Mater dolorosa

Chapter 32

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--Non vuoi altro?... Giuro che aspetterò.

--No, così no!... Devi giurare per tua madre.

--Ebbene sia: te lo giuro per mia madre.

Giacomo avea lasciata Andreina da una mezz'ora, quando un brum da nolo si fermò sulla porta di quella casa e ne discese la sarta... la buona signora. Essa tirò la maniglia del campanello e subito, da una finestra del primo piano, spuntò una testa di donna e si udì una voce gridare dall'alto:--Viene subito!--Era la voce dell'Assunta.--S'accomodi!--rispose la sarta dalla strada.

Poco dopo la porta si aprì e Andreina, tutta imbacuccata, ne uscì lesta e saltò nel brum. La buona signora le tenne dietro, chiuse lo sportello e il brum ripartì com'era venuto.

Il Vharè, nel frattempo, era giunto a casa sua, si era levato l'abito, e così in maniche di camicia, camminava su e giù nella camera spoglia di quadri e quasi anche di mobili; e continuò a passeggiare per un pezzo, poi, di colpo, si buttò sul letto ancora mezzo vestito, spense il lume, ma non potè addormentarsi.

Si vedeva ammanettato fra due guardie di questura, con la tuba pesta, con le scarpe rotte, e con i monelli che gli correvano dietro urlando e fischiando... L'immagine era così viva, così spaventosa, che più a lungo non la potè sopportare. Si alzò di botto, riaccese il lume e caricò un revolver che teneva in una busta, appeso a capo del letto, deliberato di uccidersi e finirla. Ma il marchese di Vharè, che in dieci duelli aveva sfidata la morte baldo e insolente, in mezzo alla verzura d'un prato, o nel risonante frastuono d'una sala d'armi, lì solo, in quella camera muta e fredda, ebbe paura. La morte non avea più nulla di grande, di attraente; non gli appariva più come un fantasma luminoso che predilige gli eroi, ma gli stava dinanzi lercia ed esosa, colla faccia arcigna di un usuraio, che mette il sequestro sull'esistenza.

Sentiva ribrezzo di morire a quel modo.--E se il colpo falliva?... Se non riusciva ad ammazzarsi del tutto?... Eppure, bisognava farsi coraggio e finirla.--Allora ricordò che in un armadio aveva ancora una mezza bottiglia di cognac; la cercò, la trovò e l'ingollò in una sola tirata; ma nemmeno il cognac riusciva ad ubriacarlo, a stordirlo. Solamente si sentiva dentro, nello stomaco, un gran calore, un gran fuoco. Spalancò la finestra e si appoggiò sul davanzale per respirare un po' meglio; gli pareva di soffocare!...

L'alba sorgeva appena: la luce che stenebrava il silenzio profondo della strada, tutta chiusa e deserta, gli metteva addosso uno sgomento indefinibile; e a mano a mano che i profili delle case si disegnavano più nettamente e le colonne della chiesa lontana uscivano alla luce, egli provava un grande affanno. Sentiva paura di quel giorno inesorabile e spietato che incominciava, e avrebbe voluto ancora un'ora di tenebre per avere un'altra ora di quiete.

Sentì un brivido acuto. Anche quella strada così vuota, con tutte le porte, con tutte le imposte chiuse, gli faceva risentire, come la sua camera, l'impressione della tomba, e stava già per richiudere la finestra, quando fu scosso da un rumore sordo, da un mormorio di voci, che si avvicinava... Erano i soldati che partivano per le manovre. Cominciava a vederli bene... Cantavano.--Che cosa cantavano?...--Aveva udita ancora quella canzone... Ah sì; adesso se ne ricordava! Era la canzone dei volontarii...

Addio, mia bella, addio, L'armata se ne va. Se non partissi anch'io Sarebbe una viltà.

--Maledetti, come stonano!--brontolò il Vharè che aveva ancora l'orecchio assai delicato. Ma poi, quasi subito, non badò più alle stonature. I soldati sfilavano lieti e baldi, animando la contrada colle loro voci, coi loro canti, col _tran tran_ misurato della marcia, con un fracasso pieno di vita.

Allora corse a ritroso, col pensiero, in tutti gli anni che aveva sciupati, e pensò che lui pure, se avesse voluto, avrebbe potuto diventare qualche cosa... Un prefetto, un diplomatico, almeno un deputato!....--Se fosse entrato nell'esercito, a quell'ora avrebbe potuto essere maggiore... colonnello e forse, chi sa, anche generale, e comandar lui tutta quella gente!...

Il primo battaglione era già passato sotto le sue finestre, adesso ne passava un altro. I soldati, vedendo il Vharè alla finestra, mezzo svestito, alzavano il capo guardandolo, mentre ripetevano il ritornello:

Se non partissi anch'io Sarebbe una viltà!...

A Giacomo in quel punto, sembrò che il ritornello fosse diretto contro di lui e gli fosse buttato in faccia come un insulto.

--Perchè non sono partito anch'io, quando gli altri andavano a battersi?...--Pensò... pensò, cercando una scusa, ma non la trovò. Si sentiva la testa balorda che gli girava: il cognac incominciava a fare il suo effetto.

--Dov'ero io, nel 59?... A Monaco, sì a Monaco; a far saltare la _roulette!_... E nel 60?... Non mi ricordo... non mi ricordo... Ah, sì... Nel 60 ero a Nizza.--Nel 67, mentre i soldati del Papa ammazzavano i Garibaldini a Mentana ero... ero... ero... a Parigi, a rovinarmi colla Fanny Printemps. Ma dunque io sono un...--Ho saltato una data, il 66!... Ero a Torino, nel 66, e corteggiavo la baronessa Delafosse... sicuro, mentre suo marito, il capitano, si faceva ammazzare a Custoza per la patria.--La patria?... Che cos'è la patria?... Rettorica!

I soldati, frattanto erano passati, le loro voci si perdevano con un'ultima eco, nella strada che appariva adesso, dopo tutta quella gente e tutto quel rumore che l'avea attraversata, ancor più seria e silenziosa; ma il ritornello frullava sempre chiaro e vivo nella testa di Giacomo.

--Ebbene, sì... _È stata una viltà!_... E perciò? Tornare indietro non è più possibile, dunque?...--Avanti e _marche_ per l'altro mondo!--Impugnò la rivoltella, l'appuntò sotto il mento... ma poi si fermò irresoluto e fissò l'arma cogli occhi inebetiti, borbottando:

--Ammazzarmi? E perchè mi dovrei ammazzare?... Avrei tutto da perdere... e niente da guadagnare... Il nome?... Non lo salvo.--L'onore?... Oh, l'onore!... Tanti che valgono meno di me, vivono allegramente, rispettati e temuti. Se invece potessi davvero andarmene in America coll'Andreina!... E Schreiber?... E Schreiber è un ladro. Si lascia impiccare piuttosto di tirar fuori un quattrino, prima del tempo!...--Ma forse, dovrei ammazzarmi io, perchè Schreiber è un cane?... Che!... Se non mi ammazzo, diranno che sono un vile; ma se mi ammazzo diranno che sono un vile lo stesso. Buffoni!... No! non mi ammazzo. A tutto c'è rimedio, tranne all'osso del collo, Andreina, farà furori... Pago i debiti... Torno dall'America milionario... Chi sa! Chi sa! Sono a tempo forse di... di... ventare de...putato.

Così dicendo si avvicinò al letto, barcollando. Le pareti ballavano in giro e la stanza pareva piena d'insetti che ronzassero molesti... Si buttò, sbuffando, sul letto; ma allora ebbe un impeto di rabbia, di furore contro sè stesso, perchè era un vigliacco, perchè non aveva il coraggio di uccidersi. Si voltò cercando il revolver a tastoni, e smaniando perchè non lo trovava più, stramazzò per terra lungo disteso... Borbottò ancora qualche parola, si strappò la camicia sul petto, poi si addormentò profondamente.

La mattina dopo, il servitore del Vharè, spinse adagio l'uscio della camera, ma non l'aveva aperto del tutto che già si udì un grido disperato, e una donna, Andreina, buttando da parte il vecchio che era rimasto sulla soglia impietrito, si precipitò sul Vharè ch'era sempre addormentato per terra, col revolver vicino. Quel grido e i baci, e le strette angosciose dell'Andreina risvegliarono Giacomo dal suo sonno; egli si guardò intorno smarrito: non capiva...--Era ancora vestito?... Era caduto dal letto?!... Perchè lo fissavano in quel modo?...

--Sei ferito?!...--gli domandò Andreina tutta tremante...

Il Vharè, a tale domanda, cominciò a ricordare quanto era successo, e trovandosi ancora vivo e sano in mezzo a quello sgomento e a quel dolore, si sentì impacciato e vergognoso; tuttavia superò presto il suo turbamento. Si risvegliava alla vita in una condizione molto comica; e però... bisognava riderne per il primo!

--No, no. Avevo pensato d'ammazzarmi, è vero; ma la risoluzione è seria; ho creduto bene dormirci su... e ora... ho cambiato idea.

Giacomo disse tutto ciò con un ghigno, con una smorfia dolorosa.

--E tu?... che vieni a fare così presto?--domandò all'amica appena il servitore se ne fu andato.

--Sai,--rispose Andreina, arrossendo,--sono arrivati i danari di Schreiber.

--Possibile?...--e il Vharè, non pensando ad altro che a quella fortuna che lo salvava, strinse l'amante fra le braccia. Ella chinò il capo per islacciarsi il busto; e ne tolse un grosso pacco di biglietti di banca.

--Ecco,--balbettò sulle prime confusa, impacciata, ma poi animandosi e parlandone con grande precipitazione:--Ecco le... le quindicimila lire... per levare il sequestro,--Colla vendita della tua roba, avremo tanto da fare il viaggio e da vivere finchè arriveremo sulla _piazza_: in America, vedrai, se l'impresario vorrà sentir cantare la Soleil, dovrà tirarne fuori degli altri. Ma adesso intanto, si può partire col cuore tranquillo e ritornare, poi, con la testa alta. Vedrai... in pochi mesi pagheremo tutti i debiti. Tu mi sarai di grande aiuto cogli impresari, cogli agenti teatrali; sarai la mia fortuna. In arte, ne abbiamo tanto bisogno di un uomo per difenderci dai pirati!...

Il Vharè fece un'altra smorfia. Si vedeva seduto dietro il _bigoncio_, all'ingresso d'un teatro, fra due portieri, e gli sembrò di udire dietro le spalle il riso schernitore di Lalla.

Allora, per svagarsi, cominciò a numerare sbadatamente i biglietti di banca: erano tutti nuovi fiammanti.--Come mai?--Questa combinazione lo meravigliò; alzò colla mano il piccolo orologio che Andreina portava appeso alla cintura e vide che non erano ancora le nove e mezzo. Guardò Andreina fissamente: era pallida, spettinata, col volto affaticato, cogli occhi lividi le labbra arse...

--A che ora hai ricevuto la lettera?...

--Colla prima dispensa, rispose Andreina tornando ad arrossire ed a turbarsi.

--Con un _assegno_, non è vero? Perchè una somma così forte non si manda mai in una lettera assicurata.

--Sì... un _assegno_... sulla Banca Nazionale.

--Sulla Banca Nazionale? E ti venne scontato a quest'ora... Sono le nove e mezzo appena e la cassa non si apre prima delle dieci!

Andreina abbassò il capo, confondendosi sempre di più; quelle domande la imbarazzavano assai; non le aveva prevedute!... Giacomo indovinò, comprese tutto in un attimo, e stringendo Andreina per le braccia, la scosse violentemente. Di', rispondi, rispondi,--balbettò con voce rauca,--rispondi senza mentire. Voglio saper tutto!... Da chi hai avuto questo danaro?... Da chi?

Andreina, non rispose; ma scoppiò in un singhiozzo quando l'altro le sussurrò un nome all'orecchio. Non era più possibile mentire. Giacomo si fe' bianco in faccia; Avrebbe voluto percuotere quella donna, stracciare tutto quel danaro infame! Ma dopo l'impeto della prima commozione, calmandosi un poco, pensò che quella donna si era sacrificata per lui, che quel danaro, per quanto fosse infame, rappresentava pure la sua _onorabilità_ e che lo salvava dall'essere accusato di truffa...--Non c'era altra via di scampo. Se voleva salvare il suo onore, o almeno salvarsi dalla prigione, bisognava accettare il prezzo di quel lurido mercato!... Giacomo lottò a lungo col cuore, coll'orgoglio, che gli si rivoltavano... poi, infine, sospirò profondamente, strinse Andreina sul petto e le sfiorò appena i capelli; ma con grande sforzo: senza guardarla.

--Che?... Mi baci?--esclamò la poveretta allontanandosi e fissandolo con uno sguardo in cui, oltre alla meraviglia, c'era dell'amarezza, e quasi della paura.--Mi baci?

--Povera donna!... hai voluto salvarmi!

Ella continuava a fissarlo con un'espressione indicibile di stupore e d'angoscia.

--Ma perchè mi guardi così?... Che hai?...

--Ho... non ho nulla; ma, adesso che sai tutto... se mi amassi davvero avresti dovuto uccidermi colle tue mani... con un colpo solo... strozzarmi.

Giacomo tacque, confuso. Non sapeva che cosa rispondere: quella donna aveva ragione e valeva assai più di lui.

Pagate le cambiali, venduto in blocco tutto ciò che gli era rimasto, il Vharè, già quasi abituato alla nuova condizione, se ne andava per sempre da Borghignano. dopo aver chiuso l'ultima volta il suo quartierino, che non era più suo. Ma in fondo alla scala, vide il vecchio servitore che lo aspettava muto, con una gran tristezza impressa sul viso; aveva le scarpe rotte e il berretto, che teneva in mano, perdeva la fodera. Il pover'uomo, fissava il marchese coll'occhio di un cane che sia stato maltrattato ingiustamente dal padrone.

Giacomo si fermò di botto, battendogli sulla spalla.--Hai fame, non è vero?--gli chiese frugandosi coll'altra mano nei taschini del panciotto.

--Nossignore...

Giacomo contò il danaro di cui poteva disporre: era pochino assai. Ma, in quel momento, mentre pensava di ricorrere all'Andreina, perchè il vecchio avesse tanto da poter campare un paio di mesi, gli cadde sott'occhio l'anello che gli aveva regalato Lalla; la turchina colle rose d'Olanda. Egli non lo aveva mai venduto quell'anello, nemmeno nei momenti più difficili, per una di quelle ripugnanze che erano fra le anomalie del suo carattere di gentiluomo pervertito. Rimase un istante sopra pensiero, guardandolo, lisciandolo e poi borbottò:--Infine, posso ben dire che mi ha portato sfortuna!--Se lo levò dal dito risolutamente, lo unì al danaro e diede tutto al servitore.--Prendi, con queste poche lire e con questo anello avrai da vivere, non allegramente, ma insomma tanto da poterla tirare innanzi per un po' di tempo. Appena saremo... sulla _piazza_,--e il Vharè sorrise, come aveva fatto prima con Andreina, in un modo che pareva una smorfia;--appena saremo arrivati sulla piazza, ti manderemo il resto. Mia madre, forse, ebbe torto di mettermi al mondo, ma tu, che l'hai servita fedelmente, non devi crepar di fame. Piangi?... Non credi alla mia parola?

--No, no, signor marchese; non è per ciò; ma... sono tanto vecchio... Chi sa se potrò vederlo ancora?...

A queste parole, cessò d'un tratto il riso forzato, schernitore del marchese Giacomo: egli battè un'altra volta sulla spalla del buon vecchio:--Sì, sì. Ci rivedremo ancora, ci rivedremo!--gli disse. E se ne andò in fretta, perchè si sentiva commosso.

Con tutti gli amici e con tutte le donne che lo avevano amato, con tutti i sorrisi, gli amori e le fortune della sua vita, l'unico che lo avrebbe ricordato e rimpianto sarebbe stato quel povero vecchio... il suo servitore.

XXXII.

Una lugubre notizia commosse ad un tratto tutta la città di Borghignano. Al gran Caffè arrivò, una mattina, come una saetta, in mezzo ad un crocchio di persone che non volevano saperne di malinconie; ma la violenza fu così viva, così inaspettata, che si guardarono in faccia l'un l'altro sbalorditi. Poi ci fu chi pianse, chi si tuffò in un cupo silenzio e chi, stringendosi la fronte, voleva come svegliarsi da un brutto sogno A poco a poco, il triste annunzio corse per ogni via, penetrò in ogni casa, commosse tutti i cuori.

Che colpo! Che disgrazia!... Che tragedia per quella povera famiglia!

Non tutti volevano credere a quanto si narrava: forse era uno sbaglio, una confusione, un equivoco di nomi di casati!... No.--C'era pur troppo chi assicurava con profonda amarezza, che la catastrofe non lasciava dubbio, speranze.

La Della Valle, la contessa Della Valle, Lalla, era morta!

Correvano in folla alla casa sventurata in cerca di notizie. Il portiere, prima di sera, era rimasto senza voce. Aveva cominciato col narrare ai primi arrivati tutti i particolari della gran disgrazia, inventando anche del suo; ma poi, visto che i curiosi si moltiplicavano all'infinito, tagliò corto, limitandosi a scrollare il capo, a sospirare ed a piagnucolare, davanti ad ogni nuovo arrivato.

Le commozioni del funebre annunzio sollevarono un entusiasmo postumo intorno alle virtù e alle doti del cuore e della mente della povera morta.

A Borghignano le debolezze della duchessina per il marchese di Vharè erano state dimenticate, ed ora si ricordava soltanto e si portava ad esempio il suo amore per Giorgio, per la mamma e per il babbo ch'essa idolatrava. Non era più una donnina simpatica, piacente: diventava addirittura una bellezza straordinaria.--Così intelligente! Così buona! Così giovane!--Non aveva ancora vent'anni, la poverina!

Il giorno dei funerali era atteso con molta ansietà: dovevano essere splendidi, e uno della Giunta assicurava che i pompieri, in quella circostanza, avrebbero sfoggiato l'uniforme nuova, che erano tutti curiosissimi di vedere.

La salma della contessa Della Valle sarebbe arrivata a Borghignano due giorni dopo che vi era giunta la notizia della sua morte: Lalla sarebbe stata un'ultima volta, e per poche ore, in casa Della Valle, e di là sarebbe stata condotta al cimitero.

L'_Omnibus_, aveva pubblicati i telegrammi di condoglianza spediti dal Re al senatore d'Eleda e al deputato Della Valle, e dalla Regina alla duchessa Maria; e questo fatto raddoppiò l'entusiastico dolore della Bertù, della Calandrà e della Prefettessa, che piangevano Lalla come fosse stata la loro amica più cara, e levavano al cielo le sue opere di beneficenza, la sua divozione, il suo spirito, la sua bellezza. Gli occhi rossi, i sospiri, i lamenti erano diventati di prescrizione, e si fecero vedere in teatro, tutte tre, vestite di nero, _tenuta_ che la sera dopo fu imitata da molte signore della _buona società_ di Borghignano. Era diventato di moda l'essere parente di quella morta che aveva fatto tanto colpo. O bene o male, trovavano tutti la maniera d'essere cugini, magari in terzo grado, dell'una o dell'altra famiglia e andavano, venivano, si cacciavano in ogni luogo, in chiesa o in teatro, sul corso o al caffè, per il gusto, per l'ambizione di farsi vedere in lutto. I due Lastafarda approfittarono subito di quella scusa per poter mettere il nastro nero sulla tuba cenere (in gran voga a Milano), e si vedeva sul corso il grave _Adamastor_, anch'esso con nappe di seta nera. Povero _Adamastor_! In quel rimpianto ufficiale di circostanza, era il solo che ci avesse sotto il bruno degli ornamenti, anche l'aria melanconica e afflitta.

L'_Omnibus_, in quella circostanza, assecondò la generale commozione.

Al primo annunzio della triste novella il Frascolini era rimasto come fulminato; ma poi, a poco a poco rinvenne, si acquetò e ne sentì come un senso di sollievo, come un gran peso che gli fosse levato dal cuore. La duchessina non avrebbe più fatto all'amore col Vharè, egli non l'avrebbe più veduta al braccio di suo marito non sarebbe più stato tormentato da quello spasimo che lo spingeva a correrle dietro e a fuggirla, non avrebbe più sofferto quella gelosia e quella brama acuta, pungente, che lo straziava, che lo faceva delirare, che gli metteva il diavolo addosso. Le perdonò dunque il male che gli avea fatto, si lasciò commuovere per la sua fine immatura e cominciò a scrivere un articolo necrologico, forbito, conciso e commovente.

Buttò giù due, tre, quattro colonne di roba, le stracciò, ne scrisse molte altre; capovolse l'articolo, della coda ne fece il cappello e del cappello la coda; ma l'insieme non tornava; la sua testa aveva le vertigini e il suo cuore era in sussulto. Allora pensò che la necrologia gliela avrebbe portata uno dei soliti redattori onorari dell'_Omnibus_, e intanto pubblicò i telegrammi del Re e della Regina, promettendo, per l'indomani, di parlare più diffusamente delle virtù e dei pregi della Nobile Estinta,--perchè in quel giorno era costretto a deporre la penna per il troppo vivo cordoglio.

Povera Lalla!... in quei mesi aveva tutto dimenticato; era felice, non sognava che il paradiso per deporlo ai piedi del suo Giorgio, se ne sentiva ricompensata con altrettanto amore... e proprio allora che benediva la vita come il sorriso, la felicità e l'amore, era morta!

Il parto era stato difficile, l'avevano operata. Però tutti i consulenti di quel letto di puerpera, assicuravano che la contessa si sarebbe salvata; e infatti fu presto tranquilla e parve riaversi. Il bambino era un bambinone tondo e roseo, grasso e rabbioso, con un gran ciuffo di capelli biondi sulla fronte. Prospero Anatolio lo aveva preso subito fra le braccia, guardandolo ben bene, cercando in quel mostriciattolo il _tipo_ dei d'Eleda, e ve lo trovò certamente, perchè si sentì preso all'improvviso dall'affetto di nonno, e per la prima volta, dopo le contrarietà che aveva subite a proposito del viaggio in Sicilia, cessò d'essere di malumore.

Ma in mezzo a tante speranze e a tanti sorrisi, quando più nessuno tremava per lei, Lalla moriva, colta quasi a tradimento da una febbre spietata. Tutto ciò che mente e cuore umano potevano ideare per trattenere una creatura sulla terra, tutto ciò fu fatto, fu tentato, ma inutilmente; e pochi giorni dopo che la duchessa Maria con Prospero erano arrivati a Nervi non c'era più da poter sperare che in un caso o nella provvidenza divina.--I medici parlarono chiaro, senza ambagi, senza pietà malintesa, e a Lalla, coi singhiozzi serrati in gola e con una disperazione tenuta nascosta a forza di schianti, si era dovuto consigliare un confessore.

Lalla, esterrefatta, fissò negli occhi suo padre che, per debito di coscienza, era stato il solo che aveva potuto trovar le parole in quel momento; poi, senza muover la testa guardò attorno per la stanza: vide Giorgio, ma lo fuggi collo sguardo; ella cercava sua madre e la riconobbe dall'altra parte del letto, ritta, immobile, come una santa di marmo. L'ammalata la guardò, la fissò lungamente, ostinatamente, cogli occhi colmi di parole, di sgomento e di disperazione. Maria comprese quello sguardo, sentì quella preghiera che le veniva rivolta, vide in quegli occhi lo spavento di morire dannata, e la consolò coprendola di baci, di lacrime, confortandola a sperare nel perdono di Dio, con singulti che assicuravano alla morente il perdono di chi ella avea tanto offeso sulla terra.

Lalla si confessò, ricevette l'Eucaristia... ma rimase inquieta, affannosa, e domandò che il prete non uscisse dalla camera. Lo voleva lì, sempre vicino, per poterlo chiamare ancora prima di morire. E ci fu un istante in cui forse ancora si poteva sperare. In quell'ultimo giorno di una giovane vita, il male si prese un'ora di tregua; il medico sorpreso, ma non illuso, si lasciò sfuggire che poteva esservi ancora un miracolo, e subito tutta la casa esultò di gioia... ma fu l'ironia crudele della morte.

Lalla ritornò a peggiorare, e verso sera aveva ancora poche ore, forse pochi minuti da vivere.

Per altro era in sè; le durava l'inquietudine, l'affanno la disperazione nel viso acceso e scarno, e pareva invocare ancora un filo di speranza, ancora un filo di vita; poi tornò cogli occhi impauriti a fissare il prete, e con un cenno del capo lo chiamò vicino e gli parlò a stento, a tratti, con ansia, come se le parole, uscendole dalla gola, le sollevassero il cuore. Ma ad un certo momento, il prete non la intese più; allora egli affrettò le sue preghiere, le fece il segno in fronte coll'olio santo e tornò a ritirarsi nel cantuccio in fondo alla camera. Poco dopo, Lalla riapriva gli occhi, e tornava a fissare lo sguardo in quella figura nera, che si moveva adagio, nell'ombra, barbottando preghiere. Maria, buttata, distesa attraverso il letto, sui piedi della figliuola, aveva spasimi convulsi... e il duca Prospero--povero duca--si era allontanato gemendo. Il suo cuore paterno non poteva resistere a tanto strazio, non poteva vedere la sua Lalla a morire.