Memorie: Edizione diplomatica dall'autografo definitivo

Part 3

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Il Rio de la Plata, circonda lo stato di Montevideo — detto anche _Banda Oriental_ — alla sua sinistra — e siccome cotesto bellissimo stato è formato da colline più o meno alte — il fiume ne ha roso la costa, e vi ha formato delle rupi, quasi informi — in certi luoghi altissime, e per un lungo spazio —

Lo stesso importantissimo fiume, alla sua destra, lambe lo stato di Buenos Ayres — e vi depone le sue alluvioni — che formarono coll'andar dei secoli, le immense pianure _de las Pampas_. Giunsimo felicemente alla costa — misimo in terra la sconquassata nostra nave — e lasciando Maurizio a rattoparla, mi avviai io solo verso la casa scoperta —

CAPITOLO VII.

Lo spettacolo che si offrì alla mia vista, per la prima volta — quando salito sul vertice _de las barrancas_ — è veramente degno di menzione —

Gl'immensi ed ondulati campi Orientali, presentano una natura affatto nuova ad un Europeo, e massime ad un Italiano, assuefato e cresciuto, ove palmo di terra, non si presenta, senonchè coperto di case, sieppi, opere qualunque di mano d'uomo — Là, nulla di questo: il creolo conserva la superficie di questo suolo, come gliela lasciarono gli indigeni, distrutti dagli Spagnuoli[13]. I campi sono coperti di fieno — e non variano che nelle valli — sulla sponda dell'Arroyo[14] o nella _cañada_[15] coll'alta _maciega_ —[16].

Il fiume e l'Arroyo, hanno le loro sponde, generalmente coperte di bellissimi boschi, spesso d'alto fusto — Il cavallo, il bue, la gazzella, lo struzzo — sono gli abitatori di quelle terre predilette dalla natura — L'uomo rarissimo — vero centauro — la passeggia soltanto per anunziare un padrone e ai numerosissimi, ma selvaggi suoi servi —

Non di rado, il bellicoso stallone, seguito dalla mandra di giumente — ed il toro, scortato anche lui, si avventano sul suo passaggio, disprezzandone l'alterigia, con vigorosi, e non equivoci segni —

Io ho veduto nella mia misera patria un Austriaco, solcando e calpestando le moltitudini — I servi abbassavano lo sguardo per paura di compromettersi! Non tornino, per Dio, a tanto vilipendio, i discendenti di Calvi, e di Manara!

Quanto è bello lo stallone della Pampa —! Le sue labbra, sentiranno giammai il freddo ribrezzo del freno[17] e la lucidissima schiena giammai calcata dal fetido sedere dell'uomo, brilla allo splendore del sole, quanto un diamante —

La sua splendida, ma non pettinata criniera — batte i fianchi, quando il superbo, raccogliendo le sparse giumenta, e fuggendo la presunzione dell'uomo, avanza la velocità del vento —

Il naturale suo calzare, non mai imbrattato nella stalla dell'uomo — è più lucido dell'avorio — e la richissima coda, svolazza al soffio del _pampero_, riparando il generoso animale dal disturbo degli insetti — Vero Sultano del deserto, ei sceglie la più vaga dell'Odalische — senza il servile e schifoso ministero, della più degradata delle creature — l'eunuco!

Chi si farà un'idea dell'emozione, sentita dal Corsaro di 25 anni, in mezzo a quella terra natura, vista per la prima volta!

Oggi, 20 Decembre 1871 — rannichiato al focolare, ed irrigidito delle membra — io ricordo commosso — quelle scene d'una vita passata, in cui tutto sorrideva, al cospetto del più stupendo spettacolo, ch'io m'abbia veduto —

Io sono decrepito! Ma ove saranno quei superbi stalloni, tori, gazzelle, struzzi, che tanto abbellivano e vivificavano quelle amenissime colline? I loro discendenti pascoleranno senza dubbio, quei ricchissimi fieni, sinchè il vapore ed il ferro — giungano ad acrescer la richezza del suolo — ma ad impoverire coteste meravigliose scene della natura — Il cavallo, il toro, non avezzi a veder gente a piedi, ne rimangono attoniti alla prima vista, e scorgonsi soprafatti da curiosa stupefazione — quindi disprezzandose forse quei mingherlini cosi bipedi, che si atteggiano a padroni del mondo, li assalgano scherzosamente, e li farebbero a pezzi se volessero prender la cosa in serio, dal lato della giustizia —

Il cavallo scherza, minaccia, ma mai offende — del toro non bisogna fidarsi — la gazzella e lo struzzo fuggono alla vista dell'uomo colla velocità del destriero, e si fermano sull'eminenza, girandosi a veder se sono perseguiti.

In quel tempo, la parte del territorio Orientale di cui narriamo, era rimasta fuori del teatro della guerra — perciò, trovavansi numerosissimi gli animali d'ogni specie.

CAPITOLO VIII.

Dopo d'aver fatto circa 4 miglia, tra le commoventissime descritte scene, io giunsi alla casetta ch'io avevo scoperto dal bordo — ed in essa io ebbi un piacevolissimo incontro: una giovane e ben graziosa donna, che mi accolse del modo il più ospitale — Non era forse una bellezza Raffaelesca — ma era bella, educata, e di più poetessa! ma guardate combinazione! In quella solitudine — a tanta distanza della capitale — io trasognavo —

Da essa seppi: esser la moglie del _capataz_ (maggiordomo) della _Estancia_, che trovavasi a molte miglia lontana — e di cui la casa da lei abitata — era un semplice posto.

Mi fece gli onori di casa, con una gentilezza, di cui serberò grata memoria tutta la vita — Mi offrì il classico _mate_[18] — un buon arrosto — come solo si mangia in quei siti ove la carne è il solo alimento —

Seduto e confortato — essa mi parlò di Dante, di Petrarca, e dei massimi de' nostri poeti — volle farmi accettare come memoria, le belle poesie di Quintana — e finalmente mi contò la storia della sua vita — Essa, di agiata famiglia Monvideana, era stata obligata da certe peripezie commerciali — di relegarsi nella campagna, ove avea conosciuto il presente suo sposo, con cui era felicissima — e colle sue propensioni romantiche, nemmen per sogno, essa avrebbe cambiato la condizione presente, colla brillante vita della capitale —

Alla mia richiesta d'un animale vaccino, per provvista di bordo — essa mi assicurò: che suo marito sarebbe felice di contentarmi — e convenne quindi aspettarlo — Comunque, era già tardi, ed impossibile d'aver l'animale alla marina prima del giorno seguente.

Il marito stette un pezzo a giungere — ed io, poco conoscitore della lingua spagnuola a quell'epoca, parlai poco, ed ebbi tempo a meditare sulle vicissitudini della vita —

Vi sono delle circostanze nella vita, la di cui memoria è incancellabile —

Io dovevo incontrare in quel deserto, moglie d'un uomo forse semi-selvaggio, una bella giovine con regolare educazione, e poetessa! Nell'età mia, certo, si compiace uno a trovare della poesia ovunque — e si crederebbe, la circostanza narrata, un parto della fantasia — anzichè realtà.

Dopo d'avermi presentato le poesie di Quintana, ciocchè servì di materia a conversazione, la graziosa mia ospite, volle recitarmi, alcune composizioni sue, e confesso ne fui ammirato!

Mi si obbietterà: ¿Come ammirato, se quasi nulla conoscevi di Spagnuolo — e pochissimo di poesia? Poco, o nulla so di poesia veramente — il bello però della poesia — sembravi anche capace di commovere i sordi — La lingua spagnuola poi ha tanta affinità colla nostra — ch'io non ebbi molta difficoltà a capirla nemmeno al principio del mio soggiorno, ove si parlava.

Io godetti la compagnia dell'amabile padrona di casa, sino all'arrivo dello sposo — non sgarbato, abbenchè di ruvido aspetto — e col quale restammo convenuti, di farmi trovare una _rez_[19] alla spiaggia nella mattina seguente.

All'alba mi congedai dall'interessante poetessa del campo — e tornai ove mi aspettava Maurizio — non senza timore, poichè più pratico di me, di quella parte d'America — sapeva esistervi tigre — men trattevoli certamente del toro e del cavallo —

Poco dopo apparve il _capataz_, con un bue nel laccio ed in breve tempo, lo ebbe morto, scorticato e maccellato — Tale è la destrezza di quella gente, in codesti esercizi di sangue —

Ora, si trattava di portare un bue in pezzi, dalla costa al legno, distante circa mille passi — attraverso i frangenti del mare arrabbiato — ch'era una consolazione per chi doveva attuar l'impresa! —

Eccoci, Maurizio ed io all'arduo travaglio:

I due barrili vuoti, erano già fissati alle estremità del gastronomico vascello — con molta cura, legati i quarti del bue, all'albero improvvisato — e con molta cura tenuti fuori del mare — una pertica in mano a ciascuno, serviva di remo e di bottafuori — l'equipaggio poi, allegerito di panni il possibile — trovavasi al galleggiare del barco, coll'acqua sino alla cintura —

E voga la barca! allegrissimi del nuovo modo di navigare — e fieri del pericolo, alla vista dell'Americano, che ci applaudiva, e de' compagni, che pregavano, forse più, per la salvezza della carne, che per la nostra, noi ci avventurammo nell'onda —

Per un tratto non andava male — ma giunti ai più lontani, e più forti frangenti, erimo alcune volte sommersi da quelli, e rigettatti verso la costa, ch'era il peggio —

Passammo con serie difficoltà tutti i frangenti — quindi una non minore, e per noi invincibile, trovavasi fuori de' frangenti — ove in una profondità di quattro braccia[20] la corrente del fiume era assai forte, e ci trasportava a scirocco, lungi dalla _Luisa_.

Altro rimedio non vi fu, senon quello di mettersi alla vela la sumacca, e venire in traccia nostra, sino a poterci gettare una cima — Fummo salvi allora, e con noi la carne tutta — a cui gli affamati nostri compagni, diedero dentro maravigliosamente.

Nell'altro giorno, passando una palandra (piccolo barco da fiume) immaginai comprare da quella, la lancia che si vedeva su coperta —

E realmente misimo alla vela, abordammo la palandra, che donò di buon grado il richiesto palischermo, col cambio di trenta scudi —

Passammo quel giorno ancora, alla vista della punta di Jesus-Maria — aspettando vanamente, intelligenze da Montevideo —

CAPITOLO IX.

Nell'altro giorno, trovandoci all'ancora, un poco al mezzogiorno della punta suddetta, apparirono due lancioni — dalla parte di Montevideo — che credemmo amici — ma siccome non avevano il segno condizionale d'una rossa bandiera, io credetti a proposito d'aspettare alla vela — e salpammo — tenendoci alla capa — colle armi preparate.

La precauzione non fu vana: poichè avvicinatosi il maggiore dei due lancioni, con sole tre persone in evidenza, c'intimò la resa, in nome del governo Orientale, quando si trovò a pochi passi da noi, ed apparirono minacciosamente armati, una trentina d'individui —

Erimo in panna[21] — io comandai immediatamente — «braccia in vela»[22] —

A quel comando ci fecero una scarica di fucileria — che ci uccise uno dei migliori compagni Italiani: Fiorentino di nome — era Isolano della Maddalena —

Io principiai a dar mano ai fucili, che avevo fatto preparare fuori della cassa d'armi, sul banco di guardia — ed ordinai il fuoco.

Impegnossi un combattimento accanito tra le due parti — Il lancione aveva attacato il giardino[23] di destra della sumaca, ed alcuni dei nemici, si preparavano a salire, rampicandosi al bastingagio[24]; ma alcune fucilate, e sciabolate li precipitarono nel lancione o nel mare —

Tuttociò si passò in breve tempo: siccome non aguerriti i miei non era mancato di nascere confusione — ed il mio comando di bracciare in vela, non si eseguiva; — cioè: vari dei nostri — alla voce di comando, eransi portati ai bracci della sinistra — senza che nessuno, si ricordasse di mollare quelli di destra[25] quindi inutilmente si affaticavano a tirare —

Fiorentino, vedendo ciò, abbandonò il timone ove trovavasi e si lanciò, per effetuare la manovra incompiuta — quando una palla nella testa, lo rovesciò cadavere —

Il timone rimase abandonato; ed io che mi trovavo a far fuoco vicino allo stesso — ne presi la barra — In quell'atto una palla nemica mi colpì nel collo, e stramazzai privo di sensi —

Il resto del combattimento, che durò circa un'ora, fu sostenuto principalmente dal Nostr'uomo[26] Luigi Carniglia — dal pilotino Pasquale Lodola, e marinari: Giovanni Lamberti, Maurizio Garibaldi, due Maltesi etc. — Gl'Italiani, meno uno combatterono valorosamente — Gli stranieri — ed i neri Liberti, in numero di cinque — si salvarono nella stiva —

Io ero rimasto per mezz'ora disteso sulla tolda quale cadavere — ed abbenchè dopo, ripresi i sensi a poco a poco, non potevo movermi, rimasi inutile e fui creduto spacciato —

Staccato il nemico a fucilate — non si pensò più ad assaltar nessuno in quelle alture — e si proseguì per l'interno del Plata a cercarvi un asilo e dei viveri —

La mia posizione era ben ardua — Mortalmente ferito, nell'incapacità di movermi — non avendo a bordo uno solo, che possedesse le minime nozioni geografiche — e perciò mi trassero davanti la carta idrografica di bordo, perchè vi gettassi i moribondi miei occhi, per indicare alcun punto di meta da dirigervi la corsa —

Indicai Santafè, nel fiume Paranà, che vidi scritto in lettere maggiori sulla carta suddetta — Niuno era stato in quel fiume, tranne Maurizio, una sola volta nell'Uruguay[27].

I marinari atterriti dalla situazione — Giacchè rigettatti dal Governo di Montevideo, unico che si credeva amico della Repubblica Rio-Grandense — si poteva esser considerati quali pirati — I marinari dico, erano in un avvilimento indescrivibile — Meno gl'italiani — devo confessar il vero —

Dalla situazione mia, la vista del cadavere di Fiorentino, e come dissi: il timore d'esser considerati ovunque pirati — essi avevano lo spavento sul volto, ed alla prima opportuna occasione — realmente disertarono —

In ogni barca, ogni uccello che scoprivano, quei codardi vedevano nemici inviati a perseguirci — La salma di Fiorentino fu sepolta nell'onde — destino solito dei marinari — e colle solite cerimonie in simili circostanze — cioè: un saluto affetuoso de' suoi concittadini —

Assicuro per parte mia, che tale classe d'inumazione non mi piacque — e siccome la stessa sorte m'aspettava probabilmente tra poco — senza potermi opporre al sistema di sepoltura del mio compagno — mi contentai di chiamare il mio carissimo Luigi per trattenerlo all'uopo —

Fra i periodi rettorici dell'inchiesta mia naturalmente breve, all'incomparabile amico mio, io recitavo a lui, i bei versi di Ugo Foscolo:

Un sasso! che distingua le mie dall'Infinite ossa che in terra e in mar, semina morte!

Ed il mio caro piangeva, promettendomi di non seppellirmi nell'onda — Chi sa: se lui stesso avrebbe potuto mantener la promessa — ed il mio cadavere, avria sfamato alcuni lupi marini, o qualche _jakarè_[28] dell'immenso Plata —

Io non avrei più veduto l'Italia — idolo di tutta la mia vita — è vero! Non avrei più combattutto per essa! Ma anche non l'avrei veduta ricadere, nell'ignominia e nella prostituzione!

Chi avrebbe detto all'amorevole, al buono, al valoroso mio Luigi: che fra un anno — io lo vedrei travolto nei frangenti dell'Oceano, e che inutilmente io cercherei il suo cadavere, per seppellirlo sulla terra straniera, e segnarlo al passeggier con un sasso!

Povero Luigi! cura di madre ei m'ebbe, in tutto il viaggio sino a Gualeguay — e nei tremendi patimenti miei — io non avevo altro sollievo, che nella vista, e nell'attenzioni di quel generoso quanto prode.

CAPITOLO X.

Luigi Carniglia.

Io voglio parlare di Luigi — e perchè non dovrò parlarne? Perchè plebeo? Perchè nato nella moltitudine di coloro che lavorano per tutti? Perchè non apparteneva all'alta classe — che generalmente lavora per nessuno e divora per tanti? All'alta classe di cui solo si fa menzione nelle storie, senza infastidirsi della plebe vile che pur produce i Colombi, i Volta, i Linnei ed i Franklin? E non era alta l'anima di Luigi Carniglia? Alta per sostenere dovunque l'onore del nome Italiano! Alta nello sfidare una tempesta — siccome i pericoli d'ogni genere, per far bene! Alta infine, nel proteggermi, nel custodirmi come un suo bambino — nella sventura — quando io incapace di movermi — languente — nel punto d'esser abbandonato da tutti!

Io, delirante del delirio della morte — mi si sedeva accanto, Luigi — coll'assiduità, la pazienza d'un angelo! — quindi mi lasciava un momento per piangere!

O Luigi! le tue ossa, sparse negli abissi dell'Oceano — meritavano un monumento — ove il proscritto riconoscente — potesse un giorno, ricambiarti d'una lacrima, sulla sacra terra italiana!

Luigi Carniglia era di Deiva, piccolo paese della Riviera a levante di Genova — Non aveva avuto istruzione letteraria, nel paese, ove il governo ed i preti mantengono diciasette millioni d'analfabeti — ma suppliva alla letteratura, con superiore intelligenza — Senza i nautici conoscimenti che fanno il pilota, egli condusse la _Luisa_ sino a Gualeguay, senza esservi mai stato, colla sagacia e la fortuna d'un pratico —

Nel combattimento contro i lancioni — a lui principalmente dovemmo: non esser caduti in potere del nemico —

Armato d'un trombone, e posto nel luogo di più pericolo, egli intimoriva gli assalitori —

Alto della statura, e robustissimo, ei riuniva l'agilità, a straordinaria forza corporea — dimodocchè potevasi — senza tema di esagerare — esclamare scorgendolo: «Colui basta per dieci!».

Amenissimo nell'abituale consorzio della vita, egli aveva il dono, di farsi amare da ognuno che lo trattasse.

Ancora un martire della libertà! dei tanti Italiani destinati a servirla ovunque — fuori dell'infelice loro terra natia! —

CAPITOLO XI.

Prigioniero.

È singolare — che nella prolissa mia carriera militare — io mai sia stato fatto prigioniero! ad onta d'essermi trovato tante volte — in pericolosissimo stato —

Nella circostanza presente — a qualunque terra s'abordasse, dovevasi esser prigionieri — poichè non riconosciuta l'insurrezionale nostra bandiera del Rio-Grande del Sud —

Giunsimo a Gualeguay paese della provincia di Entre-Rios — ove ci valsero moltissimo — il Capitano Luca Tartabull della goletta _Sintoresca_ di Buenos-Ayres — ed i di lui passegieri, abitatori e nativi di quei paesi.

Incontrata detta goletta, nelle alture dell'Ibicui — piccolo confluente del fiume Gualeguay e mandato da Luigi a chiedere alcuni viveri — quei generosi si offersero di accompagnarci sino a Gualeguay, loro destino —

Di più: mi raccomandarono al Governatore della provincia, D.r Pasqual Echague — che si compiacque, lui dovendo partire, di lasciarmi il proprio chirurgo D.r Ramon dell'Arca — giovine Argentino — che mi fe' subito l'estrazione della palla, rimastami nel collo — e mi curò perfettamente —

Io vissi nella casa di D.r Jacinto Andreus, nei sei mesi di soggiorno in Gualeguay — e dovetti moltissimi riguardi e gentilezze a lui ed alla famiglia tutta di quel generoso —

Ma non ero libero!... Con tutta la buona volontà di Echague, e l'interesse che quella buona popolazione mi manifestava — io ero obligato di non assentarmi — senza previa deliberazione del Dittattore di Buenos-Ayres, da cui dipendeva il governatore d'Entre-Rios, e che non deliberava mai.

Sano della ferita — io principiai a passegiare — e mi si permettevano delle scorrerie a cavallo sino alla distanza di dieci o dodici miglia —

Mi passavano, più del vito — che dovevo alla generosità di D.r Jacinto — un pezzo forte al giorno; condizione agiatissima per quei paesi, ove si trova a spendere poco —

Ma tuttociò non valeva la libertà di cui ero privo —

Mi si fece capire da alcuni di buona fede, o nemici, che al governo non sarebbe riuscita discara la sparizione mia; e mi decisi, incautamente, a sgombrare; credendone l'attuazione men ardua, e le conseguenze, non di tanto momento — credendo non mi si attribuirebbe a gran colpa — da quanto ho già accennato —

Il Comandante di Gualeguay, era un tale Millan — egli avea proceduto non male verso di me — poichè tale contegno le fu imposto dal governo della provincia — e sino a quel punto, non avevo veramente motivi di lagnanze — abbenchè poco interesse mi avesse egli dimostrato —

Io mi decisi dunque di andarmene — e perciò feci i miei preparativi —

Una sera, era tempo burrascoso — io mi avviai verso la casa d'un buon vecchio, che solitavo visitare, alla distanza di circa tre miglia da Gualeguay — le feci palese il mio divisamente — e lo incaricai di cercarmi una guida, che coi propri cavalli, mi conducesse sino all'Ibicuy — ove speravo di trovare legni, da trasportarmi incognito a Buenos-Ayres, o Montevideo —

Trovansi il guida, i cavalli, e ci poniamo in via attraverso campi, per non esser scoperti —

Noi dovevimo percorrere cinquanta e quattro miglia, che divorammo nella notte — quasi sempre a galoppo —

Spuntando l'alba, noi erimo in vista dell'Ibicuy, cioè della _Estancia_[29] di quel nome; alla distanza di mezzo miglio circa —

L'uomo che mi servì di guida, mi disse allora: d'aspettarlo nel bosco ove ci trovavamo — e che lui, andrebbe a prender notizie nella casa —

Così si fece: egli partì solo — Io rimasi, ben contento di poter riposare un momento le membra sconquassate da tanto galoppo — io, marino, e quindi non assuefato al cavallo —

Smontai, e legai colla briglia il mio cavallo ad una pianta di spiniglio, ossia Acacia, di cui sono composti totalmente quei boschi — rade però le piante, dimodocchè i cavalieri ponno cavalcarvi liberamente sotto, e tra loro.

In tal guisa, aspettai lunga pezza sdrajato — quindi, vedendo che non compariva il mio guida, mi avvicinai a piedi verso il confine del bosco che non era lontano, e procurai di scorgerlo — Quando sento dietro di me, un calpestio di cavalli, e scorgo un drapello di cavalieri, che colla sciabola sguainata si avventavano su di me — Essi già si trovavano tra il mio cavallo ed io — quindi inutile qualunque proposito di fuga — più inutile ancora ogni resistenza.

Mi legarono colle mani dietro — poi collocato sopra un ronzino, legaronmi pure i piedi, sotto la pancia del cavallo — ed in tal guisa fui condotto a Gualeguay, ove mi aspettava trattamento molto peggiore —

Sentomi raccapricciare ogni volta mi rammento la sventuratissima circostanza della mia vita — Giunto in presenza di Millan, che mi aspettava sulla porta della prigione, fui da lui inchiesto: chi mi avesse somministrato i mezzi d'evasione — ed accertatosi ch'io nulla gli avrei fatto palese — ei principiò bestialmente a battermi con una frusta che teneva in mano — quindi, alle reiterate mie negative, ei fece passare una fune alla trave della prigione — e mi fece sospendere in aria, legato per le mani!

Due ore di quella tortura mi fece soffrire quel scellerato!!!

Io che avevo consacrato tutta la vita al sollievo dei soffrenti! Consacrato a far guerra alla tirannide ed ai preti fautori, ed amministratori di torture!

Il mio corpo ardeva come una fornace, e lo stomacco mio dissecava l'acqua ch'io trangugiavo senza interruzione, somministratami da un soldato — come un ferro rovente —

Tali patimenti non si ponno esprimere!

Quando mi sciolsero, io, più non mi lamentavo, ero svenuto — diventato un cadavere! E così mi incepparono!

Io avevo traversato cinquanta quattro miglia di paese paludoso, ove le zanzare sono insoffribili nella stagione in cui erimo — Colle mani e piedi legati, avevo indurato le tremende percosse del moschito — senza potermi difendere — quindi le torture di Millan —

Oh! io avevo sofferto molto! Ora mi trovavo in ceppi allato d'un assassino!

Andreus, il mio benefattore, era imprigionato — Gli abitanti tutti del villaggio erano atterriti — e senza l'anima generosa d'una donna — io sarei morto —

La Signora Albeman, angelo virtuoso di bontà calpestò il timore, che tutti aveva invaso — e venne in soccorso del torturato! Io di nulla mancai nella mia prigione — grazie alla incomparabile mia benefattrice —

Di lì a pochi giorni, fui condotto alla capitale della Provincia — Bajada — Stetti due mesi in prigione in quella città — quindi fui avvertito dal Governatore, che potevo andarmene liberamente —