Memorie: Edizione diplomatica dall'autografo definitivo

Part 10

Chapter 103,464 wordsPublic domain

Io tornavo a bordo, e non era lontana l'alba — Bisognava combattere, e non vedevo intorno a me — altro che gente sdrajata e soprafatta dalle fatiche — non udivo altro suono — altro romore, che le lamentazioni strazianti dei disgraziati feriti — non ancora trasportati all'ospedale, incapace di contenerne tanti!

Io davo la sveglia ed ordinavo: si riunisse la gente — e dall'alto d'una pompa, dirigevo ad essa, alcune parole di conforto e di eccitamento — Non furon vane le mie parole — e trovai nell'animo de' miei sfiniti compagni — tanta risoluzione da edificarmi — e persuadermi: che l'onore almeno, si voleva salvo —

Unanime grido di battaglia, fu ripetuto da quei generosi — ed ognuno fu al suo posto —

Non era ancor ben chiaro — che già ricominciava la pugna — ma, se nel giorno anteriore, sembrava il vantaggio da parte nostra — nel secondo — scorgevasi indubitamente, con noi la peggio — I nuovi nostri cartucci erano di polvere inferiore — le palle di calibro, terminate — e supplite da altre minori — e perciò inesattezza nei tiri — massime nei pezzi da 18, di lunga portata, collocati nel centro della Batteria della _Costituzione_ — e due rotatori a bordo al _Pereira_ —

Si erano bensì tagliate delle catene nella notte, per servir da projetti — ma anche questi — che avrebbero potuto servire da vicino — erano inutile da lontano —

Il nemico scorgeva più scemi d'assai, i nostri tiri — poi, era informato della situazione nostra dai disertori, che non avean mancato, profitando del nostro contatto colla sponda — quindi egli era sempre più imbaldanzito, ed aveva, per gli stessi motivi, portato tutti i suoi legni in linea — ciocchè non avea potuto eseguire nel giorno antecedente — impedito dai superiori nostri fuochi —

Migliorava ad ogni momento la condizione del nemico — e peggiorava la nostra —

Infine, bisognava pensare alla ritirata — non dei legni — era impossibile moverli dal punto — perchè in sfasciume, mancanza d'acqua nel fiume — e la maggior parte dei cordami in pezzi — Il _Pereira_, fu un momento oggetto d'investigazione, per conoscere se sarebbe atto a metter a la vela — ma fu riconosciuto incapacissimo — La sola goletta _Procida_, potè salvarsi con parte dei feriti e qualche materiale —

Conveniva quindi limitarsi a salvare le reliquie del personale, ed incendiare la flottiglia — A tal uopo, ordinai si sbarcasse il resto dei feriti — in alcune piccole rimanenti barche — le armi minute — munizioni ed i viveri che capir potevano in quelle — Intanto continuava il combattimento — abbenchè affievolito di molto per parte nostra — e più gagliardo assai, dalla parte contraria —

Preparavansi pure, nello stesso tempo i fuochi, ed i conduttori per l'incendio dei legni —

Qui, mi convien narrare un episodio ben desolante — cagionate dall'eccesso delle bevande spiritose — Negli equipaggi da me comandati — vi era gente d'ogni nazionalità — Gli stranieri eran per la maggior parte marini, e quasi tutti disertori da bastimenti da guerra — E questi devo confessarlo: erano i meno discoli — Circa agli Americani — tutti quanti, quasi, erano stati cacciati dall'esercito di terra per misfatti e massime per omicidio — Dimodocchè, essi erano veri cavalli sfrenati — e vi voleva tutto il rigore di cui era capace un legno da guerra per mantenerli all'ordine.

Solo in un giorno di pugna, tutto codesto miscuglio di gente, erano disciplinati — e si battevano come leoni —

Ora per far l'incendio più eficace — eransi riuniti nella stiva, mucchi di oggetti combustibili — e su di questi spargevansi una quantità di botti d'acquavita che avean fatto parte delle provviste — Ma sventuratamente quegli uomini assuefatti a vivere con una piccola razione spiritosa — trovandosi con un'abondanza spropositata di tali spiriti — vi si ubbriacarono d'un modo, da esser impossibilitati a moversi —

Fu quello uno spettacolo ben doloroso — trovarsi nell'imperiosa necessità di dover abbandonare dei prodi e sventurati uomini, in preda delle fiamme! Io feci il possibile — impegnando i loro compagni — un po' meno ebbri, a non abbandonarli — io stesso sino all'ultimo momento ne colsi quanto potei, e li caricai sulle mie spalle ponendoli in salvo — sventuratamente però, alcuni, volarono coi frantumi delle navi —

In tali conflitti, ebbi il disgusto di vedere anche degli ufficiali in ebbrezza, probabilmente per farsi coraggio

E se tale stato degradante nausea in un individuo qualunque di bassa forza — in un ufficiale, tale stato, è veramente ignominioso!

Tutto preparato, si appicò il fuoco, e sbarcai accompagnato dai pochi individui rimasti meco sino all'ultimo —

Il nemico si accorse, com'era naturale, dello sbarco nostro — e del nostro movimento in ritirata — Egli fece marciare ad inseguirci tutta la sua fanteria, in numero di circa cinquecento uomini — Noi, erimo disposti a combattere comunque — ma ormai disugualissima sarebbe riuscita la pugna — sia per l'inferiorità nostra numerica — sia per la maggior pratica della fanteria nemica — sia infine per lo stato nostro delle armi, e della gente — Un inconveniente poi grandissimo era: esser la nostra linea di ritirata, tagliata a poca distanza, da un fiume importante — confluente del Paranà.

Noi fummo salvi dallo scopio delle Sante Barbere della flottiglia — che effetuossi d'un modo imponente, e terribile — percui s'intimorì il nemico e le vietò l'inseguimento —

Fu uno spettacolo sorprendente il volare dei legni, nel sito ove permanevano, rimase il fiume lisso, com'un cristallo — ed in ambe le sponde dell'ampio fiume, cadevano i frantumi con spaventevole fracasso.

CAPITOLO XXXII.

Ritirata su Corrientes — Battaglia del Arroyo-grande.

Noi passammo, nella notte, il fiume Espinello, e campammo sulla sponda destra dello stesso —

Nel viaggio, sino alla Esquina, primo paese di Corrientes, impiegammo tre giorni, camminando penosamente, tra isole e paludi — e ridotti alla meschina razione diaria d'un piccolo biscotto, senz'altro —

Giunti alla Esquina, migliorammo alquanto di condizione: i nostri feriti furono al coperto — ebbimo carne in abbondanza, ed ospitalità completta dalla buona popolazione di quel paese —

Vari mesi passati nella provincia di Corrientes, nulla presentarono d'interessante — Il governo della provincia progettò di armare una piccola flottiglia — ma altro non riuscì, che a farmi perdere del tempo, inutilmente —

Ebbi ordine, poi, dal governo di Montevideo, di marciare alla volta di S. Francisco, nell'Uruguay, e mettermi colla forza, agli ordini del generale Rivera — che stanziava coll'esercito in quelle vicinanze.

Traversammo dunque, tutto il territorio di Corrientes, da S. Lucia sino al passo _de Higos_ sopra l'Uruguay — Varcammo quel passo, e scesimo sino a S. Francisco, parte per fiume, e parte per terra —

Al Salto ebbi il bene d'incontrare Anzani — fatto mercante allora — o piutosto commesso del Bresciano Rini — stabilito in quel paese da qualche tempo —

Giunto a S. Francisco, vi trovai alcuni legni da guerra nostri, di cui presi il comando —

Il generale Ribera presidente della Republica di Montevideo — era passato in Entre-rios, con tutto l'esercito nostro — ed in cotesta provincia doveva riunirvisi l'esercito Correntino — ed attaccare giuntamente l'esercito di Ourives —

Il giorno 6 Decembre 1842 — ebbe luogo nell'Arroyo-grande — la famosa battaglia, ove soccombettero i nostri — cioè tre popoli combattenti per i sacri loro diritti contro un tiranno —

Io non commenterò le cause di quella sventura — perchè troppe, e lunghe a descriversi — Sicuramente però, le discordie, fomentate dall'ambizione ed egoismo di pochi aspiranti, precipitarono in sciagure immense, ed offrirono inermi, all'esterminio dell'implacabile vincitore, popolazioni intiere, e generose!

Successe all'Italia più tardi — lo succeduto alle provincie del Plata — e per li stessi elementi scaturiti dall'inferno —

In S. Francisco, ove trovai il generale Aguiar — rimasto per motivi di salute, soggiornai poco — ed ebbi presto l'ordine da quel generale — di recarmi con tutte le forze disponibili — agiungendomi alcune centinaja di militi, chiamati _aguerridos_ — capitanati dal Collonnello Guerra — di recarmi dico: al passo di Vissillac, per cooperare all'azione dell'esercito nostro —

Giunsi coi legni a Vissillac, e vi trovai alcuni avanzi dell'esercito — cioè, materiale — ma nè un solo individuo —

Mandai alcuni esploratori, battere il campo — niente!

Era il fatale giorno 6 Decembre — sino all'ultimo uomo tutti erano stati chiamati alla battaglia — che si decideva a diciotto miglia di distanza sulle sponde dell'Arroyo-grande[56] —

Vi è qualche cosa, oltre l'intelligenza nell'essere nostro — non si sa discernere, non si può spiegare; ma esiste — ed i suoi effetti, benchè confusi — sono un vaticinio — intendasi come si vuole tale parola — Un vaticinio, che vi reca contento od amarezza — Forse quella scintilla infinitesima — emanata dall'Infinito — e che risiede nella misera nostra scorza — ma immortale come l'Infinito pressente oltre il contatto dei nostri sensi — ed oltre la portata della nostra vista —

Nulla si scorgeva in quelle deserte campagne — quel giorno però, avea alquanto di solenne, di tetro! di desolato! — come il cuore di coloro, che spiravano, o languivano, sul campo di battaglia — calpestati dal soldato insolente! dall'ugne del destriero del truce, dell'implacabile vincitore — giubilante, per i patimenti, per le torture, per la morte del vinto! Gloria! eroïsmo! vittoria! si chiamano cotesti macelli! Ed inni e _tedeum_ si fanno cantare da alcuni mercenari chercuti! Pochissimi, furono i risparmiati in quella terribile pugna — ed il pressentimento d'un fiero disastro, da noi sentito — nulla di esagerato aveva —

Nessuno trovando, che ci dasse notizia dell'esercito — quindi nessun ordine dal capo supremo — come mi avea fatto sperare il generale Aguiar — fu deciso di sbarcare le forze tutte — lasciando piccola guarnigione nei legni — e marciare in cerca dei nostri —

Un piccolo corpo intiero, giungendo nelle vicinanze d'un esercito disfatto — può sempre essere di grande utilità ed io — ne ho fatto tante volte l'esperienza — Esso non cambierà la sconfitta in vittoria — ma potrà sempre salvare del materiale — e degli individui feriti o no che senza sostegno cadrebbero in potere del nemico —

Sovente anche — vedendo un piccolo corpo, con contegno ordinato ed impavido — benchè vittorioso il nemico — ma necessariamente anche lui disordinato dopo una battaglia è molto probabile ch'ei si fermi — e lasci ai vinti una più comoda, e men faticosa ritirata —

Tale certamente, fu il risultato del contegno dei volontari nella campagna del 1866 — alla battaglia di Custosa — Formando essi l'estrema sinistra dell'Esercito Italiano, ed incaricati della custodia del lago di Garda — alla ritirata dell'esercito, dopo la battaglia — i volontari, che in pochi occupavano la sponda occidentale del Lago — si spinsero in avanti, verso Lonato, e Rivertella — e facilitarono con tale mossa, la salvazione di materiale e di alcuni feriti, e traviati —

Io osserverò, passando, che seguendo il prediletto mio sistema del Rio-grande — non marciavo mai, in terra — senza un contingente di cavalleria — estratto dagli anfibi miei compagni di ventura — tra i quali avevo famosi cavalieri — espulsi dall'esercito di cavalleria — per irregolarità di condotta — forse per delitti — ma gente — che in generale battevasi egregiamente — e che naturalmente castigavasi quando lo meritava —

Abbenchè non trovassimo gente in quel punto — vi trovammo alcuni abbandonati cavalli — e con quelli, i miei scapestrati militi — non mancarono di riunire bentosto le sufficienti monture per il servizio d'esplorazione — l'abondanza di cavalli in quei paesi, facilita molto tale operazione —

Erimo pronti — e già si era in moto per la marcia — ma un ordine del generale Aguiar ci richiamava in S. Francisco — Noi saressimo certamente rimasti vittime — trovandoci il nemico in piena campagna dell'Entre-rios — giacchè il nostro esercito rotto in quel giorno complettamente — era introvabile, ed avressimo invece trovato ruina, da cui difficilmente si sarebbe potuto scampare.

Rimbarcammo dunque, senza saperne il motivo, e senza aver potuto ottener veruna notizia degli avvenimenti —

Giunti a S. Francisco, ebbi dal Collonnello Esteves, un biglietto che principiava colle seguenti desolanti parole: «Il nostro esercito ha sofferto un contrasto» Il generale Aguiar era marciato lungo la sponda sinistra dell'Uruguay per raccogliere fuggiaschi — A me si chiedeva rimanere in S. Francisco, a proteggere il molto materiale ivi rimasto —

Nel periodo trascorso tra la battaglia dell'Arroyo-grande, ed il principio dell'assedio di Montevideo — successe quella confusione, quel prendere, lasciare, riprendere, di progetti, che accade in simili circostanze — cioè: dopo le grandi sconfitte — E fu veramente grande, intiera quasi la catastrofe dell'esercito nostro — poichè per molto tempo — non potè più ragranellarsi dello stesso, nulla che somigliasse ad un corpo di truppa — Quando si considera: che l'esercito di Montevideo andava attacare il più forte esercito, che mai si fosse veduto nell'America meridionale — insuperbito da molte e recenti vittorie — attaccarlo nella svantaggiosa posizione di trovarsi il grande fiume Uruguay alle spalle — si capisce: come i frantumi del nostro esercito, furono schiacciati, o prigionieri —

Furonvi molte paure da parte nostra, delle irresolutezze e molte defezioni individuali — come doveva necessariamente succedere, in una guerra, in cui da ambe le parti si parlava lo stesso idioma — ed i maggiori nuclei, eran della stessa terra —

Il popolo però, rispose con fermezza, con eroïsmo, all'energica voce dei generosi che lo chiamavano alla riscossa, proclamando la patria in pericolo, e chiamando tutti sotto le armi!

In breve vi fu un nuovo esercito — non così numeroso, non tanto disciplinato — ma almeno, assai più, pieno di slancio e d'entusiasmo — più penetrato dalla causa sacrosanta del dovere, che lo spingeva — Non era più, la causa d'un uomo che lo stimolava — che spingeva le moltitudini sui campi di battaglia — l'astro di quell'uomo avea tramontato nell'ultimo conflitto — ed invano sforzavasi in seguito di rialzarsi — ma era la causa nazionale, davanti cui tacevano gli odi, le personalità, le miserabili dissenzioni —

Lo straniero preparavasi ad invadere il territorio della Republica — Ogni cittadino correva con armi e cavalli ad allignarsi sotto le bandiere per respingerlo — Il pericolo cresceva coll'approssimarsi dell'Esercito formidabile di Rosas, comandato dal tremendo suo luogotenente Ourives — ebbene, cresceva il brio, la devozione alla patria, di quelle popolazioni generose — Non una voce di transazione, di patteggio, coll'invasore! e già d'allora potevasi congetturare cosa era capace di costanza, di privazioni, d'eroïsmo, la nazione che sostenne nella sua capitale un assedio di nove anni — per vincere alla fine!

Io arrossisco, pensando a ciò che abbian fatto in Italia, dopo la battaglia di Novarra — Eppure l'Italia tutta bramava non soggiacere allo straniero dominio — ed anelava di combattere — ed io ho la coscienza: sia il nostro popolo suscettibile di costanza e di slancio generoso! Ma le cause!...... Oh! le cause delle nostre sciagure, sono tante!......

E tanti, sono i traditori neri neri, e moltiformi che feconda la nostra bella — e ben sventurata terra!

CAPITOLO XXXIII.

Preparativi di resistenza.

Fratanto, io ebbi ordine di mettere a pico nei canali del fiume[57] — per ove poteva ascendere la flotta nemica — i maggiori legni della flottiglia nostra — Quindi, non più a pico, ma bruciati. Ed eccomi dunque nell'obligo d'incendiare una terza flotta — Almeno, nei due primi casi — avevamo potuto combattere a dovere! Fatti nuovamente pedoni, stettimo alcuni giorni ancora a S. Francisco — per dar tempo di evacuare per Montevideo, il restante materiale dell'esercito — Quindi, marciammo noi pure sulla capitale — nei di cui dintorni dovevansi riunire tutte le forze della Republica, che mano mano, si stavano organizzando.

Poco, o nulla d'importante, occorse nel nostro viaggio — eccetto il conoscimento del generale Pacheco (allora collonnello in Mercedes) Quest'illustre orientale, principiò in quelle circostanze di pericolo, a far mostra d'una superiorità distinta, di coraggio, d'energia, e di capacità. Egli senza dubbio, fu il principale campione del suo paese — nella lotta da gigante, sostenuta da Montevideo — contro l'invasione straniera — Lotta!..... che servirà d'esempio alle generazioni venture di tutte i popoli che non vorranno soggiacere alle prepotenze!

Io vado superbo, d'aver diviso con quella prode popolazione, vari anni della sua immortale difesa —

Montevideo presentava in quei giorni, sorprendente spettacolo — Ourives aveva vinto — e si avanzava implacabile alla testa d'un esercito, che passegiato avea sulle provincie Argentine dissidenti dai governo di Rosas, com'una tempesta — com'un fulmine!

Al Coriolano di Montevideo, non avrebbero valso, le prostrazioni dei sacerdoti, delle mogli, delle madri per blandirlo — l'idea di castigare la città proterva, che lo avea cacciato, per proclamarvi un odioso rivale — che lo vide fuggire — dileggiandolo — quell'idea sorrideva al truce vincitore del generale Lavalle[58] come l'amplesso d'una vergine —

L'esercito di Montevideo era stato distrutto — come forse mai successe ad altro esercito — e non esistevano sul territorio della Republica — altro che piccoli, e sconnessi frammenti di forze, sparsi a grandi distanze l'uno dall'altro —

La squadra era annientata — armi e munizioni pochissime — nullo l'erario! se lo figurino con uomini come Vidal — non intento ad altro, che alla ricerca d'oncie d'oro più portatili — per la meditata fuga — Ed era il ministro generale, quel ladro!

Eppure bisognava difendersi! Tale era la volontà generale, in quel magnifico popolo!

Molti eran gli uomini, puramente del partito di Ribera, per cui non v'era scampo, coll'entrata di Ourives, l'antagonista del primo — e per cui la difesa era indispensabile condizione — ma impotenti e tremuli perchè la maggior parte, individui attaccati alla greppia dell'impiego —

Ma la nazione, il vero popolo, non considerava in Ourives, l'antagonista di Ribera, ma bensì il condottiero d'un esercito d'estranei — soldati d'un tiranno, che procedeva coll'invasione, il servaggio, la morte! Ed il popolo corse alla difesa colla coscienza del sacro suo diritto —

In poco tempo, vari corpi di cavalleria si formarono nella campagna — Un esercito di quasi tutta fanteria, si organizzava in Montevideo, palladio della libertà orientale, sotto gli auspici dell'uomo delle vittorie, il generale Paz — certo uno dei migliori, e più onesti capi dell'America meridionale —

Il generale Paz, che l'invidia e la nullità avevano allontanato dal comando, rispose alla chiamata della patria in pericolo — comparì alla testa delle forze della capitale — ed organizzò con reclute, e liberti, emancipati allora dalla Republica, quell'esercito, che durante sette anni, è stato il baluardo del paese — e che tuttora si mantiene impavido in presenza dell'oste più formidabile, che mai abbiano veduto quei paesi (1849)

Molti capi illustri, dimenticati o noncuranti guerre ove primeggiava l'individuale interesse — comparivano nelle fila dei difensori, ed aumentavano l'entusiasmo e la fiducia —

Una linea di fortificazioni fu tracciata intorno alla città — e verso la campagna nell'istmo — ed alacremente vi lavorò la popolazione intiera — sino ad ultimarla, pria della comparsa del nemico —

Fabriche d'armi, e munizioni, fonderie di cannoni, laboratori di vestimenta ed attrezzi per i militi — tutto s'improvisò come per miracolo — I cannoni, che dal tempo delli Spagnuoli, furono giudicati inutili e collocati a guisa di steccato sui limiti dei marciapiedi delle strade — eran dissoterrati, e montati per la difesa — La venuta poi, del generale Pacheco da Mercedes e la sua collocazione al ministero della guerra, diede l'ultima mano ai preparativi della piazza —

Io fui destinato alla organizzazione d'una flottiglia, non esistendo più nemmeno i vestigi dell'antico, per cura e conto del ministro traditore già sopra accennato — Si affitarono alcuni piccoli barchi mercantili, che si armarono come si poteva — ed un'incidente fortunato mi valse molto per poter proseguire con qualche successo a tale armamento —

L'_Oscar_ brigantino nemico, veleggiando di notte nelle vicinanze della costa, investì sulla punta del _Cerro_ (monte a ponente di Montevideo, alla distanza di circa sei miglia — e formando colla sua base nel fiume, la parte occidentale del porto), e ad onta de' moltissimi sforzi per farlo galleggiare fatti dal nemico — esso fu obligato di abbandonarlo.

Noi profitammo assai di tale naufragio — Da principio, voleva il nemico impedirci di avvicinare il naufrago — e mandò la _Palmar_, goletta da guerra a cannonegiarci — ma vedendo il poco frutto de' suoi tiri — e l'ostinazione nostra a ricuperar la preda degli scogli — ci lasciò liberamente all'opera —

Tra i molti oggetti ricuperati dall'_Oscar_ — eranvi cinque cannoni, per noi preziosissimi — e che ci servirono per armare tre piccole legni — primi, nella nuova flottiglia — e che ci servirono immediatamente a coprire la sinistra della linea di fortificazioni —

Il caso della perdita dell'_Oscar_, mi sembrò di buon augurio, per l'ardua difesa che si preparava, e fu un nuovo stimolo alla generale fiducia —

CAPITOLO XXXIV.

Principio dell'assedio di Montevideo.

Era il 16 febbraio 1843 — apena le fortificazioni della città, avevano avuto tempo di ultimarsi — pochi cannoni da collocarvisi — che comparve sulle alture circonvicine la vanguardia dell'esercito nemico — Il generale Ribera alla testa delle forze di cavalleria, troppo debole per poterlo combattere aveva aperto varco, e preso la campagna — contornando il fianco sinistro del nemico — e ponendovisi alla retroguardia —

Tale manovra riesce facile in un paese — ove ogni uomo è compiuto cavaliere — ed ove essendo l'unico alimento della campagna — la carne — non sono necessarie le fastidiose impedimenta — indispensabili nelle guerre Europee — Ribera poi, se non era un gran generale da battaglie campali — era maestro negli stratagemmi propri della piccola guerra — e tale manovra operata con maestria — lo poneva nuovamente in istato d'incomodare grandemente il nemico —

Il generale Paz rimaneva al comando delle forze della capitale — Tali forze eran numerose — comparativamente all'estensione di mura, che si dovevano difendere — ma se si considera che tutte erano nuove reclute e che non tutti gli individui che le componevano, eran fior di roba — cioè penetrati da vero amor di patria — non si può altro che ammirare la sagacia, il coraggio, e la costanza dell'illustre generale — che dopo d'averle organizzate e disciplinate, sostenne con esse — i primi conflitti dell'assedio, ed i più pericolosi —

Ad onta dello slancio generoso delle popolazioni — non mancavano i dissidenti i codardi ed i traditori: Un Vidal, ministro generale, aveva rubato l'erario e fatto fagotto — Un Antuña, collonnello d'un corpo e capo di polizia, era passato al nemico, con molti altri ufficiali, ed impiegati — Un corpo detto _Aguerridos_, di stranieri al soldo della Republica — avean defezionato, in varie riprese quasi intieramente non solo — ma una notte che detto corpo occupava i posti avanzati della città ne compromise molto la sicurezza col suo tradimento.

Tali esempi erano seguiti naturalmente da singoli individui — che credendo tutto perduto — con un pretesto o coll'altro, abbandonavano le fila dei difensori per passare al nemico —