto per un mese. Constatati debitamente il ritorno e la malattia, e assodato che il giovinotto non aveva vista M.rs Simpson, i cinque abbandonarono pel momento i loro propositi vendicativi. Avrebbero invigilato la condotta di quel signorino, ecco tutto. E lo visitarono con tenera sollecitudine. — Che informazioni aveva assunte ad Aix-les-Bains? — Che cosa aveva sentito dire circa ai rapporti dei coniugi Simpson?
— Ma!... Pare che fossero rapporti ottimi.
I cavalieri fremevano. De' Passeri ripetè con voce cupa il suo grido fatidico: — Siamo traditi.
L'Edith aveva lasciato Firenze ai primi di giugno. In settembre donna Mariquita annunziò che andava a raggiungere i Simpson in Iscozia; forse suo genero sarebbe partito per Nuova York; ella contava d'essere in Toscana con la figliuola per la fine di ottobre.
Successe un nuovo periodo d'aspettativa affannosa. Verrà? Quando? In che condizioni fisiche e morali? Che contegno si dovrà tenere verso di _lei_ dopo questi mesi ch'_ell'_ha passati col marito? Sarà possibile di mostrar_le_ la stessa deferenza, d'aver la stessa abnegazione? Come rassegnarsi a esser cavalieri d'una _immacolata_ che forse non era più _immacolata?_
I nostri valorosi campioni si logoravano il cervello nello studio di questi gravi problemi quando una mattina capitò a ciascuno di loro una lettera da Londra, con la soprascritta di calligrafia di M.rs Simpson.
Erano poche righe con cui l'Edith annunziava che aveva risoluto di andar per qualche tempo in America, e che stava per imbarcarsi in compagnia di suo marito e di sua madre. Ella si sarebbe ricordata sempre degli amici, sperava che gli amici si sarebbero ricordati di lei. Si riprometteva di rivederli fra non molto, giacchè era suo proponimento di tornare entro l'anno venturo in Italia, e perciò non dava la disdetta nè alla sua casa di Firenze nè alla sua villa di Fiesole. Inviava coi suoi saluti quelli di Morris e di donna Mariquita.
I cinque corsero subito in traccia gli uni degli altri, con gli occhi fuori dell'orbita, con la lettera in mano.
— Tant'era che spedisse una circolare a stampa! — essi esclamarono in coro dopo aver notato che le cinque epistole erano uguali in tutto, persino nelle virgole.
Eppure questa identità di trattamento contribuì a tenere unita anche in quello scorcio d'autunno, anche nella prima parte dell'inverno, la benemerita corporazione. Triste autunno e triste inverno. In società, a teatro, al passeggio, ovunque i _cavalieri dell'immacolata_ si sforzassero di cercare una distrazione, essi erravano in mezzo alla folla taciturni, meditabondi, e non avevano pace fin che non si trovavano insieme a sfogare il comune dolore, a lagnarsi dell'offesa comune.
Non li si canzonava apertamente, perchè li si sapeva sospettosi, irritabili, dispostissimi a mandare i padrini a chiunque li punzecchiasse; si rideva alle loro spalle. In un salotto qualcheduno li chiamò _i vedovi,_ e l'epiteto fece fortuna e corse su tutte le bocche. Un altro li rassomigliò agli azionisti d'una società anonima fallita.
— Diciamo in _moratoria,_ — insinuò uno spirito conciliante.
— Sia pure. È l'anticamera del fallimento.
Il fallimento fu dichiarato agli ultimi di gennaio allorchè la posta recò ai _cavalieri dell'immacolata,_ entro una busta col bollo di Nuova York, un lucido ed elegante cartoncino con queste semplici parole litografate in inglese: _M.r e M.rs Simpson hanno l'onore di partecipare la nascita del loro figlio Percy. — 10 Gennaio 189...._
I cinque ebbero ancora la forza di numerare i mesi sulla punta delle dita. Il conto tornava. M.r Simpson era arrivato a Firenze nell'aprile.
IL DOTTORE “DREAMS„
Erano in otto o dieci infervorati a discorrere di spiritismo, quali con la cieca fede di apostoli, quali negando o ridendo o stringendosi nelle spalle. A un tratto, un signore di mezza età, che sino allora aveva taciuto, un forestiero presentato quella sera nel crocchio sotto il nome d'ingegnere Belliati, prese la parola per chiedere:
— Qualcheduno di loro ha conosciuto il dottor Dreams?
— No. Chi era? Un inglese?
— Inglese o americano.... forse, — rispose l'ingegnere. — Parlava correttamente e speditamente tutte le lingue, compresa la nostra.... E forse non era nè americano, nè inglese.... E forse quel Dreams non era che un pseudonimo.
— _Dreams_.... sogni, — disse uno che voleva far sapere che capiva l'inglese.
Fioccarono le domande.
— Chi era?
— Vive ancora?
— Dove?
— Era un magnetizzatore?
— O un ipnotizzatore?
— O un _medium?_
— Un po' di pazienza, — pregò l'ingegnere Belliati. — Se vive? Lo ignoro. Cinqu'anni fa lo incontrai a Parigi.... Poi non n'ebbi più notizia.... E non mi stupisce che qui nessuno lo abbia conosciuto perchè in Italia fu due volte sole, da semplice _tourist_.... Che cos'era? In fondo ignoro anche questo. Il suo biglietto da visita portava il titolo di dottore.... Dottore in legge? In medicina? In matematica? Chi lo sa?... Non era neanche uno spiritista nel senso ordinario della parola. L'ho sentito io burlarsi dei _medium,_ protestar contro le puerilità dei tavolini giranti e scriventi, degli schiaffi e dei calci somministrati all'oscuro, delle voci misteriose, delle apparizioni grottesche, di tutto insomma quell'insieme di fenomeni che, se fossero presi sul serio, ripiomberebbero il mondo nelle tenebre del medio evo.... Eppure..., eppure il dottor Dreams era un grande ipnotizzatore e un grande evocatore. Due suoi esperimenti sono addirittura maravigliosi.
— Ella vi ha assistito?
— Ho assistito ad uno. Dell'altro ebbi la testimonianza di una persona che ne fu protagonista e che vi ha rimesso la salute e la vita.
— Oh diavolo!... Bisogna tenersi alla larga da questo dottore.
— Racconti, racconti.
— Principierò dall'esperimento a cui ho assistito io.... un esperimento di suggestione, d'ipnotismo.
Tutti tesero gli orecchi.
— Era a Ginevra, una sera, in un salotto pieno d'uomini e di signore della miglior società. Il dottore Dreams, cedendo alle sollecitazioni della padrona di casa, aveva fatto alcuni giuochi di prestigio bellissimi. Ma era evidente che da lui si voleva qualche cosa di diverso, qualche cosa che meglio rispondesse alla fama di taumaturgo da cui egli era stato preceduto.... Alla padrona di casa si aggiunsero le altre signore. — Via, non sia scompiacente.... una piccola suggestione, una trasmissione di pensiero, una divinazione.... Lei può, se vuole. — Il dottore si schermiva. Era stanco. Doveva andare all'albergo.... Io credo che per mezzanotte egli avesse un appuntamento galante.... Oh sì, quelle benedette femmine s'erano impuntigliate, e mentr'egli insisteva per accommiatarsi, una di esse gli prese di mano il cappello e lo passò ad un'amica perchè lo nascondesse. Visto che non c'era rimedio, il dottore Dreams finse di acconciarsi di buona grazia all'inevitabile e disse con un sorriso: — Vogliono aver la cortesia di seder tutti quanti in semicerchio davanti a me? — Mentre i presenti ubbidivano, già domati da una volontà superiore, non osando nemmeno chiedere di che specie fosse il saggio che il dottore si accingeva a dare, egli si rivolse a me che gli ero vicino e mi sussurrò con voce aspra: — Si pentiranno. Io li smaschererò tutti.... Io imporrò a tutti di svelare con un gesto, con una parola, con una frase quello ch'è in questo momento il loro pensiero più intimo. — E soggiunse: — Lei resti pure da questa parte. Ho piacere che vi sia un testimonio freddo e imparziale di ciò che sta per succedere. — Erano dunque disposti in semicerchio, uomini e donne, nell'immobilità forzata di chi _posa_ davanti al fotografo; solo che qualche signora si ravviava macchinalmente le pieghe del vestito, qualche uomo si arricciava la punta dei baffi. Il dottor Dreams non disse nulla; si rizzò con tutta la persona (era già ritto prima, ma la sua persona sembrò allungarsi e irrigidirsi) e il suo sguardo cominciò a girar lentamente sui seduti, da destra a sinistra. Due volte girò, e gli occhi neri e profondi, ch'io vedevo riflessi in uno specchio appeso alla parete opposta, mandavano strani bagliori. Due volte girò, e uno strano malessere e un'inquietudine affannosa si dipinsero sulle fisonomie degli astanti, e un bisbiglio, come di gemiti repressi, come di preghiere soffocate, si diffuse per la sala. — No, — volevano dire quei gemiti, — non ci domandate questo. — Il dottore, impassibile, sorrideva. Non dimenticherò mai quel sorriso.... Dopo una pausa di pochi secondi, come per pregustare il suo crudele trionfo, lo sguardo del dottor Dreams si abbassò una terza volta, una terza volta girò da destra a sinistra, e l'indice proteso, girando anch'esso, additava di mano in mano la vittima. Un ultimo tentativo di resistenza apparve su quelle faccie contratte e scomposte; un ultimo gemito risonò doloroso, poi dalle labbra invano riluttanti uscirono le parole fatali. Fu prima una signora sui trent'anni, molto scollata, molto elegante, che si trasse dal seno un biglietto e lo baciò e ribaciò, sospirando: — Caro amor mio. — Seguì un signore dalle fedine bianche, dall'aria diplomatica che borbottò rabbiosamente: — Hanno osato di preferir quell'asino a me. — Seppi il giorno dopo che si trattava di un'elezione accademica e che l'asino era il nostro ospite. Venne terza una matrona assai decorosa, la quale disse: — Bisogna deciderlo a far testamento. — L'individuo che si voleva persuadere a far testamento (mi si raccontò l'indomani) era il cognato della matrona. Una sposa che le sedeva allato pronunziò con terrore una frase sibillina: — Se Carlo potesse immaginarselo! — Carlo era il marito. Una vecchia tinta e aggrinzita, con un collare di diamanti che le scintillava sul petto floscio, ebbe un grido dell'anima: — Sì, ti pagherò le cambiali, farò quello che vuoi, pur che tu non mi abbandoni. — Un banchiere si rivolse anch'egli a un interlocutore invisibile. — Lasciati far la corte dal ministro. Ciò mi servirà a ottenere la preferenza in quell'emissione. — Ma una delle uscite più sbalorditive fu quella di un pastore evangelico, tenuto in gran conto pel fervore della sua pietà e per la purezza de' suoi costumi. — Susanna, noi viviamo nel peccato, il Signore ci punirà. — Certo che non tutti, parlando, tradivano un segreto colpevole. Una madre giovine evocò la cuna del suo bambino. — Il mio angelo dorme. Non vedo l'ora d'essergli accanto. — Due fidanzati profferirono con tenerezza infinita due nomi; egli il nome di lei, ella il nome di lui. E vi fu anche la nota comica, data dal padrone di casa, un personaggio goffo e melenso. — Che seccatura questi ricevimenti!... — In complesso però che cumulo di bassezze, di ridicolaggini, di vergogne! Che spiraglio aperto nel cuore umano, che colpo terribile assestato ai partigiani della sincerità ad ogni costo! Ma, secondo me, una delle cose più caratteristiche della serata fu questa. Le parole che via via si sprigionavano dalla bocca di quelli ipnotizzati colpivano per lo più qualcheduno dei presenti. C'erano mariti che raccoglievano dalle mogli stesse la confessione dell'adulterio, c'erano mogli fatte sicure dell'infedeltà dei mariti; c'erano cavalieri d'industria a cui si gettava in faccia l'accusa degli amori venali, e altri a cui si rivelava d'improvviso un'insidia domestica; e altri a cui, di dove meno potevano attendersela, era slanciata un'ingiuria. Eppur, sulle prime, nessuno parve accorgersi delle offese, nessuno rivelò le provocazioni; più che per quello che avevano udito erano tutti turbati, sgomenti per quello che avevano detto, per le nudità morali che avevano lasciato vedere. Lo scandalo scoppiò il giorno dopo. E insieme con lo scandalo vi fu un'esplosione di collera contro il dottore Dreams che forse avrebbe dovuto pagar caro il tiro che aveva fatto.... Ma il dottore Dreams era partito fin dalla mattina.
A questo punto l'ingegnere Belliati tracannò un bicchier d'acqua, e molti manifestarono il desiderio di commentare la sua narrazione, di chiedergli degli schiarimenti, di discuter con lui la natura dell'avvenimento singolare ond'egli affermava d'esser stato testimonio.
— Aspettino, — egli disse, — aspettino di sentire il secondo fatto, che, s'io non m'inganno, è molto più inesplicabile del primo. Poichè, a rigore, noi possiamo ammettere l'esistenza d'individui dotati d'una forza magnetica eccezionale che disarmi la volontà, che paralizzi momentaneamente quei freni per mezzo dei quali l'uomo governa i proprii istinti. A ciò s'era limitata quella sera, a Ginevra, l'azione del dottore Dreams. Probabilmente egli non sapeva quello che i suoi pazienti avrebbero detto. Sapeva che uno il quale non sia più in grado di sindacar sè medesimo dirà a voce alta molte cose che non vorrebbe dire nemmeno a voce bassa.... Quello che il nostro intelletto non sa concepire è la virtù di evocare gli esseri scomparsi....
— Perchè? Perchè? — interruppe uno spiritista fanatico. — È questo appunto il vanto maggiore della nostra scienza.
— Scienza?, — borbottò l'ingegnere tentennando il capo. — O non piuttosto negazione della scienza?... Del resto, io mi son espresso male.... Nel fatto a cui alludo non c'è stata una vera evocazione di morti. C'è stato di più.
Un _uh_ d'incredulità accolse l'audace paradosso.