Part 11
E si pose a camminare frettolosamente, senza altro intendimento che di far pronto ritorno alla villa.
Ma, oltrepassando il cameriere, s'avvide che questi era affatto incapace di raccapezzare dove metteva i piedi. Era uno sconcio spettacolo quell'uomo che camminava barcollando sulla strada, battuta dal lume di luna, in vicinanza della villa... Bell'onore per la casa.... se qualcuno lo vedeva.
E, sotto l'impero di questo timore, Drollino risolse di ricondurre egli stesso Battista per evitare, se si poteva, ogni scandalo. Gli s'accostò e lo chiamò forte per nome.
--Ah!--rispose l'altro fermandosi....--sei tu, Drollino?... Bel nome davvero.... E un bel giovanotto, anche.... ma allegro come un martôro. E dunque eh! ho sentito che te ne vai.... Fai bene, perdio.... Si vegeta in questa baracca, in questo nido di.... colombini.
E strizzava gli occhi sorridendo sguaiatamente, con un'espressione che tentava d'essere ironica.
--Bisogna vedere il mondo.... ragazzo mio.... Andare di qua, di là..., a Parigi.... a Londra.... fare come ho fatto io col signor Duca.... Ah! allora però.... non erano i tempi buoni come adesso!... Denari, ora, denari come terra.... Il signor Duca.... non dice mai di no.... quel briccone! Sfido io, sfi....
Ora si trattava di mettersi pel viale, e c'era da passare la porticina. Fu una vera impresa che Drollino condusse a buon fine, impiegandovi però più d'un quarto d'ora. Poi dovette aiutare colui a percorrere il viale, evitando di urtare i tronchi degl'ippocastani, in quell'ombra fitta che Battista faceva risonare delle sue frasi sempre più sconnesse d'ubbriaco di buon umore. Ma, come Dio volle, giunsero sulla spianata.
Erano scoccate le dodici; la villa dormiva quietamente, con tutte le finestre chiuse, nel silenzio della notte.
Battista continuava a parlare, consigliando fervorosamente Drollino a imitarlo, a star allegro, ad assicurarsi.... le bontà del padrone. Gl'insegnava che i padroni vanno tenuti per il collo, vanno! E non bisognava star ingrognati, bisognava essere come lui, allegri, sollazzevoli.
E subito, colla voce avvinazzata, si pose improvvisamente a cantare le prime strofe d'una canzonaccia.
--Cristo!--sclamò a bassa voce Drollino, tappandogli la bocca colle mani,--taci, mascalzone; potresti destar la signora Duchessa!
--Ah!--rispose impermalito l'ubbriaco--che maniere!... va al diavolo tu e la Duchessa!... Me ne importa tanto di quella faccia di carta!
Ma di subito cangiò parere.
--A proposito,--disse con somma confidenza a Drollino--se vuoi venir qui.... ho una cosa da dirle.... alla signora Duchessa. Ho da dirle....
E alzava la voce. Drollino, fremendo, lo interrompeva, cercava di condurlo via in fretta, ma Battista, incaponito in un'ideaccia tutta sua, non voleva muoversi, e seguitava a parlar forte.
Drollino stava per afferrarlo alla vita, portarlo via a forza, e quindi gettarlo in un angolo remoto del giardino a smaltire il suo vino; ma invece rimase immobile come impietrito, guardando l'ubbriaco con uno sguardo spaventato. Una, fra le insensate frasi dello sciagurato cameriere l'aveva colpito.--Valla a chiamare.... voglio dirle la verità.... di Genova e del signor Duca.
--Il signor Duca?...--chiese cautamente Drollino, chinandosi verso Battista.--Genova?..
--Sì, sì--ripeteva con voce gorgogliante l'ubbriaco--tanto bisogna che lo sappia.... un giorno o l'altro.... che la Russa.... E l'avvocato.... ah! l'avvocato!...
L'occhio di Drollino ebbe un lampo di feroce ansietà. Egli si chinò ancora di più sull'ubbriaco, che seguitava:
--L'avvocato! l'ho visto io, l'avvocato!... Eh uno strascico lungo lungo di seta e tanti bei ricciolini, e quelle spalle bianche. Per Dio, ha ragione il Duca.... è bella quella Russa....
Di subito l'ubbriaco si fece malinconico.
--Poverina!--disse, tentando di accennare le finestre della facciata--poverina, povera donnina, mi fa pena.... se sapesse?...
E si mise a piagnucolare: l'ubbriachezza in lui si faceva tenera, sentimentale! E nell'iterarsi di grotteschi singhiozzi, in quel lagrimare ributtante, le frasi riuscivano smozzicate, e le parole, rotte, non avevan più senso.
Drollino rimase un momento in forse:--Vino o verità?--chiese angosciosamente a sè stesso, guardando Battista, che, colpito improvvisamente dal sonno plumbeo dell'ebbrezza, s'era buttato sull'erba e pareva già addormentato.
--Bisogna saperlo.... ad ogni costo--mormorò sotto voce Drollino.--E se è vero!...
Nel vivo lume della luna, una mano bruna, nervosa si protese con un gesto di minaccia implacabile.
Poi Drollino afferrò l'ubbriaco, inetto ormai ad opporgli la minima resistenza; se lo cacciò sulle spalle come un sacco di biada, e, passando dalla scala interna di servizio, lo portò nella propria cameretta, quella che occupava attualmente al terzo piano della villa. Lo gettò sul letto in modo abbastanza ruvido; ma il sonno dell'ubbriaco era ormai così profondo ch'egli non se ne risentì per nulla.
Drollino sedette appiè del letto, e rimase desto per tutta la notte, vegliando Battista.
Era giorno fatto quando il cameriere si risentì; girò attorno gli sguardi, attonito di trovarsi lì, in camera di Drollino.
--Cosa diamine?--chiese.
--Nulla, mio caro.... Ti ho trovato per via e t'ho portato qui.
--Oh!--rispose Battista confuso, ma tentando un risolino.--Ho capito. Eh, son traditori questi vostri vinetti leggieri; e poi un po' di rhum.... sicuro.
Non era più brillo, ma aveva ancora la testa balorda, lo stomaco sconvolto, o parlava con un fare melenso.
--Sicchè--continuò, alquanto impacciato--m'hai proprio trovato per via? Sarà, sarà.... non mi ricordo più! E dormivo, eh?
--No, allora non dormivi; non facevi che strillare e chiacchierare.
--Ah! sì, chiacchieravo?--E divenuto subitamente inquieto, soggiunse in tono negligente:--Oh bella, chiacchieravo? e, così per curiosità.... cosa dicevo?
Drollino alzò le spalle, e si sforzò a sorridere. L'altro non ardiva insistere, ma lo guardava, dubbioso.
--Mio caro--continuò Drollino--sta tranquillo. Hai detto un monte di bestialità. Per fortuna che c'ero soltanto io a udirti, e ciò che tu dicevi lo sapevo da un pezzo.
--Tu...!--sclamò Battista con vivo malcontento.--Sapevi già.... cosa?
--Ma certo!--continuò freddamente Drollino.--Credevi d'esser tu solo a possedere il segreto del signor Duca?
--Ma come diavolo hai fatto a sapere?
--Ch'egli si reca là a Genova....--ed esitò ammiccando.
--Sì, per trovarsi con lei!--finì brutalmente Battista--con la Russa. Capirai, tutte questo reticenze, che sugo hanno adesso? Il diavolo ci porti.
--Questo--rispose pacatamente Drollino--è affar mio e non ti riguarda.
--Ma, allora, perchè non me ne hai mai parlato?
--Perchè? Perchè non m'accomodava. Cosa c'entro io con questo cose? Io me ne vado fra poco, e buona notte. E può essere che, per tacere, avessi anch'io delle buone ragioni come le hai tu.
Battista non arrossì, e si pose vivamente le mani in tasca.
--Non ce n'è quasi più--disse, facendo ballare fra le dita due o tre monete.--Io però le godo e sto allegro, e fo star allegri gli altri, mentre tu.... Che bocca amara m'è rimasta!... A dir vero, il Duca fa le cose bene.... da gran signore, non è vero?
Drollino assentì. Certo; il Duca pagava bene il loro silenzio.
--Eh!--continuò Battista con una risata maligna--non gli conviene a far diversamente. Davvero, si troverebbe in un bell'impiccio se a me saltasse il ticchio.... Perchè, capisci, l'andrà; finchè mi pare, ma se un bel giorno colui mi rompesse proprio le tasche, io vado da lei, e le rifiato tutto quanto; capisci?
--Ah! le rifiati tutto quanto.... Andiamo, via, non sei capace!
--Io non son capace!... L'avresti a vedere. Vado là, franco come uno schioppo, e le conto la storia. Signora Duchessa; succede così e così. Il suo signor marito va a Genova per abboccarsi coll'avvocato.... E l'avvocato, Dio mi danni, è la Russa.... quella Baronessa che.... se l'è tornato a prendere per vendetta.
--Per vendetta?--chiese tranquillamente Drollino, stendendo appiè del letto la sua snella persona.
--Sicuro--continuò Battista, che, passato il primo momento di dispetto, trovava ora un certo gusto a potere finalmente parlar con qualcuno di quella cosa così gustosa e proficua.--Ce l'aveva amara con la Duchessa, perchè qui erano accadute quelle scene, ti ricordi? Bene, dunque, quando noi fummo a Napoli, essa scrisse al padrone. Ma questi aveva ancora la paura che gli morisse la moglie, e non rispose. Allora quella s'impuntigliò, e gli tenne dietro a Nizza. La signora era un po' indisposta e usciva di rado. Un giorno, lui se ne va a Montecarlo, e ci trova la Russa. Stette ancora un poco sul tentennare, poi ci ricascò.... meglio di prima. Ecco qua.... la sapevi tu com'era andata?
--No--confessò umilmente Drollino--non la sapevo così lunga. Sapevo solo che ora.... si ritrovavano a Genova, colla scusa dell'avvocato. Mi figuro che sarà sempre una cosa in grande. Ha cavalli, lei?--chiese poscia con una subita premura di professione.
--No, rimessa.
--Ah! e lui?
--Niente, carrozza d'albergo. Lei sta in un villino, laggiù verso via Carignano. La sera sul tardi escono assieme, vanno all'Acquasola.
Qui diede in un riso sguaiato.
--Una bella coppia.... sai....
--Certo--rispose Drollino,--una bella coppia....
--E la Duchessa?--continuò Battista--se lo sapesse!... Io dico che se lo sa stavolta, gli riprende tutti i soldi che gli ha dato e lo manda al diavolo.... ammenochè.... non si consoli.
--Come?...
--Eh, diamine! facendo altrettanto.
Drollino si drizzò d'un salto, cogli occhi iniettati di sangue, pallido come un morto, e per un momento guardò l'ex-ubbriaco in un modo molto bizzarro e poco rassicurante. Ma subito si calmò, e si mise a ridere.
Si sarebbe detto che, a furia di star sempre così serio, avesse dimenticato come si fa a ridere; certo che il suo ridere non somigliava a quello di nessun altro.
--Ah! vorresti provare.... dici?...
--Sì.... per curiosità. Vorrei provare come la piglia. Certe volte, quando la vedo allegra, contenta, mi viene come una rabbia, una smania di dire la verità a quella povera donna. Almeno non farebbe più la figura d'una bambina, e non si struggerebbe più dietro a quella perla di marito, che va a Genova.... coi denari di sua moglie, beninteso. E a te--domandò ancora Battista con un rimasuglio d'inquietudine--questa voglia non ti vien mai?... dico..., non vorrei che tu m'avessi a prevenire.... sai, perchè potrebbe darsi che lei, per saper bene....--E fece il gesto di chi snocciola denari.
--No--disse Drollino....--io non ho nessuna idea di parlare. E ora me ne vado, per cui.... Tanto, questa storia finirà presto....--soggiunse con molta calma.
--Finirà?--chiese l'altro sbadigliando--credi che finirà?... Per bacco, mi dispiacerebbe.... è un provento che mi garba.... E perchè finirebbe?... sono innamorati cotti! La Russa gli comanda a bacchetta, lo tratta come un imbecille, e lui.... contentone. Perchè avrebbe a finire?
--Perchè finirà--disse con gran pacatezza Drollino.
E scese lentamente; era l'ora del primo pasto dei cavalli.
Battista, rassicurato, si ricacciò sotto le coltri per finir di riposarsi; tanto, lui non aveva nulla da fare.... in casa ora c'era la cuccagna!
Dopo il mezzodì, Drollino si presentò all'agente e gli chiese due giorni di permesso. Voleva andar a vedere i puledri di casa Canossa, prima che partissero per l'Esposizione ippica.
L'agente accordò il congedo. Drollino se ne andò la sera stessa; e in capo a due giorni era di ritorno.
Tutti gli furono attorno a chieder dei puledri. Ma non ne disse gran che, non ne fece maraviglie. Erano così così, come gli altri....
Non era stato alla tenuta Canossa; era stato a Genova e all'Acquasola. Celato dietro una macchia, aveva visto passare, in una carrozza di rimessa, il Duca e la Baronessa.... Era saltato in legnetto di piazza e aveva tenuto dietro al loro equipaggio sino alle prime case di via Carignano.
Nei giorni seguenti diede ancora due o tre lezioni alla Duchessa, e rinunciò a dare la progettata lezione a Battista. Drollino era quieto, calmo assai....
La sera dopo, mentre si distribuiva l'ultima razione di biada, il signor Damelli capitò in scuderia, e diede precisamente quest'ordine:
--Domattina alle dieci l'_americana_ ad un cavallo per andare alla stazione a prendere il signor Duca.
Drollino ch'era poco lungi, udì quell'ordine. Alzò bruscamente il capo, e appoggiò per un secondo la mano sul muro, come se si sentisse minacciato da una vertigine.
Poi disse rispettosamente:
--Sì signore.... ci penso io.
* * * * *
L'indomani, il tempo era splendido. Suonavano le otto del mattino, e sulla spianata della rimessa Drollino si teneva ritto davanti a Mia, già attaccata al _phaèton_ e che, impaziente dell'indugio, allungava ogni tanto il collo e colla lunga coda flagellava i suoi nobili fianchi. Battista, già in livrea, ma colla tunica ancora sbottonata, lisciava col gomito il pelo del cappello a coccarda. Un vecchio mozzo, col capo coperto da una berretta scozzese e colla pipa in bocca, stava poco lungi dal legno e guardava con ammirazione la cavalla che, annoiata dalle mosche, or coll'una e or coll'altra zampa tormentava il terreno.
--Ci siamo?--chiese il cocchiere, infilando i guanti di pelle rossa.
--Un momento,--rispose Drollino, mentre colla mano tremante disponeva sul frontale una ciocca della criniera di Mia.
Il cocchiere salì a cassetta ed afferrò le redini.
Nella corte rustica, vicino alla rimessa, s'udì l'ululato cupo di un cane.
--Cattivo segno,--osservò il mozzo, togliendosi la pipa di bocca.--Pedrolo.... badate un po' ai fatti vostri.
Il cocchiere si mise a ridere, agitando festosamente la frusta.
--Quante bestialità!--rispose con gaio sprezzo. Era contento di guidar Mia, quella famosa Mia, che per tanto tempo era stata così esclusivamente custodita da Drollino.
Drollino passò ancora una volta, con una carezza prolungata e tremante, la mano sulla criniera di Mia.... la guardò per un secondo, con una intensità disperata.... Poi si ritrasse, e senza parlare, con un piccolo gesto, avvisò il cocchiere che poteva partire.
S'udì in breve la sabbia del viale scricchiolare sotto le ruote del leggero equipaggio, mentre il rumore del trotto elegante di Mia si perdeva nella lontananza.
Drollino stava sempre immobile, fissando come trasognato lo spazio dove Mia, un momento prima, aveva alzata, verso lui, la sua fina testina.
--Per bacco!--disse il mozzo con molta simpatia professionale--capisco, sapete. Non c'è che dire, una bestia che non ha l'uguale. Vi rincrescerà, eh?
Drollino diede un guizzo coma se una serpe gli avesse morso il tallone.... Poi chiese impetuosamente:
--Cosa?...
--Oh bella!... che ve l'abbiano portata via. È una cosa curiosa, sapete, che ve ne siate stancato così, mentre, non c'è che dire, è ancora un fior di cavalla! E l'avete proprio voluta cedere al Duca!... Chissà, eh.... che buon affare?...
Uno spasimo passò sulla faccia di Drollino, ma egli rimase muto.
--Eh! si capisce. Se vi è venuto questo capriccio di girar il mondo, vi gioveranno più i denari che la cavalla. E a dirla schietta--continuò il mozzo, che s'era proprio messo in mente di voler consolar Drollino ad ogni costo--la Mia era ormai un po' _sul tempo_ anche lei, come me! E poi il suo piccolo difetto ce l'aveva pure.... quello di non voler sentire gli spari.... E non s'è mai voluta correggere.... eh?...
--No--stridette Drollino--no!
Il vecchio mozzo si mise a ridere.
--Via, via!... non v'arrabbiate a questo modo. Si sa che avete fatto di tutto per toglierle quel vizio. È inutile.... ho provato anch'io. Una volta nella tenuta c'era un alzano che....
Ma la storia dell'alzano non progredì. Drollino, il quale era stato per un momento come sprofondato nelle sue riflessioni, si scosse bruscamente e s'allontanò a rapidi passi.
Il mozzo rimase lì, in asso.
--Cosa diavolo gli piglia a colui?--disse tenendo dietro collo sguardo a Drollino, il quale pareva quasi fuggire, tanto correva, nella direzione della tenuta.
Non eran cinque minuti che Drollino era scomparso, quando Vincenzo, il cameriere della Duchessa, si presentò sulla spianata.
--Drollino--chiamò--Drollino!
--È andato via or ora--rispose il vecchio mozzo.--Cosa c'è?
--Subito, subito, insellare Mia per la signora Duchessa, e Drollino si prepara ad accompagnarla.
Il mozzo s'alzò.
--Mi dispiace--disse--ma in quanto a Mia la signora è bell'e servita. La cavalla è stata attaccata all'_americana_ ed è già a mezza strada della stazione. E Drollino è andato via per i pascoli, a zonzo.... Dio sa dove!...
Il domestico scomparve, ma tornò subito, dopo cinque minuti, trafelato.
--Sellare Calif; subito al momento, e chiamare Toni per andar dietro alla signora.
Toni era in scuderia e fu subito avvisato.
Dodici minuti dopo, Milla, con un nuovo abito da amazzone, giuntole il giorno avanti da Torino, col volto splendido della gioia misteriosa e biricchina della sua sorpresa, s'avviava al trotto, seguita da Toni, per la strada che dalla villa conduce alla stazione.
Drollino invece si dirigeva verso la sua antica dimora, nel grande cascinale. Camminava a passi concitati stringendo le palme, barcollando ogni tanto come sotto l'influenza d'un principio d'ubbriachezza. Un momento, sentì che non stava più in piedi.... e cercò di reggersi, brancolando, come se fosse al buio.
Un grido soffocato gli uscì dal petto:--Mia! povera Mia!
Sulle sue gote brune, schizzò una lagrima. Ma subito, come sotto un soffio ardente, asciugò.
Si gettò bocconi sull'erba. Era appena fuori del giardino. La villa era bellissima a vedersi, ancora immersa nel bacio mattiniero del sole, cinta di verdura, colle lucide persiane inverniciate di recente.
Egli mordeva l'erba, digrignando i denti furiosamente. Ma a un tratto si calmò. Il suo sguardo fisso, teso, si spingeva nell'interno della camera della Duchessa.
La finestra del terrazzino era aperta, si vedevano passare pel vano le teste delle cameriere in faccende. La brezza entrava curiosa, molle, agitando le vecchie frangie degli addobbi della finestra, enfiando, come fossero lembi di vele, i tessuti leggeri dei cortinaggi, le bianche cortine del letto.
Drollino si fece calmo. Guardò a lungo lassù, come se quella vista gli facesse bene, rinnovasse in lui l'energia dello spirito.
--Per lei!--disse finalmente a bassa voce, agitando la mano nel vuoto, con un gesto pazzo ed appassionato di saluto.
S'alzò rinfrancato, ed in breve fu alla sua antica stanzetta. Vi rimase circa un quarto d'ora. N'uscì senza che nessuno l'avvertisse, vestito dei panni suoi, bianco come un cencio lavato, e colla destra stretta al petto, sopra la tasca del lato ministro. Si mise pei campi, in salita, evitando di por piede sulla strada maestra, e pur costeggiandola.
* * * * *
Egli stava immobile, accasciato dietro il muricciuolo del cimitero, che in un dato punto, rasenta la strada maestra fra Astianello e la stazione.
Era un cimitero piccolissimo, brutto, una vera miseria di cimitero. Apparteneva a un paesucolo vicino, il quale non era nulla più che una frazione di Astianello.
Il luogo era molto triste anche nella giocondità dell'ora mattutina. Aveva un non so che di abbandonato, che dava alla malinconia naturale del sito un carattere speciale.... pareva la dimora dell'oblìo. Quelle povere tombe recavano patenti le traccie dell'intemperie; sulla cappelletta di mezzo una misera immagine a fresco del Redentore, arrossata dal gelo, si scrostava lentamente, trascinando nella sua rovina l'intonaco, che si andava quasi sfarinando. Nel lato settentrionale del recinto l'erba era umidissima, e la rugiada si ostinava a serbar lucido lo zoccolo di pietra dell'unico monumentino che vantasse il cimitero. Qualche aristocratica croce di ferro si notava ancora in quel lembo riservato, ma era tuttora nell'ombra. Nel lato soleggiato era la fossa comune, quella dei poverissimi del comune. Al centro s'alzava una buona croce di legno, forte e poderosa, e bastava per tutti i morti di quella classe.
La porticina pareva chiusa. Drollino, nell'entrare, aveva avuta la precauzione d'accostarla.
Non si moveva punto.... Stava rannicchiato appiè del muricciolo, silenzioso, immobile come le tombe senza nome che lo attorniavano.... Era livido in volto e teneva gli occhi sbarrati, ma sui tratti così alterati, recava, come incisa, l'espressione immutabile d'una selvaggia determinazione.
A un tratto s'alzò, e d'un salto, aggrappandosi alle tegole, sollevò il capo oltre il livello del muricciolo.... scrutando collo sguardo l'aperta campagna.
Aveva scelto bene il suo posto di agguato. La strada maestra passava, scendendo, davanti al piccolo cimitero. Oltrepassandolo d'un trar di sassi, faceva un gomito con una brusca voltata. Dall'altro lato della via, il terreno si rompeva in uno scoscendimento ripido, terminando in un burrone ghiaioso, che ai tempi di piova si mutava in un torrentello. Quello era forse il solo punto della via che richiedesse un po' d'attenzione in chi transitava di là. Anni addietro, un carrettiere ubbriaco s'era ucciso, precipitando col suo mulo da quell'erta traditora. Occhio ci voleva, e stare attenti, specialmente allo svolto.
L'orologio d'un campanile poco lontano suonò le dieci.
--Ancora mezz'ora!--pensò Drollino.
Scese, si terse il sudore che gli rigava le tempie, estrasse di tasca la pistola, la osservò attentamente, e la depose sul terreno accanto a sè, a portata della sua mano destra. Nella macchia vicina i passeri spionciavano senza fine, in lontananza il picchio ripeteva a misurati intervalli la sua barocca canzone, nell'erba del cimitero gl'insetti si movevano, saltavano, si facevano strada, fra gli steli. Attorno alla croce comune, due farfalle, d'un bel giallo chiaro, si inseguivano amorosamente.
Drollino non guardava attorno a sè. Teneva fisso al suolo quel terribile sguardo interno, che l'occhio trova soltanto nei momenti supremi della vita. Ogni tanto, quando sulla strada sottostante udiva avvicinarsi il rumore d'una carrozza, Drollino illividiva, s'alzava, stava in ascolto un momento, poi guardava in giù.
--Non è lui--diceva ogni volta, quasi ad alta voce.
E con una terribile pazienza, tornava a sedere, celato dal muricciuolo.
S'era alzato un po' di vento; l'erbe grasse, ben nutrite del cimitero, ebbero un moto, quasi un fremito di conscio ribrezzo.
* * * * *
Il treno era giunto, in ritardo però di quasi un quarto d'ora, e il Duca Giuliano usciva frettolosamente dalla stazione, cercando qua e là collo sguardo il legno che doveva trovarsi ad aspettare. E non solo vide il legno, la graziosa _americana_, alla quale era attaccata Mia, ma vide altresì una elegantissima amazzone, che, seguita da un _groom_ in livrea, si avanzava alla sua volta.
--Giuliano! Giuliano!--disse l'amazzone, accostandosi e ridendo lietamente.
Egli rimase di princisbecco.... quando ravvisò sua moglie; e
--Milla!--sclamò con accento schiettamente ammirativo.
--È la mia sorpresa,--continuò Milla, beata del successo del suo segreto.--Sapevo che lo desideravi, e, mentre eri assente, ho imparato. Non te lo dissi che avevo anch'io i miei affari?
Il Duca la contemplava muto e pallido.
--Milla!--esclamò involontariamente,--tu sei un angiolo e io sono un....--Si fermò un momento, poi finì la frase:--un marito veramente fortunato.
E subito le fece mille complimenti, lodò il suo pensiero, il suo buon gusto. Quell'abito le stava a pennello.... come aveva scelto bene il colore verde bottiglia, e che felice idea quella di quei bottoni larghi, dorati della giacchetta! E che amore di _tuba_.... Era veramente un'amazzone classica! Ora sì che era contento.... ora andrebbero assieme alla mattina a far delle trottate lunghe, piacevolissime. Ma che brava Milla!
--Ora andiamo a casa,--disse finalmente il Duca;--vuoi che t'accompagni a cavallo?
--Veramente,--rispose Milla--ora che ho fatta la mia figura, preferirei quasi di venir teco. Sono un poco stanca.