Memorie di Emma Lyonna, vol. 7/8
Part 7
«Vostra Eccellenza avrà veduto dall’ultima mia lettera che le opinioni tra il cardinale e lord Nelson non vanno mica d’accordo. Però dopo buone riflessioni, lord Nelson mi autorizzò a scrivere a Sua Eminenza, ieri mattina, per accertargli che non farebbe nulla per rompere l’armistizio che Sua Eminenza avea creduto conveniente conchiudere coi ribelli racchiusi ne’ castelli Nuovo e dell’Uovo, — e che la Signoria Sua era pronta a dargli ogni assistenza, di cui la flotta posta sotto il suo comando fosse capace, e che Sua Eminenza credesse necessaria per il buon servizio di Sua Maestà Siciliana. Ciò produsse il migliore effetto possibile. Napoli era stata sottosopra nel timore che lord Nelson rompesse l’armistizio; ora tutto è calmo. Il cardinale ha concertato coi capitani Troubridge e Ball che i ribelli de’ castelli Nuovo e dell’Uovo vengano imbarcati questa sera, mentre 500 marinai saranno fatti scendere a terra per andare ad occupare i due castelli, sopra i quali, la Dio mercè, sventola ora la bandiera di S. M. Siciliana, mentre le bandiere della repubblica, _corta vissuta_, stanno nello stanzino del _Fulminante_, dove, lo spero, la bandiera francese che sventola ancora sopra Sant’Elmo andrà a raggiungerle. Eravamo nella lancia di lord Nelson allorchè i marinai sono sbarcati all’uffizio della _Sanità_. La gioia del popolo era eccessiva. I colori napoletani ed inglesi erano inalberati alle finestre, ed allorchè prendemmo possesso de’ castelli, fu in tutto Napoli un immenso _fuoco di allegrezza_, e quando sopravvenne la notte, un’immensa illuminazione, come la prima notte. Finalmente, ho grande speranza che la venuta qui di lord Nelson tornerà di molto utile alle LL. MM. Siciliane. È stato necessario che io m’interponessi tra il cardinale e lord Nelson, altrimenti tutto sarebbe andato perduto sin dal primo giorno; ed il cardinale mi scrisse per ringraziarmi unitamente a lord Nelson. L’albero dell’abominio, di rimpetto il palazzo reale, è stato gettato a terra, ed il berretto rosso strappato dalla testa del gigante. Il capitano Troubridge è andato a terminar questa faccenda, ed i ribelli che sono a bordo delle polacche non possono muoversi senza un passaporto di lord Nelson. Caracciolo e dodici altri di quegl’infami ribelli saranno fra breve dati in mano a lord Nelson. Se non m’inganno, saranno spediti cautamente in Procida onde essere colà giudicati, ed a misura che saranno condannati, essi ritorneranno qui, per l’esecuzione della loro sentenza. Caracciolo sarà probabilmente impiccato all’albero di trinchetto della _Minerva_, dove rimarrà esposto dall’alba fino al tramontar del sole, dappoichè un tale esempio è necessario per il servizio futuro della marina di Sua Maestà Siciliana, in seno alla quale il giacobinismo ha già fatto sì grandi progressi.
«W. HAMILTON.»
Si vede il consiglio dato da sir William a lord Nelson, e attribuisco a questo consiglio, che fu tanto facile di presentare come un tradimento, la perdita del posto di sir William ed il suo richiamo a Londra.
Al 27 di sera tutti i ribelli, credendo che imbarcandosi nelle feluche fossero imbarcati per Tolone, vi presero posto con tutta la confidenza; ma non appena vi erano entrati, le feluche furono portate sotto il fuoco dei vascelli inglesi che in pochi secondi potevano calarle a fondo.
Nella sera del 28, giusta quanto dicemmo della parte che il cardinale aveva preso per la fuga di Caracciolo, si tenne consiglio a bordo del _Fulminante_ per decidere, se sotto un pretesto qualunque non si dovesse attirare il cardinale a bordo ed arrestarlo. Nella stessa sera suo fratello Francesco Ruffo ispettore della guerra, era venuto a bordo del _Fulminante_. Sir William col pretesto di fargli onore lo mandò a Palermo latore di un dispaccio, mettendo a quest’oggetto a sua disposizione un bastimento della flotta, esponendo alla regina le querele ed i sospetti che aveva concepito contro il cardinale dicendole nello stesso tempo nella lettera:
«Invio a V. M. un messaggiere ed anche un ostaggio.»
Al 29 fui risvegliata all’alba da un grande rumore che si faceva sul bastimento; misi una veste da camera e salii sul ponte.
Tutti gli occhi erano fissi su di una barca ancor lontana un miglio, nella quale si poteva riconoscere vicino ad un uomo ammanettato il contadino che era venuto a trovarci due sere prima e che offerse di vendere Caracciolo.
Non vi era dubbio, aveva mantenuto la sua promessa; egli conduceva il suo padrone e veniva a prendere il suo danaro.
Nelson e sir William sembravano al colmo della gioia, ed io non vedeva che cogli occhi della mia amica e del mio amante. Confesso che considerava l’ammiraglio, dopo tutto quello che aveva udito di lui, come un traditore, un colpevole, e mi consolai con essi della sua cattura.
Però il mio cuore si strinse alla vista di quell’uomo, che, ogni volta che l’aveva udito parlare alla regina, aveva sempre tenuto il linguaggio d’un bravo marinaio e d’un uomo d’onore: lasciai Nelson e sir William gioire del loro trionfo, e non credendo conveniente ad una donna il dividerlo, discesi nel mio appartamento di cui chiusi la porta. Conosceva le disposizioni di Nelson riguardo al suo collega; aveva letto la lettera che mio marito aveva scritto al generale Acton; non dubitava più della sorte serbata al prigioniero.
Una lettera dl sir William al generale Acton dice in quale stato fosse Caracciolo quando fu trasportato dalla barca sul _Fulminante_. Darò l’estratto di questa lettera che si rapporta all’ammiraglio napoletano.
«A bordo del _Foudroyant_, 29 giugno 1799.
«..... Abbiamo testè avuto lo spettacolo di Caracciolo, pallido, con una lunga barba, mezzo morto e con gli occhi bassi, condotto ammanettato a bordo di questo vascello, ove si trova in questo momento insieme col figlio di Cassano D. Giulio, il prete Pacifico ed altri traditori infami. Io suppongo che si farà subito giustizia de’ più colpevoli. In verità è una cosa da fare orrore; ma io, che conosco la loro ingratitudine ed i loro delitti, ne ho risentito minor pena delle altre numerose persone che hanno assistito a questo spettacolo. Io credo che sia una cosa buona che noi abbiamo a bordo de’ nostri legni i principali colpevoli, nel momento in cui si va ad attaccare S. Elmo, poichè potremo così tagliare una testa per ogni palla di cannone che i Francesi tireranno sulla città di Napoli.
«W. HAMILTON.»
Per due ragioni metto questo frammento sotto gli occhi del lettore; la prima pei particolari del tradimento dell’infelice ammiraglio a bordo del bastimento inglese, la seconda per dimostrare a qual grado d’inasprimento erano portati gli animi i più dolci e più benevolenti, infiammati dall’acre fuoco della guerra civile. Certamente sir William, uomo di gabinetto, di mente colta, benevolente, dotto, dedito al culto dell’antichità, amante del bello come uno scultore greco, doveva essere sotto il peso di una perturbazione strana d’idee per scrivere una simile lettera; la sventura di quelli che rappresentano una parte su quelle calde giornate di rivoluzione, sotto gli ardenti soffii dello spirito di partito, è che sono giudicati da uomini che vivono in tempi ordinarii; in epoche temperate questa fatale giornata del 29 giugno 1799 ha lasciato una macchia di sangue su tre nomi.
Una proscritta era aggiunta alla lettera di sir William e la completava. Posta questa proscritta sotto gli occhi del lettore, chieggo il permesso di riposarmi un istante; per continuare ho bisogno di attinger forza al riposo e alla preghiera.
«P. S. Venite se è possibile, per raccomodare ogni cosa, ed io spero che aggiusteremo prima del loro arrivo parecchi affari che potrebbero cagionar della pena alle Loro Maestà. Il processo di Caracciolo è continuato dagli uffiziali di S. M. Siciliana, e, se è condannato, come credo, sarà subito eseguita la sentenza. Egli sembra già mezzo morto per la stanchezza. Desiderava esser giudicato da uffiziali inglesi. Il bastimento parte per Palermo. Non vi dico nulla di più per ora.»
Se sono tanto colpevole quanto lo dice il mondo, oh! mio Dio! Dio di misericordia! perdonatemi.
XII.
Prima che fosse partita la lettera di sir William, il processo era già incominciato, o piuttosto era già stato dato l’ordine per incominciarlo.
Nelson mise in tutto questo terribile affare di Caracciolo un’attività febbrile e collerica, che non si spiega nemmeno col disprezzo, che hanno per la vita degli altri quelli che ogni giorno, ad ogni ora, ad ogni momento espongono la loro vita.
Si parlò di gelosia; Nelson avrebbe veduto in Caracciolo un rivale di gloria.
L’accusa è assurda; anche nella marina francese Nelson non aveva un eguale a quell’epoca; la battaglia d’Aboukir l’avea messo in cima a tutti i marinai del secolo XVIII. Nessuno, dopo l’invenzione della polvere, non aveva riportato una vittoria eguale a quella d’Aboukir.
Ora che era mai Caracciolo vicino all’uomo di Tolone, di Calvi, di Teneriffa, d’Aboukir? — ben poca cosa come marinaio. Era forse geloso della superiorità di nascita che Caracciolo come principe aveva su di lui? — non è probabile. Nelson, come tutti gli uomini d’ingegno giunti da una nascita mediocre ad una alta posizione, aveva l’orgoglio del punto di partenza.
Inoltre, invece di essere illustre pei suoi avi e per suo padre, era egli che li aveva illustrati.
No, io arriverò, credo, ad una appreziazione più giusta di Nelson giudicandolo da me.
Nelson, come me, era nato in una condizione bassa; si elevò col suo coraggio, come io colla mia bellezza, e ad un tratto, dopo la sua battaglia di Aboukir, al pari di me dopo il mio matrimonio con sir William, ci trovammo in contatto coi grandi della terra; l’effetto fu lo stesso sulla donna e sull’eroe, quantunque per mezzi diversi. Maravigliato nel suo trionfo, acciecato dalla sua nuova fortuna, ebbro di elogi e di doni che riceveva da tutti i re, delle gentilezze e delle adulazioni di cui lo colmavano particolarmente Ferdinando e la regina Carolina, non vide altro diritto che quello dei sovrani, e adottò con entusiasmo la causa del re contro i popoli: chiunque osava discutere questi diritti era un ribelle, chiunque osava combatterli, meritava la morte. Nelson credette di aver ricevuto, come l’arcangelo Michele, la spada fiammeggiante dalla mano di Dio, e poichè l’arcangelo Michele colpì senza pietà con questa spada Satana e gli angioli ribelli, Nelson colpì i patriotti, questi angioli ribelli della terra. Nella terribile esecuzione di Caracciolo, in quella non meno terribile dei repubblicani di Napoli, non esita un momento, e fatta l’esecuzione, non soltanto non ha un rimorso, ma non comprende nemmeno quelli che dicono che ne debba avere.
Il re e la regina gli avevano raccomandato di prendere Caracciolo vivo o morto, e se lo prendeva vivo di non fargli grazia di sorta. Ciò gli bastava, per questa raccomandazione egli era investito dei poteri di giudice, ed al bisogno di quelli di carnefice.
Difatti voi lo vedete al processo.
«_Al capitano conte di Thurn, comandante la fregata di Sua Maestà Siciliana la_ Minerva.
«_Per ordine di Orazio Nelson, ecc._
«Poichè Francesco Caracciolo, commodoro di Sua Maestà Siciliana, è stato prigioniero, ed è accusato di ribellione contro il suo legittimo Sovrano, e d’aver fatto fuoco contro la bandiera reale, fissata sulla fregata la _Minerva_, che si trovava sotto i vostri ordini;
«Voi siete richiesto, ed, in virtù della presente, vi si comanda di riunire cinque de’ più antichi uffiziali che si trovino sotto il vostro comando, ritenendone voi la presidenza, ed informarvi per conoscere se il delitto, di cui il detto Caracciolo è accusato, può esser provato; e, se ne risulta colpevole, _dovete indirizzarvi a me per sapere qual pena deve subire._»
«_A bordo del_ Foudroyant, _Golfo di Napoli_.
29 _giugno_ 1799.
«NELSON.»
Intanto, siccome ognuno lo comprenderà, nessuno mi consultò nemmeno in questo affare.
Nelson potenza militare, sir William potenza diplomatica, dirigevano tutto, più per convinzione, lo ripeto, che per odio; in quanto a me ho raccontato quanto era avvenuto; vedendo avvicinarsi la barca, che conduceva Caracciolo, era discesa nella mia cabina, per non incontrarmi con questo infelice.
Una volta chiusa nella mia cabina, Nelson e sir William mi lasciarono sola, chè se io lo avessi veduto o lo avessi udito, il cuore della donna si sarebbe commosso, ed avrebbero dovuto combattere la mia compassione, come essi l’ebbero quando chiesi alla regina la grazia di Cirillo, e che la regina la chiese inutilmente in ginocchi a suo marito.
Io non uscii dunque della mia cabina, ed ecco quanto intesi poi a raccontare.
Giunto a bordo, Caracciolo venne tosto slegato e posto in una cabina con due sentinelle alla porta.
Verso mezzogiorno, il consiglio era stato convocato, composto di cinque uffiziali della marina napolitana, di cui non ho mai saputo il nome, e presieduto dal conte di Thurn.
L’interrogatorio durò un’ora. Caracciolo rispose nobilmente e degnamente, ma senza avvocati e senza aver avuto il tempo di preparare la sua difesa, del resto difficile perchè notoriamente aveva combattuto contro il re.
La sua colpabilità fu unanimemente riconosciuta, e il processo verbale portato a Nelson, che colla stessa impassibilità del mattino scrisse:
«_Al commodoro conte di Thurn_, ecc.»
«_Per ordine d’Orazio lord Nelson_, ecc.
«Poichè il Consiglio di guerra, composto d’ufficiali al servizio di Sua Maestà Siciliana, è stato riunito per giudicare Francesco Caracciolo sul delitto di ribellione verso il suo Sovrano, e poichè il detto delitto ha col fatto renduto contro il detto Caracciolo un giudizio che ha per conseguenza la pena di morte;
«Voi siete, con la presente, richiesto e vi si ordina di far eseguire la detta sentenza di morte contro il detto Caracciolo per mezzo della impiccagione, all’antenna dell’albero di trinchetto della fregata la _Minerva_, appartenente a Sua Maestà Siciliana, la qual fregata si trova sotto i vostri ordini. La detta sentenza dev’eseguirsi oggi alle cinque dopo mezzogiorno; e dopo essere rimasto sospeso fino al tramontar del sole, farete tagliare la corda e gettare il cadavere in mare.
«_A bordo del_ Foudroyant _Napoli_, 29 _giugno_ 1799.
«NELSON.»
Lo ripeto, non ho mai veduto Caracciolo dal momento che salì a bordo; soltanto io so quello che ho udito intorno a me senza interrogare nessuno, perchè avrei piuttosto fuggito anzichè cercare di sapere i particolari su questo terribile avvenimento. Or ecco quel che intesi a dire:
Caracciolo s’aspettava certamente di essere condannato a morte; ma nella sua qualità di principe credeva di essere decapitato o fucilato.
Quando intese la lettura della sentenza che lo condannava ad essere appeso, provò una spaventevole commozione; tornato in sè pregò un uffiziale di chiedere a lord Nelson un altro giudizio, o almeno di essere fucilato e non appeso.
Nelson rinviò duramente l’uffiziale dicendogli che Caracciolo era stato giudicato da un consiglio di guerra composto di uffiziali del suo paese, e che non poteva intervenire per nulla nel giudizio.
Caracciolo insistette. L’uffiziale ritornò una seconda volta, ed io intesi Nelson che gli gridava duramente:
— Mischiatevi degli affari vostri, signore, e non di quelli che non vi riguardano.
L’uffiziale ritornò sul ponte.
Mi si disse che allora Caracciolo aveva invocato il mio nome, e aveva pregato l’uffiziale di venire da me; e di ottenere di essere decapitato o fucilato invece di essere appeso.
Ma senza dubbio l’uffiziale, dopo quel rabbuffo che aveva ricevuto da Nelson, non osò più di venire fino da me. Egli rispose che mi aveva cercato ma inutilmente. In quanto a me, so che posso affermare innanzi a Dio, che nessuno mi parlò in favore di Caracciolo, nè per ottenere grazia della vita, nè per ottenere un altro modo di esecuzione.
Alle tre ore, senza che ne sapessi nulla, Caracciolo condannato lasciò il _Fulminante_ per andare sulla _Minerva_ ove doveva essere giustiziato.
Un istante dopo, mentre mi annunziavano quella condanna, sir William venne a dirmi che Caracciolo non era più a bordo: approfittai di questa circostanza per salire sul ponte, non avendo preso dell’aria dalle sette ore del mattino.
Il tempo era nuvoloso e triste, quantunque fosse il 29 di giugno; poi lo spettacolo che si aveva sotto gli occhi andava d’accordo col tempo: tutte quelle feluche cariche di prigionieri, il _Fulminante_ stesso che serviva da prigione per una parte di essi, attristava profondamente la vista. Sembrava che vi fosse in mezzo a tutti quegli infelici una grande agitazione, e fu soltanto allora che seppi dal cavaliere Micheroux, che venne a bordo, che dopo aver loro dato il permesso d’imbarcarsi, e di aver messo la guarnigione nei castelli, ed aver approfittato in fine dei vantaggi della capitolazione, lord Nelson li teneva prigionieri.
Dico che seppi la cosa dal cavaliere Micheroux, ed ecco come.
Il cavaliere Micheroux, il cardinale Ruffo, e il comandante Baillie, comandante le truppe russe, avevano ricevuto il reclamo seguente da parte dei prigionieri.
Citerò quello del cavaliere Micheroux che fu lasciato da lui nelle mani di lord Nelson.
«Al cavaliere Micheroux ministro plenipotenziario del re delle Due Sicilie presso l’armata coalizzata.
«Tutta quella parte delle guarnigioni che sta, in vigore della capitolazione, imbarcata a far vela per Tolone, trovasi nella più grande costernazione. Ella in buona fede aspettava l’effetto di detta capitolazione, quantunque per precipitazione nell’uscire dal castello non furono gli articoli puntualmente osservati. Ora che il tempo è propizio alla vela, son oggimai due giorni, e non si sono ancora fatti gli approvvigionamenti per l’intero viaggio. E con estremo dolore ieri, in sulle ore sette, si videro ricercare dai bordi delle tartane i generali Manthonnet, Massa e Bassetti, il presidente della Commissione esecutiva. Ercole e d’Agnese, quello della Commissione legislativa, Domenico Cirillo ed altri individui, come Emmanuele Borga, Piatti e molti altri. Costoro furono condotti sul vascello del comandante inglese, ove sono stati ritenuti tutta la notte, nè finora, che sono le sei del mattino, si veggono ritornare. Dalla vostra lealtà la guarnigione intera attende il rischiaramento di questo fatto e l’adempimento della capitolazione.
«Dalla rada di Napoli, 29 giugno 1799.
«ALBANESE»
Nelson prese la nota, la lesse tranquillamente, e indicando al cav. Micheroux un corpo che s’innalzava col mezzo di una carrucola, e che rimaneva sospeso, e si dibatteva al capo di una corda all’antenna del Miseno della _Minerva_:
— Ecco la mia risposta ai ribelli, gli disse; voi potete portarla anche al cardinale Ruffo.
Micheroux guardava con stupore quello spettacolo.
— Ma, disse, chi è quell’uomo, e che gli si fa?
— Quell’uomo, rispose Nelson, è il traditore Caracciolo, e ciò che gli si fa, è che lo si appicca per mio ordine, e così si farà per tutti i ribelli che hanno portato le armi contro Sua Maestà.
Io misi un grido, anch’io aveva veduto tutto, senza accorgermi di ciò che vedeva.
Il cavaliere Micheroux, costernato della risposta dell’ammiraglio, discese nella barca che l’aveva condotto, e tenendosi la testa nelle mani, ritornò a terra.
Nella stessa sera, il cardinal Ruffo ricevette il seguente rapporto inviatogli dal conte di Thurn.
«EMINENZA,
«Devo far presente all’Eminenza vostra aver ricevuto questa mattina l’ordine dell’ammiraglio lord Nelson di portarmi immediatamente a bordo del suo vascello, unitamente a cinque uffiziali i più anziani. Ho eseguito subito il detto ordine, e portatomi colà, ho ricevuto l’ordine per iscritto di formare subito sul vascello istesso un consiglio di guerra contro del cavaliere D. Francesco Caracciolo, accusato ribelle della Maestà del nostro Augusto padrone, e di sentenziare sulla pena competente al suo delitto. Si è subitamente eseguito un tal ordine, e formato il Consiglio di guerra in una camera del detto vascello, ho fatto nella medesima condurre il reo. L’ho fatto primieramente riconoscere da tutti gli astanti e dai giudici; in seguito gli ho manifestato di parlare se avesse delle ragioni da addurre in sua discolpa. Egli ha risposto averne varie, e datogli campo a produrle, esse si sono raggirate a contestare di aver servito l’infame sedicente repubblica, ma perchè obbligato dal Governo che gli minacciava farlo fucilare. Gli ho fatto in seguito delle domande, in risposta delle quali ha confessato di essere sortito colle armi della sedicente repubblica contro quelle di Sua Maestà, ma sempre perchè obbligato dalla forza. Ha confessato di essersi trovato colla divisione delle cannoniere, che uscirono ad impedire, per la parte del mare, l’entrata delle truppe di S. M., ma su tal assunto ha addotto che credeva fossero degl’insorgenti: ha confessato aver dato degli ordini per iscritto tendenti a contrariare le armi di S. M. Infine, domandato perchè non aveva cercato di condursi in Procida, e colà tenendosi alle armi S. M., sottrarsi alla vessazione del Governo, ha risposto non averlo eseguito sulla tema di esser male ricevuto.
«Formato su di dette delucidazioni il detto Consiglio di guerra, questo alla pluralità di voti l’ha condannato, come reo di alta fellonia, alla pena di morte ignominiosa.
«Presentata detta sentenza all’ammiraglio Nelson, egli ha comprovato la condanna, ordinando, che alle cinque di questo stesso giorno l’avessi fatta eseguire, impiccandolo al pennone di trinchetto e lasciandolo appeso sino al calar del sole, nella qual ora, facendogli tagliar la corda, si fosse lasciato cadere in mare.
«All’una di questa mattina ho ricevuto il detto ordine: all’una e mezza p. m. è stato il reo Francesco Caracciolo trasportato al mio bordo e posto in cappella, ed alle cinque, a tenore dell’ordine, si è eseguita la sentenza.
«Tanto mi conviene farle presente in adempimento del mio dovere, nell’atto che con profondo ossequio me le professo.
«Di vostra Eminenza,
«_Bordo della_ Minerva 27 _giugno_ 1799.
«_Devotissimo servitore_
«CONTE DI THURN.»
Nello stesso tempo il conte di Thurn diede in poche parole lo stesso avviso all’ammiraglio Nelson.
«A bordo della fregata di S. M. la _Minerva_, il 29 giugno 1799.
«Si partecipa a S. E. lord Nelson, che la sentenza pronunciata contro Francesco Caracciolo è stata eseguita nella maniera che è stato ordinato.
«Il conte di THURN»
Terminata l’esecuzione, si spedì a Palermo un bastimento leggero per portare la notizia al re; dessa era inchiusa in queste due lettere, una di Nelson e l’altra di sir William, dirette tutte e due al generale Acton.
«Signore,
«Non avendo il tempo di mandare a Vostra Eccellenza il processo fatto a quel disgraziato di Caracciolo, io posso dirvi soltanto che è stato giudicato questa mattina, e che s’è sottoposto alla giusta sentenza pronunziata di lui. Mando a Vostra Eccellenza la mia approvazione tal quale l’ho scritta:
«Approvo la sentenza di morte pronunziata contro Francesco Caracciolo, ed essa sarà eseguita a bordo della fregata di Sua Maestà Siciliana, la _Minerva_, oggi alle cinque.
«Ho l’onore ecc.
«O. NELSON.»
Ora ecco la lettera di sir William.
«Mio caro Signore.