# Mia: Romanzo

## Part 7

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Giuliano si mise a ridere.--Proprio?--chiese. E, con quell'eterno vezzo che hanno tanti a questo mondo di mostrare o di fingere lo sprezzo di tutto ciò che loro appartiene, soggiunse:--Puh! una buona ragazzetta!

--Oh, Giuliano!--insistè la Russa.--Orsù, datemi retta; ascoltate il parere d'una vecchia amica.

--Vecchia?!--interruppe Giuliano, guardando cogli occhi lustri quel viso fresco, forte, sodo, dove la vita rigogliosa imperava.

Si guardarono sorridendo. Essa era sicura del pensiero che quella parola gli andava suscitando nella mente, sicura della parola che avrebbe tenuto dietro a quel pensiero.

E nella fiacca, pigra facilità dell'animo di Giuliano, nella vigliaccheria di quel momento, stranamente foggiato dai ricordi ravvivati dallo sciampagna, quella parola uscì lenta, strascicata sulle sue labbra:

--Vecchia, cioè prima!

--Oh!--rispose lietamente Olga--c'è qualche cosa di meglio dell'esser la prima.

--Cioè?--chiese languidamente Giuliano.

--Esser l'ultima, per esempio.

Egli non rimase soddisfatto. Fece una smorfia bizzarra, grottesca, e questa esprimeva un tale ammasso di contraddizioni intime, involontarie forse, ma così patenti, che la Baronessa non potè trattenere un gaio scoppio di risa.

--Quante sciocchezze!--rispose.--Ora datemi un mandarino, e state zitto.

Mentre sbucciava il mandarino, mandò di sbieco una lunga occhiata verso Milla, che calma, dignitosa, ma un po' pallida, guardava ogni tanto laggiù, verso loro.

«Perchè non hai voluto venir con me nel _drag_?» pensava la Baronessa. «Guarda ora!»

E si voltò verso Giuliano:

--Vi prego, fatemi fresco.

Gli porse il suo ventaglione di piume d'aquila, ed egli cominciò coscienziosamente a farle fresco.

--Il caffè....--ordinò bruscamente la Duchessa,--di là.... in sala!

* * * * *

Drollino era capo di scuderia, disponeva e preparava gli attacchi, assegnava il posto ai cocchieri e ai palafrenieri. Egli non saliva mai a cassetto. Pure una volta gli accadde di farlo. E fu così.

La Duchessa voleva andare, sola, ad un certo santuario distante quasi tre miglia da Astianello. Accanto a quel santuario, in un vecchio convento, pochi frati agostiniani esaurivano quietamente l'esistenza propria e quella della casa. Fra essi si trovava il confessore della Duchessa, il buon sacerdote a cui era toccato il facile còmpito di guidare quell'anima innocente e soave. Essa andava a trovarlo ogni tanto, facendosi per lo più accompagnare da una vecchia cameriera. Suo marito, compiacente qual'era, le permetteva queste debolezze, col patto, ben inteso, di non farsene complice.

In quella notte, nella stanza coi parati celesti c'era stato un gran silenzio. Giuliano e Milla, turbati entrambi, avevano finto ognuno un sonno straordinario. Milla stava immota, tutta raccolta al suo posto, cogli occhi spalancati nel buio, colle mani strette tenacemente sul petto. Ora che nessuno poteva vederla, si mordeva le labbra.... Oh, com'era stata imprudente! Non accusava nessuno, no.... ma perchè soffriva tanto.... perchè il ricordo di tanti episodi di quella gita le riesciva intollerabile?.... perchè si rammentava ora tante piccole, piccolissime cose?... perchè le recavano un fastidio così intollerabile?... La sera precedente a quella notte s'era fatta tardi ballando nel gran salone illuminato.... ella li aveva visti più volte assieme... stretti nei giri molli d'una mazurka di Chopin.... Le altre coppie non ballavano a quel modo, pallidi, in silenzio.... Oh! come la martellava quel ricordo così recente! che ansie senza nome le destava in cuore! Si sentì quasi infelice. E pensò alla necessità d'un consiglio.... al conforto d'una parola intima, segreta di consolazione.... Sì, andrebbe al convento da padre Loria, ci andrebbe subito, di gran mattino, mentre le altre signore, stanche, dormirebbero ancora mentre lui.... Giuliano.... sarebbe tuttora addormentato. Il suo dolore senza nome, cullato da quella risoluzione, s'acquietò in una malinconia spossata, che le procurò un po' di sonno.

Giuliano dormì pure assai poco, durante quella notte. Era anch'egli profondamente turbato; nei sensi, nella mente, in quel po' di animo che Dio gli aveva consentito. Sentiva d'essere su una via pericolosa, di subire un fascino che non era meno potente di prima, benchè lo fosse altrimenti. Egli avvertiva bene, in quella specie di falsa amicizia che aveva, senz'avvedersene, stretta colla Baronessa, il fermento dell'antica passione, sentiva l'impero di quella donna ch'egli aveva creduto un momento di poter punire, mortificare, presentandosele in tutta la pompa della sua felicità. E ora, che suono bizzarro aveva quella parola in bocca sua!...

Ebbe anch'egli una brusca, strana consolazione. In fin dei conti, Milla non aveva _diritto_ di lagnarsi di nulla. Egli era tuttora un marito.... fedele.... E lo sarebbe.... diavolo.... non c'era pericolo del contrario.... Ma non si poteva negare che Olga.... perdio, che donna di spirito! E il Viscontino! non era vero niente.... gliel'aveva assicurato lei, positivamente.

* * * * *

La Duchessa s'alzò di buonissima ora, dopo avere, nell'incerta luce del mattino che penetrava dalla porta socchiusa, gettato uno sguardo triste e appassionato verso Giuliano. Egli dormiva ora, bellissimo nella sua attitudine riposata e serena. Essa richiuse la porta, procurando di non far rumore, per non destarlo.

Mentre si pettinava, mandò giù la Carolina, la sua cameriera prediletta, ad avvisare che attaccassero subito la _vittoria_.

La ragazza, una bella e franca giovanotta, fece la commissione a Drollino. Questi chiese laconicamente:

--Sola?

--Eh! certo!--rispose la giovane, che trovava Drollino un originale _mica antipatico_--chi vuol l'accompagni al convento a quest'ora? il signor Duca?... forse?...

Quel «forse» biricchino, e illustrato da un sorriso maliziosetto, avrebbe potuto essere un programma di conversazione; ma il capo di scuderia non lo considerò sotto quest'aspetto. Fece un cenno col capo, e s'allontanò.

--Stupido!...--pensò la ragazza mentre, leggermente indispettita, teneva dietro collo sguardo a quell'originale.

Questi se ne andò a dar gli ordini. Ma non accennò al cocchiere che avrebbe dovuto guidare la _vittoria_. Quando tutto fu pronto, egli stesso salì in serpino. La Duchessa scese verso le otto, vestita semplicissimamente, e seguita dalla Tonia, la vecchia guardarobiera. Il legno aspettava davanti alla scalinata dell'atrio. A cassetta, a fianco del domestico, stava Drollino, colle redini in mano, bellissimo nel suo _raglan_ bianco.

Si misero in via, con un tempaccio malinconico. Una nebbia grigia serrava la campagna circostante, circuendo gli orizzonti in una sfumatura umida e greve. Giunsero finalmente, e la carrozza si fermò sul piazzale del Santuario. La Duchessa scese, e la sua delicata personcina scomparve dietro il portone, ingolfandosi nell'ombra mite e tiepida della chiesa. Drollino, facendo muovere lentamente i cavalli, aspettò un'ora all'incirca sul piazzale deserto, ornato da due filari di tisiche acacie, sulle quali il cadere continuo e minuto della pioggia produceva un lieve strepito cadenzato e susurrante. Finalmente Milla riapparve. Si fermò un istante sulla soglia, guardando il tempo.

Si vedeva che aveva pianto molto, e con quell'effusione ardente che, nei dolori delle anime giovani, diventa bene spesso un trasporto delirante. E doveva aver pregato con una fede intensa, piena di passione e d'angoscia. Il visino aveva pallidissimo, gli occhi gonfi e sbattuti, con un gran cerchio livido. Il labbro serbava ancora un po' di tremito, la mano stringeva sul petto il libro di preghiere, come quella d'un guerriero che preme l'elsa della spada consueta, nel giorno della battaglia.

Drollino vide tutto ciò. Sentì uno strano rimescolìo.... Ah! la padroncina piangeva.... la padroncina pregava.... Ed egli sapeva perchè.... Battista, il cameriere del Duca, aveva detto un giorno, tra due bicchierini di cognac:--La signora ha paura della Russa....--E aveva ammiccato, in modo che si sapesse, che si capisse, perchè la padrona aveva paura della Russa.... Drollino fece avanzare i cavalli sino a che la _vittoria_ fosse proprio di fianco alla porta; poi, gettate le redini fra le mani del domestico attonito, fu d'un balzo a terra. Rialzò il mantice e abbassò il grembiale di cuoio; porse quindi rispettosamente il gomito alla Duchessa per aiutarla a salire.

Allora soltanto Milla lo ravvisò. Sul suo visino stravolto passò il mesto sforzo d'un sorriso.... essa aveva ancora tanta voglia di piangere!... Ma nel suo sguardo stanco c'era come una inconscia preghiera, un ignaro appello alla compassione e alla simpatia. Essa era tuttora agitatissima; calda ancora del recente slancio religioso, aveva il cuore pieno di quell'entusiasmo profondo della preghiera che, di tutto, fa anima e fraternità! Ci voleva ben poco per maggiormente commoverla. Infatti, la vista di quella persona, ch'ella sapeva essere affezionata a lei, alla memoria del padre suo, le fece in quello strano momento un effetto non meno strano. Nel dolore delle sue inquietudini, del suo isolamento morale, Drollino le parve quasi un amico. Lo guardò con una dolcezza ignara, ma affettuosa, e per un momento, senza saperlo, come una persona stanca che cerchi un appoggio, trattenne la sua mano nuda, tremante, su quella, guantata di camoscio, che Drollino teneva pronta per aiutarla a salire.

Un brivido forte, ma tosto represso, agitò per un secondo la magra persona di Drollino. Un lampo, subito smorzato, passò nei suoi occhi neri; poi egli chinò la testa come un colpevole, e, sorreggendo Milla colla forza del suo pugno d'acciaio, l'aiutò a salire in carrozza. Essa non s'accorse per nulla dell'impressione violenta che Drollino aveva risentito in tutte le fibre dell'esser suo.

Drollino fu d'un salto a cassetta, e via, di trotto serrato, per la strada fangosa. La Duchessa, rannicchiata nel suo _plaid_, immersa in uno di quegli assoluti abbattimenti d'animo e di corpo che susseguono quasi sempre all'ardore d'un sincero sfogo della mente o del cuore, si abbandonava al rapido moto della carrozza. Il suo sguardo inerte si smarriva nella nebbiosità malinconica, velata di piova, della campagna. E Drollino faceva volare i cavalli. Li sferzava continuamente, eccitandoli con certi _ehp!_ stridenti, che parevano metter loro il diavolo in corpo. Il domestico, intimorito, lo guardava ogni tanto, senza ardire d'interrogarlo. Nell'interno della _vittoria_ la vecchia guardarobiera, sgomentata, ripeteva sommessamente delle innumeri _Ave Marie_. La Duchessa non avvertiva nulla di quelle preghiere, nè di quel timore. Calcolava quanti giorni dovevano passare, prima che spuntasse quello della partenza di Olga.

Giunsero a casa senza inconvenienti. Milla, nello scendere, s'accorse che a mala pena si reggeva in piedi. Si ricordò che non aveva ancor preso nulla; e perciò, invece di dirigersi verso il proprio appartamento, pensò di fermarsi un momento in sala da pranzo. Questa si trovava in un'altr'ala della villa, dove il rumore della carrozza che giungeva poteva benissimo non essere stato avvertito.

La tavola per la colazione comune non era ancora preparata; ma, in un cantuccio appartato nel vano d'una finestra, un tavolino elegantissimamente apparecchiato, faceva testimonianza di un allegro asciolvere, testè compiuto da due persone. Infatti, il Duca e la Baronessa Olga avevano allora finito di prendere il caffè. Erano soli; nè ospiti, nè servi. Nella stanza vicina però risuonava incessante il _clic clac_ delle palle da bigliardo, urtantisi continuamente sul panno verde, e un incrociarsi non meno insistente di voci mascoline.

Olga era avvolta in un'ampia veste da camera di _cachemir_ rosso cupo, e il suo collo spariva nelle pieghe intralciate d'una grande sciarpa di trina fiamminga. L'energia slava della testa spiccava maravigliosamente su quel piedestallo di trapunto e sullo sfondo di cuoio cesellato della tappezzeria.

La Baronessa sedeva, molto allungata, su una poltrona, con un braccio penzolone. Fumava una sigaretta di tabacco orientale ed un molle sorriso sfiorava, tra le fresche gote carnose, le tumide e rosse sue labbra.

Giuliano le era seduto vicino, a cavalcioni su una sedia, e teneva posata una mano sulla spalliera della poltrona. Aveva chinata la sua faccia, così bionda e regolare, verso di lei, tuffando con visibile piacere il naso armato di _pince-nez_, nel fumo acremente profumato della sigaretta. Poi d'un tratto, arretrando il naso colla mossa d'un fanciullo che s'allontana dal frutto proibito, mandò un sospiro tra mesto e comico.

--Ahimè!--disse poscia con un accento che anch'esso aveva un po' del burlevole, un po' del patetico.--Sapete cosa mi figuro in questo momento?

Ella lo sapeva benissimo, e non si diede la pena di chiedere cosa fosse. Ed egli, per non lasciar morire il discorso, finì la frase così:

--Mi figuro, il vostro _boudoir_ granata e rosa.

--Sciocchezze.... mio caro; quel ch'è stato è stato. Non è egli convenuto che voi siete per l'appunto il più felice degli uomini? E se mai, in vita vostra, avete fatto delle corbellerie, è giusto....

--Ch'io le sconti, nevvero?--chiese Giuliano con un'amarezza d'accento che voleva esser patetica.

Ella ebbe un maligno sorriso:

--Ma, mio caro creolo, voi siete sempre stato molto indipendente, e avete voluto....

--No.... non fui io, a volerlo--rispose stizzosamente--è stata mia madre.

--Ah!--diss'ella.

E lo guardò sorridendo, con quel sorriso che scopriva tutto quanto il lucido avorio dei suoi denti. In quella giornata grigia, piovosa, nella atmosfera cupa dell'antica sala da pranzo, il suo volto aveva una formidabile espressione di vita, di moto, che aizzava il sangue.... Giuliano si sentiva diventar vile, vile.... vile....

Essa si mise a ridere, ma, nella direzione di quell'occhio azzurro, languido che la guardava ricordando, mandò un po' di fumo, che somigliava a un sospiro inebriante....

--Olga--disse il Duca senza curarsi d'abbassare la voce--ditemi, oh ditemi che non tutte le corbellerie sono irreparabili, e che quella immensa, mastodontica ch'io commisi nel prender moglie....

Olga, con uno dei suoi più chiassosi scoppi di risa, gli troncò la parola in bocca. Aveva veduta la Duchessa, rigida, immobile sulla soglia, di fronte a loro.

Aveva udito? Giudicando dal suo aspetto, c'era poca speranza d'una risposta negativa. Ma Olga pensò che la fortuna arride agli audaci, e con un gesto appena percettibile avvertì Giuliano. Poi, con una disinvoltura superiore ad ogni plauso, s'alzò, e, col più amabile, col più cordiale dei suoi sorrisi, andò ad incontrar la Duchessa.

--Buon giorno, cara, come stai? Sono scesa di buon'ora, nevvero? Le altre dormono ancora.... che pigrone! E così, com'è andata la tua gita misteriosa?

Milla non rispondeva, nè accennava di udire. Ansimava, e, con un gesto nervoso e macchinale, tentava di togliersi i guanti.

--Poverina!--continuava Olga, sempre più premurosa,--si vede che sei molto stanca. Lo credo.... con questo tempaccio.... Stavo appunto dicendo a tuo marito....

--Sicuro.... sicuro--interruppe Giuliano, per secondare la Baronessa.--Giusto.... mi diceva, e io rispondeva che tu facevi malissimo, ch'era una delle tue ubbie solite, e che io permettendolo avevo fatto una corbel....

Ma la Baronessa, che studiava attentamente il viso di Milla, troncò con uno sguardo la trovata del Duca.

--Ti senti male?--chiese alla Duchessa, con un mirabile crescendo di gentilezza.

Milla non rispose; si sentiva la gola serrata da uno spasimo isterico. Eppure voleva parlare.... voleva dirla una parola atta ad esprimere il senso d'indignazione che la padroneggiava. Ma l'agitazione nervosa che scuoteva tutta la sua povera personcina fu più forte di lei. Milla si sentiva smarrire, non ci vedeva quasi più, sentiva nelle orecchie uno scampanio stridente. Vacillava, e, per non cadere, s'appoggiò con ambe le mani a un tavolino lì presso.

Olga le corse vicino, e volle sostenerla. Milla, nel suo smarrimento, avvertì il pericolo di quel contatto, e provò un sentimento così violento di ripulsione e d'orgoglio che per un istante si riebbe, galvanizzata.... Si rizzò, diede un passo addietro, e dalle labbra smorte le uscì un «No» vibrato.... pieno d'odio e di ribellione.

Nella vasta sala da pranzo ci fu un momento di silenzio.... poco piacevole.

Poi, a un tratto, la Duchessa svenne.

VII.

Eran tutte nel salotto rosso, un po' agitate, un po' inquiete.

--Veramente.... Milla si era sentita male?... Oh! poveretta! Ma come.... perchè?... Forse, la stanchezza del ballo....

--Già--osservò la Garbi,--si vedeva, sulla fine, ch'era un po' abbattuta.

--No,--sentenziò una vecchia signora.--Sarà qualche cosa, qualche novità.

--Magari!--risposero in coro il più delle signore, con qualche sorrisetto....

--Davvero?...--osservò Olga, ch'era entrata in quel momento.--Che bella cosa sarebbe, che felicità per entrambi!...

--Tu eri in sala, nevvero.... quando quella poveretta si sentì male?--chiese la contessina Ghisneri.

--Per l'appunto, mia cara, n'ebbi uno spavento grandissimo. Io ero scesa a _déjeuner_.... A un tratto, Milla comparisce sulla soglia, pallida come uno spettro. Era stata, Dio sa dove, a far la meditazione.... che so io.... a confessarsi. Sapete, poverina, quanto è pia, quanto è buona! Convien dire che l'umido le avesse fatto male, che si fosse strapazzata.... Poi, è delicatina, nevvero?... Insomma, la vidi annaspare, poi svenne.... lì.... sui due piedi. Corsi subito a sostenerla, gridai.... chiamai; per fortuna, c'era gente nella sala del bigliardo.... Venne subito anche il Duca.... scesero le cameriere; la portammo su.... Si riebbe a poco a poco, e l'ho lasciata or ora, che stava meglio.

--Anderò su a vedere--disse la vecchia dama.--Se vi fossero novità.... scriverei subito alla Duchessa Margherita.

--Dov'è ora quella cara signora?--chiese Olga.

--Oh! sempre a Torino. E come dicevo....

--Mia cara Marchesa,--osservò Olga con voce sommessa e carezzevole--rammento ora che Milla stava per addormentarsi; forse un po' di sonno le gioverebbe meglio d'ogni altro rimedio.

In quella entrò Giuliano, e tutti gli furon d'attorno a chiederle notizie di sua moglie. Oh, era una cosa da nulla.... uno sconcerto passeggiero, cagionato dal freddo.... dalla stanchezza. Milla si era riavuta subito.... mandava a salutare le sue buone amiche; dormirebbe per qualche ora, e scenderebbe senza dubbio a desinare.

Giuliano in cuor suo era di cattivissimo umore. Che bestia era stato! uno scolaretto non ci sarebbe cascato più scioccamente.... E in complesso... per.... nulla. E ora chi sa che scena gli toccherebbe, quanti rimproveri gli rivolgerebbe Milla!

Senonchè, con sua grande sorpresa, Milla non gli aveva rivolti rimproveri di sorta. Quand'egli entrò in camera, prima del pranzo, per chiedere sue notizie, la trovò ancora coricata, immobile. Ella parve non avvertirlo; chiuse gli occhi. Giuliano esitò un momento; poi chiamò dolcemente:--Milla!--Essa aprì gli occhi, con un amarissimo sforzo di sorriso, poi, lentamente, li richiuse.

--Milla!--disse ancora Giuliano.

Ella non rispose...; serrò gli occhi più forte, perchè non lasciassero adito ad una lagrima.

Giuliano aspettò un momento, poi se ne andò; adagio e inquieto. Forse avrebbe preferita la scena.

Condusse le signore a fare una trottata. Tornando, si seppe che la Duchessa non scenderebbe neppure a desinare. Le era sopraggiunta un po' di febbre. Gli ospiti espressero naturalmente il loro rammarico; dopo di che, ognuno andò in camera sua a vestirsi pel pranzo.

Ma in quella mezz'ora affaccendata di pettinature riedificate, di vitine assestate alle persone, di _fichus_ drappeggiati sulle spalle, di baffi incerati ed unghie brillantate, una piccante notizia s'insinuò fra una stanza e l'altra, venne scambiata in fretta nella penombra dei corridoi. Dal tinello dei domestici, d'onde aveva prese le mosse, una frase fece rapidamente il giro del primo piano. Quando suonò la prima campana del pranzo, tutti (meno gl'interessati, s'intende) sapevano il vero motivo dello svenimento di Milla. Certo.... era capitata inattesa, e aveva veduto.... aveva udito.... Cosa?... Questo non si diceva, prima perchè non si sapeva bene, e poi perchè nella reticenza c'era un delizioso sottinteso, un ampio orizzonte di supposizioni. L'avvenimento aveva avuto un testimone inavvertito, il domestico che aveva aperta, per la Duchessa, la porta della sala da pranzo.

Naturalmente, le primizie dei commenti ebbero luogo in cucina. Il passato di Olga e di Giuliano non era mai stato un mistero per la servitù; la rinnovata infatuazione del Duca non era certo sfuggita a nessuno di quegli arghi implacabili che si chiamano: i nostri domestici. Si parlava dell'accaduto, senza ombra di reticenza.

I più compativano Milla, e fra questi erano, naturalmente, i dipendenti nati della casa. Ma un certo nucleo si ostinava a proteggere Olga, una bella donna, perdio, e che, quando montava a cavallo, mostrava d'avere un gran coraggio e un polso d'acciaio!

Qualcuno interpellò Drollino:

--Che te ne pare, eh?...

Ma egli non rispose; disse che aveva altro pel capo.... un certo puledro che gli pareva tendere ad azzoppare. Prese il berretto ed uscì, benchè piovesse che Dio la mandava.

Olga scese a desinare, bellissima nel velluto verde-oliva della sua ricca _toilette_. Ma alle _entrées_ cominciò a sospettare qualcosa. Sorprese qualche sorrisetto bizzarro, qualche occhiata curiosa, che si fermava un momento addosso a lei e poi fuggiva rapidissimamente.

All'arrosto, era quasi certa; al caffè, non serbava ombra di dubbio. Qualcuna si rivolse a lei per chiederle, con una strana inflessione di voce, le notizie di quella _cara_ Milla.

Olga non si scompose per nulla. Celò a meraviglia la sua viva irritazione, fu più serena, più affettuosa, più amabile che mai. Rispose sempre a tuono, ignorando i sorrisi, ostinandosi a non afferrare nulla più del senso letterale delle varie interrogazioni che le venivano rivolte.

Ma, in fondo al cuore, era furibonda. Con Milla, ben inteso. Cos'era venuto in mente a quella sciocchina d'invitarla ad Astianello per farle poi di quelle scene mute da vittima? E il bello era che lei non se ne curava per nulla di quello stolido di Giuliano, ed era animata delle migliori intenzioni. Lui, si sa, sfido io!

Olga aveva voluto provare, divertirsi un poco, nulla più. L'avevano invitata per far vedere che non la temevano; è naturale ch'essa desse loro una piccola lezione. Ma ora Milla, colle sue imprudenze, la metteva in una posizione falsa, seccante..., e quasi quasi meritava davvero....

Durante tutta la sera, quella valente schermitrice fu impareggiabile. Si mostrò così gentile, così naturalmente calma, seppe talmente manovrare, celando l'apparenza d'ogni manovra, che a poco a poco i più creduli cominciarono a dubitare. E giunta l'ora di separarsi pel riposo notturno, alcune fra le signore chiedevano a sè stesse:--E se non fosse vero?--Molti aspettavano l'indomani per decidere. Bisognava vederle di fronte.... Milla e la Baronessa. Davvero, sarebbe interessante. A domani, dunque. Intanto non ci si annoiava ad Astianello.

Ma l'indomani non fu apportatore della scena desiderata. Milla non si era alzata e la febbriciattola perdurava.

