Mimi Bluette, fiore del mio giardino: romanzo
Part 5
—Je nʼen doute pas, Fred,—rispose con amicizia il lungo principe ereditario del caucciù.
—Eh bien, voilà. Dans la sixième course pariez sur Maid Marian. Misez tout ce que vous avez dans votre poche. Vous nʼaurez quʼà me dire merci.
—Maid Marian? Uhm?... Crois pas!
—Comme vous voudrez, Victor. Bonjour, Victor. Je suis très pressée.
Fece due passi per andarsene, ma tornò indietro e lo riprese per la manica.
—Encore un mot, Victor... en toute confiance. Vous savez bien que dʼOlonzac, cette fripouille de dʼOlonzac, ce fameux cochon pour lequel jʼai eu aussi des faiblesses...
—Et alors?
—Ma foi, dites à votre père quʼil devient absolument ridicule!
—Oh, quant à mon père, vous savez bien que nous sommes brouillés. Mais, ridicule en quoi, sʼil vous plaît?
—Ah, mon cher, il a beau vendre ses pneus! Si dʼOlonzac sʼy met...
—DʼOlonzac?... Mais de quoi sʼagit–il? Je nʼy comprends goutte!
—Vraiment? Oh, alors, excusez–moi... Cʼest une gaffe! Je vous croyais au courant...
—Au courant de quoi?
—Mais de la nouvelle dont tout le monde parle... cʼest–à–dire que Bluette...
—Bluette? Qua–t–elle–fait? Divorce–t–elle dʼavec mon père? Mon cher père lʼa–t–il enfin plaquée?
—Pas encore, mon pauvre Victor! Mais, tant pis! puisque jʼai commencé, faut bien que je finisse. Roré sʼest mis avec Bluette. Bluette en est folle. Ce qui fait en somme que votre père entretient Roré...
Lʼelastico principe ereditario del caucciù fece allora un piccolo salto, che lo allontanò dʼun paio di metri da Fred Chinchilla. Poi diede principio ad una stura di pittoresche bestemmie.
—Oui, mon pauvre Victor!... Il vous chicane à vous, qui êtes son fils légitime, les vingt–cinq louis, tandis que Bluette le ruine et que Roré les ruinera tous les deux!
Poi aperse lʼombrellino e andò via dicendogli:
—En tout cas nʼoubliez pas Maid Marian, puisque cʼest de lʼargent sûr...
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Roré, sdraiato sopra un divano, con la testa su le ginocchia di Bluette, la pettinatura in disordine per colpa di ciò che avevano poco dianzi compiuto, le stava spiegando con volubilità chʼegli era nato per essere un uomo dʼaffari. Secondo lui Mimi era male amministrata. Quel vecchio Monsieur Bollot, se non era proprio un ladro, per lo meno era un imbecille. Del resto lui, dʼOlonzac, si era preso il gusto di appurare un poco le cose; lui, dʼOlonzac, sapeva che il vecchio Bollot, qualche mese innanzi, aveva maritata una nipote facendole una dote di quasi centomila franchi. Ora, siccome il vecchio Bollot, del proprio, non possedeva che una magra pensione governativa ed i suoi piccoli redditi professionali, era evidente che la bellissima dote proveniva dal denaro di Bluette. Non solo; ma lui, dʼOlonzac, sapeva che il patrimonio di Bluette rendeva pressʼa poco un quarto di ciò che avrebbe dovuto rendere, perchè il bravo Monsieur Bollot si divertiva, non avendo nessun controllo, a fare prestiti grossi o piccoli aʼ suoi propri amici, su ipoteche meno che sicure; anzi arrivava persino ad esercitare lʼusura per conto proprio,—come aveva saputo per via dʼinformazioni secrete, lui stesso, il benemerito signore dʼOlonzac...
Se Bluette gli avesse data una piccola procura!... due righe, nientʼaltro che due righe davanti a notaio, lui, dʼOlonzac, avrebbe facilmente provveduto a raddoppiarle il reddito in sei mesi, e triplicarlo in séguito; lui, dʼOlonzac, che aveva ereditato solo debiti e gravezze dal conte suo padre, adesso aveva un patrimonio fiorente... lui, dʼOlonzac, era nato con il bernóccolo dellʼuomo dʼaffari.
Bluette, un poʼ stordita per quello che avevano fatto poco dianzi, lì su la vasta e morbida pelliccia dʼorso del Canadà, lo ascoltava con un sorriso negligente, senza dargli torto nè ragione, poichè la donna, per istinto, ha sempre una fiducia molto limitata in coloro che maneggiano il suo denaro. Non era del tutto certa che Monsieur Bollot fosse un galantuomo; bensì era schiettamente persuasa che il signore dʼOlonzac fosse un piacevole furfante. Piacevole senza dubbio, sopra tutto quandʼera coricato su le pellicce dʼorso del Canadà.
Ma la negligenza di Bluette era compensata invece dallʼattenzione di Linette, la quale, come tutte le cameriere di stile, traguardava ed origliava dietro gli usci, senza perdere un gesto nè una sillaba di quelle pomeridiane intimità.
Se non facessero così, queste povere cameriere, in qual modo apprenderebbero esse a conoscere, quindi a secondare, il carattere delle bisbettiche loro padrone?
Poi entrò anche la madre Malespano. La quale vide per terra la pelliccia scompigliata, e la rimise a posto col piede. Quel giorno portava un bellʼabito, color cilestrino, che la faceva sembrare una biondina folle, grazie allʼossigeno dellʼInstitut del Beauté. La madre Malespano aveva una simpatia svenevole per il signore dʼOlonzac; nel respirare davanti a lui gonfiava in modo inverecondo il suo bellissimo seno.
Egli non si mosse. Bluette neppure. La bionda Caterina sedette, accavallando le gambe, vicino al loro canapè.
Allora si vide ancor meglio che Maurice, maggiordomo impeccabile, non era persona di cattivo gusto. La bionda Caterina dava tutte le ragioni al signore dʼOlonzac. Secondo lei era la Provvidenza che mandava in casa loro quel bel giovine per sorvegliare un poco le mene del vecchio Bollot...
Ma invece Mimi non poteva tollerare che la bionda Caterina venisse a mettere il becco negli affari suoi. Le urtava un poʼ i nervi, questa madre scandalosa e pettegola, che ormai non si contentava nemmeno più del maggiordomo, ed aveva incominciato a commettere, proprio lì nel quartiere, un certo numero di spudorate infedeltà.
Sicchè, non appena la madre volle darle un consiglio, Bluette la rimbeccò:
—Tu, mamma, te lʼho già detto: se vuoi che andiamo dʼaccordo, non tʼimmischiare nei fatti miei.
—«Ah, bon Diô, bon Diô, quel mauditt caractère!»—rispose la bionda Caterina, con il suo francese adorno di pittoresche licenze lombarde.
Roré, cambiando guancia su le ginocchia di Bluette, stese una mano, sorridendo, verso la madre Malespano; e frattanto ripeteva:
—Chère amie... très chère amie!...
La bionda Caterina prodigò a quelle magre dita una carezza quasi viscida, e tanto si gonfiò, che il suo bellissimo petto più non ridiscendeva.
—Tu, mamma,—riprese Bluette—non so davvero perchè ti ostini a rimanere qui. Non sei riuscita nè ad imparare il francese nè a passare una settimana senza far nascere qualche malanno.
—«Lʼécoutez–vous, lʼécoutez–vous monsié le conte di Lonzac?... Et dire che ze lʼadore comme la prounelle de mes yeux!»
—Chère Madame, vous êtes encore trop jolie pour que Bluette vous obéisse!...—rispose con una subdola galanteria il signore dʼOlonzac, strizzando lʼocchio a Bluette, che sorrise.
E la bionda Caterina intanto arrossiva di piacere.
—«Que voulez–vous, monsié le conte? Nʼest pas ma fotte si ze resiste encore un pé!...»
—Anzi, mamma, dovresti proprio fare quello che ti ho consigliato io: preparare i tuoi bauli piano piano, mettervi dentro tutto quello che ti abbisogna, e tornartene tranquillamente a casa tua.
—Casa mia? Sai bene che non lʼho più.
—Voglio dire da tua sorella, per intanto. Poi ti rifaresti una casa nuova, bella, comoda: in città, in campagna, come preferisci. Io ti manderei mese per mese tutto il denaro che possa occorrerti; se vuoi ti manderò anche Maurice, per farti servire a puntino... E questo, vedi, è lʼunico mezzo con il quale potremo essere felici tuttʼe due.
—Figlia ingrata!—esclamò la bionda Caterina, toccandosi un ricciolo delle sue trecce finte.
—Perchè ingrata, mamma? Tu verresti a Parigi qualche mese allʼanno, durante la primavera, per esempio, ed io ti spedirei per pacco postale tutti quei regali che mi tocca farti quando abiti qui.—Così parlando ella carezzava la bocca e gli occhi di Roré; fumava, distratta, con il capo rovesciato su la spalliera del divano.
—Senza contare,—seguitò—che tu, mamma, sei ancora una bella donna, e, se ti annoi, potresti anche riprendere marito.
—Certamente non sono vecchia e non son neanche da buttar via...—confessò la madre Malespano, sogguardando il suo bel corpo.—Ma, vedi, sposare un uomo è una faccenda seria, perchè gli uomini al giorno dʼoggi, o di riffe o di raffe, quasi tutti cercano di farsi mantenere...
Il delicato signore dʼOlonzac di nuovo cambiò guancia su le ginocchia di Bluette, e sorrise tranquillamente.
—Però, però,—concluse la bionda Caterina—quello che mi consigli non è del tutto stupido, e forse, uno di questi giorni, prenderò la mia risoluzione.
—Brava, mammina! E decíditi presto, perchè sai bene che fra un mese deve incominciare la mia tournée.
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Allora, non appena il signor dʼOlonzac fu andato via, Linette, che aveva origliato scrupolosamente, prese tutto il suo coraggio a due mani, entrò nella stanza dovʼera la sua padrona e si mise a piangere dirottamente, perchè aveva il cuore così gonfio da non poterne più.
Bluette dapprima la guardò stupefatta, poi lʼafferrò per i due polsi, che Linette si premeva contro la faccia, e commossa non ristava dal chiederle cosa mai fosse capitato. Le lacrime cadevano sul bel grembiule di lino. fitte, veloci, e rotolavano giù come perle. Questa povera Bluette, che aveva un cuore di bambina, vedendola piangere, e non riuscendo a cavarle una parola, quasi quasi provava il bisogno di mettersi a piangere insieme con lei. Sʼimmaginò che le fosse accaduta una disgrazia di famiglia, oppure che avesse un amore infelice, oppure che si fosse trovata incinta, come capita qualchevolta contro tutte le previsioni, o che le avesser rubato i suoi risparmi, o che avesse lasciato prender fuoco a qualche scatola di Valenciennes... Ma davanti a ciascuna sua domanda, Linette scuoteva il capo in silenzio e piangeva sempre più. Allora la fece sedere sul divano, come se la padrona fosse lei, e piano piano le carezzava i capelli.
—Dis–moi tout, Linette... Nʼaie pas peur. Si tu as commis une faute, je te pardonne, et si tu as quelque chagrin, je tʼaiderai de tout mon cœur.
Linette allora balbettò:
—Cʼest à cause de vous, Madame, que je pleure...
—A cause de moi, Linette?
—Mais si... parce quʼil fallait vous le dire tout de suite... et ne pas attendre si longtemps...
—Me dire quoi, Linette?
—Mais oui, mais oui... parce que vous êtes si bonne, Madame, et je vous aime si fort, Madame... tandis que lui il nʼest quʼun vaurien quelconque, un gredin quelconque... Oui, Madame! Et mon devoir était de vous le dire avant que vous ne soyez amoureuse de lui...
—Mais de qui parles–tu, Linette?
—Vous le savez bien. Madame... Je parie de ce faux Comte dʼOlonzac, lequel nʼest autre chose que...
—Que quoi, Linette?
—Eh bien, nʼest autre chose que mon frère!... Oui Madame! oui, Madame!... mon propre frère, le désespoir de ma vieille maman, un sale type, Madame!
Bluette fece due passi indietro, e con un gesto nervoso intrecciò le dita. Linette sʼera levata in piedi, ma oscillava come se avesse perduto lʼequilibrio. Dopo una pausa, che durò qualche momento, Bluette, con un senso dʼimprovvisa vergogna, si andò a guardare in uno specchio, e disse:
—Ben, vrai! Ce nʼest pas mal ce que tu me racontes, Linette!
Poi soggiunse, come a sè stessa:—Après tout, sʼil est ton frère, ça ne change pas grandʼ chose... Je savais bien quʼil nʼest pas comte... pourtant je le croyais dʼOlonzac.
—Il nʼest pas dʼOlonzac, Madame.
—Quʼest ce quʼil est donc?
—Il est Messanges, comme moi, Honoré Messanges, et pas un brin de plus. Il était mécanicien dans le temps; plus tard ils sʼest fait coureur de motocyclettes. Il vit, paraît–il, sur le dos des femmes...
—Tiens!...—fece Mimi con simulazione.—Tu le sais pour sûr, Linette?
—Mais tout le monde le sait, Madame! Seulement, avec son titre de comte on le gobe, et il se fait recevoir partout. Cʼest une fine crapule, Madame! Et, dʼailleurs, je vous avais mise sur vos gardes.
—Tu mʼas dit en effet quʼil nʼétait pas ton type... Mais cela nʼavait pas trop dʼimportance, puisque, pour le moment, il était le mien.
—Voilà le danger. Madame. Et comme jʼai entendu quʼil veut se mêler de vos affaires, coûte que coûte, et même au prix de sa vengeance, je vous lʼait dit, et jʼai cru bien faire. Sans doute Madame ne voudra plus de moi à présent...
Bluette si stava incipriando, ma buttò per terra il piumino con un gesto improvviso dʼira.
—Ecoute, Linette! Sors dʼici pour le moment. Parce que tu mʼas rendue nerveuse, et tu mʼembêtes! Je nʼaime pas quʼon sʼoccupe de mes affaires; car je ne suis pas une enfant et je sais à quoi mʼen tenir. Ramasse vite la houppe frotte tes yeux, et va–t–en!
Quando già Linette era su lʼuscio, e stava per andarsene a fronte china, Bluette soggiunse:
—Et gare à toi si tu souffles mot à ton frère de ce que tu mʼas dit!
—Bien, Madame.
—Ni à ton frère, ni à personne.
—Bien, Madame.
—Et si on voit que tu as pleuré, tu diras que tu as des peines de cœur...
—Bien, Madame.
Era già nel corridoio, quando Bluette la richiamò:
—Viens ici, Linette! Jʼai tort de te rudoyer; car tu es une brave fille, et je te remercie. Bien que tu aies tort de me croire si sotte. Car, dʼOlonzac ou Messanges, ton frère ou non, il en faut dix comme lui pour mettre en danger le cœur de Mimi Bluette!
—Jʼen suis bien aise, Madame.
—Je parais écervelée parce que cʼest plus commode; je ne le suis pas, je te lʼaffirme.
Linette le prese un braccio nudo e lo baciò con effusione.
—Si dʼailleurs le jeune comte a été le bienvenu chez moi, cʼest que jʼen ai assez du vieux fabricant de pneus!... Mais jʼai trouvé mieux que ça, Linette! Je voulais seulement faire enrager Fred Chinchilla... Et puis, et puis... ça ne te regarde pas, Linette, mais je tʼassure quʼil est rudemente bien quand il nʼa sur lui ni son veston ni son dʼOlonzac!...
[Illustrazione: DECORAZIONE]
«Mieux–que–ça» era uomo politico, aspirante in pectore ad una futura presidenza della Repubblica. Lʼex–avvocato «Mieux–que–ça» era nato in un angolo di provincia, come tutti quelli che riescono a farsi prendere sul serio dalla Capitale. Parigi è terreno di conquista, ove difficilmente incontra fortuna la gente che si fa troppi scrupoli e quella che, per star ferma neʼ suoi principii, finisce con mancare dʼogni malleabilità.
Quanto a principii, lʼex–avvocato «Mieux–que–ça» non ne aveva manco lʼombra.
Quanto a scrupoli, aveva quelli che possono andare dʼaccordo con la transigenza dʼun uomo di spirito.
Le cose che fece in trentʼanni di carriera furono le seguenti:
cambiò partito cinque o sei volte; moglie, due volte sole; amanti, ne cambiò assai. Come segretario, imbrogliò il suo principale, come avvocato, imbrogliò i suoi clienti, come speculatore, i suoi azionisti, come uomo politico, i suoi elettori, come uomo di governo, la Repubblica.
Ma la sua grande astuzia fece sì che i varii partiti ai quali appartenne gli mantennero il voto.
Le due mogli divorziate lo rimpiansero. Le amanti abbandonate non gli serbarono rancore. Il suo principale divenne suo segretario. I clienti affluirono vieppiù numerosi. Gli azionisti gli versaron nuovi capitali. Le due Camere lo vollero Ministro. La Repubblica gli promise di eleggerlo Presidente.
Era un uomo agile, abile, malleabile, che aveva semplicemente saputo compiere la sua strada.
* * * * *
Ordunque il signore dʼOlonzac ebbe la delusione di vedere che Mimi Bluette, nonostante i fatti gravissimi recati a sua conoscenza, manteneva unʼassoluta fiducia nellʼamministrazione del vecchio Monsieur Bollot.
Questo fatto persuase lʼaccorto signore dʼOlonzac a ricercare di bel nuovo le grazie della puntigliosa Fred Chinchilla. Nello stesso tempo il Mercante di Pneumatici, che naturalmente non poteva mettersi a lottare con un Ministro dʼIndustria e Commercio, ritirò le sue credenziali. Ma, per consolarsi dellʼabbandono, fece tappezzare i muri della Capitale con un cartello di pubblicità, nel quale i suoi pneumatici erano fatti preferire al pubblico dal sorriso dʼuna donna che somigliava spudoratamente a Mimi Bluette.
E Linette, cameriera dalle calze di voilé, rimase il domestico angelo guardiano della Ministressa Mimi Bluette.
Ormai dunque le si apriva dinanzi ciò che si usa chiamare «un orizzonte politico». Dalle sue piccole mani quasi azzurre poteva essere gettato qualche dado nel bossolo della sorte repubblicana; sui Dipartimenti e su le Colonie aleggiava il profumo della sua nascosta e leggera sovranità. Se avesse avuto quel bernoccolo del governo che rese illustri tante Ninfe Egerie della politica francese, la prodigiosa Mimi Bluette, inventrice del My Blu, avrebbe forse potuto tramandarsi alla storia insieme con lʼamante del generale Boulanger, od almeno in compagnia di quellʼammirevole ispiratrice, od aspiratrice, che fu Madame Steinheil.
Ma ella di governo ben poco sʼintendeva, ed il Ministro non riuscì a svegliare in lei nessun amore per la politica, nè per gli uomini che si contendono il potere. Ella sopportava questa Eccellenza, come aveva sopportato il Mercante di Pneumatici, come aveva sopportato il Grande Industriale, nonchè tutti gli altri che si erano presi cura di lei, studiandosi di fare quel che poteva per il bene del paese; poichè gli affari dʼun Ministero dipendono spesso dal modo come Sua Eccellenza il Ministro ha passata la notte.
Ora, lʼIndustria ed il Commercio della Repubblica non poterono che lodarsi di lei.
Nella sua qualità di Ministressa ella fu delegata in quei tempi a rappresentare la Repubblica nelle coltri borboniche di un giovine Re Cattolicissimo, che Parigi festeggiava.
Più tardi un Granduca nevrastenico disannoiò nelle sue morbide braccia le imperiali malinconie dellʼanima slava.
E rimase in carica fin quando il Gabinetto fu rovesciato. Poi uscì dalla politica per entrare nellʼamore.
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Fu dʼinverno, in una bianca sera dʼinverno, che allʼimprovviso, e col suo cuore di vergine, la divina Bluette sʼinnamorò.
Talvolta ella tornava nel Bar della Grande Rouquine, per ritrovare i suoi compagni, le sue compagne dʼun tempo, e spesso vi pranzava con grande allegria, nelle sere di libertà, quando non doveva danzare o quando S. E. il Ministro le usava la cortesia di lasciarla in pace. Laggiù, nel piccolo Bar, lʼaccoglievano come una reginetta, e non appena Bluette vi entrava, tutti quanti erano sossopra. La Grande Rouquine, col suo cespuglio di capelli rossi, con i suoi occhiacci da gatta selvatica, la voce sonora e fioca, bruciacchiata dallʼarsura delle sigarette russe, la Grande Rouquine, donna che aveva un passato, era sempre là, dietro il suo banco, a tenere in briglia quella famigerata clientela. Vedendola entrare, scattava su come un pagliaccio a molla da una scatola chiusa, le correva incontro, le dava due terribili baci, serrandola fra le sue braccia di befana.
Limka, violino di spalla, tzeco delle Batignolles, attaccava il My Blu.
E siccome, in fondo, Bluette non era nata per frequentare Ministri nè per gustar le freddure di qualche socio della Rue Royale, Mimi Bluette, che vʼera passata frammezzo, ancora si trovava molto bene fra quelle canaglie simpatiche, fra queʼ sinceri e briosi farabutti, che forse valevano poco meno di certi gesuiti rispettabili, affiliati a leghe di pubblica moralità.
Per lei quel Bar della Grande Rouquine rappresentava uno svago ed in certo senso un riposo dalla sua vita di necessaria commediante, quasi quasi un angolo di antica indimenticata famiglia, ove nondimeno avrebbe trovato un rifugio nellʼora del pericolo, quando per avventura il mutevole giuoco della sorte avesse provveduto a punirla della sua troppo facile prosperità. Quella Grande Rouquine, lunga di cosce, priva di seni, con la fisionomia di cera, le voleva bene a modo suo, chissà mai perchè, ma le voleva bene. Se un giorno per avventura le fosse mancato un luigi, Limka, tzeco delle Batignolles, certamente glielʼavrebbe dato a prestito. Florina–Bey, sebbene si vestisse da una sartina di Billancourt, aveva certo più spirito che Fred Chinchilla, e Boblikoff, il terribile Boblikoff, ex–domatore dʼorsi, lʼamava pur sempre dʼuna sua rassegnata umile passione.
Lì, nel Bar equivoco ed elegante, ove bazzicavan tanti ladri e tanti sperduti, ove la miseria e la nobiltà bevevano le stesse droghe neʼ medesimi bicchieri, dove la prostituzione vecchia e quella non ancora deflorata cenavano su lo stesso tavolino alla musica di My Blu, dove, nelle tarde ore della notte, quando i clienti serii, cioè quelli che pagano, se nʼerano andati, Garcia Pois–Lourd, boxeur deluso, si giocava unʼorzata al picchetto con lʼefebo Jean Kiki, mentre la Grande Rouquine faceva i conti di cassa,—lì, forse, il mondo era peggiore dʼapparenza che in verità, mentre molto spesso altrove il mondo è peggiore in verità che dʼapparenza.
Or quella sera per lʼappunto il Ministro erasi recato a rappresentare il Governo della Repubblica in non so quale Dipartimento; le aveva mandato un ultimo bacio per telefono, ed ossequiato, affabile, ammiratissimo, era partito alle 9 precise dalla Gare de Lyon.
La sola che non ammirasse questʼuomo era proprio Mimi Bluette. Gli è che Bluette, lo conosceva intimamente.
Il Ministro è lʼuomo forse meno amato che si conosca su la terra. Non è più giovane, ha sempre un tono declamatorio, certe maniere burocratiche, non è libero, non è spensierato, non può essere geloso, è troppo autorevole per essere considerato un passatempo e troppo in vista per essere temuto. Paga di solito con denari dello Stato e scrive lettere dʼamore che sembrano protocolli di cancelleria.
Quello poi dʼIndustria e Commercio è un Ministro che non esercita prestigio alcuno su la donna, perchè il suo dicastero manca di attributi speciosi e di cerimonie teatrali. Di più disadorno che il Ministro dʼIndustria e Commercio vʼè soltanto il Ministro delle Poste e Telegrafi; quello poi di Belle Arti e Culti non si capisce bene cosa faccia.
Ma in generale non si capisce bene cosa facciano tutti i Ministri.
Ad ogni modo, per le ragioni sopra citate, Mimi Bluette era molto più allegra quando Sua Eccellenza viaggiava per i Dipartimenti; e quella sera, nonostante la neve, pensò di andarsene al Bar della Grande Rouquine.
Non volle nemmeno servirsi della propria automobile; fece chiamare invece un tassametro sgangherato, per concedersi meglio lʼillusione dʼessere ancora una piccola Parigina in libertà.
Quando la sorte ci ha sollevati al culmine delle più alte fortune, la perfetta gioia consiste nel ritornare verso lʼorigine. E poichè siamo assurdi, se la vita per avventura ci riconduce allʼumiltà passata, quel bene che fu perduto assume ai nostri occhi un lontano colore di felicità.
Bluette, nel veicolo traballante, rivedeva con esattezza il remoto pomeriggio, allorchè, povera e trasognata, giunse nella stupenda Capitale. Si ricordò quella ridda che le apparve sui Grandi Boulevards, la prima sera: «Crémieux.... Luna Park... habille bien... Le Matin... Michelin... Galeries... Polin... sait tout...»
E Max? dovʼera Max?
Forse in galera, forse in giro per il mondo, forse diventato un galantuomo... chissà?
Frattanto la neve senza vento cadeva giù fiocco a fiocco, prendendo il colore dei lampioni, la forma delle case, buona, bianca, lieve. Una specie di silenzio candido si avvolgeva intorno al rumore della Capitale. Povere vecchie pedine trottavano sui marciapiedi, sgominate.
Il suo piccolo cuore si strinse. Aveva quasi pietà, in quella sera di neve, dʼogni creatura che non fosse tepida, bella, felice come lei.
Mimi Bluette!... si chiamava Mimi Bluette!... e pronunziare a se stessa il proprio nome le dava quasi una sottile intima gioia.