Mimi Bluette, fiore del mio giardino: romanzo
Part 20
Tu passi, e non sei che un limpido fiore del mio giardino; tu passi e non sei che la danzatrice per sempre addormentata nel rumore di Parigi la Babelica.
Il violino dello zingaro Limka, piangendo, con sommesse musiche, ti accompagna fino al cimitero.
È un sereno giorno di primavera, e la Città che ti diede la gloria, in silenzio ti guarda passare.
Oggi la Grande Rouquine, donna che aveva un passato, per seguirti fino a Boulogne si è messa un abito nero.
Boblikoff discorre piano con lʼefebo Jean Kiki.
Oh, il bel colore che mandano, in questa luce piena di natività, le grondaie di Parigi!...
La povera Linette, cameriera dalle calze di voilé, ha la faccia tutta logora di pianto; è stanca, e se ne va piano piano, dando il braccio al vecchio amministratore, M.ͬ Bollot.
Dʼimprovviso attraversa il cielo un gran profumo di alberi che si mettono in fiore. È il mese dei tigli; lʼaria crepuscolare si gonfia di profumate vampe.
Jack ti guarda con i suoi chiari occhi pieni di Atlantico.
E Sanderini dice a Fred Chinchilla:—«Ah, ʼl beau truc! Voilà ʼl moulin à café edʼ Pathé Frères!... Encore du cinéma... Ça biche! Sʼ pas, Fred?... Mais, si cʼest pour un film, jʼai bien ʼl titre:—«Les bleuets de Biribi.» Moi, comme bleuets, jʼ préfère ceux dʼ la Banque edʼ France!... Sʼ pas, Fred?... Pis, vous allez voir: y aura sûr queʼque rousto edʼ journalisse, qui, dans son paquelard à chantage, mʼ foutra sur ʼl dos ʼl meurtre edʼ la divine Bluette...»
Ed ancora, tra questa lenta folla che ti accompagna verso il cimitero, mi sembra quasi di riconoscere alcuna fra le sorelle tue più distanti.
Al pari della Grande Rouquine, anchʼesse portano lʼabito nero, e tacendo aprono su te quegli occhi senza tramonto che hanno le vere innamorate.
Vólgiti e guarda, Bluette:—In questo giorno di primavera cammina dietro le tue belle ghirlande il sottile fruscìo pieno di grazia della sottana di Manon Lescaut...
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Non questa era, Bluette, lʼora calma e serena per disciogliere il tuo mazzo di fiordalisi nella primavera della Città Stupenda.
Ora la gente si ferma sui crocicchi, e poi dice:
«Un nome: nientʼaltro che un nome: anzi un piccolo fiore da mettere sui capelli di paglia, nei mesi dʼestate.»
Ma tu eri nata, e già tu eri, prima che gli Ulani del Vandalo giungessero a bivaccare con turpitudine su lʼorlo della foresta di Compiègne.
Questa Città così vasta e così multanime, che sapeva essere anche il teatro della tua meravigliosa nudità, oggi è piena di un santo silenzio; i suoi teatri sono chiusi, come chiusa è per sempre la danza nelle tue caviglie, Bluette.
Oggi, nelle vie di Parigi, solitario ed umile passa il tuo funerale.
Tu, che rappresentavi nella Città Dionisiaca il suo divino e glorioso piacere, oggi sei ferma, e giaci, e puoi traversare la Metropoli che ti regalò tanta fiamma, perchè hai portato nellʼanima lʼamore di Maria Maddalena.
Sei nata come un fiore selvatico nella dolcissima valle del Po; hai traversato le bufere di sole che incendiano il terribile Gharb; hai danzato, sovra un tappeto rosso come il Guébli, la danza del tuo cuore morto...
Che lunga lunga strada... che infinita malinconia,...
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Oggi cantano le belle mitragliatrici.
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Hai cadenzato la musica di due loquele nel profumo deʼ tuoi fiordalisi; hai saputo confondere il sogno nellʼarmonia deʼ tuoi movimenti, come il poeta imprigiona la bellezza nelle musiche della eterna Poesia.
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Oggi cantano le belle mitragliatrici.
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E Parigi che ha sempre una canzone per la sua camminante bandiera, Parigi che può sorridere anche nelle ore dʼimmortalità, sʼincurva su quella che torna dal rosso delirio affricano, e posa la medaglia di Laire sul feretro azzurro della Transalpina.
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Oggi cantano le belle mitragliatrici.
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[Illustrazione: DECORAZIONE]
Bluette, porterai qualche musica nella trincea che non dorme, dal giogo bianco dello Stelvio allʼonda calma che rispecchia le tragiche finestre di Miramare.
Vedrai quelli che assaltarono la rupe del Carso formidabile; quelli che, guadato il fiume, terribilmente vissero nellʼinferno di Doberdò.
Vedrai quelli che salivano, di notte, senza luna, in gran silenzio, per scolpire nel granito inaccessibile la storia degli Alpini di Monte Nero.
Forse nei bivacchi di linea, su la piegata erba dei nomadi accampamenti, la notte, al lume delle torce, scioglierai, danzatrice, la tua meravigliosa treccia bionda. Porterai, dʼinverno, su la neve dellʼAltissimo, lʼazzurro profumo che trabocca daʼ tuoi semplici fiordalisi...
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E ti sia perdonato, fra tanta guerra, quel tenue rumore di sciarpe che produce la tua lievità.
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Questo è ancora ciò che rimane per ultima cosa negli occhi dellʼuomo che non torna: la trasparenza dʼun velo sul colore indimenticabile dʼuna treccia, gli occhi di unʼamante lontana, che innamorata si addormenta nella musica di una lontana città...
Questo è ancora ciò che rimane, dietro le finestre chiuse, dopo i grandi cimiteri: un profumo di grembo femminile che farà continuare la vita, che piegherà lʼideale dei popoli verso le necessarie cune...
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Affinchè possa il mondo ricominciare ad uccidersi.
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Oggi cantano le belle mitragliatrici.
[Illustrazione: DECORAZIONE]
[Illustrazione: DECORAZIONE]
«...dove, negli uragani di sole, con lʼiracondo nomade vento il sepolcro cammina...»
_Maggio 1916_
G. d. V.
NOTA DEL TRASCRITTORE:
--Corretti gli ovvii errori tipografici e di punteggiatura.