Mezzo secolo di patriotismo: Saggi storici
Part 21
“Lasciando da parte le prime asserzioni del vostro articolo, io devo tuttavia affermarvi positivamente che ho finora vissuto nella più completa ignoranza di tutti i fatti che vi siete permesso di asserire; ma mi trovo più particolarmente obbligato a smentire l'asserzione per la quale voi dite che, venendo io in Europa, ho mancato alla parola che avevo data al governo austriaco, di non lasciare l'America.„
“Io dunque dichiaro formalmente che _non ho mai impegnato la mia parola_ in alcun modo e che nè io nè altri dei confinati, coi quali sono in perfetta parità di posizione, non abbiamo fatto altro che _sottoscrivere una pura e semplice accettazione della deportazione con tutte le condizioni gravi che vi si trovano annesse_; e fra queste condizioni trovasi che, tornando noi in Europa ed accadendo che fossimo ripresi dall'Austria, noi saremmo immediatamente ricondotti allo Spielberg.„
“Conto abbastanza sulla vostra imparzialità, signor Redattore, per non dubitare punto che vorrete inserire questa mia dichiarazione nel vostro prossimo numero.„
“Ho l'onore di essere, ecc. ecc.„
“FEDERICO CONFALONIERI.„
_Parigi, 29 settembre 1837_.
[50] CANTÙ, op. cit., p. 153.
[51] Non vogliamo chiudere questa rubrica delle impressioni e dei giudizii altrui sul Confalonieri, senza aggiungervi il giudizio e l'impressione di altre due persone notevoli, non legate al celebre fuoruscito da nessuna comunanza di azione o solidarietà di sventura.
Il conte Francesco Arese, che di uomini eminenti ne conobbe e ne praticò davvicino parecchi, trovandosi in America quando v'era il maggior numero dei rifugiati politici, così scrive da New-York, il 13 marzo 1837, all'amicissimo suo Pietro De-Luigi, pur esule per causa politica e rimasto a Londra: “... in totale, quello che per talento, cognizioni e viste, val meglio è Confalonieri che si può dire essere un uomo distinto„.
E quella donna quasi perfetta che fu la marchesa Costanza Alfieri d'Azeglio così scrive al figlio Emanuele nel luglio 1843: “J'ai eu le plaisir de connaître Confalonieri, qui vient sonvent chez Maxime avec sa femme. C'est le point saillant de mon voyage. Je lui ai trouvé comme à Pellico cette douceur dans les manières si affectueuses qui est vraiment attachante. C'est un beau caractère. Soutenir avec fermeté un malheur si prolongé, sans apparence d'en sortir que par la mort; soutenir le malheur de leurs familles, sans se démentir jamais, quand, en capitulant avec leur conscience, ils pouvaient se racheter; on a beau dire, mais ce sont des hommes qui font honneur à notre époque, qu'ils l'aient comprise ou non; et je me sens en leur présence une vénération pour leur caractère et une satisfaction de les apprécier qui me dédommage de tant de choses qui choquent et blessent mes sentîments pour notre pays. C'est le contrepoids de tant de petitesses, bassesses et misères qui passent sous nos yeux...„
[52] Si allude qui alla parte sostenuta dal Cattaneo a Napoli, quando fervevano intorno al dittatore le dispute circa l'ordinamento politico dell'Italia meridionale e la sua annessione — pronta o differita — al Regno di Vittorio Emanuele.
[53] CATTANEO, _Insurrezione di Milano_, pag. 216.
[54] Ivi, pag. 205.
[55] GIOV. ARRIVABENE, _Memorie della mia Vita_. Vol. I, pag. 253.
[56] Nel riferire questo duplice aneddoto — che del resto lascia la storia tal quale — avvertiamo che si legge in un libro del signor Petrucelli della Gattina: _Preliminari della questione romana_.
[57] _Mémoires de Metternich_, vol. VII, pag. 585.
[58] Il caffè Merlo, allora esistente sull'angolo tra il Corso Vittorio Emanuele (corsia dei Servi) e la piazzetta di San Paolo.
[59] Metternich, VII, 576.
[60] Figlio del conte Diego, di cui s'è parlato più volte nei precedenti capitoli. Morì a Milano nell'anno 1857.
[61] La copia di questo rapporto come di quello sopraccennato, di Giulini e Robecchi, si trovano entrambe fra i documenti raccolti nel Museo civico del Risorgimento Italiano.
[62] I tre duchi versarono ciascuno centomila lire; novantottomila il marchese Arconati. Più tardi poi, essendosi deciso di contrarre un prestito di dodici milioni, che il banchiere cav. Brot s'era assunto di collocare, i patrizi milanesi offersero l'ipoteca sulle loro terre, per garantire, a pro dello Stato, gli assuntori del prestito.
[63] Aveva detto al marchese Villani, attivo _dimostratore_ egli pure: “una compagnia di dragoni vi spazzerà tutti.„
[64] “Egli consigliava che il Lombardo-Veneto accettasse le riforme, escludendo la presenza di soldati stranieri.„ ALBERTO MARIO, _Biografia di Cattaneo_ nel _Risorgimento Italiano_, vol. I, dispensa V.
[65] _Dell'Insurrezione di Milano_, pag. 11, 17 e 21.
[66] È stato di moda per un certo tempo e per certi scrittori parlare del conte Gabrio Casati come d'un uomo affatto impari, per ingegno, alla situazione politica che il 1848 gli ha fatta. Eppure, se guardiamo alla media degli intelletti e delle esperienze che durante quell'epoca burrascosa si avvicendarono nelle regioni di governo, il Casati ci pare ergersi dal livello piuttosto che sottostarvi. A noi, p. es., hanno fatto molta impressione alcune lettere politiche da lui scritte in quegli anni e negli anni successivi, e che furono pubblicate nel volume delle _Corrispondenze_ di Antonio Panizzi. Quelle lettere rivelano, a non dubitarne, mente, cuore, sagacia, conoscenza di uomini. Sbaglieremo, ma crediamo che con questi quattro elementi un uomo di Stato è bell'e fatto.
[67] La sventurata signora fu poi tratta in salvo, subito dopo, per cura di Camillo Casati e del conte Oldofredi.
[68] Una nota apposta dall'egregio Massarani al suo bello ed onesto libro su Carlo Tenca (pag. 424.) sembra accennare ad un episodio consimile, quando non fosse l'identico; con questa differenza, che, invece del Carcano e del Fava, sarebbe stato lo stesso Tenca a portare, dietro preghiera del Correnti, il proclama da stampare al tipografo Guglielmini. Siccome la nota è tolta dagli stessi manoscritti del Tenca, noi teniamo la cosa come indisputabile. D'altro canto, chi ha riferito a noi questa particolarità e questi nomi è per ogni verso autorevole, oltrechè è il solo vivo fra tanti morti. Egli, se vorrà o potrà, ha modo di schiarire l'episodio. Fino a questi schiarimenti, a noi non urta affatto il credere che si tratti di due proclami diversi od anche di due copie dello stesso proclama, portate dal Correnti a più amici, per meglio garantirne la stampa. La situazione, l'urgenza, la stessa indole del Correnti renderebbero perfettamente credibile siffatta combinazione.
[69] C. CATTANEO, _Dell'Insurrezione di Milano_, pag. 22.
[70] CARLO CASATI, _Nuove rivelazioni sui fatti di Milano_, ecc. ecc. Hoepli, 1885.
[71] La nobile Elisabetta vedova Majnoni, figlia del generale Fontanelli, antico ministro della guerra sotto il primo Regno d'Italia.
[72] ANTONIO CASATI, _Milano ed i principi di Savoja_. Torino 1859.
[73] In un volume bene scritto e bene pensato, _Casa di Savoja e la Rivoluzione italiana_, storia popolare degli ultimi trent'anni, il compianto prof. Giuseppe Riccardi ha pubblicato quel famoso proclama, omettendo l'inciso di cui abbiamo dato la storia. Infatti il suo capoverso dice così: “Seconderemo i vostri giusti desideri, fidando nell'aiuto di quel Dio che con sì meravigliosi impulsi pose l'Italia in grado di far da sè.„ Invece il Cantù (_Cronistoria_, vol. II, parte II) e il Besana (_Storia della rivoluzione di Milano nel 1848_) danno intiero quel capoverso, che forse il Riccardi ha tolto da qualche prima bozza del proclama, rimasta fra le carte d'archivio. E i nostri lettori vedranno agevolmente come in questo capoverso completato, l'inciso relativo a Pio IX, suggerito dal D'Adda, riveli, nella stessa evoluzione del periodo, i caratteri di un'aggiunta introdotta: “Seconderemo i vostri giusti desideri, fidando nell'aiuto di quel Dio che è visibilmente con noi, _di quel Dio che ha dato all'Italia Pio IX_, di quel Dio che con sì meravigliosi impulsi pose l'Italia in grado di far da sè.„
[74] A chi non conoscesse questo proverbio sarà bene far noto che in Lombardia, per esprimere che una cosa non si può fare, che un desiderio non si può raggiungere, che da un luogo non si può passare, s'usa anche da gente colta la frase popolare: _gh'è su el gatt_.
[75] Nella _Presse_ del giorno 24 marzo.
[76] Casati, _Milano e i principi di Savoja, e_ C. Cattaneo, _Dell'insurrezione di Milano_.
[77] Il signor Alberto Mario, patriota irreprensibile, ma uomo di parte pronunciatissimo, ha scritto: “Ci sono 3 _no_ nella storia d'Italia; il _no_ di Pier Capponi a Carlo VIII; il _no_ di Michelangelo al duca Alessandro De Medici; il _no_ di Cattaneo al maresciallo Radetzki.„
[78] Nella primavera del 1884 si dava a Milano, sopra un teatro diurno, una rappresentazione intitolata: “Il _no_ di Cattaneo.„
[79] Per l'importanza della trattativa e per la poca pubblicità che hanno finora ottenuto, ci par bene pubblicare quì i due documenti che riassumono la trattativa stessa, e che neanche il Cantù ne' suoi quattro volumi della _Cronistoria_, così ricchi di scritture del tempo, non ha voluto o potuto inserire:
Innspruch, 13 juin 1848.
_Monsieur le Comte_,
S. M. Imperiale et Royale, guidée par des sentiments d'humanité et de paix, désire vivement voir mis bientôt un terme à la guerre qui désole ses provinces italiennes.
À cet effet je suis autorisé à ouvrir avec le Gouvernement Provisoire établi à Milan une négociation qui serait basée sur la séparation et l'indépendance de la Lombardie.... (seguono le condizioni circa il debito pubblico, il commercio, gli impiegati, ecc. ecc.)...
Vous voyez, M. le Comte, que j'aborde dès le commencement la question avec toute la franchise possible. Je vous informe en même temps que S. M. I. vient de donner des ordres pour la conclusion d'un armistice a laquelle le Gouvernement Provisoire aimera sans doute à concourir.
Il ne resterà qu'à nommer de part et d'autre des Plénipotentiaires pour conduire la négociation en question au but désiré.
Recevez, ecc. ecc.
_Le ministre des affaires étrangères_
BARON DE WESSENBERG.
_Au comte Casati Président du Gouv. Prov._
Milano, 18 giugno 1848.
_Al sig. Antonio Beretta_,
Si affretta il Governo di porvi a parte della conferenza tenuta jeri dal Presidente e da alcuni altri suoi membri col sig. consigliere De Schnitzer, mandato dal ministro degli Affari Esteri austriaco, per trattare della pacificazione.
Dal dispaccio del barone di Wessenberg, di cui si acchiude copia confidenziale e riservata, vedrete quali fossero le basi della negoziazione, e comprenderete subito come siansi dovute rigettare a bella prima, _dichiarandosi impossibile fare di una causa italiana una causa lombarda_. Speriamo che il Re, al quale vorrete comunicar la cosa, rigetterà pure qualunque proposizione d'armistizio che si accenna essersi egualmente incamminata.
CASATI, GUERRIERI, BORROMEO.
[80] Basta citare, per tutti, due nomi famigerati, Pietro Perego ed Angelo Mazzoldi.
[81] Spendeva una parte notevole delle sue rendite nell'acquisto di libri italiani e stranieri, i migliori che in ogni ramo di studj si pubblicassero. E la sua vasta biblioteca, specialmente moderna, era a disposizione di tutti quelli — non solamente amici suoi — che ne avessero vaghezza o bisogno. Spesso accadeva ch'egli comperasse a gran prezzo opere voluminose, unicamente per aver sentito o saputo che qualcuno degli studiosi del tempo avesse espresso il desiderio di consultarle. L'abbiamo udito più d'una volta lagnarsi perchè i suoi amici, di ristretta fortuna, spendessero qualche somma in acquisto di libri che egli sarebbe stato felicissimo di mettere a loro disposizione.
[82] Un comune amico, ancor vivo, e allora banchiere, dei più stimati, lo vide un giorno entrare nel suo studio per chiedergli un prestito di duemila lire. Avendogli l'amico espresso la sua meraviglia perchè di così piccola somma il conte Giulini facesse un'operazione di credito, lo udì rispondere quasi imbarazzato che questa somma doveva servire a scopi di beneficenza, e che non osava più farsela dare dall'intendente di casa, perchè gli aveva mosso osservazioni intorno alla frequenza di questi capitoli di spesa.
[83] Non s'illudeva sulla fine che gli sarebbe probabilmente toccata, se fosse stata scoperta l'opera sua. E ricordiamo d'averlo udito dire un giorno, in un piccolo crocchio d'amici, collaboratori o devotissimi, col suo schietto vernacolo e il tranquillo sorriso: “se no me impicchen sta volta, me impicchen pù.„
[84] In cui ebbe luogo la capitolazione, e Milano fu turbata dalle terribili commozioni popolari che precedettero il reingresso dell'esercito austriaco.
[85] Ne diede prova, lasciandosi sopprimere la parte politica del suo giornale e peggiorandone così le sorti finanziarie, piuttosto che aderire a scrivervi il menomo cenno — neanche l'annuncio — della venuta dell'imperatore d'Austria a Milano nel 1857.
[86] TULLO MASSARANI. — _Carlo Tenca e il pensiero civile del suo tempo._ Milano, Hoepli, 1886.
[87] Una società speciale, p. es. si chiamava la _Voce_; un'altra la _Fratellanza Repubblicana_, e così via.
[88] Il 17 giugno 1852.
[89] Abbiamo sentito esprimere meraviglia perchè finora nessun marmo, nessuna inscrizione milanese renda onore di ricordo a questo Trasea Peto dei tempi moderni. Forse che un'epoca così feconda di epiteti per le glorie parlamentari non si creda obbligata a trovarne uno per un uomo che ha preferito il morire al parlare? Giriamo a cui spetta questa meraviglia, che ci pare interamente giusta e pensosa.
[90] Non meno di quattordici individui, a cominciare dal Dottesio e a finire col Calvi, uomini tutti di alti spiriti e di colto intelletto, erano stati in pochi mesi spacciati per man del boja. Le corti marziali del Polesine e del Bolognese mandarono a morte vere folle di uomini, fra i quali, per dir vero, gli assassini erano i più. Nella sua _Cronistoria_ (Vol. III, parte prima) scrive il Cantù: “Si asserisce che l'Austria, la quale dal 1814 al 1848 non avea mandato al supplizio che settantuno assassini, e nessuno per colpa di Stato, in tre anni facesse morire quattrocento trentadue persone; il che saputo, l'imperatore inorridito ordinò si cessasse dalle procedure speciali, e attenuò le pene portate dal feroce Codice marziale di Maria Teresa.„
[91] Può, per alcuni, non essere superfluo ricordare che all'operajo Antonio Sciesa, avviato al patibolo per avere affisso sulle muraglie un proclama di rivolta, si offerse di lasciarlo andar libero, se rivelava da chi avesse avuto l'incarico di quell'affissione. Il leale operajo rispose senza esitazione: _tiremm innanz_ (andiamo avanti); e certo la storia dell'umana intrepidità non ricorda nessuna frase più alta, più semplice, più generosa di questa. Lo impiccarono nel 1851.
[92] Fece tutte le campagne nazionali dal 1848 in poi. Scoppiato il cholera a Genova nel 1855, si ricordò d'avere studiato medicina e corse a rinchiudersi negli ospedali dei colerosi, dove rimase finchè il contagio durò. Nel 1860 diresse, col Finzi, per incarico di Garibaldi, l'amministrazione del milione dei fucili. Non l'abbiamo udito mai vantarsi di nessuna di queste cose.
[93] Un proclama firmato — pare impossibile! — da uomini di pensiero, Mazzini, Saffi, Maurizio Quadrio, diceva: “La superficie dell'Europa, dalla Spagna a noi, dalla Grecia alla santa Polonia, è crosta vulcanica. Dorme al disotto una lava, che si aprirà il varco a torrenti alla scossa d'Italia. Fra le Alpi e l'ultimo mare di Sicilia stanno venticinque milioni d'uomini nostri e centomila stranieri. _È lotta d'un momento, sol che vogliate._„
[94] CESARE CANTÙ, _Cronistoria_, vol. III, parte prima.
[95] Mazzini ed io siamo vecchi; di conciliazione tra me e lui non si parli: le infallibilità muojono, ma non si piegano. Conciliarsi con Mazzini? vi è un solo modo possibile: ubbidirlo, e non me ne sento capace. Per parte mia io dico alla democrazia:... se giungete ad essere padroni delle sorti del vostro paese, non fate delle Babilonie. Sopratutto non seguite i precetti di Mazzini: _siate tutti soldati, tutti ufficiali, tutti generali_. Sarebbe cotesta la Babilonia delle Babilonie. (_Epistolario di Giuseppe Garibaldi_, pubblicato dallo XIMENES; lettera 21 ottobre 1871, all'avvocato Petroni. Vol. I, pag. 389.)
[96] Il proclama del 31 marzo 1848, col quale Cattaneo, Terzaghi, Cernuschi e Clerici scioglievano il Comitato di Guerra, si chiudeva con questa frase: “Possa Pio IX. presiedere fra pochi giorni in Roma il vittorioso Congresso di tutti i popoli italiani!„
[97] Può essere gradito ai cercatori di coincidenze storiche il notare che la stessa risposta aveva dato Eugenio Beauharnais ad un altro Melzi che lo sollecitava invece ad assumere una corona.
[98] Fu nella stessa epoca che, rappresentandosi un'altra opera del maestro Verdi, l'arguto spirito cittadino trovò nella parentela dell'illustre compositore le cinque iniziali della frase: _Vittorio Emanuele Re d'Italia_. E il grido: _viva Verdi_ divenne un'altra forma — impune e coraggiosa nel tempo stesso — della manifestazione nazionale altamente affermata.
MILANO NEI SUOI MOMENTI STORICI
di ROMUALDO BONFADINI.
VOL. I.
Sant'Ambrogio vescovo e cittadino. — Lanzone e la prima Repubblica. — Milano e il Barbarossa. — I Torriani e la guerra civile. — Il Carmagnola e la fine dei Visconti. — La Repubblica Ambrosiana. — Cicco Simonetta e la corte di Lodovico il Moro.
Lire 4.
VOL. II.
Le prime invasioni e il maresciallo Trivulzio. — La congiura italiana del cancellier Morone. — Il periodo spagnuolo e i Borromei. — Maria Teresa e il settecento in Lombardia. — L'invasione francese e il general Bonaparte. — Suwaroff e la reazione austro-russa.
Lire 4.
Questo volume forma il terzo ed ultimo della serie.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
End of Project Gutenberg's Mezzo secolo di patriotismo, by Romualdo Bonfadini