Memorie: Edizione diplomatica dall'autografo definitivo
Part 20
Oudinot avendo ricevuto quanti rinforzi abbisognava, dalle trattative con cui aveva addormentato il governo della Republica — si dispose a passare ai fatti — ed anunciò a Roma, ch'egli ripiglierebbe le ostilità il 4 di giugno — ed il governo fidò alla parola del fedifrago soldato di Bonaparte —
Da Aprile che durava il pericolo sino a giugno — a nessun opera di difesa s'era pensato — massime nei posti importanti e dominanti di fuori — che sono la chiave di Roma — Ed io ricordo: che il 30 Aprile dopo la vittoria — il generale Avezzana ed io — in una conferenza ai _quattro venti_ — avevamo deciso di fortificare cotesta eminente posizione — ed alcune altre laterali poco meno importanti — Ma il generale Avezzana, era stato mandato ad Ancona — ed io occupato ad altre faccende —
Poche compagnie, trovavansi fuori porta S. Pancrazio, e porta Cavalleggeri — come posti avanzati, essendo il nemico da quella parte verso Castel Guido e Civitavecchia — Io ero tornato da Vellettri — e lo confesso: addolorato per l'andamento rovinoso della causa del mio povero paese — La legione occupava S. Silvestro e non si pensava che a lasciar riposare i militi, dalle fatiche della campagna —
Oudinot che avea fatto l'intimazione per il 4 Giugno — trovò meglio di attaccare per sorpresa nella notte del 2 al 3 — Le ore antimeridiane di quella notte — ci svegliarono al suono di fucilate e cannonate verso porta S. Pancrazio — Si battè l'allarme, e benchè molto stanchi — i legionari furono in un momento sotto le armi — ed in marcia verso il rumore del combattimento — I nostri che guarnivano i posti esterni, erano stati vigliacamente sorpresi, massacrati o prigionieri; ed il nemico era già padrone, delle dominanti posizioni dei Quattro venti ed altre — quando noi giunsimo a Porta S. Pancrazio —
Senza indugio — sperando: non fosse ancora fortemente occupato — io feci attaccare il casino dei Quattro venti — Là sentivo esser la salvezza — se nostro — o la perdita di Roma, se rimaneva in potere del nemico — e fu attaccato quel punto — non con bravura — ma con eroïsmo, dalla prima legione Italiana al principio — dai bersaglieri di Manara poi — e finalmente da vari altri corpi, successivamente, e sempre sostenuti dalle artiglierie delle mura — sino a notte chiusa —
Il nemico conoscendo l'importanza della posizione suddetta — l'avea occupato con forte nerbo delle migliori sue truppe — ed invano noi tentammo con molti assalti de' nostri migliori per impadronirsene —
Gl'Italiani condotti dal valoroso Masina — entrarono nello stesso Casino, e vi combatterono corpo a corpo coi Francesi — facendo piegare a molte riprese gli aguerriti soldati d'Africa — Vi s'impegnò una mischia tremenda — ma la superiorità numerica del nemico, era troppo forte — e forze imponenti fresche alternandosi successivamente, facevano inutili gli eroici sforzi dei nostri —
Mandai in sostegno della legione Italiana il corpo di Manara, compagno nostro di gloria in tutte le pugne — poco numeroso, ma valorosissimo, ed il meglio organizzato e disciplinato di Roma — La lotta durò un pezzo nella posizione — ma finalmente soprafatti dal numero, sempre crescente — i nostri furono obligati alla ritirata —
Quel combattimento del 3 Giugno 1849 — uno de' più gloriosi per le armi Italiane, durò dall'aurora alle ore prime della notte — Vari furono i tentativi per riprendere il casino dei Quattro venti — e micidiali tutti — Nella sera al bujo, io feci tentare l'assalto da alcune compagnie fresche del Reggimento Unione, sostenute da altre — Esse, con molta intrepidezza giunsero al casino — e v'impegnarono zuffa terribile — ma troppa era la calca del nemico — e quei prodi dopo d'aver perduto il loro comandante — e gran parte della gente, furon pure obligati di retrocedere — Masina, Daverio, Peralta, Mameli, Dandolo, Ramorino, Morosini, Panizzi, Davide, Melara, Minuto! che nomi!..... e tanti altri eroi che non ricordo — furon le vittime dei preti, e dei soldati d'una Republica fratricida — ¿Roma libera dalla negromanzia e dai ladri — lo erigerà un monumento a cotesti superbi figli d'Italia sui frantumi del mausoleo eretto dai preti allo straniero depredatore ed assassino?
La prima legione Italiana che contava apena mille uomini, perdette ventitrè ufficiali — quasi tutti morti — Molti il corpo di Manara, ed il reggimento Unione — che avevano combattutto con pari valore — senza contare ufficiali d'altri corpi ch'io non ricordo —
Il 3 giugno decise della sorte di Roma — I migliori ufficiali, e sott'ufficiali eran morti o feriti — Il nemico era rimasto padrone della chiave di tutte le posizioni dominanti — e fortissimo com'era di numero e d'artiglierie — vi si stabilì solidamente — siccome nei punti forti laterali, ottenuti per sorpresa e tradimento — e cominciò i suoi lavori regolari d'assedio — come se avesse avuto da fare con una piazza forte di prim'ordine — Ciocchè prova: aver egli incontrato degli Italiani che si battevano —
Passerò sopra i lavori d'assedio, parallelle, batterie di breccia — bombardamento co' mortaj, ecc. — Tuttociò, lo credo assai minuziosamente raccontato da molti e non potrei io farlo con molta esatezza, mancando in questo momento di dati, e documenti, che potrebbero servirmi a tale narrazione —
Ciocchè posso assicurare però, si è: che contro un esercito aguerrito, d'assai superiore in numero — meglio organizzato, e con immensi mezzi — i nostri giovani militi, hanno combattutto molto lodevolmente da Aprile a Luglio —
Il terreno fu difeso palmo a palmo — in ogni posizione — e non vi fu un solo esempio di fuga davanti a sì formidabile nemico, nè uno scontro, in cui si cedesse alla forza ed al numero — senza combattimenti omerici —
Come dissi: i corpi eran menomati dei migliori ufficiali e militi — Nei corpi di linea — cioè antichi papalini — alcuni s'eran ben comportati da principio — ora, vedendo andare a rompicollo ogni cosa — presentavano quell'aspetto inerte e di mala voglia, che precede la diffidenza od il tradimento — ciocchè manifestavano gesuiticamente, secondo la scuola dei preti — colla resistenza ai servizi loro comandati —
Ufficiali superiori, particolarmente, che speravano nella ristaurazione papale — e che il governo della Republica non avea voluto o saputo eliminare — non solo opponevano resistenza ai comandi — ma suscitavano la svogliatezza in tutti gli ordini delle loro milizie — ciocchè al prode e bravo Manara, mio capo di Stato maggiore, cagionava degli immensi dissapori — ed era nello stesso tempo precursore non dubbio di rovina —
Si tentò una sortita di notte — ma un panico tra coloro che marciavano in testa — comunicandosi in tutta la collonna annullò intieramente l'impresa — Dei punti esterni se ne tenevan più pochi — per mancanza di forze sufficienti a guarnirli — Il Vascello solo si sostenne fino all'ultimo per la bravura di Medici e della sua gente — e quando si abbandonò alla fine, non rimaneva di quell'esteso edifizio, che un mucchio di macerie —
La situazione si faceva più difficile ogni giorno — Il nostro valoroso Manara incontrava sempre maggiori difficoltà per ottenere il servizio di posti e di linea — indispensabile per la sicurezza comune — ed il difetto di tale servizio contribuì certamente, alla facile entrata delle breccie, già praticate coi cannoni dai mercenari di Bonaparte — Esse furono superate di notte, e con pochissime perdite, perchè mal guardate —
Se Mazzini — e non si deve incolpare ad altri — avesse avuto la capacità pratica — com'era prolisso nel progettare movimenti ed imprese — e se avesse poi ciocchè pretese sempre di avere, il genio di dirigere le cose di guerra — se di più, egli si fosse tenuto ad ascoltare alcuni de' suoi, che dai loro antecedenti, si potevan supporre conoscitori di qualche cosa — egli avrebbe commesso meno errori — e nella circostanza che sto narrando, avrebbe potuto senò salvare l'Italia almeno ritardare la catastrofe Romana indefinitamente — e ripeto forse: avrebbe potuto lasciar Roma, fregiata dell'onore d'esser caduta l'ultima, cioè: dopo Venezia e l'Ungheria —
Il giorno prima della sua morte gloriosa — Manara era stato mandato da me a Mazzini, per suggerirli di sortire da Roma — e marciare con tutte le forze disponibili — materiali, e mezzi che non eran pochi — verso le forti posizioni degli Apennini — E non so perchè ciò non si fece! La storia non manca di antecedenti di tali risoluzioni salvatrici — Una, l'ho testimoniata io, nella Republica del Rio-grande — Un'altra degli Stati-Uniti d'America — e di non lontana data — Che non fosse possibile, non è esatto — giacchè io sono uscito da Roma pochi giorni dopo — con circa quattro milla uomini, senza incontrare ostacoli — I rappresentanti del popolo — per la maggior parte giovani ed energici patriota — amati nei loro dipartimenti — potevano inviarsi negli stessi — suscitare il patriottismo delle popolazioni — e così tentare ancora la fortuna —
Invece si disse: che la difesa diventava impossibile e i rappresentanti rimanevano al loro posto —
Risoluzione coraggiosa che onorava gli individui; ma mediocre per il decoro e l'interesse della patria — non lodevole, quando rimanevano ancora molti armati per combattere — e che tuttora pugnavano contro i nemici dell'Italia, l'Ungheria e Venezia —
Intanto si aspettava l'ingresso dei Francesi, per consegnar loro le armi — che dovevano servire a prolongar un doloroso, e vergognoso periodo di servaggio — Io contando su d'un pugno di compagni — pensai di non sottomettermi, prender la campagna — e tentare ancora la sorte —
Il Sig. Cass Ambasciatore Americano (2 Luglio 1849) conoscendo lo stato delle cose — mi fece dire: che desiderava parlarmi — Io fui da lui che trovai in istrada — Egli, gentilmente mi disse: esservi una corvetta Americana in Civitavecchia a mia disposizione, se desideravo imbarcarmi con quei compagni che potevano esser compromessi —
Io risposi a lui: ringraziare il generoso rappresentante della grande Republica — ma esser disposto di sortire da Roma, con coloro che volevano seguirmi — e tentare ancora la sorte del mio paese ch'io non credevo disperata — Mi avviai in seguito verso piazza S. Giovanni, per ragiungere la mia gente, cui avevo dato ordine di marciare a quella direzione, e prepararsi alla sortita —
Giunto su quella piazza trovai la maggior parte dei miei, ed il resto veniva arrivando — Molti individui di differenti corpi, indovinando il divisamento nostro, ed altri avvertiti, giungevano pure a riunirsi — per non sottomettersi all'umiliazione di depor le armi a' piedi dei soldati di Bonaparte, guidati dai preti —
2º periodo.
CAPITOLO IX.
Ritirata.
La mia buona Anita, ad onta delle mie raccomandazioni per farla rimanere — avea deciso d'accompagnarmi —
L'osservazione ch'io avrei da affrontare una vita tremenda di disagi, di privazioni, e di pericoli — frammezzo a tanti nemici — era piutosto di stimolo alla coraggiosa donna — ed invano osservare ad essa, il trovarsi in istato di gravidanza —
Essa giunse in una prima casa, e pregò una donna di reciderli i capelli, si vestì da uomo, e montò a cavallo —
Dopo d'aver investigato dall'alto delle mura — per vedere se alcun corpo nemico, si trovava sulla strada da percorrersi, io davo l'ordine di marcia per la via di Tivoli — disposti a combattere qualunque nemico che avesse voluto fermarci —
La marcia seguì senza ostacoli — e si giunse a Tivoli la mattina del 3 Luglio — A Tivoli si pensò di organizzare alla meglio, tutti i frammenti di corpi, che componevano la mia piccola brigata —
Sin qui le cose non andavano tanto male — La maggior parte de' migliori miei ufficiali mi mancava — morti o feriti: Masina, Daverio, Manara, Mameli, Bixio, Peralta, Montaldi, Ramorino, e tanti altri — ma alcuni rimanevano ancora: Marrocchetti, Sacchi, Cenni, Coccelli, Isnardi — e se lo spirito della generalità: popolo e militi, non fosse stato tanto depresso — avrei potuto per molto tempo fare una bella guerra — e porger occasione alle genti Italiane, rivenute dalla sorpresa e dall'abbattimento, di scuotere il giogo di depredatori stranieri; ma così non fu sventuratamente!
Io m'accorsi ben presto che non c'era voglia di continuare nella gloriosa e magnifica impresa che la sorte porgeva davanti a noi — Mossomi da Tivoli, verso tramontana per gettarmi tra popolazioni energiche, e suscitarne il patriotismo — non solo, non mi fu possibile riunire un sol uomo — ma ogni notte — come se avessero bisogno di coprire l'atto vergognoso colle sue tenebre — disertavano coloro che mi avean seguito da Roma.
Quando con me stesso, paragonavo la costanza e l'abnegazione di quelli Americani, con cui avevo vissuto — che privi d'ogni agio della vita, contentandosi d'ogni specie d'alimento — e sovente privi dello stesso — sostenevansi per molti anni nei deserti o nei boschi — facendo una guerra d'esterminio, piutosto che di piegar il ginocchio davanti alle prepotenze d'un despota, o d'uno straniero — Paragonando dico: quei forti figli di Colombo, cogli imbelli, ed effeminati miei concittadini — mi vergognavo di appartenere a questi degeneri nipoti del grandissimo popolo — incapaci di tener un mese la campagna — senza la cittadina consuetudine di tre pasti al giorno —
A Terni si riunì a noi il prode collonnello Forbes — Inglese, amante della causa Italiana, come il primo di noi — coraggioso ed onestissimo milite — egli ci ragiunse con alcune centinaja d'uomini ben organizzati —
Da Terni, seguimmo verso tramontana ancora — traversando l'Apennino, or da una parte, e poi dall'altra — ma nessuna popolazione rispondeva all'apello —
Per motivo delle frequenti diserzioni, rimanevano molte armi abbandonate — che si caricavano su muli — ma il numero strabocchevole delle stesse — e la difficoltà di trasporto — ci obligarono di lasciarle colle monizioni alla discrezione di quelli abitanti che si credevan migliori, acciò le nascondessero — e le serbassero per il giorno in cui essi sarebbero stanchi di vergogne e di battitture —
Nella poco brillante nostra situazione — v'era nonostante di che andar superbi — Noi, avevamo lasciato le vicinanze di Roma e de' corpi Francesi, che inutilmente c'inseguirono per un pezzo — e ci trovammo poi impegnati tra corpi Austriaci, Spagnuoli, e Napoletani — quest'ultimi eran pure rimasti indietro —
Gli Austriaci ci cercavano dovunque — conoscendo senza dubbio lo stato nostro poco florido — e bramosi senza dubbio di accrescere la gloria acquistata a poco costo nel settentrione — e gelosi pure delle glorie Francesi — Che la nostra collonna, menomavasi ogni giorno, lo sapevano perfettamente dalle numerose spie — pretti — traditori indefessi di questa terra, che per sua sventura li tolera! I preti poi, padroni dei contadini e gente tutta della campagna — la più pratica, ed idonea per transitare di notte tempo — informavano minutamente i nostri nemici d'ogni cosa nostra, della situazione occupata — e d'ogni impreso movimento nostro —
Io all'incontro poco sapevo dei nemici — poichè la parte buona della popolazione era demoralizzata, impaurita, temente di compromettersi — dimodocchè, anche con oro, mi era impossibile di ottenere delle guide —
Guidati dovunque da esperti conduttori (ed ho veduto i preti stessi, col crucifisso alla mano, condurre contro di noi, i nemici del mio paese) — essi sempre ci trovavano, ad una cert'ora del giorno — essendo sempre di notte le nostre mosse — Ma ci trovavano generalmente in forti posizioni, e non ardivano di attaccarci — Ma ci stancavano e suscitavano la diserzione. Così durò per un pezzo — senza che il nemico, immensamente superiore di forze — fosse capace di attaccare e sconfiggere la piccola nostra collonna —
E ciò prova: quanto noi avressimo potuto oprare in vantaggio del nostro paese — se in luogo d'aver come sempre, i preti, e quindi i contadini nemici della causa nazionale, li avessimo avuti favorevoli — e suscitanti il patriotismo generale, contro stranieri dominatori e ladri —
Corpi di truppe come gli Austriaci, vittoriosi allora di fresco dalla battaglia di Novarra — e che avevano riconquistata tutta la parte settentrionale della penisola con sole marcie — quei corpi, più numerosi assai di noi, noi tenevamo a bada senza che osassero attaccarci —
Non si lusinghino i nostri concittadini sul conto degli uomini della campagna — Mentre essi saranno dominati dal prete, sorretti da un governo immorale — i contadini, come i preti saranno sempre disposti a tradire la causa nazionale — Il governo Italiano carico d'ogni colpa — più dei dottrinari — positivo pressente la situazione instabile del paese — e piutosto che apogiarsi sullo stesso ch'egli mal governa e ruba — e che potrebbe darli ad esuberanza uomini, e mezzi per combattere qualunque prepotente — il governo Italiano dico: si umilia a cercare alleanze al di fuori, ch'è sempre impossibile a trovar disinteressate —
Collo stato depresso dei cittadini come dissi: e quello ostile della campagna in mano ai preti — ben precaria diventava la condizione nostra — e presto noi sentimmo gli effetti della reazione rinascente, in tutte le provincie Italiane —
Nella notte io ero obligato di cambiar posizione — poichè era molto naturale che fermandomi più d'un giorno in quelle occupate — mi si agglomeravano i nemici — informatissimi d'ogni cosa — e più difficili diventavano i miei movimenti — Ed io non poteva ottenere una guida in Italia — mentre gli Austriaci ne abbondavano! Ciò serva agl'italiani che vanno a messa, ed a confessarsi — da quella bella roba nera che si chiaman scarafaggi!
Pochi — per conseguenza — episodi importanti succedettero sino a S. Marino — e non vi furono che alcune insignificanti scaramuccie cogli Austriaci —
Due prigionieri della cavaleria nostra, che andavano in esploratori — furon catturati dai contadini del vescovo di Chiusi — Da un vescovo capite bene — e se non erro: Chiusi ha ancora un vescovo oggi (1872) — Io reclamai quei miei prigionieri, che certamente credevo in pericolo, nelle ugna dei discendenti di Torquemada — e mi furon negati — Feci marciar allora, per rappresaglia, tutti i frati d'un convento alla testa della collonna — minacciando di farli fucilare, ma l'arcivescovo duro — fece sapere: che molta stoffa v'era in Italia per far dei frati — e non volle restituirmi i prigionieri — Credo poi di più: ch'egli desiderava l'eccidio di quei suoi soldati — per spacciarli poi alla canaglia — come tanti santi martiri — Io sciolsi i fratti allora —
Uno dei fatti più dispiacenti per me, in quella ritirata, erano le diserzioni, massime degli ufficiali — alcuni pure de' miei antichi compagni — I gruppi dei disertori, scioglievansi sfrenati per le campagne, e commettevano violenze d'ogni specie..... Eran soldati di Garibaldi!... Codardi nell'abbandonare vilmente la causa santa del loro paese — essi naturalmente scendevano ad atti osceni e crudeli cogli abitanti — ciò sommamente mi straziava, peggiorava ed umiliava non poco la già sventurata posizione nostra! ¿Come potevo io mandare dietro a quelle scellerate masnade — attorniato come mi trovavo dai nemici! Alcuni colti in flagranti erano fucilati — ma ciò poco rimediava — andando la maggior parte impuniti — La situazione divenuta disperata, io cercai d'arrivare a S. Marino — Avvicinatomi alla sede di quelli eccellenti Repubblicani, giunsemi una loro deputazione, ed avvendone avuto notizie, mi avanzai per conferire con essa — E mentre io mi trovavo conferendo colla deputazione di S. Marino — un corpo di Austriaci comparì nella nostra retroguardia — e vi cagionò confusione tale, che tutti presero a fuggire — quasi senza veder nemici — almeno la maggior parte —
Avvertito di tal contratempo — retrocessi, trovai la gente fuggendo — e la mia valorosa Anita, che col collonnello Forbes, facevano ogni sforzo per trattenere i fuggenti — Quella incomparabile donna incapace di qualunque timore, aveva lo sdegno dipinto sul volto — e non poteva darsi pace di tanto spavento, in uomini che poco tempo prima s'eran battuti valorosamente —
Qui io devo far menzione d'un piccolo pezzo nostro, d'artiglieria — che alcuni de' nostri prodi artiglieri di Roma, che tanto s'eran distinti nell'assedio — avean trascinato sin dal principio della nostra ritirata — Essi, con una costanza impareggiabile, senza cavalli ed attrezzi — con molta fatica, lo aveano condotto — per sentieri impraticabili e per montagne — In cotesto giorno di fuga, lo difesero per un pezzo da soli — perlasciati dagli altri — e non lo abbandonarono senonchè dopo d'averlo difeso sino all'estremo soccombendo la maggior parte di loro —
Quegli Austriaci assuefatti a spaventar gli Italiani fecero anche uso di quei famosi razzi — arma lor prediletta — che ci scagliavano con meravigliosa profusione — e che non ho mai veduto ferir un solo individuo — Spero: i miei giovani concittadini sapranno trattare col disprezzo che meritano, quei tali giocatoli, nel giorno, forse non lontano — in cui insegneremo a quei nostri padroni del Tirolo — che l'aria meridionale delle Alpi è loro micidiale —
Giunti a S. Marino — io scrissi sul gradino d'una chiesa al di fuori della città l'ordine del giorno — espresso circa nei termini seguenti: «Militi, io vi sciolgo dall'impegno d'accompagnarmi — Tornate alle vostre case; ma ricordatevi che l'Italia non deve rimanere nel servaggio, e nella vergogna!»
Un'intimazione era giunta al governo della Republica di S. Marino da parte del generale Austriaco — con condizioni per noi inamissibili, e ciò cagionò una reazione benefica nello spirito dei nostri militi — che si decisero di combattere a tutt'oltranza piutosto di discendere a patti ignominiosi —
Il convenuto col governo della Republica: era di deporre le armi su quel territorio neutro — e che ognuno avrebbe potuto tornare liberamente a casa sua — Tale fu il patto conchiuso con codesto governo — e nulla si volle patteggiare coi nemici dell'Italia —
Per parte mia, però, non avevo idea di depor le armi — Con un pugno di compagni — io sapevo, non impossibile, aprirsi strada e guadagnar Venezia — E così s'era deciso — Un carissimo e ben doloroso impiccio era la mia Anita — avanzata in gravidanza, ed inferma, io la supplicavo di rimanere in quella terra di rifugio — ove un asilo almen per lei, poteva credersi assicurato — ed ove gli abitanti ci avevan mostrato molta amorevolezza — Invano! quel cuore virile e generoso si sdegnava a qualunque delle mie ammonizioni su tale assunto — e m'imponeva silenzio, colle parole: «tu vuoi lasciarmi» —
Io determinai di sortire da S. Marino, verso la metà della notte, e di guadagnare qualche porto dell'Adriatico, ove potersi imbarcare per Venezia —
Siccome molti de' miei compagni, avevano divisato di accompagnarmi, a qualunque costo — massime poi alcuni prodi Lombardi e Veneti disertori dell'Austria — Io andai fuori della città, con pochi, aspettando gli altri in un punto determinato — Tale combinazione cagionò alcun ritardo — e fui obligato d'aspettare un pezzo prima di riunire gli aspettatti —
Nella giornata stetti vagando per la campagna, a prendervi informazioni sui punti della costa più abordabili —