Part 20
Il professore Corrado Bertalia, senatore del Regno, celebre per la sua opera _Il Comune italiano e l'Ansa germanica_, stava dando l'ultima pulitura al discorso, in francese, ch'egli doveva tener fra pochi giorni al Congresso storico internazionale di Stoccolma, quale delegato d'una delle nostre maggiori Università. Una delle finestre dello studio, volta a levante, aveva le persiane abbassate; l'altra, che si apriva a settentrione, era spalancata, e lasciava entrar nella stanza la fulgida luce della bella giornata di giugno. Da un giardino sottoposto salivano fragranze di fiori e canti d'uccelli; di là dal giardino che, pur non appartenendo alla casa, lo cingeva per due lati, veniva, smorzato alquanto, il rumore della strada percorsa da carrozze e da carri.
Un vispo fanciullo di circa dieci anni irruppe nello studio senza cerimonie.
— Buon giorno, babbo..
Il professore alzò il viso dalle sue carte, si tolse dagli occhi le lenti e con un sorriso incoraggiante chiamò a sè il figliuolo e gli stampò due baci sulle gote.
— Oh, Gino. Vai a scuola? Non è più presto del solito?
— Sì, ma aspetto la mamma che si metteva il cappello.
— Esce la mamma?
— Deve far qualche spesa.
Gino, secondo il solito, cominciò a toccare i libri sparsi sulla tavola e a guardar curiosamente i frontispizi.
— Quieto, bimbo, quieto.
— Sai, papà, voglio che tu mi porti da Stoccolma una bell'opera illustrata.
— Ma! — rispose il senatore. — Vedremo quel che ci sarà.... Perchè se non ci fossero che opere svedesi.... Lo capisci tu lo svedese?
Il fanciullo si mise a ridere. — Io no.... E tu?
— Io? Pochino, pochino.
— Oh, — ripigliò con aria d'importanza lo studente di prima ginnasiale, — se fosse il francese!... Me lo insegna così bene la mamma.... E anche il latino intendo....
— Diamine! — esclamò il padre. — _Rosa, rosæ_.
— Nossignore, — protestò Gino offeso nel suo amor proprio. — Traduco Cornelio Nipote.
— Nientemeno?... E dimmi, — soggiunse Bertalia in tuono carezzevole, — saremo poi esonerati dagli esami?
— Non c'è dubbio. Ho le medie di tutti i bimestri superiori all'otto.
— Bravo il mio bimbo! — disse il professore accostando la sua guancia a quella del ragazzo.
A veder quelle due teste che si toccavano s'era colpiti dalla rassomiglianza ch'esisteva fra loro. Avevano tutti e due, padre e figliuolo, fronte spaziosa, occhi bruni, incavati, profondi, naso aquilino, tinta olivastra, bocca un po' grande, mento largo e massiccio. Persino i capelli si rassomigliavano, benchè quelli di Corrado Bertalia fossero radi e bianchi e quelli di Gino folti e castani; si somigliavano nella lucentezza metallica, nella piega leggermente ondulata. Certo a pochi genitori accade di stampar nella prole una così vigorosa impronta della loro paternità com'era accaduto al professore Bertalia con quell'unico rampollo, natogli quand'egli scendeva già la parabola della vita.
L'uscio si aperse e una donna comparve sulla soglia. Indossava una _toilette_ da mattina, semplice ed elegante, abito di mussola bianca punteggiato di rosso, cappello di paglia di Firenze guarnito di rose e mughetti; teneva in mano un piccolo ombrellino di seta celeste chiara con frangie e pizzi. Le larghe maniche lasciavano veder il polso sottile e il principio del braccio nudo, d'un candore latteo; la bionda capigliatura opulenta era raccolta in treccie dietro la nuca; solo qualche ricciolo indocile ombreggiava la fronte. Sotto il lungo arco delle sopracciglia splendevano due pupille azzurre ora spiranti un'infinita dolcezza, ora solcate da lampi d'orgoglio e da fremiti di rivolta. Alta, snella, flessuosa, quella donna era veramente un fiore di giovinezza e di leggiadria; si stentava già a persuadersi (poich'ella non mostrava i suoi trent'anni) che fosse madre di Gino; tanto più difficile era crederla moglie d'un uomo che rasentava i sessanta.
— Buon giorno, Corrado, — ella disse avanzandosi di alcuni passi.
Come avveniva sempre quando sua moglie gli si presentava in un abbigliamento troppo giovanile, una nube velò per un istante la fisonomia severa ma aperta del senatore; pure egli non fece alcuna osservazione e ricambiò il saluto con l'usata cordialità.
— Buon giorno, Lucilla. Sei mattiniera, oggi.
— Vado dalla mia sarta. Voglio che cambi una guarnizione al mio vestito di stasera.
— Il gran da fare che danno le _toilettes_ a voialtre donne!
— Le _toilettes_ hanno un'importanza che gli uomini non capiscono.... Per noi sono il campo ove si esercita il nostro gusto artistico.
— Oh, non discuto. Credo però che alla festa di stasera non ci sarà lusso.
— Perchè?
— Perchè la stagione non è propizia alle feste e molte signore sono in campagna.
— Vedrai che ne mancheranno pochissime.... Alcune ritornano apposta.... non foss'altro che per la curiosità di conoscere questa sposina americana che il contino Filiberti porta in famiglia.
— Per me ci rinunzierei volentieri.
— Anch'io. Ma come si fa?... I Filiberti sono stati sempre tanto cortesi con noi.
— Sì, sì.... Ormai sono rassegnato.
— E persisti a voler partire domattina alle dieci e mezza?
— È necessario.
— Avrai ben poco tempo da dormire.
— A me basta poco.... Per le quattro saremo a casa; e cinqu'ore buone di letto le avrò.
— Mamma, — disse Gino, — se non ti spicci....
— Andate, andate, figliuoli, — soggiunse Bertalia, — e che il Signore vi accompagni.
In quella si picchiò all'uscio. Era la cameriera che portava su un vassoio la posta della mattina.
— Nulla per me? — chiese la signora, mentre la cameriera consegnava lettere e giornali al padrone.
— Nulla.
— Arrivederci, dunque.... Eccomi, Gino.
— Un momento, — gridò Bertalia. — C è una partecipazione mortuaria diretta _al Senatore Prof. Corrado Bertalia e consorte...._ Di chi sarà?
Il silenzio che seguì a queste parole fece balzar d'inquietudine il cuore di Lucilla.
— Ebbene? — ella domandò avvicinandosi vivamente a suo marito e guardando il foglio listato di nero ch'egli teneva aperto fra le mani.
Il foglio non conteneva che poche righe:
_La madre Caterina Frangipane vedova Bagnasco annunzia con l'animo straziato la morte, ieri avvenuta, del suo unico figlio_
RICCARDO
CAPITANO D'ARTIGLIERIA.
_Napoli, 10 giugno 189...._
_I funerali_, ecc., ecc.
Gli occhi dei due coniugi s'incontrarono.
— Quel Bagnasco che veniva da noi si chiamava Riccardo? — chiese Bertalia con voce sorda.
Lucilla chinò la testa in segno affermativo e disse in un soffio:
— Povero giovine! Povera madre!
— È quello che mi regalava...? — principiò Gino. Ma un cenno di suo padre lo fece tacere.
— Era adesso di guarnigione a Napoli? — continuò il professore.
— Sì.... Credo almeno, — ella balbettò sotto la tortura di quell'interrogatorio.
— Gino fa tardi, — notò Corrado Bertalia senza staccar gli occhi da sua moglie. — Del resto potrebbe andar solo questa mattina come sempre.
— No, no, lo accompagno io, — replicò Lucilla impaziente d'esser fuori dal cospetto di suo marito.
Abbassò il velo sulla faccia bianca d'un pallore mortale, raccolse tutte le sue forze ed uscì.
II.
E di nuovo il professore era solo nel suo studio. Ma i suoi occhi non correvano più sulle pagine del suo manoscritto; erano fissi, immobili, come assorti in una dolorosa visione interiore.
Perchè aveva sposato Lucilla? Come mai nell'età in cui l'uomo deve credersi al sicuro dalle tempeste, s'era innamorato pazzamente d'una fanciulla che poteva esser sua figlia?
Certo ch'egli le sue scuse le aveva. E non soltanto le scuse banali dell'amore ch'è cieco, della ragione ch'è disarmata dinanzi alla bellezza e alla grazia; ma scuse d'un ordine più elevato, di quelle che permettono di prendere in iscambio i nostri capricci e le nostre passioni per sentimenti generosi e magnanimi.
Lucilla, egli l'aveva conosciuta da bambina in su; se l'era vista crescere sotto gli occhi, buona, avvenente, giudiziosa, e quando la morte prematura dei genitori l'aveva lasciata povera e sola, egli aveva creduto di poter offrirle, in cambio del tesoro de' suoi vent'anni ch'ella gli portava in dono, una posizione quasi signorile, un nome già illustre, un affetto profondo e tenace. E con che riconoscenza ell'aveva accettato l'offerta! E che moglie adorabile ell'era stata nel primo periodo del suo matrimonio! E che madre sollecita del piccolo Gino! E come aveva saputo conciliare questi suoi uffici di madre e di moglie coi doveri della società ov'ell'era festeggiata, acclamata, e ove l'attraeva il desiderio legittimo di brillare fra mille!... Tempi felici!
La corteggiavano, sì; (poteva forse essere altrimenti?) ma ella, ingenuamente lieta degli omaggi che le si rendevano, aveva un'arte sopraffina per tener nei giusti limiti i suoi adoratori; frenava gli arditi col suo contegno decoroso e un po' altero, sconcertava i timidi con la sua tranquilla ironia.
Bertalia aveva per lei la compiacenza che i mariti vecchi devono avere per le spose giovani se vogliono conservarsene l'affetto; mostrava un'assoluta fiducia nella sua saviezza e nella sua rettitudine, si asteneva da ogni sindacato importuno sulle visite che faceva e che riceveva, l'accompagnava senza mormorare alle veglie e ai teatri, benchè queste lunghe serate fuori di casa contraddicessero alle sue vecchie abitudini di studioso. L'affidar sua moglie alla cura di amici comuni, come facevano altri mariti anche meno maturi, anche meno occupati di lui, non gli pareva conveniente, e non pareva conveniente nemmeno a Lucilla.
Fu appunto ad un ballo, fu dai conti Filiberti che i Bertalia ebbero la presentazione di Riccardo Bagnasco. Aveva trent'anni, era stato appena promosso capitano, ed era un ufficiale colto, intelligente, modesto, laborioso, onde il professore, maravigliato di trovarlo tanto dissimile dai soliti damerini, con o senza uniforme, lo prese subito in simpatia. Entrato così in grazia di tutti e due i conjugi, il capitano fu ammesso nell'intimità della famiglia e non tardò a conquistarsi il cuore di Gino, ch'egli regalava di chicche e di giocattoli, e a cui raccontava cento storielle piacevoli. Fatto si è che l'assiduità di Bagnasco intorno alla Bertalia diede presto nell'occhio e alimentò le chiacchiere degli sfaccendati. Per un pezzo il senatore o non se ne accorse, o non vi badò; poi, messo sull'avviso, suggerì amichevolmente a sua moglie di stare in guardia. Non ch'egli dubitasse, ma non voleva che dubitassero gli altri e che si malignasse sul loro conto.
Ella rispose, un po' seccamente, che i modi del capitano erano correttissimi, che non vedeva una ragione al mondo per trattarlo con minor dimestichezza dell'usato, ch'ell'era sicura di sè, ch'era impossibile chiuder la bocca ai cattivi e ai balordi, e che si meravigliava come un uomo del valore di suo marito raccogliesse sì perfide insinuazioni.
Pel momento la cosa non ebbe seguito, ma di lì ad alcuni mesi il professore ricevette una lettera anonima che aggravava le accuse.
Egli portò a Lucilla la lettera vile e la bruciò al suo cospetto, dicendo che sdegnava servirsi delle indicazioni contenute in essa; ma che non si sarebbe più addormentato in una cieca fiducia, e che se avesse scoperto di esser ingannato si sarebbe presa una sola vendetta; quella di dar lo sfratto alla moglie colpevole e di separarla dal figliuolo che non poteva avere per educatrice una donna dimentica de' suoi doveri.
La minaccia che colpiva Lucilla nel suo punto più vulnerabile, la tenerezza materna, fiaccò la sua nativa alterigia e rattenne in tempo le parole acerbe che le salivano al labbro e di cui non era agevole misurare le conseguenze. Mordendo il freno, ella si limitò a protestare contro i sospetti ingiuriosi di suo marito e contro il sistema inquisitorio che si voleva introdurre in casa.
Comunque sia, le visite del capitano Bagnasco si diradarono e non andò molto ch'egli fu destinato a una nuova residenza. Bertalia applicò in quell'occasione il noto adagio: _a nemico che fugge ponti d'oro_, e accolse urbanamente l'ufficiale venuto a prender congedo.
Ed ora eran trascorsi cinqu'anni e il tempo aveva ristabilito l'accordo, almeno apparente, fra i conjugi. Ma nel cuore di Bertalia l'antica ferita non era così ben rimarginata da non farsi sentire di tratto in tratto, e lo riassaliva a intervalli un bisogno tormentoso di rivangare il passato, di mutar in certezza, dolce o amara che fosse, la sorda inquietudine che lo logorava. E più volte aveva pensato al modo di approfondire le sue ricerche, sia provocando Lucilla, sia sorprendendola in un istante di debolezza, sia invigilando sulle lettere ch'ella scriveva e che riceveva, perchè talora gli sorgeva anche il dubbio che vi fosse una corrispondenza epistolare tra lei e Riccardo Bagnasco.
Per fortuna, molte ragioni, le une più, le altre meno onorevoli, lo avevano arrestato sulla china pericolosa. Erano le occupazioni scientifiche, era l'orgoglio d'una natura leale ripugnante dai sotterfugi, era il timore di saper troppo e lo sgomento del poi, era in fine la coscienza dell'errore grave, irrimediabile da lui commesso il giorno in cui s'era lasciato vincere da una passione senile.
Oggi quell'annunzio di morte, che pur doveva essere ed era una grande liberazione, svegliava in Corrado Bertalia la malsana curiosità. E il contegno di Lucilla rinfocolava gli antichi sospetti. No, il turbamento di lei non era quello, così naturale, che commove qualunque animo ben fatto alla notizia inattesa della perdita d'un amico. Troppo evidente era in lei la cura di pesare ogni parola, di reprimere ogni moto che potesse tradirla. _Povero giovine! Povera madre!_ Ella non aveva trovato altro da dire per l'uomo che durante quindici mesi era stato frequentatore assiduo della sua casa, per l'uomo ch'ella vedeva ai balli, ai teatri, ai concerti, al passeggio, ovunque ell'andasse. Non aveva trovato altro da dire, ma tutta la sua energia non era bastata a far sì che le sue guancie non si scolorassero d'improvviso e le sue mani non cercassero istintivamente un appoggio.
Una cosa pareva indubitata. Lucilla era stata côlta di sorpresa dall'annunzio di quella morte, ciò che dava motivo di credere che non vi fosse scambio di lettere tra lei e Bagnasco. Se no, possibile ch'ella ignorasse la sua malattia? Sciocchezze!... Forse egli era morto in seguito a un male di pochi giorni, in seguito a un accidente.... La partecipazione lasciava adito a qualunque ipotesi. E in fine, fosse pur troncata ora la relazione, era ciò sufficiente a distruggere il passato?
E il senatore ripeteva in cuor suo il ragionamento di prima. Dato che Bagnasco fosse stato soltanto un amico, Lucilla non avrebbe cercato di nascondere la sua commozione, avrebbe insistito per chiedere informazioni più particolareggiate, per mandare qualche segno di simpatia alla madre derelitta.... Ma sopra tutto ell'avrebbe dichiarato di non voler intervenire quella sera alla festa dei Filiberti.
Se non che, nel suo sforzo d'essere equo, Bertalia diceva a sè stesso che, anche in caso di piena e assoluta innocenza, sua moglie sapeva d'esser nelle condizioni d'una donna sospettata e che chi è sospettato non è mai sicuro della via da tenere. Egli pure quella mattina aveva sbagliato tattica; i suoi sguardi corrucciati, le sue domande insidiose non erano atte certamente a inspirar confidenza.... Del resto, dinanzi a Gino, ogni spiegazione era impossibile; più tardi forse, quando Lucilla fosse tornata, quando Gino non ci fosse....
Un sorriso triste e sfiduciato passò sul volto di Corrado Bertalia; mai più, mai più egli avrebbe strappato la verità dalla bocca di Lucilla.
Se invece?...
Come se lo spingesse una molla egli scattò dalla seggiola e uscì dallo studio. La cameriera che finiva di spolverare i mobili nella stanza vicina gli disse:
— È ancora fuori la signora.
— Non importa, — egli rispose arrossendo come un fanciullo. — Cerco un libro che deve esser di là.
Entrò nel salottino ove sua moglie passava la maggior parte della giornata lavorando, suonando, leggendo. Ivi ella riceveva i suoi intimi, ivi, più d'una volta, il professore aveva trovato Riccardo Bagnasco. E la stanzetta serbava, visibili, i ricordi di lui. Fra varie fotografie che si spiegavano come a ventaglio da un portaritratti di _peluche_ appeso alla parete, c'era anche quella del capitano, in divisa, con scrittovi un nome e una data: _Riccardo Bagnasco — 19 aprile 1890_. In un palchettino accanto al pianoforte verticale, quasi a farlo apposta, balzava prima all'occhio, tra altri quaderni di musica, una sonata di Beethoven ch'_egli_ preferiva. Di fronte, nello scaffale di noce, spiccavano, per l'elegantissime legature, alcuni volumi ch'egli, il capitano, aveva regalato a Lucilla, edizioni splendidamente illustrate d'autori celebri italiani e stranieri.
Corrado Bertalia prese a caso uno di quei volumi. Era il _Faust_ di Goethe. Certo, egli pensava sfogliandolo, i _loro_ sguardi sono corsi insieme su queste pagine, forse le _loro_ teste chine sul libro si sono toccate, e il _loro_ alito s'è confuso, e la sottile ebbrezza dell'amore li ha involti.... Ma oggi il libro non ridice ciò che udì e ciò che vide.
Il professore lo rimise a posto e sedette sconfidato davanti alla scrivania di Lucilla, con gli occhi ostinatamente fissi sopra una cartella dalla coperta di cuoio nero e dal monogramma d'argento ch'era posata appunto sul piano inclinato della scrivania. Dopo qualche esitazione egli l'aperse; era vuota. Ma i fogli di carta sugante che v'erano inseriti portavano i segni di caratteri impressi, segni confusi, intrecciantisi, sovrapponentisi, tra i quali si sarebbe smarrito il paleografo più consumato. Una cosa sola essi provavano: che quei fogli avevano assorbito l'inchiostro di molte lettere e sapevano il segreto di Lucilla: lo sapevano e lo custodivano.
Bertalia chiuse dispettosamente la cartella e rise della propria ingenuità. Che raccoglieva egli dal suo spionaggio? Indizi, pallidi indizi, nessuna prova.... Le prove, se c'erano, si trovavano in quei cassetti chiusi, la cui serratura avrebbe ceduto a un piccolo sforzo.... Ma era possibile che egli scendesse sì basso?
Vergognandosi dell'ignobile tentazione, egli abbandonò la stanza come un ladro che teme di esser côlto sul fatto. Era tempo, perchè proprio allora una forte scampanellata annunziava l'arrivo della padrona di casa.
III.
Non molto dopo la cameriera venne ad avvertirlo che la colazione era pronta.
Nel salotto da pranzo lo aspettava una sorpresa. Gino gli corse incontro.
— Babbo, ci sono anch'io.
Lucilla, pallida ma composta, s'era già messa a tavola. S'era mutato vestito; indossava un abito grigio.
Il professore guardò alternativamente la moglie e il figliuolo.
— Come? C'è vacanza?
— No, — rispose Gino, — ma sono esonerato dagli esami, e il direttore mi ha messo in libertà. Siamo agli sgoccioli e non si fa più nulla.
Bertalia si morse il labbro. Senza dubbio era stata lei, era stata sua moglie a voler che Gino rimanesse a casa. Ella temeva di trovarsi a tu per tu col marito, e finch'egli partisse pel suo Congresso, si serviva del fanciullo come d'una difesa.
Lucilla ruppe il silenzio.
— Gino non ha detto tutto.
— Che c'è ancora?
— C'è ch'egli avrà il primo premio, — soggiunse la madre con la sua bella voce grave di contralto.
Nei grandi occhi azzurri di lei tremolava una lacrima.
Piangeva ella di tenerezza pei successi scolastici del suo figliuolo, o piangeva per _l'altro_?
Tirò a sè Gino e lo baciò sui capelli. Egli le gettò le braccia al collo.
— Vieni qua, Gino, — ordinò il senatore, geloso di quelle dimostrazioni d'affetto. — Dà un bacio anche a me.... Così.... E non insuperbire, mi raccomando.
— No, babbo, non c'è pericolo.... Dunque me lo porti il libro illustrato da Stoccolma?
— Da qualche posto un libro te lo porterò senza fallo.... Siedi, adesso, e mangia.... O che il premio ti ha tolto l'appetito?
Quasi l'interrogazione fosse rivolta a lei, Lucilla che guardava immobile dalla parte della finestra si scosse e ingoiò faticosamente una cucchiaiata di brodo.
— Sei stata dalla sarta? — chiese Bertalia ripigliando, quasi senza volerlo, quasi senz'accorgersene, la sua parte di giudice istruttore.
Ella accennò col capo di no.
— Come? E la nuova guarnizione?
— Ho pensato che non è indispensabile.... Quella che c'è può bastare.
Dunque ell'era risoluta, o, piuttosto, era rassegnata ad andar dai Filiberti, benchè la sua fisonomia mostrasse chiaro lo sforzo ch'ella faceva.
La cameriera servì le frutta, poi uscì.
Il professore, inesorabile, tornò alla carica.
— Non hai avuto nessun particolare?
Lucilla trasalì.
— Particolare di che?
— Circa a quella notizia di stamattina?
— Da chi potevo averne? — ella replicò con accento di dolorosa maraviglia.
— Forse i Filiberti sapranno....
— Sapranno quello che sappiamo noi.
— Questa sera sentiremo, — borbottò il marito. E s'interruppe per passare il piatto delle fragole a Gino. — O che non ti piacciono più le fragole?
— Sì che mi piacciono. E ne ho prese.
— Dieci ne hai prese. Le ho contate.
— Oh babbo, che cosa guardi?
— Se non ha voglia non si può costringerlo, — insinuò Lucilla.
— Perchè non deve aver voglia? Sta poco bene forse?
Il fanciullo s'affrettò a rispondere:
— No, babbo.... Sto benissimo. Ma non ho fame.
— Nessuno ha fame oggi, — brontolò Corrado Bertalia, scrollando le spalle infastidito. E invero non aveva fame nemmeno lui, benchè affettasse di averne e si empisse macchinalmente la bocca.
Dopo una breve pausa egli disse:
— Bisognerà spedire i biglietti da visita alla madre. Mi darai il tuo.
— Te lo darò.
Ella depose sulla tavola la salvietta, e si alzò, rigida e bianca, come una bella statua.
— Vado a preparare le tue valigie, — ell'annunziò al marito.
Gino, che le si era aggrappato alle vesti, soggiunse:
— Anch'io, anch'io vengo ad aiutarti a far le valigie di papà.... Buondì, papà, arrivederci.
Com'erano d'accordo, madre e figliuolo, com'erano impazienti di restar soli loro due, senza testimoni! Parevano due complici.
Tenendo per mano il fanciullo, la giovine signora era già presso all'uscio, quando Bertalia chiamò con accento imperioso:
— Lucilla!
Ella si voltò tutta d'un pezzo, suffusa d'un lieve rossore la guancia marmorea. Anche Gino s'era voltato, e i suoi occhi interrogavano il babbo con trepida ansietà, tanto lo aveva stupito la insolita asprezza della voce paterna.
Sentì Bertalia il muto rimprovero, la muta preghiera che c'erano nello sguardo di Gino? O fu altro il pensiero che lo disarmò? Certo si è che mutando tuono egli disse:
— Non dimenticare di metter nella valigia le decorazioni. Sai dove sono?
— Sì, nel primo cassetto a destra.
— Appunto.... All'estero non si può farne senza.
Di lì a un momento il professore richiudeva con forza dietro di sè l'uscio dello studio, ridendo d'un suo riso nervoso ed esclamando sarcasticamente: — Le decorazioni! le decorazioni!
Il bel marito di pasta frolla ch'egli era! E la bella figura ch'egli faceva verso sua moglie! Dopo aver trovato l'accento solenne che doveva preludere Dio sa a che gran scena drammatica egli finiva con quella commedia delle decorazioni!
Ma, riflettendoci, la gran scena drammatica, se fosse successa, a che cosa sarebbe approdata? Alla confessione da parte di Lucilla? Al perdono da parte di lui? O a una rottura violenta, irrimediabile che avrebbe distrutto per sempre la famiglia?