Memorie: Edizione diplomatica dall'autografo definitivo
Part 5
Sì! bellissima figlia del _Continente_ (nome della Provincia del Rio-Grande) io ero felice d'appartenerti, comunque fosse — Tu destinata a donna d'un altro! a me serbava la sorte altra Brasiliana! unica per me nel mondo — ch'io piango oggi, e che piangerò tutta la vita!
Quella pure, mi conobbe nella sventura — naufrago! e più che del mio merito forse — della sventura s'invaghì, e me la consacrò per sempre!
CAPITOLO XV.
Spedizione di Santa Caterina.
Poco, o nulla d'importante successe più, nella Laguna de _los Patos_ dopo l'avvenimento suddetto — Due nuovi lancioni, furono posti in costruzione — e gli elementi necessari per tale opera — si trovarono nelle reliquie delle nostre prede — e coll'ajuto de' circostanti abitatori — sempre buoni e volenterosi con noi —
Ultimati i due nuovi lancioni ed armati — noi fummo chiamati presso Itapuà — a cooperare l'esercito, che assediava allora la capitale della provincia, Porto Alegre —
Nulla operò l'esercito per mancanza d'artiglieria — e nulla potemmo noi operare in tutto il tempo che passammo in quella parte del Lago —
Si meditò la spedizione nella provincia di S. Catterina — ed io fui chiamato a parte di quella — dovendo accompagnarvi il generale Canavarro, comandante in capo di tutte le forze ivi destinate —
I due minori lancioni rimasero nel Lago — agli ordini di Zeffirino d'Utra — ed io cogli altri due accompagnai la Divisione Canabarro — che doveva operare per terra, mentre io opererei per mare — Avevo meco l'inseparabile Grigg e la parte scelta dei nostri compagni —
Il Lago _dos Patos_ misura una lunghezza di 135 miglia — e una larghezza media di 15 a 20 miglia — Presso alla foce, che all'oriente mette nell'Oceano, sulla sponda destra trovasi il Rio-Grande detto del mezzogiorno — o sud — piazza forte — e tanto importante quanto la capitale —
Sul latto opposto vi è il Rio-grande del Nord — anche piazza fortificata — ed ambe in potere degli imperiali — siccome Porto-Alegre —
Perciò, padrone dell'unica foce della Laguna nel mare — il nemico — era a noi impossibile di uscirne — e fummo quindi obligati di preparare dei carri a proposito — ed imbarcarvi la flotta nostra —
Ciò prova la magnitudine dei nostri leggi[32] maggiori —
Nella parte Greco del Lago — havvi un seno profondo, chiamato Capibari — che prende nome da un fiumicello, con foce nel fondo del seno — il cui nome poi deriva da Capibari — specie di majale anfibio, comune in quelle contrade —
Detto fiumicello, fu scelto per l'aprodo, ed operazione dell'imbarco dei lancioni sui carri — e realmente vi s'effetuò sulla sponda destra —
Un abitante di quella parte della provincia — nominato de Abreu — avea preparato otto ruote di maggiore solidità — collegate ogni due da un asse di forza proporzionata al peso dei legni — Poi, preparati circa dugento bovi domestici alla fatica del tiro — si avvicinarono i lancioni alla sponda — si collocarono le ruote dentro l'acqua sotto gli stessi — ad una distanza proporzionata l'una dall'altra — procurando di mantenerle combinate col centro di gravità. Assoggettaronsi lateralmente ai bastimenti gli assi, dimodocchè non turbassero la libera azione delle ruote; ed attaccati i bovi con forti trascini — salirono volando per il campo i vascelli Republicani —
Riatatti quindi con più comodo e più esattezza — viaggiarono per lo spazio di cinquanta quattro miglia — senza veruna difficoltà — e dando un curioso spettacolo ai pochi abitatori di quelle contrade — sino sulle sponde del lago di Tramandaï — ove furono scaricati — attrezzati del bisognevole, ed abilitati alla navigazione —
Il Lago Tramandaï, formato dalle acque scendenti dal pendio orientale _do Espinasso_[33] — ha foce nell'Atlantico — ma con pochissima profondità nella foce — dimodocchè solo nelle alte maree, vi sono circa quattro piedi d'acqua —
Si agiunga: che in quella costa alluvionale, ed inospitale come le arene del Saara — il mare è eternamente agitato dalle eterne brezze della zona Torrida — ed i frangenti spaventevoli — percuotendo l'orecchio dell'abitatore, sino a molte miglia nell'interno — fanno l'effetto del tuono lontano — Ed una nube di spruzzi marini, e sabbie mosse dai venti vi abbarbaglia la vista —
CAPITOLO XVI.
Naufragio.
Pronti alla partenza, si aspettò l'ora della piena — ed avventurammo la partenza alle 4 circa p.m.
In tale circostanza ci valse molto la pratica nostra a spingere le imbarcazioni tra frangenti — senza di che, non so come avressimo potuto riescire a metter fuori i lancioni — Abbenchè l'ora propria dell'alto flusso — si fosse scelta — non bastava la profondità dell'acqua —
Comunque al principio della notte, i nostri sforzi furono coronati da pieno successo — e gettammo l'ancora nell'Oceano, al di fuori de' furiosi frangenti — a circa sei cento metri dalla costa — Si osservi: che barca di nessuna specie era mai uscita dal Tramandaï —
Alle 8 circa p. m. facemmo vela da quel punto con piccola brezza da mezzogiorno, che venne mano mano crescendo, sino a diventar bufera — ed alle 3 p.m. del giorno seguente, eravamo naufraghi vicino all'imboccatura del fiume Averinguà, con sedici compagni perduti nell'Atlantico — ed infranto il _Rio-pardo_ ch'io comandavo — nei terribili frangenti di quella costa —
Sino dalle prime ore della sera — alla nostra partenza dal Tramandaï — mostravasi il vento da mezzogiorno, apparendo minaccioso — e cominciando a soffiare con violenza — La nostra corsa era parallela alla costa — Il _Rio-pardo_ con trenta persone a bordo, un cannone da dodici, nel centro — _rotante_ — cioè da poter essere puntato in tutte le direzioni — molti attrezzi e proviste per l'equipagio — non prevedendo certamente un temporale così imprevisto, e subitaneo — e non sapendo qual sorte ci toccherebbe in paese nemico — ove si doveva approdare — il _Rio-pardo_ dico: trovavasi imbarazzato, e soperchiato dal mare — in modo — che qualche volta ci tenne per un pezzo sommersi — rimanendo per minuti, tuffati sotto i marosi —
La pericolosa situazione in cui trovavasi il piccolo legno — minacciato d'esser soprafatto dalle onde, e rovesciato da un momento all'altro, fece concepire la determinazione d'avvicinare la costa, ed approdarla, comunque fosse — Ma infuriando sempre più la bufera ed il mare — non ci diedero tempo alla scelta del luogo — e fummo travolti da terribile maroso —
Io mi trovavo in quel momento alla sommità dell'albero di trinchetto, sperando di scoprire un punto nella costa, ove aprodare con meno pericolo — Il legno fu capovolto sulla destra, e fui lanciato per ciò da quella parte a certa distanza —
Io ricordo bene: che, abbenchè in pericolosissima circostanza — non pensai alla morte; ma sapendo di aver molti compagni non marini — e prostratti dal mal di mare — ciò mi martoriava, e cercai di raccogliere, quanti remi, ed altri galleggianti oggetti — mi fu possibile — raccoglierli, avvicinarli a bordo — e raccomandare a tutti di prenderne uno per sorregersi, ed agevolarsi a guadagnar la costa —
Il primo individuo, che incontrai stretto ad una sartia[34] — dalla parte sommersa — per ove io potei rientrare a bordo — fu Edoardo Mutra — mio compagno d'infanzia — a cui rimisi un boccaporto[35] — ed a lui raccomandai di non lasciarlo a qualunque costo —
Luigi Carniglia, il coraggioso nostr'uomo, che trovavasi al timone al momento della catastrofe — era rimasto aggrapato al bordo, verso i giardini[36] della parte sinistra — cioè la parte non sommersa —
Sventuratamente un giacchetone di Calmouk, assai pesante lo serrava talmente, quando imbevuto d'acqua — ch'egli dovendosi tenere per non esser portato via dal mare — trovavasi nell'impossibilità di liberarsene — Me ne fece cenno — ed io corsi in soccorso dell'amico del cuore —
Avevo nella sacoccia del pantalone, un piccolo coltello di manico bianco — lo misi alla mano — e cogli sforzi di cui ero capace, principiai a tagliare il colletto, ch'era di velluto — Avevo finito di tagliare il colletto — e con uno sforzo ancora, io scucciva, o stracciava il maledetto! quando un maroso, con orrendo fracasso — avviluppò, e schiacciò: bastimento, e quanti individui a quello afferravansi —
Io fui scaraventato nel fondo del mare come un projettile — e quando ricomparvi, stordito dal colpo e dai vortici che mi soffocavano — era scomparso lo sfortunato amico mio per sempre![37]
Parte dei compagni, al mio risorgere, comparivano dispersi, e facendo sforzi ognuno per guadagnar la costa — determinazione ch'io dovetti prendere, come gli altri per salvar la pelle —
Nuotatore dalla più tenera infanzia, io giunsi tra i primi — e la mia prima cura, posando i piedi sul fermo, fu di girarmi indietro, per osservare la sorte dei compagni — ed Odoardo mi si affacciò non lontano — Egli aveva abbandonato il boccaporto da me raccomandato — o piutosto la violenza del mare, glielo aveva strappato — Nuotava, sì, ma con uno stento — una fatica — indicanti lo sfinimento a cui era ridotto! Io amavo Edoardo, com'un fratello! E mi affannò oltremodo, la disperata sua condizione — Oh! mi sembrava in quei tempi, esser io, più sensibile e generoso! Anche il cuore induriscono, ed inaridiscono gli anni ed i malanni!
Io mi slanciai verso il mio caro, per porgerli un legno che aveva servito a salvarmi — Già ero giunto vicino a lui — e confortato dalla grandezza del proposito — io lo avrei salvato quel mio fratello! — E che fortuna sarebbe stata per me! Troppo grande! Un maroso, ambi ci sommerse!
Un momento dopo io galleggiai..... chiamai; non vedendolo ricomparire..... e chiamai disperatamente! ma invano! il mio amico di infanzia, era rimasto travolto nei gorghi di quell'oceano — che non avea temuto di varcare per ragiungermi — e per servir la causa d'un popolo —
Un altro martire della libertà Italiana, privo d'un sasso, che segni ove furon sepolte le sue ossa nelle arene del nuovo mondo! —
I cadaveri di sedici compagni ebbero la stessa sorte — ingojati dal mare — essi furono trasportati dalle correnti a trenta miglia di distanza verso il settentrione — e là sepolti nelle sabbie della costa — Tra i sedici — trovavansi sei Italiani — io settimo, solo mi era salvato: Luigi Carniglia, Edoardo Mutru, Luigi Staderini, Giovanni D. ed altri due che non rammento — tutti forti e prodi giovani —
I superstiti, in numero di quattordici, l'uno dopo l'altro tutti aveano approdato — Invano, tra loro, cercai un volto Italiano — Morti tutti! Mi sembravo solo nel mondo! Io vaneggiavo — a quasi mi parea pesante quell'esistenza salvata con tanta fatica — Molti dei compagni, non marini, non nuotatori, si salvarono — Commenti chi vuole! Tra i perduti io contavo altri compagni ben cari: due liberti, un mulato, ed un nero perfetto — Raffaël e Procopio gente d'un valore e d'una fedeltà a tutta prova — Con noi approdava alla costa, un barrile d'acquavite, mi sembrò una fortuna — e dissi a Manuel Rodriguez — ufficiale Catalano —: procuriamo di aprirlo e rinvigorirci coi compagni che vengono aprodando —
Si mise mano all'opera di sturare il barrile — ma nel tempo in cui faticavamo per ottenere l'intento, ci colpì un freddo tale — che fu fortuna il ricordarsi di prender a correre — senza ciò fare, certo, saressimo caduti esausti dalla stanchezza e dal freddo — Avendo i panni bagnati, ed essendo il vento freddissimo — era naturale ciò accadesse —
Corremmo — corremmo machinalmente lungo la costa verso mezzogiorno — ed incoraggendoci reciprocamente a correre — La sponda del mare faceva schiena e ci riparava alquanto dalla violenza del vento — e nel pendio interno, scorreva l'Areringua, fiume di poca importanza, con direzione a tramontana, e per un gran pezzo, parallellamente al littorale, per sboccare poi nell'Oceano a breve distanza —
Seguimmo dunque la sponda destra del fiume — ed alla distanza di circa quattro miglia, trovammo una casa abitata, ove ricevemmo ospitalità completta. La casa che ci accolse ospitalmente — era poco internata in quella maestosa ed immensa foresta del Brasile — certo, una delle maggiori del mondo — di cui già accennammo.
In un campestre[38] poco spazioso ergevasi quella casupola, i di cui abitatori erano padre, madre ed un bambino — Intorno ergevansi le annose secolari piante, stupendamente robuste ed alte — ed in un canto del campestre, trovavasi un agrumetto con delle piante, come mai vidi sì belle — e con degli aranci ch'erano una meraviglia — Per naufraghi, fu una ben grata sorpresa!
CAPITOLO XVII.
Assalto e presa della Laguna di Santa Catterina.
Il _Seival_, l'altro lancione compagno, comandato da Grigg, fu più fortunato — Di costruzione diversa del _Rio-pardo_ — abbenchè poco più grande, potè sostenersi contro la violenza del temporale — e seguì felicemente la sua corsa sino al destino —
La parte della provincia di S. Catterina, ove naufragammo, per fortuna nostra, erasi sollevata contro l'impero — alla notizia dell'approssimarsi delle forze Republicane; e perciò vi trovammo amici; anzi, vi fummo festeggiati — e trovammo subito se no il necessario, almeno tutto quanto poterono offrire quei generosi abitatori —
Ebbimo subito i mezzi di trasporto per congiungerci alla vanguardia del generale Canabarro — comandata dal Collonnello Teixeira — che con marcie rapide, si portava sulla Laguna per sorprenderla[39] — Realmente, poco ebbimo da soffermarci, davanti a quella piccola città — La guarnigione ivi esistente, di circa quattro cento uomini, si pose in ritirata verso tramontana — e tre piccoli legni da guerra, si arresero dopo poca resistenza.
Io passai coi naufraghi, a bordo della goletta, _Itaparica_ da sette pezzi di cannoni —
La fortuna sorrise talmente ai Republicani, in quei primi giorni dell'occupazione — che sembrava si compiacesse a colmarci di benefici.
Non sapendo, e non credendo gl'imperiali ad un'invasione sì subitanea — ma avendo notizie che meditavasi tale spedizione, fecersi premura ad inviare nella Laguna — armi, munizioni, e soldati — Ed ogni cosa giungendo dopo di noi, cadeva conseguentemente in nostro potere.
I Cattarinensi ci accolsero come fratelli e liberatori — caratteri che non seppimo meritare durante il nostro soggiorno, fra quelle buone popolazioni —
Il Generale Canabarro stabilì il suo quartier generale nella città della Laguna, chiamata dai Republicani Villa Giuliana — per esser nel mese di Luglio l'epoca della conquista — Dico conquista — giacchè da conquistatori fu il nostro contegno in quei paesi che si dovevan trattare fraternamente.
Al nostro ingresso, fu eretto un governo provinciale Republicano, di cui fu primo presidente un sacerdote di molto prestigio tra il popolo — Rossetti col titolo di Segretario del governo, ne fu veramente l'anima — e Rossetti era idoneo per tale impiego —
Tutto marciava a meraviglia: il collonnello Teixeira, bravissimo Ufficiale, colla prode sua collonna di vanguardia, aveva perseguito i fuggenti nemici, sino a rinchiuderli nella capitale della provincia — ed erasi impadronito quindi, della maggior parte dei paesi, e territorio di quella —
In ogni luogo, erano i nostri ricevuti a braccia aperte — e raccoglievano in quantità, disertori degli imperiali, che passavano al servizio della Republica —
Mille bellissimi progetti erano fatti dal generale Canabarro, onesto e prode guerriero Republicano — un po' ruvido — ma buono, massime in quei tempi di venture — Egli compiacevasi in dire: che dalla Laguna dovea uscire l'Idra, che divorerebbe l'impero: e forse diceva vero!.... — Se con più senno e provvedimenti si attendeva alla felice spedizione —
Ma l'orgoglioso contegno nostro verso i buoni Cattarinensi — amici nostri da principio — e nemicissimi alla fine — l'insufficienza di forze, e di mezzi adoperati in tale importantissima spedizione — ed il mal volere forse, e gelosia verso il nostro generale, da chi dovea eficacemente sostenerlo, e coadjuvarlo — fecero perdere il frutto d'una brillantissima campagna — che poteva esser causa della caduta d'un impero — e del trionfo della Republica su tutto il continente Americano. —
CAPITOLO XVIII.
Innamorato.
Il Generale Canabarro avea deciso dover io uscire dalla Laguna, con tre legni armati, per assaltare la bandiera imperiale nelle coste del Brasile — e mi accinsi all'opera raccogliendo tutti gli elementi necessari all'armamento —
In questo periodo di tempo, ebbe luogo uno dei fatti primordiali della mia vita —
Io, giammai avevo pensato al matrimonio — e me ne credevo inadeguato, per troppa indipendenza d'indole, e propensione a carriera aventurosa —
Aver una donna, dei figli, sembravami cosa interamente disdicevole a chi si era consacrato assolutamente ad un principio — che tuttochè eccellente — non mi avrebbe permesso — propugnandolo col fervore di cui mi sentivo capace — la quiete e stabilità necessarie ad un padre di famiglia —
Il destino decideva in altro modo —
Io, colla perdita di Luigi, Edoardo, e gli altri miei conterranei — ero rimasto in un desolante isolamento — sembravami esser solo nel mondo — Nessuno più scorgevo dei tanti amici che quasi mi tenevan luogo di patria, in quelle lontane regioni — Nessuna intimità coi miei nuovi compagni, che appena conoscevo — e non un amico, di cui ho sempre sentito il bisogno nella mia vita — Il cambio di condizione poi, erasi attuato d'un modo sì inaspettato ed orribile — ch'io n'era rimasto profondamente affetto —
Rossetti, che unico avrebbe potuto riempire il vuoto del mio cuore, era lontano, occupato nel Governo del nuovo Stato Republicano — mi era impossibile quindi goderne il fraterno consorzio — Infine, avevo bisogno d'un essere umano che mi amasse — subito! Averlo vicino, senza di cui, insopportabile mi diventava l'esistenza —
Benchè non vecchio — io conoscevo abbastanza gli uomini, per sapere: quanto abbisogna per trovare un vero amico.
Una donna! Sì una donna! giacchè sempre la considerai la più perfetta delle creature! E chechè ne dicano: infinitamente più facile, di trovare un cuore amante fra esse.
Io passeggiavo sul cassero della _Itaparica_, ravvolgendomi nei miei tetri pensieri; e dopo ragionamenti d'ogni specie, conchiusi finalmente di cercarmi una donna — per trarmi da una noiosa ed insoportabile condizione —
Gettai a caso, lo sguardo verso le abitazioni della _Barra_ — così si chiamava una collina piutosto alta, all'entrata della Laguna, nella parte meridionale — e sulla quale scorgevansi alcune semplici e pittoresche abitazioni — Là, coll'ajuto del canochiale che abitualmente tenevo alla mano quando sul cassero d'una nave, scopersi una giovine — Ordinai mi trasportassero in terra, nella direzione di lei — Sbarcai, ed avviandomi verso le case ove dovea trovarsi l'oggetto del mio viaggio — non mi era possibile rinvenirlo — quando m'incontrai con un individuo del luogo, che avevo conosciuto ai primi momenti dell'arrivo nostro — Egli invitommi a prender cafè nella di lui casa — Entrammo, e la prima persona che s'affacciò al mio sguardo, era quella il di cui aspetto mi aveva fatto sbarcare — Era Anita! La madre dei miei figli! La compagna della mia vita, nella buona, e cattiva fortuna! La donna, il di cui coraggio io mi sono desiderato tante volte! Restammo entrambi estatici, e silenziosi, guardandoci reciprocamente — come due persone che non si vedono per la prima volta — e che cercano nei lineamenti l'una dell'altra — qualche cosa che agevoli una reminiscenza —
La salutai finalmente, e le dissi: «tu devi esser mia» Parlavo poco il Portoghese — ed articolai le proterve parole in Italiano — Comunque, io fui magnetico nella mia insolenza — avevo stretto un nodo, sancito una sentenza, che la sola morte, poteva infrangere!..... Io avevo incontrato un proibito tesoro — ma pure un tesoro di gran prezzo!!!
Se vi fu colpa — io l'ebbi intiera! E.... vi fu colpa! Sì!..... si rannodavano due cuori con amore immenso — e s'infrangeva l'esistenza d'un innoccente!..... Essa è morta! Io infelice! E lui vendicato..... Sì! vendicato! Io, conobbi il gran male che feci, il dì, in cui sperando ancora di riavverla in vita io, stringeva il polso d'un cadavere — e piangevo il pianto della disperazione! Io, errai grandemente ed errai solo!
CAPITOLO XIX.
Ancora Corsaro.
I tre legni armati, e destinati ad un'escursione sull'Atlantico — erano il _Rio-pardo_ (nuovo legno armato cui si diede il nome del naufrago) da me comandato — la _Cassapava_ comandata da Grigg — ambe golette — ed il _Seival_ — lancione portato in carro dalla laguna de los Patos[40] — e comandato dall'Italiano Lorenzo —
La foce della Laguna di S. Catterina, era bloccata da legni da guerra Imperiali — Uscimmo di notte, non se n'accorsero, e dirigemmo la corsa verso tramontana.
Giunti all'altura di Santos, incontrammo una corvetta imperiale che ci perseguì invano, per due giorni.
I bastimenti da guerra Brasiliani, erano certamente men bene comandati — che non lo furono nella loro campagna contro il Paraguay — E certo, con un comandante capace — i poveri piccoli tre legni della Republica, sarebbero stati frantumati in poche ore — avendo noi in tutto tre piccoli pezzi — uno per barco — del calibro: due da 9, ed uno da 12 — Mentre la corvetta aveva venti grandi pezzi in batteria coperta — ed era una vera nave da guerra.
Nel primo giorno — la minacciammo d'abordagio — e dopo molto canoneggiamento, prese il largo, e ci lasciò padroni delle acque.
Nel secondo giorno, avendo noi avvicinato la costa più del primo — un forte nembo da scirocco mise fine al simulacro d'un combattimento — che per esser combattutto a troppa distanza con il mare grosso — finì per dar nessun risultato.
Dopo i due fatti narrati, approdammo nell'isola _do Abrigo_ — ove si presero due sumache (nome che danno i Brasiliani ad una specie di brigantino goletta) cariche di riso —
Proseguimmo il corso, e fecimo altre prese — tra cui una sumaca — che, predata da Grigg, e presidiata con pochi uomini suoi — questi uomini furono assaliti dall'equipaggio Brasiliano, e legati per esser condotti prigionieri ai nemici — Fu vera sorte, per quei nostri di cader sotto la nostra prora.
Dopo otto giorni dalla nostra partenza tornammo verso la laguna.
Io avevo un sinistro pressentimento delle cose nostre in quelle parti — poichè prima di partire, già si manifestava molto malcontento tra i Cattarinensi verso di noi — e sapevasi ravvicinarsi dalla parte di tramontana, d'un forte corpo di truppe imperiali, comandate dal generale Andrea, famoso per la pacificazione del Parà, e per l'atroce sistema di repressione tenuto in quella provincia — All'altura di S. Catterina — nel nostro ritorno verso la Laguna, incontrammo un _Patacho_ da guerra nemico (specie di grande goletta quadrata a prora). Erimo col _Rio-pardo_ ed il _Seival_ — La _Cassapava_ si era staccata da noi, da vari giorni, in una oscura notte.
La scoperta del Patacho, fu fatta da prora — mentre con brezza forte veleggiavamo in poppa verso la Laguna di S. Catterina — Il nemico incrocciava apparentemente dall'isola dello stesso nome a levante — e lo scoprimmo colle mura alla sinistra —
Il Patacho portava sette pezzi d'artiglieria — ed era vero legno da guerra — Il _Rio-pardo_ aveva un solo pezzo da nove nel mezzo — ed era una piccola goletta mercantile, senza nessuno dei requisiti belligeri — Comunque conveniva far buona contenenza — E dopo d'aver segnalato alle prese, ch'erano tre, di dirigersi verso Imbituba — il _Rio-pardo_ si diresse sul Patacho sino a tiro di moschetto, orzò sulla sinistra, ed attaccò il nemico a cannonate.
Il Patacho rispose bravamente — il combattimento però, poco o nessun risultato poteva avere, a motivo del grosso mare — Essendo noi, il più delle volte colla batteria di destra sott'acqua — ed il nemico, con molti tiri, apena potè forarci alcune vele.
L'esito del combattimento fu dunque la perdita di due sumache — una delle quali diè alla costa — e l'altra, spaventatosi il Capitano di presa, amainò la bandiera.
Una sola presa fu salva, comandata da Ignazio Bilbao, prode ufficiale Biscaïno — ed aprodò nel porto d'Imbituba, in nostro potere.