Memorie: Edizione diplomatica dall'autografo definitivo

Part 7

Chapter 73,565 wordsPublic domain

Odesi una voce che dice «il nemico» e tutti assieme, vidersi precipitarsi nel più folto del bosco, quegli stessi settantatre uomini — che per più ore s'erano battutti contro cinquecento nemici! e precipitarsi in tal modo, che ad onta di perder molte ore per raccoglierli — fu impossibile, di riunirli tutti — e se ne perdettero vari —

Raccolti alla meglio, ripresimo strada; ed allo spuntar dell'alba, erimo sull'orlo desiato della grande foresta — costeggiando alla direzione di Lages —

Il nemico ci cercò il giorno seguente — ma non ci rinvenne — essendo noi già lontani.

Il giorno del combattimento fu terribile per operosità, privazioni, e disagi — ma si combatteva — e quell'idea soverchiava ogni altra — ma nella foresta ove mancava il consueto alimento — la carne — ed ove, altro da mangiare non si trovava — era un affare serio — Stettimo quattro giorni, senza provare altro cibo, che radici di piante.

Sono indescrivibili poi, le fatiche da noi provate per tracciarci una via, ove non esistevano sentieri; ed ove la natura, incomparabilmente prolissa, e gagliarda, ammontichia sotto pini collossali dell'immensa selva, la gigantesca _taquara_ — (canna o bamboù) le di cui reliquie, ammassate su quelle delle altre piante — formano insuperabile strame, suscettibile d'inghiottire, e seppellire un individuo, che incautamente vi affidasse il piede — Molti dei compagni, scoraggiavansi — alcuni disertarono — e fu mestieri riunirli, ed energicamente imporre loro: che meglio era manifestarsi apertamente sulla volontà di accompagnarci — e che liberi si lasciavan coloro, che volessero andarsene —

Tale risoluzione fu eficacissima — da quel momento, non ci furon più diserzioni — ed entrò la fiducia di salvezza —

Il quinto giorno, da quello del combattimento — giunsimo all'entrata della _piccada_ (sentiero tagliato nella selva, e che conduceva a Lages) — ove incontrammo una casa — ed ove ci sfamammo maccellando due bovi — Fecimo due prigionieri in detta casa — appartenenti allo stesso nemico che ci avea battuti — Seguimmo quindi per Lages, ove arrivammo in un giorno di pioggia —

CAPITOLO XXIV.

Soggiorno in Lages — Discesa della Serra — e combattimento.

Il paese di Lages, che festeggiato ci aveva al nostro arrivo — quando vittoriosi — aveva alla notizia del nostro rovescio ai Coritibani — voltato bandiera; ed alcuni più risoluti, avevano ristabilito il sistema imperiale —

Quegli ultimi, fuggirono all'apparizione nostra, e siccome erano mercanti la maggior parte — ed i più ricchi — essi ci lasciarono i loro magazzeni provvisti d'ogni ben di Dio — Ciò valse a provvederci del bisognevole, e migliorare la condizione nostra — Intanto Teixeira scrisse ad Aranha, ordinandoli di riconcentrarsi — ed ebbesi, circa in quei giorni, notizie della venuta del Tenente Col.llo Portinhos — che colla sua collonna — era stato inviato dal generale Bento Manuel,[44] in seguimento della forza stessa di Mello incontrata da noi, infelicemente ai Coritibanos —

Ho servito in America la causa dei popoli, e l'ho sinceramente servita — siccome ovunque ho combattutto il despotismo — Amante del sistema Republicano idoneo alle mie condizioni — io fui contrario per le stesse al sistema opposto — Gli uomini!...... gli ho piutosto compianti che odiati — rimontando alle cause del male — cioè all'egoismo della sciagurata nostra natura — Lontano poi — oggi (1850) — dal teatro, ove compironsi i fatti ch'io sono a descrivere — posso narrarli con pacatezza ed esser creduto imparziale —

Voglio dunque asserire: che arditissimi, eran codesti prodi figli del Continente[45] ed audacissima fu l'occupazione nostra di Lages — occupazione che tenemmo per vari giorni — disposti a difenderci contro un nemico dieci volte superiore, vittorioso, e divisi da lui dal solo fiume Canoas, che non potevimo difendere — Con gli ausiliari nostri ben lontani —

Molti giorni passarono, pria dell'arrivo di Aranha, e Portinhos — ed in tutto quel periodo fu tenuto a bada il nemico con un pugno d'uomini —

Appena giunti i rinforzi suddetti — si marciò risolutamente al nemico — che non accettò di combattere, ma ritiravasi quando incalzato — apogiandosi sulla provincia di S. Paolo, da dove dovevano giungerli considerevoli ajuti di fanteria e cavalleria —

Qui sentimmo il difetto, che sentiva generalmente l'esercito Republicano — cioè, il non voler permanere i militi sotto le bandiere, quando non si trattava di combattimenti immediati — Vizio sentito anche nell'esercito di Washington — ed in qualunque esercito, in cui la vera disciplina del milite della libertà non è apprezzata — Disciplina che deve nascere nel milite dal convincimento del dovere — e molto diversa dalla disciplina forzata del soldato del despotismo — In questo caso il soldato — o è tolto per forza da' suoi focolari, ed obligato di ubbidire ad un padrone — a qualunque atto malvagio egli sia comandato — oppure è un soldato mercenario, venduto corpo e anima a chi lo paga, e disposto per indole a commettere atti, di cui si vergognerebbe un lupo.

Il milite cittadino appartenente a nazione libera — va sotto le bandiere, quando chiamato — perchè la patria è minacciata da prepondenti — Egli dà volenteroso la sua vita in difesa del suo paese e de' suoi cari — e non abbandona l'esercito nazionale, senonchè quando il pericolo è passato, e quando congedato dai suoi capi.

L'esercito Republicano del Rio-grande, composto per la maggior di militi cittadini valorosi — che però non intendevano rimanere alle bandiere — quando nel loro criterio pensavano non esser tempo di combattere, ed essere il pericolo della patria passato — si allontanavano dalle fila, senza aspettare l'ordine dei capi —

Tale vizio, fu quasi rovina nostra in tale circostanza — ove un più intraprendente nemico, avrebbe potuto schiacciarci, profitando di quel disordine, e della nostra debolezza —

Principiarono i Serrani — gente delle montagne circonvicine — ad abbandonare le fila — e condurre seco loro non solo i propri cavalli, ma pure quelli appartenenti alla divisione —

Quei di Portinho, gente della provincia di Missiones — seguirono l'esempio — E presto si diradò la forza nostra in tal modo — che fummo obligati di abbandonare Lages, e ripiegarsi sulla provincia del Rio-grande, temendo l'avvicinamento del nemico, contro cui non avressimo potuto sostenerci —

Il resto della forza — così menomata — mancante del necessario, particolarmente di vestimenta in un paese di montagna, ove il freddo, cominciava a divenir insopportabile — stava demoralizzandosi, e ad alta voce si chiedeva di tornare ai focolari — cioè nella parte bassa, ed aprica della provincia — La provincia del Rio-grande è divisa in due regioni: la bassa limitata a levante dall'Atlantico, ed a ponente e maestro della _Serra do Espinasso_ — è regione quasi tropicale, per mite temperatura; il cafè, il zucchero, gli aranci, ecc. — beano quella felice contrada — che ha di più il vantaggio d'immensa quantità di bestiame — ed una bellissima popolazione forte a cavallo quanto i figli delle provincie del Plata; l'alta regione — della Serra — con un temperatura assai più fredda — possiede le frutta tutte, che appartengono a clima più rigido — cioè: pomi, pere, pesche, ecc. — ed è coronata dall'estremità meridionale dell'immensa foresta, di cui accennai antecedentemente — ed i cui pini giganteschi vi fanno l'effetto di collonne di templi.

Il collonnello Teixeira, fu dunque obligato di cedere a tali esigenze — e mi ordinò di scendere la Serra cogli avanzi della fanteria, e della marina — e di riunirmi all'Esercito — preparandosi, esso pure a seguirci colla cavalleria —

Quella discesa fu ardua, per le difficoltà della strada, e le ostilità accanite degli abitanti della contrada, nemici accerrimi dei Republicani — Cosa strana, eppur verissima: la classe dei contadini — che più d'ogni altra, dovrebbe amare un reggimento libero — lo detesta, e lo combatte!

Noi scesimo per la _piccada_ (sentiero nella foresta) di Peluffo — erimo in sessanta circa — ed ebbimo ad affrontare terribili imboscate — oltrepassate con incredibile fortuna, grazie alla risolutezza degli uomini ch'io comandavo — ed alla poca pratica di combattimenti de' nostri nemici —

Siccome il sentiero che si percorreva era strettissimo, e tagliato in foltissima selva — il nemico, indigeno, e perciò peritissimo dei luoghi — sceglieva i siti più scabrosi per imboscarsi — irrompeva con furia, e grida tremende su di noi — mentre dalle parti più folte ci fulminava a fucilate — Eppure, tanta paura incutì in quei montanari, l'intrepido contegno nostro — che un solo cavallo morto noi ebbimo, e varie, ma leggiere ferite agli individui —

Giunsimo al quartier generale in _Malacara_ — distante 12 miglia da Porto-Alegre ove si trovava il Presidente Bento Gonçales — allora Generale in capo —

CAPITOLO XXV.

Combattimento di fanteria.

L'esercito Republicano era in preparativi di marcia quando noi lo ragiungemmo — Il nemico, dopo la perdita della battaglia di Rio-pardo — rifatosi in Porto-Alegre, n'era uscito agli ordini del vecchio generale Giorgio, ed aveva preso stanza sulle sponde del fiume Cahò — protetto da' suoi legni da guerra, con numerosa artiglieria, riforzato di buon nerbo di fanteria — ed aspettando la giunzione del generale Calderon, che avea riuniti nella campagna un numero di cavalleria, non indifferente — venendo dal Rio-grande —

L'impero con tutti i mezzi di corruzione, di cui poteva disporre — non mancava d'aderenti nella provincia del Rio-grande — paese, ove si può dire come nel Rio della Plata: che gli uomini nascono a cavallo — ed ove lo stesso spirito cavalleresco — fa bellicosi gli abitanti — Ma non tutti gli uomini per cavallereschi che sieno, resistono alle indorature, ai titoli, ai ciondoli, e sopratutto all'onnipossente metallo.

Lo stesso difetto, che abbiam notato sopra — cioè la repugnanza dei Republicani, di star riuniti alle bandiere, quando non era presente il nemico — facilitava tali mosse allo stesso — E quando il Generale Netto — che comandava le forze Republicane della campagna — ebbe riunito gente sufficiente per battere Calderon — questo già erano riunito all'esercito grande nel Cahò, dopo d'aver riuniti molti cavalli di cui tanto abbisognavano gl'imperiali — E quindi con grande superiorità, il Generale Giorgio minacciava gli assedianti la capitale, e li obligava a levar l'assedio —

Era indispensabile, per il presidente della Republica, congiungere la divisione Netto — per esser in istato di combattere l'esercito nemico — e tale giunzione condotta a buon'esito, onora moltissimo la capacità militare di Bento Gonçales —

Ad un esercito Europeo, per motivo delle impedimenta sarebbe stata impossibile tale manovra —

Noi, marciammo coll'esercito da Malacara — prendendo la direzione di S. Leopoldo (colonia Tedesca) — passammo di notte a due miglia dell'esercito nemico — ed in due giorni e due notti di marcia continua quasi senza mangiare, giungemmo nelle vicinanze di Taquary, ove incontrammo il generale Netto — che ci veniva incontro.

Dissi: quasi senza mangiare — e realmente — Subito che il nemico ebbe sentito il movimento nostro — marciò forzatamente per combatterci — e ad onta d'esser molto più pesante di noi, perchè con artiglierie e bagagli — per varie volte ci ragiunse, mentre noi riposavamo dalle lunghe marcie — ed erimo occupati ad arrostir la carne — unico alimento nostro — e per varie volte ci obbligò di metter gli arrosti[46] in spalla, e partire con precipitazione — per ragiungere la meta —

Nel Piñheiriño, a sei miglia di Taquary, si fece alto — e si presero tutte le disposizioni per combattere —

L'esercito Republicano forte di cinque milla uomini di cavalleria, e mille di fanteria — occupava le alture de Piñheiriño — piccolo monte semi-coperto di pini — l'infanteria nel centro, comandata del vecchio Collonnello Crescenzio — l'ala destra comandata dal generale Netto; e la sinistra dal generale Canabarro — Ambe le ali erano composte di pura cavalleria — e senza esagerazione, della migliore del mondo — abbenchè Farrapa[47] —

La nostra fanteria, composta in totalità d'uomini di colore — meno gli ufficiali, — era pure eccellente — e la brama di combattere generale —

Il collonnello Joân Antonio formava la riserva con un corpo di cavalleria —

Il nemico avea quattro milla fanti, tre milla di cavalleria, ed alcuni pezzi d'artiglieria — Egli avea preso posizione dall'altra parte del letto d'un piccolo torrente, che divideva i due eserciti — ed il suo contegno non era disprezzevole — Eranvi le migliori truppe dell'impero — ed il vecchio generale Giorgio che le comandava era tenuto per il più capace —

Il general nemico, aveva sino a quel punto, marciato arditamente su di noi, e già avea preso tutte le disposizioni — per un attacco in regola —

Egli avea fatto passare il letto asciuto del torrente, da due battaglioni di fanteria — che formaron quadrato, subito passati — Due pezzi collocati in posizione vantaggiosa sull'altra sponda, fulminavano le nostre catene di cavalleria, ed i loro sostegni.

Già i valorosi della prima brigata di cavalleria agli ordini del generale Netto avevano sguainato la sciabola, e non aspettavano che il suono di carica, per lanciarsi sui due battaglioni passati — Codesti bellicosi figli del Continente, avevan la coscienza della vittoria — Netto, e loro, non erano mai stati battuti —

La fanteria nostra, con bandiere spiegate — scaglionata per divisioni, sul più alto della collina, e coperta dal ciglione di quella, fremeva di combattere.

Già i terribili lancieri di Canabarro — tutti liberti, e tutti domatori di cavalli — avean fatto un movimento avanti — avvilupando il fianco destro del nemico — obligato perciò di far fronte anche a destra — e disordinatamente —

I coraggiosi liberti — fieri della loro imponenza diventavano più soldi — e vera selva di lancie somigliava quell'incomparabile corpo — composto di schiavi, liberati dalla Republica, e scelti tra i migliori domatori della provincia — tutti neri tranne gli ufficiali superiori —

Il nemico non aveva mai veduto le spalle di cotesti veri figli della libertà — che certo combattevan per essa — Le loro lancie, più lunghe della misura ordinaria — i loro nerissimi volti — le robuste membra, indurite a perenne, e faticoso esercizio — e la loro perfetta disciplina, incutevano terrore ai nemici —

Già la voce animatrice del generale in capo — aveva percorso le fila — «Oggi ognun di noi combatterà per quattro» erano state le poche parole di quel Sommo — dottatto di tutte le qualità del gran Capitano, meno la fortuna!

L'anime nostre, sentivano il palpito delle battaglie, e la fiducia della vittoria — Giorno più bello, e più magnifico spettacolo non erami capitato mai![48] Collocato al centro della fanteria nostra nel sito più alto — io scopriva l'uno e l'altro esercito — I campi sottoposti, seminati da poche e basse piante nessun ostacolo ponevano all'occhio — e si potevano scorgere i benchè minimi movimenti.

Lì, sotto ai miei piedi.... tra pochi minuti, sarà decisa la sorte del maggior pezzo del continente Americano — il Brasile! Deciso il destino d'un popolo! Codesti corpi, sì compatti, sì floridi, sì brillanti — a momenti saranno sciolti, disfatti, orribilmente amalgamati, e respiranti libidine di distruzione! Tra poco — il sangue, l'infrante membra, i cadaveri, di tanta superba gioventù — brutteranno i bellissimi e vergini campi! Eppure si aspettò, si anelava il segno della battaglia...... Ma invano!....... quello non doveva essere il campo della strage!

Il generale nemico, intimorito dal fiero contegno dei Republicani — e dalla fortissima posizione da noi occupata — esitò nell'attacco anteriormente divisato — fece ripassare i due battaglioni — e dall'offensiva che aveva mostrato sin lì — passò alla difensiva.

Il generale Calderon fu ucciso in una ricognizione — quello fu forse uno dei motivi dell'irresoluzione di Giorgio.

Non attaccandoci, noi dovevimo attaccarlo — Tale era l'opinione di molti — Ma avressimo ben fatto? Attaccati nelle superiori posizioni del Piñheiriño — eravi molta probabilità di vittoria — ma lasciandole — e per incalzare il nemico, bisognava traversare il letto del torrente — alquanto scabroso, benchè asciuto — poi la superiorità numerica della fanteria nemica, non era poca — Esso con artiglieria — noi senza un solo pezzo —

Infine non si combattè, e si stette l'intiero giorno in presenza, con piccole scaramuccie —

È uno dei vizi delle posizioni troppo forti, e sovente anche del comodo delle piazze di guerra — che fanno propendere al riposo, ed all'inazione — quando si potrebbe trar molto vantaggio dalla risoluzione d'una battaglia. Tanti sono gli esempi che si potrebbero adurre in apogio di tale ragione — ed è da deplorare l'avviso dei mastri di guerra Italiani (1872) — che vogliono seminare la penisola di fortezze — per la paura d'armare due millioni di cittadini — ed inviare i preti, alle bonifiche delle paludi Pontine —

Nel nostro campo, scarseggiava la carne — e massime la fanteria era famelica — Più insoportabile era la sete — non trovandosi acqua nei siti da noi occupati — Ma, quella gente era fatta alla vita di privazioni — e non udivasi: senonchè il lamento di non combattere!

Concittadini miei! il giorno, in cui voi sarete uniti (un po' lontano sventuratamente), e sobri come i figli del Continente — lo straniero non calpesterà il vostro suolo! Non contaminerà i vostri talami! L'Italia avrà ripreso il suo posto, tra le prime nazioni del mondo!

Nella notte il vecchio generale Giorgio — era sparito, e nella mattina non scorgevasi il nemico da nessuna parte — e per motivo della nebbia, sino verso le 10 a.m. fummo ignari delle sue nuove posizioni — Verso quell'ora alfine si scorse — occupando le forti posizioni di Taquarì —

Io sono certo: la sagace manovra del nemico, non mancò di cagionare cordoglio nel nobile cuore del capo della Republica — Ma non v'era rimedio — Egli avea perduto una splendida occasione di rovinare l'impero, e probabilmente assicurare il trionfo del suo paese —

Poco dopo, ebbesi notizia: passare la cavalleria nemica il fiume Taquarì, coadjuvata dalla squadra imperiale — Il nemico era dunque in ritirata, e bisognava attaccarlo in coda nel suo passaggio — In ciò non titubò il nostro generale — Marciammo dunque risolutamente alla battaglia —

La cavalleria nemica, avea bensì passato il fiume ajutata in quel passaggio da vari legni imperiali, ma la fanteria era rimasta tutta sulla sponda sinistra, in forti posizioni, protetta da bastimenti da guerra, da un bosco d'alto fusto foltissimo —

La seconda nostra brigata di fanteria, composta dal terzo e dal secondo battaglione, era destinata ad iniziare l'attacco. Essa caricò con tutta la bravura possibile — ma il numero dei nemici era soverchiamente superiore — ed i nostri coraggiosi militi dopo d'aver fatto dei prodigi di valore — furono obligati di ritirarsi, sostenuti dalla prima brigata, composta del 1º battaglione, della marina — e degli artiglieri senza cannoni.

Tremendo fu quel combattimento di fanteria nel bosco, ove il frastuono delle fucilate e dei rami infranti — tra densissimo fumo — somigliava ad infernale tempesta — Non meno di cinquecento d'ambo i lati fu la perdita tra morti, e feriti — I cadaveri dei valorosi Republicani, furon trovati sino sulla sponda del fiume — ove avevano impetuosamente bajonettatto il nemico — ma per sventura, senza risultato, e senza profito, fu tanta prodezza — poichè, soperchiata la 2ª brigata da forze molto superiori — ed obligata a ritirarsi, si sospese il conflitto.

Giunta la notte, il nemico potè liberamente ultimare il suo passaggio sulla sponda destra del Taquary —

Tra le brillanti qualità del generale Bento Gonçales, molti notavano il difetto d'irresolutezza — origine dei disastrosi successi delle sue operazioni — ed avrebbero creduto meglio: impegnando una brigata di fanteria sproporzionatamente debole a petto d'un nemico sì numeroso; cioè: uno contro sei almeno; che si avesse dovuto complettar l'attacco — lanciandovi la prima brigata, e quanta cavalleria armata di carabine, trovavasi nell'esercito nostro.

Io giudico nello stesso modo: che quando si sta iniziando un'attacco — vi si deve ponderatamente riflettere; ma una volta deciso — vi si deve impegnare ogni forza disponibile — sino alle ultime riserve — A meno, che non sia una ricognizione — cioè attaccare il nemico, fingendo d'impiegarvi tutte le forze — e quando riconosciuto, o riconosciute le sue posizioni, ed il suo numero — obligandolo di metterlo in evidenza — ripigliar allora le proprie posizioni — In tal caso da parte nostra — abbiamo eseguito una semplice ricognizione — bisogna però star sempre pronti a respingere un'attacco vero del nemico — Un attacco generale, poteva veramente darci una brillante vittoria — se facendo perder piede al nemico lo precipitavamo nel fiume — Egli certamente trovavasi in condizione di timore per l'atto d'esser da noi perseguito nella sua ritirata — e forse, non difettava di probabilità di riuscita — il lanciar tutte le forze all'assalto —

Il Generale in capo credè bene di non avventurare una generale battaglia — e la totalità d'una fanteria, unica che possedeva la Republica —

Egli senza dubbio si pentì: di non aver dato battaglia il giorno antecedente — in cui i suoi militi tutti, in campo aperto avrebbero operato miracoli — Il fatto sta: che una vera perdita, fu quel conflitto per noi — non avendo come supplire alla perdita di circa la metà de' nostri prodi fanti — quando per il nemico la perdita di cinque cento uomini di fanteria era insignificante —

Il nemico rimase sulla sponda destra del Taquary — e perciò quasi totalmente padrone della campagna — Noi ripresimo la strada di Porto-Alegre per ricominciare l'assedio.

Le condizioni della Republica avevano alquanto peggiorato — ripassammo a S. Leopoldo, alla Settembrina — quindi a Malacara nell'antico campo —

Di lì a pochi giorni cambiossi il campamento a Bella-vista, posizione più vicina a la Laguna de los Patos verso Greco da quella di Malacara — Nello stesso tempo il Generale Bento Gonçales ideò altra operazione, il di cui risultato, se felice, poteva migliorare d'assai lo stato degli affari nostri —

CAPITOLO XXVI.

Spedizione del Nord.

Il nemico con motivo delle sue escursioni nella campagna — avea sguarnito alquanto di fanteria le sue piazze forti — _S. Jozè do Nord_ — trovavasi in quel caso — Quella piazza situata sulla sponda settentrionale dell'imboccatura della _Laguna de los Patos_ n'era una delle chiavi, ed il suo possesso, ed il suo possesso avrebbe potuto cambiare la faccia delle cose; l'utile principale da ricavarne erano: vettovaglie d'ogni specie, armi e munizioni —

La gente nostra trovavasi in miserabilissimo stato — e là anche poteva vestirsi, e provveddersi d'ogni utile cosa —

Quel punto poi, era non solo importantissimo, come dominante l'entrata della Laguna, unico porto della provincia — ma eravvi da quella parte — l'Atalaya — cioè l'albero dei segnali per i bastimenti, a cui indicava la profondità delle acque, nella _barra_ (foce).

Sventuratamente successe in questa spedizione, lo stesso che in Taquary: Portata l'impresa colla maggior sagacia e segretezza, sino vicino ad ultimarla — se ne perdette il frutto intieramente, per non agiungere l'ultimo colpo —

Una marcia continua di otto giorni — a non meno di 25 miglia al giorno — ci mise, inaspettatti, sotto le trincee della piazza —

Era una di quelle notti d'inverno, in cui un ricovero ed un po' di fuoco è una vera fortuna — ed i poveri militi della libertà laceri ed affamati — colle membra intrise dal freddo — esposti a fitta pioggia di tempestoso diluvio che ci avea accompagnato in tutta la marcia — avanzavansi silenziosi ed intrepidi contro i forti e le mura guarnite di sentinelle —

A poca distanza eransi lasciati i cavalli, sotto la custodia d'uno squadrone di cavalleria — e ciascuno rotolando i miseri cenci, preparavasi all'assalto che doveva aver luogo al primo «chi va là» delle sentinelle —