Part 10
Ad un segno dell'eunuco che dirigeva la cena, il secondo servizio fu fatto sparire come il primo. Poi s'udì una musica rumorosa di flauti, crotali, castagnette, timballi, tamburini, citare, eseguita da piccoli mori, che precedevano una terza legione di schiave itale e greche quasi nude, o meglio velate da una nube di azzurro e d'argento. Queste schiave portavano il terzo servizio e le _bellaria_, ossia le ciambelle, le composte, ed i camangiari zuccherati. Sopra dei vassoi d'argento dorato e di porcellana delle Indie, trasparente come il cristallo, e dipinta di fiori ed animali, s'ammonticchiavano i pasticci d'uccelletti, beccafichi, tordi, ortolani, dell'uva di Corinto e di Sicilia, delle noci inzuccherate, dei cotogni irti di chiodi di garofani che parevano tanti porcospini, delle tarte al mele dell'Imetto, dei fichi, delle pesche, delle fragole, mille frutti infine, ed un Priapo in pasta di mandorle, il seno adorno di piccoli fiori e gioielli simulati in zucchero, profumati come una cortigiana ed imitati alla perfezione. Le schiave ci versarono nell'istesso tempo dei vini di Cadice e di Sicilia, fluidi come l'olio, dolci come il mele, e che insinuavano la febbre e la vertigine nelle vene. Quelle bellezze così perfette che mi passavano dinanzi agli occhi, quei tesori di voluttà divine che sfioravano le mie labbra, abbagliavano il mio sguardo, che io sentiva fremere; quella Claudia di cui l'alito mi bruciava quando si voltava verso di me; tutto ciò m'immergeva in una tale ebbrezza, mi ravvolgeva in un tal turbine di passioni, mi dava tali stordimenti, tali spasimi, che io mi sentiva svenire. Le tinte si succedevano sul mio viso come i lampi in una notte di tempesta.
Un momento mi tenni per perduto. Avevo già commesso il fallo mortale di accarezzare colle mie labbra un riccio dei capelli di Claudia.
Servirono tutte quelle leccornie sul nostro tavolo, mentre le schiave si abbandonavano ad una danza sfrenata. Poi ci aspersero di profumi e di foglie di rose, la cui freschezza mi temperò. Di poi, probabilmente dietro un segno di Claudia, tutte sparirono, eccettuata una schiava nera, che si sarebbe detta di marmo egiziano, tanto era bella, e che restò ritta, immobile ai piedi della sua padrona.
Claudia, dopo ch'io le ebbi toccato i capelli colle mie labbra, non mi aveva più indirizzato la parola, non si era neppur volta dalla mia parte. Vedevo che io l'avevo offesa. Ma la confusione delle mie induzioni s'imbrogliava sempre più nel mio spirito. «Perchè quest'orgia e tanto ritegno?» mi chiedeva io. «Cosa mai vuol ella da me?»
Cangiai tuono.
— Questa schiava comprende ella il greco, Claudia?
— No.
— Siamo soli, dunque.
— Sì.
— Allora mi permetti di farti una domanda?
— Secondo. Ma non fa nulla, parla.
— Che cosa sono io qui?
— Ma, il mio ospite, credo, rispose superbamente Claudia.
— E dopo la cena?
— Un uomo che mi ha reso un servigio, ed a cui io lo pago.
— Grazie tante, feci io; io impresto sempre a fondo perduto. Lascierei i tesori stessi della tua bellezza ai miei schiavi, o Claudia, se mi pensassi ch'e' potessero essere un prezzo.
Claudia mi fulminò d'uno sguardo, che credetti mi profondasse nelle viscere della terra. Tacque un momento, poi mi disse:
— Ti dipingono come un uomo pericoloso, ti accusano di cospirare contro Tiberio ed il popolo romano.
— E non s'ingannano. Sì, io cospiro. Sì, io sono il più mortale nemico del tuo popolo, o Claudia, e di tuo marito; e ne ho giurato la perdita.
Claudia sorrise, e soggiunse:
— Ti ho tolto via dalla prigione della torre Phasaelus; devo allora tenerti prigione qui.
— Preferisco la torre Phasaelus.
— Ed io, questa.
— Questa mi disonora come un vile, mi fa forse sospettare come un traditore; quella m'innalza alla grandezza del Bruto del mio paese.
— Hai ragione. Non ci avevo punto riflettuto, disse Claudia con voce commossa. Noi altre donne siamo frivole. Va dunque, sei libero. Però, credimi, lascia Gerusalemme questa notte stessa. Forse non potrei salvarti una seconda volta.
— Io non lascierò punto Gerusalemme, dissi io, tocco dal cangiamento che mi rivelava un altro aspetto del carattere di quella donna.
Ella aveva un cuore. Ma io non lo comprendevo bene ancora.
— Allora resterai qui, replicò con fermezza Claudia. Se gli è per sfidare dei pericoli che tu vuoi partire, sta tranquillo, ne troverai qui, e dei più mortali. Se gli è per vedere i tuoi amici, la tua amante....
— Che m'importa tutto ciò! risposi io allora con un sentimento del più alto disprezzo. Tutto ciò l'è roba che si compra, si paga, s'adopera, e non se ne tien conto.
— Sarebbe forse per quell'essere misterioso?
Tacqui. Le imagini di quelle due donne s'urtarono nel mio spirito come la folgore. Claudia anche ella aveva osservato, ed era stata abbagliata dalla bellezza della donna misteriosa di Moab. Ella corrugò le ciglia cariche di scintille.
— Io resto, dissi alla fine; ma potrò un giorno sperare?...
— Nulla, mai, sclamò Claudia, balzando sul suo letto. Tu cospiri contro Tiberio, dici tu, Giuda, sei implacabile, tu dici.... ebbene le passioni vere sono tiranne. Regnano sole. Resta. Resta.
— Sarebbe possibile? mormorai fra me stesso colpito da un lampo.
— Resta, resta, gridò Claudia. In questo mondo non c'è d'impossibile che ciò che non si vuole, ed il.... bene.
Fece un segno. La negra uscì e ritornò subito con un'altra schiava.
— Cypros, disse Claudia, questo giovane è tuo prigioniero.
IX.
Justus non aveva assistito alla riunione in casa del sagan, perchè era andato da Maria.
Le portava la notizia della mia prigionia nella torre Phasaelus.
Questo colpo, che aveva rallegrato Justus, non abbatteva Maria. Ella non era donna da lagnarsi come una donna, da desolarsi, domandando aiuto al cielo.
Justus non era tale un amico, da non trar partito della disgrazia d'un amico.
Ritornando da Roma, io aveva incontrata quella ragazza sulle rive del lago di Genesareth, al momento in cui aveva perduto il suo ultimo parente, e restava sola nel mondo. Non mi occorse un lusso di seduzioni, per persuaderla a seguirmi a Gerusalemme. Sapendosi bella, la non disperava che un giorno o l'altro io mi sarei deciso a sposarla. Conoscendo il proprio carattere determinato, pronto alle risoluzioni, ricco di espedienti, ella contava far arrivare il più tosto possibile quel giorno. Una settimana dopo che ella aveva preso dimora nella mia casa, Maria aveva già compreso che i suoi progetti di Magdala non si sarebbero mai effettuati. Non esitò molto a decidersi di trarre dalla sua situazione il miglior partito possibile. Mi congedò, tra due dei più ardenti baci della luna di miele dell'amore.
Era troppo tardi, e troppo presto. Troppo tardi, perchè io principiava a sentire per lei dei violenti desiderii; troppo presto, perchè non n'ero ancor sazio. In breve dopo una querela che durò tutta una notte ed una parte del mattino, andammo d'accordo: Maria consentiva a continuare ad amarmi, ma nella sua casa, padrona del suo domicilio, del suo cuore e delle sue azioni, rinunciando a tutti i vantaggi che la legge giudaica le poteva accordare su me. Per contro, io le diedi per abitazione una bella casetta fra due giardini, alle porte della città, nel sobborgo di Bezetha. E siccome io viveva quasi sempre con lei, vi portai tutto il lusso, l'eleganza, i piaceri che avevo osservato presso le dame romane e greche, e ci presi gusto anch'io.
Maria non aveva la tinta, in parte vera in parte presa a prestito dai cosmetici, delle cortigiane romane; ma la aveva nel suo colorito d'oro in fusione una freschezza, uno splendore, un mordente, un vigore, una giovinezza che la rendevano mille volte più seducente. Ella non aveva lo spirito, la coltura, il gusto, la grazia, il fascino morale della cortigiana greca; ma ne aveva tutta la civetteria; tutti i capricci; tutto l'imprevisto, tutte le voluttà, tutta la venustà scultoria delle forme. Era Cleopatra: quella misteriosa e tetra regina che aveva stretto il mondo due volte nelle sue braccia di bronzo, e l'aveva soffocato dei suoi baci. Maria era l'ideale della donna siriaca che possiede la taglia della palma, il color dell'aurora, gli occhi di serpente, la elasticità della tigre, la bocca che contiene un Eden di passione, sia che rida, o che morda. Questa regina di Saba ben presto adottò, dal momento che divenne libera, delle abitudini fantastiche. Sdegnò la moda delle donne ebree, pure così graziose e così semplici, e si compose un costume assiro, il quale le dava lo splendore che la notte ed il cielo azzurro danno alle stelle.
Non occorreva tanto per gettare lo scompiglio in mezzo alla gioventù ricca ed elegante di Gerusalemme. Maria l'ebbe presto tutta ai suoi piedi, mai nelle sue braccia. Giammai donna fu più fedele al suo amante amato, di quel che lo era Maria per me cui ella amava sì poco. Dovunque ella passava, tradita dai suoi profumi, dal suo seguito, dalla sua abbagliante bellezza, dai suoi adornamenti, dalla sua insolenza, dal suo riso che si sarebbe detto una cascata di perle sur un bacino d'oro, un riddare di raggi, dovunque la si mostrava, un vivo commovimento seguivala. Le altre donne impallidivano; gli uomini le si affollavano attorno. I sorrisi, le offerte, le parole amabili, la gaiezza, l'impertinenza, le risse, che so io? tutto scintillava e le turbinava intorno come il delirio.
Justus non aveva resistito a quella seduzione involontaria; tanto più che egli aveva visto Maria più da vicino, con me, nelle ore che la era ella stessa e non s'infingeva per altrui, ed era allora le cento volte più affascinante! Questa Greca di contrabbando era insomma una deliziosa Ebrea. Ella aveva, come io stesso, avvertito l'amore silenzioso di Justus, ma non fece mai nulla per provocarne la confessione; colui, dalla sua parte, non l'osò mai.
Dopo il mio arresto — e si sapeva che gli arresti di Pilato, cui nulla spaventava, erano mortali quasi sempre — Justus sperò; prese coraggio. Maria invece, che fino allora m'aveva impartito un così modesto bricciolo del suo amore, mi si diede con tutte le espansioni della sua anima.
— Ebbene, diss'ella, se Giuda è arrestato bisogna liberarlo.
— Gli è che.... riprese Justus.
— Non ci sono _gli è che_: lo si deve, dovessi io abbandonarmi nelle braccia del suo carceriere, come Giuditta, per strappargli le chiavi; dovessi mettere fuoco ai quattro angoli di Gerusalemme. Quanto io ho, fino alle trecce dei miei capelli, prendete tutto e comperate la sua libertà.
— Maria, rispose Justus tutto tremante, ti sei mai accorta che io t'amo?
— Sì.
— Allora, puoi comprendere che farò tutto per piacerti.
— Va dunque e ritorna domani, quando avrai notizie più precise sulla situazione di Giuda.
Non vi erano che tre uomini i quali potessero dire alcun che sul mio conto: Pilato, Cneus Priscus, ed il vecchio carceriere della torre Phasaelus. Non c'erano quindi che due uomini i quali potessero andare ad informarsene: Hannah e Bar Abbas. Justus si rivolse ad Hannah, che rifiutò per tema di attirare l'attenzione sopra sè stesso. Bar Abbas accettò senza farsi pregare, perchè aveva già fatto i primi passi, coronati da quella serie di calci che il vecchio carceriere gli aveva regalati.
— Io non mi son mica uomo da aver paura nè di calci, nè di pugni, nè di colpi di daga, rispose egli alla proposizione che Justus gli fece; ma quando si agisce bisogna avere almeno una probabilità di successo; senza di che, l'azione è una follia.
— Certamente.
— Ebbene, per lavorar con efficacia, ho d'uopo di denaro.
— Ti vendi dunque sempre, Bar Abbas?
— Imbecille! gridò il galuppo. Quel denaro non sarà nè per me, nè per compensare i miei sforzi: devo corrompere qualcuno. Conosco il vecchio Ruben. Sono stato il suo pigionale più d'una volta. È chiacchierone, ubbriacone, goloso, infingardo. Ama le baldracche. Gli piace burlare. Tutto ciò, mio caro idiota, si compra e si paga. Se fossi ricco, non domanderei nulla. E non voglio andar a domandare nulla a Maria, perchè ella darebbe tutto, ella.
Justus prese un pugno di sicli, e lo versò nelle mani di Bar Abbas, dicendo:
— Non andar mai da Maria. Quando avrai speso questo denaro, ne avrai dell'altro, poi dell'altro ancora, e così sempre.
— Alla buon'ora! giovine ipocrita. Vuoi monopolizzare tutta la riconoscenza della pulzella. Va, va, fa la tua strada, ma sta in guardia: non si incespica mai che quando si guarda il cielo. Si direbbe che il cielo porta disgrazia.
— Ti metti subito all'opera, non è vero?
— Hai una premura che è sospetta, figliuolo mio. Sarei quasi tentato di domandarti la mia parte.
— Di che cosa? della premura?
— Di ciò che la provoca.
— Tu sai che Giuda è amico mio.
— Ma! appunto per ciò mi stupisco della tua magnanimità. Non si fanno tanti sforzi per un amico, che quando si tratta di perderlo.
Tre giorni dopo, Bar Abbas sapeva tutto.
S'era presentato al vecchio Ruben, per iscontare i calci della sera precedente. Aveva principiato lo scambio, con dei cazzotti, nella taverna ove il carceriere andava a gozzovigliare la sera, dopo di aver coricato i suoi pupilli. La partita saldata, Bar Abbas, da vecchio milite di fronte a vecchio milite — Ruben aveva combattuto contro Pompeo alla presa di Gerusalemme, — gli aveva offerto una riconciliazione.
— Non voglio distruggerti, gli disse egli, preferisco ubbriacarti, vecchio bestione.
La proposta non ammetteva una lunga riflessione, neppure per anomalia di gusti. Ruben accettò, colla riserva di bere ma senza ubbriacarsi. Promessa da beone. Egli bevve, s'ubbriacò, e parlò. Bar Abbas, per saldare i conti, lo fece rotolare con un pugno sotto la tavola dell'osteria, e uscì, mulinando così:
— Che la folgore soffochi il sagan, e Caifa in sua compagnia! Cosa significa tutto ciò? Levato dal carcere di notte, con una benda agli occhi, e condotto al palazzo di Erode per la porta del giardino? Che, che! messer Pilato si darebbe il divertimento di strangolare i prigionieri per suo proprio uso, in privato, senza giudicarli, nottetempo, e di preparare alle sue vittime la sorpresa di sentirsi torcer il collo, senza saper dove? Ciò è possibile. Le idee strane e malinconiche posson venire a cui casca sulla testa una donna che avea lasciata all'altro capo del mondo. Nonostante, gli è così dolce il contemplare i proprii nemici far le smorfie sopra una croce, dall'alto del monte Sion! Pilato è veluttuoso. No, no, egli non si sarebbe mai più giuntato dello spettacolo di Giuda crocifisso, nei suoi deliziosi panorami delle sere di autunno al chiaro di luna. C'è altra cosa. Vediamo un po': l'è quella benda indiavolata che m'imbroglia. Perchè hanno coperto il capo di Giuda di un lembo di drappo? Codesto mistero non indica un concetto d'un uomo, a meno che quell'orco di Priscus non abbia eseguito un ordine irregolare. Ma Bar Abbas mio caro, qual ordine? Per esempio, quello di una persona la quale avesse interesse di veder il prigioniero senza esserne conosciuta, in un sito remoto, e di farlo ricondur poscia nel suo carcere. Hum! Bar Abbas mio bello, tu spazii nella luna. Il vino di Gerico raffredda il tuo cervello. In fede mia, la più corta ancora l'è d'andare ad informarmene.
Sopra questa saggia determinazione Bar Abbas si recò al palazzo di Erode. Giuda non era ancora apparso al pretorio. Pilato adunque era fuori di causa. Quest'uomo di guerra del resto aveva potuto essere sovente aspro, ma non era mai stato soppiattone. Pilato posto da parte, non restavano che Pomponius Flaccus e Claudia, che avessero il diritto di far escire Giuda dalla sua prigione. Il governatore della Siria, perduto nelle sue dissolutezze, passando i suoi giorni nel letto e nel bagno, e le sue notti a tavola o altrove, avrebbe ben dato l'ordine di rapire una ragazza, od un ganimede, per rallegrar le sue feste; ma egli non si mischiava di sottrarre al carnefice le sue vittime. Pomponius quindi pareva innocente. Dunque?
Gli appartamenti di Cesare, abitati da Claudia, sporgevano sui giardini. Giuda era un bellissimo giovane. Le dame romane andavano pazze di orgie misteriose. Claudia arrivava, preceduta da una tetra celebrità, offuscata dall'odio degli schiavi contro i loro padroni. Ella aveva distinto Giuda in quella bella scena, che aveva commosso tutto il circo.... Occorreva altro? Bar Abbas diresse tutte le sue investigazioni nei contorni della bella Romana. Attaccò il segreto dalla parte del giardino e da quella della corte, con gli schiavi e con le schiave. Non potè scovrir nulla. Ma le sue induzioni non ne furono che più corroborate. Ruben mi aveva veduto passare pel giardino, e penetrare nel palazzo; i soldati che avevano accompagnato Cneus lo confermavano. A meno, dunque, che non m'avessero fatto escire di là morto o vivo, morto o vivo dovevo trovarmi in quella parte del palazzo.
Quando questa idea fu entrata nel capo di Bar Abbas, egli ritornò da Justus e gli comunicò le sue osservazioni. A Justus andarono a sangue; perchè egli ci aveva interesse, quand'anche non le trovasse verosimili, avendo in mente di profittarne.
Andò a vedere Maria.
— Ho scoperto il ritiro di Giuda, diss'egli.
— Il ritiro? Non è dunque più nelle segrete della torre Phasaelus? domandò Maria.
— Sarebbe stato meglio per te che vi fosse tuttavia.
— Perchè dunque?
— Perchè? Ami tu Giuda, Maria?
— Rispondi alla mia domanda.
— Ebbene, perchè Giuda è stato condotto al palazzo d'Erode, di notte, cogli occhi bendati, pei giardini, negli appartamenti di Cesare occupati da Claudia.
Maria impallidì.
— Allora....? sclamò essa.
— Non comprendi dunque?
— Ho paura di comprendere.
— Eppure è chiaro. Non c'è più traccia di Giuda. Pilato non sa nulla di tutto questo. La donna dalle orgie di Capri aveva ricevuto un servizio da Giuda. Tu sai se Giuda è bello supremamente. Se dunque non lo hanno ucciso, egli sdilinquisce nelle braccia della Romana che lo ricompensa del suo atto di coraggio.
— L'è una infamia, a codesta donna onesta, di rubare così l'amante di una favorita, per mandato della giustizia.
— Non hai altro da aggiungere?
— L'è una cosa infame, infame, ed andrò a proclamarlo in tutte le piazze di Gerusalemme.
— Ciò non ti restituirà punto Giuda. Claudia d'altronde è così bella! Maria, in tutta Gerusalemme, in tutta la Giudea, in tutta la Siria, non ci sei che tu — in ogni caso ai miei occhi — più bella di Claudia.
Maria restò pensosa alcuni minuti, cangiando ad ogni momento di colore, gli occhi ardenti, fissi, lucenti come una lama di pugnale, le mani increspate. Poi alzandosi con risoluzione:
— Justus, disse, l'altro giorno hai confessato d'amarmi.
— Io mi muoio di questo amore, Maria.
— Non te ne chiedo tanto. Vuoi tu, puoi tu salvar Giuda?
— Maria!... ma io t'amo. Non comprendi dunque tu che io ti amo, e che se Giuda ritorna....
— Bisogna ch'io lo strappi a quella donna, a qualunque prezzo: capisci? bisogna ch'io glielo strappi.
— S'egli fosse nella gabbia d'un leone, sotto le zampe d'acciajo di una tigre, non esiterei un istante. Non ci vedrei nessun pericolo.
— Va, sarai pagato, per Dio, del tuo pericolo, usurajo, poltrone.
— Maria, io t'amo: mi ucciderò dopo, se vuoi.
— Cosa ti occorre dunque? parla, vigliacco, confessa i tuoi desiderii. Vuoi forse che io ti getti il mio amore alla faccia?
— Un giorno, Maria, un'ora, ed io arrischio tutto. Io smuoverò il cielo, abbrucierò il palazzo d'Erode per arrivare fino a lui, per strapparlo dalle braccia, intendi? dalle braccia di Claudia.
— Tutto, tutto: io ti darò tutto, purchè tu riesca a liberare Giuda. M'hai tu compreso? tutto.
Justus era caduto ai piedi di Maria e li baciava con ebbrezza, sclamando:
— Gli è che io ti amo tanto, Maria! Gli è che traverserei il deserto sopra le mie ginocchia per arrivare fino a te, Maria! Un anno, un anno intero, mio Dio, ho sofferto il supplizio di vederti nelle braccia d'un altro, di sentire il rumore dei suoi baci, di sfiorare il soffio delle tue carezze. Mi sono trascinato la notte sotto le tue finestre, come un essere che striscia, per aspirare un profumo che trapelasse dalla tua camera, ed ho inteso.... Dio mio! e non sono ancora pazzo!
— Ma di che hai d'uopo ancora, cosa vuoi? Non ti ho forse detto tutto? La promessa non ti è bastante forse? Vuoi un impegno? un giuramento? Vuoi ch'io t'abbracci per farti partire, che mi getti ai tuoi piedi, per darti fretta? Cosa vuoi altro? dillo, ma dillo dunque! E resti invece lì ancora a leccare i miei sandali.
Justus si levò e sclamò:
— Maria, tu saprai ciò ch'io avrò fatto e giudicherai. Io non voglio giuramenti; tu avrai compassione di me, non è vero, Maria? addolcirai questo amore che mi uccide.
Alla sera, Justus ritornò da Maria. Bar Abbas aveva avuto ulteriori informazioni. Bar Abbas aveva fatto dei progetti di liberazione che Justus si attribuì agli occhi della giovine donna. Egli fomentava la gelosia di Maria, e strappava alla gelosia ciò che l'amore gli aveva rifiutato.
Qual era codesto progetto di Bar Abbas?
Bar Abbas era un vagabondo notturno. Gli restava ancora probabilmente una casupola, ch'egli chiamava la sua magione; ma ordinariamente e' passava la sua vita in casa altrui, o meglio nella casa di tutti: nelle piazze pubbliche, all'angolo d'una via, nel bugigattolo di una di quelle povere disgraziate che la notte sollecitavano i viandanti nelle stradelle remote, o in prigione, raccolto ubbriaco fradicio dalle guardie di notte, o facendo baccano all'uscio delle osterie. Gli accadeva talvolta, pure, di restare fuori delle porte della città, e di vagare lungo le mura a rischio d'esser divorato dagli sciacalli e dai lupi, battendosi coi cani che risvegliava.
In quelle peregrinazioni notturne, gli era avvenuto di esser due volte testimonio di una scena che lo aveva sorpreso. Aveva scoperto a una svôlta di strada, cinquecento passi dai giardini del palazzo di Erode, dalla parte d'Ophel, cinque o sei individui ravvolti nei loro mantelli, in disparte nella corte d'una casa, vicino ai loro cavalli, pronti alla partenza. Poi, più lungi, aveva veduto un'altra persona uscire da una porta secreta dei giardini reali, aprendola per di dietro, richiuderla ed allontanarsi. Quella scoperta gli aveva suggerito un'idea, una bizzarria. L'aveva comunicata a Justus, che l'aveva approvata senza discussione, giacchè gli era mestieri di raccontare a Maria un progetto qualunque fosse. Justus era uno di quegli uomini che hanno del coraggio in mezzo ad una mischia, e che sono poltroni di fronte ad un pericolo isolato. Bar Abbas non gli aveva per altro svolto che lo schizzo del suo progetto. Egli voleva, nella prossima notte, verificare la posizione, ed assicurarsi, se la sortita di quell'uomo che aveva veduto, si rinnovellava.
Difatti nella notte susseguente, mentre Justus alimentava la gelosia di Maria, e insisteva nei suoi tentativi, mentre io filavo con Claudia una passione ben altra che l'amore, Bar Abbas stava in attesa del visitatore notturno dei giardini del palazzo. Egli restò al suo posto, dalla terza fino all'ottava ora (due ore dopo la mezzanotte).
Gli otto uomini nascosti nella corte della casa vicina furono anch'essi al loro posto; ma l'attore principale mancò. Bar Abbas non era uomo da scoraggiarsi per uno scacco, sopratutto quando il suo stomaco era ben soppannato da una buona cena, e da un fiasco poderoso dei colli d'Emmaus. La seconda notte, e' fu più fortunato. Egli vide entrare l'uomo alla quarta ora, ed uscire alla sesta.