Chapter 23
La più ostinata di quelle _collere bianche_--era Pier Luigi che le chiamava così--il Della Valle l'ebbe appunto da combattere nei primi giorni che erano arrivati a Santo Fiore. Appena Lalla fu persuasa che suo marito non aveva alcun sospetto fondato e che ormai la credeva più candida di un'innocente colombella, pensò subito a difendersi per l'avvenire e anche un pochino a vendicarsi, per lo spavento avuto. Giorgio tentò ogni mezzo per acquetarla: la dolcezza, le carezze, le preghiere, i rimproveri;--niente: non c'era verso di smuoverla! Lalla ci teneva troppo a far sì che quella lezioncina fosse ricordata ben bene, e quando cedette finalmente, e solo perchè cominciava ad essere seccata lei stessa della propria ostinazione, volle ancora stravincere, e ci riuscì.
--Ebbene, io dimenticherò e perdonerò--disse a Giorgio che la supplicava,--ma ad un patto.
--Quale?... tutto ciò che vuoi!...
--Devi essere sincero e rispondere _sì_ o _no_, francamente, ad una mia domanda.
--Ti dirò tutto!
--Fu tuo zio, fu Pier Luigi, non è vero, quello che s'è presa la briga...--e Lalla sorrise con malizia birichina--quello che s'è preso il bel divertimento di aprirti gli occhi?
--Scusa, ma prima di rispondere bisognerebbe...
--O _sì_ o _no!_...
--Ma...
--_Sì_ o _no_?
Giorgio la guardò facendole capire ch'essa aveva indovinato, ma non volle dirlo apertamente.
--Lo sapevo, sai, oh lo sapevo!... Quello invece che non sai tu, è perchè il tuo caro zio mi odia.
--No, Lalla, non ti odia; anzi, ti vuol molto bene!
--Troppo... troppo bene!...--esclamò Lalla, diventando rossa, palpitante di vergogna e di collera.--Sai, Giorgio? ho dovuto difendermi a viva forza! Mi ha baciata a tradimento!... L'ho scacciato dalla mia stanza!... Per questo si vendica!
--Lui?... Pier Luigi?... Pier Luigi?!--esclamò Giorgio balzando in piedi.
--Sì!... Soltanto perchè era lui... Pier Luigi... perchè era tuo zio, ho taciuto.... ho soffocato tutto dentro di me!.... Ma quanto piangere, Giorgio! Piangevo sola, di nascosto, piangevo di vergogna, di collera, di ribrezzo!... Dio, Dio, che giorni, che notti orribili! Ma speravo di poter risparmiare, almeno a te, questo gran dolore! Invece ora... non posso più tacere; mi sento il dovere, ho il dovere di dirti tutto. Speravo che il modo col quale l'ho trattato potesse bastare; invece no; mi sono ingannata! Cattivo e perfido, quanto è brutto, ributtante! Approfittò della mia stessa bontà per farmi del male, per avvelenare il nostro amore! È un'infamia!... È infame!--E Lalla, tutta tremante per l'urto dei singhiozzi, finì scoppiando in un pianto dirotto.
Giorgio, pallido, smorto, non disse una parola. Oh, se Pier Luigi gli fosse capitato dinanzi in quel momento, egli lo avrebbe schiaffeggiato... ammazzato.
Ma poi non potè reggere a lungo: quel miserabile che aveva insidiato il suo onore, insidiata sua moglie, era il fratello di sua madre!... E si buttò sopra una poltrona coprendosi il volto con le mani.
Lalla cessò dal piangere, si strinse al petto di Giorgio e lo coprì di baci.
--Nino mio, Nino mio! La tua Lalla ti vuol tanto bene!....
Giorgio sospirò, scrollando il capo; Lalla, tenera, affettuosa, sedendosi sulle sue ginocchia, stringendolo colle belle braccia odorose, tornò a baciarlo, continuò a baciarlo, sussurrandogli parolette care e deliziose ch'erano altrettante carezze:
--Oh, Nino mio, tu sei stato ingiusto colla tua piccola Lalla e l'hai giudicata a torto; hai dubitato di lei, del suo affetto per te: l'hai sgridata, l'hai spaventata con una scena terribile; l'hai costretta a scappar via da Borghignano a precipizio, e tutto ciò per che cosa?... per chi?.... Per un brutto cattivo!... Ma d'ora innanzi crederai sempre alla tua Lalla, vero?... alla tua Lalla che ti vuol tanto bene!...
--Sì.
--Crederai sempre a me?... E a nessun altro?...
--Sì!... Sì!...--rispose Giorgio vinto, consolato, innamorato; e Lalla, in compenso di una tale promessa, lo fece delirare con un furore di baci.
In quella commozione e in quel trasporto la duchessina era spontanea e sincera.--Povero Giorgio, tanto buono!--Era contentissima di non aver rimorsi e il Vharè non lo voleva più vedere, sentiva che non lo amava più. No, no; non voleva più saperne di sotterfugi: aveva avuto troppa paura. Sentiva ancora, come in quel malaugurato venerdì, i passi di Giorgio, quando si avvicinava al salottino:--Dio, Dio! Che angoscia!... che momento terribile...
Ma, dopo qualche giorno, ormai pienamente sicura di suo marito, ricominciarono le inquietudini per via del Vharè.--Come avrebbe egli accettata quella scomparsa improvvisa e, sopratutto, quel suo continuo silenzio?...--Lalla, appena a Santo Fiore, aveva pensato se gli doveva scrivere, tanto per calmarlo.--Ma, poi, per mandargli la lettera?--Di chi si sarebbe fidata?--Della Nena?... E se Giorgio l'avesse spiata e scoperta?... Allora... allora suo marito avrebbe avuto ragione di credere anche quello che non era, perchè lei, infine, non aveva _rimorsi!_--Non sarebbe stato prudente nemmeno il valersi, come al solito, dei libri. Giorgio, che non era uno stupido, avrebbe capito subito il contrabbando.--Era meglio lasciar correre l'acqua per la sua china...--e lasciò correre.
Per altro, passato molto tempo, quando fu sicura che il Vharè non pensava, nè avea mai pensato di correrle dietro, allora si sentì un po' mortificata.
--Ma dunque?... non era innamorato come diceva?... Si rassegnava a perderla, e per sempre, senza ribellarsi, senza fiatare?... Oh,--allora, per ripicco, voleva mostrarsi indifferente anche lei!...--E per ciò, quando arrivarono le prime visite della Bertù e della Calandrà, la contessa Della Valle fu di buonissimo umore, raccontando che vedeva molta gente, che andava alla caccia, che andava a cavallo, insomma che si divertiva dalla mattina alla sera. E tutto ciò perchè il Vharè lo sapesse e fosse convinto che se lui si era subito confortato, anche lei non moriva di dolore!... In tal modo, senza che Lalla se ne fosse accorta, il bel marchese, uscitole dal cuore da una parte vi rientrava dall'altra; sempre, è vero, per stradette oscure e recondite chè, direttamente, lì dentro per la strada maestra, non vi entrava nessuno.
Cessati tutti i timori, quella rottura col Vharè le spiacque anche per un'altra ragione: Pier Luigi, la Bertù, la Calandrà, Gianni Rebaldi, tutti insomma i pettegoli maligni di Borghignano, avevano ragione di stare allegri; avevano ottenuto il loro scopo; quello, cioè, che il Vharè non le andasse più in casa, e non le facesse la corte.
Ogni volta che pensava a questo fatto, e nella solitudine di quella sua vita uniforme e noiosa Lalla ci pensava troppo di sovente, si sentiva rodere per un po' di rabbietta. A poco a poco, essa cominciò a dir male del mondo e della _società_; le sue parole erano piene di amarezza; tutti erano--cattive lingue--tutti erano--maligni--e quando la Calandrà e la Bertù ritornarono a Santo Fiore--perchè d'autunno e di primavera esse andavano in giro per le ville, a scroccare pranzi e colazioni--furono ricevute da Lalla tanto freddamente, che non osarono ripetere l'improvvisata.
Un altro signore che si ebbe un'accoglienza non molto cordiale in casa Della Valle, fu Pier Luigi; questi, come aveva promesso a Prospero Anatolio, era venuto dopo le _corse_ di Varese a Santo Fiore, per riprendere la Giulia.
--Allontanare Pier Luigi da Giorgio!...--Lalla trionfava; ma col marito si mostrò dolentissima di essere la cagione innocente di quella rottura, e lo consigliò, lo pregò, lo supplicò a non fare scene, e lasciar correre.
--Quello che gli stava ben detto, glielo aveva saputo dir lei; ma non conveniva inimicarselo; ormai lo conoscevano, e perciò del male non poteva più farne.
Giorgio le promise tutto ciò, ma non andò a prendere lo zio alla stazione, e anche al Villino gli fece un'accoglienza glaciale.
--Ah, ah!... la colombina, ha confessato, la colombina! Sicuro, ha confessato il peccato mio per nascondere il proprio!--borbottava Pier Luigi, che aveva tutto indovinato.--Me l'ha fatta; ma me l'ha fatta bene, ed a tempo. Eh, c'è sangue, c'è!... Un po' che volesse ingrassare, sarebbe una perfezione, sarebbe! Io mi tenevo sicuro che non avrebbe parlato! _Diabolo_.... _Diabolo!_.... Se ho cercato di saltare il fosso, la spinta, per altro, me l'ha data lei e secondo le buone regole avrebbe dovuta tacere! Ad ogni modo... è carina; e perciò bisogna accordarle le attenuanti. Ha parlato solamente quando ha capito che era utile e necessario. Sono stato un imbecille, sono stato, a voler predicare la morale. Forse, colla pazienza e perseveranza chi sa?... Povero Giorgio! Per lui sarebbe stato molto meglio se avesse sposata la Giulia... Per lui, e per me. Almeno io avrei finito di fare il padre nobile, avrei finito.
Di questa rottura, chi ne sentì più forte il dispiacere, fu Prospero d'Eleda. In famiglia, è naturale, si notò subito la freddezza fra Giorgio e lo zio, e il d'Eleda si adoperò a tutt'uomo per sapere che cosa diamine fosse accaduto!
Era un dovere per lui, in quel caso, di mettersi in mezzo e far da paciere. E si arrabbiava con Maria perchè non lo secondava con bastante calore; ma la duchessa sospettava intorno la verità e, troppo delicata per parlarne con chicchessia, approvava in cuor suo la condotta di Giorgio. Il duca, invece, borbottava e smaniava, dichiarando energicamente che se il signor conte era matto, buon padrone! Lui non voleva seguirlo sul terreno delle sgarbatezze, e fu fissato che Pier Luigi, in dicembre avrebbe ricondotta Giulia a Borghignano per tener compagnia alla duchessa quando i Della Valle sarebbero ritornati a Roma.
La duchessa, infatti, aveva bisogno di compagnia e di svago, perchè andava peggiorando di giorno in giorno. Santo Fiore e le passeggiate le avevano fatto più male che bene, e invece di andare a Roma coi figliuoli, come sarebbe stato il primo disegno, doveva rimanere a Borghignano per curarsi. Prospero Anatolio sarebbe rimasto a Borghignano anche lui e finalmente in marzo o in aprile, avrebbe potuto tornare a Roma per i lavori del Senato. Povero duca!... Egli si sacrificava (e lo diceva a tutti, sospirando) a cagione della salute di sua moglie, e degli studi di un nuovo progetto sulla riforma e sulla cessione in appalto del _Dazio consumo_, che aveva sollevato, nel Consiglio e fuori, un forte partito avverso all'_Amministrazione d'Eleda_.
L'ultimo giorno che i Della Valle rimasero in villa, pareva ancora un giorno tepido di ottobre. La campagna anch'essa ha le sue civetterie e molte volte, quando noi siamo sulle mosse per abbandonarla, ella sembra adornarsi, farsi più bella, più gaia, ringiovanire, quasi volendo lasciare nel nostro cuore, col suo ultimo ricordo, un desiderio e un rimpianto.
La Giulia e Pier Luigi, se n'erano andati da vari giorni e a Prospero Anatolio, dopo quella partenza, erano capitati addosso tanti conti da regolare e da rivedere, da non lasciargli nemmeno il tempo, assicurava lui, lamentandosi, di respirare. La brigatella si trovava dunque ridotta a due sole coppie: a Lalla che camminava davanti con miss Dill, e a Giorgio con Maria un po' più indietro.
Giorgio, durante quella passeggiata che, in certo modo, si poteva dire di commiato, scherzava amabilmente intorno a quell'avversione che Maria, negli anni passati, sembrava nutrire per lui.
Maria, scherzando a sua volta, si schermiva con molta finezza, ma poi, fatta più seria, concluse che quelle accuse non avevan ombra di fondamento: se gli fosse stata nemica e se, invece, non lo avesse molto stimato, non gli avrebbe mai concessa in moglie la sua figliuola.
--Oh, in quanto alla stima, siamo d'accordo! ma fu la vostra confidenza, fu la vostra affezione che mi toglieste ad un tratto. Perchè?... Questo è il problema!
Maria, tornò a ripetere che non era vero, che si ingannava; non si sentiva bene e ciò la metteva spesso di malumore.
--No, no,--insisteva l'altro,--voi non mi dite tutto; no, non posso ingannarmi, vi conosco troppo bene. Forse, adesso, vi siete ricreduta, forse adesso mi avete _quasi_ perdonato, e soltanto per il grande amore che sento per vostra figlia.
--Sì, sì; vi sono molto riconoscente di... del vostro affetto per Lalla; per mia figlia. Giuratemi, giuratemi che l'amerete sempre così!
Giorgio, premendole il braccio, la guardò lungamente, in un modo che valeva assai più di qualunque risposta.--Voi credete, non è vero, che al di là... Voi credete che ci sia _un al di là?_
--Oh, se ci credo!--rispose Maria levando al cielo gli occhi umidi e lucenti, con un'espressione che rivelava tutto il suo favore e tutta la sua fede.
--Ebbene,--continuò Giorgio, indicando Lalla amorosamente--anche _al di là_... io l'amerò sempre così, perchè la mia anima è piena di lei, come il mio cuore.
--Grazie... grazie.--Ma la poveretta non potè continuare, interrotta da un urto di tosse forte e doloroso come un singulto.
Giorgio si fermò guardandola colpito.
--Vi sentite male?
--No, no; è passato;... anzi, mi sento meglio; molto meglio. Le vostre parole... il sapere che voi amate mia figlia... Sono contenta, mi sento tanto felice--è la mia gioia più grande, questa; è la gioia che mi farà forse, guarire.
--Allora, in cambio della mia promessa, ne voglio un'altra, da voi.
--Quale?... Quale?...--La voce di Maria si era fatta tenue come un sospiro, come un gemito.
--Quando ritorneremo da Roma, vi troverò buona, come siete buona... adesso?
--Sì; fate felice mia figlia, amatela sempre sempre, e sarò buona, ve lo prometto.
--Grazie, _mamma_, grazie!... Oh se sapeste quanto vi voglio bene!--E Giorgio, così dicendo,--erano soli nella stradetta,--l'abbracciò con improvvisa tenerezza e le baciò i capelli e la fronte. Maria gettò un grido; Lalla e miss Dill si fermarono voltandosi; ma Lalla indovinò tutto e correndo presso la mamma e abbracciandola, come aveva fatto suo marito, finse amabilmente d'esserne un po' gelosa.
--Sì, sì,--esclamò Giorgio,--l'amo più di te! assai più di te!--E presale una mano, si tirò Lalla sul cuore, e la baciò, la strinse con tanta passione, da rendere ancor più evidente il giuoco di quelle parole.
Miss Dill, commossa e muta dinanzi a quella scena si tolse il _pince-nez_, e colla punta del dito mignolo si asciugò lentamente due lacrime: una per occhio.
XXVI.
La contessa Della Valle, ritornata a Roma, si trovò con pochissimi adoratori. Oramai non era più una novità e poi correva la voce che a lei piaceva scherzare, ma che, allo stringer dei conti, lasciava tutti con un palmo di naso, e citavano l'esempio del Vharè.
--È innamorata di suo marito,--dicevano, e questa _calunnia_, inventata ad arte dalle donne, e messa in giro dagli uomini, toglieva ogni attrattiva alla povera contessa. Il corteggiarla non era di moda; anzi voleva dire... fare la figura del novizio. A teatro, visite corte, per paura del _pozzo_; in casa, qualche onorevole, amico del marito, e nessun altro. Alle feste da ballo i giovanotti eleganti le parlavano appena, tanto erano affaccendati. Non già che la trascurassero per farle dispetto, ma, in fine, non avevano tempo da perdere e consumavano le loro fiamme per altre divinità che si sapeva--si sperava--non facessero languire i supplicanti. La duchessina, era innamorata di suo marito; dunque, era anche troppo se con lei sacrificavano, per turno, qualche quadriglia o qualche giro del _cotillon_. Lalla si mostrava amabile, lusinghiera, più carina che mai; cercava, tentava tutte le sue _risorse_; ma non riusciva a ritornare in auge.--Innamorata di suo marito?--Non c'è niente da fare.--E non se ne curavano più.
Lalla ci soffriva assai; e quando tornava a casa stanca e seccata, pensando alle emozioni e ai trionfi dell'anno prima, le veniva da piangere. In quelle notti sognava spesso il bel marchese Vharè, quando la stringeva fra le braccia e vagavano voluttuosamente, trascinati e travolti dall'onda calda del valzer, mentre tutto il bel mondo le si affollava d'intorno, pieno di ammirazione e di entusiasmo. Allora sì... allora sì, era felice!... Ma allora la gente non era tanto stupida; allora non la credevano innamorata di suo marito. Chi mai aveva inventata quella sciocchezza?... E così, in cuor suo, la duchessina sperava sempre che il bel marchese non l'avesse dimenticata interamente; sperava sempre di vederlo tornare da un momento all'altro; ma ben presto dovette perdere anche la speranza. Il Vharè era a Nizza a passare l'inverno e a giocare; in quei giorni egli aveva avuto un duello molto grave, finito colla peggio del suo avversario, e, in proposito, si faceva il nome di una notissima signora milanese.
Quando fu raccontato questo fatto alla contessa Della Valle, Giorgio era con lei, e quando rimasero soli, Lalla non potè a meno di esclamare, con un misto di amarezza e d'ironia:--Adesso non avrai più paura che il Vharè mi faccia la corte!
Era proprio gelosa di quella nuova avventura.
--Come il--perfido--l'aveva subito dimenticata!... Almeno lo avesse fatto per vendicarsi di lei!...--E di tutto ciò, chi più ne portava la pena era, naturalmente, il marito. Ne portava la pena senza averne alcun vantaggio; diventando sempre più innamorato, e quanto più Lalla era nervosa, tanto più, per amore e per timore, egli ne subiva l'influenza, in casa, fuori di casa, e persino alla Camera, dove il suo colore politico sbiadiva a vista d'occhio, mentre invece il duca Prospero avanzava ogni giorno, giovanilmente, verso le idee liberali.
Lalla, era spesso triste e si sentiva come sfiduciata. Anche a Nervi, dove si recavano l'estate coi d'Eleda. perchè i medici avevano prescritto a Maria l'aria del mare, il suo umore era inquieto e lunatico; e fu ancora peggio quando, alla fine, ritornarono a Borghignano.
Borghignano, in quei giorni, era commossa da un grande avvenimento: la Presidenza del teatro dell'Opera aveva scritturata, per la prossima stagione di carnevale, nientemente che la _diva_ Soleil per cantare nella _Forza del destino_ e nell'_Aida_. Non si parlava d'altro; e tutti, pareva si fossero data la parola per riferire e ripetere alla Della Valle, magnificandola, la straordinaria notizia. I Lastafarda, il Rebaldi, il Toscolano discutevano dinanzi a lei, se e quando la _diva_ aveva fatto la pace col Vharè; ma poi, sopravveniva la Calandrà a tagliar corto; e marcando le parole, per ferire Lalla nel vivo, assicurava che il Vharè le aveva fatto capire che la Soleil, per il suo spirito bizzarro e originale, era l'unica donna che gli aveva fatto impressione e che non avrebbe potuto mai dimenticare. Anche la Bertù (quella stupida, quella mummia a freddo della Bertù!) diceva di aver veduta la Soleil a Torino al _Circolo degli Artisti_, e che aveva l'aria molto _comme il faut_; era un modo qualunque, ma buono, per far scontare a Lalla la sua freddezza di Santo Fiore e la sua accoglienza così poco gentile e poco incoraggiante.
Lalla, partì da Borghignano col cuore gonfio di dispetto e di amarezza. Sentiva gelosia contro il Vharè, trovava che con lei s'era condotto assai male, le pareva di essere stata ingannata e tradita; insomma era molto infelice, e prometteva a sè stessa che, per vendicarsi, non l'avrebbe riveduto mai più. Invece, lo rivide presto, prestissimo; lo rivide tal e quale, col suo volto pallido e beffardo e colla sua aria alla lord Byron. Questa volta, guardando il Vharè, la duchessina sentì battersi il cuore con violenza, e per amore e per puntiglio, per far dispetto alla Calandrà, alla Bertù e a tutti i pettegoli di Borghignano che l'avevano angustiata, per punire gli imbecilli di Roma che l'avevano trascurata, e finalmente per il suo trionfo di donna, lo volle suo; volle rapirlo alla Soleil, volle rapirlo alla bella signora di Milano!
La contessa Della Valle era andata in quell'autunno a Torino col babbo e col marito, per assistere alle feste della Mostra Nazionale di Belle Arti.
Giorgio faceva parte della rappresentanza della Camera. Prospero diceva, ma non era vero, che gli seccava moltissimo quel viaggio--gli seccava per dover abbandonare sua moglie sempre malaticcia; ma come si fa?... Doveva alla sua volta rappresentare il Senato,--In verità, quando non c'era la Giulia, tutti i pretesti gli facevano comodo per andarsene a spasso e piantar la moglie, che, davvero, non era una compagnia molto allegra.
Erano arrivati a Torino di sera e avevano preso alloggia all'_Hôtel d'Europa_, e subito erano scesi, tutti insieme, nella sala da pranzo.
La sala a specchi, ad arazzi e a fregi dorati era illuminata con tre grandi lumiere cariche di globetti, di gocciole, di pestellini di cristallo sfaccettati. A quell'ora, tutte le tavole erano vuote, e solamente in fondo c'era ancora una comitiva di giovanotti eleganti e di ufficiali che si divertivano al giochetto della mela: un giochetto che consiste nel far girare attorno una mela infilata in un forchettone; ognuno dei commensali per turno, con un coltello deve tagliarne una fetta d'un colpo; chi fa cadere l'ultimo pezzetto ha perduto e paga lo sciampagna. Quando la Della Valle col duca Prospero entrarono nella sala, il giuoco era finito allor allora e lo sciampagna era stato perduto da un ufficiale, fra le grida e gli evviva dei vincitori: ma per altro appena comparsa una bella signora, tutta quella gente si calmò ad un tratto per guardarla.
--È molto carina! È molto elegante!... Chi è?
Lalla, seria seria, non voltò mai gli occhi verso quei signori, ma valendosi del giuoco degli specchi, aveva subito notato di aver fatto colpo; poi, improvvisamente, un colpo lo sentì lei al cuore: là, fra quella gente, c'era _lui_... il Vharè... Giacomo!...
Lalla, non arrossì, non si confuse. Fu Giorgio, il primo, a riconoscere il Vharè e ad indicarlo agli altri, dopo aver salutato con un cenno cortese del capo, perchè, adesso, gli spiaceva di essere stato ingiustamente freddo con lui e quasi sgarbato.
Il Vharè si alzò, rispondendo al saluto di Giorgio, e si avvicinò alla tavola della contessa Della Valle: strinse la mano a tutti e a Lalla, naturalmente, prima di tutti, senza mostrare il minimo turbamento; e dopo aver complimentato il loro arrivo a Torino, cominciò a discorrere del Morelli, del Michetti e di _Satanella_, un dramma _nuovissimo_ che si recitava al _Gerbino_ con grande successo.
--Ci andremo domani?--chiese Lalla a Giorgio.
--Come vuoi.
--Temo, contessa, che non ci sarà posto: anch'io sono andato oggi per prendermi una poltroncina e non l'ho trovata.
--Se i signori desiderano delle _fauteuilles_ per il _Gerbino_,--soggiunse inchinandosi un cameriere--al _bureau dell'hôtel_ credo ve ne siano ancora; una famiglia che le voleva per domani, e che deve partire improvvisamente, le lasciò disponibili.
--Sappiatemi dire quante sono--ordinò Giorgio al cameriere. Questi uscì dalla sala e vi rientrò poco dopa con cinque _poltroncine_: dal numero 18 al 22.
--Ne prendete una anche voi, marchese?--domandò Prospero Anatolio, rivolgendosi a Giacomo. Giacomo, non rispose subito, ma volle prima aspettare che Giorgio gli ripetesse l'offerta: allora soltanto accettò, ringraziando con un piccolo inchino.
La contessa Lalla non aveva detto una parola: tuttavia, assistendo a quello scambio di complimenti fra suo marito e... _quell'altro_, non potè a meno di sorridere fra sè. La presenza del Vharè non le cagionava nessuna commozione: pareva che lo avesse veduto il dì innanzi, pareva che l'avvenente marchese non fosse mai stato altro per lei che un buon amico. Essa mangiava quietamente, silenziosamente ed anche con discreto appetito, godendosi a rosicchiare i _grissini_.
Giacomo scambiò ancora qualche parola, poi raggiunse gli amici, che si erano alzati, e uscì con loro.
--È un grande chiacchierone, ma ha un certo spirito!...--esclamò il duca Prospero, appena il Vharè fu scomparso.
Il Della Valle approvò sorridendo, e non disse un ette contro il Vharè. Non voleva lasciar credere a Lalla di essere ancora in sospetto, e perciò cercava tutte le occasioni per mostrare la sua piena fiducia.