Memorie di un vecchio carbonaro ravegnano

Part 1

Chapter 13,505 wordsPublic domain

[Illustrazione: LUIGI UCCELLINI di Ravenna (1804-1882).]

BIBLIOTECA STORICA DEL RISORGIMENTO ITALIANO pubblicata da T. CASINI e V. FIORINI.--N. 5-6

MEMORIE DI UN VECCHIO CARBONARO RAVEGNANO

DI PRIMO UCCELLINI

pubblicate con annotazioni storiche a cura di TOMMASO CASINI

ROMA SOCIETÀ EDITRICE DANTE ALIGHIERI 1898.

PROPRIETÀ LETTERARIA DELLA SOCIETÀ EDITRICE DANTE ALIGHIERI

_Gli esemplari di questo volume non firmati dal gerente della Società si ritengono per contrafatti._

(87) Roma, Tipografia Enrico Voghera

AVVERTIMENTO

A queste «Memorie di un vecchio Carbonaro» che Primo Uccellini compose nell'onorata vecchiezza, sí per ricordare a sé stesso e agli altri i casi avventurosi e dolorosi della sua lunga vita di patriota, sí per lasciare ai giovani concittadini l'utile insegnamento del proprio esempio, non avrei voluto mandare avanti alcuna parola; poiché parevami che non bisognasse presentazione o raccomandazione per un libro di ricordi veramente vissuti, come oggi dicono, nei quali rinascono quasi presenti i tempi torbidi della Carboneria romagnola e delle persecuzioni pontificie e cardinalizie, le visioni luminose della Giovine Italia e l'odissea amara dei proscritti politici, i moti cosí diversi del 31, del 48 e del 49 e la reazione trionfante sin presso al sorgere del crepuscolo, annunziatore dell'Italia restituita nel pieno dominio di sé. Tutta questa epica storia di dolori e di speranze, di prove ognor rinnovate e di sconforti ineffabili, vide l'Uccellini e vi partecipò, secondo che i casi e le forze sue consentirono, ma sempre con onorata condotta, con anima immacolata, con intendimenti del piú puro patriottismo. E delle molte cose vedute narrò quelle che piú da vicino erano legate alle avventure sue personali, con semplice e ingenuo stile, con fedeltà scrupolosa al vero, senza passioni e senza vanti; egli che pur di vantarsi avrebbe avuto e occasioni e ragioni, egli cui le tarde persecuzioni dell'idea mazziniana--sua face illuminatrice nella giovinezza, suo conforto e riposo nella piú matura età--avevano tenuta viva e salda tutta la passione politica destata dalle persecuzioni dei Rivarola e degli Invernizzi. L'Uccellini scrisse queste sue ricordanze, passati ch'egli ebbe di poco i settant'anni, quando la mano affaticatasi in mezzo secolo di lavoro era già stanca; ma la memoria era ancora fedele e pronta la mente, cosí che quelle sue paginette si venivano riempiendo di uguale e nitida scrittura a matita, senz'altro lavorio, da quello in fuori che è rappresentato da pochi ritocchi e rinvii e da alcune pochissime correzioni o aggiunte di nomi e date[1]. Pubblicandole, per gentile consenso del possessore dell'autografo, l'egregio cittadino Francesco Miserocchi, mi sono fedelissimamente tenuto alla forma data alle sue Memorie dall'Uccellini medesimo; salvo che ho riordinata la punteggiatura ch'egli soleva segnare per mezzo di lineette, ho aggiunto o rettificato qualche nome proprio, e qua e là, desumendole da documenti certi, ho messo tra parentesi quadre alcune date, perché agevolassero al lettore la piena intelligenza di queste ricordanze. Alle quali ho fatto seguire, perché mi parve di corrispondere a un desiderio dell'autore, la narrazione della sua ultima prigionia, ch'egli stesso aveva stampata vivente[2], e una serie di annotazioni, nelle quali, oltre rapidi accenni storici e biografici su cose o persone da lui ricordate, ho allogato ciò che dal carteggio di prigione e d'esilio dell'Uccellini coi suoi parenti e amici[3] ho potuto ritrarre di utile per la storia, sia pure aneddotica, dei patrioti italiani e specialmente dei profughi del 31, e per conoscere piú da vicino alcuni dei casi che egli aveva solo accennati o anche omesso di raccontare nelle Memorie.

[1] L'autografo è di 61 cartelline scritte a matita: il testo di esso trascritto senza i necessari avvedimenti fu pubblicato infedelmente in un periodico di Ravenna, _Il Ribelle, organo della Consociazione repubblicana Pensiero e Azione_, Anno I, n. 1-15 (5 gennaio, 12 aprile 1884), col titolo di _Memorie inedite delle vicende politiche di Primo Uccellini_; ma il giornale morí poco dopo, né oggi se ne trova piú alcuna copia, salvo quella conservata nella biblioteca Classense: sí che le Memorie dell'UCCELLINI furono stampate, ma non si può dir che fossero veramente pubblicate.

[2] La narrazione dei _Cinque mesi di carcere nel forte di Bormida_ fu pubblicata nel _Diario ravennate per l'anno 1870_, pag. 29-40: che l'UCCELLINI la considerasse come parte integrante delle sue Memorie si rileva dal cenno che egli fa alla fine del cap. LXXV (pag. 108).

[3] Tutte le lettere e carte dell'UCCELLINI da me vedute e studiate si trovano presso il Miserocchi: al quale rendo pubblicamente le piú vive grazie per essermi sempre stato cortese di ciò che egli possiede nella splendida raccolta del Risorgimento italiano.

L'Uccellini non ebbe mai ambizioni letterarie, ma per le dure necessità dell'esilio dovette ingegnarsi di trarre dalla penna qualche aiuto alla vita. In Francia lavorò a parecchie compilazioni, di alcune delle quali non si è potuto avere piú precisa notizia: tali sono, per esempio, quei fascicoli di un'opera morale, che dovettero esser pubblicati per associazione in Dijon dal 1836 al '37, ma non continuarono oltre il secondo, per difetto di abbonati; quel Compendio della storia d'Italia con la descrizione del suo stato moderno, che s'incominciò a stampare nel '37, ma dopo le due prime puntate uscite nel '38 e concernenti lo Stato pontificio non ebbe altro seguito, perché un commesso infedele gli portò via ogni frutto del suo lavoro; quelle Effemeridi del 1840 per il dipartimento della Costa d'oro, che saranno state, m'imagino, uno dei tanti almanacchi descrittivi, statistici o storici allora in uso. Di tutti i lavori che il nostro ravennate pubblicò o preparò durante l'esilio, io non ho potuto vedere che il _Nuovo_ | _dizionario portatile_ | _della_ | _lingua italiana_ | _compilato_ | _sul gran vocabolario stampato in Bologna_ | _nel 1828 da P. Uccellini_ | _professore d'italiano_[4]; una ricompilazione copiosa e diligente, se non sempre esatta nelle definizioni, dal noto lessico bolognese del Cesari.

[4] Parigi, presso J. Langlumé e Peltier, librai, contrada du Foin-Saint-Jacques, 11, 1842; in-32º di pag. VI-630, a due colonne.

Tornato dall'esilio, l'Uccellini poté volgere le sue pazienti fatiche di compilatore a una materia meno arida e meno ingrata; voglio dire la storia patria romagnola, della quale par che egli si proponesse di farsi volgarizzatore fra il popolo. E di queste sue fatiche frutto osservabile fu il _Dizionario storico_ | _di Ravenna_ | _e di altri luoghi di Romagna_ pubblicato, in grosso volume (col motto _Indocti discant, ament meminisse periti_), nel 1855[5]: dove, traendo la materia per grandissima parte da un simile lavoro manoscritto del ravennate conte Ippolito Gamba (1724-1788), ordinò molte notizie storiche, biografiche, genealogiche ecc. degli uomini e cose notabili di Romagna; lavoro di largo disegno, riuscito necessariamente di scarso valore, perché l'autore poté giovarsi di pochissime fonti storiche né ebbe sempre un criterio sicuro di elezione e di metodo, ma ciò non ostante consultato anche oggi da chi non abbia familiari o non possa trovarsi sotto mano le opere speciali di piú compita e larga erudizione[6].

[5] Ravenna, nella tip. del Ven. Seminario Arcivescovile 1855: in-4º, di pag. 513.

[6] Vedo, p. es., che lo cita e se ne vale anche l'egregio ing. E. ROSETTI nel suo eccellente libro _La Romagna, geografia e storia_, Milano, Hoepli 1894, p. 642.

Ma di coteste sue cognizioni di storia patria l'Uccellini meglio si valse a rendere piú utile e istruttivo il _Diario_ annuale di Ravenna, del quale per molti anni curò la pubblicazione. La serie di questi calendari romagnoli risale al 1703, cioè al _Diario sacro di Ravenna_ per quell'anno, compilato da Domenico De Vicari; un altro consimile uscí nel 1784, a cura non so di chi, e per il 1792 si ebbe l'_Almanacco di Romagna_, edito dagli eredi Biasini di Cesena, che è molto utile a consultare, chi voglia conoscere lo stato politico ed ecclesiastico e gli uffici e le instituzioni pubbliche della provincia alla vigilia dell'occupazione francese. Durante il Regno italico si cominciò a pubblicare nel 1811 dall'editore forlivese Matteo Casali l'_Almanacco del dipartimento del Rubicone_, con notizie storiche e statistiche, con l'indicazione dei pubblici funzionari, dei prodotti e delle industrie locali, ecc.; ma non andò oltre il secondo anno, o almeno a me non è riuscito di trovarne altri. Restaurato il Governo pontificio, ricomparve nel 1818 e seguitò poi sempre il _Diario sacro_ di Ravenna, con il calendario dell'anno e le autorità ecclesiastiche e civili, e ne fu compilatore Luigi Uccellini, al quale, quand'egli morí nel 1834, succedette nella modesta fatica un certo Roatti. Il nostro Uccellini dall'esilio di Dijon promise di aiutare il continuatore della «impresa lodevole»; ma poi il bisogno lo strinse ad assumerla per proprio conto, sí che fatto stampare _Il Romagnolo_, diario per il 1838, ne mandò in patria 500 copie, le quali furono subito vendute a cura degli amici e parenti; ma per l'anno di poi l'almanacco giunse in ritardo, e non si poté trarne alcun beneficio; sí che per il 1840 provvide mandando assai per tempo il manoscritto e affidando la cura della stampa a Giulio Guerrini, ma qualunque ne fosse la causa (forse qualche maneggio del compilatore del _Diario sacro_), la stampa non si poté fare. Nella redazione del _Diario sacro_ intervenne un cambiamento, poco prima del ritorno dell'Uccellini dall'esilio; poiché quello dell'anno 1846 ha un breve proemio ove si annunzia un compilatore nuovo[7], che si crede esser l'Uccellini medesimo, il quale ne avrebbe da quel momento presa la cura sopra di sé. Sebbene nei _Diari_ che seguono sino al tempo del definitivo ritorno dell'Uccellini in Ravenna, che fu nel 1852, si trovi quell'ornamento che a lui tanto piaceva, delle notizie di storia patria[8], non credo di esser lontano dal vero ritenendo che la compilazione, come cosa propria ed esclusiva, fosse da lui assunta solamente con la redazione del libretto per il 1854, che si vide apparire con titolo di _Almanacco della provincia di Ravenna col Diario sacro_. La serie dei libretti annuali compilati dall'Uccellini durò fino al 1880, poi la redazione fu da lui ceduta a Primo Gironi, già suo collaboratore negli anni anteriori; il titolo tornò a essere _Diario sacro_ nel '55, poi fu di _Diario sacro e profano_ nel '60; dal 61 al '63, _Diario di Ravenna_, e indi poi sempre di _Diario Ravennate_. Ogni fascicoletto, oltre il calendario e la serie degli uffici governativi, municipali ed ecclesiastici, contiene dal 1854 all'80 una messe copiosa di notizie, documenti e curiosità di storia patria, raccolte e date fuori a titolo di varietà e di istruzione popolare, e quasi tutte fatica propria dell'Uccellini; al quale per altro alcuna volta si compiacquero di porgere il contributo di piú dotti lavori alcuni amici suoi, come Adolfo Borgognoni e Corrado Ricci. Queste compilazioni storiche dell'Uccellini[9] sono di scarsissimo valore per ciò che riguarda i tempi antichi; ma acquistano il carattere di preziose testimonianze allorché raccontano fatti della storia piú recente, massime del risorgimento nazionale. Non sempre è possibile discernere ciò che l'Uccellini dettò egli stesso da ciò che gli fu dato a stampare da alcun suo cooperatore; ma con sicurezza si devono registrare come suoi gli scritti seguenti:

[7] «Eccovi, o benevoli lettori, il _Diario sacro_ di questa Città e Diocesi per la prima volta da me compilato.»

[8] In quello del 1847 è narrato l'assedio di Ravenna per opera di Teodorico; nel '48 e '49 si parla di due scismi della Chiesa ravegnana; nel '51 si dà un quadro cronologico della storia ravennate, con altre notizie storiche diverse.

[9] Il proposito espresso nel _Diario_ del 1856 di pubblicare ogni anno un libro della _Storia di Romagna_ del CARRARI non ebbe seguito; invece furono dati estratti delle Cronache ravennati del CORLARI e del RAISI per il periodo 1796-97 nei _Diari_ degli anni 1858, 1866-68, 1870-73.

1. _Cronaca ravennate_ dal 1859 al 1878; ne furono pubblicati dei frammenti nei _Diari_ del 1860 (_dal 13 giugno alla fine di novembre 1859_), del 1861 (_dal gennaio a tutto novembre 1860_), del 1879 (_dal 1870 sino al 1974 inclusive_), del 1880 (_anni 1875 e 1876_) e del 1881 (_anni 1877 e 1878_).

2. _L'ingresso delle truppe pontificie nelle Romagne_ (20, 21 gennaio e 5 febbraio 1832), nel _Diario_ del 1863.

3. _Persecuzioni politiche, 1921-25_; nel _Diario_ del 1864.

4. _Spedizione contro Roma, colonna mobile di Ravenna, 1831_; ivi.

5. _Biografia: Antonio Ghirardini sopranominato Buraccina_; ivi.

6. _Vita di Andrea Garavini_; nel _Diario_ del 1867.

7. _Martirologio politico ravennate_; nel _Diario_ del 1868.

8. _Il generale Giuseppe Garibaldi sottratto dai patrioti ravegnani alle ricerche degli Austriaci nell'estate del 1849_; nel _Diario_ del 1869[10].

[10] Di questo notevole scritto dell'UCCELLINI furono tirati a parte alcuni estratti, in forma di opuscolo in-8º, di pp. 44, aggiuntavi la storia e la fotografia del Capanno del Pontaccio, come si ha dal titolo seguente: _Relazione | dello scampo | del | Generale Garibaldi | dalle ricerche degli Austriaci | nell'estate 1849 | coll'aggiunta | della | Storia della fondazione | del Capanno del Pontaccio | ornata | della fotografia del Capanno stesso_. Ravenna, Stabilimento tipogr. di G. Angeletti, 1868; e sono rarissimi (uno ne ha la Classense, 83, 2, Busta XII, 8). Ma del tutto introvabile è la ristampa che ne fu fatta in Ravenna a cura di C. ZIRARDINI, che vi aggiunse una breve biografia dell'autore, e si proponeva di illustrare e compiere la narrazione dell'Uccellini con una serie di note, che non furono poi né scritte né stampate; e cosí i fogli già impressi furono distrutti. Un esemplare di essi, forse il solo scampato, fu da me acquistato alla vendita dei libri di Curzio Gallina; è un volumetto in-16º piccolo, di pp. 112, che porta questo titolo: PRIMO UCCELLINI | _Giuseppe Garibaldi | sottratto dai patrioti ravegnani | alle ricerche degli austriaci | nell'estate del_ MDCCCXLIX | Ravenna 1883 | Tipografia editrice | di Claudio Zirardini.

9. _I missionari del 1824 e l'arcivescovo Codronchi_; nel _Diario_ del 1879.

10. _Racconto dell'assalto di Gaetano Tarroni e dei suoi seguaci contro la Guardia urbana nel 1831_; ivi.

Se a questi scritti si aggiunga la _Relazione storica sulla avventurosa scoperta delle ossa di Dante Alighieri_, scritta e pubblicata dall'Uccellini nell'anno medesimo del centenario dantesco[11], si sarà enumerato tutto ciò che il buon patriota produsse nel campo letterario; nel quale egli non impresse solchi durevoli e profondi, ma lasciò negli scritti testimonianza di amore operoso alle memorie gloriose della sua terra natale. E quando il 29 marzo 1882 l'Uccellini chiuse per sempre gli occhi alla luce, il compianto grandissimo che si levò per Ravenna e per tutta la Romagna[12], se era specialmente un tributo di reverenza al cittadino morto immutato nella sua fede politica e serbatosi intero di animo e di vita in mezzo a tante apostasie e a molte viltà; non dobbiamo dimenticare che esso era anche riflesso di una popolarità, alla quale molto avevano conferito le modeste compilazioni del _Diario Ravennate_.

T. CASINI.

[11] Ravenna, stabilimento tip. di G. Angeletti, 1865, in-8º, pp. 16.

[12] Nel giornale _Il Ravennate_, 31 marzo 1882 (a. XIX, n. 61) si legge una necrologia dell'Uccellini e sono riprodotti, in parte, i molti manifesti che le Associazioni cittadine pubblicarono per i funerali. Notevole quello degl'impiegati municipali, steso da ADOLFO BORGOGNONI, che è un vero e compiuto ritratto dell'Uccellini: «Egli appartenne alla sacra legione di quei generosi che tutto dedicarono al risorgimento morale e politico della Nazione. Militò dapprima nel segreto delle cospirazioni e preparò l'armi per fronteggiare la mala signoria che manomise il paese, e si ebbe assidua persecuzione e duro carcere. Carattere incrollabile, non cedette all'impeto della forza che lo opprimeva, ma riprese l'ineguale tenzone, e ne ebbe l'amaro esiglio, dove sofferenze, privazioni, dolori non valsero a cancellare, ma ingagliardirono nell'animo invitto il pensiero e la fede nei futuri alti destini della patria. Ritornato in seno a questa, illustrò di opere notevoli la letteratura di Romagna, e fu prescelto dal Municipio all'ufficio di vicebibliotecario della Classense, nella quale rese importanti servigi. Non chiese mai premio delle opere patriottiche da esso compiute. La religione del sacrifizio in cui visse e morí vota al suo nome l'aureola intemerata dei martiri del dovere».

MEMORIE

DI UN VECCHIO CARBONARO RAVEGNANO

O piccole o grandi le memorie patrie è dovere il conoscerle, perchè nel passato è gran parte del nostro avvenire.

N. TOMMASEO.

_Scrivo le vicende della mia vita politica, come altre volte le raccontai in convegno di amici, cioè in quel modo genuino che può usare chi non è scrittore, ma un semplice compilatore di cose patrie. Le scrivo perché ritengo che i miei giovani concittadini, a cui le dedico, possano ritrarre da esse utili insegnamenti._

PRIMO UCCELLINI.

30 giugno 1877.

[I.] Nacqui nel 9 gennaro 1804, quando la Francia, sottrattasi già dall'assolutismo dei Borboni, reggevasi in repubblica e faceva prevalere pure in Italia i principi che essa aveva adottati; sicché m'inspirai per tempo a sensi liberali.

[II.] Mio padre, conosciuto per l'amenità del suo carattere e per l'originale gaiezza del suo umore, esercitava con somma maestria l'arte di tipografo; ed essendo di mente aperta pervenne ad arricchirsi di quelle cognizioni, che non ebbe agio d'acquistare nelle scuole. Di umore allegro dilettavasi di compor versi, che destavano lunghe risate nelle comitive, e molti ne corrono ancora per la bocca del volgo. Fervido partigiano della Francia, fu compreso tra i liberali condotti alle Bocche di Cattaro dopo i successi degli alleati in Italia; ma la battaglia di Marengo li salvò tutti da certa ruina. In seguito ebbe a soffrire alcune vessazioni a causa dell'atterramento delle Croci, operato da' Giacobini, al quale prese parte. Ma, caduto l'Impero, attese con zelo all'ufficio di commesso, conseguito nel Municipio.

[III.] Premuroso di iniziarmi presto negli studi mi assegnò per maestro un certo Coatti di Argenta che aveva nome di dotto. Ma alla fin dei conti il suo merito maggiore consisteva nell'imprimere sopra cartaccia imagini di sant'Antonio, colle quali ci carpiva una parte della colazione e della merenda. In seguito fui preso in casa da un certo Zavaresi, prete di qualche intelligenza, ma manesco all'ultimo segno; e non stava un minuto senza adoperare il nerbo.

[IV.] Finalmente m'introdussero nelle scuole del Collegio come alunno estero. Allora presi alquanto gusto negli studi, e nella cattedra di diritto civile e canonico, diretta con somma lode dal professore avvocato Zalamella, conseguii il 2º premio. Ma il povero mio padre col peso di numerosa prole, e di continuo afflitto da malattie, non era piú in grado a sostenere le spese degli iniziati studi di legge, specialmente quelle che occorrevano per la provvista dei libri, e m'indusse ad abbandonarli, per darmi alla carriera degli impieghi.

[V.] Correva allora l'anno 1818, cioè era il tempo in cui la Carboneria fioriva ovunque. L'Italia presentava un vivaio di sètte, di diverso nome, ma tutte tendenti allo stesso fine: abolizione della monarchia assoluta. In Ravenna la Carboneria dividevasi in tre sezioni: la prima portava il nome di _Protettrice_, perché reggeva le altre; la seconda di _Speranza_, perché composta in gran parte di giovani studenti; e la terza, perché era un miscuglio di ogni sorta di gente, operai quasi tutti, i piú pronti all'azione, ebbe il nome di _Turba_. Ogni sezione aveva un rappresentante presso la Protettrice, il quale le dava contezza d'ogni movimento di ciascuna sezione.

[VI.] Incline a far versi ne tirava giú d'ogni colore sempre sullo stesso soggetto, «la tirannia», e ciò mi diede nome fra i miei colleghi, che pensarono senza ritardo d'introdurmi nella Speranza.

Una riunione preparatoria si tenne dapprima con altri neofiti nella bottega del barbiere Medri; poi, tre sere dopo, accompagnato da chi mi propose all'ammissione, fui condotto nel Borgo Adriano in casa di Luigi Ghetti, ove stavasi adunata la presidenza della Carboneria. Appena entrato fui da ignota mano bendato, e, in seguito di alcune parole scambiate tra il proponente e chi guardava al di dentro l'adito della stanza in cui risiedeva il consesso, venni introdotto. Una voce imponente mi diresse varie interrogazioni, e quando ebbi data parola di esser pronto a tutto sacrificare pel bene della patria, e di concorrere energicamente alla depressione della tirannia, mi si fece porre la mano sopra un nudo pugnale e sul medesimo pronunciai il giuramento prescritto. Dopo di che mi si tolse la benda, e mi vidi attorniato da una siepe di pugnali. Allora il vecchio Andrea Garavini, che dirigeva la seduta, mi disse ad alta voce: «Tutti questi pugnali saranno in vostra difesa in ogni incontro se osserverete la santità del giuramento prestato, invece saranno a vostro danno ed offesa se vi mancate: la pena del traditore è la morte.» Tosto mi venne indicata la squadra a cui apparteneva, comunicati i motti d'ordine che giovavano ad intendersi, e data ogni altra istruzione necessaria. Appena inscritto nel ruolo, ebbi ordine di provvedermi di un paio di scarpe da munizione, di un sacco militare; v'era chi ne fabbricava per conto della Società.

[VII.] Certamente il Governo ignorava ciò che era a tutti palese: il crescere ed estendersi del partito che lo voleva abbattere; ma il fatto è che rimase inerte ben sapendo che ogni ramo della pubblica amministrazione stava nelle mani della Carboneria, la quale avrebbe saputo rendere inefficace qualunque ordine contro di essa emanato, e sapendosi che l'Italia contava da 300 mila carbonari. Ma si scosse terribilmente quando poté avere un punto d'appoggio sullo straniero, come vedremo in seguito.

Intanto gli agenti della forza, se capitavano in una bettola ove stavano carbonari, si univano ad essi, e col bicchier in mano cantavano in coro:

Uniti e concordi Scacciam lo straniero, Ognun sia guerriero, Sia pronto a pugnar.

Dall'Alpi scoscese All'Etna infocato Sia tutto uno Stato, Un popolo sol.

Uno dei gravi difetti degl'Italiani, e dei Romagnoli specialmente, quello si è di darsi ad una smodata gioia in aspettativa di qualche lieto evento e di perdersi in feste e in divertimenti sempre di distrazione dagli assunti intenti. Vi sono ancora dei vecchi che ricordano le strepitose e dispendiose feste date nell'incontro della serata di una certa Morandi, prima donna in quei giorni nel nostro Teatro comunale: fu, è vero, una dimostrazione politica, perché i liberali la consideravano come il simbolo della libertà nazionale; ma la dimostrazione era fuor di proposito, e denari non pochi si dispersero senza frutto.