Part 9
— Rabbì, disse freddamente Claudia dopo aver riflettuto, tu ne sai troppo, troppo. Ne sono però contenta; poichè tu devi comprendere, che chi ha penetrati misteri simili, deve per forza o per elezione, esser complice e partecipare ai benefici, o morire. Or ora ti credevo un ciarlatano; adesso ti credo un mago. M'hai tenuta un momento in tuo potere, poco fa, quando m'hai annientata sotto il tuo sguardo. Ho sentito che mi strappavi qualcosa dall'anima[15]. Sia pure. Se hai osato tanto, gli è che pensavi di servirmi, e che io t'avrei aiutato. Il patto è suggellato: silenzio, e va avanti. Mi dirai dopo il prezzo che esigi: è già accordato. Hai compreso?
[15] HERDER: _Del redentore degli uomini secondo i nostri tre primi Evangelii; Del figlio di Dio, salvatore del mondo, secondo l'Evangelio di San Giovanni_; PAULUS: _Commentario degli Evangelii; Vita di Gesù_; SCHLEIERMARCHER: _Dogmatica Lezioni sulla vita di Gesù_: — citate da STRAUSS; — HASE: _La vita di Gesù_, — e diversi altri scienziati tedeschi spiegano la parte taumaturga della vita del Nazareno mediante mezzi naturali, Paulus sopratutto. Hase invoca anche il magnetismo «questa forza misteriosa che si svolge dalle viscere della natura per agire sulla vita ammalata.» Giuda non ne sapeva tanto; egli racconta senza spiegare.
— Il mio premio è nel cielo; la terra non ha per me che una croce. Addio.
Così dicendo, Gesù escì.
Prese la via di Bethania.
Una folla di pensieri d'ogni natura lo opprimeva. Si sarebbe potuto crederlo imprudente nella sua conversazione con Claudia. E non pertanto, tutte le parole avevano una ragione ed un intento.
Il Rabbì aveva rimarcato che l'ufficiale di Claudia aveva impedito agli ufficiali del Tempio di arrestarlo. Sapeva che con i preti, i farisei, il sanhedrin, era impossibile ogni riconciliazione, e che per lui non c'era più grazia. Gli restava una sola probabilità di salute e di resistenza: farsi scudo della moglie del procuratore. Lo tentò. Colpì lo spirito di Claudia, strappandole prima, svelandole poi, il suo secreto. Ma egli non domò punto quel carattere temprato negli intrighi della corte di Tiberio. Il Rabbì si trovò più che mai preso nella cospirazione, e più che mai minacciato. Questo sopraccarico di peso lo minacciava. Egli aveva chiuse tutte le porte dietro di sè, e dinanzi a sè: l'abisso lo assorbiva.
Il giorno era molto avanzato quando giunse a Bethania. Egli camminava col dosso curvo, la testa bassa, lo spirito distratto, quando sulla soglia della casa di Lazzaro, sentì le sue ginocchia avvolte fra due braccia, e vide ai suoi piedi una donna che gridava:
— Pietà, fratello! pietà.
Riconobbe Ida.
Questa vista finì di abbatterlo, poichè sapeva il terribile pericolo che minacciava quella giovine disgraziata.
— Cosa vuoi da me? sclamò il Rabbì. Fuggi, sparisci dalla terra, infelice, se la terra ha ancora un angolo da ricoverarti.
Ida s'ingannò sul senso delle parole di suo fratello, che pensava alle minaccie di Claudia.
— Fratello, rispose, io non vengo a chiederti una misericordia che non puoi avere per me. Io vengo a dirti alla mia volta: fuggi, fratello, lascia questa città maledetta ove si cospira la tua morte.
— Lo so e ci resto, replicò il Rabbì. Che vuoi, allora?
— Ciò che io voglio? ma io son dunque meno di una straniera per te? Tu che hai avuto una parola di grazia per la donna adultera, una parola di tenerezza per la donna di Samaria, una parola di perdono per la peccatrice di Magdala, una parola di pietà per la fanciulla pagana di Tiro, non hai dunque nulla per la figlia di tua madre, che peccò perchè amava? Fratello, se sono nell'abisso, a chi il compito di farmene uscire? Fratello, nel mio ritiro, ho seguito tutti i tuoi passi, mi son fatta ripetere tutte le tue parole; io credo in te: salvami. Tutti m'hanno abbandonata.
— Che posso io fare per te, figlia del dolore? L'avvoltoio ha il suo nido, la volpe la sua tana, il sciacallo il suo buco, la tigre la sua caverna; il figlio dell'uomo non ha un sito ove riposare il suo capo. Posso io domandare l'ospitalità nella casa dell'onore, per la figlia della colpa?
— Devo dunque perdermi, od uccidermi?
— Non c'è in tutto il mondo per te, che un solo rifugio: le braccia di tua madre. Ch'ella ti perdoni, ed io t'assolvo. Ma il pericolo è imminente.
— Che venga dunque, che ricada su me; ma tu, salvati, o fratello.
Il Rabbì rialzò sua sorella, sempre alle sue ginocchia, e baciandola in fronte, le disse con voce molto commossa:
— Va, povera fanciulla, va e non peccar più.... Dio conterà le tue lagrime, se piangi; e ti sarà molto perdonato perchè hai molto amato.
Ida gettò le braccia al collo del Rabbì, e gli coprì il viso di lagrime e di baci. Una grossa lagrima navigò negli occhi di quell'uomo severo, cui la disgrazia provava, e, come una perla d'una corona, la lasciò cadere su quella bella giovine testa condannata.
— Nasconditi, figliuola, soggiunse il Rabbì; domani ti cercherò un ricovero, e che Iddio ti dia pace. Fra due settimane tua madre arriva pel paschah.
Ida abbracciò di nuovo suo fratello, e ritornò a Berachac ove io l'attendeva fin dal mattino.
XXVI.
Non tenterò di descrivere lo stato del mio animo. Se non divenni pazzo, gli è forse perchè il destino sapeva che la mia ragione doveva ancora essere utile a qualcuno. Dopo che il Rabbì ebbe colpito sua sorella dello stigmata indelebile di ganza di Pilato, Gamalial mi trascinò via da Berachah, ed io seguii gli altri come trasportato da un uragano. Mi ritrovai nella mia dimora, nel mio letto, senza avere coscienza di nulla, e, cosa strana, m'addormentai d'un sonno stupido e pesante, come se fossi stato affranto dalla fatica. Ma all'indomani, i primi raggi dell'alba versarono nella mia stanza tutti gli spasimi che possono straziare un cuore agitato da cento diverse passioni. La vergogna, il rimorso, l'amore, il desiderio, il pentimento, il dispiacere, l'orgoglio, un inferno, il caos, mi mordevano da qualunque parte mi volgessi. Presi, e rigettai venti risoluzioni una dopo l'altra; volevo uccider Ida, uccider me, sfidare la società, sposarla, assassinare Pilato, violare Claudia per vendicarmi del marito, gettarmi ai piedi d'Ida, supplicarla di perdonarmi, di accettar la mia mano. Le perdonavo tutto, e tutto dimenticavo.
Avvolto in questo turbine d'idee, senza volerlo, senza saperlo, mi ritrovai a Berachah. Il mio turbamento aumentò quando Febea mi disse che Ida era uscita con Noah, e che suo marito mi aveva riportato tutti i regali che io le aveva dati. Eravamo passati forse gomito a gomito sulla via, senza che me ne fossi accorto. Mi lasciai cadere sull'orlo della vasca della fontana, nel cortile, ed attesi. Attesi fino alla notte, e tutto questo giorno scorse come un'ora. Febea mi offrì da bere, da mangiare; io non le chiedeva altro che: Ida è ritornata? Ma passò l'ora ottava, passò la nona. Febea stessa cominciò ad essere inquieta. Alla decima, ascese sulla torre. Nessuno sulla strada, nè da vicino, nè da lontano. All'undecima, vi salì ancora. Mi trascinò seco dubitando della serenità della sua vista. Nessuno. Ella ora mi domandava cosa poteva esser avvenuto della sua padrona, di suo marito, di Noah, in questa lunga lunga giornata, dopo la tempesta del dì innanzi. Io era come istupidito. Non so neppure se non sorrisi. Finalmente all'ora dodicesima, quando il sole era già tramontato, Febea mi gridò dall'alto della torre, che arrivavano. Ella li scorgeva appena, lontano, lontano, ma il suo cuore li indovinava. Il mio li sentiva avvicinarsi; perocchè galoppava a soprassalti, come un cavallo vizioso. La notte era scesa, quando Ida entrò nella corte. Noah la seguiva, Febea la precedeva con una lanterna, Thorix chiudeva la porta.
Ida mi passò vicino. La luce della lanterna mi rischiarava pienamente. Mi guardò, impallidì anzi, e tremò, ma non volle vedermi. Restai inchiodato al mio posto. Non un suono si potè articolare nella mia gola. La seguii degli occhi, la vidi sparire nella casa, e restai nelle tenebre. Credetti di sognare. Io mi chiedeva se era una visione che traversava il mio spirito. Potei restare così durante un quarto d'ora. Finalmente, sentii una mano di donna che mi guidava sotto il portico. Era Noah. Nel vestibolo c'era una luce, e vidi nel fondo Ida traversare per passare nella sua stanza da letto.
— Giuda, mi disse Noah, devi comprendere che ti è impossibile riveder Ida. Ognuno dei tuoi passi è ormai per lei un oltraggio. Nulla tu puoi dire ch'ella possa udire; e niente ella può dirti che non sia umiliante per lei.
— È vero ciò che tu dici, osservai io. Ed è singolare che io non l'abbia pensato.
— Ritirati dunque, Giuda, e cessa di pensare ad Ida.
— Eppure, le dissi, io veniva ad annunziarle che ad onta di tutto, io la prendo per isposa.
— Giuda! sclamò Noah, possa tu dir il vero! Ma se ciò è veramente reale, attendi, per apprenderlo ad Ida, di esser ben rimesso dell'uragano d'ieri sera.... Che festa ieri sera! una fidanzata, degli invitati, dei regali degni d'una regina! Ed ora qual silenzio, qual tristezza, che tenebre! Non fa nulla, Giuda, ascoltami: vi sono due vie sicure per arrivare al cuore di Ida. Metto da parte la prima, quella di Pilato.....
— Oh! mi vendicherò di lui!
— Io t'indico la seconda: quella di suo fratello. Che il Rabbì dica a sua sorella: Accetta Giuda, ed ella.... ne sono sicura, Giuda, ella anche ti amerà. Ma Ida corre un pericolo.
— Quale, gridai io?
— Nol so; ma è il Rabbì stesso che glielo ha detto; egli le cerca un ricovero.
— Fino a che io vivrò, Ida non correrà alcun pericolo.
— Dio lo voglia. Infine, Giuda, mi permetti di rivolgermi a te in caso di pericolo? Noi siamo sole. Moab ci ha abbandonate.
— No: quella nobile creatura tentò di uccider Pilato, non so perchè, quantunque mel pensi, e avanti di partire per Sichem, Pilato lo ha condannato a morire.
— Oh! nascondiamo ad Ida questo disastro. Ella è di già troppo abbattuta. Io conto dunque su di te.
— Più ancora che sopra suo fratello; ma io veglierò dalla mia parte.
Io ignorava ciò che era accaduto fra il Rabbì e Claudia. La notte era avanzata. Le porte della città erano state chiuse. Mi diressi verso Bethania per interrogare Gesù, e passare la notte in quel villaggio, fuori di Gerusalemme. Arrivai alla casa di Lazzaro, nel momento istesso che Gionata, il figlio di Hannah, la lasciava. Egli aveva portato al Rabbì un messaggio di suo padre. Lo trovai molto agitato. Il cerchio che lo attorniava si faceva sempre più stretto. Egli mi raccontò ciò che era successo al Tempio in quella mattina, poi la scena avvenuta fra lui e Claudia, meno alcuni particolari che mi doveva dire più tardi, e che io ho già raccontati.
Dopo la partenza del Rabbì, Claudia aveva fatto chiamare Hannah, e gli aveva ingiunto di affrettare gli avvenimenti. Hannah le aveva fatto conoscere ciò che il Rabbì aveva detto e fatto nel Tempio, e la decisione presa dal sanhedrin. Gli affigliati alla cospirazione non s'erano opposti all'ordine d'arresto; perchè desideravano, anzi, di avere il Rabbì sotto il loro assoluto potere per renderlo più dolce, piegarlo alle loro volontà, deciderlo ad accettare le loro dottrine, ed agire secondo i loro desiderii. Claudia aveva consigliato allora, di avere con lui un colloquio decisivo, di metter bene la questione, dirgli chiaro ciò che si voleva da lui, ciò che gli si chiedeva, ed obbligarlo ad una professione di fede netta e finale. Hannah inviò suo figlio a portare questo invito al Rabbì.
Io conosceva quegli uomini. Sapevo che ciò non poteva condurre che ad una rottura aperta, nella quale il Rabbì sarebbe stato spezzato senza misericordia, e caricato di tutti i torti. Fino a lì, io aveva agito per la cospirazione, non curandomi veramente se un rabbì o due vi sarebbero stati schiacciati. Ora che la sorte del mio amore s'appoggiava sulla testa di Gesù, egli mi diveniva prezioso sotto tutti i punti di vista. Gesù aveva accettato l'invito di Hannah, ma aggiornandolo di una o due settimane.
Egli voleva attendere che i suoi compatriotti della Galilea fossero venuti a Gerusalemme per la festa del paschah, quantunque avesse poco a sperare dalla loro protezione. Ma i provinciali, in una capitale ove sono come forestieri, s'intendono meglio fra loro, che nelle città native. Poi queglino delle altre provincie arriverebbero nel medesimo tempo, ed in quei giorni di festa, i partiti in Gerusalemme si sentivano meno padroni del solito. Non si sarebbero forse permessa una brutalità contro il Rabbì, se ne avevano pure l'intenzione.... Io divisi l'opinione del Rabbì, e per esser più sicuro, lo consigliai a lasciar Gerusalemme la notte istessa, ed a ritirarsi presso uno dei miei amici ad Efraim, grosso villaggio dalla parte del deserto della Giudea, poche ore (otto o nove miglia) al nord di Gerusalemme, presso Salem, alla sorgente ove egli si era separato dal Battista. Gli promisi di cercare di saper tutto, di scandagliare gli animi, apprendere od indovinare i progetti, e di andare a trovarlo.
Il Rabbì accettò il mio consiglio. Cenammo molto bene, grazie alle buone sorelle di Lazzaro, ed a Lazzaro stesso, quantunque infermiccio, avendo avuto il giorno prima un accesso dell'implacabile sua malattia: il mal caduco. Due ore innanzi giorno, il Rabbì lasciò Bethania, ed io l'accompagnai fino al momento in cui l'alba principiò ad imbianchire il cielo. Allora lo lasciai e ritornai a Gerusalemme. Ero appena coricato, quando uno schiavo di Claudia venne a dirmi che la sua padrona mi chiamava, all'istante stesso, al palazzo d'Erode.
Sospettai della causa di questa chiamata così pressante e così mattutina. Non mi affrettai dunque troppo. In guisa che, quando arrivai, alla ora quarta, la trovai già vestita, e vidi nella corte una lettiga per lei, portata da otto giganti della Cappadocia, ed un cavallo tenuto in pronto per me.
— Giuda, mi disse ella, vado a trovare la tua fidanzata; tu m'accompagnerai, o meglio, mi precederai per annunziarle la mia visita.
Queste parole, dette col sorriso sulle labbra, l'aria tranquilla e graziosa mi gettarono in una costernazione spaventevole. Il Rabbì mi aveva prevenuto. Che fare? Claudia certamente mi vide impallidire. Ricomposi però il mio viso ad un sorriso riconoscente ed intravedendo, con un colpo d'occhio, il pericolo delle varie risoluzioni che potevo prendere, mi decisi ad accompagnarla, o meglio a condurla a Berachah. Ero deciso, nella peggiore ipotesi, ad ucciderla, se avesse tentato qualsiasi violenza contro di Ida. Poi, a dir il vero, ero contento nel fondo, che Claudia conoscesse l'infamia di suo marito, e ch'egli la tradiva.
Pilato aveva raggiunto Pomponius Flaccus a Sichem; poichè il governatore della Siria, avendo appreso dal suo procuratore della Giudea che gli Ebrei si preparavano ad un movimento, aveva preso delle misure per schiacciarli immediatamente. Dopo aver inviato a Pilato alcuni rinforzi ne conduceva seco ancora. Ei voleva consultare il procuratore su l'essenza e l'estensione della cospirazione. Pilato aveva quindi lasciato Gerusalemme due giorni prima, avvegnachè ferito. E fu fortuna per lui, perchè se si fosse trovato a Gerusalemme, Claudia l'avrebbe ucciso nel primo impeto. Non avendo sotto la sua mano questa vittima, Claudia pensava disfarsi dell'altra cui Cneus Priscus aveva scoperta, e col raffinamento o meglio col delirio della vendetta, desiderava avermi seco. Partimmo.
Una mezza coorte di cavalieri ci seguiva.
Un'ora dopo, eravamo a Berachah.
La nostra presenza destò nella casa un profondo spavento. Ciò si comprende. Cosa veniva a fare la moglie di Pilato dalla amante di Pilato? Il nome di Claudia, in oltre, era circondato da quelle voci misteriose e terribili che pesavano sopra l'infame ritiro di Capri.
Claudia andò dritto al tablinum, come se fosse entrata nella sua casa. Potevo appena seguirla, tanto ella camminava presto. Non una parola era stata scambiata fra noi durante la strada. Il suo sguardo stillava l'odio.
Quando Noah andò a prevenir di questa visita la sua padrona, Ida tremò da capo a piedi. Forse, se fosse stata nella casa propria, ella avrebbe dimostrato un po' più di sicurezza. Ma nella casa di Pilato, ella si sentiva sotto il peso d'un'accusa che la schiacciava. Laonde, ella si fermò alla porta del fondo del tablinum, e le mancò la forza di avanzare. Ida restava lì, immobile, senza respirare, il cuore che le trasaliva, il viso bianco come l'alabastro, allorchè Claudia, entrando dalla porta dell'atrium la vide. Quelle due donne scambiarono uno sguardo, pronto come il lampo, prodigioso, luminoso, possente come lui. Ida portò le sue mani sugli occhi, poi le unì sul suo petto, sclamando involontariamente, vinta, trascinata da un impulso irresistibile:
— Dio mio! com'è bella!
Claudia udì questo grido e rallentò il passo. Si avvicinò tuttavia, e considerò Ida dappresso.
Il contrasto fra le due donne era assoluto. Claudia trascinava i sensi come un uragano, e passava: Ida penetrava nell'anima come un raggio di luce, e vi si cristallizzava. L'una era la bellezza che vi strappa i baci dal fondo della vita; l'altra era la bellezza che v'inizia in una vita nuova piena di inebbriamenti ignoti: l'amore dal cervello. Quando Claudia ebbe esaminato Ida con quella terribile curiosità, in cima alla quale sta una questione di vita o di morte, ella le chiese con voce lenta e sorda:
— Confessa ciò che hai fatto per farti amare da Pilato.
Non so che risposta attendeva questa Romana, che era stata mischiata a tutte le opere tenebrose delle saghe, delle maghe, dei bertoni, delle cortigiane, che mettevano l'amore nella potenza infernale dei filtri e dei veleni. Ida che non conosceva punto di quelle infamie, rispose ingenuamente:
— Ho amato; ma non sono stata amata.
— Come! non sei stata amata? sclamò Claudia.
— Ahimè! no. Io non sono stata per lui che il cuore ove veniva a riposarsi dei suoi cordogli, e non il cuore a cui veniva a cercare la consolazione e la gioia.
Claudia lasciò sfuggirsi dal petto un sospiro che risuonò in tutta la sala. La tigre era disarmata e rientrava gli artigli.
— Non menti, fanciulla?
— Oh! vorrei ben mentire! replicò Ida. Se mentissi, tu non saresti là, ed io non morirei di dolore.
Claudia sedette, e attirando Ida presso di sè, continuò:
— Dimmi chi sei. Raccontami come l'hai conosciuto, e ciò che è avvenuto fra voi. Dimmi perchè ti ha lasciata: dimmi tutto, tutto, i più minuti ragguagli, le più semplici parole, tutto ciò che ti concerne, tutto ciò che lo riguarda.
— Ho poche cose a dirti, rispose Ida. Nol so, ma quando si ama, la vita è così variata, così tempestosa e così semplice nel tempo stesso...
— Donde vieni?
— Sono nata in un villaggio della mia bella Galilea, a cui penso sempre. Vi sei stata? Dei fiori da per tutto, la vigna dai grappoli violetti, l'arancio dai frutti d'oro, il fico, il melagrano, la palma, l'ulivo, e all'intorno le montagne azzurre, il cielo risplendente, la terra che sorride. Dio mio! che mi sia permesso di rivedere quell'angolo della terra della mia infanzia e di morirvi.
— Morirvi?
— Oh sì! morirvi. Io mi chiamo Mirjam; Ida è il mio nome di dolore. I parenti di mia madre, poveri discendenti della razza di Davide, avevano emigrato, come tanti altri, al tempo della carestia, dalla misera Betlemme alla ricca Galilea, ove i Greci ed i Romani fanno vivere il popolo, dandogli da lavorare. Mia madre aveva una sorella maritata, colla quale doveva dividere la meschina eredità che lasciava suo padre. Non aveva che sedici anni quando si unì, secondo le nostre leggi, a suo zio più vecchio, più povero di lei, e che non amava. Nostro padre ci nudriva del suo lavoro di carpentiere. La nascita di mio fratello maggiore, conosciuto ora col nome di Rabbì della Galilea, diede causa a delle querimonie di gelosia, e a dei sospetti ingiuriosi fra mio padre e mia madre[16]; e fu perciò che i miei altri fratelli non amarono mai Gesù, il quale invece amò più mio padre che mia madre.
[16] Gli Evangelii e gli autori della vita di Gesù hanno raccontato le cause e le ragioni di questi sospetti, Mirjam ripeteva ingenuamente: _Nonne repetita est in me historia Adami?.... Munda sum, nullum virum cognovi. Dixit autem Ioseph: Et undenam est ergo quod habes in utero? Et respondit Maria: Vivit dominus meus quod non scio unde mihi est_. Proto Evangelio di S. GIACOMO. _Fabric._ I, pag. 23. Ispirata da questo _non scio_, l'opinione mondana acquistò di buon'ora una grande estensione, poichè la traccia n'è restata in uno scritto ebraico abbastanza reputato, quantunque ripieno di puerilità, e di insulsaggini da satirico, voglio dire il _Sepher Toledod Jeschri_, ovvero Libro degli atti di Gesù, tradotto in latino e confutato da Wagenseil nella raccolta intitolata _Tela ignea Satani_ (Vedi alla fine del volume la nota A). Origene parla pure di questo fatto, e dice: _Videamus an non cæci fuerint auctores hujus fabula? de virgine deprehensa cum juvene Panthera in adulterio et a fabro repudiata_. (Contra Celso, lib. I). Nell'evangelio di Nicodemo (_Fabric. Aport._ t. 1) gli anziani dei Giudei dicevano: Noi sappiamo che sei nato da un commercio illecito. Altri rispondevano: _Nos non dicimus natum esse ex fornicatione. Hic sermo vester non est verus, quoniam desponsatio facta est. Et responderunt: Omnis multitudo audienda est quæ clamat fornicatione natus est_.
— Comprendo, disse Claudia.
— Io, continuò Ida, venni per l'ultima, più amata di tutti, la sola che Gesù amasse. Mio padre, costretto dal suo lavoro, si assentava sovente dal villaggio, e correva i borghi e le cascine dei contorni, ed anche più lungi, a Seforis, sul lago di Genesareth. Ma egli lavorava molto e guadagnava poco. E la famiglia era numerosa, perchè mia madre, molto bella, gli aveva dato parecchi figliuoli. Egli sperava di esser aiutato dal suo primogenito, cui inviò a Seforis onde imparare il mestiere, di cui egli non faceva che la parte più grossolana. Fu ingannato nella sua aspettativa. Gesù non amò l'arte sua. Restava delle ore intiere sotto gli alberi, dinanzi il suo banco alla porta della casa nel nostro giardinetto, le braccia incrociate, gli occhi rivolti al cielo; e quando il padre rientrava la sera non trovava nè tavole piallate, nè casse o panche costrutte. Allora accadevano delle scene fra i miei fratelli che lavoravano molto, e mio padre che non sapeva rimproverare Gesù, e mia madre che voleva framettersi. La conclusione di quelle risse era che all'indomani Gesù spariva dalla casa, e restava assente delle settimane, dei mesi, un anno intiero. L'ultima volta, otto anni fa, non si vide per tre anni.
— Ma dove andava egli? domandai io.
— Chi lo sa? Dappertutto, poichè ho inteso dire da mia madre che era stato in Babilonia, a Roma, in Grecia, nelle Indie, a Menfi, in ogni sito. Ma quando ritornava non portava che alcuni rotoli di carta, i quali sparivano essi pure dalla casa all'indomani. Questi viaggi, la frequentazione continua dei partigiani di Giuda di Gamala, il messia galileo, lo allontanarono sempre più dal suo mestiere di carpentiere, aumentarono la discordia nella famiglia, quando egli era a Nazareth. Però Gesù, sia solo, sia con mio padre, correva coi suoi utensili per le valli di Zebulon, Issachar e Neftali, per cercarvi lavoro; mentre io conduceva sulla collina a pascere le capre e le pecore, e che mia madre, alzandosi col sole, andava a comperare i legumi ed i frutti al mercato, preparava i nostri alimenti — una zuppa di lenti, o un pezzo di carne — filava, o tesseva per vestirci, cantava il suo salmo all'ora nona, veniva alla fontana colle altre donne del villaggio, coll'urna sulla spalla, e ritornava per ispazzare la piccola corte, stender per terra i nostri materassi, e attenderci per cenare.
— E perchè hai tu abbandonato questa vita così semplice e così dolce di cui tua madre ti dava l'esempio? domandò Claudia.