# Mia: Romanzo

## Part 12

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--Benissimo!--disse il Duca--Battista e Toni condurranno a casa i cavalli, e io ti farò da automedonte, se non sdegni il mio legnetto da giovanotto.

Milla scosse il capo, scese da cavallo, e salì prontamente sull'_americana_ a fianco del marito.

Era lietissima!--Quanto mi diverte--disse--oh come me la godo.... dobbiamo far la figura di due scapestrati, nevvero, di due scappati da casa!

Quell'idea la divertiva immensamente. Si figurava che i passeri delle siepi l'avrebbero presa per una perversa creatura, in piena rivoluzione contro le convenienze. Diceva mille gentili pazzie, col volto acceso dal piacere, ed era veramente carina sotto l'ombra di quel cappello mascolino.

E Giuliano, guidando Mia, che in quel giorno pareva straordinariamente docile e savia, guardava con vero piacere la Duchessa, che gli pareva molto più bellina del solito, con quel non so che di nuovo, di biricchino, di piccante che s'era messo addosso, in un colla foggia ardita, quasi mascolina, del suo acconciamento. E allora, nell'animo vigliacco del creolo, un'ignobile contentezza si diffuse. Il rimorso si ritrasse davanti alla segreta soddisfazione d'aver così bene organizzato il libro mastro, in partita doppia, della sua esistenza. Ora cominciava ad apprezzar Milla.... si proponeva di crearle un'esistenza veramente beata.

Non era forse uno squisito contrasto quello che l'aspettava di piè fermo, ad ogni suo ritorno da Genova? Nella placida, profonda corruzione dell'animo suo, il gentiluomo aveva poste le basi del _modus vivendi_ per l'avvenire, e si congratulava ignobilmente con sè stesso. Marito ed amante fortunato, egli godeva contemporaneamente gli orgasmi febbrili d'un antico ardore, ravvivato nell'attrattiva suprema d'un secondo adulterio, e le pure, soavi soddisfazioni d'un affetto ingenuo, delicato, gentile.... quasi abbastanza attraente per dare una certa poesia persino alla noiosa prosa dell'amore legittimo.

Egli pensava così, e sul suo capo il cielo azzurreggiava intensamente, il sole irradiava la sua strada, la campagna amena, sorridente lo accompagnava colle sue verdi, infinite giocondità.

Per un po' quei due scappati da casa chiacchierarono allegramente. Ma, quando furono al principio della discesa, Giuliano disse a Milla:

--Ora, carina, fammi il piacere di star quieta per un momento; siamo vicini ad una certa voltata alla quale bisogna star attenti. Ci vuol occhio e un cavallo sodo.

--Oh! Mia è una perla--rispose Milla, crogiolandosi nel suo cantuccio e imitando scherzosamente la posa classica d'un _groom_ a cassetto.

Giuliano serrò il freno della meccanica, e, benchè la discesa non fosse ancora principiata, mise Mia al passo.

Drollino, dietro al muro del cimitero, aveva udito da lungi il passo di Mia. Oh! quel passo della sua cavalla!... l'avrebbe riconosciuto fra mille. Sentì nel cuore un gran schianto, una ribellione tremenda. Ma non cedette. Solo per esser più sicuro, guardò ancora una volta oltre il sommo del muricciuolo.

No, non s'era ingannato. Sulla strada il sole batteva splendidamente suscitando dei riflessi abbaglianti nei cristalli dei fanali. Ma ciò non gli impedì di ravvisare Mia, l'_americana_, la barba bionda del Duca, e accanto a lui l'uniforme verde coi bottoni dorati di Battista. Ecco, il momento era venuto.

Scese, armò il cane della pistola, e, nicchiato dietro il muro, aspettò che la carrozza passasse precisamente di lì. Mormorò due nomi:--Mia e Milla!--Sì, egli liberava entrambe da un ignobile giogo! Esse non lo sapevano, ma egli le vendicava in un punto solo, Mia e Milla!

No! la Duchessa non _doveva_ correre il rischio delle rivelazioni d'un mascalzone! E se moriva anche lui, questo mascalzone; ebbene, meglio così, il segreto che, svelato, _potrebbe_ uccidere la Duchessa, _morrebbe_ con lui e col Duca, laggiù, in quel burrone.

Mia giungeva in quel momento, al passo, davanti al muro del cimitero.

Drollino cessò di pensare. Sorrise, alzò la pistola e sparò.

Fu un tonfo terribile.

Subito, in strada, s'udì un galoppo sfrenato, poi un grido di donna disperato, acutissimo.

Drollino balzò in piedi, s'avventò al vertice del muricciuolo e guardò in giù.

Mia, furente, fuggiva a precipizio per la discesa con degli sbalzi violentissimi. Il Duca, stravolto in viso, tirava le redini a dritta e a sinistra con tutta la forza dei polsi; accanto a lui, invece di Battista, c'era una donna.

Teneva il capo rovesciato all'indietro, il cappello le era caduto, e Drollino ravvisò la Duchessa.

Rimase un secondo come fulminato. Poi urlò--Cristo!--s'avventò all'altro lato del muricciuolo, spiccò un salto e cadde sulla via. Si rizzò colle mani insanguinate. Mia, in preda al suo parossismo di terrore, precipitando per la china giungeva in quel momento. Faceva scarti violenti che sconquassavano l'_americana_, aveva la criniera al vento, le nari fumanti.

Il Duca, cogli occhi smisuratamente aperti, gridava: aiuto! Era pazzo di terrore, fissava il burrone verso cui si sentiva irresistibilmente trascinato. Gettò un urlo e chiuse gli occhi.

Milla era svenuta.

Drollino, con un salto da pantera, s'era gettato sulla cavalla, avvinghiandosele al morso, opponendo all'impeto delirante della corsa sfrenata la forza d'una resistenza quasi sovrumana. L'uomo ed il cavallo lottarono un momento, poi s'udì un nitrito di dolore, uno schianto di legnami che si spezzano, poi, in un nuvolo di polvere, si vide a pochi passi dal ciglio del burrone un informe gruppo di membra umane e cavalline, che dibattendosi e rotolando, cadevano assieme. La carrozza, con un ultimo violento sobbalzo, si fermò, mentre quell'ammasso s'agitava sul terreno con una serie di moti convulsi, che s'andarono gradatamente quietando. Tutto ciò era accaduto in pochi secondi. Il Duca aprì gli occhi, si vide salvo, e vide che Milla era soltanto svenuta. La sollevò fra le braccia e l'adagiò sull'erba, al sicuro. Poi si accostò di nuovo al legno spezzato. Vide Mia, distesa per terra, che dava gli ultimi tratti, e, sotto al fianco palpitante della cavalla, vide colui che con atto di audacia disperata era giunto in suo aiuto, in quel supremo istante di pericolo. Si chinò a guardare, e in quell'uomo, immobile, morto forse o privo di sensi, ravvisò Drollino.

Il rimbombo dello sparo aveva chiamata gente. La Duchessa, che cominciava a riaversi, fu sopra una barella improvvisata ricondotta alla villa. Il Duca, rassicurato sul conto di sua moglie, volle tornare sul luogo del disastro dove i sopraggiunti finivano allora allora di liberare Drollino.

L'infelice giovane era ancor vivo, ma il suo stato metteva raccapriccio. Nella sua lotta disperata colla cavalla aveva ricevuto da questa un violento calcio nel petto; un braccio era spezzato, e al disopra dell'occhio destro il sangue generoso del giovane, spicciava abbondante da una ampia ferita.

Il medico del villaggio, chiamato in fretta e furia, visitò sul luogo stesso Drollino, che i contadini avevano adagiato sui cuscini della carrozza.

Pareva ancora svenuto. Il dottore, dopo averlo attentamente esaminato, si lasciò sfuggire un _ehm_ che non prometteva nulla di buono. Il Duca lo interrogò ansiosamente.

--Mi spiace--rispose il dottore,--ma temo che i polmoni siano in isconquasso. È un uomo andato.... questione di giorni..., capisce?

Drollino ebbe un moto ed un gemito. Era tornato in sè.... aveva udita la sua condanna?

Chi potrebbe dirlo? Sul suo volto macchiato di sangue e di polvere l'espressione era illeggibile.

Lo trasportarono, semivivo, nella sua antica stanzetta della cascina, al limitare dei pascoli.

* * * * *

La Duchessa s'era addormentata, e Giuliano, ritto a piè del letto, guardava la bella testina serena, adagiata mollemente sul guanciale. Egli aveva voluto, per eccesso di precauzione, che Milla rimanesse a letto durante i primi tre giorni susseguiti al terribile avvenimento. Ma la giovane signora s'era prontamente riavuta. D'altronde, la scossa non era stata eccessiva, neppur per il suo delicato organismo. Svenuta sui primordii del pericolo, ella non aveva assistito a tutte le fasi del disastro: ritrovatasi incolume a casa, e vedendo illeso Giuliano, non aveva pensato che a ringraziare fervorosamente Iddio. Le avevan detto che la carrozza s'era fermata a tempo.

Il Duca, per non arrecarle dispiacere, aveva espressamente proibito che le si parlasse di Drollino. Milla ignorava quella coraggiosa intervenzione e le sue fatali conseguenze. Sempre allo scopo di non affliggerla, non le tennero neppur parola della morte di Mia. Giuliano le asseverò essere lo sparo fatale, che tanto aveva spaventata la cavalla, nulla più che l'opera d'un cacciatore di passere. Milla accettò, senza discuterla, la versione di Giuliano; si calmò gradatamente, tornò lieta e serena. Non era forse Giuliano il suo profeta infallibile e adorato? perchè non gli crederebbe quando per l'appunto egli diceva così? Ecco, per esempio, egli le aveva detto or ora:--Sii buona, e provati a dormire, hai bisogno davvero d'una dormitina.--Ella non sentiva affatto il bisogno della dormitina; pure, a furia di star quieta e immobile, il sonno era venuto. Dormiva ora placidamente, con un abbandono dolce e sicuro, con una mano ancora serrata fra quelle di Giuliano. E così noi, nella calma fiduciosa del suo sonno sereno, vediamo per l'ultima volta la nostra eroina, la Duchessa Milla Lantieri dei Principi d'Astianello.

Giuliano districò pianamente le proprie dita dalle dita di sua moglie, depose con delicata cura la mano di Milla sulla rimboccatura del lenzuolo, poi quasi furtivamente, in punta di piedi, uscì dalla stanza.

Era profondamente turbato.... il corso pericolo, quel vedersi, sentirsi di fronte a una morte terribile, e, diciamo pure, anche il pensiero della sorte che aveva minacciata la Duchessa, avevano lasciato nell'animo suo un'impressione grave. Il creolo era stato fortemente scosso; non poteva sopportare il ricordo di quel momento, ma il ricordo implacabile non lo abbandonava mai. La sua riconoscenza per Drollino era infinita, e l'idea che quell'infelice morisse, così, per loro, gli era penosissima. E, come se non bastasse, gli era giunta all'orecchio una strana diceria, che aboliva intieramente il cacciatore di passere, ed evocava in sua vece un nemico ignoto, implacabile, il quale, edotto del difetto di Mia, ne aveva calcolate le conseguenze, e s'era valso d'un mezzo che non lasciava traccie, e avrebbe infallibilmente sortito i più funesti effetti, se Drollino, per un'inesplicabile, quasi miracolosa circostanza del caso, non si fosse trovato lì per l'appunto in quell'istante fatale. Ma come scoprirlo questo strano nemico, come garantirsene in avvenire.... a chi chiedere?... Drollino solo forse avrebbe potuto dir qualche cosa. Ma Drollino, poveretto, non era certo in grado di fornir ragguagli: le lesioni interne erano così gravi da non lasciar la benchè minima speranza: s'indeboliva gradatamente, aveva continui sbocchi di sangue, ed ogni parola che pronunziasse equivaleva ad un agitare della clessidra, quando gli ultimi granelli di sabbia stanno per cadere lungo la strettissima gola del cristallo.

In villa e per tutta quanta la tenuta la relazione dell'avvenimento aveva suscitate forti emozioni, ammirazione illimitata per Drollino, e dubbi gravi assai. Da tutti si compiangeva il giovane capo di scuderia, si vantava il suo atto eroico di abnegazione, gli si perdonava ora, in grazia dell'accaduto, il suo carattere aspro e orgoglioso, le bizze, l'indipendenza un po' selvatica del suo passato. Il primo giorno, alla cascina, c'era stata una vera processione dei camerati della tenuta; ma ora il medico, d'accordo con Drollino stesso, aveva rigorosamente proibite le visite; eccettuate, ben inteso, quelle del Duca.

Il Duca si mostrava angustiato dallo stato di Drollino. Veniva spesso a vederlo, e inquieto del rapido progresso del male, si recava alla cascina ogni qualvolta poteva allontanarsi dalla villa senza dar sospetto a sua moglie. E anche stavolta, non appena vide Milla addormentata, uscì in fretta, dirigendosi verso la cascina. Nel cortile, all'ombra d'un vecchio fico, stava riunito un gruppo di contadini, inquilini del cascinale. Al giunger del Duca, s'alzaron tutti, salutando rispettosamente.

Giuliano si fermò a chieder loro notizie dell'ammalato.

Un vecchietto rubizzo rispose subito e per tutti:

--Male, male assai, signor padrone. Stamane è venuto il prevosto, e gli ha fatto fare le sue divozioni; e il dottore ha detto che sarà un miracolo se passa la notte.

Il Duca mise un sospiro profondo e sincero.

--Vuole andar su?--chiese premurosamente una donnetta attempata, ch'era allora allora sbucata da una prossima cucina.--Vedrà che cosa da far pena! Son io che lo veglio, quel poveretto, e da tre notti non chiudo occhio.

E così parlando, precedeva il Duca su una scaletta di legno, e poscia per un andito scuro che faceva capo alla camera di Drollino. Entrarono entrambi in punta di piedi.

La stanza era pulita; le patate c'eran tuttora, ma ammonticchiate accuratamente in un canto, e non davan noia. La finestrina era chiusa, e alla rottura dei vetri s'era riparato apponendo sulla intelaiatura qualche spesso foglio di carta, attraverso il quale giungeva affiochita la luce dall'esterno. Drollino sedeva sul letto, appoggiandosi ad un ammasso di cuscini, e si sentiva sin dall'uscio lo sforzo penoso del suo alitare. Il braccio rotto stava inerte e stecchito nella sua fasciatura appeso al collo con un _foulard_ rosso, colla mano libera; il giovane portava ogni tanto alle labbra un fazzoletto bianco, e lo ritraeva quindi macchiato di sangue. Una benda bianca gli serrava di sbieco la fronte, e lasciava vedere soltanto l'occhio sinistro stranamente quieto e profondo, d'una luminosità quasi paurosa. Qualche chiazza di sangue qua e là sulle lenzuola.

Il Duca, col cuore stretto da un'angoscia profonda, sedette appiè del letto, su una seggiola che la vecchia gli aveva premurosamente recata. Salutò l'ammalato, e cercò d'intavolare qualche frase di conforto e di speranza. Ma non proseguì. L'occhio di Drollino s'era repentinamente fissato su di lui con una forza così intensa di divieto che il Duca smarrì il filo del discorso, e tacque.

Drollino alzò la mano che reggeva il fazzoletto, guardò la vecchia, e, con quel cencio insanguinato, le accennò la porta.

La vecchia allibì, rimase un momento in forse; poi, completamente dominata, uscì senza far rumore.

Al Duca parve che nella camera fosse piombata in quell'istante un'ombra nuova ed arcana. E stava fermo, inchiodato sulla seggiola da una possa misteriosa, ch'egli subiva suo malgrado.

Drollino continuava a fissarlo col suo occhio da ciclope, acceso dall'ardor della febbre. Il silenzio continuava oppressivo, pesante.

Finalmente il Duca, tormentato, chiese a Drollino se avesse qualche cosa da dirgli.

--Sì,--rispose Drollino.

La voce di Drollino era orribile a udirsi: roca, sibilante, con un suono alterato, gutturale, come il congegno d'una macchina che, spazzata, stride sotto la mano di chi lo tenta.

Il Duca dominò un brivido, e continuò:

--Forse, nevvero, vuoi parlarmi dell'accidente in cui la tua generosa audacia.... Sapresti.... potresti dirmi chi?... Si dice che sia stato un attentato. E tu sai...?

--Lo so!

--Oh, te se prego.... parla.... Capisci bene, è necessario.... perchè possa premunirmi.... per l'avvenire.

Drollino ebbe una specie di sorriso, e le sue labbra si contrassero con un'espressione d'ironia.

--Non c'è più bisogno di precauzioni! egli non può più farle del male. Guardi....

E col fazzoletto indicò sè stesso.

Giuliano non poteva, non voleva capire. Gettò un grido.

--Tu?--disse finalmente, balzando indietro e tremando.

--Io.

--Tu.... sciagurato!... apposta?... apposta?... perchè rimanessimo uccisi?

Drollino scosse il capo.

--Non loro due.... io non sapevo che ci fosse anche la signora.... Volevo.... solamente lei....

Sulle tempie del Duca scorrevano grosse goccie di sudore.

--Tu--sclamò ancora--tu? ma perchè? cosa t'ho fatto?

--A me.... nulla--rispose Drollino fra due sibili.--Ma perchè guidava Mia? e perchè voleva far morire la nostra.... signora?

--Io?--gridò inorridito il Duca;--ma tu sei impazzito?

--No,--rispose Drollino,--l'ha detto il dottore.... e non era giusto ch'ella morisse.... per causa sua.... Si ricordi.... l'autunno scorso....

Il Duca cominciava a capire. Si fece pallidissimo; cercò invano, con uno sforzo disperato, una parola di diniego, di scusa da gettare in faccia a quel morente. Ma non la trovò, e non poteva mentire davanti a quell'occhio unico che lo guardava immobile.

Drollino gli accennò d'avvicinarsi.

--Non abbia paura,--continuò, serbando sempre quel funebre simulacro di sorriso--ora, ora.... vede bene.... è finita.

Si fermò, la voce gli venne meno in uno schianto di tosse, che gli empi la bocca d'una salivazione sanguigna.

Giuliano aspettò, tremando verga a verga; poi:

--Ma ora.... ora....--tentò di mormorare.

--Ora....--rispose con uno stridore soffocato Drollino. E avventò, ergendo il capo, una sola parola:--Genova!

Atterrito, annientato, il Duca chinò la testa. Vacillava come un giunco mosso dal vento.

Drollino, passato l'accesso, continuava:

--Ora, sarebbe morta, forse.... quando lo avesse saputo.... E lei, signor Duca.... ha preso Mia.... Allora mi sono ricordato, e volevo che Mia fosse la causa.... Ma ho visto la Duchessa, e sono venuto....

Non potè proseguire; un secondo impeto di tosse gli mozzava quell'aspro filo di voce. Allora, nell'accesso stesso sbattuto dallo sforzo dello schianto rantoloso della tosse, ma tenendo sempre Giuliano sotto il fascino spietato del suo sguardo, Drollino lasciò andare il fazzoletto, e sollevando la mano, come un giudice che condanna inesorabilmente, alzò un dito.

Nel silenzio della stanza si sentiva l'affanno ormai, quasi parimenti angoscioso, di due aliti oppressi.

Un gorgoglio s'affoltò nella gola di Drollino. Ma egli, con uno sforzo supremo, mormorò ancora una parola:

--Si ricordi!...

Poi tacque, cessò di guardar Giuliano, e adagiò il capo sui guanciali.

Passò un minuto prima che il Duca trovasse la forza di uscire.

Sulla soglia della cascina s'imbattè col dottore.

--Sta male, eh! quel poveraccio?--chiese il medico, vedendo il viso alterato di Giuliano.

--Sì....--balbettò il Duca--temo che....

--Per bacco!... l'ho detto subito che era affar di pochi giorni. Ma lei non ci venga più qui. Vada via, che questi non sono spettacoli per lor signori; e tanto, ormai è finita. Vada via, le dico, e mi cambi subito quella brutta cera, che, se no, son capace di farle un salasso qui sui due piedi.

Giuliano rispose con un tentativo di sorriso agli scherzi e ai consigli del medico; poi s'allontanò adagio adagio, perchè dal cascinale non si avvedessero ch'egli si reggeva a stento sulle gambe. E solo quando fu lontano sulla via, lungi da ogni sguardo, nell'ombra discreta d'una macchia, allora soltanto si lasciò andare. Cadde a sedere su un tronco d'albero.... brancolando.... cercando un appoggio, come una donna che vien meno.

Il Duca era vinto.... la scena era stata troppo forte per lui. Sulla sua fronte pallida il sudore si rinnovava ogni momento. Balbettava sconnesse parole.... batteva i denti.... rabbrividiva, smentendo, nel codardo abbandono di quel momento, tutta la sua calma di gentiluomo, la sua placidità di uomo forte, la sua stupenda indifferenza di creolo. Ebbe uno scoppio di pianto nervoso, quasi isterico, e non cercò di frenarlo: chi lo vedeva colà, chi lo udiva?... Milla non era in presenza del suo idolo. Olga era a Genova, lungi dal suo schiavo gran signore! E i passeri della macchia non si curavano punto di quel Duca in lagrime, buttato là come un cencio.... scosso da quei singhiozzi spasmodici.... che non erano forse nè tutta paura, nè tutto rimorso!...

* * * * *

La camera di Drollino era quasi buia. Per terra, in un angolo, ardeva un lumicino d'olio, e la sua poca luce era attenuata da una specie di paralume improvvisato. Dietro ai vetri e alla carta della finestrina, s'urtava un raggio di luna che cercava d'insinuarsi all'interno disegnando sull'ammattonato e sulle pareti lunghe striscie bianche, d'uno splendore freddo ed immobile. Nel camino ardevano lentamente alcuni rimasugli di legna umida, e una vecchietta, adagiata in un rustico seggiolone impagliato, lottava ostinatamente col sonno. Un gentile odore d'erba secca veniva dal vicino fienile, e nel silenzio della stanza giungeva ancora dal prossimo piano uno stridore ritmico e incessante di grilli, cui teneva bordone una voce più immediata, uscita dal focolare stesso del camino. E, a lunghi intervalli, qualche nitrito affievolito dalla distanza.... qualche lontano interrotto canto di rossignolo.... le voci solitarie dei pascoli, che si stendevano addormentati ora e ravvolti nell'ombra notturna e infinita del piano.

La donna non ne poteva più. Lo aveva detto al Duca; eran tre notti che non chiudeva gli occhi! E ora quei poveri occhi stanchi si chiudevano irresistibilmente. Il rumore affannoso, sibilante che Drollino faceva respirando, non bastava più a tenerla desta. E i grilli, nell'interminabile monotonia del loro coro, non parevano modulare che una sola parola: dormire, dormire!

A dir vero, Drollino pareva molto più quieto adesso; il rumore dei suoi rantoli affaticati pareva diminuire. Ora invece vaneggiava.

Sulle prime, essa aveva voluto dar retta alle parole, alle frasi interrotte di quel quieto delirio. Ma poi se n'era stancata; eran tutte frasi del suo mestiere, e non si capiva nulla. Piuttosto, per tenersi desta, ricorse al rosario. Ma nemmen questo valeva: essa pronunciava affatto macchinalmente quelle note e sacre parole; la mente le si intorpidiva nel sonno.

--Mia! sta quieta,--diceva dolcemente Drollino.--No, no, non va bene così! più ritta.... Avanzi il ginocchio.... ora terrò la staffa.... tiri a destra.

La vecchia provò a cambiare. _Salve regina, vita dulcedo, spes nostra_....

Drollino continuava sempre più sommessamente:--Volti, ora; aspetti.... poggi sul fianco, niente paura..., più alta la briglia. Non abbia paura..., non si farà male.... son qua io....

In quegli accenti spezzati si sentiva una modulazione quasi carezzevole, qualche cosa di indicibilmente sentito e profondo. La vecchia si destò con un sobbalzo, e continuò: _in hac.... lacrimarum valle_....

Di repente sul volto di Drollino si operò un mutamento. I tratti s'affilarono, informandosi sulle ossa, che parvero avanzarsi sotto la pelle e sporgersi con un più marcato rilievo. Il volto assunse una tinta grigiastra, d'una trasparenza perlacea, e sotto alla quale s'accusava, sotto un lividore quasi violaceo, il colore di un frutto troppo maturo che, toccato, si ammacca.

La vecchia s'era addormentata. Russava ora ella stessa, colla corona abbandonata sulle scarne nocche delle dita. La lucernetta, in cui l'olio veniva meno, mandava una luce vacillante, che si esauriva lottando ad un tempo contro l'ombra della stanza e il chiarore incerto del lume di luna.

Allora, nell'agonia solitaria di Drollino, cominciò la splendida gloria d'un sogno. L'ordine della sua esistenza si capovolse negli ultimi sforzi della memoria: presso alla fine, egli rivisse, l'estasi suprema di un'ora della sua prima gioventù.

--Dagli un bacio,--diceva il Principe ridendo. E la testolina bruna della bambina si chinava verso di lui; due labbruzze strette, allungate cercavano le sue; una vocina festosa ripeteva:--Prendi, Drollino, prendi!

Egli non si tirò in là, non ricusò. Mosso il braccio, brancolando nel buio, come se volesse stringere.... afferrare.

Poi, con un'ospressione di supremo trionfo, gridò:--Mia!

La vecchia si destò di botto.... Gesù Maria!... parlava sempre quel poveretto, non si chetava mai! Ecco che adesso chiamava la sua cavalla.

* * * * *

