Memorie di un vecchio carbonaro ravegnano

Part 16

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Dei quattro capi d'accusa imputati all'UCCELLINI, il primo era fondato, perché egli stesso ci ha raccontato come fu ascritto e appartenne alla Carboneria (cfr. cap. VI); il secondo, circa l'attentato al palazzo apostolico per mezzo di una mina, era una delle tante invenzioni del chirurgo Mazzoni (cfr. FRIGNANI, XX); quanto al terzo, di tentativi per liberare i prigionieri politici di San Vitale dovettero ben concepirsene, poiché v'accenna in piú luoghi il FRIGNANI, ma non è chiaro se e per quanto l'UCCELLINI v'abbia avuto parte; finalmente per la satira a dialogo tra i due santi ravennati, Apollinare e Vitale, inclino a credere che l'UCCELLINI non ne fosse l'autore: poiché egli, cosí tenace di memoria, non seppe mai dire altro che due versi della poesia trovata nel mattino del 5 ottobre 1826, e a qualcuno, come all'amico Sante Bernicoli, li recitò in dialetto: _I à tirat a Rivarola, I à tirat co' na pistola_, e ad altri, come a Francesco Miserocchi, li ricordò in lingua italiana: _Lo sai, Apollinare? fuggito è Rivarola, Al solo scotimento d'un colpo di pistola_; e in un frammento ms. degli ultimissimi anni suoi, notò: «Prima strofa della satira che apparve in Ravenna dopo l'attentato al cardinale Rivarola: Dialogo fra S. Vitale e S. Apollinare: Non sai o Apollinare Partito è Rivarola Al solo scuotimento | D'un colpo di pistola...». Questa incertezza in uomo, ripeto, di cosí tenace memoria fa credere ch'ei non solo non avesse composta, ma neppure mai letta la poesia che gli costò tre anni di carcere!

XIX. Del supplizio dell'Ortolani e compagni parla a lungo anche il FRIGNANI, op. cit., LII-LIX, dove la resistenza del Rambelli è descritta per altro con colori un po' fantastici (cfr. il riassunto del VANNUCCI, _I martiri della libertà ital._, 7ª ediz., vol. II, pp. 21-27): l'UCCELLINI è piú semplice e piú fedele raccontatore.--Degli ufficiali e altri graduati dei carabinieri, che furono addetti alle carceri di San Vitale, piú d'uno è accennato anche dal FRIGNANI: egli ricorda il tenente Zampieri durissimo di modi e di cuore (op. cit. IX, XVII-XIX); il brigadiere Finina, che lo arrestò e in carcere si divertiva a insultar lui e la madre «con parole e atti di scherno» (op. cit. III, VIII, XXIV); un maresciallo romano «cognominato la Iena, barbaro non meno del Finina e del Zampieri, co' quali e' pareva congiunto in istretta amicizia» e «satellite de' piú fedeli e piú privilegiati de' commissari» (op. cit. XXV, L); un altro maresciallo innominato, che «sentiva del volpino piú che d'altro animale, però la commissione adoperavalo nell'uffizio di seduttore» (op. cit. XXXVII); e il maresciallo Branca, «fisonomia di buono, e di buono furono sempre le sue maniere», rimasto alla guardia delle carceri il giorno della esecuzione dell'Ortolani e degli altri quattro (op. cit. XVI, LIII). È probabile che questo Branca sia il maresciallo che anche il nostro autore ricorda come a lui benevolo.

XX. La sentenza che l'UCCELLINI voleva aggiungere alle Memorie non si trova tra le sue carte; ma a compimento del suo proposito, eccola qui fedelmente riprodotta di su la stampa originale, in foglio volante:

COMMISSIONE SPECIALE | per le quattro legazioni | e per la delegazione d'urbino e pesaro | residente nella città di faenza | _Sessione delli 26. d'aprile 1828_ | TRANSUNTO | DELLA SENTENZA PRONUNCIATA NELLA CAUSA RAVENNATE DI PIÚ DELITTI, CIOÈ | DI ATTENTATO ALLA VITA DELL'E.MO E R.MO SIGNOR CARDINALE RIVAROLA LEGATO A LATERE | DELLA PROVINCIA DI ROMAGNA, CON SPARO CONTEMPORANEO DI PISTOLA A GRAVE OFFESA | DEL DI LUI COMPAGNO, LA NOTTE DEL 23. DI LUGLIO 1826 | Di OMICIDIO _in odio di officio, e per spirito di partito_ in persona del CONTE DOMENICO MATTEUCCI, DIRETTORE | PROVINCIALE DI POLIZIA DI RAVENNA, la sera dei 5 d'aprile 1824 | Di OMICIDIO _colla gravante qualità di mandato_ nella persona dell'Ebreo _Mosè Forti di Lugo_, | domiciliato in Ravenna, la sera dei 15 di marzo 1827.

Alcuni individui addetti a proscritte Società segrete concepirono fin dall'anno 1824 odio ingiusto e sacrilego contro il sullodato E.MO SIGNOR CARDINALE RIVAROLA per l'energia manifestata nell'annichilimento delle Società medesime; ed avvolsero in loro mente diversi disegni, onde vendicarsi o col veleno, o colle armi. Tale odio spinse a tanto, che i settari

ANGELO ORTOLANI, Ministro del Forno pubblico,

LUIGI ZANOLI, Calzolaio, e

GAETANO MONTANARI, Barbiere, tutti di Ravenna, maggiori di età, dopo avere il primo di loro tentato piú volte in vano di propinargli il veleno nel pane, di cui il PORPORATO servivasi privativamente alla propria mensa, si risolsero di estinguerlo coll'uso delle armi. A quest'oggetto spesso lo insidiarono nell'oscurità della notte; e finalmente, essendo prossime le ore dodici pomeridiane del 23. di Luglio 1826, mentre il lodato SIGNOR CARDINALE salito per la strada del corso nella sua carrozza in compagnia _del Sacerdote D. Ignazio Muti, Canonico della Metropolitana di detta città_, si disponeva di far ritorno alla propria residenza; e nel momento, in cui un servitore ne chiudeva lo sportello, _uno dei complici nell'atroce misfatto_ dallo sportello opposto esplose una pistola, lusingandosi di uccidere il PORPORATO, ma recando invece _gravi ferite al Canonico_ anzidetto. I sicari quindi si volsero alla fuga, abbandonando le armi, le quali furono poscia nella maggior parte ricuperate.

Il sopraddetto ANGELO ORTOLANI e GAETANO RAMBELLI, di Ravenna, cappellaio, addetto anch'esso a Società segrete, e maggiore di età, occisero insidiosamente, e pure per odio settario nella medesima Città il _Direttore Provinciale di quella Polizia, conte Domenico Matteucci_ con colpi di pistole scaricategli sul dorso dall'agguato, circa le ore nove pomeridiane del 5. d'Aprile 1824, allorché picchiava alla porta del palazzo di una di quelle nobili famiglie, ove soleva passare qualche ora della sera.

Ed i sopranominati LUIGI ZANOLI, e GAETANO MONTANARI, la sera del 15 di Marzo 1827, tolsero di vita con esplosione di arma da fuoco alle spalle _l'ebreo Mosè Forti, con mandato di_

ABRAMO ISACCO FORTI, soprachiamato MARCHINO, non, senza qualche complicità del suo fratello, BENIAMINO FORTI detto CARLINO, ambedue Ebrei del Ghetto di Lugo, maggiori di età, commercianti, e domiciliato, il primo in Ravenna, il secondo in Forlí.

Sentito in iscritto, ed in voce il difensore dei prevenuti, tutti carcerati, all'appoggio della confessione del ripetuto ZANOLI in ambedue i delitti, che lo riguardano, e di altre prove, ed indizi risultati dagli Atti, furono condannati _come rei convinti_ all'ULTIMO SUPPLIZIO

LUIGI ZANOLI,

ANGELO ORTOLANI,

GAETANO MONTANARI,

GAETANO RAMBELLI,

ABRAMO ISACCO FORTI, _detto_ MARCHINO.

Fu condannato poi alla _Galera per anni sette_

BENIAMINO FORTI detto CARLINO per l'espressa complicità nel _surriferito omicidio con qualità di mandato_:

Ed alla _Detenzione per anni cinque_

ANGELO BRANZANTI, di Ravenna, orefice, maggiore di età, riconosciuto indiziato di qualche dolosa prescienza nel sopraddetto _Omicidio del direttore Matteucci_.

Si ordinò finalmente, che MARIANO ZAULI, altrimenti detto GANGA, fabbro e DOMENICO MONTALETTI, fornaio, ambedue di Ravenna, il primo preteso complice in uno degli _appostamenti_ fatti al lodato E.MO, ed il secondo preteso complice nell'accennata _fabbricazione del pane_, fossero dimessi dal carcere coll'ingiunzione dei precetti contro di loro decretati.

Dato dalla Cancelleria della Commissione speciale questo dí 9 di Maggio 1828.

NATALE LORENZINI, Cancelliere.

_Faenza, dalla tipografia Montanari e Marabini._

Il capo custode MARIANI (ricordato anche nel cap. XXVII) era prima addetto alle carceri di Forlí e ne fu tolto per la sentenza del Rivarola: fu padre di Angelo, celebre musico vissuto dal 1824 al 1875 (cfr. REGLI, op. cit., p. 307).--Monsignor ANDREA GIANOLLI non era _vicario_ (vicario generale arcivescovile dal 1827 in poi fu monsignor GIULIO BUONINSEGNI di Borgo S. Sepolcro), ma _uditore di S. E. R.ma_ l'arcivescovo CHIARISSIMO FALCONIERI (nato a Roma nel 1794, fatto arcivescovo di Ravenna il 3 luglio 1826, cardinale il 12 febbraio 1838, morto nel 1859): con tale ufficio il Gianolli appare negli anni 1827-30, e secondo il FRIGNANI (op. cit., LVII) era un «prete della diocesi di Cesena».--Il caso dello SPADA è narrato anche, con piú abbondanza di parole, dal FRIGNANI (op. cit. LVII, LVIII), che lo designa col nome di SPADINI, «mugnaio, famoso brigante sino dai tempi della Repubblica cisalpina.» È singolare che non si sia trovato il nome di questo SPADA (tale era veramente il suo casato) nei registri parrochiali dei defunti; ma, mi scrisse l'ottimo F. Miserocchi, sta il fatto «che costui era un brigantone di tre cotte; che faceva il magazziniere di professione, e che all'atto dell'esecuzione dei cinque impiccati si dilettava di beffeggiare i pazienti contandoli ad uno ad uno con aria di soddisfazione di mano in mano, che salivano il patibolo, come mi narrano alcuni testimoni oculari ancora viventi; tanto che col suo schifoso contegno era giunto quasi a provocare una sorda ma rumoreggiante reazione da parte degli spettatori, ma il caso provvide alla vendetta...»

XXI. Sino dall'11 settembre 1826 pubblicando in Ravenna il suo primo proclama la Commissione presieduta dall'Invernizzi invitava i cittadini alla denunzia dei reati politici; e da un'altra notificazione in data di Faenza 16 aprile 1827 appare che l'istituto della _Spontanea_ era stato introdotto con l'editto pontificio del 6 luglio 1826 con termine utile fino al 15 marzo 1827, prorogato poi al 10 giugno, sino al quale giorno avvertiva monsignor Invernizzi esser egli delegato da Sua Santità a ricevere «le spontanee abdicazioni e le denuncie da chiunque volesse a noi presentarsi». Degli atti e procedimenti di questa Commissione speciale poche notizie si hanno nella storia (cfr. FARINI, op. cit., lib. I, cap. II); non sarà inutile però avvertire che fin da principio ad uno dei suoi membri, GIOVANNI RUFFINI, trattenuto forse in Roma dall'ufficio di luogotenente criminale, fu sostituito FILIPPO FRANCESCO CARLI, giudice nel tribunale d'appello di Bologna, e al cancelliere primamente nominato succedette NATALE LORENZINI. Le sentenze della Commissione, di cui ho potuto avere notizia (oltre le due riferite nelle note ai capp. XX e XXV), sono le seguenti:

1827, 7 giugno: come rei di appartenere alla Società Carbonica e di aver promosse o frequentate adunanze anche dopo l'editto 6 luglio 1826 furono condannati i seguenti pesaresi: _Vincenzo Pennacchini_ domestico, alla galera in perpetuo; _Giovanni Spinaci_ calzolaio e _Raffaele Pascucci_ vetraio a 25 anni, _Romualdo Carandini_ domestico e _Terenzio Ghirlanda_ sartore a 5 anni di opera pubblica, _Nicola Conti_ minore di età, muratore, a sei mesi di prigionia.--Detto giorno: altra sentenza della Commissione contenente notizie particolareggiate delle società segrete di Gubbio, cioè della _Vendita_ _dei figli di Bruto_ istituita nel maggio 1824, della società dei _Figli della speranza_ e _Fratelli del dovere_ istituita nell'anno 1825 e di quella dei _Buoni amici_ promossa nel febbraio 1826 contro la società antiliberale dei _Compari_.--1827, 5 luglio: _Pasquale Santi_ pescivendolo, di Cesena, fu condannato a 10 anni di galera perché l'8 febbraio 1821 in casa Salberini durante una festa di ballo ferí mortalmente _Mariano Pierini_ «e da una deposizione testimoniale appare che dalla Sètta Carbonica fosse designata la di lui uccisione»: il Pierini era «un esploratore della polizia» e il Santi era «sorvegliato all'epoca del delitto dall'officio della polizia locale per la sua aderenza coi facinorosi»; perciò il Santi fuggí all'estero, dando cosí indizio di colpa, e la voce pubblica lo designò subito come autore del misfatto.--1827, 1 agosto: sono condannati _Giacomo Leoni_ di Meldola, domiciliato in Forlimpopoli, tintore e oste, di anni 50 a dieci anni di galera, _Paolo Bendandi_ detto _Grametto_ mercante di bestiame, di Forlimpopoli, a sette anni di galera, _Luigi Pasolini_ canepino, di Forlimpopoli, di anni 17, a un anno di casa di correzione, e _Michele Bendandi_ mercante di bestiame, di Forlimpopoli, a un anno d'opera pubblica, per essere appartenuti alla società dei _Fratelli del dovere_ «ch'è la società media fra la Carbonica e quella della _Speranza_» (sentenza importante per conoscere le vicende delle sezioni di società segrete in Forlimpopoli).--Detto giorno: _Antonio Ballardini_, di Faenza, calzolaio, condannato alla prigionia per 6 mesi per ferimento semplice avvenuto la sera del 24 maggio 1827 in Faenza a danno di _Bartolomeo Savini Casadio_ per il «sospetto in taluno ingeritosi pochi giorni prima al fatto che il Casadio servisse qualche autorità giudiziaria nella qualità di delatore.»

1828, 10 aprile: «Risultò dagli atti che lo zelo di _Antonio Bellini_ ispettore di polizia in Faenza nel dare opera che gli individui addetti alle proscritte società segrete non turbassero la pubblica tranquillità, eccitasse contro di lui l'odio di alcuni ascritti alle medesime»; e perciò, dopo altri inutili tentativi, egli fu ucciso la sera del 2 luglio 1826 in Faenza da due colpi di pistola esplosi per opera di _Vincenzo Galassi_ detto _Cuccolotto_ pignattaro e _Antonio Biffi_ detto _Biffotto_ vetturino, entrambi faentini, diretti nella delittuosa operazione da _Carlo Filiberti_ flebotomo in Faenza, con complicità di _Niccola Benedetti_ di Gubbio, cameriere in Faenza, di _Tommaso Antolini_ oste, di Faenza, e di _Sante Spada_ di Cotignola; con questo che Galassi, Biffi e Filiberti fuggirono dal loro domicilio e dallo Stato pontificio. Per questi motivi sono condannati _Vincenzo Galassi_ all'ultimo supplizio, _Niccola Benedetti_ a 5 anni di galera, _Tommaso Antolini_ a 3 di opera pubblica; si ordina l'arresto di _Antonio Biffi_, _Carlo Filiberti_ e _Sante Spada_, e si dimette dal carcere col precetto di rappresentarsi _Luigi Masotti_, sartore, di Faenza, e guardia provinciale arrestato per pretesa complicità.--1828, 6 giugno: _Biagio Fedeli_ di S. Alberto, carabiniere addetto alle carceri politiche di San Vitale, perché «guadagnato da taluno dei detenuti, vilmente si determinò a tradire il suo officio, portando e riportando sí al di dentro che al di fuori di dette carceri, ambascerie e viglietti», fu espulso dal corpo e condannato a cinque anni di galera, piú ad altri cinque di opera pubblica come detentore di uno stile proibito.--1828, 23 luglio: fu condannato a tre anni di opera pubblica _Luigi Venturelli_ di Imola, «degente in Faenza», il quale «imaginò che sarebbe stato di molto suo profitto, se avesse indotto la Commissione speciale nella credulità «che dalle società segrete si macchinava una rivoluzione dai confini del Ferrarese a quelli della delegazione di Pesaro, sotto la denominazione di _Vespri Siciliani_»: inventò e denunziò perciò uomini, luoghi, contrassegni; poi, arrestato, confessò il delitto «accusandone per impulso i debiti contratti ed il desiderio di procurarsi qualche straordinario guadagno per estinguerli».--1828, 4 settembre: _Michele Ronci_ di Morciano, sartore, «addetto a società secrete», fu condannato a dieci anni di galera per aver tentato, prima in Fano, poi in Rimini il 10 maggio 1824 di avvelenare _Andrea Medri_ di Cesena «per odi privati».--Detto giorno: _Giosafat Geminiani_, guardiano, nativo di Fusignano, domiciliato in Ravenna, «sospetto non leggiermente d'appartenere «ad alcuna delle società segrete», fu condannato a 10 anni di galera, perché la sera del 19 marzo 1826 mentre in Ravenna «corrissava con alcuni giovani addetti a società segrete il calzolaio _Gaetano Gugnani_, detto _Vobis_, malveduto dai settari per la sua contrarietà alle loro massime», esso Geminiani si mise in mezzo e ferí il Gugnani, che della ferita morí pochi giorni di poi.--Detto giorno: _Giacomo Battuzzi_, possidente, di Ravenna, fu condannato a dieci anni di galera (senza pregiudizio degli altri 15 di detenzione inflittigli per sentenza del card. Rivarola del 31 agosto 1825) perché la notte del 19 marzo 1819 colpí d'arma da fuoco il direttore della polizia provinciale di Ravenna _Giuseppe Lausdei_, avendo complici i contumaci _Vincenzo Battaglini_ e _Tommaso Quatrini_ di Ravenna, che furono condannati l'uno a dieci, l'altro a cinque anni di galera.--1828, 30 settembre (in Rimini): _Niccola Martinini_ di Rimini, maestro di scuola privata elementare, fu condannato a 7 anni di galera perché mentre il Governo attendeva a scoprire gli autori dell'attentato contro il card. Rivarola «falsamente testificò in giudizio avergli confidato _Giuseppe Previtali_, che disse essere suo amico, che il legale _Ottavio Bottoni_ coll'intelligenza del Previtali medesimo, di _Luigi Serpieri_, marchese _Ercole Buonadrata_, _Domenico Piolanti_, _Francesco Serpieri_, _Achille Bocci_, _Giuseppe Ferranti_, _Giacomo Martinelli_, e di _Gio. Battista Grilli_, era stato l'autore del vero attentato suddetto col mezzo di pistola, essendosi il Martinini approfittato della scienza, che il nominato Bottoni trovavasi in quell'epoca in Ravenna per un suo privato affare. Per siffatta testimonianza, avvalorata ancora da altri amminicoli, tanto esso Bottoni, quanto gli altri suddetti soggiacquero all'arresto e alla detenzione, fino a che non si conobbe giudizialmente la loro innocenza nel sopradetto sacrilego attentato.»

XXIII. GAETANO BIANCHINI fu ispettore di polizia in Ravenna sino al 1823, poi destituito perché compreso nei processi del Rivarola che lo assoggettò al precetto politico; arrestato per ordine dell'Invernizzi, si liberò colla _spontanea_: finí amministratore di casa Guiccioli.--Di ANTONIO SPADA vedasi cap. LIV.

XXV. La condanna dell'UCCELLINI fu pronunciata dalla Commissione speciale il 23 luglio 1828: eccone il testo riprodotto di sulla stampa originale:

COMMISSIONE SPECIALE | PER LE QUATTRO LEGAZIONI | E PER LA DELEGAZIONE D'URBINO E PESARO | RESIDENTE NELLA CITTÀ DI FAENZA | _Sessione delli 23. di luglio 1828._ | TRANSUNTO | DELLA SENTENZA NELLA CAUSA RAVENNATE DI LIBELLO FAMOSO.

Prima che apparisse l'alba del giorno 5. d'Ottobre 1826., si trovò affisso in due luoghi della Città di Ravenna un lungo scritto in versi contenente un Dialogo fra li due Ss. Martiri Apollinare, e Vitale, principali protettori della nominata Città, ingiurioso al Governo, ed ai suoi Ministri. Restatone per qualche tempo occulto l'autore, giunse poi la COMMISSIONE SPECIALE a riconoscerlo nel giovane _Primo Ucellini_ di Ravenna, d'età maggiore, impiegato nell'officio del Registro, e sospetto d'appartenere a Società Secrete. Non avendo presentato l'incarto quella sicurezza di prove, che richiedevasi per la pena ordinaria, la COMMISSIONE stessa, inteso il Difensore, ha condannato il suddetto PRIMO UCELLINI alla pena straordinaria _di anni tre d'Opera pubblica_.

Dato dalla Cancelleria della Commissione Speciale questo dí 30. di Luglio 1828.

NATALE LORENZINI, CANCELLIERE.

_Faenza dalla tipografia Montanari e Marabini._