Memorie di un vecchio carbonaro ravegnano
Part 11
RITENUTO poi che il Conte Giacomo Laderchi di Faenza, già Vice-Prefetto sotto il cessato Regime Italico, Carcerato, si è reso in _cap. prop._ confesso di pertinenza in gradi elevati a piú Sètte, ed in particolare alla Guelfia, alla Massonica ed a quella dei Carbonari; di avere procurato e fatto in effetto eseguire la propagazione delle medesime nelle Legazioni, operando in concorso di altri principali Settari che fosse stabilito a Faenza un Consiglio Guelfo ed una Vendita Carbonica e susseguentemente che si riaprissero anche le Loggie e Templi Massonici; di essere intervenuto e di avere assistito a piú Recezioni massoniche e carboniche, a piú Adunanze e Congressi di congiurati a Faenza nella propria sua abitazione ed in quella dei consettari Giuseppe Benedetti e Carlo Villa, a Cesena nella casa dell'ex ufficiale Sante Montesi e nel Casino di Luigi Bassetti, a Forlí in casa del conte Orselli e di Scipione Casali e nel Casino di campagna del conte Ruggero Gamba di Ravenna per discutere sui piani della rivolta e stabilire il giorno alla esplosione della medesima; di avere assunto il grado di uno dei quattro Membri del cosí detto _Consiglio Superiore Carbonico_ nelle Romagne insieme al nominato conte Orselli, a Vincenzo Gallina di Ravenna, a Mauro Zamboni di Cesena; di essersi mantenuto in stretta relazione con tutti i principali Settari delle Legazioni e con vari altri anche di estero Stato; confessione che in seguito maliziosamente tentò di ritrattare, senza però addurre o giustificare alcuna causa di errore, rimanendo invece una tal confessione pienamente verificata dal concorso di legali prove, indizi e congetture ed in particolare da piú manifestazioni spontanee di piú Consettari e dall'incolpazione di vari altri di essi ammessi al beneficio dell'Impunità ed infine dalle confessioni in capo proprio di piú correi e capi della Sètta e congiura sostanzialmente verificate;
che Onofrio sedicente Luigi Zuboli nativo di Ravenna, già fornitore carcerario a Bologna, ora domiciliato a Forlí, carcerato, è convinto della stessa pertinenza in grado superiore a piú segrete Società, ma particolarmente alla Carboneria e Massoneria; di avere cooperato alla propagazione in Bologna della prima ed alla riforma della seconda, facendo che si riaprissero anche in quella città i Templi Massonici; di avere tenuto una corrispondenza colle principali Vendite Carboniche delle Romagne e con altri Capi Carbonari delle Legazioni per l'effetto della rivolta; d'intervento a piú Unioni e Congressi con altri Carbonari a Bologna e Forlí per l'effetto stesso; di aver dato accesso e comodo per le riunioni stesse nella propria abitazione; di avere nel tempo della guerra tra i Costituzionali di Napoli e gli Eserciti Imperiali eccitati i Carbonari delle Romagne perché irrompessero in una generale rivolta contro il legittimo Governo, promettendo ai medesimi l'appoggio dei settari bolognesi, dei quali egli spacciavasi alla testa;
che Gaetano del fu Giovanni Baldi di Faenza, ufficiale pensionato della disciolta Armata italiana, carcerato, rimase convinto di appartenere anch'egli alla Carboneria ed all'altra Unione degl'Illuminati, essendo segretario della Vendita; di piena intelligenza e cooperazione con gli altri soci nei propositi e piani di congiura; d'intervento a piú recezioni settarie seguite nel 1820 e 1821 a Faenza; di direzione nei complotti e conventicole notturne dei faziosi di quella città; _urgentemente_ indiziato di correità nell'omicidio premeditato seguito in odio di partiti a Faenza per fatto di una conventicola armata di faziosi sulla pubblica strada del Corso la sera del 29 decembre 1820 mediante esplosione di piú armi da fuoco, a danno del vetturino Sante Bertazzoli detto _Santetto della Posta_;
che Vincenzo Succi, negoziante di Faenza, contumace, convinto Carbonaro, di aver dopo gli arresti ed esili del luglio 1821 seguiti a Faenza di piú Carbonari, occupato il grado di _Reggente_, conservando presso di sé li Statuti, arredi ed Emblemi Carbonici, nel qual grado mantenne continuamente viva l'effervescenza ed il partito, ascrivendo nuovi proseliti alla Sètta; di avere nella qualifica stessa _mandato_ l'omicidio di Francesco Gamberini, figlio del già Gonfaloniere di Castel Bolognese per esser questi in voce presso i settari d'essersi ritirato dalla società; e questo omicidio fu consumato nella anzidetta terra di Castel Bolognese nella casa del medesimo Gamberini, con qualità anche di prodizione, per opera del settario contumace Pietro Barbieri la sera del 2 aprile 1822 mediante esplosione d'arme da fuoco;
che il nominato Pietro Barbieri soprachiamato _Civilino_ di Castel Bolognese, scrittore e musicante, contumace, oltre esser convinto di appartenere alla Sètta, è provato che istigasse non senza effetto piú individui acciocché si ascrivessero alla medesima, che assistesse a varie recezioni, che avesse piena conoscenza e che cooperasse alla congiura, non che di aver mantenuta stretta relazione con i principali settari di Faenza, è rimasto anche gravato in complicità dell'altro settario contumace Marco Pezzi di appensata esplosione notturna d'arme da fuoco per spirito di parte contro il custode carcerario di quella terra Giuseppe Gentilini; è convinto qual autore principale dell'omicidio proditorio di Francesco Gamberini; indiziato anche gravemente di complicità nell'avvelenamento di alcuni biscottini fatti appositamente preparare nel caffè detto della Speranza di Faenza e da lui col mezzo di altro settario propinati all'ucciso la stessa sera poco prima dell'avvenuto omicidio;
che contro Battista Franceschelli detto _Carrozza_, causidico di Castel Bolognese, carcerato, risulta provata la sua pertinenza alla Sètta degl'Illuminati; di esser con effetto stato causa che altri si ascrivessero alla medesima, assistendo alla loro recezioni; di mantenuta relazione con i principali Carbonari di Faenza e di altri luoghi delle Legazioni; gravato pure di complicità nell'esimizione dalle mani della forza dei carabinieri dei consettarii Giuseppe Budini e Marco Pezzi arrestati nel luglio 1821, e finalmente convinto di correità nel citato omicidio Gamberini essendo risultato dal processo uno dei principali istigatori ed accaloratori del medesimo; gravemente anche indiziato d'aver provveduto una certa quantità d'oppio col quale furono attossicati gl'indicati biscottini che come si è detto furono apprestati all'ucciso;
che Francesco Garaffoni soprachiamato _Barchetta_ di Cesena, contumace, dalla concorrenza di tutte le prove ed indizi cumulati in processo a suo carico, rimase convinto qual autore dell'omicidio, colle gravanti qualità di mandato, avvenuto in odio di parte la sera del primo aprile 1822 a Cesena mediante colpo di stile a danno del cavaliere Don Angelo Bandi, per il qual delitto si rese immediatamente fuggiasco e si mantiene tuttora contumace; indiziato anche gravemente di appartenere alle Società degli Ermolaisti, che esisteva in quella città;
abbiamo perciò condannato e condanniamo i nominati 1. _conte Giacomo Laderchi_; 2. _Onofrio Luigi Zubboli_; 3. _Gaetano Baldi_; 4. _Vincenzo Succi_; 5. _Pietro Barbieri_; 6. _Battista Franceschelli_; 7. _Francesco Garaffoni_, come rei di alto tradimento o di altri delitti capitali alla pena dell'ULTIMO SUPPLIZIO.
Abbiamo inoltre dichiarato e dichiariamo _come convinti settari e gravati di complicità nel delitto di congiura_ i seguenti individui; ma in vista di una piú o meno diretta ed efficace cooperazione nel medesimo e di una qualche circostanza piú o meno attenuante condanniamo i medesimi, cioè: 8. _Pier Maria Caporali_ del morto Luigi, di Cesena, possidente, confesso di essere stato _Visibile_ nella Sètta dei Carbonari, _istitutore_ dell'altra segreta Società dei _Fratelli-artisti_ e _del Dovere_, di aver mantenuta una stretta relazione con tutti i principali capi Carbonari delle Legazioni, di essere intervenuto al congresso tenuto a Cesena nell'agosto 1820 dai membri del Comitato centrale per trattare i piani di rivolta; 9. _conte Odoardo Fabbri_ possidente, di Cesena, gravato ancora come uno dei principali autori di libello e calunnia a pregiudizio della giustizia e pubblica estimazione dei primi magistrati della provincia di Forlí, accusando questi, per giovare alla causa di piú detenuti settarii, di avere con false imputazioni a loro carico le politiche misure di arresto del 10 luglio 1821, del qual delitto si rese confesso limpidamente il correo Pietro Magnani di Ravenna, palesando che ad istigazione del prevenuto conte e da lui lusingato della sua mediazione per essere liberato dal carcere, ov'era condannato per titoli di truffa, trascrivesse piú fogli contenenti fatti inventati e calunniosi diretti a dimostrare l'ingiustizia degli arresti e la loro provocazione con dette imputazioni, quali fogli ricevuti dal prevenuto furono da lui diretti alla Segreteria di Stato; ricevimento e direzione nemmeno da esso impugnata, avendo di piú confessato di averli accompagnati al Supremo Dicastero con suo particolare scritto di alcune osservazioni onde fossero da quello vieppiú valutati; confessione rimasta verificata coll'altra del correo Magnani, coll'esistenza negli atti dei detti scritti riconosciuti legalmente ed identificati dagli autori de' medesimi, coll'insussistenza dei fatti in essi fogli contenuti e con altri indizi e legali risultanze, che assicurano della sua colpabilità, anche per questo titolo; 10. _dottor Luigi Montallegri_ del fu Giovanni, di Faenza, medico militare reduce dalle disciolte armate d'Italia, pensionato; 11. _Francesco Torricelli_ del fu Giovanni, possidente, di Meldola, gravato ancora di aver favorito in corrispondenza con settari di estero dominio la fuga dallo Stato di piú soci rei di piú atroci delitti col mezzo di falsi passaporti, uno dei quali venne ad esso perquisito nell'atto del suo arresto; sospetto inoltre di mandato nell'omicidio del suo germano Filippo Torricelli seguito a Meldola la sera 11 marzo 1823; 12. _Carlo_ del fu Matteo _Balboni_ di Faenza, domiciliato a Forlí, ufficiale reduce in pensione; 13. _cavalier Sante Montesi_ di Cesena, ufficiale reduce in pensione; tutti carcerati; alla detenzione in perpetuo in un Forte dello Stato.
14. _Ruggero conte Gambi_ di Ravenna, del vivente Paolo, possidente; 15. _Mauro Zamboni_ del morto Ferrante, possidente, di Cesena; 16. _Luigi_ del fu Cesare _Petrucci_ di Forlí, avvocato, contro del quale non mancano pure negli atti gravi sospetti che all'epoca ch'era egli _Reggente_ della Vendita Carbonica a Forlí venisse da questa ordinato l'omicidio del banchiere Manzoni; 17. _Giovanni_ del fu Domenico _Gurioli_ di Forlí; negoziante, carcerati; 18. _Luigi Bassetti_ di Teodorano, possidente, dimorante a Cesena, contumace; 19. _Giovanni_ del fu Carlo _Ghiselli_ di Forlí, locandiere; 20. _Ermenegildo_ di Luigi _Perlini_ di Cesena, archibugiere; 21. _Antonio_ del fu Alberto _Croci_ di Meldola, avvocato, dimorante a Forlí; 22. _Antonio_ del vivente Pietro _Gherardini_, detto _Buracina_, di Ravenna, oste; 23. _Girolamo Deny_, nativo di Grenoble, in Francia, arruotino, domiciliato a Ravenna, gravato anche di aver provvisto armi, ed arruolati quantità di stili per gli Americani di Ravenna, del qual delitto si rese qualificatamente confesso; 24. _Giovanni_ del vivente Domenico _Barduzzi_ di Brisighella, postiere di lettere, gravato di enormi bestemmie, di sediziosi discorsi contro il Governo ed insultanti sproloqui contro l'Augusta Persona del Capo Visibile della Chiesa; 25. _Mariano_ del vivente Domenico _Savini_, detto l'_Oste delle Chiavi_, di Faenza, gravemente sospetto ancora nel già ricordato omicidio del vetturino Sante Bertazzoli; 26. _Gaetano conte Benati_ del fu Domenico, di Bologna, possidente, oltre essere Reggente di una Vendita Carbonica in quella città, gravemente indiziato ancora complice nel ferimento qualificato seguito per opera di alcuni settari nella città suddetta la sera 28 marzo 1821 a danno del cavaliere Giacomo Greppi; tutti carcerati; alla detenzione in un Forte come sopra per anni venti.
27. _Camillo conte Laderchi_ del vivente Giacomo, di Faenza, confesso di pertinenza alla Carboneria e Massoneria ed alla Società degli Illuminati, essendo stato di questa ultima anche Maestro, e di relazione e corrispondenza cogli altri settari delle Legazioni; confessione da lui poscia tentata di revocare, senza però addurre o giustificare alcuna causa di errore, essendo invece questa stata a suo carico verificata dal complesso delle risultanze processuali ed in particolare da piú confessioni di altri correi; 28. _Francesco_ del fu Giovanni _Pasotti_ d'Imola, ufficiale reduce pensionato; 29. _Giuseppe Budini_ del fu Domenico, detto _Zampetta_, di Castel Bolognese; 30. _Sebastiano Montallegri_ del fu Giovanni, di Faenza, ufficiale reduce in pensione; 51. _Domenico_ del fu Giovanni _Garavini_, detto _Mingone_, di Castel Bolognese, fornaro, indiziato ancora di complicità nell'omicidio di Francesco Gamberini suddetto; 32. _Andrea_ del vivente Sebastiano _Baroncelli_ di Faenza, ex gendarme del cessato regime; 33. _Teodoro_ del vivente Domenico _Tabanelli_, oste e pizzicagnolo, di Faenza; 34. _Battista Tabanelli_, germano del precedentemente nominato, di Faenza, gravemente ancora sospetto di complicità nell'omicidio del nominato vetturino Bertazzoli; 35. _Francesco_ del vivente Marco _Baldassarri_, detto _Chiccoia_, di Faenza, gravemente indiziato ancora di avere accettato da alcuni settari il mandato per uccidere un pubblico funzionario di Castel Bolognese, sospeso poi per fini particolari dal Reggente della Società; 36. _Giacomo_ del fu Domenico _Batuzzi_ di Ravenna, possidente; 37. _Giacomo_ del fu Vincenzo _Ravaioli_, possidente, di Forlí, maestro di scherma, tutti carcerati; 38. _Domenico Profili_ di Faenza, detto _Mingone_, caffettiere della Speranza, contumace; alla detenzione come sopra per anni quindici.
39. _Antonio Biancucci_ di Meldola, possidente; 40. _Francesco_ di Giovanni _Zoli_ di Forlí, possidente; 41. _Pietro_ del fu Anacleto _Raboni_ di Casumaro, domiciliato a Bologna; 42. _Pier Paolo_ del fu Giovanni _Pasquali_ di Forlí, medico; 43. _Massimino Morosi_ del vivo Carlo, di S. Laudecio, avvocato: 44. _Paolo Perlini_ del vivente Ermenegildo, di Cesena, pittore; 45. _Vincenzo_ del fu Battista _Zoli_ di Forlí, possidente; 46. _Domenico_ del fu Giuseppe _Monti_, maniscalco di Faenza: 47. _Antonio Carpegiani_, sopradetto _Faro_, del fu Cristoforo, falegname, di Castel Bolognese; 48. _Giovanni_ del fu Domenico _Calura_ di Ravenna, fornaio; 49. _Giovanni_ del vivente Pietro _Bandini_, detto _della Pozza_, di Faenza, canepino: 50. _Giacomo_ del fu Girolamo _Sangiorgi_, sopra chiamato _dei Boschi_, di Faenza, oste; 51. _Bartolomeo_ del vivente Francesco _Venturi_ di Faenza, mugnaio; 52. _Vincenzo_ del fu Pietro _Gamberini_ di Ravenna, possidente; 53. _Giuseppe_ del fu Francesco _Boesmi_ di Faenza, falegname; 54. _Domenico_ del fu Giovanni _Maioli_, detto _Bargamino_, di Ravenna, oste; 55. _Gaetano_ del fu Domenico _Mazzesi_, detto _Babalotto_, locandiere, di Ravenna, ambedue questi ultimi gravemente indiziati ancora di doloso confugio ed occultazione alle indagini della Giustizia dell'autore del ferimento del già ricordato cavaliere Giovanni Greppi di Bologna; 56. _Lorenzo_ del fu Matteo _Zuccadelli_ di Ravenna, scavapozzi; 57. _Giovanni_ del fu Domenico _Bassi_, detto _Giuracco_, macellaio, di Ravenna; 58. _Romualdo_ del fu Domenico _Cavalieri_, bottaro, di Ravenna; 59. _Giuseppe_ del fu Lazzaro _Magni_ di Forlí, domiciliato a Bologna, prevenuto ancora di complicità nel ferimento Greppi; tutti carcerati; alla detenzione in un Forte come sopra per anni dieci; ordinando che rapporto al Magni per il titolo di complicità nel ferimento sia ritenuto come dimesso col precetto _novis vel non novis_.
60. _Giuseppe Capra_ del morto Luigi, di Castel Bolognese, tintore, carcerato, alla detenzione in un Forte per anni sette.
61. _Luigi Poletti_ del quondam Michele, di Modena, Custode sospeso delle carceri di Forlí, sospetto ancora di prestati favori a danno della Giustizia a piú detenuti settari commessi alla sua custodia; 62. _Gabrielle_ del fu Luigi _Spada_, sensale, di Faenza, condannato anche per altro titolo in Imola; 63. _Giuseppe Bertolotti Vigna_, ufficiale reduce in pensione, di Bologna, imputato puranco di complicità nel suddetto ferimento Greppi, carcerato; alla detenzione in un Forte come sopra per anni cinque, dichiarando inoltre perpetuamente inabilitato il Poletti ad esercitare l'officio di Custode carcerario nello Stato e che rapporto al Bertolotti non costa della sua colpabilità per il titolo del ferimento suddetto.
Attese le loro pessime qualità e per essersi anche resi debitori piú e meno alla Giustizia e gravati per altri delitti, oltre i già accennati, in vece della detenzione in un Forte abbiamo condannato e condanniamo: 64. _Giuseppe Toschi_, detto _il Rosso della Topa_, del fu Antonio, muratore; 65. _Giovanni_ di Giuseppe _Morini_, soprachiamato _Morinino_, sensale; 66. _Pietro Tonducci_ del fu Nicola, detto _il figlio di Sant'Orsola_; di Faenza, carcerati, gravati di aver fatto parte delle conventicole notturne armate dei faziosi, che inquietarono nell'anno 1820 e 1821 quella città; urgentemente indiziati complici nelle ferite con appensamento seguite a Faenza a danno di Francesco Manini soprachiamato _Baluga_, per spirito di partito, la sera del venti maggio 1820, e nell'omicidio superiormente ricordato del vetturino Bertazzoli; diffamati nella pubblica opinione quai sicari della Sètta; risultando di piú dagli atti il nominato Morini non leggermente sospetto d'intelligenza e preordinazione nell'altro omicidio qualificato seguito in detta città la sera del 29 luglio 1820 a danno del Sacerdote Don Domenico Montevecchi, ed il Tonducci gravemente sospetto pure di aggressione e d'insidia a causa di partito contro piú individui della città di Faenza reputati di contraria opinione; 67. _Giuseppe Marini_ di Faenza, impiegato al Canal Naviglio, contumace, gravato in processo di complicità nel proditorio omicidio del mentovato Francesco Gamberini, risultando dal complesso degli atti preordinatore ed accaloratore dell'omicidio medesimo e di essersi in specie piú volte egli recato a mezza strada di Faenza, ai cosí detti Stradoni di Lugo, nei giorni precedenti al delitto per trattare e predisporre il medesimo coll'uccisore Pietro Barbieri; 68. _Giacomo Pediani_, detto _Sgrappagnello_, di Castel Bolognese, falegname, già condannato per l'altro titolo di fuga qualificata dalla Rocca d'Imola, gravato pure della stessa intelligenza e preordinazione dello stesso omicidio Gamberini e di complicità nel tentato veneficio, di cui si è tenuto proposito parlando del condannato Barbieri; essendosi dalle circostanze processuali rilevato che egli giuocasse al Caffè di Castello coll'indicato Barbieri alcuni biscottini, onde frammischiarli fra quelli fabbricati a Faenza con sostanza venefica, per trarre in inganno l'ucciso; 69. _Vincenzo Rossi_, sopranominato _Coltellaccio_, di Forlí, caporale di finanza, contumace, gravato nella qualità di capo della Turba di Forlí di avere preso parte attiva nelle conventicole di faziosi e nei tumulti delle sere 3 e 19 marzo 1821 con insulti e resistenza alla pubblica forza; di fuga qualificata dal Forte di Pesaro avvenuta la notte cinque marzo 1822; e di essere non leggermente sospetto negli omicidi Lolli e del banchiere Manzoni di quella città; 70. _Girolamo Bellenghi_, detto il _Mongo_, del vivente Raffaello, di Faenza, archibugiere, carcerato, gravato di aver fatto parte qual fazioso nelle conventicole armate; di aver costrutto quantità di cartucce per la Sètta, avendone sottratte da circa trecento mazzi delle già preparate alle indagini della Giustizia nell'atto che praticavasi da questa una perquisizione; di attentati ed insidie alla vita di persone reputate di opposto partito; 71. _Pietro_ di Giuseppe _Berti_, di Faenza, carcerato, gravato ancora di ferimento qualificato con pericolo di vita in pregiudizio di Giuseppe Numai di Forlí, dimorante allora a Faenza, seguito per spirito di parte in quella città la sera del 12 marzo 1821 mediante colpo di pistola; 72. _Michele_ del fu Giovanni _Antonioli_ di Cesena, impiegato a Forlí, contumace, gravato di complicità negl'indicati tumulti delle sere 3 e 19 marzo 1821; di avere attentato per spirito di parte alla vita di piú persone; convinto di duplice fuga qualificata dal Forte di Pesaro, ove era detenuto; 73. _Giuseppe_ del fu Domenico _Dassani_, soprachiamato _Fenina_, rigattiere, di Forlí, carcerato, gravato ancora di aver fatto parte dei tumulti nelle ripetute sere 3 e 19 marzo 1821 e delle conventicole notturne armate, che, come piú volte si è detto, inquietavano anche la città di Forlí negli anni 1820 e 1821; di essersi pubblicamente appalesato per uno dei piú esaltati per la rivoluzione; 74. _Bartolomeo_ del fu Giovanni _Rondini_, detto _Balasso_, di Forlí, locandiere, contumace, gravato anch'egli di avere avuto parte attiva nei citati tumulti delle sere 3 e 19 marzo, nell'ultimo de' quali si era fatto direttore della turba dei faziosi; di ritenzione di deposito d'armi per i settari; di qualificata evasione per ben due volte dal Forte di Pesaro; 75. _Marco Pezzi_, detto _Marchino_, di Castel Bolognese, senza mestiere, contumace, prevenuto ancora di esplosione d'armi da fuoco con appensamento, in complicità del contumace Pietro Barbieri, seguita la notte del 21 maggio 1821 in quella terra in odio di partito a danno del custode carcerario Vincenzo Gentilini; alla Galera in perpetuo.