Part 6
Il sagan ed io entrammo in una stanza laterale ove Noah venne a raggiungerci e dirci che Ida fra qualche istante sarebbe pronta. Infrattanto i miei servi, Thorix e Febea presentavano sopra bacini dei frutti canditi, delle bibite agghiacciate, dei vini d'ogni paese, profumati e puri, dell'idromele, ed una quantità di dolciumi che io aveva inviati alcune ore prima.
Non ebbi il coraggio di veder Ida da sola. Ebbi paura di qualche esplosione di dolore, di un nuovo accesso di pentimento. Lasciai ad aspettarla il sagan, il quale, non avendo io parenti, faceva l'ufficio di padre o di fratello.
Ida aveva pianto tutto il giorno. Venti volte aveva ordinato a Noah, di mandarmi a dire che dovessi rinunziare definitivamente a lei. Dieci volte ella aveva allontanato questa giovine schiava che voleva dar principio all'opera della pettinatura e dell'abbigliamento. Poi s'era rassegnata, affranta della persona e nel cuore.
Noah l'aveva consolata, aveva asciugato le di lei lagrime, rinfrescato le guancie e gli occhi con dell'acqua di rosa; ma la non aveva potuto far sparire il pallore, nè ottenere di correggerlo con qualche cosmetico. Finalmente la teletta s'era terminata come Noah aveva voluto, poichè Ida non aveva consentito a guardarsi una sola volta nello specchio, a dar un consiglio, ad esprimere un'idea od un desiderio, ad ajutarla per nulla. Si lasciava fare come se si fosse vestito il cadavere d'una fanciulla che si conduce alla tomba. Impiegava tutta l'energia del suo animo a contenere le sue lagrime, ed a mantenersi nella risoluzione che le si era strappata. Quando fu pronta, Noah la mise fra le mani di Hannah, il quale doveva introdurla nel _tablinum_, e le si pose dietro, onde ripeterle incessantemente una parola fantastica, preparata d'accordo prima, e che voleva significare: coraggio! attenzione!
In quel momento si udì nell'_atrium_ la voce di Jesu Bar Abbas.
— Come, come? per le corna di Mosè! ci si marita qui senza informarmene! Ah, ah! l'è proprio squisita questa; si fanno nozze senza di me!
Bar Abbas fece irruzione così nel _tablinum_, e si trovò di faccia a faccia col Rabbì di Nazareth.
— To', brontolò desso, mio nipote! Oh! grazioso! Ci farai qualche miracoletto come a Cana, non è vero, mio bel nipote? Non potreste mai imaginarvi ciò che questo bell'imbusto di galantuomo seppe far credere ad un branco d'ubbriachi, alla fine d'un pranzo di nozze? Che ei bevevano del vino, nè più nè meno! mentre si riempivano i loro bicchieri con dell'acqua arrossata alla barbabietola! Non andar dunque a far sparire la sposa, almeno, nipote mio! Parola da Cesare! e' sarebbe ben capace di cangiarla in una nuvola come l'angelo che precedeva gli Israeliti, o in una bolla di sapone.
Mentre Bar Abbas snocciolava questo discorso, tenendo il Rabbì per la sua tonaca violetta, questi indietreggiava, lanciandogli a voce bassa la sua terribile parola: Infame! infame! Alla fine, addossato alla porta, sempre spinto dall'impudente Bar Abbas, Gesù gridò ad alta voce: Indietro, infame!
— Capperi! e' sembra che mi riconosca alla fine, sclamò Bar Abbas senza scomporsi.
Nel medesimo tempo, l'uscio del _tablinum_, a cui era stato dietrospinto il Rabbì, si aperse a due battenti, e comparvero il sagan ed Ida. Il Rabbì di Nazareth si voltò, e tutti si posero in cerchio. M'avanzai, e presi la mano sinistra d'Ida che tremava come una foglia.
Era vestita d'una lunga stola porpora — le vergini sole la portavano bianca in tale circostanza. — Il suo capo era coperto d'un velo bianco ed argento. I capelli, rialzati da un nimbo d'oro, ricadevano in ricci sulle spalle insieme alle bende. Il collo s'intravedeva appena, e la sua bianchezza sorpassava quella del lino.
Un silenzio profondo seguì questa apparizione, di cui le forme del corpo, l'elevazione della taglia, la sveltezza, la molle e soave posa, eccitavano una curiosità ansiosa. Io mi sentiva soffocare. Finalmente, dopo alcune parole di presentazione dette dal sagan, egli mi fece segno che io poteva sollevare il velo della fidanzata, avanti di prestare il nostro reciproco giuramento.
Ahimè! quarant'anni sono scorsi da quel giorno fatale, ed io tremo ancora scrivendo queste linee.
Senza abbandonare la mano di Ida, sollevai il velo con la mia mano sinistra. Due gridi scoppiarono nel medesimo tempo nella sala, di cui l'uno soffocò l'altro.
Un grido di meraviglia, sfuggì da tutte le bocche alla vista di quella bellezza celeste, di cui l'aria infantile raddolciva lo splendore della donna. Quella pelle diafana che sembrava imbevuta dei raggi del giorno; quelle labbra rosse come gli spicchi del melagrano, mezzo aperte per lasciar intravedere dei denti bianchi come il marmo di Paros, per lanciar un soffio pari al respiro della viola; quei grandi occhi azzurri nascosti sotto delle palpebre di latte, sormontati da due archi di sopracciglia castagne; quel naso diritto, fino, dalle narici rosee, che tradivano l'emozione; tutto l'insieme, in una parola, di quell'armonia vivente strappò un'esclamazione di sorpresa e d'ammirazione. Ma nello stesso tempo un altro grido risuonò al disopra di tutte le voci, quello del Rabbì di Nazareth, che indietreggiando come spaventato fino al fondo del _tablinum_, esclamò:
— Come! noi siamo qui in casa della ganza di Pilato! L'amante di Pilato è la sposa!
Il sagan ed io sapevamo soltanto che Ida era stata l'amante di Cajus Crispus, il quale consentiva finalmente a riconoscerla come moglie per ripudiarla. Nessuno sospettava che Ida fosse qualcosa di peggio: l'amante di Pilato.
S'imagini quindi l'effetto di questo grido del Rabbì, la portata di questa accusa.
Tutti quegli Ebrei, che per la loro posizione dovevano mostrarsi zelanti, si trovavano in una casa considerata come impura, e pel carattere della donna, e per la frequentazione dello straniero. Impuro! era la folgore sul capo dell'Ebreo!
La parola del Nazareno fu in effetto come il fulmine.
Le mani protese nell'attitudine della maledizione, gli occhi spalancali, tutta quella gente principiò ad indietreggiare, rinculando, non potendo staccare lo sguardo da quella magica figura.
Alla voce di Gesù, Ida alzò gli occhi, e riconoscendo il Rabbì, cadde in ginocchio, fissò il suo sguardo divaricato ed ardente su di lui, gli tese le braccia, e mormorò:
— Fratello, fratello, abbi pietà di me.
— Terremoto del Sinai! gridò Bar Abbas, non ci mancava altro; ecco mia nipote! Sono in famiglia alla fine.
La mano d'Ida era caduta dalla mia, ed io mi copriva il viso. L'anatema era sceso sul mio capo.
Dopo un simile scandalo, l'unione con Ida diveniva impossibile. Gamaliel e Simeone mi presero per le braccia e mi trascinarono con loro. Io era istupidito; non mi sentiva più vivere. Noah s'inginocchiò dietro la sua padrona e la ricevette fra le sue braccia.
Il sagan solo restò come pietrificato, impassibile, assorto in un turbine di idee. Noah aveva già trasportato fuori Ida, spezzata in due e svenuta, ed Hannah era ancora al suo posto. In questa sala non ha guari tutta gremita di gente, non restavano più che il sagan e Bar Abbas posti alle due estremità. Hannah corse verso Bar Abbas, che se ne stava egualmente indeciso fra il seguire gli altri o restare per parlare a sua nipote, lo prese pel braccio e lo scosse.
— Ben m'avvisavo, brontolò Bar Abbas, che quel rabbioso di mio nipote ce ne avrebbe fatta una delle sue.
— Hai detto «mia nipote?» susurrò Hannah.
— Sì, mia nipote.
— Quella che vendesti a Cajus Crispus?
— Disgraziatamente non ho avuto che una sola nipote da vendere.
— Devo parlarti.
— Parla.
— Vieni questa sera da me. Qui non posso.
Cinque minuti dopo, Thorix chiudeva la porta della corte, e la casa di Berachah ricadeva nelle lagrime, nella disperazione e nel silenzio.
Chi ha mai detto che il dolore uccide?
Insensato!
E nondimeno la coppa era appena sfiorata.
XXIII.
Bar Abbas andò a cenare dal sagan.
— Poichè questo onorevole funzionario, si disse egli, vuol godere della mia conversazione, e poichè la sua non mi diverte gran fatto, e' mi deve un compenso. Mi rassegno ad accettare quello della sua tavola, che non è gran che. Vi servono degli intingoli allo zafferano! se fossero all'aglio almeno! E poi dell'aceto che si dà l'aria di vino, o una bevanda che non vi resta tre minuti nel corpo. Ma, non fa niente, ciò val sempre meglio che i manicaretti equivoci della vecchia Phlogis, la quale principia sempre dal posare i suoi denti sul piatto, per timore d'inghiottirli. Poi si chiacchiera bene quando lo stomaco è convenientemente soppannato. Si può permettersi di sbadigliare piacevolmente se la conversazione vi annoja. L'arguzia sbuccia sola se la cicalata vi garba. Infine, sta sempre bene il premunirsi contro l'incertezza del domani.
Ordinariamente, Hannah faceva pranzare Bar Abbas con i suoi famigliari. Quella sera, l'ammise alla propria tavola; soltanto lo si relegò al posto dei parossiti, che prendevano a volo ciò che restava delle vivande servite agli altri convitati. Bar Abbas, difatti, brontolò durante tutta la cena, altercò col servo che gli versava da bere, perchè non gli riempiva mai interamente la coppa. La cena finita, il sagan gli fece cenno di seguirlo, e lo condusse in una stanza remota, ove egli si ritirava quando aveva bisogno di raccogliersi. Bar Abbas, già malcontento della parte che gli era toccata a tavola, promise a sè stesso di tener sodo e di giocar forte, poichè Hannah aveva bisogno di lui, e di rifarsi. Hannah, dal suo canto, sapendo con qual uomo avesse a fare, non perdette tempo in preliminari. D'altronde sembrava vivamente eccitato.
— Ida, diss'egli, è proprio quella nipote che vendesti un dì a Cajus Crispus, o a Pilato?
— La stessa, appuntino, salvo i cangiamenti causati dall'uso e dal tempo, rispose quel cinico.
— Quanto ti dette Pilato, allorchè gliela consegnasti?
— Anzi tutto, egli la prese, e non fui io che gliela consegnai, perocchè ciò avrebbe aumentato il prezzo. Ma quel furfante non si fece vedere nell'affare, perchè ciò altresì avrebbe rincarito il mercato. Fece comparire un ufficiale di non so qual legione, ciò che mi rese più alla mano. So che quei ribaldacci non sono mai ricchi, neppur dopo un saccheggio.
— Insomma?
— Insomma.... Bisogna dirti proprio la verità, eh!
— Senza dubbio, non siamo mica al mercato qui.
— Nè al Tempio. Ebbene, egli mi diede trenta mila sesterzii. Ed ancora, quel mariuolo di Cneus Crispus, sono sicuro, me ne rubò dieci o quindici mila.
— Te ne do altrettanti: conducimi qui tua nipote.
— Pubblicamente?
— Imbecille!
— Allora, principe mio, non ci siamo mica ancora.
— In che?
— Nel prezzo, per Dio!
— Sei tu che l'hai fatto.
— A quel tempo, sì: ma adesso la cosa è differente. Prima di tutto tu non calcoli i miglioramenti: due anni d'educazione e di esperienza che la tosa ha ricevuto da uno degli eleganti della corte di Tiberio, di cui un poeta cantava: _tergo foemina, pube vir est_. Ciò si paga. Tu sei un principe. L'altro era un soldataccio. A quell'epoca, Ida dimorava nella mia casa, ora sta nella sua, è libera. Può chiudermi la porta sul viso, se le aggrada.
— Quanto vuoi dunque?
— Ida ora si è sviluppata, ed è più bella che mai. Hai veduto le sue labbra, eh? Se Dio le vedesse, farebbe piovere baci.
— Quanto dunque?
— Da due anni, questo genere è caro sul mercato. Si è obbligati di farne venire dalla Campania, dall'Etruria, dalle Gallie; Sparta dà poco; Atene è esaurita; Tiro spedisce robaccia; Babilonia de' brutti grugni.
— Quanto dunque?
— Poi, se vedesti che piede ha quella piccina; potrebbe ficcarlo nel tuo naso senza farti starnutare. E che vita! fulmine d'un fulmine! passerebbe per l'anello del tuo auricolare. Non parlo del suo se....
— Quanto, quanto?
— Oh! quell'effeminato di Giuda è di buon gusto, va! Aveva fiutato un pezzo da imperatore. Darebbe venticinque anni a Matusalem.
— Quanto, quanto?
— Ma! poichè pranzo spesso da te, voglio andarci alla buona e lavorare a questo affare per quaranta mila sesterzii.
— Canaglia! tu mi spennacchi, eh!
— Ebbene, prova se puoi averla a meno da un altro. Ah! dimenticavo il Rabbì che potrebbe ora ficcare il naso negli affari di sua sorella. Ed è un fiero compare, sai, il Rabbì: te lo giuro! È il solo uomo di cui io mi abbia paura a Gerusalemme. Poi, ho delle spese di viaggio per recarmi fino lì in fondo. Devo dare delle mancie alle persone che la contornano; forse far anco un po' la corte alla sua giovine schiava, ciò che m'imporrebbe la spesa per lo meno di una tunica nuova.... Non importa, è graziosa quella schiava.... vi aggiungerò un mantello....
— L'ultima parola, insomma?
— Lo vedi.... Ah! bisogna poi condurla qui, e di nascosto ancora. Quanta eloquenza mi farà d'uopo per persuaderla; quante bugie dovrò spippolare! Ciò mi umilia! mancarmi di rispetto così! Devo quindi darle a credere.... che cosa? che hai sposato sua madre e suo padre forse! Diavolo! non si vende così facilmente il proprio sangue, quando si ha della coscienza.
— Sia! quaranta mila sesterzi (10,000 lire). Quando me la conduci?
— Ah! ecco ancora una difficoltà! Non piglio nessun impegno prima di averla veduta domani. Fortunatamente che so come si prendono le fortezze: poichè, o sagan, se non sono stato generale, all'esercito, non è colpa mia. M'è d'uopo comperare l'eloquenza di tutte le mezzane, e di tutti i poeti di Gerusalemme.
— Basta così. Vattene, e vieni domani a dirmi cosa avrai fatto.
— Non ti lusingare però di giungere senza forse romper per via il tuo bagattello. Tu vedi che io non ti dimando neppure caparra. Se per altro vuoi darmi....
— Va via, e vieni domani.
All'indomani, il giorno non era ancora chiaro, che Bar Abbas si acculava alla porta di sua nipote, attendendo che si aprisse. Egli comprendeva che era mestieri presentarsi con un convenevole pretesto, e non lo trovava. Non sapeva più a quale corda il cuore sanguinante di Ida risuonasse ancora, in nome di chi parlare, e che speranza far brillare. Egli ci era su a riflettere, allorchè Thorix aprì. Bar Abbas finse di arrivare in quel momento.
— È alzata la tua padrona? diss'egli.
— Non so se la riceva. Chi sei tu?
— Un messaggero del sagan Hannah, e porto gravi notizie.
— Dalla parte di chi?
— Ohe! saresti tu incaricato di udire ciò che si ha a dire alla tua padrona? Se la è così, a rivederci.
— Hai tu un nome in vita tua? Chi devo annunziare? Imperciocchè, all'aria, puoi forse essere un re travestito, ma nulla tradisce il tuo incognito. Sei tu il re di Persia, od uno schiavo del sagan che vuol parlare alla mia padrona, o semplicemente un ladro?
— Tocco di birbo! saresti bene in trappola se io mi fossi un re, poichè ti farei appiccare come un gufo alla soglia della porta. Va, di' alla tua padrona che un amico del sagan deve parlarle a nome del Rabbì di Nazareth.
Bar Abbas aveva trovato il suo _eureka_. Con questi due nomi, era sicuro sfondare la porta, benchè il vecchio Gallo non ne sembrasse per nulla ammaliato. Fu d'uopo però attendere che Ida, ancora spossata, si levasse.
Quando Noah vide il grugno del messaggiero, la fece una smorfia che diede a riflettere a Bar Abbas.
— I miei quaranta mila sesterzii sono in pericolo, con questa volpe piccina, pensò egli.
Ida lo fece entrare nulla ostante.
Bar Abbas si atteggiò a modi di non dubbia autorità, quasi di parente che ha diritto di occuparsi della sorte del suo parente minore. Ida gettò un grido vedendolo e riconoscendolo. Ordinò quindi a Noah di restare presso di lei.
— Che vieni a far qui? sclamò essa.
— Dopo la scena di ieri, avresti dovuto stupirti piuttosto se io non fossi venuto, io, il marito vedovo ed inconsolabile della sorella di tua madre.
— Non invocare quei nomi, gli ordinò Ida. Tu! tu non sei che l'infame venditore di tua nipote. Vieni forse a vendermi di nuovo?
— Cominci male, figliuola, e non m'incoraggi certo a renderti servigio, ingiuriandomi.
— Tu non hai che un solo servigio a rendermi, ripetè Ida con disprezzo; uscire di qui.
— Potrei stabilirmi qui, fino a che tu ci resti, o condurti con me, fino a che i tuoi fratelli o tua madre ti reclamassero. Ma non voglio contrariarti. Non è per mia volontà che vengo qui, non è nè per me, nè per te.
— Per chi dunque? perchè dunque?
— Gli è per tuo fratello il Rabbì.
— Che Dio gli perdoni, mormorò Ida.
— Egli si lascia sempre andare a delle violenze. Ma questa volta, a quanto pare, corre dei veri pericoli.
— Quali pericoli? Che menzogna vieni a raccontarmi, ora?
— Tu sei bene la degna sorella di quel fratello, va! Sappi dunque che Gesù attacca ora a Gerusalemme tutti i partiti. Egli carica d'ingiurie i Farisei; colma di rimproveri i Sadducei; non risparmia nè gli Esseniani, nè gli Erodiani; pungiglia i ricchi, i preti, gli scribi, i pubblicani.... non so infine chi mai risparmia. Non parlo di me che egli perseguita più degli altri, come se avessi messo fuoco al Tempio, o se gli avessi rubato Dio, suo padre.
— Hai fatto ancora peggio di codesto, osservò Ida con disgusto; hai accettato il prezzo del sangue di tua nipote.
— Sono malinconie codeste! Ricordati il covo sporco, cupo, e freddo ove stavamo. Mosè non si sarebbe data la pena di grattare la terra, per compiere da noi il miracolo dello sprazzo dei pidocchi. Ebbene guardati intorno, ove sei di presente. È forse tuo padre il carpentiere che ti ha somministrato quei cuscini di porpora ove riposi, queste sedie d'avorio, queste tavole di madreperla o di tartaruga, questi vasi d'argento pieni di fiori, queste ricche tonache che ti rendon sì bella? Non sarebbe certo stato un marito artigiano — il solo al quale tu potevi ambire, che ti avrebbe data questa casa, questo giardino, questi servi, questa bella giovane schiava, che avrebbe diritto di esser regina.... Tu non comprendi tutto ciò ora; sei giovane, fantastica, contenta. Il giorno in cui avrai fame, quando coperta di stracci mendicherai un pezzo di pane per non importa che, da non importa chi, comprenderai l'amore che ebbe per te tuo zio, che conosce il mondo. Adesso insultami, disprezzami e sospettami. Il genere umano è cattivo.
— Tu parlavi di mio fratello, disse Ida, finisci.
— Egli dunque ha posto fuoco ai quattro canti di Gerusalemme. Ora, ciò non si fa senza provocare una terribile reazione. Egli l'ha provocata; e tutti queglino che furono attaccati, l'attaccano a loro volta. Si sono indirizzati al sagan, il più generoso, il più virtuoso, e l'uomo più elevato della Giudea. Hanno accusato Gesù. Il sagan ha conversato con tuo fratello qui, e si è preso di simpatia per lui. T'ha veduta, fu testimonio della catastrofe a cui tuo fratello ti sospinse, ed ha avuto pietà di te. Sa, che l'ultimo appoggio che ti resti omai, è questo fanatico Rabbì. Vorrebbe stornare dai vostri capi, il fulmine da cui sono minacciati. Ma non può rivolgersi direttamente al Rabbì, dapprima perchè questi forse non l'ascolterebbe, poi perchè il sagan non può urtare la suscettività dei suoi propri partigiani.
— Lasci dunque che la volontà del Signore si compia.
— Gli è precisamente ciò che gli ho detto io, io che preferisco sempre compiere la mia volontà. Conosco il temperamento della famiglia, e trovo la sorella calcata a pelo sul fratello. Ma il sagan non ha voluto credermi. Mi ha anzi maltrattato, dicendomi, che non vi amo, che odio Gesù. Allora mi son sobbarcato a tentare quest'opera di salvezza di nipote maschio e femmina, a cui sentomi così poco attagliato. Non ho voluto però vedere Gesù, che mi manca assolutamente di rispetto. Ho promesso di vederti, ma ad una condizione....
— Quale, di grazia, affettuosissimo zio?
— Che sia egli stesso, il sagan, che ti dica ciò che ha detto a me; poichè tu forse crederai a lui, meglio che a me.
— Difatti, io ho di che non crederti senza garanzia, e ancora...
— E ancora, che cosa?
— Ho ancora ad aggiungere, che in questo momento stesso tu menti, e che questa storia che mi racconti è un nuovo tranello.
— Sei una sciocca figliuola, va, cara nipote. Non t'ho forse detto che sono indifferentissimo alle disgrazie che cadranno sul capo di tuo fratello, cui abbomino? Non t'ho detto che puoi andare tu stessa, quando vorrai, ad informarti dal sagan, il quale è l'uomo il più saggio, il più probo, il più stimato della Siria? Aggiungo di più: il sagan m'ha confidato, che fra qualche giorno avrà luogo, in sua casa, una riunione dei nemici di tuo fratello. Ebbene va a domandargli, se non mi credi, di assistere, nascosta, a quella riunione. Questa domanda sarebbe, te ne avverto, un insulto per l'uomo che ti previene a tempo del pericolo del Rabbì, ond'e' si metta in guardia. Ma puoi dire al sagan, che il suo messaggio pervenendoti da uno spezzaforche come tuo zio, il quale ti ha già fatto delle monellate, non vi ti fidi, e che vuoi vedere ed udire da te stessa. Quell'uomo tanto buono, che non ha rifiutato di andare a domandare in isposa la ganza di Pilato per un suo amico, sarà tocco dalle tue ragioni, e ti soddisferà; avvegnacchè, al postutto, e' non prenda lo scorruccio se tuo fratello rovina nell'abisso cui scava sotto i piedi dei nemici della nazione.
C'era nel discorso di Bar Abbas un tal misto abbominevole di sentimenti di odio, d'indifferenza, di franchezza, di probabilità, di evidenza possibile, di prove, e d'inverosimiglianze, che Ida ne rimase confusa e perplessa. Non era impossibile che il nobile carattere di suo fratello avesse colpito il sagan e ch'egli si fosse interessato alla sua sorte. Il sagan non aveva forse mostrato per lei un affettuoso interesse? Bar Abbas non parlava in suo nome, poichè confessava di abborrire Gesù. Perchè Ida non andrebbe ad interrogare il sagan direttamente? Quale sospetto poteva destare un uomo che era, dopo Pilato, il più grande della Galilea e della Giudea? Che v'era d'impossibile che il sagan si astenesse di agire direttamente in favore di Gesù, il quale l'attaccava, attaccava il suo partito ed il suo genero Caifas? Ida restò quindi silenziosa. Bar Abbas continuò.
— Ho adempita la mia commissione, contro mia voglia, lo confesso; perocchè sarei beato che dessero una piccola lezione di convenienza e di umiltà a tuo fratello. Egli si atteggia nè più nè meno che a figlio di Dio! La tua povera madre è dunque non so cosa, e tu non gli sei niente; ciò che ti ha del resto dimostrato ieri sera colla sua stupida interruzione. Alla fin fine, io non ho nulla a rimproverarmi; poichè tutte le volte che ho voluto farvi del bene — ammettiamo che io mi sia ingannato nei modi, ma infine la mia intenzione era buona... — voi mi avete colmo di calunnie e d'oltraggi. Non voglio più impacciarmene. Alla mia età, vecchio soldato, la è davvero ridicola di essere sempre ingiuriato... anche da te, miccina, non ancora sgusciata di chiocciola. Dunque, riassumo: ecco di che si tratta. Tuo fratello corre un grave pericolo. Il sagan te ne previene. Va a prenderne conto più minuto da lui; va a domandargli, se vuoi, di verificare tu stessa la cospirazione che si ordisce contro il Rabbì; fa quello che vuoi; non stare a credermi; non dir nulla a tuo fratello, al sagan. Per me mi levo d'imbarazzo, e me ne vado.
Ida era scossa. In quel punto arrivò Justus, il quale, secondo il suo solito, cacciava sempre sulle mie peste. Era stato anch'egli colpito dalla bellezza fulminante di Ida; più degli altri forse, fatalmente per lui, come vedremo. Veniva ora, come amico mio, a domandare a quella giovine donna che io aveva dovuto sposare, se avesse d'uopo di un qualche servigio. Justus fu contrariato della presenza di Bar Abbas in quel sito; questi, dall'arrivo di Justus che calcolava inopportuno. Ma con la sua solita prontezza di spirito, volle profittare dell'intrusione di quell'importuno. Gli si rivolse dunque e gli chiese:
— A proposito, Ida non vuol credere che suo fratello ha offeso tutti i partiti a Gerusalemme, e solleva contro di sè una reazione viva e pericolosa.