Part 12
— Che t'importa! Avevo dodici o tredici anni, ero il solo sollievo cui si consentiva lasciare a mia madre sulla sua roccia di Pantellaria. La nostra vita era triste, povera, spaventata; ogni uomo che arrivava da Roma poteva essere un assassino, o portare un veleno coll'ordine di Cesare di trangugiarlo. Il nostro sonno, una nelle braccia dell'altra, riassumeva tutti i nostri terrori, tutte le nostre felicità; noi eravamo unite; potevano separarci! A quella povera madre non restavano che le mie carezze. La mia voce le faceva tutto dimenticare. Un giorno, nondimeno, ella prese una risoluzione disperata. Ella mi disse: Domani partirai per Roma. Non la vidi più in tutta la giornata. Scrisse. Scrisse una lunga lettera a Tiberio che io doveva rimettergli. Julia gli si confessava. Ella gli rivelava il nome di mio padre già morto, le circostanze della mia nascita, e domandava grazia per me. Partii. Vidi Tiberio. Gli diedi la lettera di mia madre. Tiberio la lesse da cima a fondo senza che il suo viso tradisse la menoma emozione. Poi la gettò tranquillamente sopra un braciere che riscaldava la sua stanza. Mi guardò fisso, lungamente, e accarezzò il mio mento. — Cosa t'ha ella detto, tua madre? mi domandò finalmente. — Le sue parole sono state queste, risposi io: Tu farai tutto, figlia mia, tutto, intendi bene, per ottenere la mia grazia. — Hum, brontolò Tiberio, tutto! — Tu domanderai questa grazia tutti i giorni, continuai ripetendo le parole di mia madre; non vedrai mai Cesare senza ricordargli la mia grazia; e resterai fino a che non l'avrai ottenuta. — Sta bene, replicò Tiberio, resta e domanda tutti i giorni codesta grazia.
Claudia s'arrestò. Mi parve che fosse vinta dalla commozione. Ciò durò un momento, poi riprese:
— Io feci tutto. Domandai la grazia. Non l'ottenni. Io non vendetti la mia infamia; la mi fu tolta per nulla; quel Cesare mi derubò. Egli sapeva bene, pertanto, che se io mi rassegnava a quegli obbrobri, gli era per ottenere il perdono dell'esiliata. Egli scroccava la mia vergogna. Ciò ch'io soffrii, nessuno lo saprà giammai. Dovevo sorridere in mezzo alle sozzure di Capri, delle quali pensavo fare la redenzione di mia madre. Essa morì. Io restai infame per niente.
— L'è orribile, codesta storia, dissi io inginocchiandomi dinanzi a Claudia e baciando il lembo della sua tunica.
— Alcuni anni più tardi, Cypros arrivò col messaggio della morta, continuò Claudia. Allora mi decisi a partire. Tiberio vi consentì. Ormai e' non poteva più respirare la voluttà di uccidere la madre col disonore della figlia: non poteva più vendicarsi di una madre, immergendo me nella melma. Ma questo non era il mio solo supplizio. Io era maritata. Chi mai conosceva la santa parola che io portavo nell'antro della dissolutezza? chi sapeva che io m'inginocchiava davanti l'altare di Priapo per implorare misericordia per mia madre? Ebbene, m'inzaccherarono dei loro insulti, e la vergogna ricadde altresì sul fronte dell'uomo che avevano associato al mio obbrobrio.
— Povera donna, feci io, è dunque per questo che la tua stanza nuziale è vedova.
Claudia non rispose alla mia interruzione, e continuò:
— Tiberio abbandonava la sua preda. Sejano vi si opponeva. Quel miserabile mi amava con frenesia. Ciò che ci volle di lotta, il mio odio lo sa, e se ne ricorda. Avevo un bel fulminarlo del mio disprezzo, quel Sejano, egli si aggrappò a me come le anime alla barca di Caronte. Dovetti raccontargli ciò che io ti racconto ora. Quel fango ebbe la pietà che Tiberio mi rifiutava. Mi rispettò. Mi lasciò partire. Mi diede un consiglio. Oh! io non sono mica la sola che odii quel Cesare da cloaca!
— Posso io chiederti qual consiglio ti diede il terribile favorito del padrone del mondo?
— Te l'ho detto: prendere l'Impero a rovescio, e detronizzare Cesare. Roma lo deride. L'Italia lo odia. Le legioni lo disprezzano. Le provincie aspettano il primo che osi.... Ebbene, io oserò, io donna oltraggiata; io che odo a tutti gli istanti del giorno e della notte risuonare alle mie orecchie la parola di mia madre: vendetta! io che porto sopra il mio capo il suo pugnale, e che vedo ogni mattina, risvegliandomi, ogni sera, prima di chiudere gli occhi, la schiava fedele che raccolse il suo ultimo alito. Intendi tu adesso, Giuda? Comprendi perchè sei qui? Io ti ho messo alla prova: tu sei forte, hai della volontà e della perseveranza, tu detesti i Romani, tu cospiri contro Cesare: io mi associo a te. Avanti dunque. Se gli Dei sono ciechi, gli uomini devono aprir gli occhi e correggere il destino.
— Claudia, codesta franchezza mi commuove, ma non mi spiega tutto. Vuoi permettermi alcune domande?
— Parla.
— Pilato, conosce egli i tuoi progetti?
— In nessuna maniera. Se li conoscesse, mi darebbe in mano a Tiberio come una delinquente. Egli non sa nulla, e nulla deve sapere. Egli deve essere trascinato dagli avvenimenti.
— Pomponius Flaccus sa ciò che tu mediti?
— Pomponius Flaccus mi ama. Una mia parola, e farà tutto che io voglio: tradirà Cesare, sua moglie, suo padre, la sua coscienza: quell'arnese da crapula, per una notte d'orgia, metterebbe il fuoco al mondo intero. Pomponius Flaccus è l'uomo in tutto l'impero che meno m'imbarazza.
— Pilato allora resisterà.
— Ma voi altri nei vostri piani, non avete voi calcolato sopra questa resistenza?
— Sì, e io conto trionfarne.
— Ebbene, io cercherò diminuire l'urto diminuendo le forze ch'egli potrebbe opporvi.
— Insomma, cosa pensi tu di fare? che parte ci lasci tu in questa tragedia che può forse fallire, ma che mette conto di essere tentata?
— In due parole, ecco ciò che io penso di fare: e rifletti che questo progetto è stato concepito da Sejano. La Giudea si ribella. I Romani lasciano fare o resistono debolmente e la lasciano trionfare. Le legioni della Giudea e gli Ebrei fanno alleanza ed obbligano le legioni della Siria ad ammutinarsi. Questa diserzione sarà d'altronde pagata. Nel vostro Tempio, nel sepolcro di Davide, vi sono ancora degl'immensi tesori benchè in parte già saccheggiati. Noi contiamo su quelle ricchezze. Con questo denaro si comprano le legioni della Gallia, della Spagna, della Bretagna. Da tutte le parti queste legioni incedono su Roma e rovesciano Tiberio, che si ucciderà, o sarà ucciso dai pretoriani, prima che le legioni rimaste fedeli si muovano. Per prezzo del soccorso che la Giudea ci avrà prestato, la staccheremo dall'Impero e sarà emancipata. Ella riacquista la sua indipendenza del tempo di Salomone. Il prezzo che la Giudea pagherebbe ti pare forse esorbitante?
— Per nulla.
— All'opera dunque. Gli avvenimenti correggeranno gli sbagli di questo abbozzo, se ve ne sono.
— Claudia, diss'io alla fine, ho bisogno di crederti. Vi sono in questa trama tante cose misteriose, colpevoli, vere, terribili, grandiose, impossibili, sospette, ch'io vi crederei, anche se fossi sicuro che tutto codesto è falso, che tutto codesto è un agguato. Tu hai scelto bene il tuo istrumento. Il fantastico per me è il vero; l'assurdo è il mio ideale. Dar la mentita alla ragione, gli è il supremo dei miei piaceri. Io sono a te. Ma, confidenza per confidenza. Se tu mi hai indicato lo scopo, lascia a me scegliere la strada, il tempo, gli uomini. Il nostro popolo non è simile agli altri popoli. Noi facciamo una rivoluzione per cangiarlo, ma non lo cangeremmo per fare una rivoluzione. Da domani, io rientro in scena. Ma sai che tuo marito mi sorveglia, e che il suo aguzzino mi ha arrestato per sottrarsi alla noia di sorvegliarmi?
— Io ti domanderò a Pilato, e sarai più sicuro dell'imperatore stesso.
— Sta bene, soggiunsi commosso: io lascio questo palazzo in questa notte stessa. Sono felice. Non mi annoierò più, farò del bene forse, in ogni caso cercherò di piacerti. Avrei potuto vivere, lungo tempo forse, colla Claudia di questa mattina senza amarla e senza desiderarla; non potrei forse vivere due giorni ancora colla Claudia di questa sera senza amarla alla follìa ed adorarla come un dio. Ho il presentimento, direi quasi la certezza, che non riesciremo; che importa? Tu sei stata infelice, o Claudia, la tua vita non è riempita di memorie sorridenti; ti ricorderai di me. Dev'essere così dolce l'avere per tomba il cuore, o il pensiero d'una donna!
— Tu sei un nobile giovine, Giuda, susurrò Claudia, gli occhi brillanti di una lagrima che li dilatava.
— Perdonami, se ti ho mal giudicata.
— Tutti mi giudicano così. Perchè sarei inesorabile con te, mentre io non serbo rancore ad alcuno?
— Addio allora, le dissi, prendendole la mano e portandola alle mie labbra.
Restai un istante colle labbra su quella mano. Alzando il capo, vidi nel vano della porta Pilato in piedi, gli occhi fissi e divaricati, terribilmente pallido, immobile. Lasciai ricadere la mano di Claudia che aveva il dosso voltato a suo marito. Allora Pilato fece uno sforzo sopra sè stesso, e si avanzò.
La tempesta del cielo annunziava le sue prime convulsioni. Un colpo di tuono scosse l'appartamento, un lampo lo rischiarò.
Pilato prese un aspetto sorridente. Venne dinanzi il letto di sua moglie, che lo guardò appena senza dare alcun segno di commovimento.
— Sei tu, diss'ella volgendosi dall'altra parte, a quest'ora?
— Scusami, amica mia, rispose Pilato. Ho incontrato due persone che cercavano codesto giovane, e mi sono indugiato un poco conversando con loro.
Levai gli occhi, in fatti, e scorsi nell'altra stanza, rimpetto alla porta, Justus e Bar Abbas.
Pilato, dopo le parole violente che aveva lanciate a Cypros, s'era subitamente contenuto, ed aveva domandato delle spiegazioni. Sembra che il solitario della torre Mariamna intrattenesse delle relazioni intime colla giovine schiava. Tutte le sere, o quasi tutti i giorni, egli si recava nella stanza della Galla, a quell'ora avanzata della notte, e veniva a conversare con lei. Di che parlava Pilato con quella ragazza? Cosa aveva a dirle, con quell'aria misteriosa? Dio mio! Colla schiava Pilato andava a parlare di sua moglie. Le domandava i menomi particolari della giornata di lei, i suoi pensieri, i suoi desiderii, i suoi capricci, che so io! del vestito, del gioiello, del fiore, del riccio dei suoi capelli non ben fisso, dei vapori, delle collere, di mille nienti, e tante altre cose ancora.
«Questo Argo spia sua moglie, pensava Cypros; dunque non bisogna dirgliene niente!»
E Cypros non gli diceva niente.
Sopra tutto, Pilato era dilaniato dal silenzio assoluto che Claudia osservava sopra la sua persona. Cypros non ebbe mai a raccontargli che sua moglie si fosse occupata di lui, che avesse pensato a lui, o lo avesse nominato.
Cypros era ora côlta in fallo, ed in un fallo che ella stessa riteneva per capitale.
Cypros aveva dei begli occhi, che non risparmiava punto di adoperare. La mia carceriera non avrebbe forse desiderato niente di meglio che alleviare la mia vedovanza. Poteva ella pensare che Claudia ed io vivessimo come fratello e sorella? Tremò davanti Pilato; e confessò che io era nella camera da letto della sua padrona. Pilato ebbe come una vertigine. Poi si rimise, e venne.
— Questi amici hanno troppa fretta, rispose Claudia senza voltarsi. Giuda era per partire. Ma trovo impertinente ch'essi vengano a cercarlo, qui, alla mezzanotte.
— Scusa, amica mia, sono io che li ho introdotti qui onde procurare loro il piacere di vedere il loro amico alcuni minuti più presto.
— Allora fammeli gettare alla porta a colpi di verghe.
— Ti domando grazia per loro. L'affezione è cosa sì rara.
— È vero, fece Claudia. Andate dunque e addio, o piuttosto a rivederci.
Pilato diede un passo indietro per lasciarmi passare.
— Procuratore, gli chiesi, hai ancora tua madre tu?
— E poi?
— Io sono stato arrestato una sera senza ragione, con una specie di tranello, in quel giorno appunto in cui una simile punizione, anche meritata, avrebbe dovuto essermi risparmiata.
— Non l'ho ordinata io.
— Ti credo. Mia madre però è stata informata del mio arresto. Io le dava ogni giorno mie notizie e ricevevo le sue, poichè la povera vecchia è ammalata, gravemente ammalata. Sono già dodici giorni ch'ella ignora la mia sorte.
— Ebbene?
— Ebbene, io vorrei andare a Gerico in questa notte stessa, all'istante.
— Chi vi si oppone?
— Tu.
Pilato ebbe un movimento altero d'impazienza.
— Le porte della città sono chiuse, ed io non potrei partire che domani.
— In fatti, è vero.
— Allora io ti domando, se è possibile, una parola d'ordine onde farmi aprire la porta di Bethlemme, ed uscire.
— Amica mia, disse Pilato riflettendo, hai tu qui ciò che occorre per scrivere una linea?
— No, rispose Claudia.
— Sia, fece Pilato, ecco la parola d'ordine per passare: Claudia!
Claudia si voltò con un vivo movimento udendo pronunziare il suo nome. Non si sarebbe mai aspettata forse, che il suo nome fosse stato dato da Pilato. Questa impressione non durò per altro che un attimo. Claudia si girò di nuovo lentamente dall'altro lato.
— Claudia! osservai io, va bene. Grazie per mia madre, procuratore.
Dissi addio di nuovo alla bella Romana e partii.
Claudia e Pilato restarono soli l'uno rimpetto all'altro.
Ho conosciuti più tardi i ragguagli di questa orribile scena. Poteva egli mai pensare, Pilato, che un giovane di ventitrè anni ed una donna di ventiquattro fossero restati dieci giorni insieme per dirsi dei nonnulla durante tutto questo tempo e finire col cospirare d'accordo?
XI.
Pilato principiò col passeggiare per lungo e per largo nella stanza, osservando ogni mobile, e gli accidenti del letto, e del letto di riposo.
Ahimè! tutto ciò era vergine, in quella camera d'una impura.
Claudia comprese forse, e lo lasciò fare; forse era assorta in un altro pensiero. Infatti, repentinamente, balzò in piedi, corse allo specchio dinanzi al quale era una piccola lama d'oro sospesa fra due colonnine d'agata, e la percosse a diverse riprese, convulsivamente, con un piccolo martello d'acciaio. Poi ritornò al suo posto.
Al tintinnìo di quella piastra metallica, Cypros accorse. Sembrava stravolta dal terrore avendo indovinato da quello strepito la tempesta che agitava l'anima della sua padrona. Cypros si avvicinò tremante, pallida come una landa di neve al chiaro di luna.
— Raccomoda la rete dei miei capelli, disse Claudia con voce sorda e gli occhi fulminanti.
Cypros cadde alle sue ginocchia gridando:
— Grazia, padrona, io sono innocente.
Claudia fissò negli occhi della giovane i suoi occhi carichi di collera, affascinandola, inchiodandola ai suoi piedi, affranta dalla paura. Poi senza aggiungere una sola parola, mise lentamente la mano ai capelli, ne tirò la spilla omicida, alzò il suo braccio e lo abbassò. Pilato vide quel movimento e si precipitò sulla mano di sua moglie. Arrivò troppo tardi. Il gioiello di Claudia aveva pugnalata la schiava delle Gallie. L'infelice Cypros si accosciò e cadde stesa sul tappeto, mormorando:
— Povera madre mia, tu morrai schiava.
Uno spruzzo di sangue saltò al viso di Claudia e lordò il suo bianco vestito. Ella contemplò per un momento quel cadavere, poi alzando lo sguardo sopra suo marito esterrefatto gli ordinò:
— Spingi col piede questa carogna sulla terrazza.
E ricadde sul suo seggio.
Pilato prese nelle sue braccia il cadavere della ragazza. Egli comprendeva ora perchè Cypros gli avesse nascosta la mia presenza presso di sua moglie. Si sovvenne delle ore di gioia che Cypros gli aveva procurate parlandogli di Claudia. Baciò castamente la fronte della povera vittima, e la depose sulla terrazza, ove il sangue fu ben presto lavato dalla pioggia che cadeva a catinelle. Un lungo sospiro che partì dal cuore, più che dal petto di Pilato, riassunse tutti i gemiti che il mondo serbava alla nobile creatura.
Pilato era atterrato.
Quest'uomo, sfuggito a tanti combattimenti, si sentiva soffocare d'orrore e di spavento, alla vista di quel sangue tirato dal cuore d'una donna, da una donna, con un gioiello.
Pilato era d'Hispalis (Siviglia), una delle quattro città della Betica, i cui abitanti godevano del diritto di cittadini romani. Suo padre si chiamava Marcus Pontius. In quella guerra di distruzione che Agrippa inflisse ai Cantabri (Biscaglini), Marcus si segnalò forzando i suoi grandi compatriotti ad uccidersi in parte, tenendo poi mano alla vendita degli altri. Egli comandava quel pugno di rinnegati che volsero le armi contro i loro compagni di schiavitù, gli Asturii. La Spagna sommessa finalmente a Roma, — dopo due secoli di resistenza — Marcus Pontius ottenne come segno di distinzione il pilum o giavellotto, da cui la famiglia trasse il nome di Pilatus[13].
[13] Fors'anco questo nome soldatesco veniva dal _pilum_, pestello, da cui si era fatto il dio Pilumnus nelle stanze da letto, e che, secondo sant'Agostino, personificava un Priapo.
Lucius Pontius Pilatus, suo figlio, si attaccò a Germanico, col quale fece le guerre della Germania, e si trovò alla battaglia di Idistavisus (Hassembeck). Dopo la pace, Pilato ritornò in Ispagna. Ma ben tosto, stanco del riposo, venne a cercare a Roma il piacere, poichè Tiberio vietava la gloria.
Germanicus era perito in Siria per ordine di Tiberio. Ponzio si presentò a costui con una lettera di suo padre, che aveva combattuto con lui, allorchè egli era tribuno dei soldati nella Cantabria, e poscia in Germania. Tiberio l'accolse bene, troppo bene forse; poichè Ponzio era designato a Capri col sopranome di sposo di Tiberio[14]. Occorre però dire che nulla nella persona di Ponzio giustificava l'uffizio ch'egli avrebbe riempito presso il vecchio imperatore, e che forse fu Sejano a spargere quella voce onde screditarlo presso Claudia, di cui ambedue si disputavano i favori.
[14] Gli si applicava il verso di Marziale:
_Tergo fœmina pube vir es._
Ponzio aveva trentacinque o trentasei anni; statura media, l'aspetto severo, il colorito bruno, il corpo magro. I suoi begli occhi neri, come pure la sua barba ed i suoi capelli davan risalto alla sua aria malinconica, e rischiaravano la sua fisonomia, la cui gravità toccava quasi alla durezza. La sua bella bocca dai denti bianchissimi raddolciva questo insieme che ispirava più rispetto che simpatia. Egli aveva, inoltre, maniere rozze e violenti movimenti subitanei, la collera pronta, il colpo spietato. I gusti suoi erano volgari; la sua intelligenza mancava di coltura. Mai, in tutta la sua vita, egli aveva letto un poeta, una storia un filosofo; e nondimeno il suo spirito era poetico, la sua anima triste e pensosa. Aveva delle passioni a sbalzi, passando senza transizione dall'orgia furiosa all'ascetismo d'un esseniano. La era ancora una natura selvaggia, cui la corruzione aveva sfiorata, contrariandola, lasciandole l'istinto del bruto senza darle la pulitura dell'epicureo e dell'effeminato. La sua gelosia raggiungeva la follia. Il riguardo del suo onore si elevava all'idolatria. Generoso quando la passione non tempestava, crudele nell'uragano del suo cuore e dei suoi pensieri. Egli amava la lotta contro il difficile; quella contro l'impossibile lo seduceva. Il sentimento della giustizia lo ispirava sempre; ma egli aveva un criterio della giustizia secondo la sua coscienza piuttosto che secondo il diritto e la legge. Maltrattava volontieri l'uomo; per la donna era rispettoso, galante, condiscendente, tenero anche, e cavalleresco. Uno sguardo di donna lo trasformava. Epperò durante tutto il tempo che restò in Gerusalemme senza Claudia non si disse molto male della sua condotta. Se non fu casto, fu riservato. Non gli si conobbe nessuna relazione amorosa; vivendo anzi molto rigidamente, preferendo stare in una torre, anzichè nel palazzo di Erode, in fra i soldati anzichè fra gli schiavi dei due sessi che ingombravano la sua residenza; lasciandosi andare ai suoi gusti malinconici, evitando la gente, la luce, e correndo di notte pella campagna. Non era cosa rara l'incontrarlo dopo mezzanotte a cavallo, seguito soltanto dai suoi otto schiavi nubiani, muti come il fondo di un pozzo. Regalava generosamente. Rispettava il popolo vinto, più che poteva, quando Cesare o il popolo Romano non erano posti in questione.
Pilato aveva adesso un po' più di quarant'anni; ma il suo colorito bilioso, le rughe precoci, avevano fissato sul suo fronte un'età immobile; non era giovine, ma non invecchiava. Parlava poco ed ordinariamente con tuono secco e duro. Ma si abbandonava volentieri all'ironia, quando era meno triste, o al lirismo d'una imaginazione febbrile, quando era animato da una passione qualunque. Portava un lutto continuo; nessuno seppe mai di chi, nè di che cosa[15].
[15] Filone (Ambasciata a Cajus) chiama Pilato _pervicaci duroque ingenio_, carattere tenace e duro, e gli attribuisce _venditas sententias, rapinas, clades, tormenta, crebras caedes indemnatorum, crudelitatem saevissimam_.... Non sembrerebbe di leggere il ritratto di Radetzki fatto dagli Italiani?
Eccolo ora di fronte a Claudia, giudice d'una donna che sembrava colpevole, eppure commosso e quasi tremante. Le braccia incrociate al petto, in piedi sulla soglia della terrazza, eccessivamente pallido, lo sguardo profondo immobile sopr'essa, egli attendeva una parola onde uscire dal cerchio magico del silenzio che l'attitudine fredda e sprezzante di Claudia tracciava a lui dintorno.
— Ebbene, sclamò ella finalmente, chiudi quella porta, e vattene. È tardi, sono stanca e voglio dormire.
— Ti chiedo scusa, o figlia di Julia[16], di avere turbato le gioie della tua notte, rispose con calma Pilato. Vi sono stato spinto da quegli uomini.
[16] Macrobio racconta che questa figlia di Augusto non si abbandonava alla dissolutezza che allorchè era incinta, e diceva allora: «che non accettava passeggieri a bordo che allorquando il bastimento era carico, _navi plena, tolle vectorem_.»
— Non essere modesto, Pilato, riprese Claudia con un sorriso. Tu avevi cercato una moglie nella pozzanghera di Capri per ambizione; sei stato carnefice del paese che ti si era abbandonato a divorare: ora sei divenuto una spia. Sei perfetto. Sposo di Cesare, sei ormai degno d'uno dei _piccoli pesci_ di Tiberio. Adesso possiamo consumare il nostro matrimonio.
Pilato balzò, e afferrando violentemente sua moglie dal braccio, gridò:
— Che cosa faceva qui, quell'uomo?
Claudia guardò in faccia a suo marito, senza turbarsi, poi colla mano sinistra, tirò lentamente la sua terribile spilla dai capelli, e trapassò il braccio di Pilato. Questi ritirò la sua mano. Claudia rispose freddamente:
— È il mio amante.
Pilato contemplò con aria distratta il suo braccio che sanguinava, e lo avvolse in un lembo della sua toga.
— È il tuo amante, dici? continuò egli. Io trovo un giovane nella stanza notturna di mia moglie, a mezzanotte, soli, baciandole le mani; ho due testimonii che possono affermarlo, ella stessa confessa che è l'amante di quell'uomo. Io potrei ucciderla, potrei divorziarmi da lei, potrei trascinarla dinanzi i giudici e infamarla.... Infamare...! Claudia, io ti perdono.
Claudia tolse lentamente il suo anello dal dito, e mostrandolo a suo marito, gli domandò:
— Conosci questo anello?
Pilato l'esaminò, e gettandolo in mezzo alla camera, osservò con disprezzo:
— L'anello di Tiberio! Claudia aveva dunque mentito quando m'aveva detto che le veniva da sua madre.
Ella rispose:
— Potrei inviarti l'ordine, sopra un pezzo di carta suggellato da questo anello, di disonorarti, di esiliarti, di ucciderti, di abbandonare il posto di procuratore, alla vigilia d'una esplosione terribile di questo popolo, e di farti condannare come un vile o come un traditore.... Io ti lascio vivere. Io lavoro al compimento della tua infamia.
Pilato non l'aveva forse compresa, giacchè riprese come se parlasse a sè stesso.
— Al postutto, egli è giovine, è bello, è effeminato, ha mostrato del coraggio.... Se ella lo ama.... ciò è spiegabile. L'è giovine anch'ella, è bella, il suo sangue le fa violenza, la si annoja.... Dopo ciò che io aveva veduto, dopo quello che sapevo, dopo quel passato.... un amante solo, nel secreto della notte.... Oh, sì, sì, c'è un progresso nel bene, Claudia, perdonami, sono assurdo, sono pazzo.