# Mia: Romanzo

## Part 9

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La villa era ancor tutta sottosopra. Poche ore prima il Duca e la Duchessa erano partiti per Napoli, dove li avrebbe raggiunti la vecchia Duchessa Lantieri.

La partenza era recente e l'ardore dei commenti non era pur anche venuto meno. Veramente la signora non era al tutto ristabilita; stava però assai meglio. Ma ne aveva patito del male, poveretta! E che festa per tutti, quando, era scesa a desinare per la prima volta!

Non la scorderebbero così presto, quella sera. Il pranzo era stato preparato, non già nel salone grande, ma in un salottino caldo, caldo, ornato delle più belle camelie della serra! Finito il desinare, la Duchessa, appoggiata al braccio di suo marito, era venuta un momento sotto il portico, per ringraziare quella brava gente che aveva tanto gridato: Evviva! Aveva parlato quasi a tutti, aveva riconosciuta la vecchia portinaia, salutata la fattora, poi aveva osservato che ci erano due guardiani dei pascoli e persino Drollino, il quale, da quel selvaticone che sarebbe sempre, se ne stava mezzo nascosto, dietro uno dei pilastri. Anzi, lo fece chiamare.

--Ho saputo--gli disse soavemente--che tu pure venivi spesso a chieder mie nuove. Ti ringrazio.

Egli la guardava fisso.... come incantato. Com'era bella e pallida.... e com'era diversa dalle altre!

Giuliano, che aveva bevuto del _Johannisberg_ molto vecchio in onore della Duchessa, era di lietissimo umore!

--Certo....--sclamò benignamente--veniva ogni giorno a chiedere alla Carolina.... eh!... eh!... guarda.... Drollino!

Drollino guardò infatti il Duca, e in modo siffatto che questi, pur continuando a ridere, non proseguì a toccar quel tasto. E un momento dopo, temendo che Milla fosse stanca, la condusse via.

Milla non si oppose; senz'avvedersene, ricadeva invincibilmente nella obbedienza cieca e fiduciosa dell'amor suo.

Partirono adunque sui primi di dicembre, contenti, felici, e in perfetta armonia. In casa rimaneva tuttora parte della servitù, quella che avrebbe più tardi raggiunti i padroni a Napoli, e quella fissa per tutto l'anno ad Astianello.

La sera stessa si trovarono riuniti in cucina, attorno all'allegra fiammata del caminone. Drollino ci andò pure un momento, prima di recarsi a letto.

Nel crocchio si discutevano, naturalmente, gli ultimi avvenimenti di quella fortunosa villeggiatura.

--E la Russa?--chiese a un tratto il paggetto.

Il capo cuoco alzò una mano a livello del mento, e con una vivace smorfia soffiò rapidamente sul palmo.

--Andata!--soggiunse con un'espressione comicissima, come un prestidigitatore che fa scomparire una pallina di sughero.

E fu una risata generale.

Ma il paggetto maligno insistè:

--Per sempre?...

Il cocchiere alzò le spalle con un'aria da filosofo.

--Caro mio, chi sa l'avvenire?... Speriamo di sì! Certo è che, in grazia di quella diavolessa, la nostra povera signora è stata a un brutto rischio.

--Io dico che se le capita un'altra volta....--prese a sentenziare il maggiordomo.

--Muore, eh, muore davvero?--interrogo premurosamente il paggetto.

--Al diavolo i monelli--rispose stizzosamente il maggiordomo;--che c'entri tu, bardassa, a far cotesti discorsi?

E per fargli vedere che non c'entrava proprio, accennò ad allungargli una pedata.

Ma non l'allungò, e si mise a ridere.

Drollino uscì dalla cucina senza che nessuno se ne accorgesse, e si recò in scuderia.

In quell'ambiente vasto, l'atmosfera aveva un tepore dolce, e l'occhio si riposava in una semioscurità, rotta ad intervalli dal chiarore di certe lampadine appese alle arcate della volta. In fondo, presso alta porta d'uscita, un piccolo lume ad olio ardeva vacillando davanti ad un quadretto di Sant'Antonio e socio. In un _box_ aperto e disoccupato, il sorvegliante di servizio, coricato su di una branda ed avvolto nel suo bigio mantellone, russava saporitamente.

In scuderia non c'erano in quei giorni più di una quindicina di cavalli. Stavano quieti. I più dormivano, alcuni si movevano ogni tanto, con un lieve scalpitìo, accusando le proprie mosse col rumore delle palle di legno appese alle _cavezze_.... che si urtavano contro le pareti esterne delle mangiatoie.

Mia era ultima nel compartimento di destra, e dormiva stesa di fianco sulla paglia; ma quando Drollino, avvicinandosi, la chiamò sommessamente per nome, la povera bestia, destandosi, si rizzò impetuosamente, con quel moto così rapido proprio del cavallo fino che non si vuol lasciar sorprendere in una posa d'inazione. Voltò la testina intelligente, e fissò il padrone coi grandi occhi espressivi.

--Mia!--disse Drollino col tono monotono di chi parla in sogno, e accarezzando la lucida groppa della cavalla.--Mia!... è partita!...

Il riverbero del lumicino di Sant'Antonio accendeva un punto luminoso nella pupilla attenta di Mia.

--Mia!--continuò Drollino collo stesso accento--se lei fosse morta.... io l'avrei ammazzato.... sai?...

Uno dei cavalli vicini diè un forte strappo alla corda, e la palla picchiò rumorosamente contro la barriera.

--Ohe!--borbottò il mozzo, fra il sonno e la veglia.

Una gran quiete regnò in scuderia.

VIII.

Maggio e i suoi fiori, maggio e il suo cielo sereno, le sue nuvole passeggere e i suoi tepori precoci! Maggio che sorride alla villa d'Astianello, e Milla che sorride alle rose di maggio e d'Astianello.

In giardino ce n'è un'infinità, di tutte le qualità, di tutti i colori; ce n'è persino una tutta verde, che non è punto bella, e il cui arbusto costa un occhio del capo.

È una rarità, s'intende. Quella onesta varietà della specie avrebbe il buon senso di non voler nascere a casa nostra, ben sapendo quanto sfiguri in mezzo alle sue splendide sorelline. Ma noi, anzichè saperle grado del suo accorgimento estetico e della sua ritrosia, ne la castighiamo sforzandola invece a crescere stentatamente e a fiorire di mala voglia nei nostri giardini.

Milla è stata china, a guardar la macchia, per un po' di tempo. Finalmente si rizza, e, voltandosi, chiama:

--Giuliano!

Ogni traccia di malattia è scomparsa dal suo visino il quale è ormai più tondeggiante e suffuso d'un lieve incarnato. La personcina è sempre snella e minuta, ma le angolosità d'un tempo si vedono più. Milla veste un'elegantissima _matinèe_ di mussola bianca ricamata, adorna d'un profluvio di fiocchi azzurri e fiorellini rosa.... Sta veramente benino quella gentile creatura; il vento fresco del mattino le ha alquanto scomposta la capigliatura, ed i capelli biondi piovono alla rinfusa sulla fronte, adombrando quei cari occhi castani, pieni di luce, di gioia e d'amore.

--Giuliano!--ripetè a voce più alta, voltandosi verso la finestra d'un salottino a terreno.

Giuliano, obbedendo a quel gaio appello, comparve finalmente nel vano interno della finestra. Il suo busto emergeva nello sfondo bruno del vuoto, e la sua faccia campeggiava bene, così bianca, e con tanto oro di capelli e di barba. Guardandolo, però, pareva un poco invecchiato, e, sotto ai suoi begli occhi azzurri, alcune rughette, appena percettibili, s'eran dato convegno. Aveva anch'egli un'espressione ilare e soddisfatta, ed il profumo del suo biondo sigaro d'Avana giungeva sino alla macchia delle rose, mischiandosi in istrana guisa coi loro forti e vari olezzi.

Milla lasciò la macchia e s'accostò al davanzale. Colla destra teneva sola la famosa rosa verde, colla sinistra serrava un mazzo di stupende rose _Gloire de Dijon_.

--Sai, Giuliano, non mi piace!

--Cosa?

--Questa rosa.

--E perchè non ti piace?

--Perchè non è una rosa schietta come le altre; ha voluto far l'originale, e ciò non va bene.

--No?...

--No! bisogna aver buon senso, e fare ciò che fanno gli altri. E di ciò son tanto persuasa, che non voglio predicar bene e razzolar male. Non voglio essere come la rosa verde. Dunque, a giugno, andremo ai bagni!

--Ma, mia cara, che bisogno c'è di andare ai bagni, se non ne hai voglia? Potremmo benissimo rimanere qui.

--Sì, che ne ho voglia! E poi è giusto; so che, a lungo andare, la campagna ti annoia. Andremo ai bagni.... dove vorrai tu, ben inteso, e poi.... torneremo qui! Ah, qui si sta così bene, non è vero?

--Certo!--disse allegramente Giuliano; ma un'ombra fuggitiva gli passò sulla fronte.

--Dunque--ricominciò Milla--dove andiamo? a San Moritz?

--Eh! vada per San Moritz.

--O a Recoaro, Lucca, Sorrento, Villa d'Este? Basta, decideremo poi. Già, abbiamo tutto il mese per pensarvi. E quest'inverno, per un mese o due, torneremo a Napoli?

--Certo, dove vuoi! Ammenochè gli affari....

--Oh! gli affari!--disse Milla con un'adorabile smorfietta.--Sai che sei insoffribile con questi affari! Dacchè ti sei messo in capo di rivendicare quei possessi nel Genovesato, ti sei cacciato a capo fitto, nei litigi, nei processi, nei consulti d'avvocati, tanto che mi diventi tu pure un vero leguleio.

Rideva, così dicendo, e cercava invano d'assumere un'aria indispettita; ma in cuor suo era tutt'altro che avversa alle occupazioni di Giuliano. Le avevan detto, e s'era persuasa, che una occupazione indefessa, accaparrante poteva benissimo riescire una salvaguardia.

--Orsù--continuò con una soave ipocrisia di pazienza--speriamo che si _possa_ andare a Napoli. Ti ricordi di Napoli?

--Sì--diss'egli lietamente, rimovendo la cenere dall'estremità dello sigaro.

--Oppure, andremo a Nizza. E di Nizza ti rammenti?

--Sì--disse ancora Giuliano, ma non lo disse lietamente.

--Oh! io mi ricordo, sai! La passeggiata degli Inglesi, il Circolo della _Méditerranée_, et la _place Massena_, e il _Restaurant français_, dove abbiam fatta quella famosa colazione. E il _Vallon obscur_? E Cannes? E Montecarlo? A proposito, bada che, se andiamo a Nizza, stavolta voglio proprio venire anch'io a Montecarlo.

Egli aggrottò le ciglia e parve scontento.

--Oh, bella!--continuò Milla, sempre più infervorata nei suoi progetti.--Ci vanno tutti, ci voglio andare anch'io. E voglio vedere a giocare; chissà che non m'arrischi io pure; sapessi quanto mi rincrebbe di non poter venir con te il giorno in cui ci andasti! Ti ricordi di quel giorno? Non mi sentivo bene, e rimasi a casa. Non volevo far parere, ma mi struggevo di venir anch'io a Monaco!

Giuliano fece una strana smorfia, e balbettò fra i denti qualche parola.

--Ma stavolta--continuò Milla--questo capriccio me lo voglio levare. Sissignore, giocherò anch'io, e vedremo se la perdita di qualche migliaio di lire farà venire, a me pure, la faccia da scomunicato che avevi tu, la sera, quando tornasti.

Le venne voglia di ridere, e rise infatti, celando il visino nella profumata bianchezza delle rose.

Egli s'era voltato bruscamente; per buttar via lo sigaro.

Una brezza freschina passava di lì, suscitando nell'erba un tremolìo di amoerro, e facendo dimenar le cime alle rose, come se fossero tante testine di piccole fate dubbiose. Milla alzò di nuovo il viso, aspirando con gioia la frescura di quell'arietta.

Girò attorno lo sguardo, vide quella bella villa signorile, così idilica, colla sua verde cintura di arrampicanti. Vide il giardino ridente e il piano maestoso e i colli vicini, e tutto ciò le parve bellissimo. Allora pensò che Giuliano, il suo fedele Giuliano, era pure molto bello. E la vita dunque non era forse bellissima anch'essa?... Chiuse gli occhi, e, paga, col cuore riboccante di gratitudine e di dolcezza gioconda, mormorò sommessamente:

--Oh Giuliano! come sono felice!

Rimase per un istante come raccolta nel pensiero della sua felicità, mentre Giuliano, pallido, tormentava fra le dita paffute, i ciondoli del suo orologio.

Milla schiuse gli occhi e diede un sospiro.

--Che peccato che tu debba sempre andar laggiù, a Genova a conferire con quell'avvocato! Non potrebbe venir qui lui ogni tanto?...

--Impossibile!--rispose recisamente Giuliano, mordendosi le labbra.--Ma sarò assente per pochi giorni, te lo prometto.

--E penserai a me?--chiese timidamente Milla, ridendo, e colla vaga intuizione di dire una gran sciocchezza.

--E tu, penserai a me?--rispose Giuliano, colla coscienza di dir cinque parole orribilmente vane e stonate.

--Uhm!--rispose Milla--secondo.... se avrò tempo. Perchè,--soggiunse con un fare soavemente biricchino--se tu hai delle occupazioni.... può darsi che ne abbia anch'io.... e che siano importanti come le tue.

Egli la guardò, con un'espressione indefinibile.

--Come?...--mormorò--che intendi dire?...

--Sei curioso, eh? Ci ho gusto. Oh bella! perchè non avrei anch'io i miei affari.... come li hai tu?...

--Perchè....--ripetè Giuliano--perchè?...

--Via, via, non far quegli occhiacci. Sai pure che di affari, propriamente detti, non posso sentir a parlare per cinque minuti consecutivi, senza addormentarmi. Ho piena coscienza che, se me ne immischiassi, non sarei nulla più d'una guastamestieri; e poi non sei forse tu che te ne occupi, che pensi e provvedi a tutto onde risparmiarmi ogni briga?

Un profondo ed amaro turbamento si dipinse per un secondo sul volto di Giuliano.

--Cara Milla!...--sussurrò quasi involontariamente, con voce soffocata.

--Zitto là, Giuliano, e torniamo a bomba. Dicevo dunque che le mie occupazioni, le ho anch'io. Ammetto che non somiglino alle tue, ma ciò non scema la loro importanza, e un giorno o l'altro.... forse.... ne vedrai il risultato.

--Oh! oh!--disse Giuliano, ch'era tornato a rasserenarsi,--e non si può saper niente ora?

--Niente affatto. È una sorpresa; resterai con tanto di naso.

E rideva, allegra come una bambina, assaporando anticipatamente la sorpresa e la soddisfazione di suo marito.

Questi le afferrò una mano, abbandonata sul davanzale.

--Milla!--chiese con accento rotto ed angoscioso--Milla! sei felice, nevvero?

Milla tralasciò di ridere. Sporgendosi colla persona oltre il davanzale, chinò il capo sulla spalla di lui. Egli sentiva il battere concitato di quel vero cuor di donna e il calore di quella fronte, ove piovevano scomposti i ricciolini d'oro.

Drelin, drelin, drelin.... la campanella della colazione!

Si divisero ridendo, movendosi entrambi, l'una al di qua, l'altro al di là della finestra, e riuscirono ad incontrarsi sotto il portico.

--A proposito,--disse Milla a suo marito,--ricordati stavolta, di portarmi il _pan douce_ e i canditi. E quando avrai finiti i tuoi affari, andremo ai bagni.--Non voglio essere la rosa verde,--soggiunse ridendo e appuntandosi sul petto una delle rose bianche.

* * * * *

Giuliano partì il giorno susseguente. Milla tenne dietro, sino oltre il cancello del viale all'elegante _phaèton_ che, guidato dal Duca stesso, s'avviava verso la stazione. Poi tornò indietro, asciugandosi gli occhi un po' rossi. Si fermò a terreno e mandò a chiamar Drollino.

--Senti, Drollino,--gli disse appena se lo vide davanti, serio e muto come al solito,--di devi fare un piacere. Sceglimi in scuderia una bestia buona, sicura, proprio quieta.

--Ci sarebbe Calif,--rispose Drollino, dopo aver pensato alquanto.

Calif, ai suoi giorni, era stato un fiero corridore, ma ora era vecchietto assai e aveva smesso ogni baldanza.

--Bravo! Calif; per l'appunto. Sai cosa voglio fare?... Voglio montare a cavallo.

--Lei!--disse Drollino attonito.

Era noto a tutti, nella tenuta, che quell'angiolo della Duchessa aveva sempre avuto una paura terribile dei cavalli.

--Sicuro....--continuò Milla.--Il Duca avrebbe tanto caro che imparassi. E ora, capisci, approfittando delle sue assenze, voglio fargli questa sorpresa.

Drollino represse una specie d'amaro sorriso, e stette immobile, ascoltando.

--A Nizza avevamo provato, in maneggio; ma sai, non vi riuscivo bene. Ho paura di non esser molto coraggiosa.... Oppure non sapevano insegnarmi. Ma ora, m'insegnerai tu, nevvero?

--Io?--disse impetuosamente, quasi spaventato, Drollino.

--Tu, sì....--rispose Milla ridendo--cominciando da oggi. Ho la sella e tutto l'occorrente. Va a far sellare Calif, e aspettami in maneggio. Io mi vestirò frattanto, e fra mezz'ora scenderò.

E così accadde che Drollino divenne _ipso facto_ maestro di equitazione della Duchessa.

Sulle prime, la cosa durò fatica ad avviarsi. Milla era terribilmente impacciata nella sua lunghissima gonnella di amazzone, e non sapeva raccapezzarsi in nulla. Era molto bellina però, e nell'ampiezza del maneggio la sua figurina delicata, acquistava una nuova leggiadria. Il collo pareva veramente finissimo, quasi esile, così stretto nel collettino ritto, fortemente insaldato, o compito alla chiusura da un nodo di cravatta color verde cupo. Il visino tanto giovane e fresco, coi capelli, strettamente raccolti sulla nuca, e adombrato dalla breve falda d'un _pioppino_ inglese, pareva quello d'un giovanotto di primo pelo. Drollino durava fatica talvolta a non distrarsi, guardandola in quell'aspetto nuovo, che tanto armonizzava colle aspirazioni della sua irresistibile vocazione. E per due ore al giorno, sinchè fu assento il Duca, egli si trovò colla Duchessa, così vestita e affidata completamente a lui. Toccò a lui a metterla in sella, a insegnarle il maneggio delle redini, le chiamate, le attitudini. Milla trovava la cosa ancor più seria di quanto s'era immaginata; non andava avanti che a furia di buona volontà, facendo sforzi eroici per vincere la paura. Ma questa ogni tanto ritornava, invincibile, e Milla, nei suoi sgomenti irragionevoli, temendo sempre di cadere, smarrita, soffocando la voglia di gridare, afferrava con mano convulsa il braccio di Drollino. Questi sentiva alla sua volta uno strano rimescolìo, un intimo turbamento lo sconvolgeva tutto. Ma senza fermarsi a chiedere cosa fosse, lo dominava, e, calmo egli stesso, rassicurava la Duchessa, ripetendole, col suo accento vibrato, di non temere, di fidarsi di lui. Le faceva animo; con un sorriso che aveva qualcosa d'imperioso e di supplichevole ad un tempo, con qualche raro:--Brava!--Milla si fidava, e ciò le giovava immensamente. Persisteva nella sua impresa, sostenuta dal pensiero che tutte queste difficoltà le incontrava per Giuliano, per procurargli il piacere di una sorpresa. E nei momenti critici, quando le pareva proprio di non poter più reggersi in sella, guardava intensamente Drollino, attingendo il sangue freddo nella calma scintillante di quello sguardo, certa che, in ogni caso, la mano di lui l'avrebbe sorretta. Ah, sì, Drollino era proprio un buon maestro!

Siccome il tempo era limitato, le lezioni si ripetevano ogni giorno, benchè, a dir vero, quell'esercizio violento, al quale non era abituata, stancasse non poco la Duchessa. Quando scendeva di sella, a mala pena si reggeva in piedi, e bene spesso, per uscir dal maneggio, doveva appoggiarsi al braccio di Drollino. Oh, com'era stanca.... tanto, che s'abbandonava quasi, così spossata com'era, sul saldo braccio del giovane maestro.

Il ritorno del Duca pose fine al primo periodo delle lezioni.

Egli era pallido, sbattuto; ma ne accagionò presso Milla la stanchezza della nottata, trascorsa in ferrovia. Era un po' nervoso, un po' inquieto; gli affari si complicavano, ma egli voleva spuntarla ad ogni costo, e però gli toccherebbe d'assentarsi ancora, forse, più volte. Portò, oltre ai _pandouce_ ed ai canditi, una splendida collana di corallo e una ventina di gingilli in filagrana. Milla ne fu così lieta che si mise a piangere di contentezza, e non rifiniva di ringraziare suo marito. Ma Giuliano non pareva gustare moltissimo quella sfuriata di ringraziamenti, e forse per interromperli chiese d'un tratto:

--E la sorpresa?

--Non ancora--rispose Milla ridendo--sarà per quest'altra volta.

Ma non fu nemmeno per «quest'altra volta,» benchè, appena ripartito Giuliano, la Duchessa ricominciasse di gran lena le lezioni con Drollino. Quando il Duca tornò, non s'era per anco usciti dal maneggio. Stavolta le portò in regalo un anello in brillanti, ma non chiese della sorpresa. E, in capo a quindici giorni, ricevette delle lettere d'affari che l'obbligarono a ripartire.

Milla, che sulle prime, e per la ragione che sappiamo, aveva fatto buon viso alle nuove occupazioni di Giuliano, cominciava a trovarle ora un tantino indiscrete. Ora per l'appunto, quando egli era diventato così dolce, così compiacente, così premuroso per lei, glielo portavano sempre via.... sempre.... quei benedetti affari!

Milla era veramente felice, dimenticava il passato come si dimentica un brutto sogno. Giuliano s'era completamente ravveduto da quella sciagurata sorpresa dello scorso autunno. In fin dei conti, un po' di colpa ce l'aveva avuta anche lei, colla sua imprudenza. No, ora capiva bene com'è l'esistenza. Bisogna esser prudente, fuggire le occasioni, non mettere la paglia accanto al fuoco! Ora non c'era più pericolo di sorta, ed ella ormai era sicura di nuovo, meglio anzi di prima, del cuore di Giuliano!

Il giorno dopo la terza partenza di suo marito, Milla, nello scendere in maneggio, ebbe una sorpresa. Invece di Calif, trovò ad aspettarla Mia, già insellata e tenuta a mano da Drollino.

Esitò un momento, guardando il giovane.

Egli arrossì, ma disse dolcemente:

--Salga, signora Duchessa.

E quando l'ebbe bene adagiata sulla sella, soggiunse a bassa voce:

--Ho pensato che adesso, coi progressi che abbiamo fatto, sarebbe bene di provare un cavallo nuovo.

--Ma non ti rincresce?--chiese Milla ridendo.

--No--rispose Drollino--e lei ci avrà più piacere a cavalcare Mia.

Infatti, era tutt'altra cosa! Mia aveva il boccato straordinariamente fino, le mosse pronte e leggere. Milla a poco a poco smetteva la paura, e prendeva a gustare l'indicibile soddisfazione del cavalcare. Cominciava a tenersi bene in sella, ad acquistare destrezza e disinvoltura; e Drollino provava un grande orgoglio quando vedeva la leggiadra amazzone, franca ormai e sicura, sul dorso di Mia. Gli parevano tutt'e due, nella bellezza aristocratica delle rispettive loro razze, creature privilegiate, incomparabilmente pregevoli. Entrambe in quel momento gli erano soggette, entrambe egli guidava colla voce, col gesto, collo sguardo; sentiva per entrambe come una bizzarra analogia di ammirazione appassionata; per Milla come per Mia, sarebbe stato capace di tutti i sacrifizi. L'ora della lezione era diventata per lui la più bella ora del giorno; l'aspettava ansiosamente, ma pure non senza un certo vago, nuovo timore, che a lui, così impavido, riesciva inesplicabile. Se a Milla, per esempio, succedesse qualcosa?... se cadesse?... se si facesse male?...

Gli accadeva, certe volte, di dover frenare un tremito quasi doloroso, quando serrava sullo stivaletto inglese della Duchessa la fibbia della staffa, o quando, dandole la briglia, le sua dita s'impigliavano fra quelle della signora. Certe volte, gli venivano delle strane idee; nella sua mente si combinavano certe insensate ipotesi. Se, per esempio, i loro cavalli, prendendo subitamente il morso fra i denti, fuggissero di conserva, e così a rompicollo li portassero lontano lontano.... in un sito d'onde non si potesse far ritorno...; se Mia s'impennasse, ed egli potesse salvare la Duchessa.... magari anche, morendo per lei!... Ma tutta queste vacue immaginazioni frullavano solo per un momento, e di rado, in quella testa di 22 anni, o meglio la sfioravano appena, e subito svanivano, di fronte alla logica semplicissima della realtà.

Il bello fu quando si cominciò ad uscire dal maneggio!

