Part 10
La lezione allora aveva luogo per lo spazio infinito dei pascoli. Drollino, nella sua qualità di maestro, cavalcava a pari della Duchessa; e questa, che non era mai stata altiera co' suoi dipendenti, non sdegnava di rivolgergli la parola, parlandogli alla buona, e facendolo parlare, come quando erano bambini. Drollino era fiero di poter condurre la signora per l'ampio verde dei pascoli che le appartenevano; faceva sfilare le mandre davanti a lei, le spiegava le consuetudini dell'allevamento, le insegnava a discernere le qualità che costituivano il pregio dei prodotti. Le impartiva alcune fra le immense cognizioni ch'egli possedeva sull'allevamento, e sapeva porgerle in un modo che non era nè pedante, nè grossolano. Si infervorava, parlandole di quelle cose che per lui erano intimamente collegate alla forza, all'ardore della sua vocazione; i suoi accenti assumevano una specie di schietta e virile energia, in cui vibrava come un'eco lontana di passione invincibile.... La scena era bella, infinita, davanti a loro. Milla respirava a pieni polmoni l'aria calma e libera della pianura, e si compiaceva d'interrogare Drollino su quanto le cadeva sott'occhio.... Altre volte invece la Duchessa non si sentiva disposta a parlare, ed essi percorrevano in silenzio lunghi tratti di via, al galoppo, mentre lo scalpitìo dei loro cavalli risuonava così unito, così uguale sul terreno da parere il ritmo affrettato d'un ritornello senza fine.
Milla aveva preso a voler bene a Mia; le portava dello zuccaro e l'accarezzava di frequente. E a Drollino succedeva qualche volta, dopo aver ricondotta la cavalla in scuderia, di rimanere per lungo tempo immobile, collo sguardo fisso, colla mano posata sulla lucente criniera di Mia, precisamente al posto dov'era scesa per un istante la carezza lieve della Duchessa.
* * * * *
Quando il Duca era in villa, le cose mutavano affatto, e Drollino evitava con ogni sua possa di trovarsi coi padroni. Stava molto in scuderia, e lo si trovava ordinariamente vicino al _box_ di Mia.
In casa era tornato il tempo lieto. Quello delle scene era passato: il padrone s'era radicalmente corretto..., la malattia della Duchessa aveva fatto miracoli. Egli non pensava neppur per idea a lagnarsi della solitudine, non pareva sentir bisogno alcuno di svago, era affettuosissimo per Milla, e le portava ogni volta bellissimi regali. Tutti dicevano ch'era una vera consolazione, e che ormai la signora Duchessa era proprio felice. E per persuadersene non bastava forse vedere il Viso illuminato, raggiante di Milla? Essa metteva in opera certe raffinatezze, certe civetterie a cui per l'addietro non avrebbe certo pensato. Ogni tanto giungevano da Parigi delle _toilettes_ elegantissime, che la giovane signora sfoggiava ad ogni ritorno di Giuliano. Era sempre in moto per casa, nel giardino s'udiva di frequente la sua esile, ma graziosa vocetta tentare qualche strofa di gentili romanze.
Era più che mai soave ed affabile, profondeva ai poveri vistose elemosine, avrebbe voluto poter sollevare tutte le miserie che la cadevano sott'occhio. Colmava costantemente di fiori gl'innumeri vasetti del suo salotto, e si cullava per ore ed ore nell'_hamac_, sognando, mezza desta, colle labbra semiaperte, in una dolcezza quasi estatica di sorriso.
Ma un giorno chiese impazientemente a Drollino:
--Ora posso andare sola col Duca?
Drollino rimase un momento in silenzio, come se non avesse afferrato bene il senso di quella domanda, ch'era pur tanto semplice:
--Dico--insistè la Duchessa--se posso andare per conto mio.... senza maestro, insomma?
Egli esitò un poco poi, con voce fioca, disse:
--Non ancora.
Milla, scontenta, tormentava la punta del suo frustino.
--Ha ancora bisogno d'impratichirsi un poco....--soggiunse Drollino dolcemente.--Ma presto potrà andar sola....
Essa fece un gesto annoiato.--Sola! non ho nessuna idea di andar sola.... Va pure--disse poi distrattamente a Drollino.
Drollino s'inchinò e tornò in scuderia. Camminava a passo lento, a capo chino.... come un uomo che ha ricevuto sul collo un colpo di bastone.
Certo.... la cosa era semplicissima; tanto semplice ch'egli chiedeva a sè stesso come mai non l'avesse avuta sempre davanti agli occhi. Sicuro! quella era la conseguenza immediata del suo zelo nell'insegnar l'equitazione alla Duchessa.... metterla in grado d'accompagnare.... anche a cavallo, suo marito.
Ancora qualche giorno, e le lezioni sarebbero finite.... ed egli diventava inutile a Milla.
Ebbene.... tanto meglio!... Egli era stanco di quella vita, ne sentiva talvolta come una specie d'uggia dolorosa, provava da qualche tempo in qua un'irritazione latente, ma incessante. Sentiva, così ad intervalli, un desiderio febbrile d'allontanarsi di lì, di mutar vita.... d'imbattersi in qualche distrazione nuova, potente, che lo togliesse alla vita stupida, inerte che avrebbe condotto ad Astianello quando fossero finite le lezioni dell'arte ch'egli idolatrava!...
L'antica tentazione riprese il suo impero sul cuore di quel giovane impetuoso. Egli si sentiva spostato ad Astianello, sapeva che i suoi compagni non l'avevano caro. In quanto ai padroni.... Del Duca, in fondo, non si poteva lagnare. Perchè, dunque, continuava ad odiarlo?... perchè, quando lo vedeva giungere bello, placido, colla barba d'oro così ben pettinata, si sentiva fremere e ribollire il sangue? Oh, no! non s'era mai potuto avvezzare a vederlo, a saperlo padrone, quell'intruso, quel gaudente, che tutto doveva all'amore d'una donna, e che, per rimeritarla, l'aveva un tempo resa infelice, l'aveva quasi condotta sull'orlo della tomba!... Drollino taceva, mordendosi le labbra, quando sentiva dai suoi compagni, o dai contadini, vantare l'attuale condotta di Giuliano; e quando lo vedeva accanto alla Duchessa, gli venivano degl'impeti violentissimi d'avversione. La diffidenza continuava, acre, spietata, nutrendosi del proprio elemento. Ora che non aveva più una ragione positiva di odiare quell'uomo, Drollino capiva d'odiarlo maggiormente. C'era dei momenti in cui gli veniva come un insano rammarico che Giuliano avesse lasciata la Russa. Pure egli avrebbe data la vita perchè Milla fosse felice.... Cos'era dunque questa contraddizione strana.... questa sensazione? Rimaneva come sbigottito da questa lotta interna, ch'egli non sapeva spiegare a sè stesso, e che lo tormentava. E un bel giorno, così all'improvviso, Drollino prese una decisione.
* * * * *
--Impossibile!--sclamò la Duchessa, quando l'agente venne ad informarla che il capo di scuderia s'era congedato per la fine del mese.
--Impossibile!--ripetè, con vero dispiacere,--Ma perchè vuol andar via Drollino? cos'è accaduto?... che ragioni dà?
--Ragioni, a dir vero, non ne dà nessune, signora Duchessa. È venuto nello studio stamane e ha detto che se n'andava, ecco tutto!
Milla non poteva capacitarsi.
--Provi a mandarlo da me, chissà che io non venga a capo di scoprir qualcosa. Dev'essere un malinteso. E lei, signor Damelli, non ha proprio nessun sentore dei motivi, delle intenzioni di quel giovane?
--Nessuno, signora Duchessa.--A meno che... non so.... m'hanno detto ch'egli avrebbe l'idea di farsi soldato.
--Soldato?... ripetè Milla. Soldato?
Il signor Damelli si congedò e di lì a cinque minuti capitò Drollino.
La Duchessa si trovava in quel tal salotto chinese dove tanti anni addietro, aveva saputo ottenere per Drollino, il dono di Mia e dove aveva dato a questo, per forza, quel memorabile bacio.
Milla avrebbe voluto ora far della diplomazia con Drollino. Ma la diplomazia non era mai stato il forte di quella cara donnina. Si limitò dunque a chiedere impetuosamente al giovane, il quale stava muto, grave dinanzi a lei:
--Oh Drollino! è vero che vuoi andar via?
--È vero, signora Duchessa.
--Ma perchè.... che idea!... ma ti pare?... Ti hanno fatto qualche torto, qualche soverchieria?
--No.... signora Duchessa.
--Di' la verità.... Hai qualche motivo?
--Nessun motivo, signora Duchessa. È così.... una mia idea.
--Vuoi che ti faccia aumentare il salario? vuoi tornare alla tenuta? Se desideri qualcosa, dillo francamente. Lo sai che sono sempre contenta di te e che t'ho sempre voluto bene.
--Lo so, rispose Drollino con voce tremante. E una specie di sorriso, stranamente triste passò sul volto dei giovane.
--E anche mio marito,--proseguì Milla, anche lui, adesso, ti vuol bene.
Il sorriso scomparve in un baleno dal volto di Drollino e gli succedette una lieve contrazione nervosa.
--Sicuro,--continuò Milla, con soave insistenza, avevamo anche fissato di mandarti a Londra, perchè accompagnassi qui i cavalli nuovi, pel tiro a quattro.
Ma la Duchessa dovette accorgersi, studiando la fisonomia inflessibile di Drollino, che neppure quella splendida suggestione, valeva a farlo recedere dal suo proposito.
Non insistette. Quell'ostinazione invincibile la offendeva.
--Allora,--disse con subita alterigia, quand'è così, va pure.
Ma un momento dopo, sentì una lagrima spuntarle sul ciglio. Ella voleva bene ai suoi; a quelli di casa sua. E ne rimanevano pochi ormai ad Astianello. I nuovi servitori, scelti dal Duca, avevano a poco a poco, accaparrati i posti migliori.
E ora.... anche Drollino. Era un altro lembo del passato che scompariva.
Egli vide quella lagrima e rimase inchiodato al suo posto pallido, atterrito.
--Signora Duchessa,--disse con voce tremante; creda.... anch'io.... mi perdoni....
--Oh Drollino! sclamò Milla, smettendo subito il fare risentito, perchè mi dai questo dispiacere?
Egli fece un passo avanti.
--Oh no.... non dica così.... signora Duchessa.... creda.... anzi.... che io....
--Ti assicuro--proseguì Milla, che faresti tanto dispiacere anche al Duca.
Drollino diè un passo indietro, volle parlare, ma non gli venne fatto....
--È impossibile! disse finalmente--_bisogna_ che vada.
Ma il suo viso aveva un'espressione così turbata, che Milla non seppe più adirarsi.
--Dimmi almeno il perchè?--chiese mestamente.
Il giovane scosse il capo.
--Che vuole--signora Duchessa, m'è venuto un desiderio, che so io, una smania di girare il mondo, di veder degli altri siti, delle altre tenute. Ma mi ricorderò sempre sa, di lei.... della sua bontà per me. E forse, di qui a un po' di anni.... chissà che non torni.... già.... a cercare ancora.... i miei cavalli.... qui a Astianello.
Drollino non sapeva più quel che dicesse. Milla, invece, cominciava a persuadersi.
--Ah! Drollino!... mi rincresce tanto. Avevo certe idee.... certi progetti.... Pensa.... andar via ora, dopo che m'avevi insegnato a montar a cavallo.
Il giovane si morse le labbra.
--Sicuro....--rispose--così adesso si divertirà.... Adesso che può andar sola....
Un momento di silenzio regnò nella sala. Poi Drollino disse timidamente, con uno sforzo terribile:
--Signora Duchessa, vuol tenere Mia?
--Mia!...--esclamò la Duchessa, maravigliata e commossa.
--Sì, signora...; scuserà se mi prendo questa libertà, ma ho visto che vanno così bene loro due.... e son persuaso che la tratterà sempre bene, nevvero?... e così forse.... si ricorderanno qualche volta di me....
--Oh! Drollino--disse intenerita la Duchessa--vuoi proprio lasciarmi Mia?... Ma non ti rincresce.... davvero?
--No, no.... non mi rincresce.... Tanto, non saprei come fare a condurla ora.... e poi è giusto.... perchè, si ricorda?... è stata lei che me l'ha fatta avere....
Gli pareva di compiere un doloroso atto di giustizia. Aveva la mente e gli occhi pieni del ricordo della scena accaduta lì.... in quella stessa sala, tanti anni prima. Si vedeva, bambino, debole, agitato, sentiva ancora sulle labbra un'impressione che gli pareva quella d'un ferro rovente, l'impressione d'un bacio di bambina.
Milla, con un atto inconsulto, gli stese la mano.... Ma subito, memore che non andava fatto, la ritrasse. Ma era indicibilmente commossa, mormorò:
--Oh Drollino, oh Drollino!...--con un accento di gratitudine che valutava e compensava tutto il sacrificio di quel povero ragazzo.
Egli tremava lievemente, e teneva il capo chino come un colpevole.
In quel bizzarro colloquio successe una pausa bizzarra anch'essa.... piena per entrambi d'indefinibili incertezze.
--Senti, Drollino--disse finalmente la padrona--vedo che tu.... hai proprio fissato di andar via.... Ma non farmi il dispiacere di farlo ora, mentre siamo qui. Tanto, fra poco, andiamo ai bagni.--Sperava che in quel tempo si ravvedesse, chi lo sa, che rinunziasse a quel suo assurdo progetto.
Egli rimase scontento, combattuto. Avrebbe preferito andarsene subito. Un segreto istinto gli suggeriva di rifiutare, di lasciare Astianello al più presto. Ma gli occhi castani di Milla, ancora umidi di _quella_ lagrima, erano alzati a guardarlo, senza alterigia di sorta, pieni di benevolenza e di dolcezza. Egli non seppe dir di no.... Fece un cenno d'adesione, e chinò ancora il capo.
--In quanto a Mia--disse Milla affettuosamente--ti ringrazio.... la terrò sempre cara, e non ti dimenticherò mai.
Egli se ne andò colle labbra strette strette, cogli occhi semi-chiusi.
Il Duca, quando riseppe la cosa, non mostrò, a dir vero, tutto il rincrescimento che Milla gli aveva generosamente attribuito. Non gli faceva nè caldo, nè freddo, ora che non c'erano ospiti in villa. Non perdette però quell'occasione di canzonare Milla, pei gusti vagabondi dei suoi protetti. Non si commosse nemmeno pel dono di Mia. Chiese solo a sua moglie quanto aveva avuta la dabbenaggine di pagargliela a colui.
--Pagarla.... sclamò Milla--che cascava dalle nuvole.... pagarla?... Ma t'accerto che non è stato nulla di simile.... Non abbiamo scambiata una parola, su questo proposito.
--Eh! lo so anch'io che con te, non avrà parlato di prezzo. Ma te ne avvedrai quando farai i conti col signor Damelli.
--Credi.... proprio?... E io che m'ero commossa!... Ma pure....
--Per bacco, mia cara, è chiara come il giorno. Voleva liberarsene; non sapeva come, e te l'ha affibbiata; ecco tutto! Ora poi sarei curioso di sapere ciò che pretendi fare di quella bestia, tu che non hai mai voluto saperne di cavalcare.
--Ah!--rispose Milla, lieta del suo mistero.--Non importa, lascia fare a me!... L'attaccherò alla _giardiniera_, e imparerò a guidare.
--Uhm!--disse il Duca--è troppo forte per la _giardiniera_, andrebbe meglio col _phaèton_. È ancora una buona cavalla. Quasi quasi, ora che non è più di quel biricchino, avrei una mezza idea di provarla io stesso. Domani forse....
* * * * *
Drollino era fermo sulla soglia del cancello di fronte al viale. E quivi per l'appunto vide Mia, la sua Mia, attaccata al _phaèton_ e guidata dal Duca.
Non molto ben guidata, a dir vero; Giuliano la conduceva come un dilettante conduce, per lo più, un cavallo che sta provando. Alquanto a casaccio, cioè, tirando indiscretamente i filetti ora a destra, ora a sinistra, tormentandole il morso in bocca, spingendola, con certe mosse intempestive delle redini che dovevano torturare la povera bestia, abituata alla mano salda, mirabilmente esperta, di Drollino.
Questi divenne livido, sentì nell'interno dell'animo come uno schianto. Cogli occhi spalancati, immoto, come impietrito, guardò quello spettacolo, che lo straziava.
Il Duca non s'avvide di lui. S'indispettiva contro Mia che non voleva ubbidirlo, e, in difetto di più persuasivi argomenti, le rovesciò addosso una furia di scudisciate.
Drollino trattenne un grido. Ah! quelle scudisciate! gli parve d'averle ricevute lui, attraverso alla vita! Ebbe un impulso violento e prepotente di spiccare un salto, di precipitarsi verso il _phaèton_, d'afferrare lui lo scudiscio e di....
Ma si contenne. Si morse a sangue le labbra, e torse lo sguardo. Mia si avviava con un trotto incerto, rotto, pesante, mentre il Duca, con una aria avvezza, dimenava trionfalmente la frusta.
Drollino s'accorse d'esser tutto sudato. Un pensiero crudele gli passò pel capo:--Oh! se Mia potesse impennarsi in quel momento, far cadere colui.... fargli rompere il collo....
Oh, se avesse saputo.... se avesse potuto prevedere.... Egli, che aveva fatto quel supremo sacrifizio per lei.... per la Duchessa.... perchè avesse una buona cavalla e un motivo di ricordarsi.... del passato. Oh! se avesse saputo.... Mia.... la sua Mia!
Un'onda di torbide fantasie gli sconvolse per un momento il cervello; gli parve di smarrire ogni idea che non fosse dolore, ira, rabbia impotente.
No, non poteva far nulla.... ormai.... Certo.... egli era stato un grande imbecille; la colpa era sua. Doveva pur saperlo ciò che il Duca era per Milla. Un idolo a cui tutto era dovuto, persino l'omaggio ultimo.... il dono lasciato a lei, per lei da un povero cavallaro che se ne andava. Non ebbe un pensiero di rimprovero per Milla. Ma la sua avversione per Giuliano prese da quel punto le proporzioni d'una passione tormentosa.
Se ne andò verso il pascolo, e non tornò alla villa se non tre giorni dopo, quando seppe che Giuliano era andato di nuovo per la quarta volta a Genova, onde conferire con quella celebrità d'avvocato che trattava i suoi affari.
* * * * *
Non si doveva risapere, eppure si riseppe. Fu per tutti una gran maraviglia, e se ne parlò molto, sottovoce, con una vera grandine di commenti. Va via per questo, per quest'altro. Non si poteva adottare la versione nuda e semplice dell'affare: un capriccio di Drollino. Ci doveva esser qualche motivo segreto, qualche grossa magagna scoperta di recente.
--Eh!--osservò sghignazzando Battista in un conciliabolo tenuto allo scopo di discutere la questione--avranno scoperto qualche cosa di questo genere.--E fece colle dite aperto il gesto come di chi pizzica le corde dell'arpa.--E siccome è uno della casa, e lo proteggono a spada tratta, avranno accomodato le cose alla chetichella.... e fanno figurare che....
--Non è vero, non è vero niente--urlò inviperita la Carolina, prendendo le difese di Drollino con un calore, con una energia che le valsero addirittura un subisso di allusioni più o meno riguardose; ma tutte dirette a constatare lo stato veramente anormale del suo cuore. Tanto che, sentendosi così accanitamente attaccata, la giovane battè una pronta ritirata, e si rifugiò nei solinghi recessi della guardaroba a piangere le sue speranze perdute, e a disperarsi della partenza di Drollino e dell'insolenza di Battista.
Anche il conciliabolo ebbe un'eco, mentre sarebbe stato assai più desiderabile che non l'avesse avuto. E fu la Carolina stessa che, vantandosi apertamente della sua difesa, disse a Drollino cos'aveva detto di lui quel birbante di Battista. Drollino l'ascoltò in pace, non le fece nè ringraziamenti, nè scuse. Non si indignò delle accuse del cameriere; ebbe un'ombra strana, pallida di sorriso. Forse non si maravigliò; certo è che non accennò d'esser maravigliato. La Carolina rimase scontenta e perplessa. Aveva sperato, senza confessarlo a sè stessa, che Drollino sarebbe rimasto più colpito dal suo generoso intervento e avrebbe data maggior importanza alla sua rivelazione. Ma invece se ne andrebbe quietamente, senza rompere il muso a quella canaglia di Battista.
Poichè, è d'uopo confessarlo, il cameriere del signor Duca non godeva affatto le simpatie dei suoi colleghi. Non si poteva negare la sua valentìa, egli possedeva in tutto e per tutto l'arte del suo mestiere.
Ma la sua onestà non era neppur più problematica ed egli, da qualche tempo in qua, si trascurava non poco. Battista era bene spesso ubbriaco, e s'andava ingolfando in certe avventure rustiche, tutt'altro che perdonabili e pur sempre, se non perdonate, ignorate dall'inesauribile indulgenza del Duca. Ora poi, in assenza del padrone, Battista abusava assolutamente della sua libertà.... al punto di passare quasi tutta la giornata, nonchè parecchie ore della sera, in una botteguccia con spaccio di liquori, situata alla estremità del paese e dove trovava del rhum più forte di quello della dispensa, un'ostessa tarchiata e tre o quattro buoni compagni, ai quali egli insegnava dei bellissimi giuochi di carte di una facilità maravigliosa, e che ogni persona che si rispetta deve aver famigliari. I buoni compagni avevano un'ammirazione illimitata per quel personaggio così ben vestito e colle tasche così ben guarnite.
Drollino non aveva certamente fatto gran caso del riferto della Carolina. Ma nella sua mente, così logica e risoluta, invece della gratitudine, si levava per l'appunto una specie di rammarico e l'idea che la cameriera avesse fatto male a dirgli come fosse andata la cosa. Ora, tornava proprio indispensabile, prima ch'egli lasciasse Astianello, ch'egli si prendesse la briga di cacciar quattro denti in gola, a quella canaglia.
Lasciò passar qualche giorno; poi si decise. Già.... non lo aveva mai potuto soffrire colui; quel protetto del signor Duca!
Andò a cercarlo la sera stessa, nel noto botteghino. Laggiù si giocava molto e sicuri, dietro la complice ombra d'una cortina di cotone verde che separava dalla bottega propriamente un bugigattolo scuro, stretto, sucidissimo. La rustica sirena era andata ad una sagra vicina e in vece sua stava al banco un ragazzotto mezzo addormentato.
Drollino non penetrò nell'antro dove si giocava, stette in bottega aspettando, paziente ed immobile, davanti ad un bicchierino d'anisette.
Dietro la cortina verde, si sentiva un vocìo assordante ed un continuo moto di bicchieri, e ogni tanto lo squillo d'una moneta che risonava sul tavolo. Allora soltanto il ragazzo si riscoteva, destandosi come al suono d'una musica gradita e collo sguardo stupido, ma già vizioso, ammiccava confidenzialmente Drollino.
--È il signor Battista! disse alfine e con voce misteriosa. È proprio lui.... se sapesse.... quanti!...
--Quanti?... Che?... rispose Drollino distrattamente.
--Oh bella? denari. Non sa che _lui_ perde sempre; e sempre paga.
Il bello della cosa, pel ragazzo, era per l'appunto che il perdente pagasse. Drollino invece non esternò nessuna meraviglia. Ma con un susseguirsi, macchinalmente ragionato, di pensieri, egli finiva col chiedere a sè stesso: Come fa?...
Battista aveva un forte salario; questo si sapeva. Ma si sapeva pure che aveva dei vizi, anzi molti vizi, e che a mantenerli tutti, non sarebbero bastate tre di quelle splendide paghe. E ora giocava così rovinosamente e pagava.... pagava....
Di là, si sentivano correre le monete sul tavolo ma eran gli avversari che vincevano. Era facile, ascoltando, tener dietro alle varie fasi del giuoco.
--Come mai? chiedeva ostinatamente Drollino a sè stesso.
Finalmente ebbe termine la partita, ed i giocatori entrarono tutti nel botteghino, che si riempì subito d'un denso fumo di pipe, e dell'eco di grossolane esclamazioni, di parolaccie, di sguaiati scoppi di risa. I vincitori facevano gazzarra, ma il vinto era anch'esso di buonissimo umore e rideva, più rumorosamente degli altri. Anzi volle pagare ancora un bicchiere di vino bianco alla compagnia.
--Diavolo!--urlò al ragazzotto che vedendoli già alticci, esitava a servirli, hai capito di stappare? Hai paura, forse, che non ti si paghi? Sappi, brutta faccia di pagnotta, che dove c'è Battista, la miseria non ci può stare e che a casa mia quando non ce n'è più, ce n'è ancora.
Scoccava già la mezzanotte, quando la comitiva si sciolse.
Battista uscì ultimo, e Drollino, il quale lo aveva sempre aspettato in silenzio e senza unirsi ai buoni compagni, gli tenne dietro. Lo lasciò andare avanti finchè non ebbe oltrepassato il villaggio. Non voleva provocar chiassi e baruffe in vicinanza dell'abitato. Le ragioni che aveva da dirgli gliele direbbe all'aperto, sulla strada maestra.
Senonchè, quando furono usciti dall'ombra delle case, egli s'accorse che colui aveva un modo bizzarro di camminare, tutto a sbalzi e a zig-zag.
--Ho capito, pensò Drollino; è ubbriaco.
Non volle profittare di quella circostanza, cimentandosi con un uomo che non avrebbe potuto tenergli testa.
--Sarà per un'altra volta! mormorò fra sè e sè.