# Mia: Romanzo

## Part 6

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Il suo amore, sempre più cieco, sempre più assoluto, diventava idolatria. In esso smarriva ogni equo giudizio delle rispettive loro posizioni, ogni idea dei suoi diritti; non afferrava neppur per ombra, col pensiero, l'assieme reale delle proprie circostanze. Adorava suo marito, aveva riunite, per versarle su di lui, tutte le tenerezze ond'era capace l'assurda potenza dal suo cuore; l'amava come e quanto avrebbe amato suo padre, sua madre, i fratelli, le sorelle, con tutta la somma degli affetti che il passato non aveva mai esatti dal suo cuore, e che vi si eran sempre celati inoperosi. Essenzialmente donna, nel sano rigoglio della sua imperiosa gioventù, ella subiva il fascino di quell'uomo bellissimo, che all'ignoranza sacra della sua profonda verginità morale aveva rivelato il Dio ignoto, quel Dio che alle anime veramente pure si rivela anche con un mistico e singolare corteo di purezze indicibili, di suprema poesia. Milla si sentiva completamente travolta, assorbita nella vita nuova. La Duchessa amava a modo suo, non a modo della prudenza e dell'antiveggenza. Amava coll'inconscia forza di una volontà disarmata, con una doppia cecità di istinti, quella del cuore e.... l'altra. Non era punto santa, e sopratutto non era punto avveduta. Non chiedeva mai a sè stessa: «faccio bene o faccio male ad amare così?» Non chiedeva altro a Dio, se non che continuasse così..., e che ella potesse sempre far felice Giuliano! Certi amori, onesti, virtuosi hanno un carattere bizzarro, bene spesso. Si ha torto di non studiarli; sono anch'essi una curiosa varietà psicologica, hanno profonde e stranissime forme. Si è detto per molto tempo che il matrimonio è la tomba dell'amore; ma quando, per caso, n'è la culla? E peggio ancora, quando è tomba da un lato e culla dall'altro?... quando sulla verde sterilità del cipresso s'innesta un ramo di rosa nel pieno fermento dei suoi primi germogli?...

Il Duca si compiaceva assai, specialmente sulle prime, di quell'adorazione costante, quasi insana. Il suo amor proprio era soddisfatto; qualche volta, in cuor suo, n'era leggermente commosso. Eppure.... accadeva, ogni tanto, ch'egli sentisse uno strano moto d'impazienza. Dio! com'era mai bambina quella cara Milla. Aveva certe fanciullaggini! Il lato sublime di quelle fanciullaggini gli sfuggiva.... non era stato abituato _così_...; le fantasticherie di sua moglie, certe _esagerazioni_ poetiche del suo amore per lui gli riescivano, ahimè, alquanto stucchevoli! Gli toccava, certe volte, di fingere di capire ciò che Milla gli diceva e questa per il creolo, era una fatica improba! La sua lunga esperienza della donna gli tornava vana di fronte al carattere bizzarramente affettuoso di Milla, davanti a quel completo oblio di sè stessa, che in lei semplificava tutto, ad un punto eccessivo. Ora, la semplicità nella donna, era cosa affatto nuova per Giuliano; egli la confondeva facilmente colla povertà e mentre trovava che l'amore d'una cara e ingenua donnina era pur qualcosa di terribilmente elementare, non gli veniva mai la voglia o la curiosità di studiare le profondità possibili e i probabili congegni di questo sentimento elementare. Egli aveva certamente la pretesa di raffazzonare sua moglie a modo suo, in tutto e per tutto, per questo soltanto l'aveva sposata così giovane e tolta da un convento, ma educare per lui non era sinonimo di studiare ed egli non si sentiva affatto di far la parte odiosa del pedagogo. Egli aveva per principio che colle donne non si discute mai. E però non discuteva neppur con Milla. Le diceva spesso ch'essa era bellina e, qualche volta, che le voleva molto bene. E per una di quelle: qualche volta, per una delle eleganti frasi di affetto ch'egli si lasciava di quando in quando cader dalle labbra, Milla si sarebbe gettata nel fuoco!

La sua premura di fargli piacere, assumeva talvolta le preoccupazioni d'un'angoscia. L'aveva fatto arbitro assoluto d'ogni aver suo, padrone di casa, nel più stretto senso della frase; essa non dava un ordine senza chiedere il suo consenso e provava un acuto senso di gioia, quando le accadeva di poter fare, _per lui_ un sacrificio qualsiasi. E siccome il Duca, con una generosità senza pari, non aveva più parlato dei progettati mutamenti nella famosa camera celeste, Milla, in mezzo alla sua stessa soddisfazione, cominciò a provare la puntura di certi rimorsi. Com'era stata scompiacente, egoista!

Ecco che obbligava suo marito a stare in una camera così male arredata, mentr'egli, con quel suo buon gusto così squisito avrebbe fatto chi sa che meraviglie per procacciare a lei il piacere di avere una stupenda camera da letto. Dio! com'era bello Giuliano! Cento volte più di lei.... s'intende! E com'era buono! che nobile fiducia aveva per lei, non guardava mai nel suo scrittoio, come facevano le monache, laggiù in convento, non leggeva mai le lettere delle sue amiche.... Mentre essa invece, da quell'egoista ch'ell'era l'avrebbe voluto segregar lì, in campagna e quella volta.... là; a Viareggio!...

Il ricordo della scena di Viareggio era per Milla una vera trafittura. Oh! com'era stata sciocca, imprudente, cattiva!

Per una parola, per un nonnulla aveva fatto a Giuliano quella malaugurata scena!... Come se Giuliano fosse stato capace.... Non perdonava a sè stessa l'ingiustizia cieca di quel dubbio.... le pareva che ormai le corresse l'obbligo, per tutta la vita, di farselo perdonare. Chissà quanto ne aveva sofferto, povero Giuliano, senza dirne nulla!

E un giorno, nell'assurdità incredibile del suo povero cuoricino di moglie innamorata, nacque un pensiero. Fu respinto sulle prime, e rinnegato aspramente, tollerato più tardi e finalmente adottato.

Milla aveva ogni tanto il terrore di non essere all'altezza di Giuliano. Egli trattandola sempre coll'indulgenza più o meno paziente che si ha verso una bambina l'aveva facilmente persuasa d'esser tale. E quell'animuccia ardente ed appassionata ne soffriva. Provava ogni tanto un segreto senso d'umiliazione, aveva delle calde aspirazioni verso una posatezza, un'assennatezza da gran dama, da signora calma e sicura del fatto suo.... Diventare come Giuliano, per esempio; egli non s'alterava mai.... Ah! ma quanto era lontana da questo ideale colla sua ignoranza, colle sue sciocche timidità, colle sue continue e tormentose esitanze!

Un giorno, le capitò, a caso, fra le mani, un romanzo inglese. In esso, due coniugi, nati uno per l'altro, fatti per essere costantemente virtuosi e felici, vedevano invece minacciata la loro felicità da un triste malinteso. Un'antica fiamma del marito faceva capolino nel loro presente, e per un momento le cose s'avviavano maluccio. Ma la moglie, col suo senno, colla sua presenza di spirito, con una fortunata audacia di confronti, avvedutamente cercati, con un'illimitata fiducia, dimostrata al marito, riesciva a scongiurare il pericolo, mentre il marito, subito ravveduto, avvertiva in quella lotta stessa e per la prima volta il valore morale di sua moglie. La rivale, vinta e schernita, s'allontanava, e il trionfo della moglie e della morale si affermava incontrastato. Tutto questo era molto gentilmente descritto nella calma sassone d'un nitido volume della _Tauchnitz edition_.

A vent'anni (tanti ne aveva Milla, Duchessa Lantieri), un libro è bene spesso una voce autorevole, una specie di suggeritore intimo, col quale l'immaginazione fervida non tarda a mettersi in rapporto. Nella sua ingenua ammirazione per l'eroina del libro, la nostra Milla attinse un'ispirazione che le parve un'ammirabile misura preventiva. Nel terrore d'un pericolo, che pure non esisteva al momento, essa trovò il coraggio strano, inverosimile di scendere deliberatamente a incontrarlo. Con un'audacia imprudente, in un accesso di temerario ardire, cagionato da un timore intenso, essa volle, con un colpo solo, tagliar tutte le teste possibili d'una Medusa avvenire, volle conquistare intiero il futuro, improvvisarsi grande, prudente, generosa e invincibile. Volle far vedere a Giuliano che la bambina era una donna. Gli propose d'invitare ad Astianello la Baronessa Olga Dornelli.... la signora della cena di Viareggio.

Giuliano cascò dalle nuvole:

--La Baronessa Olga?... dici sul serio?... la Baronessa Olga?

La voce di Milla non tremava punto mentre essa rispondeva bravamente:

--Sì, la Baronessa Olga.

Giuliano si mise a ridere.

--Non sei più gelosa, dunque?

--Gelosa, io?... ma ti pare.... sono le sciocche, le bambine che sono gelose.... io.... so bene, sai, che tu.... che tu mi ami.

Egli la guardò coll'aria maravigliata di chi si trova a fronte d'un problema divertente e nuovo.

--Cosa ti salta in capo?--le chiese poscia.

Milla era scontenta; avrebbe voluto veder la sua offerta accolta altrimenti.

--Dico sul serio, sai. È una signora gentile.... elegante.... E.... le scriverei oggi stesso.... a meno che tu non voglia....

Si fermò aspettando.... guardandolo negli occhi.

--Io? rispose il Duca....--anzi, figurati.... sono affatto indifferente...; ma... la conosci così poco....

--Non meno delle altre signore che abbiamo invitate....--rispose Milla. Ma aveva il cuore pieno di malinconia;... ecco.... egli non s'accorgeva nemmeno....

--Uhm!--disse il Duca,--sai ch'è un'idea curiosa la tua?

--Non vuoi?--chiese impetuosamente Milla. E con un'imprudenza sublime, piena di passione, domandò:

--Hai paura?

Egli prese a dondolarsi tranquillamente sulla seggiola.

--Bambina!--rispose quasi subito,--non vedi che non me ne importa nulla?

Ella gettò un grido di gioia.

--Giuliano!... ah! Giuliano!

Nel silenzio del salotto suonò il rumore dolce d'un bacio. Poi ella scappò via dicendo:

--Vado a scrivere.

Egli s'alzò per tenerle dietro, per dirle: lascia stare, non voglio.... Poi rimase irresoluto, sopra pensiero.

--Puh!--disse poscia, tornando lentamente indietro,--lasciamo correre.... Come la prenderà lei?... Non verrà.... forse.... anzi certo.... non verrà.

Accese un sigaro.

--Sarei curioso, pensò, di vedere cosa dirà.... Dopo tutto, era impossibile che non c'incontrassimo quest'inverno.... E se viene?... Ebbene, vedrà come sono le cose, e che non ho perso nulla.... lasciandola.

Il sigaro non si voleva accendere.

--Curioso--continuò il Duca, parlando sempre tra sè.--Curioso davvero.... Che idea da stordita ha avuta Milla!... Imparerà a vestirsi, ciò le gioverà.... E se non venisse, quell'altra?... Diavolo d'un sigaro, non vuol saperne d'accendersi.... _Tout passe, tout casse, tout lasse!_ Chi sarà ora?... Ancora il Viscontino?... Eh! sapremo!... Quando si dice il caso! Per fortuna che son sicuro di me stesso e che....

Non finì il pensiero. Lo sigaro s'era acceso, ed egli fumava coll'intima delizia d'un esperto.

--Non verrà!--disse risolutamente al fumo azzurro del suo sigaro.--Non verrà!

--Ecco--pensava, dal canto suo, Milla con una specie di gaiezza nervosa.--Ecco l'avvenire sicuro....--Ma nella gioia del suo trionfo era stanca, agitata.

Oh Milla! se tu avessi avuto tua madre!...

VI.

Quando la disdetta ci si mette, è inutile, non si può vincerla, nè impattarla. La casa era in ordine, gli appartamenti in pieno assetto. Ma il capo di scuderia, quell'inglese antipatico, aveva, laconicamente sì, ma colla più testarda ostinazione, chiesti i suoi otto giorni.

Proprio in quell'epoca! Andava via all'ultimo di settembre, e verso i due o i tre d'ottobre capitavano i conti Garbi, i primi fra gli invitati.

Giuliano era sulle spine. Come supplire lì per lì? E per l'appunto gli premeva immensamente d'avere in quei giorni un servizio elegante, inappuntabile di scuderia. Voleva telegrafare a Parigi, a Londra, a Napoli.

Ma il signor Damelli gli diede un suggerimento più pratico:

--Provi Drollino.

--Drollino!--disse il Duca, attonito e scontento.--Drollino!

Poi, ripensandoci, cominciò a persuadersi.... Dopo tutto.... aveva un personale adatto, quel monello! E, ormai, della sua valentìa non poteva più dubitare.... tutti lo designavano pel più intelligente ed elegante fra i direttori della tenuta.... È vero che era un caratteraccio caparbio, insolente..., ma.... per la circostanza poteva tornar utile; e il Duca non pensava certamente a nutrire rancori verso un palafreniere che per ignoranza, senza dubbio, era stato disobbediente ed ostinato.

Non disse nulla, però, al signor Damelli. Si rivolse invece alla Duchessa.

Milla, lietissima, ringraziò con effusione Giuliano.... per quel pensiero così delicato. E subito mandò a chiamar Drollino.

Quando se lo vide davanti serio, quasi cupo nel sembiante, rimase per un momento imbarazzata, e l'esito della commissione non le parve facile come le era parso un momento prima.

Non gli diede l'ordine di venire--Milla non sapeva dar ordini;--gli spiegò la cosa e il bisogno che avevano di lui, in un modo gentile, esitante..., pregandolo d'accettare, per far piacere al Duca, che aveva sentito a dir tanto bene di lui.

Conviene supporre che l'espressione del viso di Drollino fosse poco incoraggiante, perchè Milla si sentì intimidita, e seguitò, con una voce mite mite, a dar spiegazioni, ad accatastar motivi. Tutto ciò, in fondo, era ridicolo; ma Milla l'aveva proprio quel mal vezzo di profondere con chicchessia quelle sue squisite delicatezze di riguardi. Temeva sempre di urtare qualche suscettibilità, di ferire qualche recondita sensibilità di fibra....

Drollino, sulle prime, ebbe la decisa intenzione di rifiutare. Lui.... al servizio del Duca!... ah!... no, mai!

Ma egli non poteva spiegare a sè stesso cosa accadeva nel segreto dell'animo suo; la resistenza a quel desiderio di Milla pareva farsi sempre più difficile.

Rimase stranamente perplesso per un minuto; ascoltando la voce di Milla, udendo quella sua frase gentile: «e anche a me, sai, farebbe tanto piacere,» ebbe la coscienza d'un potere arcano che lo attirava invincibilmente. Si fece triste, e guardò a lungo, con una espressione quasi smarrita, i fiori variopinti del tappeto. Poi alzò gli occhi e, di sfuggita, guardò lei.

--Verrò....--disse lentamente, con isforzo, come se una possa arcana, alla quale egli obbediva a malincuore, gli imponesse quella parola d'adesione.

--Oh! bravo, bravo--disse Milla, picchiando le manine una contro l'altra.--Bravo, Drollino, così va bene. Vieni subito. Ora, abbiamo gente--continuò animandosi--e il signor Duca sarà contento.

Egli, freddissimo, s'inchinò ed uscì.

Appena fu sotto al portico, si fermò; subitamente pentito. Cos'aveva fatto? Aveva accettata una nuova forma di schiavitù; ora non potrebbe più battere la pianura in libertà, diventava anch'egli un servitore come gli altri, un servitore del signor Duca. Sentì un impeto d'ira gonfiargli il cuore, e si voltò per tornare indietro, per andar a dire alla Duchessa che, assolutamente, non poteva. Ma quella strada da rifare gli parve difficile, troppo difficile. Fece un gesto d'ira, contro sè stesso. Giunto a casa sua, sellò Mia, e per molte ore del pomeriggio nelle più lontane distese dal pascolo, suonò concitato un galoppo che non s'allentava mai.

Era venuto l'ottobre, e con lui gli ospiti attesi. Astianello diventava una villeggiatura alla moda. Tutti i giorni qualche gita, qualche divertimento; la servitù era sempre in moto, naturalmente.

--Ecco--disse Battista, il cameriere del Duca, accennando una signora a Drollino dalla finestra del tinello--è quella là!

--Ah!--disse Drollino semplicemente.

--Bella donna, perdio!--continuò Battista.--Sett'anni, capisci! Ora naturalmente è finita, ma è curiosa però che sia venuta anche lei, eh?

--Curiosa--ripetè Drollino.--È una bella donna, infatti.

Era una bella donna veramente, sana, forte, attraente. In vece di dignità, la sua fisonomia possedeva un certo fascino pronto, ricco d'infiniti sottintesi d'espressione. Era eccessivamente, fatalmente donna, e sapeva anche esser signora senza pregiudizio d'ogni altra sua prerogativa. Accanto alla semplicità delicata di Milla, pareva ancor più pomposa e stranamente elegante. Nella sua ardita acconciatura da mattino; la sua freschezza matura somigliava alla fioritura opulenta d'un fiore esotico, dal profumo irritante. Aveva una chioma splendidamente fulva, una bocca grande, e un riso sonoro, che scopriva una dentatura irregolare, ma d'un bianco lucente, quasi di smalto.

Olga Dornelli Zorodoff era stata alquanto maravigliata dell'invito di Milla, e l'aveva accettato unicamente perchè l'aveva interpretato come una sfida di Giuliano. Aveva deciso suo marito ad accompagnarla, ed eran venuti. Dopo tutto, erano parenti di casa Lantieri, e la visita poteva assumere una apparenza di plausibità. Ed ora ella si compiaceva di esser venuta. Trovava che Milla non era punto male. Aveva capito subito che l'invito era stato una di quelle sublimi assurdità, delle quali non può esser capace se non la più ignara delle inesperienze, e l'idea d'un cordiale ammaestramento era penetrato nella mente ben disposta della ex-rivale. Il suo programma era benevolo: guadagnare l'animo di quella bambina, indurla a pienamente tradirsi, ridere un poco con lei, e dirle:--Bada, bimba; non va fatto così. Bisogna cangiar tattica.--Ordinariamente; queste educazioni fra donne sono una cosa molto spiccia.

Olga seppe ad Astianello guadagnare tutte le simpatie. Sin dal primo giorno, ebbe gli uomini dalla sua. E le donne, naturalmente, tennero dietro. Ma la Duchessa no. Milla aveva subito provata per la Baronessa una specie di avversione istintiva. La trovava più formidabile di quanto l'entusiasmo della sua determinazione gliel'avesse rappresentata. Vedendola, aveva subito imparata una crudele lezione. Non la temeva precisamente; essa era sicura di Giuliano, oh! sicurissima; ma, nel segreto dell'animo suo, avrebbe dato dieci, vent'anni della sua vita per poter cancellare dal suo passato quel momento d'insana temerità ch'essa, appena compito, aveva cessato di spiegare a sè stessa.

Non già che colla Baronessa fosse sgarbata, o mancasse come che sia ai suoi doveri di padrona di casa. Oh, no; era inappuntabile nel suo contegno, nella sua cortesia. Ma si sforzava ad esserlo, e talvolta, in quell'esattezza così rigorosa, lo sforzo era visibile. Olga cercava invano d'accaparrarsi quell'animuccia di ex-educanda, di cui voleva, moralissimamente, farsi un trastullo, poichè aveva generosamente rinunziato ad un altro genere di divertimento. Ma il suo fascino non la serviva bene in questa occasione. Milla non le era ostile; le era soltanto aliena. S'era bensì provata a trattarla altrimenti, come una amica; non le riusciva. Mentre la Russa l'avvolgeva, con un tatto infinito, nelle apparenze di un'intimità cordiale ed affettuosa, essa invece rifuggiva, quasi per istinto, da ogni dimostrazione d'intrinsichezza. Non sapeva, colla schiettezza ignara dell'animo suo prestarsi ad una commedia che non la persuadeva. Ond'è che agli ospiti in generale, Milla, con quella sua contegnosità enigmatica, riesciva meno simpatica di quella allegra Baronessa, sempre e così schiettamente cordiale. E Olga cominciava a trovare più facili, più piani i rapporti col Duca.

Il loro passato non li imbarazzava punto. Olga, colla sua semplicità sapiente, con quella sua inalterabile uguaglianza d'umore, l'aveva abolito. Con una manovra, d'un'audacia senza pari, aveva fatto punto e da capo. Era convenuto che fra lei e Giuliano non esisteva più se non l'amicizia.

Il Barone, dopo aver accompagnato sua moglie ad Astianello, era partito per certe caccie maremmane, ma promettendo di tornare per riprenderla e condurla poscia nel Mezzogiorno. Anche quello era un matrimonio che andava benissimo.

* * * * *

Si aspettava la colazione in giardino. Olga, seduta in una poltrona americana, si dondolava con una mossa pigra, che le stava bene. Milla, appoggiata alla balaustra del terrazzo, coglieva dei gelsomini; accanto a lei, la Contessa Garbi tentava con molto, ma vano buon volere un acquerello infelice. Più in là, due o tre signore si ostinavano al _croket_, col concorso degli uomini della brigata. Giuliano solo, postosi dietro la Contessa Garbi, guardava l'acquerello progredire, e pareva approvarne caldamente l'esecuzione; ma ogni tanto il suo grande occhio azzurro si distraeva.

--Mia cara Milla, tu disegni, nevvero?--chiese dolcemente la Baronessa.

--Avevo principiato, ma ora non disegno più, dacchè ho visto quanto è difficile per noi donne.

--Ma col tuo talento....--fu pronta ad aggiungere la Russa.--Perchè hai un bel negarlo, cara mammoletta, tu hai proprio del talento, e per tutto....

--Trovi?--chiese Milla impetuosamente, dando, senza saper bene perchè, un accento di ironia a quella parola.

La Baronessa ebbe un sorriso indulgente, quasi materno.

--E tu non trovi?--chiese in tono sommesso.

Un silenzio, freddino assai, successe a quella domanda.

--Stupendo,--osservò Giuliano, alludendo al quadretto. Ma il suo sguardo inquieto errava da Milla alla Baronessa.

--Non so,--rispose Milla quasi distrattamente. Vedeva sul viso di Giuliano una specie di malcontento nuovo; e vedeva sul volto di lei un sorriso dolce, pieno di benevolenza, che la turbava profondamente.

Ah!... perchè l'aveva fatta venir lì quella donna così calma, della quale Giuliano ammirava tanto _les toilettes_!

Olga aveva fatto una confidenza a Milla. Quelle sue famose _toilettes_ non erano mica di Worth! Gliele mandava una sarta modestissima, un vero genio dell'arte, ancora ignoto. Ella sola l'aveva indovinata, e si guarderebbe bene di dar l'indirizzo di quella sua scoperta ad un'altra signora. Per lei però, per Milla, sì, avrebbe fatta una eccezione. Ma Milla, adducendo a scusa l'affezione da lei serbata alla sua vecchia sarta, aveva rifiutato:

--No, grazie.

--Ah!--pensò Olga; E quando udì quel «Trovi?» lo mise da parte assieme al «No, grazie.»

La Garbi s'era alzata per andar a cercare più in disparte un gruppo d'alberi meno difficili a copiare.

Milla si vide sola fra suo marito e la Baronessa. Essi tacevano. La Duchessa provò un timore strano, che tacessero per causa sua. Un orgoglio intimo le morse il cuore, e di subito, cedendo all'impulso primo, che ancor non sapeva nè scrutare, nè dominare, s'allontanò.

I due però continuarono a tacere.

--Mio caro--disse finalmente Olga,--voi siete l'uomo il più fortunato di questo mondo. Vostra moglie è....

--Un angelo,--interruppe placidamente Giuliano.

--Ah!--continuò Olga non meno placidamente--lo sapete?

--Ma l'avete detto tante volte.... sfido io.

--Non mai abbastanza, mio caro. Quando si hanno delle fortune di questa entità, bisogna capacitarsene.

Egli alzò le spalle sorridendo.

--Creolo!--disse la Baronessa.

Giuliano si fe' serio. Non rispose. Guardava laggiù, in fondo, nelle brume della pianura.

Milla camminava diritta pel viale, senza voltarsi.

Olga disse ancora a Giuliano ch'egli aveva una moglie adorabile; glielo disse sei giorni dopo a cena.

Ordinariamente, non si cenava alla villa. Quel giorno, però, una gita lunga e divertentissima aveva ricondotto la comitiva ad ora tarda e s'era sentita la necessità di un gaio: _souper_.

Alle frutta la Baronessa tornò sull'argomento.

--Adorabile! Guardate come le sta bene quel costume pifferaro...; ecco.... avrebbe bisogno di esser sempre così.... contenta e animata. È di carattere molto calmo, nevvero?...

--Sì,--rispose Giuliano. E soggiunse:--Un poco di champagne, Baronessa?

--No, basta; grazie. Voi ne avete già bevuti cinque bicchieri... Veramente, questo è eccellente.

--Non c'è male, infatti; io però preferisco....

--Il _Tokay_,--suggerì prontamente la Baronessa.

Poi, in modo che si vedesse bene, si morse le labbra. Ah! le era sfuggito....

Egli depose il bicchiere e la guardò.... Ah! si ricordava! Sorrise e bevette. Dopo tutto, che male c'era?

Essa cominciò subito a parlar di tutt'altro. Poi, come se cercasse un rifugio più definitivo, tornò sull'argomento di Milla.

--Vi assicuro che è simpaticissima.

