Part 2
Di questi cenci non aver paura, non temer quando sibila il rovajo, o la neve implacabile, a gennajo, ci blocca su le vie. La vita è dura.
Meglio liberi andar con freddo e fame che infrangerci a le sbarre de la legge. Questa che tutto afferra e tutto regge pesando come cupola di rame
su i ricchi schiavi ai quali è scudo e cella, si chiama civiltà. Piccoli schiavi de la vita bella, voi ci fate pietà!...
*
Dormi.--T'avvolge la mia chioma nera, ombra di sogno e sfavillìo di spada. Dormi, o nato su l'orlo d'una strada, senza dolore, un giorno di bufera.
Io t'ho create vèrtebre di belva, occhi di falco ed anima di sole. La magnifica terra a sè ti vuole co' suoi effluvii di solco e di selva;
quel ch'io t'ho dato è sangue rutilante di razza imperïal che de la piena libertà vagante sa il fascino immortal!...»
*
Va e va per la tacita pianura come un fantasma al raggio de la luna, inseguendo l'ignoto e la fortuna il carro zingaresco, a la ventura.
Va e va.--Ma gorgheggiano le smorte labbra di lei che stringe il bimbo al core la canzone più forte del dolore, più forte del martirio e de la morte;
ebra di spazio e di malinconia, ai rami, ai nidi, ai fior l'indomita selvaggia rapsodìa tesse i suoi fili d'ôr....
IL CORREDINO
Da l'alba, febbrilmente, ella cuce, in silenzio. Sul lavoro le lacrime come gocce d'assenzio, cadono a tratti, lente.
Un'angoscia infinita il petto le attanaglia. E pure ella sa vincersi, stoica ne la battaglia del cor contro la vita;
e lavora, lavora. Par che non pensi a nulla fuor che a quel bianco e morbido corredino di culla.... Lavora--e passa l'ora.
Oh, cessare un istante, oh, rotolarsi a terra, gridando a Dio lo strazio cieco che il cor le serra, povero cor tremante!...
No.--Dev'esser finito il corredino, a sera. Reclina ella su l'agile mano color di cera il visino patito;
e ammassa febbrilmente punti e punti, in silenzio. Sul lavoro le lacrime, come gocce d'assenzio, cadono a tratti, lente.
«MATER INVIOLATA»
Un bambino agonizza a l'ospedale: suor Benedetta veglia al suo guanciale.
Le manine contratte sul lenzuolo annaspano, e la bocca un nome, un solo
nome sospira: O mamma!...--ne l'affanno del rantolo. I velati occhi si fanno
di vetro. Egli non vede più.--Ma ancora, perdutamente,--O mamma, o mamma!...--implora.
La suora a confortar quell'agonia dice, mentendo con la voce pia:
--Ecco la mamma: ecco, è venuta: taci: senti le mie carezze ed i miei baci?...
Starò con te, fin che sarai guarito: taci.--Verrà l'april gaio e fiorito,
e il tuo visetto tornerà di fiamma: càlmati, dormi presso la tua mamma....»
.... S'acqueta il bimbo. Il moribondo viso si ricompon ne l'ultimo sorriso;
fra l'invocate ali materne giace; spira la consolata anima, in pace.
.... Ma quando l'alba torna a la crociera, trova la suora immobile, dov'era.
Sta presso il morticin curva a ginocchi, e una luce novella è ne' suoi occhi:
uno spasimo strano, una diffusa onda di amore irruppe ne la chiusa
sua vita: sopra un mar glauco e sonoro aprirsi vide ella una porta d'oro;
le parve in quelle immense onde sparire, tremò, comprese, si sentì morire.
NINNA-NANNA DI NATALE
--_Ninna-nanna_....--gelato è il focolare, fanciul: non ti svegliare. Per coprirti dal freddo, o mio bambino, cucio in un vecchio scialle un vestitino.
Ma il lucignolo trema e l'occhio è stanco, bimbo dal viso bianco. Chi sa se per domani avrò finito questo che aspetti povero vestito!...
_Ninna-nanna_ --È la notte di Natale.... _Libera nos_ dal male. Cade la neve senza vento, fitta: sgocciola un trave qui, ne la soffitta.
Io ti narrai la storia di Gesù, bimbo.--Guardavi tu lontano coi pensosi occhi che sanno già tristi cose, e tante ne sapranno;
e mi chiedesti: È ver che nacque in una stalla, ed ebbe per cuna un po' di paglia, e andò povero e solo per noi, nel mondo?...--È vero, o mio figliuolo.
E redimerci volle, ed un feroce odio il confisse in croce; e invan, da venti secoli di guerra, l'ombra de la sua croce empie la terra;
chè sempre il viver nostro si trascina fra bettola e officina, fra l'ignoranza e la miseria nera, fra il vizio, l'ospedale e la galera.
.... Pace ed amor non avrem dunque mai?... O bimbo!... tu non sai.-- La notte è santa.--Mulinando cade la neve bianca su le bianche strade;
e domani, con l'alba, le campane diran: riposo e pane a gli uomini di buona volontà!...-- Ma menzogna terribile sarà.
Sarà menzogna sino a quando, o figlio, in ogni aspro giaciglio simile a questo, in ogni nuda stanza simile a questa, ove non è speranza,
a l'alba di Natale ogni bambino che soffra il tuo destino e mangi pan con lacrime commisto, si sveglierà con l'anima di Cristo:
e tutte le soffitte avranno un fiero fanciul che andrà il pensiero temprando a gli urti de la vita grama, sino a foggiarne un'invincibil lama:
e un giorno insorgeranno a milïoni con fulmini e con tuoni questi profeti: e al loro impeto alato il vecchio mondo crollerà, stroncato:
ed il Vangelo allor sarà sovrana legge a la vita umana: e--Pace,--allora, dire si potrà agli uomini di buona volontà!...
Ne le viscere nostre oppresse e macre di popolane, sacre a la fatica ed al servaggio muto, il miracol di Dio sarà compiuto.
Ed ora, o figlio, del tuo letto al piede, con inesausta fede questa leggenda di Natale io dico: --Cristo del sangue mio, ti benedico.--
QUEL GIORNO
Quel dì la terra avrà, sotto i divini cieli adoranti, un rispuntar gioioso di fronde, e un mite aulir di biancospini.
Ogni soglia quel dì sarà fiorita d'ulivo, a custodir la dolce casa ove l'amor benedirà la vita.
Ed ogni madre allatterà suo figlio con letizia e con pace, in lui versando la potenza del suo sangue vermiglio;
o pur, china sul forte giovinetto da lei cresciuto, d'incorrotti sensi gli tesserà salda corazza al petto,
con le parole che le labbra oranti ripeteran ne' giorni in cui si muore, pensando il casto viso e gli occhi santi.
Più non dovrà, più non dovrà nessuna donna, per legge di servil fatica, lasciar la casa e abbandonar la cuna.
Libera Dea di tempio immacolato, verso la luce condurrà l'Eroe da la sua carne e dal suo spirto nato.
E tutti allor saran fratelli in questa religïon del doloroso grembo che li creò pel sole e la tempesta:
nel sogno, nel lavoro e ne la messe fratelli:--in nome di Colei che in tutti gl'idiomi del mondo e con le stesse
infinite carezze in fondo al pio sguardo e le stesse lacrime nel cuore, perdonando susurra: O figlio mio!...--
RITORNO A MOTTA VISCONTI
Ella dintorno si guardò, tremando, e riconobbe la selvaggia e strana terra che a fiume si dirompe e frana entro l'acque, che fuggon mormorando. Il guado antico riconobbe e il prato e le foreste, azzurre in lontananza sotto il pallor de i cieli: e il passato di lotta e di speranza, il suo ribelle e splendido passato ricomparve, senz'ombra e senza veli. Piegavano gli steli in torno, ed ella respirava il vento: vento di libertà, di giovinezza, soffio di primavere sepolte, belle come messaggere di gloria, piene d'ali e di bufere vïolente e d'immemore dolcezza!...
Ora, silenzio.--Un battere di remi, solitario, nel fiume: un lontanare di cantilene lungo l'acque chiare, e nel suo petto il cozzo de' supremi rimpianti.--Oh, prega, anima che t'infrangi a l'onda de i ricordi, travolgente come tempesta a notte: anima stanca in vene quasi spente, così giovane ancora, oh, piangi, piangi con tutte le tue lacrime dirotte qui dove i sogni a frotte ti sorrisero un giorno!... Ora è finita.-- .... E strinse fra le mani il capo bruno: a lei da la profonda coscïenza, com'onda chiama l'onda nel plenilunio a fior de l'alta sponda, salivano i ricordi ad uno ad uno.
E rivide la vergine ventenne con la fronte segnata dal destino sfiorar diritta il ripido cammino, baldo aquilotto da le ferme penne. La nuda stanza fulgida di larve rivide, e il letto da le insonnie piene di cantici irrompenti; ed il sangue gittato da le vene robuste, il sangue di veder le parve, ne la febbre de l'arte su gli ardenti ritmi a fiotti, a torrenti gittato--E i versi andarono pel mondo, da la potenza del dolor sospinti; e parvero campane a martello; e le case senza pane e senza fuoco e la miseria inane dissero, e l'agonie torve de i vinti.
Ma la vinta or sei tu, che de la morte senti, a trent'anni, il brivido ne l'ossa, e ben altro aspettavi da la rossa tua giovinezza così salda e forte!... Tutto dunque fu vano?... e così fugge oscuramente dal tuo cor la vita, dal cerebro il fervore de i ritmi, come sabbia fra le dita?... Ah, niun guarisce il mal che ti distrugge!... .... Pur de le sacre tue viscere il fiore, la bimba del tuo amore torna da i boschi, carica di rose. Essa che porta la divina fiamma del sogno tuo ne gli occhi, lascia cader le rose a' tuoi ginocchi, e dice, e par che l'anima trabocchi ne la sua voce: Perchè piangi, mamma?...--
LA CULLA
Ora ella veglia, calma nel sorriso, presso il lettuccio ove la bimba dorme. Hanno nel sonno le infantili forme una soavità di paradiso. S'addormentò la bimba con la mano ne la sua mano; ed ella più non osa toglier le sue da quelle piccole dita, petali di rosa. S'addormentò la bimba su lo strano ritmo d'una canzon d'ali e di stelle e di bionde sorelle, ch'ella cantava:--ora la sogna, forse.-- E ne la calma quasi augusta, piena di taciti pensieri, la smorta donna dai grand'occhi neri ripete nel suo cor la cantilena.
«C'era una volta....»--ma perdutamente si spezza la canzon nel triste cuore. L'anima antica insorge in un clamore di tempesta.--Sei tu, quasi morente?... Sei dunque tu la zingara boema libera come il raggio e come l'onda, che respirò l'ebrezza del sole e de la rondine errabonda, e ne i canti onde l'aria par che frema ancor, tutta versò la giovinezza?... L'infinita stanchezza del tuo viso confessa il lungo male che a poco a poco ti vuotò le vene. E pur tu condannata non sei.--Ti vuole a sè quest'adorata culla ove dorme e palpita il tuo bene.
--Vivrai per questa bianca creatura che uscì da la tua carne dolorosa. Una potenza che a te stessa è ascosa avvampa ancor ne la tua fibra oscura. Ancor tu guarderai la vita in faccia per lei, per lei ch'è sangue del tuo sangue; e ascenderai le cime eccelse, ove lo spirito non langue; per lei, per lei ritroverai la traccia. Se l'anima nel pianto si redime, raccogli tu ne l'ime fibre la poesia del tuo dolore: poi va--trasumanata.--E avanti, avanti, fin che ti regga il piede, fin che non abbia la tua nova fede infiammati d'amor tutti i tuoi canti!....
.... Passano l'ore e passano le stelle pallide su quel sonno d'innocente, mentre la donna fragile e possente dal fermo cuore ogni viltà si svelle. .... «O creatura mia, piccolo fiore che chini e chiudi le tue foglie a sera per riaprirle al raggio de l'alba: solo ed inesausto amore oltre la vita, oltre la morte nera: guida il mio sogno, tempra il mio coraggio lungo il cammin selvaggio!...» .... Passano l'ore e passano le stelle. La madre veglia--e ancora, nel divino silenzio, ella non osa toglier la sua da quella man di rosa che tiene avvinto tutto il suo destino.
UN RICORDO
Un meriggio di luglio, un'afa bassa: io consunta di febbre, abbandonate su le lenzuola le braccia stroncate, e immobil come salma ne la cassa.
Ne l'orrenda stanchezza un solo, acuto pensier: la bimba.--La sua voce piana giungeva a me da una stanza lontana, come ne i sogni:--tutto il resto, muto.--
E il suo piccolo passo udìi venire, dopo, sino al mio letto.--Dolcemente mi prese, mi baciò la mano ardente.... .... ed a quel bacio io mi sentìi morire.
Precipitava i colpi vïolenti il cor malato, sino a soffocarmi. Le tempie, come tizzi, eran roventi; le membra, fredde come freddi marmi.
Tentavi con le tue di riscaldare queste povere mani moribonde. Io mi sentiva l'anima affondare in un mar senza scampo e senza sponde.
Dissi, come in un soffio: La bambina.-- E vidi ne' tuoi buoni occhi una forte promessa.--Al buio, come un'assassina, stava in agguato, dietro a me, la morte.
DESTINO
Non dovevo morir.--V'è una parola Che niuno ancora su la terra ha detta. Scriverò la parola benedetta col puro sangue del mio grembo, io sola.
Solo una madre il gran mister può dire che disserra le fonti de la vita. Io sarò quella madre.--Io l'infinita gioia che fa ogni volto impallidire
canterò.--Coi fanciulli su i ginocchi, febbricitanti di dolcezza, tutte le donne in me saran sospese, tutte le donne avranno in me raccolti gli occhi,
e un'ebrezza d'orgoglio al cor profondo sentiranno affluir per ogni vena al mio grido: Ave o Madre, o _Gratia plena_, che porti e nutri ne' tuoi fianchi il mondo.
IL CALVARIO DELLA MADRE
Grembo materno strazïato e forte, di tua fecondità l'invitto segno in te impresso sarà fino a la morte. Ave.
Bocca materna, non avrai più baci che non sien quelli di tuo figlio--come sigilli d'oro fulgidi e tenaci. Ave.
Occhi materni, voi vedrete il mondo dietro un velo di lagrime, seguendo ansiosi il folleggiar d'un bimbo biondo. Ave.
Mani materne, voi più non saprete che blandire e sanar le rosse piaghe di colui che a la terra offerto avete. Ave.
Vita materna, non sarai più nulla fuor che l'Ombra vegliante ad ali aperte, con lunghe preci, a fianco d'una culla. Ave.
Cuore materno, cuore crocifisso, cuor benedetto, cuore sanguinante, cuore pregante a l'orlo d'un abisso,
non più per te, non più per te vivrai; ma pel figlio, pel figlio in mille forme di perdono e d'amor rinascerai. Ave.
DOLCEZZE
A Giovanni
SONETTO D'INVERNO
Cade la neve a falde larghe e piane da ore e ore, senza mutamento. Non una voce, non un fil di vento, non echi a le casupole montane.
Ne i boschi e su le immote alpi lontane ogni soffio di vita sembra spento: sotto il bianco lenzuolo è un sognar lento di piante, d'erbe e di tristezze umane.
Qui, nel camino, ardon le fiamme a spire: tu mi sorridi: io penso, amico mio, che dolcezza ha in quest'ora il nostro nido.
Cerco il tuo labbro che non sa mentire, mi stringo al cor che non conosce oblìo, m'abbandono tremante al petto fido.
PRIMULE
Sbocciano al tenue sole di marzo ed al tepor de' primi venti, folte, a mazzi, più larghe e più ridenti de le viole.
Pei campi e su le rive, a piè de' tronchi, ovunque, aprono a bere aria e luce, anelando di piacere, le bocche vive.
E son tutti esultanza per esse i colli; ed io le colgo a piene mani, mentre mi cantan per le vene sangue e speranza;
e a dirti il dolce amore che a te solo m'allaccia e a cui non credi, con un palpito in cor getto a' tuoi piedi fiore su fiore.
IL RITORNO DI BIANCA
Ella verrà.--Noi ci guardiamo in viso pallidi, col tremor che dà la gioia quando trabocca; e il tuo labbro ha un sorriso
di gaiezza così trepida e buona, che a l'aperte tue braccia io vengo, amico, con l'anima che tutta s'abbandona.
Ella verrà.--La casa è trasformata, pel giunger de la piccola regina, come da un tocco magico di fata.
Ella si guarderà con meraviglia dintorno, spalancando i suoi grand'occhi già pensierosi sotto lunghe ciglia;
e i suoi piccoli piedi, come rose freschi, e le mani piene di carezze, e i trilli, e i giochi, e le leggiadre cose
di quell'infanzia saran nostra vita: per essa tu ritornerai bambino, io sarò come pianta rifiorita.
Troverò nuovi ritmi e nuovi canti che a onde a onde sgorgheran dal cuore, i suoi sonni a cullare e i lunghi pianti;
e tu starai, devoto, ad ascoltare quel che ogni essenza di bellezza aduna: d'un bimbo il blando e placido sognare,
e una mamma che canta su la cuna.
RICÒRDATI
Ricòrdati, ricòrdati, anima,
il tempo, il luogo, il sogno ed il tremore. Ricòrdati la rossa tunica ch'io vestivo, il mattutino cinguettìo de le rondini, il pallore del cielo, la voce di mia figlia nel giardino.
Ricòrdati, ricòrdati, anima:
--Mamma!... trillava la voce d'argento. E come per malìa tutti i mandorli e i peschi erano in fiore, e tremavano i petali nel vento: ricòrdati com'io sentìi spuntarmi l'ali al cuore.
Tutto l'essere mio ne l'infinita delizia era sommerso, come àtomo nel sole, come fronda sul ramo, e vita ne l'eterna vita: non mai letizia umana fu così profonda.
Ricòrdati, ricòrdati, anima,
di quell'ora perfetta e fuggitiva: pei giorni che verranno, per la noia, per l'ombra e per il male che t'aspettano, oh, serba intatta e viva l'imagine di quell'ora che a te parve immortale.
Ricòrdati, ricòrdati, anima!...
Cadrà questo mio corpo esile in polve, e in altre forme, in altre vite tu passerai.--La creatura ove, per il mister che il mondo avvolve, o anima, rivivrai come forza di Natura,
in un'ora d'aprile da un'ebrezza di gioia sarà vinta, senza saper perchè: dirà, tremando: --Dove, come io provai questa dolcezza un giorno?... In qual giardino sconosciuto, e quando?...--
Ricòrdati, ricòrdati, anima!...
Il gaudio a lei verrà da la radice de l'essere, ove freme la memoria del senso.--E non saprà in quell'unica e sacra ora felice, o anima, donde le venga la felicità!...
ACQUERELLO
Gioca una schiera di bambini sul prato.--È mite il giorno. Piena di luce e di carezze, in torno aleggia Primavera.
Ridono i cieli e l'erbe nuove: senza fronde, pura, biancheggia la virginea fioritura de i mandorli e de i meli.
A le finestre schiuse a la gioia de l'aria e del sole, portano i venti olezzi di viole, di timo e di ginestre.
Svolan canore le rondini, che amor tutte conduce; salutano coi freschi inni la luce, il nido, il bimbo, il fiore.
E sono belli i bimbi, e v'è fra lor la mia piccina che, incerta ancor del passo, una manina tende ai più grandicelli:
timidamente coglie primule d'oro, e poi pispiglia; e le brilla d'ingenua meraviglia il bruno occhio ridente.
CANTILENA
Dammi la piccola mano, vieni con me tra le selve. Per l'aria fragrante d'aromi le bianche farfalle ti cercano.
Sei la sorella de i fiori, de le libellule azzurre; de l'erbe il sommesso linguaggio comprendi, e rispondi cantando.
Sento un accordo sommesso fra lo stormir de le foglie, fra i brividi lunghi de l'acque, o figlia, e il tuo gaio parlare.
Forse eri un giorno la felce che a l'ombra folta verdeggia; riscioglierai forse il tuo volo, o allodola, un giorno, pei cieli.
L'ACQUAZZONE
Si sciolsero le nubi, a l'improvviso: piovve a dirotto.--Al limite del campo vidi la bimba, fra uno scroscio e un lampo, bello fra i ricci bruni il fresco viso.
Tesi le braccia; ed a traverso il nembo la bimba accorse, fradicia e ridente, e mi cadde sul cuore, e il suo fremente piccolo corpo mi raccolsi in grembo....
.... Passano i giorni, passano--e si muore. Ben altre furie di tempesta tu affronterai--ma non ci sarà più la tua mamma a raccoglierti sul cuore.
CANTA A' MIEI PIEDI....
Canta a' miei piedi, come uccel fra i rami, la bimba.--Come zolla a primavera, per lei la stanza olezza di ciclami.
Parla con la sua bambola, e la culla con miti atti materni, e con lei ride. Nulla mirai di così dolce, nulla
udìi che avesse la freschezza alata di questa voce: aura tra foglie, vena garrula d'acque, musica sognata....
.... Testina bruna e bocca di sorriso, cuore che vivi di felicità, io penso, intenta e scolorata in viso,
a l'avvenir che fra le nebbie sta.
Come lontano!... ma verrà.--V'è un'ora per tutto.--Or giochi; ed in te dorme intanto l'eterna sfinge che se stessa ignora.
Dormono istinti e sogni, e il bene e il male, e l'energie de la tua razza, e il foco roditor de la carne, e l'ideale;
l'opera forse ch'io non ho compìta, e che risorgerà per la vittoria in te, vibrando di più vasta vita;
forse il poema de l'uman dolore.... .... Potrò seguirti per l'ignota via?... Perdutamente ora ti stringo al cuore,
o bimba, o bimba, or che sei tutta mia.
L'OMBRA
Sediamo, tacendo, sul queto balcone che guarda il giardino: io cucio, e tu fingi di leggere: ti gioca la bimba vicino.
Rintoccan da lungi le piane campane de l'Ave Maria. Un'ombra ci scende su l'anima, non sai, non sappiamo che sia;
così, come un'ombra di nube o d'ala, che rapida passa. Non dico la cosa terribile, nè pur con la voce più bassa:
lo so, temerario è tentare la morte, sia pur con un detto. --Silenzio.--Tu stringi con braccia di ferro la bimba al tuo petto.
.... Passaron per te, con la vita, le torve tempeste del cuore, le smanie che a te pur sembravano, --e forse non eran--l'amore:
passaron per me, con la vita, degli estri il magnifico grido, e i sogni di gloria.--Ci pènetra ormai la dolcezza del nido;
per questa dolcezza viviamo, serrati a la bimba, così.... Che cosa faremmo, se l'angelo di casa non fosse più qui?...
*
Io, sì, potrei vivere ancora, sai?... viver fra i muti balocchi, gli sparsi alfabeti e le bambole sue bionde, che chiudono gli occhi:
canuta e disfatta, ma vivere, per vincer con torbida e forte superbia il mio strazio, e costringerlo nel verso che sfida la morte:
costringerlo tutto, con brani di cuore, cogli urli supremi, con tale irruenza di spasimo che il mondo ne soffra e ne tremi....
Ma fuor de la semplice culla che il bianco tuo fiore cullò, oh, tu non avresti più nulla, tu t'ammazzeresti.--Lo so.--
PICCOLA CASA
Piccola casa che da' tuoi balconi respiri il verde e ridi a Primavera, piccola casa ov'Ella un dì non era, ov'Ella schiuse i suoi lucenti occhioni:
piccola casa linda come un fiore ove il mio core in Lei trovò la pace, che taci, mesta, se la bimba tace, che lieta echeggi a l'infantil rumore:
in te sien puri ogni atto, ogni parola: schiuse sien le tue porte a chi domanda pane, e a la tua pietà si raccomanda: da te prorompa il gesto che consola.
Palpita, come un nido: apri tua fronda, come un rosajo. Il calmo declinare del giorno aduni, in torno al focolare, pie fronti ove rimorso non s'asconda;
e le finestre a l'albe senza veli schiudansi per desìo di luce e d'aria, salutando l'allodola che svaria inebriata pel nitor de i cieli;
salutando col sol la gioia eterna del moto, e il ritmo de le forze umane. Amore, amore, amor dona col pane, piccola casa semplice e fraterna:
ogni cantuccio in te serbi un'alata eco, un sorriso, una gentile istoria: tutto di te sia dolce a la memoria, piccola casa ove mia figlia è nata.
TU SOLA