Memorie di un vecchio carbonaro ravegnano

Part 21

Chapter 214,099 wordsPublic domain

LI. Altre lettere ci danno notizia dell'UCCELLINI durante il viaggio e la dimora a Dijon; e sono le seguenti:--Lettera 13ª, da Moulins 8 gennaio '34 al padre: racconta il viaggio da Auvray a Tours, dove ha fatto il capodanno «presso la vera amicizia», ma non è giunto in tempo per abbracciare il Frignani che doveva consegnargli una somma (60 franchi) per lui raccolta a Parigi; vorrebbe rimanere a Moulins, dove ha una «seconda famiglia» che gli ha offerto «un nobile alloggio, un trattamento signorile, una accoglienza sincera ed affettuosa»; gli trascrive il dispaccio 13 novembre '33 del ministro nell'interno D'Argut che lo autorizza a risiedere a Dijon.--Lett. 14ª, da Gannat 27 gennaio '34: si è recato colà per godere la compagnia di alcuni amici, ma l'indomani ritornerà a Moulins donde per Mâcon, dove altri amici lo aspettano, si recherà a Dijon; ha scritto a Pescantini perché solleciti il Frignani a mandargli i 60 franchi; ha visto «il nostro bravo romagnolo Montallegri che è stato nominato capitano della Legione straniera d'Algeri ed in breve otterrà il grado di capo-battaglione».--Lett. 15ª, da Dijon 15 febbraio '33: «....Il deposito italiano che qui esiste, si compone di pochi, ma saggi individui. Mi sono compiaciuto di ritrovare tra essi il bravo capitano Ravaioli di Forlí; egli mi ha accolto con tutta l'affezione romagnola; è un anno da che si è maritato; ed avendo una casa bene avviata, ho convenuto di prendere presso di lui alloggio»; dimostra la difficoltà di tirare avanti con soli 45 franchi mensili; il Frignani, che lo ha aiutato sinora e che trovasi a Montpellier, non ha saputo dargli consiglio sicuro sull'idea di fare il corso di giurisprudenza, per le spese che dovrebbero sostenersi.--Lett. 16ª, 7 marzo '34 al padre: dà notizia di sé e del deposito: «Dodici sono gl'italiani segnati in ruolo e che partecipano del sussidio, quattro modenesi dei quali due studenti, due romagnoli, io compreso, e sei piemontesi...», tutti con risorse proprie, compreso il Ravioli che «dà lezioni di scherma e lucra non poco»; egli solo si trova senza aiuti e però non può darsi agli studî: «ai 15 abbraccierò Pescantini, e poco dopo Frignani che torna a Parigi: se Fanti parla di Mondo Barbetti, gli dica che è in Africa: Pio Pio di Cesena arrivò qui il 18 scorso con altri; nel mentre che si procurava per loro dei mezzi per recarsi in Belgio, il Pio sparí, lasciando tutti i suoi effetti, senza aver potuto sapere a qual luogo si sia diretto, e veramente una tale partenza non ci ha lasciati senza gravi dolori: e perché lasciare i suoi effetti? le sue armi da chirurgo? egli era molto malcontento della sua posizione, nulla sappiamo ancora di positivo».--Lett. 17ª, 16 aprile '34 alla sorella Reparata: le parla molto affettuosamente di tutti i suoi di casa; le commette di salutare «la virtuosa Antonia Rambelli» e di baciare il figlio di lei, Epaminonda: «Frignani ritornando a Parigi mi ha compiaciuto di restare in mia compagnia quattro giorni che ci hanno compensato di una lunga lontananza di sette anni; noi non abbiamo fatto che parlare delle nostre passate vicende: Pio Pio di Cesena è da qualche tempo in queste carceri e verrà tradotto dalla forza armata fino a Calais, da dove si dirigerà nel Belgio».--Lett. 18ª, 26 maggio '34: preoccupazioni per la salute del padre, speranze di miglior avvenire: «Frignani ha assunto di farmi conseguire dal Ministro dell'Istruzione il grado di baccelliere in forza del certificato comprovante i studî fatti in cotesto collegio, onde essere ammesso a questa università di diritto... Dammi notizie de' miei compagni d'infortunio. È piú di un mese che sono senza nuove di Spada: moltissimi rifugiati sono stati esigliati da Bruxelles; fosse egli del numero? non è difficile».--Lett. 19ª, 23 giugno '34, alla madre: dolorosa lettera per la morte del padre (inclusa in altra scritta al Gonfaloniere di Ravenna).--Lett. 20ª, 28 luglio '34: chiede notizie dei suoi; «Frignani è stato sensibilissimo alla mia disgrazia, egli me lo dimostra con una energissima sua in data di Strasbourg dell'11, mi promette di far ogni possibile per conseguire il permesso di andare a Parigi presso di lui, quando sarà colà ritornato»--Lett. 21ª, 19 settembre '34: si rallegra della pensione accordata dal Municipio a sua madre; dà notizie di sé; «Il povero Burracina è a Mende, département de Lozere, a mezzo soldo, cioè con soli 25 franchi al mese: ho fatto sentire a Parigi il bisogno dell'amico, ho instato perché si procuri di fargli ottenere l'intero sussidio, ed in caso sfavorevole gli si facci una colletta mensile per altri 23 franchi, come si è verso qualchedun altro praticato: in un modo o in un altro, spero sarà provveduto»; gli commette di ringraziare tutti quelli che hanno aiutato la sua famiglia nella sventura, specialmente Giuseppe Orioli e i suoi e il segretario Miserocchi.--Lett. 22ª, 23 gennaio '35: il Buraccina è morto mentre si aspettava che il Comitato italiano di Parigi gli ottenesse l'aumento del sussidio; si compiace che il Roatti sia succeduto al padre nella redazione del _Diario_, impresa lodevole; approva che si scriva a monsignor Marini per interessarlo a favore della famiglia Uccellini; accenna al disegno di pubblicare con due amici un'opera «che non ferendo in nulla parte la politica e la morale potrà senza contrasto essere introdotta in Italia».--Lett. 23ª, 25 marzo '35, alla sorella Reparata: non gli è stato riconosciuto titolo sufficiente per l'ammissione alla facoltà di legge il certificato degli studî fatti nel collegio, ne vorrebbe un altro legalizzato dall'Università di Bologna; «il generale Olini è morto il 22 corrente, tutto il corpo dei rifugiati sí italiani che polacchi è concorso al suo funerale».--Lett. 24ª, 27 maggio '35: ieri arrivarono e furono a trovarlo Achille Montanari e il suo compagno Frignani, dai quali ebbe notizie recenti dei suoi e degli amici di Ravenna; ha udito con rammarico «la morte del buonissimo Montanari e quella di Santucci e di tanti altri»; vive da due mesi in campagna con un modenese e un polacco.--Lett. 25ª, 21 luglio '35: parla dei certificati scolastici che gli sono necessari; poi in un paragrafo per il Roatti, della partecipazione di lui alla diffusione dell'opera di morale, cui intende; in un altro per il Sittignani scherza sulla vita campestre; in uno per l'Ortolani lo ringrazia dei suoi auguri; in un altro per il Rasi si conduole della perdita da lui fatta di una persona cara; e finalmente in uno per la famiglia dà notizie di sé.--Lett. 26ª, 31 agosto '35: dà proprie notizie; «dirai al Roatti che attendo tutti i momenti da Parigi il libraio Decailly coi fascicoli del Dizionario _du ménage_, col programma del Giornale cattolico e con tutte le informazioni relative; che ha creduto bene di far precedere il Dizionario al Giornale per formarsi un fondo di cassa, necessario a far fronte alle spese dell'associazione di questo, che, come si sa, si paga anticipatamente; e che l'articolo pel _Diario_ l'avrà quando gli spedirò le stampe in discorso».--Lett. 27ª, 27 novembre '35 alla sorella Reparata: dà proprie notizie; ha intrapreso a tradurre opere francesi da diffondere in Italia per mezzo di associazioni e spera di trarne buon profitto sí da poter aiutare la famiglia; «dirai a Roatti che non gli ho spedito il discorso promessogli pel _Diario_ perché quello che aveva scelto era troppo lungo».--Lett. 28ª, 19 dicembre '35: la prima opera tradotta è _La morale del Cristianesimo in azione_, la quale è stata loro conceduta «dall'editore francese, che è un certo Teodoro Penin, membro di varie accademie» e si stamperà appena siano giunte le liste degli associati; dà istruzioni sul modo di procacciare sottoscrizioni, e si raccomanda a don Carlo Bacchetta, a Giovanni Valli ecc.--Lett. 29ª, 19 dicembre '35, a don Carlo Bacchetta parroco di SS. Nicandro e Marciano in Ravenna: memore dell'amicizia tra lui e suo padre, lo prega di favorire l'impresa della pubblicazione dell'opera predetta e di procacciargli abbonati [nel febbraio '36 il prete rifiutò di ritirare dalla posta le stampe inviategli dal povero esule, la sorella del quale dovette pagare le spese relative!)--Lett. 30ª, 28 gennaio '36: ha spedito a don Bacchetta 60 copie del programma della pubblicazione, una parte delle quali sono per Edoardo Fabbri «da cui ieri ebbi lettera, e mi assicura di trovarmi associati alla nostra opera e di inviar programmi a Roma per tale oggetto»; allo stesso fine ha scritto l'Uccellini all'amico Tozzola in Imola, al Della Scala in Lucca, a monsignor Marini in Roma; «l'opera ha fatto qui molto incontro, l'editore francese ha di già annunziato nel 3º fascicolo la nostra traduzione».--Lett. 31ª, 13 febbraio '36: gli dà lunghe e minute istruzioni per le associazioni, in risposta ai quesiti fattigli dal Fanti; si rallegra che siasi ottenuta la firma di monsignor Falconieri «che può tirare moltissime sottoscrizioni».--Lett. 32ª, 13 maggio '36: si rallegra col Fanti per il matrimonio con la sorella Reparata; dà notizie di sé e come abbia appreso l'arte del compositore in una tipografia; «scrivo un compendio della storia d'Italia dai primi tempi, cioè dall'arrivo d'Enea, sino a tutto il 1835», di cui la parte antica si sta traducendo in francese da un avvocato suo benevolo; i suoi compagni nell'impresa delle associazioni, Roberti e Tavani, si sono messi nel commercio degli aceti e hanno rinunziato tutto a lui; gli dà altre spiegazioni sulla spedizione e distribuzione dei fascicoli: e suggerisce che il fratello Terzo si metta in giro per i paesi di Romagna a procurare associati; all'impresa sua dà favore un certo Monti di Modena, professore di lingua italiana e latina, per mezzo di un suo zio, canonico in quella città; si duole della morte del Tozzola, ancora tanto giovine.--Lett. 33ª, 18 maggio '36: altri schiarimenti sull'associazione e ricerca di un corrispondente di Livorno, che fu Giuseppe Magherini; spera che in giugno sia pronto il 1º fascicolo.--Lett. 34ª, 15 luglio '36: altre istruzioni sullo stesso argomento; è stato malato di reumatismi e non ha potuto lavorare; ma ora lo supplirà un altro emigrato, Lolli, che ha con lui appreso la tipografia.--Lett. 35ª, 26 settembre '56: il 1º fascicolo della sua pubblicazione è già stampato e sarà a giorni spedito in Italia; ne manderà a Ravenna 250 copie.--Lett. 36ª, 4 novembre '36: oltre alla notizia dell'invio del 1º fascicolo, si ha in questa lettera il primo accenno alla grave controversia tra l'UCCELLINI e il FRIGNANI, della quale si parlerà piú sotto.--Lett. 37ª, 4 gennaio '37: manda altri fascicoli; l'ultimo dell'anno ha visto don Casimiro Rossi «che andava a Parigi a servire il Nunzio apostolico in qualità di segretario»; loda l'idea del fratello Terzo di avviarsi alla carriera ecclesiastica.--Lett. 38ª, 21 gennaio '37: tutta relativa alla controversia suaccennata.--Lett. 39ª, 5 marzo '37: accenni alla questione stessa; avvertimenti per la nota pubblicazione; il sussidio governativo è stato diminuito di un quinto e il Prefetto ha ordine di non accogliere reclami; «penso di scrivere a Rossi per sentire se ha modo di farmi pervenire al Ministro una mia istanza diretta ad ottenere l'intero sussidio».--Lett. 40ª, 1 aprile '37: dà schiarimenti sulla spedizione dei fascicoli dell'opera pubblicata per associazione; dimostra che sul primo fascicolo ha perduto franchi 198; don Rossi gli ha risposto che non si può ottenere l'intero sussidio, di modo che si trova ridotto con 36 lire mensili; si meraviglia che il fratello Terzo abbia preso moglie senza avvertirlo prima.--Lett. 41ª, 22 luglio '37 alla sorella Reparata: dà notizie di sé; al cognato Fanti: parla della pubblicazione della _Morale_, che egli non può continuare con 100 abbonati, perché ne bisognerebbero almeno 300; si giustifica rispetto ai lamenti degli associati per l'interrotta pubblicazione; ha già sotto i torchi il 1º fascicolo della _Storia d'Italia_ contenente «la descrizione geografica, politica e storica per ordine cronologico dello Stato romano e della repubblica di San Marino; sebben redatto nel nostro idioma deve servir per la Francia».--Lett. 42ª, 7 dicembre '37: «Ammalato, senza legna, senza tabarro e senza tante altre cose necessarie; afflitto per la malattia pure di quella, da cui solo posso sperar conforto, tu puoi arguire qual è la mia posizione. Un mio amico ha preso l'assunto di proseguire la stampa della mia operetta. Di piú mi promette di stampare un diario, che ho dedicato ai Romagnoli [intitolato: _Il Romagnolo_, diario per il 1838]»; ne manderà copie perché si vendano a suo profitto.--Lett. 43ª, 4 gennaio '38; manda 500 copie del _Romagnolo_, da vendersi a 10 baiocchi l'una; sarà tradotta in francese la sua operetta sull'Italia e il Tissot, professore di filosofia al Collegio reale, ha redatto il programma per l'abbonamento; perciò ha bisogno di alcuni libri per compierla e commette al Fanti di inviarglieli.--Lett. 44ª, 24 maggio '38 al fratello Terzo: ha ricevuto i 150 franchi, prodotto del Diario, e aspetta sempre i libri commessi e il giornale modenese _La voce della verità_; è fidanzato alla signorina Sofia Berger e la madre di lei, signora Royer, ha scritto al Gonfaloniere di Ravenna per avere informazioni sulla famiglia Uccellini; procaccino quindi per mezzo del segretario Miserocchi perché la risposta sia favorevole: «basterà il dire che mio padre era impiegato nella Comune, che l'ha servita onoratamente e con zelo, che in premio del suo lungo servizio la famiglia gode ora una condegna pensione, che abbiamo sofferte molte peripezie, che non abbiamo avuto mai a soffrire alcun processo criminale»; parla a lungo di molti amici ravennati..--Lett. 45ª, 11 luglio '38 alle sorelle Reparata e Vigilia: è arrivata la risposta del Gonfaloniere alla signora Berger, di sua piena soddisfazione perché attesta la onorabilità della famiglia; è uscito il 1º fascicolo della sua opera, che ha già 100 associati, ma ne bisognerebbero 500; ha ricevuto i documenti necessari per il matrimonio che avverrà presto; parla di cose domestiche.--Lett. 46ª, 25 Ottobre '38: ha ricevuto i libri e un ragguaglio letterario steso per lui da Giulio Guerrini; manderà l'almanacco per il seguente anno, «redatto coi fiocchi», e spera che sarà subito venduto--Lett. 47ª, 14 dicembre '58: ha spedito l'almanacco.--Lett. 48ª, 31 gennaio '39, alla sorella Vigilia: si duole che l'almanacco sia giunto in ritardo e non si sia venduto; accenna alle traversie che hanno mandato a monte il disegno del suo matrimonio.--Lett. 49ª, 16 maggio '39, alla madre: dà notizie di sé: «quantunque non sia mia abitudine di occuparmi di politica, pure per tranquillizzarvi pei gridi sinistri che circoleranno dopo gli avvenimenti del 12 e 13 del corrente, deggio dirvi che l'ordine e la tranquillità è rinata in Parigi, e che tutti gli sforzi degl'innovatori resteranno senza successo fin che il Governo può disporre della Guardia nazionale, che per la sua forza fisica e morale è l'arbitra dei destini della Francia».--Lett. 50ª, 20 luglio '39: affari privati; «Frignani ha pubblicato _la sua pazzia nelle carceri_, volendo imitare Silvio Pellico; non so qual esito avrà questa sua opera; io l'ho sott'occhio, è ben scritta se il ramassar parole scelte ed il passarle mille volte pel setaccio si chiama ben scrivere, ma manca d'azione, di passione e di quello spirito drammatico che dona colore e forza alla narrazione. In essa sono menzionati molti distinti personaggi di Romagna, tra i quali l'abate Maccolini, il dottor Anderlini, il conte Fabbri, Domenico Farina, ecc., ma non parla che di persone distinte o per natali o per lettere; tutti gli altri suoi amici che hanno avuto molti affari con lui e che sono del rango degli operai sono lasciati da parte: parla del dottor Lorenzo Urbini e lo taccia di matto, fulmina Torricelli perché lo accolse di mal garbo a Firenze al momento della sua fuga»; ringrazia per le notizie ravennati; «penso di scrivere una lettera di condoglianza al figlio di Pasolini; qualunque fosse l'opinione di suo padre, è certo ch'ei nelle circostanze le piú difficili mostrò molto attaccamento al suo paese e lo serví con zelo; ciò basta perché meriti d'essere compianto [si tratta di Pier Desiderio Pasolini, patrizio ravennate, morto il 10 giugno 1839 e padre di Giuseppe, che fu poi ministro di Pio IX e di Vittorio Emanuele II e presidente del Senato italiano]; il Governo francese a poco a poco riduce i sussidi agli emigrati, forse per lasciarli liberi dalla dipendenza dal Ministero dell'interno.--Lett. 51ª, 25 agosto '39, alla famiglia: il sussidio governativo è ridotto al minimo, è impossibile trovar un impiego, impossibile il dar lezioni perché «due vecchi piemontesi qui rifuggiti sino dal 1821 assorbono le lezioni come il serpente boa assorbe i conigli»; non si può mutar paese senza il permesso del Governo; non si può far un buon matrimonio; ha tentato la produzione letteraria con l'aiuto del professor Tissot e di Jules Pautet pubblicista e scrittore, e ha pubblicato i due primi fascicoli di un lavoro sull'Italia relativi allo Stato della Chiesa, ma il commesso che amministrava l'impresa gli ha rubato 800 franchi; non ha potuto quindi pubblicare il 3º fascicolo, concernente il regno di Napoli; fallita questa impresa, è rimandato a tempo migliore il matrimonio con la Berger; ha pensato di darsi al commercio dei generi alimentari italiani, e perciò chiede campioni di olio, vino, frutta secche ecc.--Lett. 52ª, 6 novembre '39 a Demetrio Orioli: fino dal 26 ottobre ha mandato al Fanti il manoscritto del Diario per il 1840 perché si stampi a Ravenna a cura di Giulio Guerrini; spera che se ne venderanno un migliaio di copie e di ritrarne tanto da potersi trasferire nel Belgio; ivi «degli amici d'influenza mi procureranno il sussidio ch'è di 45 franchi, inalterabile, ed un impiego: di già un redattore d'un giornale a Gand, in seguito delle premure d'un rifuggito mio intrinseco [lo Spada?] «m'aveva offerto un impiego di due mila franchi; all'anno: ma nella questione del Luxembourg fu arrestato e la pubblicazione del giornale è ancor sospesa... Quella che destino mia sposa mi seguirebbe...»; là si potrebbe viver meglio, perché i viveri sono a buon mercato; «la Francia è stato un buon paese nel principio dell'emigrazione, tutti vi volevano, tutti v'abbracciavano: v'era emulazione nel fare del bene ai rifuggiti; ma passato questo primo trasporto, questa furia dell'asino che trotta, addio fichi»; si raccomanda dunque per la stampa e lo spaccio del _Romagnolo_.--Lett. 53ª, 17 dicembre '39 alle sorelle Reparata e Vigilia: spera sia stampato il Diario; racconta che due rifuggiti (Gallerati e Pirra, l'uno lombardo e l'altro piemontese) sono stati arrestati come falsi monetari, e questo ha gittato il sospetto e il discredito su tutti gli altri emigrati; vuol sapere se è viva la madre dell'emigrato Giuseppe Numaj di Forlí e se un altro emigrato, Francesco Pomatelli di Ferrara, abbia persone di famiglia che possano pagare 90 franchi per lui; vorrebbe dall'amico Guerrini un sommario storico della Repubblica di S. Marino.--Lett. 54ª, 25 dicembre '39: si duole che non siasi potuto stampare il _Romagnolo_, da cui sperava trarre un aiuto.--Lett. 55ª, 14 gennaio '40 alla madre: «Un rimpatrio? e se non l'accettassi? mi rendereste un bel servizio! mi fareste perdere il meschino sussidio che la Francia m'accorda. La mia miseria? Dunque si sono scancellate dalla vostra memoria le prove di fermezza che in altri tempi offersi contro le avversità che mi avvilupparono? La miseria? non è forse il retaggio del proscritto? Un rimpatrio? lo considerate voi su tutti i suoi diversi rapporti? ne conoscete voi a fondo l'entità? lasciamolo, lasciamolo in riposo per ora»; si consola che la sua miseria è effetto di disgrazie, non di vizi; «partendo da Moulins ebbi ampi certificati da quelle autorità; partendo da Auray n'ebbi egualmente; partendo da Dijon n'avrò pure; e ritornando un giorno in patria dirò a certuni: Fui nell'estremo bisogno, chiesi l'obolo di Belisario, mi fu ricusato, ma, vedete, mai prevaricai»; attende le risposte che dovranno deciderlo a recarsi nel Belgio.--Lett. 56ª, 2 marzo '40, alla famiglia: «Tentate di raccogliere quel che si può per mettermi nel caso di trascinarmi a Bruxelles, ove per l'impiego che ho ottenuto posso infine godere un'esistenza piú agiata»; a ciò concorrano i suoi benevoli, il Fanti, Giuseppe Orioli, i Boccaccini, il segretario Miserocchi; dà altre notizie di sé.--Lett. 57ª, 28 aprile '40: si duole della morte «del buon Giuseppe» e della malattia dell'amico Guerrini; «ma Terzo è un pazzo, perché esporsi cosí? quando uno ha moglie e figli bisogna che sia circospetto e che scansi le occasioni pericolose: come il male non è grave credo ben fatto il costituirsi: oh la vita dell'errante quanto è mai dura! ma che impari ad esser piú saggio e pensi che la sua vita non appartiene piú a lui, ma a sua moglie ed ai suoi figli»; si raccomanda perché a suo vantaggio si dia un'accademia musicale; le «_Mie pazzie_ di Frignani non hanno ottenuto qua il minimo successo: Mr. Nicolas stesso, direttore _des assurances mutuelles_ contro gl'incendi che n'è il traduttore invece di Mr. St. Hildelfonse, me ne diede una copia in italiano che lessi e spedii a Spada: so che Mr. Nicolas ha garantito per le spese della stampa, e so che a gran stento si trova modo di pagarle. Se le _Mie pazzie_ movono curiosità in Romagna, ciò è l'effetto di circostanze particolari indipendenti dalla volontà dell'autore. Se i Romagnoli dovessero leggere i graziosi opuscoletti di Mr. De Cormenin sopra la lista civile, si scuoterebbero tanto quanto i Francesi si scuotono nel leggere le _Mie pazzie_ di Frignani; perché quando si tratta una materia locale e coi colori locali, essa non vive che nel luogo che le è proprio: è una pianta esotica che non vegeta che nel suo suolo. Ma perché dunque Silvio Pellico piace a tutti? perché il suo racconto è basato sulla morale, sentimento comune a tutti gli uomini, sulla rassegnazione evangelica, virtú pregiata da tutti, e le _Mie prigioni_ di Pellico sarebbero piaciute, io credo, anche nella China. E poi quello stile semplice, sí diverso dall'affettato di Frignani? Quanto prima deve rendersi a Marsiglia un mio amico, l'incaricherò di farti pervenire per la via di Toscana la _Mia pazzia_, a condizione però che non diverrai pazzo tu stesso»; gli manda per la riscossione una tratta di mille franchi dovuti al libraio Forey di Beaune da Giuseppe Numaj, che era stato tre anni prima al servizio del Forey, poi aveva aperto una libreria a Seuzze, quindi era andato a Lione, dove «fu riconosciuto, arrestato e condotto di brigata in brigata sino alle frontiere del Belgio».--Lett. 58ª, 4 maggio '40 ai concittadini: è un appello alla loro generosità perché lo aiutino sí che possa trasferirsi nel Belgio, dove Mr. Sanmart, amico dello Spada, gli ha procurato «un impiego di 600 franchi all'anno, alloggio e vitto» [la data 4 maggio sembra alterata d'altra mano; forse la primitiva era 4 marzo sí che questo appello potè essere mandato con la lett. 56ª, alla quale interamente consuona].--Lett. 59ª, 8 maggio '40, alla famiglia: aspetta sempre gli aiuti necessari per potersi recare nel Belgio; dà notizie di sé e delle sue miserie.--Lett. 60ª, 5 giugno '40: «In questo punto ricevo una lettera da Spada, professore come sapete di lingua italiana nel collegio di Namur in Belgio. Ei si è recato per me a Bruxelles, e come il governatore di Namur è divenuto primo ministro, l'ha vivamente interessato per farmi avere il sussidio de' 45 franchi. Il Governatore ama molto Spada, l'invitava sempre alle sue conversazione, e perciò mi dà a sperare di riuscire: 45 franchi riuniti a 50 dell'impiego, vitto e alloggio pagato, non posso che star bene»; ma non sa come andar colà senza gli aiuti sperati, tuttavia partirà ad ogni modo né scriverà piú che da Parigi o da Bruxelles.--Infatti la lett. 61ª, 15 settembre '40, è scritta da Parigi, dove l'U. dice esser giunto «da vari giorni», incantato dalle meraviglie della città: «Resterò qui ancora qualche giorno per esaudire i vóti di tante antiche conoscenze, e specialmente per favorire Madama Berger che da poi qualche mese si è stabilita qui per compiere l'istruzione di Sofia nell'arte della pittura... Oggi vado a vedere Rasi;... anderò pure a vedere Gatti; mi dispiace che sua moglie, che occupa un rango sí distinto nel corpo de' letterati sia a Bruxelles; ma ei mi farà una lettera onde abbia l'onore di fare la di lei conoscenza»; dice che non sapeva come procurarsi i mezzi di fare il viaggio e che, dopo i rifiuti di sussidio avuti dal Ministro dell'interno, ebbe un'idea: «fu quella di redigere delle Effemeridi per Dijon e pel dipartimento de la Còte d'or; in men d'un mese il lavoro fu compito, approvato, e l'ho venduto 200 franchi; e con tal somma ho potuto vestirmi e sostenere il viaggio: io ve ne spedirò una copia onde possiate conoscere il paese che mi ha dato asilo durante 6 anni; buon paese, ma privo di risorse, senza industrie e senza commercio, ove il partito del progresso ha buon cuore, ma pochissimi mezzi»; ha sentito dire che Duilio Scala è in Parigi, ma non ha saputo dove abiti; spera che gli affari vadano bene sí da poter chiamare presso di sé la Vigilia o la Festa; gli rispondano a Namur, «rue des Lombards, chez Madame Gerand».