Memorie: Edizione diplomatica dall'autografo definitivo

Part 11

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Gli affari andavano a rompicollo da principio, e non seppi mai capire: perchè Ourives, informato minutamente di tutto dai suoi aderenti interni — non profitò dello scompiglio, e dell'insufficienza delle fortificazioni, per attaccare vigorosamente la piazza. Egli altro non fece: che dei riconoscimenti, e dei falsi attacchi di notte, che aguerrivano gl'inesperti militi di Montevideo —

Intanto si armavano, e si organizzavano le legioni straniere — e comunque si sia interpretato lo spirito dell'armamento delle legioni Francese, ed Italiana — non può negarsi — che fu l'effetto d'uno slancio generoso, il preludio della prima chiamata all'armi, e per respingere l'invasione dall'ospitale terra d'asilo — Che in seguito vi si sieno introdotti degl'individui collo scopo interessato di speculazioni — egli è pur vero — comunque sia: l'armamento ed organizzazione di quei corpi, se non furono decisivi — valsero almeno a garantire la sicurezza della città.

I Francesi più di noi numerosi, e più esaltati dal prestigio militare, ebbero, in poco tempo, da due milla e sei cento uomini sotto le armi — Gl'Italiani riunironsi in numero di circa cinquecento — e benchè sembri poco a proporzione de' nazionali nostri in quel paese — io avrei mai sperato tanto considerando le odierne consuetudini nostre, e la nostra educazione — Quel numero si aumentò in seguito — ma mai oltrepassò i settecento.

Il generale Paz, profitando dell'aumento di forze stabilì una linea esterna alla distanza d'un tiro di cannone dalle mura —

D'allora in poi, il sistema di difesa fu regolato ed il nemico non fu più capace d'avvicinare la città.

Essendo io al carico della flottiglia, che andava pure organizzandosi, io proposi al comando della legione, un certo Angelo Mancini — d'infame memoria — e quello venne accettatto dal governo —

CAPITOLO XXXV.

Primi fatti della Legione Italiana.

La legione fece il suo primo servizio in una sortita, — e siccome poco poteva sperarsi da gente nuova alle pugne — non fece buona figura — Si moteggiò, mettendo in dubbio il valore Italiano in Montevideo — io arrossivo di vergogna — e bisognava rintuzzare i moteggi —

Toccava alla Legione, un'altra volta, far parte d'una spedizione al Cerro — io dovevo trovarmi con essa — In quel giorno, comandava la spedizione suddetta il generale Bauzà — buon soldato ma molto vecchio — Si stette in presenza del nemico facendo delle marcie, e contromarcie, ma senza risultato — Era forse prudente non attaccare un nemico, se no più numeroso — certo dei nostri più aguerrito — Io impaziente di provare i miei concittadini — stuzzicavo — ma invano il vecchio generale — quando la fortuna ci mandò da Montevideo il generale Pacheco, allora ministro della guerra — Mi confortai alla vista di quello, che sapevo intraprendente e prode — Mi avvicinai a lui — e colla fiducia e familiarità concessemi — chiesi di cacciare il nemico da una posizione dietro un parapetto che dominava un fosso dalla parte nostra, e dove quello si teneva come al sicuro —

Non solo il Ministro assentì alla mia richiesta, ma ordinò al generale Bauzà di apogiare il movimento della Legione Italiana —

Io feci schierare la legione in collonna per sezioni al coperto d'un numeroso di case semidistrutte, si spiegarono due compagnie in collonna al fronte, e dopo d'aver ricordato qualche cosa che alludeva all'onore della nostra terra noi attaccammo l'ala sinistra del nemico, che consueto a non temerci, ci aspettò di piè fermo, e ci ricevette con terribile fucilata —

Ma la legione Italiana doveva vincere in quel giorno — essa lo aveva giurato ed attenne il giuro — Invano caddero feriti molti dei nostri — si procedeva impavidi sinchè giunti a tratto di baionetta del nemico, quegli prese la fuga — e fu inseguito non poco — Il centro, e l'ala sinistra nostra furono pure vittoriosi — sicchè quaranta e due prigionieri nemici rimasero in nostro potere —

Quel fatto d'armi abbenchè di poco momento, valse sommamente — rilevò il morale dell'esercito nostro, menomando quello del nemico — E da quel giorno la legione Italiana seguì la sua carriera gloriosa facendo l'ammirazione di tutti —

Quel giorno fu il precursore di mille prodezze operate dai concittadini nostri, mai più vinti! E sul campo stesso del Cerro, la Legione Italiana con uno squadrone di cavalleria, ed alcuna fanteria indigena — riportarono — vari mesi dopo — il giorno 28 di Marzo — non ricordo di che anno — uno splendido trionfo, ove lasciò la vita un famigerato generale nemico — Nuñez —

Il giorno seguente alla prima piccola vittoria — la Legione Italiana schieravasi sulla piazza della _Matrix_, la principale di Montevideo — al cospetto d'un intiero popolo, ricevendo le lodi e felicitazioni del Ministro della guerra — ed acclamata universalmente — La parola potente del generale Pacheco — aveva risuonato tra le moltitudini — Io, mai, ho udito parola più commovente nè più atta a risvegliare una nazione —

Colla Legione Italiana avea combattuto per la prima volta, in quel giorno, e distintamente — quel Giacomo Minuto — detto Brusco — capitano di cavalleria in Roma nel 49 — ferito di palla nel petto — e morto in conseguenza d'essersi stracciato le fascie della ferita, alla notizia dell'entrata dei soldati di Bonaparte —

Il maggiore Pedro Rodriguez di Montevideo ufficiale di fanteria di marina pugnò pure valorosamente. Da quel giorno, sino all'apparizione d'Anzani nella legione — io poco m'allontanai dal corpo abbenchè occupato il più del tempo in mare —

Anzani trovavasi verso quel tempo a Buenos-Ayres, ove ricevendo l'invito mio, recossi a Montevideo — L'acquisto d'Anzani nella Legione Italiana, valse sommamente — in tutto — ma massime nell'istruzione e disciplina — Provetto nella milizia, avendo fatto le guerre di Grecia e di Spagna — io mai ho conosciuto un'ufficiale con più coraggio, più sangue freddo e più istruzione d'Anzani — Ripeto: fu un vero tesoro per la Legione — ed io pochissimo organizzatore fui ben fortunato d'aver presso di me quell'amico e fratello d'armi imparegiabile — Con lui, alla direzione del corpo, io ero certo del buon andamento d'ogni cosa — essendo di più, Anzani, d'una modestia e d'un'onestà a tutta prova — Dimodocchè io potei occuparmi della flottiglia —

Anzani fu molto contrariato da Mancini, e da Danus — uno collllo titolare — ed il secondo maggiore ambi pessima roba, come provarono in seguito — Essi non potevano conformarsi alla superiorità del merito d'Anzani — il quale, ad onta di mille miserie suscitate dai due suddetti — colmo di cognizioni militari, ed amministrative com'era — sistemò il corpo sopra un piede tanto regolare, quanto le circostanze potevano permetterlo —

CAPITOLO XXXVI.

Flottiglia — Fatti di questa.

La flottiglia ai miei ordini, benchè di poca importanza, non mancava d'esser utile alla difesa della piazza — Collocata sull'estrema sinistra della linea che varcava l'istmo da un'acqua all'altra, non solo la copriva perfettamente schierata a martello della stessa — ma minacciava il fianco destro del nemico qualora questo attentasse di assaltare —

Essa serviva di anello tra le importanti posizioni del Cerro, e dell'isola della Libertà — detta anche dei Ratti — Facilitando sopra tutto e cooperando nei tentativi che si attuavano continuamente sopra l'estrema destra del nemico — che assediava il Cerro.

L'isola della Libertà era stata adochiata dal nemico, che progettò d'impadronirsene — La squadra di Buenos-Ayres, sotto gli ordini pel generale Brown, preparavasi ad impadronirsene — fu deciso quindi dal governo nostro di prevenire l'occupazione nemica colla nostra — ed io fui incaricato di trasportarvi due pezzi da 18, ed una compagnia di guardie nazionali —

Tale operazione fu fatta di notte — e verso le 10 p.m. tutto era sbarcato nell'isola, ed io tornavo verso Montevideo — col lancione che m'avea servito per i pezzi, a rimorchio —

Successe qui, uno di quei fatti, che l'immaginazione dei Romanzieri partoriscono qualche volta — e che devono lasciar loro col cuor contento, quando concepiti.

L'isola della Libertà staccata dalla costa del Cerro, da una distanza d'un piccolo tiro di cannone — è distante da Montevideo circa tre miglia — Il vento soffiava da mezzogiorno — che cagiona in quel porto agitazione di mare, proporzionata alla forza del vento — e massime nel tragitto dall'isola al molo della metropoli —

Imbarcato io in una di quelle lancie di bastimenti mercantili, e che servono principalmente, colla loro larga poppa a salpar le ancore — imbarcazione, che fu comprata in quei giorni dal governo — avevo meco, i marinai adequati all'operazione effetuata, ed avevimo a rimorchio la stessa barcaccia, o lancione, su cui s'erano trasportati i pezzi d'artiglieria all'isola —

Tra il mare da mezzogiorno, e la gravità della barcaccia — di forma quasi cubica, e molto alta sull'onda, per nulla aver dentro di peso — marciavasi lentamente, e con molta deriva verso l'interno della baia a settentrione — quando tutt'assieme, scorgonsi legni da guerra sotto vento a noi, verso maestro, tanto vicini che la sentinella da prora d'uno di quelli ci gridò: «Chi viva!» «Zitti!» io dissi alla gente: Era senza dubbio la squadra nemica — Sommessamente parlando, io eccitai a radoppiar la voga, e far sui remi meno rumore possibile — Io mi aspettavo ad una grandine di fucilate — dopo l'intimazione fatta dalla sentinella — ma miracolosamente, scassammo, passando quasi sotto il pompresso del _Belgrano_ — ch'io riconobbi — e senz'altra molestia, potemmo seguire il nostro viaggio per Montevideo.

La causa della salvezza nostra fu: che in quell'ora stessa, le minute imbarcazioni della squadra nemica, cariche di truppa, erano state mandate ad assaltar l'isola della libertà — Dunque per tal motivo — fu spiegato poco dopo — il silenzio del nemico, che voleva sorprender l'isola coi palischermi, e perciò ordinato silenzio — ed il motivo pure che non inviò gli stessi a predarci — ciocchè potevano facilmente eseguire —

Ma che fortuna! noi giunsimo in salvamento al molo — da dove si cominciò ad udire tremenda fucilata nell'isola in quel momento assaltata —

Io diedi immediatamente parte dell'occorso al governo — e m'incamminai a bordo, per preparare i nostri piccoli legni alla partenza — ove sussidiare l'isola, se v'era ancor tempo —

Sessanta circa uomini erano i nostri dell'isola della libertà — non ben armati, e con poche munizioni — All'alba io veleggiavo da Montevideo, con soli due legni, dei tre che ne avevimo, non essendo il terzo atto a far fuoco per non esser finito ancora il suo armamento.

Coi due legnetti, armati ognuno d'una caronata da dodici, di quelle prese al naufrago _Oscar_ — noi ci collocammo tra il Cerro e l'isola, bordeggiando; e per uscire dall'incertezza: se l'isola si trovasse in nostro potere o del nemico io fui obligato di mandare a riconoscerla l'ufficiale Clavelli con un piccolo canoto —

Io ebbi la fausta notizia: esser l'isola, nostra, ed il nemico esser stato respinto nel suo attacco di notte —

I bravi nazionali nostri, abbenchè nuovi alle armi, avevano combattuto da valorosi — Non solo avevano respinto il nemico — ma cagionato allo [stesso gravi perdite][59] ed i cadaveri dei soldato di Rosas — galleggiarono per vari giorni nell'acque del porto —

Feci sbarcare subito le munizioni dei due pezzi da 18 — ed un ufficiale con vari artiglieri per il servizio degli stessi —

L'alba stava rischiarando, ed appena terminata l'operazione suddetta — il nemico ruppe il fuoco, e l'isola vi rispose alacremente — Coi nostri legni, io presi il vento alla squadra nemica e l'attaccai pure d'infilata co' miei due cannoncini —

Era però inegualissimo il combattimento — Aveano i contrari due brigantini, e due golette — Tra i primi uno di sedici pezzi di forte calibro — I cannoni dell'isola, che più danno potevano cagionare, non avevano piattaforma — e per fortuna un antico parapetto, semi distrutto — Essi erano malissimo acconciati d'accessori, per esser stati montati in fretta — e peggio di tutto poche munizioni —

Abbenchè non molto grosso il mare, i tiri nostri di bordo erano resi incerti, dal rollare dei piccoli legni — Infine, l'Ufficiale Raffaele, Italiano, — ch'io avevo destinato alla direzione dei due pezzi dell'isola — dopo d'aver esaurite le poche munizioni, s'era coricato coi suoi artiglieri, ed i nazionali, dietro il piccolo e rovinato parapeto, che il nemico fulminava con tutte le sue artiglierie —

I fuochi dell'isola cessati — ed i nostri di bordo, insignificanti — il nemico incominciò a girare i suoi fianchi verso di noi imbossandosi — e già la _Palmar_ con una mitragliata d'un pezzo di lunga portata — m'avea ferito vari uomini sulla tolda, e fra loro il mio assistente Francisco — un bravo mulato — ferito mortalmente nella pancia da un biscaino — ossia palla rotonda di ferro, da metraglie.

Una volta ancora, la fortuna provvide!... Il comodoro Purvis comandante allora la stazione Britannica, in Montevideo, mandò, o venne lui stesso, con una _aïola_ — palischermo — e con una di quelle bandiere, che fermano le tempeste — cioè l'Inglese — Si frammise, e fermò il conflitto — come se avesse toccato i combattenti colla magica bacchetta! Per me e per la Repubblica fu grande ventura!

Da quel momento principiarono le negozazioni, uscì dal porto la squadra nemica — e non più cadette l'isola in potere altrui —

Che magnifico impiego della forza! quando tal contegno, si paragona a quello di certi miserabili potenti, che con un sol cenno avrebbero potuto — o potrebbero fermare fiumi di sangue — Con un sol cenno — potrebbero rialzare popoli caduti, e rintuzzare la mania d'opprimere di prepotenti! Qualunque fossero le ragioni del comodoro Purvis, è innegabile: che vi fu molta generosità cavalleresca da parte sua — per un popolo sventurato, ma prode, ma che, senza dubbio, entrava nella simpatia gentile del filantropo ed onesto figlio d'Albione!

Da quel momento Montevideo conobbe: avere nel Comodoro Inglese, un'amico non solo, ma un protettore.

Il fatto dell'Isola della libertà — il di cui felice risultato, più doveasi alla sorte che al merito nostro — abbenchè nulla si fosse trascurato per difenderla — acrebbe fama, ed importanza alle armi della Republica — comunque insignificante fosse stato il conflitto.

In quella guisa, cioè: con piccole e favorevoli imprese, rilevavasi una causa, già considerata perduta da molti — E ciò prova bene: che mai, si deve disperare nelle battaglie, e nella politica particolarmente, quando si propugna la causa della giustizia —

Patriottica ed eccellente amministrazione del governo, la di cui testa era Pacheco — La direzione della guerra all'integro ed imparegiabile generale Paz — l'impavido ed imponente contegno della popolazione — già scevra da pochi traditori o codardi. L'armamento delle Legioni straniere — Infine tutto, poco a poco vaticinava un esito felice —

CAPITOLO XXXVII.

Pugne brillanti della Legione Italiana.

La legione Italiana — la di cui nascita, era stata beffegiata da taluni — massime dai Francesi — che le nostre discordie, hanno assuefato da molto tempo a disprezzarci — giungeva a tal fama da destare invidia alle migliori truppe; non mai vinta — essa aveva parteggiato alle imprese più difficili — ai più ardui combattimenti —

Alle _Tres Cruces_ — tre cruci — ove l'intemerato Collonnello Neira — per un eccesso di bravura, era caduto nelle linee nemiche — la Legione — che in quel giorno stava di vanguardia ai di lui ordini — sostenne una lotta Omerica — corpo a corpo — cacciando gli Orivisti dalle fortissime posizioni — sino all'acquisto del cadavere del capo di linea —

Le perdite della legione in quel giorno, furono considerevoli — a proporzione del piccolo numero de' suoi combattenti — ma altretanto gloriose — Quel successo che sembrava doverla esaurire, la fomentò oltremodo — crescendo in numero con nuove reclute — soldati d'un giorno, che combattevano come veterani! Tale, è il soldato Italiano — tali i figli della nazione disprezzata — quando fuori dalla corrutrice influenza del prete e di reggitori codardi — essi sono stimolati dal bello, e dal generoso —

Il _Passo della Boyada_ (24 Aprile 184.....) fu pure un serio conflitto — Un corpo d'esercito, agli ordini dello stesso generale Paz — era sortito da Montevideo, passando all'ala destra del nemico — costeggiò il littorale tramontana della baia, sino al Pantanoso — piccolo e fangoso fiumicello a due tiri di cannone del Cerro — e doveasi riunire alle forze nostre stanziate in quella fortezza — per dare un colpo — forse decisivo all'esercito nemico — tratto così, fuori dalle forti posizioni del Cerrito — quartier generale d'Ourives — e per lo meno doveasi sorprendere due battaglioni situati sulle sponde del paludoso fiumicello, già accennato —

A poco, o nulla riuscì tale impresa, che dovea dare dei risultati importanti — e ciò per mancanza di concerto — Ciocchè succede spesso, nelle operazioni combinate —

Fummo impegnati — nel passo suddetto — in acanitissimo combattimento — Delle tre divisioni, con cui si formava il nostro corpo di circa sette milla uomini — quella che faceva la retroguardia, fu accossata talmente dai nemici che ingrossavano rinfrancatisi dalla sorpresa — che per motivo, sopratutto, del difficoltosissimo passo — essa a gran stento poteva salvarsi, o salvare parte della sua gente —

Io comandavo la divisione del centro, che già trovavasi sulla sponda destra del Pantanoso, il di cui nome non era esagerato — avendo nel suo letto un pantano che sommergeva nel passo uomini e cavalli — e che conveniva passare su d'una gettata di grandi sassi sconnessi ed ineguali —

Diemmi ordine, il generale, di ripassare in sostegno dei pericolanti — e naturalmente fu forza ubbidire — quantunque a malincuore, certo di perdervi molta gente — e difficilmente potervi far buona figura —

I nostri della retroguardia combattevano valorosamente; ma il nemico, sempre crescente, li aveva involti, e già occupava un fortissimo stabilimento (saladero) dietro loro — cioè: sulla loro linea di ritirata — Di più esausti di munizioni trovavansi i nostri — La testa della legione Italiana, entrava nel sala[dero] — mentre una testa di collonna nemica era già entrata, e spuntava dalla parte nostra — Ivi impegnavasi accanita pugna, corpo a corpo, a bajonettatte, e finalmente trionfava il valore Italiano —

In quel punto, era il terreno ingombro di cadaveri — e tra i nostri caduti, ebbimo a deplorare la morte d'un prode ligure, il Capitano Molinari — Ma i compagni della retroguardia erano salvi — ed il combattimento ristabilito a vantaggio nostro —

Giungevano altri corpi in sostegno, ed operavasi la ritirata mirabilmente[60].

La legione Francese, nello stesso giorno, dovendo simultaneamente operare sulla linea della città — ebbe un rovescio — e così fu da noi, risposto degnamente ai moteggi di codesti nostri vicini.

Il 28 di Marzo — fu pure giorno gloriosissimo per le armi della Republica, e per la Legione Italiana —

In quel giorno l'impresa era diretta dal generale Pacheco — il nemico che assediava il Cerro, agli ordini del generale Nuñez — uno dei capi più famigerati di quei paesi — passato però vergognosamente dalle nostre, alle fila nemiche — nel principio dell'assedio — Il nemico, dico: mostrava molta baldanza in quella parte — e non poche volte era giunto, sin sotto i baluardi della fortezza — minacciando di tagliare le comunicazioni della stessa colla città — e distruggendo a fucilate il Faro eretto sulla parte superiore degli edifizi —

Il generale Pacheco ordinò la traslazione di alcuni corpi al Cerro — tra cui la legione nostra — Il movimento ebbe luogo durante la notte — ed all'alba erimo, colla legione, imboscati in una vecchia polveriera, attorniata da ruinati edifizi — ad un miglio circa a tramontana della fortezza —

Tali edifizi, abbenchè in macerie, conservavano delle mura erette — e capacità sufficiente da nascondere tutta la gente Italiana, quantunque alle strette —

Dal Cerro incominciossi a scaramucciare — e quindi poco a poco, si andava, la pugna riscaldando — Il generale nemico di natura focoso — spingeva baldanzosamente contro i nostri — sino ad impossessarsi d'una forte posizione chiamata _quadrado_ — a piccolo tratto di cannone dalla vecchia polveriera —

Già contavano tra i feriti nostri, due dei migliori tra i capi — i Collonnelli Tajes e Estivao — quando il segnale che doveva ordinare la sortita della legione, non comparendo dall'alto del Cerro[61] e facendosi serio l'affare — fummo chiamati alla riscossa dal collonnello Caceres — incaricato della forza combattente.

Io sarò fiero sempre — d'aver appartenuto a quel pugno di prodi, che si chiamò: legione Italiana di Montevideo — che ho veduto sempre sul cammino della vittoria!

Ma in quel giorno erano i nostri Italiani — belli!..... di sangue freddo e di valore. Essi fecero l'ammirazione degli orgogliosi Americani, che a giusto titolo, pretendono ad una bravura eccezionale.

Trattavasi di attaccare il nemico su d'un'eminenza — dietro un riparo di fosso e parapetto — Lo spazio che si doveva percorrere per assalirlo, era sgombro d'ogni minimo ostacolo; dimodocchè difficile era l'impresa, dovendo marciare scoperti — verso il nemico coperto — Ma la legione in quel giorno avrebbe affrontato il diavolo! Essa ricordava che sullo stesso terreno acquistò il suo diploma di valore — All'orecchio de' suoi militi risuonavano ancora le benedizioni d'un popolo grato! Il plauso delle bellezze della capitale!

Essa marciò contro il nemico senza fare un sol tiro — e senza fermarsi — sino a precipitarlo nel Pantanoso a tre miglia del campo di battaglia — Morì Nuñez, e molti prigionieri si fecero —

I corpi Orientali, compagni nostri — combatterono pure con molto valore — e se ritardato, fosse stato alquanto il movimento suddetto — e dato tempo alla collonna nostra di destra — comandata dal bravo Collonnello Diaz, di avanzarsi, e frammettersi tra il fiumicello ed il nemico — certo non salvavasi uno solo della sua fanteria —

Quel fatto d'armi onora molto il genio militare del generale Pacheco — ed obligò l'estrema destra del nemico a rimanersi guardinga — lontana dal Cerro, al di là del Pantanoso —

CAPITOLO XXXVIII.

Spedizione del Salto.

Innumerevoli furono i fatti d'armi sostenuti dalla Legione Italiana, durante i primi anni dell'assedio — numerosi furono i morti e feriti — ma in nessuno scontro risultò disdoro a quella brava gente — e l'Italia può andarne superba!

Noi pure, nei primi calamitosi tempi, ebbimo qualche traditore: quel Mancini, di cui già feci cenno — un Danus, un Giovanni N. ed alcuni poveri diavoli trascinati dagli stessi, defezionarono — Fu vicenda dolorosa quella — ma che presto sommerse nell'Oceano glorioso, in cui veleggiò la superba Legione —

Nell'_India muerta_ — fu battutto il generale Rivera — ma perciò non scemò la difesa della capitale —

I capi dell'esercito di questa, aguerriti da perenni pugne cogli assedianti, vi avean guadagnato una superiorità morale, che aumentava tutti i giorni — Giunse l'intervenzione Anglo-Francese, ed allora tutto vaticinava un esito felice della guerra —

Ogni paese nel mondo, starà sempre meglio, senza intervenzioni straniere — e così sia, nell'avvenire, per la nostra povera Italia, vittima di tanti di quei malanni — Per Montevideo, le condizioni erano diverse: essendo codesta capitale un vero emporio cosmopolita, ove gli stranieri d'ogni nazione, sono sempre, per lo meno, uguali in numero agli indigeni. Gl'interessi stranieri poi sono quasi sempre a quelli degli indigeni superiori —

Se l'Italia diplomatica, avesse contato per qualche cosa nel Rio della Plata — essa avrebbe dovuto far parte dell'intervento Anglo-Francese — essendo gli Italiani non inferiori in numero — a nessuna delle nazioni intervenenti — Ma nel 1842, in cui principiò l'assedio, il rappresentante del governo Italiano a Montevideo, era tenuto per ben poca cosa, ed un solo piccolo legno da guerra, facea sventolare la bandiera Italiana su codesta rada —