Chapter 34
«Miss Dill?... Miss Dill non è una donna: è una strega! E fatta apposta per spaventarli, per farli piangere i bambini, e non per consolarli. È stata la mia povera moglie ad ostinarsi, a volerla prender per Lalla: fin d'allora, io non la potevo soffrire; ma la mia Maria la voleva e... Come si fa?...--Sentite, caro conte, nella sventura ho un solo conforto; ma è un grande conforto; quello di essermi sempre sacrificato alla volontà, fin anco ai capricci, parlando come se da viva ne avesse avuti, di quella poveretta. E poi, adesso, miss Dill (ingrata come tutto il mondo) sicura della pensione che la mia povera moglie le ha lasciato, per intercessione mia, si è fatta stizzosa, bisbetica, prepotente.
«Per ora, si sa bene, il mio Prosperino non ha bisogno di nessuno; la nutrice pensa a tutto e basta a tutto; ma fra qualche anno, anzi, fra qualche mese?... Devo condurlo con me, al Senato?... E a casa, a chi potrei affidarlo con animo tranquillo? A nessuno.
«Tutto ciò ben calcolato, e rinunziando per mio figlio ad altri e più gelosi sentimenti del mio cuore, e ripensando a quanto voi mi avete già scritto, cioè ch'Ella sarebbe disposta a sacrificare la sua gioventù con un povero vecchio, nel quale troverebbe però un padre e un servitore umile, rispettoso e devoto, vi domando la mano della contessina Giulia di Rocca Vianarda. Ma... siamo intesi: per un anno, almeno, non se ne deve discorrere: il mio cuore, prima di esserle offerto, bisogna che si ritempri nello stesso dolore che lo ha colpito, poi... Poi darò al mio piccino una sorella maggiore.
«Fra qualche giorno verrò a Firenze per baciare la mano alla contessina Giulia e per sentire da lei stessa s'ella acconsente di unirsi a me nel consolare e nel proteggere quell'angioletto che non ha più la mamma, e che il babbo ha dimenticato.
«La contessina era molto cara a quelle poverette, ed è perciò la sola donna che può entrare nella mia casa senza offendere la loro memoria.
«Vi saluto e vi stringo la mano.
«Tutto vostro» «PROSPERO D'ELEDA».
«P. S.--Non per voi, ma per la contessina Giulia, vi mando l'ultimo numero dell'_Omnibus_, nel quale troverete un articolo biografico che parla diffusamente della mia vita politica. Sono piccolezze alle quali non ho mai tenuto, essendo sempre stato un nemico acerrimo della _réclame_; la quale, del resto, non è mai stata tanto sfacciata e impudente come lo è al giorno d'oggi. L'articolo qui unito, è per altro un'eccezione: è sincero. Lo ha scritto il cavalier Frascolini, il direttore dell'_Omnibus_; un bravo ragazzo intelligente e abbastanza galantuomo.
«Qui si lavora attorno alla famosa _legge elettorale_. Molto probabilmente il mio voto sarà favorevole al progetto. Caro mio, che cosa volete fare?... Se vogliamo essere ostinati a tirar indietro per la coda il così detto _progresso_, la democrazia, più forte di noi, ci trascinerà per forza, e faremo la figura dei vinti: è meglio risolversi a tempo e saltare lesti alla testa... per tentare, se è ancora possibile, di mettervi un freno, o almeno per guidarne i movimenti.
«Roma, 15 dicembre, 1881.»
FINE.