Mater dolorosa

Chapter 13

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--Anche lui, come gli altri!--continuò Maria a ripetere, a dolersi; e non lottando più oltre per vincere il proprio amore, più sincera con sè stessa, solo rimpiangeva il caro ideale svanito, perduto, e non capiva che se lo rimpiangeva era solo perchè lo amava sempre, sempre di più, e perchè in tutto quel tempo passato insieme, il suo ideale si era fatto più forte, più vivo, era passato dall'anima al cuore.

Il giorno dopo essa non uscì dal suo quartierino, nemmeno per scendere a pranzo; ma il Della Valle non si perdette d'animo; e trovato il momento nel quale Lalla era andata in chiesa con miss Dill, e Prospero stava meditando sullo _Spettatore_, si fe' coraggio e salì solo solo in cerca della duchessa.

L'uscio del salotto era socchiuso, e dalla fessura egli potè scorgere Maria appoggiata alla finestra, che gli voltava le spalle, e allora, ricordandosi che quella donna per tanti anni era stata come una sorella per lui, entrò risoluto, chiamandola per nome.

Maria guardava il mare, ma era pur sempre fissa ne' suoi tormentosi pensieri, quando udì la voce di Giorgio, gittò un grido, e si voltò come spaventata.

--Che volete?...--Come siete qui?... Perchè?... Come siete entrato?...

--Non mi sono fatto annunziare perchè temevo, in tal caso, che non mi avreste ricevuto--rispose il Della Valle, non senza amarezza.

--Scusate, ma...

--Noi due, non ci conosciamo da ieri, Maria, ma da molti anni. Fummo sempre come fratello e sorella. Perchè oggi non dobbiamo più essere... nemmeno due buoni amici?

--Ma...

--Vi cerco, e voi mi fuggite sempre?... Vi domando un colloquio, e voi me lo rifiutate?

Maria, tanto si sentiva commossa, si lasciò cadere sopra una poltrona ch'era vicino alla finestra. La tenda, dapprima sollevata dalle sue mani, calò giù, distesa, e il salottino rimase al buio.

--Sono molti anni. Maria,--continuò il Della Valle,--sono molti anni che voi vi siete mutata con me; molto mutata. Che cosa vi ho fatto? Nulla, posso dirlo, nulla! Fanciulli tutti e due, abbiamo avuto comuni le prime gioie e i primi affetti: ricordate che io chiamavo mamma, la vostra mamma?... Vi ho voluto bene sempre come una sorella, e se oggi comincio a sentire per voi un altro affetto, forse più forte, ma ugualmente sacro, per l'anima mia ve lo giuro, non c'è nulla ch'io vi debba nascondere, nulla di cui mi abbia a vergognare, nulla che possa meritarmi la vostra freddezza, e tanto meno poi la vostra collera.

La passione traboccava dalle parole di Giorgio, e la povera donna, combattuta da tanti e così opposti sentimenti, sorpresa in un momento di abbandono, vinta quasi da una persecuzione così spietata, eppur così cara, credette d'intravedere nell'uomo che le parlava un linguaggio così eloquente per il suo cuore, tutta la storia dei suoi propri dolori, delle stesse sue gioie; non ebbe il coraggio di condannarlo e nemmeno la forza di farlo tacere. Sentiva troppo che la colpa non avrebbe potuto nascondersi in quell'animo onesto, che la menzogna non avrebbe potuto macchiare quella fronte aperta e leale; non lo condannò ma lo compianse, come compiangeva sè stessa; alzò gli occhi negli occhi di lui e stordita, affranta, senza parlare, colla gola serrata, stese una mano al Della Valle, che la prese tremante, e inginocchiandosi a un tratto innanzi a lei, la coprì di baci.

--No... no... andate via... andate via.

--Mi perdonate?--balbettò l'altro con un fil di voce--mi perdonate?... e, come foste mia sorella, vorreste essere anche... un poco... mia madre?...

Maria sentì un brivido, una stretta al cuore che la fece balzar di scatto, per ricadere come morta, livida, sulla poltrona.

Buon per lei ch'era scuro là dentro e che Giorgio, bene, non la poteva vedere.

--Lalla?...--balbettò con uno sforzo che pareva un singulto.

--Lalla... sì... l'amo, l'amo, l'amo!... come un pazzo!

--Voi?!...

--Ve ne scongiuro, Maria, non vogliate essere gelosa dell'affetto di vostra figlia per me. Se Lalla mi vorrà un po' di bene, questo affetto non sarà tolto, credetelo, alla sua immensa tenerezza per voi; invece di uno solo avrete due figli... che vi adoreranno...

--Ma io, io non posso...

--Voi potete tutto, e perciò è a voi che io mi rivolgo. Ritornate buona con me e... e se un giorno vi ho offesa, se un giorno ho potuto spiacervi difendendo troppo vivamente chi aveva dei gravi torti verso di voi, perdonatemi, se non altro, in conto delle mie buone intenzioni; perdonatemi, e ritornate mia sorella oggi, per essere mia madre domani, perchè oggi è a mia sorella ch'io mi rivolgo pregandola di chiedere formalmente per me, al duca e alla duchessa d'Eleda, la mano della loro figliuola. Amo Lalla come non ho amato mai, come non sapevo, come non sospettavo neppure che si potesse amare; e nel ricambio di questo affetto è riposta ora, e per sempre, tutta la felicità, tutto lo scopo della mia vita, e la mia vita istessa.

Detto ciò, il Della Valle, baciata ancora una volta quella mano fredda, ghiacciata, ch'egli teneva stretta fra le sue, si ritirò inchinandosi profondamente, e lasciò sola Maria, volendo rispettare quel momento tanto solenne e grave per il cuore di una madre.

Maria, rimasta sola, strinse la fronte come per riordinare le idee, e il cuore, quasi per ispremerne l'affanno. Oh! l'ideale ritornava bello, alto, puro; ma ritornava tale mentre le chiedeva la mano di sua figlia.

Povera donna!... Povera donna!--Che cosa avrebbe fatto?--Suo primo pensiero fu quello di rispondere al Della Valle con un rifiuto; ma quale ragione, quale pretesto avrebbe potuto adoperare?

Ogni madre sarebbe stata lieta ed orgogliosa di concedere in isposa la propria figlia al conte Della Valle... e lei no? Perchè?... perchè essa lo amava? perchè il Della Valle era il suo amore segreto? Ma ciò essa non poteva, non doveva dirlo ad alcuno! E così, colpevole come donna, colpevole come moglie, si sarebbe fatta colpevole anche come madre, sacrificando a quel suo amore, l'avvenire e la felicità della propria figlia?--Combatti, combatti sempre--le aveva detto don Gregorio, e allora la tua passione non sarà una colpa ma un esempio.

Combattere? ma chi gliene avrebbe data la forza? Fuggirlo, non vederlo mai più, soffocare l'amor suo, soffocando anche il proprio cuore, uccidendosi a poco a poco, questo avrebbe potuto fare; ma dare in isposa la propria figliuola all'uomo ch'ella stessa amava, che adorava in segreto, oh era troppo pretendere da lei, e davanti a quel sacrificio enorme, mostruoso, il suo cuore, la sua mente, il suo sangue, tutta lei si ribellava e aveva diritto di ribellarsi; ma come fare?... come fare?

E così, povera donna, il rimorso, l'amore, mille dubbi angosciosi l'agitavano, la torturavano con assalti nuovi e spietati! Oh! s'ella avesse potuto morire in quel giorno!... Ma a poco a poco, dopo qualche ora di strazio, ritornò la pace al suo spirito. Riflettendoci bene, pensò che Prospero non avrebbe acconsentito a quelle nozze; no, no, certamente. Egli non avrebbe mai concessa la mano di Lalla al suo fiero avversario, al suo competitore, al suo vincitore; e Maria, affidandosi a quel soccorso insperato, volle subito uscire da ogni incertezza, fece chiamare il marito, e superando a stento la propria commozione, gli espose la inaspettata domanda del conte Della Valle.

--E tu, cara, tu che cosa gli hai risposto?...

--Io?... nulla; ma credevo, temevo che... che tu...

--Credevi... temevi... per il sì, o per il no?...--e il duca Prospero disse queste semplici parole sorridendo bonariamente; ma le accompagnò con un accento singolarissimo e con una finezza così ironica che volevano alludere segnatamente al di lei amore per Giorgio, ch'ella tanti anni prima gli aveva confessato.

--Certamente--soggiunse Maria che non tremava più, fatta sicura da un impeto subitaneo di rivolta;--certamente, questo matrimonio sarebbe convenientissimo per ogni verso: ma dubito assai che vi possa essere qualche serio ostacolo per la disparità delle vostre idee e delle vostre opinioni, e, francamente, per la reciproca antipatia che ho sempre notata fra voi due.

--L'antipatia, cara, è una sensazione, più che un sentimento, e si modifica a seconda dei casi. Il Della Valle, per esempio, che mi era antipaticissimo come uomo politico, sotto il nuovo aspetto di genero non lo vedrei punto di mal occhio. Se le nostre idee sono agli antipodi, che cosa importa? Tutte le convinzioni vanno rispettate quando sono sincere. Bisogna essere tolleranti a questo mondo, e mostrandosi tale si guadagna un tanto anche nella pubblica estimazione. E poi... e poi i tempi si fanno difficili; la marea cresce, cresce ad ogni ora, spaventosamente; e se la Monarchia, a forza di democratizzarsi, andrà a gambe levate, quel giorno, credilo, cara, l'aver in casa un po' di repubblica, sarà una gran fortuna. Sicuro che se tu non dividi queste mie vedute, se tu per ragioni particolari, ch'io rispetterò sempre, non vuoi consentire con me...

--Io sono d'accordo, pienamente.

--E allora, meglio così; e facciamo buon viso a questo... genero, inviatoci dalla Provvidenza.

E intanto pensava tra sè:--È pienamente d'accordo, dunque non lo ama, e non lo ha amato mai!

Ma la sicurezza, la tranquillità di Maria, provenivano da una nuova speranza che le era balenata: fra Lalla e Giorgio c'era troppo differenza d'indole, di gusti di temperamento e di età; Lalla non avrebbe potuto innamorarsi d'un uomo serio, d'un filosofo come il Della Valle, e che aveva quasi vent'anni più di lei: e se sua figlia avesse sentito di non poter esser felice con lui, allora Maria avrebbe avuto non il diritto solamente, ma anche il dovere di salvare la propria creatura.

--Tutto sta bene--disse Maria in forma di conclusione al marito,--ma si deve interrogare Lalla in proposito. Capirai, in questo caso, la sua volontà deve essere legge per noi.

--Sicuro, sicuro; la sua volontà prima di tutto: quantunque ella non dovrebbe avere una volontà diversa dalla nostra. Sicuro, bisognerà interrogarla. Tu per altro, se la trovi titubante, cerca, s'intende per il suo bene, di persuaderla. Deve essere contenta lei, prima di tutto, questo sì; ma noi abbiamo il dovere di pensare alla sua vera felicità. Io la mando qui subito; se accetta è una grande consolazione per me, se... se volesse rifiutare, ribatti, insisti, ma sempre colle buone, e se non ci riuscirai... mi ci proverò un pochino anch'io.

Prospero Anatolio uscì gongolante dalla camera della moglie, corse giù dalle scale, con un'agilità da giovanotto, e andò in cerca della figliuola.

Quel matrimonio gli accomodava moltissimo. Gli ritornava la popolarità a Borghignano, gli apriva le porte del Senato, temperando le tinte del suo colore politico, gli assicurava la quiete, la tranquillità negli sconvolgimenti dell'avvenire, e finalmente acquietava, completamente e per sempre, il suo cuore e la sua vanità di marito.

Lalla non gli era stata mai tanto cara, e quando la ebbe raggiunta, l'abbracciò più volte, coprendola di carezze e di moine.

--Hai pregato il Signore? Lo hai pregato proprio col cuore?

--Sì, babbo; per te e per la mamma.

--Ebbene, la tua mamma ti aspetta; ha da parlarti di cose molto serie, molto importanti. Va, corri da lei, e ricordati che una buona figliuola non deve avere altra volontà tranne quella dei suoi genitori, che le vogliono bene, e che si sacrificherebbero anche, pur di vederla felice... ad ogni costo.

Lalla, alle prime parole, aveva capito tutto; ma finse, si intende, di non capire nulla, e corse dalla mamma.

Come Maria l'aspettava, può immaginarlo soltanto chi ha molto amato e molto sofferto; la risposta di Lalla voleva dire la sua felicità, voleva dire la sua vita...

Maria le parlò tremando, impallidendo, con le labbra secche, con gli occhi arsi, ma senza una lacrima.

Invece Lalla l'ascoltò sino alla fine, poi si gettò fra le sue braccia piangendo e abbassando la vaga testolina, con una verecondia piena di grazia infantile.

Maria era perduta.

Intanto Prospero Anatolio che aveva speso bene il suo tempo origliando alla porta, per regolarsi secondo gli eventi, entrò sorridente, beato. Lalla sorrise anche al babbo fra le lacrimucce, e, come si era prima gettata nelle braccia della mamma, così adesso corse a nascondersi in quelle del _suo caro papparino_, con gli stessi attucci pieni di verecondia e di gioia.

XX.

L'itinerario già stabilito dal duca non fu perciò punto modificato, e i d'Eleda partirono il giorno dopo per Borghignano. Non parve neppur conveniente che Giorgio li seguisse subito subito; egli avrebbe dunque aspettato un'altra settimana prima di raggiungerli.

Quei pochi giorni di tregua erano più che necessari a Maria. Trovare la calma, la pace, ella non poteva sperarlo, ma almeno, così, un po' di tempo lo avrebbe avuto per raccogliersi in sè stessa, e rinvenire da quel colpo terribile, come chi, preso da capogiro, sente il bisogno di fermarsi, di chiudere gli occhi e di riposare.

Nel lunghissimo viaggio, la nobile famiglia non fece molti discorsi. Maria... si capisce; Lalla pensava al rumore che leverebbe la nuova di quelle nozze, e al dispetto della Giulia; Prospero Anatolio meditava il suo primo discorso in Senato, mentre l'agitata miss Dill, coll'emicrania, si rodeva per non poter sapere che cosa avrebbero fatto di lei dopo il matrimonio della sua scolarina. L'avrebbero tenuta in casa ugualmente alle condizioni di prima? la lascerebbero in libertà, con un assegno vitalizio? oppure la pianterebbero in mezzo alla strada? Perchè, con quegli egoisti, c'era tutto da aspettarsi!... Intanto sperava di trovare a Borghignano una lettera di don Vincenzo, al quale aveva già scritto, per consigliarsi, appena scoppiata la bomba.

Al loro arrivo trovarono la casa piena di parenti e di amici, e cominciarono le congratulazioni.

Un telegramma di Prospero Anatolio spedito da Pegli al conte Eriprando, aveva già divulgata la lieta novella, e dalla Curia Vescovile al gran _Caffè di Borghignano_, tutti la ripetevano l'uno all'altro, come l'avvenimento più importante della giornata.

Ogni parola, ogni complimento di quella gente vuota e pettegola era una stretta dolorosa per il cuore di Maria. Tutti erano infuriati a lodare la coppia bene assortita e ad enumerare con gli entusiasmi di occasione le gran belle doti del promesso sposo.

--Se dura la _Sinistra_ al potere, in una prossima _ricomposizione_ lo vediamo ministro, o per lo meno segretario generale--profetava solennemente uno dei suoi grandi elettori.

--Non è più un giovinetto, ma è sempre il gran bell'uomo--esclamavano le signore.

--Oh, quella santerella non è stata certa di cattivo gusto!

--Fortunata lei!

--E fortunato lui!--saltò su a dire un'altra amica che si teneva stretta al braccio della duchessa.--Se il Della Valle avrà una sposina simpatica, lasciatemelo dire, avrà pure anche la gran bella mammina!...

--Fra un annetto--terminò ridendo con amabile malizia, il medico di casa--avremo una nonna che potrà dare dei punti all'invidia ed alla gelosia di molte nipoti.

--Oh, sì; sì certo!--E così, continuamente, accanitamente, senza tregua, senza remissione, Maria era perseguitata, torturata, angosciata. Alla lunga non ci potè più resistere, e Prospero Anatolio, vedendola pallida con gli occhi incavati e le labbra arse dalla febbre, le domandava ogni poco se si sentiva male; ma poi cambiava subito discorso, contentato dalla prima risposta negativa, e soddisfatto in tal modo di non essere costretto a impensierirsene.

Quanto più grande era il coraggio di Maria, quanto più grande era lo sforzo col quale riusciva a dissimulare con tutti, anche con sua figlia, anzi più di tutti con lei, lo spasimo interno che la struggeva, tanto più forte era la scossa che il suo fisico ne doveva risentire. Anche l'arrivo improvviso di Giorgio, che anticipò di ventiquattr'ore il ritorno, fu cagione per la poveretta di angoscie nuove e inaspettate. Erano tutti raccolti nel salotto: Lalla al pianoforte, provava un _notturno_ delicatissimo di Chopin quando, d'un tratto, la soneria del portone fece trasalire la poveretta... e un momento dopo, entrava, appena annunziato, il conte Della Valle.

Egli sembrava un po' titubante per quella leggera infrazione al prescritto; e--mi perdonate?--domandò inchinandosi e salutando, mentre sentiva dentro di sè che Lalla era lì, presente. Eppure non aveva avuto il coraggio di voltarsi, di guardarla! La fanciulla arrossì... senza muoversi, miss Dill rimase dura, impettita, e il solo Prospero Anatolio festeggiò il nuovo arrivato saltandogli al collo, e abbracciandolo con enfatica tenerezza.

Poco dopo il Della Valle (che era riuscito per miracolo a schivare una discussione sul _macinato_), seduto accanto alla sua Lalla, tanto per avere un pretesto di restarle vicino, le voltava le pagine della musica. Ma quelle pagine, adesso, avevano una strana difficoltà nel piegarsi; le interruzioni si succedevano più lunghe e più frequenti, finchè la musica tacque, o per dir meglio cambiò di tono, e si mutò in un chiacchierìo sommesso intimo, affettuosissimo, non meno armonioso e molto più soave per quei due che si volevano bene. Venne il thè... e Lalla dovette alzarsi a servirlo lei. Giorgio voleva aiutarla, ma le offriva il cucchiaino quando occorrevano le mollette, e le mollette invece del cucchiaino.

Lalla, dopo servito anche il babbo, portò il thè al fidanzato--era un pensiero amabile, col quale voleva dire che per lei, egli era già della famiglia--e Maria notò che nel prendere la tazza, Giorgio strinse delicatamente la punta dei bei ditini affusolati della fanciulla, così che la tazza rimase sospesa fra quelle due mani; notò uno sguardo, lungo, tenerissimo, ricambiato; e quando Lalla dovette pure allontanarsi, Maria vide lui fatto più pallido per la cara voluttà di quel muto colloquio.

Dopo il thè non c'erano più altre scuse per Giorgio; bisognava andar via. Però egli fece e rifece i saluti lentamente, senza mai risolversi a infilar l'uscio; cercando tutti i pretesti per riattaccar discorso con l'uno o con l'altro, pur di fermarsi un po' ancora. Fu lui; questa volta a tirar in ballo il _macinato_, e per mezz'ora lì, ritto in piedi, attento, senza interrompere, ascoltò il discorso politico di Prospero Anatolio, con una pazienza di cui Lalla gli mostrava cogli occhi quanto gliene fosse riconoscente. Nemmeno Prospero fu ingrato, e lo invitò a pranzo per l'indomani; ma i due fidanzati avevano una quantità di disegni e Giorgio aveva già trovato un pretesto per _dover_ venire a casa d'Eleda anche nella mattinata. Adesso, per altro, bisognava andar via: anche Prospero era esaurito. Volle provare con miss Dill, e le buttò un motto sopra l'Irlanda, ma l'istitutrice, che fingeva aver più sonno del vero per fargli dispetto, lo guardò dietro il _pince-nez_, co' suoi occhi pelati, in modo tale da disingannarlo, caso mai egli avesse potuto sperare di trovarsi un'alleata. Bisognava andarsene; bisognava andar via.

Il salottino era attiguo ad una specie di _galleria_ lunghissima, che da una grande invetriata metteva capo allo scalone. D'estate, aperto l'uscio, si respirava dalla galleria un'arietta fresca, deliziosissima. Giorgio se ne andava lentamente... Lo si vedeva ancora, nel buio, e si sentivano i suoi passi battere scricchiolando sul pavimento, quando Lalla, accortasi ch'egli si era dimenticata non so che noticina per certe sue commissioncelle, gli corse dietro chiamandolo e rimproverandolo scherzosamente. L'altro si fermò sul pianerottolo dello scalone, poi tornò indietro. Allora Prospero Anatolio, che dal salotto li vedeva bene, fe' cenno a Maria che si avvicinasse anche lei per guardarli. I fidanzati si credevano soli; si erano presa la mano, si parlavano vicinissimi, finchè Giorgio lentamente baciò i capelli della fanciulla. Prospero ridendo tossì e Giorgio scomparve.

--E pensare--esclamò il duca rivolto alla moglie,--e pensare che tu, un giorno, avevi voluto farmi geloso di lui!... Di nostro figlio!...

Lalla poteva chiamarsi felice. Non aveva più nulla a desiderare, era amata da chi voleva essere amata; la sua vanità era soddisfatta, come lo era il suo cuore, che credeva allora di amare e di amare sul serio. Ma, un bel giorno, mentre meno lei se lo aspettava, l'azzurro sereno di quella dolcissima pace fu intorbidito da un caso impreveduto.

La notizia delle nozze illustri era ormai giunta fino a Venezia, e capitata proprio all'orecchio di Frascolini quando il famoso cugino aveva appena alzato il tacco in cerca d'altri lidi, lasciando ai creditori la cassa vuota e la bottega chiusa. Sandro non voleva dar quella nuova alla sua Lalla, altrettanto divina quanto crudele; e ormai apertamente in rotta col babbo, non sapeva più a qual santo votarsi per far fortuna. Colla sua voce avrebbe potuto tentare il teatro, e quell'idea lo seduceva assai, ma una volta _tenore_ bisognava rassegnarsi a perdere Lalla per sempre, e il nostro giovanotto era più che mai innamorato, quantunque si sforzasse per credere di non esserlo più. Anzi, senza saperlo, difendeva Lalla in cuor suo; e quando egli riusciva a trovare una buona scusa per la signorina si sentiva meno infelice. Col pensiero era sempre là: imprecava contro Lalla, giurava di vendicarsi, di odiarla come odiava tutto il mondo; ma, mentre era vero, pur troppo, che lui cominciava ad odiare e il mondo e i galantuomini, amava Lalla sempre di più, e con frenesìa sempre maggiore. Soltanto quando sentì la notizia del matrimonio, soltanto allora, diventò cattivo davvero. Tutte le passioni gli si scatenarono nell'anima. L'odio, la gelosia, l'amore, quanto egli aveva sperato e sofferto, poi l'abbandono, quel disprezzo noncurante e spietato, l'acre voluttà goduta, e sempre irritata dai vivi ricordi, tutto ciò lo avrebbero trascinato, spinto a qualunque eccesso.

Partì subito da Venezia, e senza un pensiero pel grave scandalo che ne poteva nascere, non appena smontò a Borghignano, si avviò difilato al palazzo d'Eleda.

La Nena fu la prima che lo vide. Stirava su nella guardaroba; e la sua emozione fu così forte da scottarsi le dita col ferro caldo.

--Maria Vergine!--esclamò, il signor Alessandro!--e non seppe dir altro. Ma l'emozione, il turbamento della povera ragazza non furono nemmeno avvertiti dal giovinetto che, a sbalordirla ancor di più, le domandò senza preamboli;--La signorina, dov'è?

--La duchessina?... è giù, in sala, colla signora duchessa e il signor conte Della Valle. Non si può vederla per ora.

A queste parole Sandro urlò una bestemmia, battendo il pugno sulla tavola: il colpo rimase attutito dallo stiratoio di lana; ma i ferri sobbalzarono così fortemente come il cuore della Nena. Il Frascolini le si avvicinò, le prese un braccio stringendoglielo in modo da lasciarle il livido, e--andate subito da lei,--le intimò fissandola di traverso--andate subito da lei, non importa fosse anche col Padre Eterno, e ditele che io... io, Alessandro, quello di Santo Fiore, sono qui che l'aspetto, perchè voglio dirle quattro parole e che, per Dio, non mi muovo di qui se prima non gliele ho dette.

La Nena uscì sbigottita. Non sapeva più se era desta o se sognava, se Frascolini era sano o ammattito; ma qualche cosa di vago, di indistinto, le stringeva il cuore e le facea intravedere d'essersi illusa quando avea creduto che quel ragazzo pensasse a lei, e le volesse bene davvero. Per altro aveva ancora la testa a segno, e invece di scendere dalla signorina, come voleva Sandro, corse affannata a riferir la cosa a miss Dill, la quale era appunto in camera sua, almanaccando senza far nulla col solito _crochet_ fra le mani.

Appena inteso di che si trattava, la miss si tolse le lenti e sgranò gli occhi per veder in faccia la Nena.

--Venga, venga subito con me.

L'istitutrice si alzò senza fiatare. Altro che pensione, altro che rendita vitalizia!... Se si scopriva quell'amoretto, era spacciata! E corse da Sandrino per calmarlo.

--Non ascolto nulla, sono irremovibile. Voglia vederla, voglio vederla sul momento; ha capito?...

--Non si può, subito, non si può. Siate ragionevole, via, non le fate del male.