Part 5
--Eppure--concluse un Pedrolo osservatore--si capisce ch'essa gli è _morta addietro_!
Morta addietro? Sì certamente; quel Pedrolo non andava errato. Milla s'era completamente smarrita nella repentina rivelazione d'un amore ch'essa non aveva avuto il tempo di prevenire, studiandolo o immaginandolo.
Il cuore della bambina s'era improvvisato cuor di donna, e la scossa subitanea di quella trasformazione era stata più forte di lei. La prima goccia della tazza era bastata per inebbriare Milla; essa era ebbra d'amore, pazza d'amore. E su di lei era piombata quella strana, malaugurata specie di passione che invade facilmente le anime pure e ignoranti, la passione più innocente e più pericolosa, più sublime e più sciocca fra tutte, quella che non calcola, che spende, spande, sperpera scioccamente tesori di tenerezza senza mai fermarsi a noverare quanto ha dato, o a chiedere quanto ha ricevuto. Passione sitibonda di schiavitù, che nell'oggetto del suo culto crea infallibilmente il tiranno dell'oggi e forse l'annoiato del domani.
Alla sera di quel giorno memorabile, il signor Damelli, terribilmente imbrogliato e coll'aria d'un cane che ha lasciata scappar la lepre, si presentò al cospetto del signor Duca.
--Ebbene?--gli chiese questo imperiosamente.
Il sig. Damelli non sapeva da che parte rifarsi.
Ma finalmente, con molti giri e rigiri di frasi, finì col confessare che aveva fatto un buco nell'acqua.
--Oh! Eccellenza, si figuri, è proprio riconoscentissimo quel giovane, anzi mi ha detto di ringraziarla della sua generosa offerta.... Ma creda.... che non.... insomma sarebbe per lui una vera disgrazia.... Egli adora quella cavalla.... non vuole.... insomma non può separarsene!
--No?--disse il Duca.--Com'è ingenuo, caro signor Damelli. Non vede che quel ragazzaccio voleva far salire l'offerta?
--L'ho fatta salire, l'ho fatta salire--s'affrettò a rispondere l'intendente;--ho promesso una somma enorme, ho detto che il prezzo lo fissasse lui. Ma nulla.... l'ostinazione di quel giovane fu invincibile. Pare ch'egli abbia una specie di _arlia_ per quella bestia.... Fu un attestato di riconoscenza del povero Principe, per un import....
--Basta!--disse il Duca, rosso come un galletto....
Congedò bruscamente il signor Damelli, e passò nella camera della Duchessa. Milla era occupatissima a provarsi un paio di scarpettine ricamate; ma vedendo entrare Giuliano con quel viso rabbioso, si spaventò. S'alzò, e, camminando con un piedino calzato e l'altro no, venne a incontrar suo marito.
--Oh Dio! Giuliano! cos'è accaduto?
--È accaduto--sbuffò il Duca,--è accaduto che questa casa è una Babilonia, e che c'è bisogno di riforme più del pane. Hai dei bei tipi, sai, fra questi tuoi dipendenti! Ma lo manderò via quel biricchino, lui e la sua rozza.... per insegnargli....
E le raccontò la storia, a quel modo, con delle minaccie rabbiose di fare, di disfare, di metter tutto all'aria.
La Duchessa trovò ch'era un abbominio, e che Drollino avrebbe dovuto stimarsi ben fortunato di cedere, non una, ma cento Mie a Giuliano. Ma, mentre condannava Drollino, sorrideva a Giuliano con una soavità biricchina di donna felice.
--Oh! che sciocco è mai colui.... E tu, Giuliano, non te ne curare.... Per una cavalla! non son tutte tue quelle dei pascoli e delle scuderie?... E se vuoi, falle venir da Londra, là, dove dici che son così belle.... Non pensar più a colui. È una cosa da nulla....--E per quella cosa da nulla prodigava baci, carezze, soavità di sguardi e di parole da bastare alla felicità di tutta un'esistenza.
Giuliano era disarmato, e il suo terrore delle scene, la sua pigrizia naturale finirono di placarlo. Tralasciò di borbottare, e fu lui che calzò l'altra pantofolina celeste sul piede rosa (grande come un biscottino di Novara) della sua Milla.... Ma la collera non era completamente passata; gli rimase una certa uggia verso Drollino. Quel monello, che cavalcava come un cavallerizzo, che si permetteva d'aver una cavalla propria, che aveva avuto l'ardire di rifiutarsi a cedergliela, gli dava sui nervi. Tanto, che ne parlò addirittura coll'agente.
--Non le pare che sarebbe bene mandarlo a spasso..., per dare una prova di energia...? per incutere negli altri una salutare idea della disciplina indispensabile? eh!...
Ma l'agente, con infiniti riguardi, espose varie buone ragioni. Veramente, faceva osservare che, proprio, gli estremi non c'erano. Avrebbe fatto più dispiacere che effetto a tutti quanti, il vedere scacciato quel ragazzo. Sua Eccellenza sapeva senza dubbio il servizio da lui reso, tempo addietro, alla casa. E poi, bisognava riconoscere che aveva un'abilità straordinaria come allevatore e domatore.... e nel resto teneva una condotta irreprensibile.
Giuliano capì il latino. L'ira gli era sbollita ormai, ed egli, annoiato da quella prolissa difesa, si sentiva tornare addosso la serena indifferenza del creolo. In cuor suo cominciava a trovare che proprio non valeva la pena! Per cui finì coll'esser magnanimo, e perdonò senz'altro a Drollino, col patto però che colui non avesse più a capitargli fra i piedi.
Colui, dal canto suo, non aveva nessuna smania di capitar tra i piedi di quell'eccelso signore. La faccia del Duca non gli tornava punto simpatica. Trovava che rassomigliava a certi musi di cavalli traditori, sparmiafatica, che non ci pensano punto a tirare un calcio anche a chi li governa e riempie la mangiatoia davanti a loro.
La sua maniera di stare in sella lo esasperava, ed egli si compiaceva di far osservare ai compagni il modo indegno col quale il Duca guidando, rovinava la bocca alle bestie. No.... a lui non pareva proprio che la signorina avesse fatta una scelta ammodo. Perchè mo' aveva avuta tanta fortuna quella botte d'uomo con quella barba pettinata! perchè l'aveva sposata, lei.... il loro orgoglio, quella specie di madonnina bianca.... Almeno fosse sempre lì in ginocchio davanti a lei!... Ma no, era sempre la signora che faceva a modo suo, che godeva a vederlo spadroneggiare nella tenuta, nella villa. E lui, con quell'aria placida, sicuro del fatto suo, che si lasciava adorare, che criticava tutto! Eppure non c'è Cristi, il padrone ora era lui! La villa, la terra, i cavalli erano suoi.... Anche Milla era sua.... E non gli era bastata.... Anche Mia avrebbe voluto!...
--Mia! ah no!... piuttosto.... Cristo!...
Stava più che poteva nella pianura dei pascoli. Gli era accaduto qualche volta, capitando per tempo alla villa, di vedere in giardino la veste bianca di Milla, e attorno alla vita di Milla una gran macchia scura, cioè il braccio del Duca. Aveva sentito di sfuggita, passando, qualche sussurro di parole amorose. Come rideva, Drollino, di quelle sciocchezze! Gli parevan così buffe che, quando poteva, evitava di vederle e di udirle. Egli non capiva.... da loro non si usava far all'amore così.... Pure, certe volte un'acre curiosità lo tormentava! Come aveva fatto quel biondo antipatico a farsi voler bene.... così?
Ecco, quando la Duchessa era sola e passava lì accanto, la cosa mutava affatto. Non gli rincresceva allora di procedere franco, di farle un saluto profondo...; non era forse lei la sua vera padrona, la signora d'Astianello? La cosa era assolutamente diversa.
Milla, quando vedeva Drollino, rispondeva cortesemente al suo saluto, ma non gli parlava. Gli serbava un po' di rancore, per essere stato così ostinato e per non aver voluto ceder Mia al _suo_ Giuliano.
Un giorno, però, s'incontrarono nel viale. La Duchessa rispose con un sorriso al saluto di Drollino. Poi si fermò, e gli chiese se stesse sempre nella casetta della scuderia.
Drollino rispose di no. Dopo la morte di suo padre, era tornato laggiù.... nei pascoli. Ora stava in una cascina.... Sa bene.... la Favorita.
--Mi ricordo--disse Milla.--Ci sta la suocera della mia sorella di latte.... E ti piace a star lì?
--Sì, rispose Drollino.--È come al tempo antico.... quando c'era il signor Principe.
Negli occhi di Milla venne un luccicore umido.
--Oh! papà.... povero papà.... Com'era buono.... nevvero?
--Tanto!--disse con forza Drollino. E l'accento era così sentito che Milla provò una specie di gratitudine.--Ecco, anche lui si ricordava.... Oh! se il suo povero papà potesse vederla ora.... così felice, così beata!--E subito il pensiero di Giuliano tornò ad afferrarle l'anima, a sbandirne il passato, a immergerla di nuovo nell'estasi delirante del suo presente. L'occhio di Milla era ancora velato, ma aveva cessato di guardar l'orizzonte e di veder Drollino.... essa pensava che Giuliano poteva già essere sceso in sala da pranzo ad aspettarla. Disse in fretta;--Addio, Drollino--e voltò strada, dirigendosi verso la villa.
Drollino, naturalmente, non capì, nè indovinò. Andò via lentamente, pensando alla vecchia camera, all'entrata della scuderia, a un muricciuolo facile a scavalcare, e a certe pigne di castagne d'India, che per un soffio, per un sassolino diroccavano giù, ruzzolando in tutte le direzioni sulla sabbia di quel viale, quello per l'appunto.
Drollino incontrò un'altra volta la Duchessa, e fu contento di vederla, perchè aveva udito dire che la signora non stava tanto bene. Si buccinava anzi che ci fossero delle speranze..., certe speranze soavi, che si concretano nei preparativi d'una piccola culla....
La Duchessa aveva infatti l'aria un po' patita e Drollino, vedendola passare lentamente sul sentiero soleggiato del giardino, con una mossa stranamente dolce e stanca, rimase un momento come trasognato. Com'era bella!.... le altre donne ch'egli vedeva lì e in città non le somigliavano punto. Così piccola, minuta, com'era, rappresentava per lui la gloria, la potenza, il pregio di casa d'Astianello. E per questo egli la guardava così.... con quello sguardo devoto che ammirava.
Anche stavolta fu lei a fermarsi e a rivolgergli la parola.
--Buon giorno, Drollino.
Drollino trovò il coraggio di chiederle come stesse.
Essa arrossì profondamente con un pudore giocondo. E rispose:--Bene.--Ma rispose in fretta, colta da un conscio imbarazzo davanti alla semplice, ossequiosa domanda d'un palafreniere qualunque. E subito; per cambiare argomento:
--Drollino, sai che andiamo via?
Egli non sapeva nulla, e disse:
--Come mai? così presto.... due mesi soltanto....
E sbarrò gli occhi con un'espressione curiosa a vedersi, difficile a definire.
--Sicuro.... si va via.... la settimana ventura. Io starei ancora qui tanto volentieri, ma il Duca dice che bisogna andare ai bagni.
Diceva queste cose con rammarico, ma anche con una segreta gioia di poter ardere questo rammarico, come un granello d'incenso, sull'altare del suo nume.
Il Duca aveva parlato dei bagni, li aveva vantati come giovevoli alla sua salute; non aveva detto positivamente «andiamo,» ma diceva a Milla, con quella sua voce lenta e melodica, che il caldo ad Astianello minacciava di farsi eccessivo, e che anche per lei, anzi, ben inteso per lei, sarebbe stato meglio un po' d'aria di mare, un po' di svago....
Quando Milla udì quella parola: svago, guardò per un momento Giuliano, coll'aria incerta d'una persona che non capisce. Svago.... per lei?...
--Oh, Giuliano, Giuliano, come puoi credere?--disse finalmente, ridendo.
Ma capì meglio un'altra volta, quando le venne udito, in pieno giorno, senza ombra di causa apparente, un breve sbadiglio di Giuliano.
Un'idea terribile le trapassò, come una spada, la mente. Giuliano.... forse si annoiava?
Senza forse, povera Milla! il primo mese era stato incantevole pel Duca, il suo nuovo amore e i suoi nuovi splendori avevano occupato egregiamente il secondo; ma il terzo.... il terzo.... Erano soli, molto soli ad Astianello: e le ville vicine non sarebbero occupate che durante l'autunno.
Quell'eterno argomento dell'allevamento lo interessava sino ad un certo punto! Milla era un angiolo, oh questo sì, ed egli era il più felice degli uomini; ma quella luna di miele così prolungata, così esclusiva, prendeva delle proporzioni allarmanti. Giuliano trovava che non bisogna abusar di nulla, nemmeno della felicità.
E Milla, che aveva fatto conto di rimaner lì celata, rannicchiata nella suprema estasi del suo amore sino al Natale per lo meno....
Pure, un giorno, disse soavemente a Giuliano:
--Quando partiamo?
--Quando vuoi--rispose languidamente il Duca.
Ma come fu caro in quel giorno, e adorabilmente affettuoso per la sua Milla!
V.
Tornarono sullo scorcio del settembre, nella molle e tiepida stagione in cui l'anno, come un saggio epicureo, si riposa e dice: godiamo, prima di prepararci a morire.
La Duchessa aveva lasciata ai bagni la sua celeste speranza. Aveva abortito, chi diceva per una passeggiata troppo faticosa, chi per un accidente, chi per uno spavento, chi per una grande emozione. Qualcuno parlò di una scena avvenuta fra lei e Giuliano per certe gelosie, senza capo, nè coda. Poi era successa una riconciliazione, e tutto era finito: gli sposi tornavano e felicissimi.
Il Duca era ingrassato un altro po'; Milla invece era dimagrata. E più ancora di prima, era pazzamente innamorata di suo marito.
Nel suo amore c'erano due elementi nuovi, la gelosia e il timore.
Ecco com'era venuta la gelosia.
Ai bagni a Viareggio, avevano trovata molta gente. Vecchie conoscenze di Giuliano, che naturalmente non s'erano potute scansare. L'isolamento, in un luogo così frequentato, sarebbe stato assolutamente ridicolo. Almeno Giuliano diceva così, e Milla era troppo ragionevole per non capire che Giuliano, sino a un certo punto, non aveva torto. L'intimità dunque era finita. Bisognò unirsi a quei gruppi chiassosi di bagnanti, prender parte a delle allegre gite, cenare a ora tarda al Nettuno, fare scampagnate alla Pineta, a Massa, a Lucca. Dio! che tormento! Erano tutte buone, gentili quelle signore, e facevano un mondo di feste alla sposina; e i signori, quelli poi gentilissimi, al punto di farla rimanere un po' impacciata, qualche volta: ma che stordimento, che noia in quel chiasso, in quel divertimento che pareva tanto piacere a Giuliano! Egli ci si trovava come nel suo elemento, ed ella invece....
Uno sciaguratissimo giorno, era capitata da Livorno, con un vaporetto della Marina, una compagnia elettissima.... oh si, proprio eletta.... di signore e di signori. Eran venute a fare una gita di piacere a Viareggio. Fra quelle signore ce n'era una bellissima, vestita con impareggiabile eleganza che a un tratto, aveva detto a Giuliano, passandogli accanto--Oh caro Duca! lei qui?...--con una piacevolezza, una disinvoltura infinita. Giuliano sulle prime era rimasto lì come un po' impacciato; poi s'era messo a ridere. E aveva risposto:--Ma.... pare.... Baronessa....
--Olga!--aveva chiamata un'amica della signora, e la signora s'era fatta accompagnare in là da Giuliano. Quindici minuti dopo, le due società s'erano fuse in una sola, e la signora, che Giuliano aveva presentata a sua moglie, le usava mille gentilezze, le presentava alla sua volta i cavalieri del suo gruppo, e assicurava a tutti, con un sorriso singolarmente gentile, che la Duchessa Lantieri era proprio un'adorabile donnina!...
Milla non aveva mai visto Giuliano così animato. Si divertiva immensamente, fu brillantissimo, prodigò mille attenzioni alle numerose signore della brigata. Nella cena, che coronò splendidamente quella giornata campale, il Duca fu spiritosissimo, i suoi occhi azzurri ebbero certi strani lampi, come di sfida. La signora elegantissima rideva molto, eran tutti di buon umore, e lo sarebbe stata anche Milla, se non avesse afferrata al volo un frammento del colloquio imprudente di due vicini.
--Caso?... davvero?--aveva chiesto un signore accennando, con un lievissimo moto del mento, Giuliano e la signora elegantissima.
--Speriamo....--aveva risposto l'altro.
E s'erano guardati, ridendo, con una cert'aria, ammiccando.
Poi uno degli interlocutori aveva fatto, accorgendosi ch'ella era vicina.--St..., come per avvisar l'altro. E avevan cambiato discorso, con grande prontezza.
Allora essa sentì, per la prima volta, di non esser felice, sentì che fra quella donna e Giuliano c'era _forse_ qualche cosa.... Ebbe un momento d'angoscia terribile, l'angoscia dell'incertezza.... Oh! quella cena terribile, lunga, così gaia per gli altri, così tremenda per lei....
Non disse nulla, sentì la suprema necessità della dissimulazione. Ma non potè impedirsi di osservare! E nell'osservazione, rimase astratta, confusa, quasi istupidita. Li guardava come incantata: erano abbastanza lontani da lei perchè la fissità del suo sguardo non paresse rivolta soltanto a loro.... Essi erano allegri entrambi, allegrissimi; quella signora lo trattava con una certa cordialità serena, indulgente. Egli aveva l'aria contenta, molto contenta; essa da lontano le mandò un sorrisetto amichevole, festoso, a cui la Duchessa tentò rispondere con uno sforzo che le parve faticosissimo. Il mare, sotto all'impalcato, diceva, nell'eccitamento ondoso della notte sopraggiunta, delle cose gravi e severe, che nessuno ascoltava. I tappi delle bottiglie volavano ad ogni momento, oltre le balaustre di legno, e andavano a posarsi sui dorsi e sulle irrequietudini delle spume candide, nel buio.
Finalmente, quell'angoscia crudele ebbe fine. La Baronessa e la sua comitiva s'imbarcarono per Livorno.
Ma non prima d'aver combinato coi bagnanti della Spezia una seconda gita. C'erano le regate a Genova; s'andrebbe tutti assieme alle regate.
Milla si sentì morire.... E mentre il vaporetto illuminato s'allontanava rapidamente sul mare, bianco di raggi lunari, essa diceva a sè stessa:
--Stanotte gli domanderò....
Giuliano era di cattivo umore tornando a casa. Lo sciampagna non valeva nulla, disse a sua moglie. E non aveva sonno. Era quasi impensierito. Non triste, un po' irritato. Pure, a Milla, pareva più affascinante che mai. E irritata anch'essa, malaccorta, impetuosa, entrò bruscamente a interrogare:--Perchè quei due avevan detto così?...
Giuliano s'alzò di botto, e sul viso stravolto di sua moglie lesse l'avvicinarsi d'una scena.
S'alzò, s'inchinò lievemente e passò nella camera vicina.
E Milla rimase col martellamento della gelosia, col dubbio d'essere stata una gran sciocca, col terrore d'aver offeso Giuliano. Era la prima volta che le accadeva tutto ciò.
All'indomani, al Nettuno la Duchessa parve a tutti molto pallida. Giuliano era più piacevole che mai, invece. Ma la povera sposa soffriva così visibilmente che, alla sera, non potè uscir di casa.... E due giorni dopo, un'animuccia, disgustata, sgomentata, tornava dond'era venuta, senza aver pagato all'eternità lo scotto d'un'umana esistenza.
Nel momento del pericolo, mentre si sentiva oscillare fra la vita e la morte, Milla ebbe una bizzarra parola. Disse a Giuliano:--Perdonami.
Il Duca, nell'angoscia stessa ond'era compreso, ebbe un istante di maraviglia. Poi capì. Più tardi, quando La Duchessa, ancora pallidissima nella sua veste da camera bianca, gli sorrideva, beata di sentirsi a rivivere e di vederlo tornato suo, egli le disse dolcemente:--Cattiva!
Ella chinò il capo, arrossendo. Oh! sì era stata tanto cattiva.... Aveva avuto certi pensieri.... Ma aveva sentito. E gli disse cosa aveva sentito.
Egli prese un'aria seria, quasi paterna.--Ah! se la sua Milla non fosse stata così bambina da dar retta a delle assurdità. Certamente, un tempo c'era stato qualche cosa. Ma....
--Ah! c'era stato?...--osservò Milla, mentre sulle sue gote pallide passava un rossore di fiamma.
Il Duca alzò le spalle e si mise a ridere.
--Certo--disse placidamente--ero un po' scapato ai miei tempi. E per farmi far giudizio ci volevi proprio tu....
Essa arrossì ancora, ma d'orgoglio questa volta, d'un orgoglio delizioso di donna amata!... E, col cuore pieno di gioia e di rimorso, tese la mano a suo marito.
Egli la prese, e Milla capì a qual punto era stata sciocca e bambina! Oh, sì! egli l'amava come essa amava lui, esclusivamente, e per sempre.... Il passato non esisteva più.... era un sogno svanito.
Tornarono ad Astianello, prima del tempo fissato.
Milla stava attenta, molto attenta! Giuliano sbadiglierebbe ancora?
No. Giuliano non sbadigliava.... almeno in presenza di Milla. Ma, certe volte, aveva un'aria un po' svogliata e, passeggiando sotto il viale a passi strascicati, tormentava colla punta degli stivalini lucidi certi poveri fiorellini, che proprio non ne avevan colpa.
Un giorno, Milla scese a colazione con una novità. Era una piccola matita elegantissima, tolta ad un _carnet_ da ballo. E strettala fra le ditine cominciò a tracciare sul margine del giornale, che Giuliano aveva finito di leggere, qualche nome. La manina tremava un po', ma le parole eran tracciate bene.
--Che fai?--chiese languidamente Giuliano.
Essa ristette dallo scrivere, con una mossa improvvisa, come d'una bambina colta in fallo.
Poi, con una dolcezza infinita, disse:
--Penso che, dopo tutto, per l'ottobre si potrebbe invitar qualcuno.
E lo guardava, lo guardava, studiando la sua fisonomia, aspettando forse ch'egli le dicesse di no.
Ma egli non disse di no. Disse soltanto--Ma cara Milla, tu sei un angiolo!--E più tardi, quando s'alzarono di tavola, le diede il braccio, guardandola e sorridendole quasi coma l'aveva guardata e le aveva sorriso nei primi giorni del suo matrimonio.
E Milla, povera bambina, ebbe un momento di suprema gioia. Ecco! l'aveva trovato il modo.... Contentarlo nelle piccole cose. Ah! ora sapeva!
Milla era felice. Il suo Giuliano era tornato di buon umore. Si divertiva un mezzo mondo mettendo la villa a soqquadro, rinnovando gli addobbi delle sale, il mobiglio delle camere, rimodernando da capo a fondo gli appartamenti. Aveva certo _trovate_ artistiche tutte sue, sapeva combinare meravigliosamente quanto, oltre alla ricchezza, rivela in un appartamento, il carattere e l'immaginazione signorile di chi lo abita. Una vera legione d'operai s'era stabilita alla villa, e, con una rapidità quasi magica, l'interno della casa andava assumendo un nuovo e più brillante aspetto. Il creolo sapeva dar gli ordini necessari, e Milla, ch'egli non consultava mai, era in uno stato di continua ammirazione. Eppure, certe volte, in mezzo al suo entusiasmo pel talento di Giuliano, un pensiero malinconico le si levava in cuore: ecco, le vecchie cose se ne andavano tutte, una per volta. Errava, con passo lento, quasi timido, in mezzo a tutta quella novità fresca di ricchezze e d'eleganza, che per lei non avevano nessun ricordo, nessuna attrattiva di segreta intesa. Astianello si mutava; era una bella cosa, senza dubbio, ed era giusto che, dal momento ch'essa aveva acconsentito a ricevere, i suoi ospiti avessero a trovare in casa sua tutto ciò che probabilmente avevano in casa propria; ma tant'è.... E un giorno, in cui Giuliano le chiese ridendo dove andrebbero a far dimora durante gli otto giorni indispensabili per rinnovare quella loro antiquata camera da letto, Milla si sentì una gran stretta al cuore.
Abbassò il capo.... sentiva due lagrime sull'orlo delle palpebre.
Giuliano alzò le spalle. Ma non insistette; e Milla gli fu indicibilmente grata di quel sacrifizio.