Memorie: Edizione diplomatica dall'autografo definitivo
Part 8
I militi della Republica assalirono quelle mura come lo avrebbero potuto eseguire i primi soldati del mondo — Pochi furono i tiri d'artiglieria e di moschetteria del nemico — poca la resistenza sulle mura — ed i nostri montando sulle spalle l'uno dell'altro — in poco tempo furon nell'interno della piazza.
Alcuna resistenza di più, fecero i quattro forti che dominavano la trincea — A 1 ora dopo mezzanote principiò l'attacco, ed alle 2 erimo padroni della trincea e di tre forti — con perdite relativamente indifferenti — e senza aver sparato un tiro da parte nostra.
In potere delle trincee, di tre forti su quattro, e tutti dentro della città — sembrava impossibile, non dovessimo rimanerne padroni — Eppure!... anche questa volta si doveva aver la peggio!
La stella della Republica tramontava — e la fortuna era nemica al Duce nostro —
Trovandosi dentro la città, i militi nostri — affamati e cenciosi — credettero altro non vi fosse da fare; che mangiar bene, bever meglio — vestirsi — e depredare — La maggior parte quindi, si dispersero coll'idea del saccheggio.
Intanto rinvenuti dalla sorpresa — rannodaronsi gl'imperiali in un forte quartiere, e fecero testa, in numero d'alcune migliaja — Li assalimmo, e ci respinsero — Cercavansi i nostri militi per rinnovare gli attacchi, e non si trovavano — o se s'incontravano, erano carchi di bottino, ebbri, e senza volontà di rischiar la vita — essendo divenuti ricchi — Parte di loro avean danneggiato i fucili servendosene per abbatter le porte delle case, e negozi che volevano depredare — altri li avevano senza pietre focaje che avevano perdute —
Il nemico da parte sua, non perdeva tempo: vari legni da guerra che si trovavano nel porto, presero posizione infilando le strade da noi occupate — giacchè il paese era proprio edificato sulla sponda del lago —
Dal Rio-grande del Sud che si trovava a poche miglia sull'altra sponda, mandarono soccorsi di truppe; ed il forte unico, che noi avevimo trascurato di occupare, fu occupato dai nemici.
Il forte maggiore dei quattro, detto Imperiale — da noi assaltato e conquistato nella notte — e che trovavasi dominante nel centro della linea di trincee, la di cui possessione era importantissima, fu inutilizzato da un'esplosione terribile delle polveri, che ci ammazzò e ferì molta gente —
Io ricordo sempre — non era ben chiaro ancora, nella mattina — quando successe la catastrofe — ricordo dico: d'aver veduti i nostri uomini, che occupavano quel forte, scaraventati nell'aria come lucciole — accesi dall'incendio delle vestimenta e gettatti sul suolo orribilmente mutilati —
Infine il più glorioso dei trionfi, cambiossi verso mezzogiorno, in una vergognosa ritirata — quasi una fuga —
I buoni, in pochi che aveano sostenuto il combattimento sino alla fine — piangevano dalla rabbia, e dal dispetto — La nostra perdita fu comparativamente immensa — Da quel giorno la nostra fiera fanteria di liberti divenne uno schelettro —
Poca cavalleria era venuta alla spedizione, e valse a proteggere la ritirata — La divisione marciò ai suoi allogiamenti di Bella-vista, ed io rimasi colle reliquie della Marina, in S. Simon — stabilimento situato sulla sponda della _Laguna de los Patos_ —
La Marina era ridotta ad una quarantina d'individui tra Ufficiali e militi —
CAPITOLO XXVII.
Invernata e preparazione di canoe.
Nell'emisfero meridionale — già si sa — l'inverno succede nei mesi in cui noi — nel nostro — abbiamo la state — e dagli abitanti dicevasi inverno rigido — quello — e ci sembrava tanto più tale — che tutti ci trovavamo sprovvisti di vestimenta, e nell'impossibilitato di rimediare alla mancanza —
Il motivo della nostra permanenza in S. Simon, fu per regolarvi alcune _canoe_ (specie d'imbarcazioni fatte d'un sol albero, di cui si scava la parte interna) ed aprire le comunicazioni coll'altra parte del Lago — Ma in vari mesi, ch'io stetti in quel punto, non apparvero mai le canoe — e perciò nulla si fece, di quanto s'era ideato.
In luogo di barche, quindi, noi ci occupammo di cavalli — essendovi dei puledri in quantità, in quel sito — abandonato da vari mesi dai proprietari che appartenevano al partito imperiale — Quei puledri servirono per fare de' miei marinari, altretanti cavalieri — ed alcuni anche, malamente, domavano cavalli —
È, S. Simon, un bellissimo e spaziosissimo feudo benchè, allora distrutto ed abbandonato — e credo era proprietà d'un conte dello stesso nome, esule o i di cui eredi erano esuli, per diversità d'opinione dalla dominante Republicana —
Non essendovi padroni, e quelli essendo avversari, noi facevamo da padroni in quel luogo — La padronanza nostra però, consisteva di servirsi degli animali del feudo per alimento — non avendo altro — e di divertirci a domar poledri — In quel tempo (16 settembre 1840) la mia Anita ebbe il suo primo nato — Menotti, la di cui esistenza era un vero miracolo — poichè nel decorso della gravidanza, la coraggiosissima donna avea assistito a molte pugne, sopportate molte privazioni e disagi — ed una caduta da cavallo, per cui nacque il bambino, con una ammacatura nella testa —
Anita partorì in casa d'un abitante di quella campagna, nelle vicinanze d'un piccolo villagio chiamato Mustarda — ed ebbe tutte le cure, immaginabili da codesta generosissima famiglia per nome Costa — Io sarò riconoscente a quella buona gente tutta la vita —
Ben valsa alla mia buona consorte trovarsi in quella casa — poichè le miserie che si pativano allora nel nostro esercito — erano giunte al colmo — e certo io non avevo come regalare la mia cara partoriente, ed il mio bambino, con un solo fazzoletto —
Mi decisi, per assistere i miei cari con alcuni panni, a fare un viaggio alla Settembrina[49] ove alcuni amici — massime l'eccellente Blingini, mi avrebbero sovvenuto di qualche cosa[50] —
In conseguenza — mi misi in viaggio, attraverso le inondate campagne, di quella parte tutta alluvionale della provincia — ove per giorni intieri, io viaggiava, con acqua sino alla pancia del cavallo —
Passai nella _Rossa Velha_ (vecchio campo coltivato) ove incontrai il Capitano Massimo dei lancieri liberti, il quale mi accolse da vero e generoso compagno. Egli era stato preposto, con un distaccamento dei suoi militi, alla custodia delle _cavalladas_ — (cavalli di riserva) in quelli eccellenti pascoli —
Giunsi in quella località di sera, con forte pioggia — vi passai la notte — ed all'alba dell'altro giorno — essendo anche maggiore, mi rimisi in viaggio — contrariamente al parere del buon Capitano, che voleva fermarmi per aspettare tempo migliore —
Premevami troppo la mia missione, per diferirla, e mi avventurai nuovamente in quel diluvio di inondazioni —
Alla distanza d'alcune miglia — udii delle fucilate dalla parte da dove ero partito — mi nacque alcun sospetto, ma non potevo far altro che proseguire.
Arrivai alla Settembrina — comprai alcune cosarelle di panni — e mi avviai nuovamente verso S. Simon —
Nel ripassare alla Rossa Velha, seppi la causa delle fucilate, ed il tristissimo caso accaduto al Capitano Massimo, ed ai suoi bravi liberti — subito dopo la mia partenza da quella casa —
Moringue (quello stesso che mi sorprese in Camacuan) aveva sorpreso il Capitano Massimo — e dopo una difesa disperata di quel prode ufficiale coi suoi lancieri, era pervenuto ad ucciderli quasi tutti —
I migliori cavalli erano stati imbarcati ed inviati a Porto-Alegre — ed i men buoni uccisi tutti — I nemici avevano eseguito l'impresa con legni da guerra, e fanteria — quindi rimbarcati i fanti — s'eran diretti per terra, colla cavalleria verso il Rio-grande del Nord, sbaragliando tutte le piccole forze Republicane, che trovavansi sparse su quel territorio — o spaventandole —
Tra quelle trovavansi i miei pochi marini, che furono obligati di abbandonare la loro posizione e cercare rifugio nella foresta — essendo il nemico troppo numeroso per loro —
Anche alla mia povera Anita — a dodici giorni di parto — toccò di fuggire, col suo pargolo sul davanti della sella — affrontando tempi tempestosi — Io non trovai più la mia gente, e la famiglia al mio ritorno in S. Simon — e fui obligato di rintracciarli nell'orlo d'una selva — ove soggiornavano ancora, quando li trovai, non avendo notizie esatte del nemico —
Tornammo in S. Simon, e vi stettimo qualche tempo ancora — quindi cambiammo stanza — e la stabilimmo sulla sponda sinistra del fiume Capivari — Cotesto fiume, è formato dai differenti scoli — dei vari laghi che guarniscono la parte settentrionale della provincia del Rio-grande, tra la costa dell'Atlantico, ed il versante orientale della catena _do_ Espinasso — Esso prende il suo nome dalla _Capivara_, specie di majale anfibio, molto comune nei fiumi dell'America meridionale —
Dal Capivari, e dal Sangrador do Abreu (Sangrador è un canale che serve di veicolo, tra una palude, ed un lago o fiume ove avevimo potuto ottenere e regolare due canoe) fecimo alcuni viaggi — alla costa occidentale della Laguna _dos Patos_ — trasportando gente e comunicazioni —
CAPITOLO XXVIII.
Ritirata disastrosa per la Serra.
Intanto la situazione dell'esercito Repubblicano peggiorava — ogni dì le urgenze erano maggiori — e maggiori le difficoltà di soddisfarle — I due combattimenti di Taquary e Nord — avevano scemato talmente il numero della fanteria — che i battaglioni erano diventati schelettri — I soverchi bisogni, generavano il malcontento — questo la diserzione —
Le popolazioni, siccome succede nelle guerre lunghe, si stancavano, e si ammorbavano d'indifferentismo — coll'alternare del passaggio, e delle esigenze delle forze d'ambe le parti —
In tale stato di cose, gl'imperiali fecero delle proposte d'accomodamento — che abbenchè vantaggiose, considerando le circostanze in cui si trovavano i Repubblicani, non furono accettate, e respinte con alterigia, dalla parte più generosa dell'Esercito — Tale rifiuto però, acrebbe il malcontento, nella parte più transigente e stanca —
Infine l'abbandono dell'assedio della Capitale, e la ritirata furono decisi —
La divisione Canabarro, di cui faceva parte la Marina, doveva principiare il movimento, e sgombrare i passi della Serra, occupati dal generale nemico Labattue — francese al servizio dell'impero — Bento Gonçales col resto dell'esercito marcerebbe in seguito, coprendo il movimento —
In questo tempo morì il nostro Rossetti — irreparabile perdita! Rimasto colla guarnigione Republicana della Settembrina, che doveva marciare ultima, quella gente fu sorpresa dal famoso Moringue divenuto l'incubo dei Republicani — e perì in quella sorpresa l'incomparabile Italiano, combattendo valorosamente —
Caduto da cavallo — ferito — le fu imposto d'arrendersi — egli rispose a sciabolate, e vendè caramente una vita — ben preziosa all'Italia!
Non v'è un angolo della terra, ove non biancheggiano l'ossa d'un Italiano generoso! E l'Italia li scorda! — Essa si occupa di comprar delle isole per formar dei penitenzari[51] Essa, vezzeggia la compassione dei Potenti, per riabilitar le sue membra e costituirsi «del non suo ferro cinta» plaudendo ai suoi governanti che la prostituiscono! Essa amoreggia oggi coll'idra sacerdotale, e la lecca, l'accarezza, supplicandola genuflessa — acciò le mantenga i suoi figli nell'ignoranza, e nell'abbrutimento! — chiamando l'atto sudicio, infame! garanzie!
Ed essa scorda..... coloro che fecero bello il suo nome nel nuovo mondo! In tutte le contrade del mondo! Essa!...... ne sentirà la mancanza, nel giorno, in cui vorrà sollevarsi sui cadaveri de' corvi che la divorano!
L'impresa ritirata, nell'invernale stagione fra i dirupi delle montagne, e con pioggie quasi continue — fu la più disagiata e terribile ch'io m'abbia veduto mai —
Noi conducevamo per tutta provvista, alcune vacche a capestro — non trovandosi animali nell'ardui sentieri che dovevamo percorrere, dalle pioggie impraticabili —
I numerosi fiumi della Ser[r]a, gonfi oltremodo, capovolgevano gente, animali, e bagagli — Si marciava con pioggia, e senza alimento — Accampavasi, senza alimento e con pioggia —
Tra un torrente e l'altro — coloro a cui era toccato di rimanere vicini alle disgraziatissime vacche avevano carne — e gli altri nulla! Massime la povera fanteria[52] trovossi in tremendo conflitto, mancando anche di carne cavallina, di cui facevano uso i cavalieri a difetto d'altra —
Furonvi scene da inorridire!! Molte donne — com'è uso in quei paesi accompagnavano l'esercito — e non mancavano d'esser utili, impiegate alla conduzione delle _cavalladas_, che eseguivano a cavallo — essendo esse molto pratiche in tale esercizio — Colle donne v'erano naturalmente dei bambini d'ogni età — Pochi bambini dell'età più tenera — uscirono dalla foresta! — Alcuni pochi furono raccolti da cavalieri — giacchè pochi cavalli si salvarono — e molte madri pure, rimasero morte o morenti di fame di disagio e di freddo —!!!
Vi sono foreste nella parte bassa della provincia — ove il clima è quasi tropicale — ed in cui si trovano in abbondanza frutta selvaggie, ma buone e nutritive — come la _guayaba_, l'_arassa_ ecc. ma nelle selve dell'alta serra, ove ci erimo inoltrati — non si trovano tali frutta — ed apena trovansi foglie di _Taquara_ (canne grossissime) alimento insufficiente per animali; e che non valse a salvarmi due muli che portavano il mio povero bagaglio[53] Anita abbrivvidiva all'idea di perdere il nostro Menotti, che salvammo per un miracolo —!
Nel più arduo della strada, ed al passo dei torrenti io portavo il mio caro figlio di tre mesi, in un fazzoletto a tracollo, procurando di riscaldarmelo al seno, e coll'alito —
D'una dodicina d'animali di mia proprietà, che con me, entrarono nella foresta — tra cavalli, e muli, parte da sella, ed altri da bagagli — con due cavalli, e due muli, erimo rimasti — Il resto stanchi, erano stati abbandonati —
I pratici, per colmo di sventura, avevano sbagliato la _piccada_ (sentiero tagliato nella foresta), e quello fu uno dei motivi, che sì difficilmente, ci fece varcare quella terribile selva de las Antas (Anta è una belva che mi dissero somigliarsi all'asino, inoffensiva — la di cui carne è squisita, ed il cuojo serve a molti forti ed eleganti lavori — Io ho veduto il cuojo — mai l'animale)
Siccome, più si procedeva avanti — non trovavasi mai la fine della _piccada_ — io rimasi nella selva coi due muli, che pure si stancarono — e mandai Anita col mio assistente, ed il bambino — acciocchè alternando i due cavalli che ci rimanevano — essa procurasse di uscire al chiaro — cioè fuori della foresta, ove trovare alcuni alimenti per essa, e per il pargoletto —
I due cavalli che alternativamente portavano Anita, ed il coraggio sublime di quella valorosa mia compagna, salvaronmi ciocchè di più caro io avevo nella vita — Essa giunse fuori della _piccada_, e per fortuna vi trovò alcuni de' miei militi con un fuoco acceso — cosa, che non sempre poteva ottenersi, per la continuazione della pioggia a diluvio — e la povera condizione a cui erimo ridotti —
I miei compagni a cui era riuscito d'asciugare alcuni cenci — presero il bambino che tutti amavano — l'involsero, lo riscaldarono, e lo tornarono in vita — quando la povera madre, già poco sperava di quella tenera esistenza —
Essi, con amorevolissima sollecitudine — procurarono, quei buoni militi, di cercare alcuni alimenti — coi quali ristaurossi la cara mia donna, e potè allattare il mio primo nato!
Io faticai invano per salvare i muli — Rimasto con quelle spossate bestie — tagliai loro, quanto mi fu possibile, delle foglie di canne per alimentarli — ma non mi valse — fui obligato di abbandonarle — e cercare d'uscir io pure dalla foresta, a piedi, ed affamato —
Ai nove giorni, dalla nostra entrata — apena trovavasi fuori della _piccada_, la coda della divisione — e pochissimi cavalli d'ufficiali eransi potuti salvare —
Il generale Labattue che ci aveva preceduti fuggendo, avea lasciato nella stessa selva _de las Antas_ alcune artiglierie, che per mancanza di mezzi, non potemmo trasportare, e rimasero sepolte in quelle spelonche — chi sa per quanto tempo —
I temporali sembravano star di casa nella selva suddetta — poichè usciti nei campi dell'alti-piano — in _Cima de Serra_, noi trovammo dei tempi bellissimi — e vi trovammo pure, per noi preziosissimi come alimento, degli animali bovini — Dimodocchè si dimenticarono alquanto i disagi passati —
Entrammo quindi nel dipartimento di Vaccaria ove permanemmo alcuni giorni — per aspettare il corpo di Bento Gonçales, che ci giungeva frazionato ed assai malconcio —
L'infaticabile Moringues, informato della ritirata, erasi messo alla retroguardia di codesto corpo — incomodandone la marcia in ogni modo — coadjuvato dai montanari, sempre accanitamente ostili ai Republicani.
Tuttociò diede al Labattue, tutto il tempo necessario per la sua ritirata e giunzione al grosso dell'esercito imperiale — Vi giunse però quasi senza gente, per motivo delle diserzioni, cagionate da forzate marcie, e le stesse privazioni, e disagi da noi sofferti —
Accade di più al generale Francese, uno di quelli incidenti — ch'io narrerò per la natura sua straordinaria —
Dovendo Labattue varcar nel suo cammino, i due boschi conosciuti col nome: di Mattos (bosco o selva) _Portoghez e Castellano_ — trovavansi in quei dintorni alcune tribù d'indigeni selvaggi, chiamati _Bugre_ delle più feroci che si conoscono nel Brasile — esse sapendo del passaggio degl'imperiali, li assalirono in varie imboscate della macchia, e ne fecero strage; facendo sapere nello stesso tempo al generale Canabarro, ch'essi erano amici dei Republicani; e veramente nel nostro transito per le loro selve, nessun disturbo ci cagionarono —
Vidimo però i loro _foge_ (buchi profondi, ricoperti accuratamente con delle zole — nei quali si precipita l'incauto viandante — e profitano i selvaggi del suo inciampo per assalirlo) — Per noi, nessuno di quei buchi però, era coperto, e le formidabili barricate d'alberi, innalzate lateralmente al sentiero da dove colpiscono i passeggieri con dardi e frecce — erano sguarnite —
In quei medesimi giorni, comparì, fuori della foresta, una donna — rubata nella sua giovinezza dai selvaggi, in una casa della Vaccaria — Essa profitò in detta occasione, della vicinanza nostra per salvarsi — Era quella poverina in una condizione ben deplorabile —
Non avendo noi, nemici da fuggire, nè da perseguire, in quelle alte regioni, procedevamo nelle nostre marcie con lentezza — mancanti quasi totalmente di cavalli — ed obligati di domare, cammin facendo, alcuni poledri che si trovavano dispersi in quei campi —
Il corpo dei lancieri liberti, rimasto intieramente smontato, fu obligati di rifare le sue cavalcature con poledri —
Era bel vedere allora — quasi ogni giorno — una moltitudine di quei giovani e robusti neri, tutti domatori, lanciarsi sul dosso dei selvaggi corsieri, e tempestare per la campagna — montonando prima — facendo il bruto ogni sforzo per sbarazzarsi del suo carico e scaraventarlo a gambe all'aria lontano — l'uomo ammirabile di destrezza, di forza, di coraggio, inforcarsi siccome tanaglia — battere, spingere, e domare infine il superbo figlio del deserto — che come saetta parte finalmente, quando conscio della superiorità del dominatore che lo cavalca, e divora in pochi momenti uno spazio immenso — per ritornare colla velocità stessa, anelante e grondante di sudore —
In quella parte dell'America, il puledro giunge dal campo, si laccia, si sella, imbrigliasi, e senz'altre disposizioni, è cavalcato dal domatore a campo aperto — L'esercizio ha luogo, generalmente varie volte nella settimana — ed in pochi giorni è capace di ricevere il morso — Anche i più renitenti, riescono così, famosi cavalli in alcuni mesi — Difficilmente però sortono ben domati da' soldati nelle marcie — ove non ponno avere il comodo, la cura, e massime il riposo necessario per ben formarsi —
Passati i Mattos Portoghez e Castellano — scendemmo nella provincia di Missiones, dirigendosi sopra Cruz-alta, capoluogo di detta piccola cittadina su d'un altipiano, ben costrutta ed in bellissima posizione — siccome bella, e tutta quella parte dello Stato Rio-grandense —
Da Cruz-alta, marciammo a S. Gabriel, ove si stabilì il quartier generale, e si costrussero baracconi per il campamento dell'esercito.
Io pure, vi costrussi una capanna, e vi passai alcun tempo colla famigliuola —
Sei anni però, d'una vita di disagi e di privazioni — lontano dal consorzio delle mie relazioni antiche, e dei parenti — di cui ignoravo assolutamente la sorte, per l'isolamento in cui avevo vissuto, e l'impossibilità d'aver di loro notizie — essendo lontano da qualunque porto di mare — mi fecero nascere il desiderio di riavicinarmi ad un punto — ove poter sapere qualche cosa de' miei genitori — il di cui affetto, avevo potuto conculcare nella foga delle avventure — ma che vivamente sussisteva nell'anima mia —
Poi, abbisognavo provvedermi di tante cose — la di cui necessità, non avevo sentito sino allora, per me stesso — ma che diventavano indispensabili per la mia donna ed il mio bambino —
Mi decisi adunque di passare a Montevideo, temporariamente — ne chiesi il permesso al presidente che me lo concesse — e col permesso del viaggio — ebbi pure quello di fare una piccola truppa di bovini, per poter far fronte alle spese —
CAPITOLO XXIX.
Montevideo.
Eccomi dunque _truppiere_ cioè condottore di bovi —
In una Estancia chiamata del _Corral de Pedras_ — coll'autorizzazione del ministro delle finanze — mi riescì riunire, in una ventina di giorni, circa novecento animali — con indicibile fatica, e con maggior fatica ancora, condurli a Montevideo — ove, non dovevo giungere colla truppa di bovi — ma bensì con circa trecento cuoja degli stessi —
Ostacoli insuperabili, mi si presentarono nella via — e più di tutti il traboccante Rio-Negro, ove mancai di perdere il mio capitale quasi intiero —
Dal fiume, dalla mia imperizia in quella classe di mestiere, e dalla furfanteria di certi mercenari, che avevo assoldato per la conduzione del bestiame — io, apena potei far passare il Rio-Negro a circa cinquecento animali — che per la lunga strada, poco cibo, e strapazzi nei passaggi dei fiumi, furon giudicati incapaci di giungere a Montevideo.
Fu deciso, in conseguenza di _cuerear_ (ammazzare per toglier le cuoja, e lasciare la carne ai corvi) e così si fece — non essendovi altro modo, per poter salvare qualche cosa —
Si osservi: che quando qualcheduno di quei poveri animali si stancava — io ero obligato di venderlo — e per grazie ne ricavavo uno scudo — Infine — dopo d'aver passato indescrivibili incomodi, freddi, e dispiaceri, per lo spazio d'una cinquantina di giorni — giunsi a Montevideo con poche cuoja — risultanti dai miei novecento bovi — dalle quali ritrassi poche centinaja di scudi — che apena servironmi per scarsamente vestire la famiglia, e due miei compagni —
Riparai in Montevideo in casa dell'amico mio Napoleone Castellini alle di cui gentilezze, e della moglie io devo molti riguardi — e passai qualche tempo nella di lui casa —
Avevo famiglia, esausti i mezzi — era quindi necessario procacciar l'esistenza di tre individui — e d'un modo indipendente — Il pane altrui mi è sempre sembrato amaro — e pur troppo nella mia vita piena di peripezie — sovente ho avuto bisogno d'un amico, che per mia fortuna, mai mi è mancato.
Due occupazioni, di poco prodotto veramente — ma che servirono all'alimento — io assunsi fratanto, e furono quella di sensale mercantile; ed alcune lezioni di Matematiche, date nell'istituto dello stimabile istitutore Sig. Paolo Semidei[54].
Tal genere di vita durò sino al mio impiego nella Squadra Orientale (cioè di Montevideo) —
La quistione Rio-grandense, incamminavasi verso un accomodamento — ed Anzani, ch'io avevo lasciato al comando delle poche forze da me comandate in quella Republica — ritiravasi — e mi scriveva: che nulla più v'era da fare in quel paese —