Chapter 12
In questo punto gli accordi di un valzer di Rovere echeggiarono nella sala da ballo; le fanciulle si strinsero tutte serrate alla finestra e proprio di contro a loro videro le coppie aggruppate che una alla volta si avanzavano ballando, finchè la sala, che prima pareva quasi vuota, si popolava, si affollava di figure, di colori, di fiori, di trine, di gemme, mentre la musica della piccola orchestra rimaneva soffocata dal tramestìo delle voci varie, confuse e dallo strisciare e il battere dei piedi sul pavimento, misto col _fru-fru_ cadenzato dei lunghi strascichi delle vesti.
--Attento il numero uno!--gridò Lalla alla Giulia. La prima coppia che si avanzava era composta di una signora attempatotta, enormemente grassa ed ansante, che si teneva attaccato un piccolo tenentino ai cavalleria, biondo, roseo, paffuto e ricciutello, il quale, davanti a quel donnone, pareva proprio che ci fosse a balia.
--Chi prende il tenentino Pippoli?... Numero uno a rispondere!
--Rifiutato.
--Numero due.
--Rifiutato.
--Numero tre.
--Idem.
--Numero quattro?
--Come sopra!
--Allora lo prenderò io,---disse timidamente la biondina, quella del naso all'insù.
--Signore anziane, accordate Pippoli alla postulante?--domandò Lalla alle altre ragazze.
--Accordato! Accordato!--risposero in coro.
--Ed ora, attente.
Adesso veniva una ballerina che si teneva ciondoloni in braccio ad un bel signore alto, biondo, colla chioma studiatamente inanellata, la scriminatura larga, diritta, giusta, la gardenia all'occhiello della giubba e il _pince-nez_ dorato. Ballava, tal e quale, come se facesse la cosa più seria del mondo, respirando a tempo di musica e non curandosi affatto della compagna, tutto compreso in una gran prosopopea.
--Attenta, Giulia,--esclamò Lalla vedendolo,--questo... è magnifico!
--Oh! bello! Oh! bello! Oh! bello!--esclamarono tutte insieme, con finta ammirazione.
--Numero, uno, è per te.
--Stupendo, ma non lo merito: lo cedo al numero due.
--Troppo tardi, la scelta è già fatta.
--Anch'io,--riprese la Giulia,--mi sono impegnata.
--Allora al numero tre,--disse Lalla.
--Non posso. Il mio cuore è già preso; o _lui_ o il convento.
--Ma veramente, lo statuto si oppone ai voti segreti.
--No, no!... La scelta è libera!--esclamarono di nuovo le ragazze.--Ci siamo tutte maritate ormai!... Di nubile non c'è più che Lalla!
--Oh! io non ho premura e non mi sgomento; mi voglio prendere... chi sarà il vostro preferito!
--Bene! Brava! Bravissima! Accettato!--e le allegre giovanette incominciarono a battere le mani gridando: si divertivano a far rumore e ci tenevano a farsi notare.
E qualcheduno infatti già cominciava a prestar attenzione a quello stormo di belle ragazze: anche il conte Della Valle, ch'era ritto in piedi, pensoso ed immobile in fondo alla sala, alzò il capo, ma non si mosse; si mosse invece e uscì sul terrazzo un avvocatuccio un po' attempatello, rotondo come un barilotto di _vermutte_, colla sua brava medaglia di deputato appesa alla catenella.
--Oh! Oh! Dove si nascondono, dove si nascondono le signorine belle?--cominciò l'onorevole--qui si ride e...
--E là si muor!--rispose subito una del coro canticchiando e nascondendosi dietro le compagne, che ridevano e scherzavano.
--Vediamo un po', vediamo un po',--continuava l'onorevole,--che cosa vuol dire questa diserzione in massa dalla sala da ballo?... C'è chi lamenta, e a ragione, la scomparsa dei nostri fiori più belli.
--Oh, caro! par vivo!--borbottò Lalla, a mezza voce, tanto da esser intesa solo dalle compagne, mentre assumeva in faccia al deputato un'aria contegnosa. E le altre, senza dargli retta, cominciarono a corrergli d'intorno, domandandosi e rispondendosi sempre ridendo:--Numero uno, è per te!--Grazie, non ne prendo!--Numero due!--Non ne voglio!--Numero tre!--Rifiutato!--Numero quattro!--Respinto!--e scappando, chi di qua, chi di là, lasciarono solo, con un palmo di naso e con un sorriso ancora da finire sulle labbra il pover'uomo, che se ne tornò via mogio mogio. Sparito il deputato, tutte le fanciulle, come uno sciame d'uccelletti, ritornarono, correndo, attorno alla finestra.
--Dunque, dal momento che la nostra scelta è fissata, ir-re-vo-ca-bil-men-te,--disse la Giulia,--confidiamoci a vicenda, giurando prima di dire la verità e null'altro che la verità, lo sposo scelto dal nostro cuore, per cercare di metterci d'accordo, nel caso di elezioni contrastate, e schivare i danni della concorrenza... e schivare!
Ma, pare impossibile, una proposta tanto opportuna fu accolta freddamente e, messa ai voti, venne respinta.
La Giulia replicò, ma non ebbe miglior fortuna, e invece fu approvato all'unanimità un emendamento di Lalla, che proponeva di scegliersi un'amica comune, alla quale ognuna avrebbe confidato il proprio segreto. In tal modo, nel caso contemplato dalla Giulia, di un solo marito scelto da due o più pretendenti, l'amica ne informerebbe le parti interessate invitandole ad un accordo amichevole.
--Sta bene, ma chi sarà la depositaria dei nostri segreti?
--Lalla; è la più giovane, è la più buona; e poi, ancora non ha scelto nessuno.
Il nome di Lalla fu accolto con favore, e la piccola duchessina fu tirata di qua è di là dalle fanciulle che se la contendevano e che pian pianino, una dopo l'altra, dentro l'orecchio, sotto voce, nascondendosi la bocca dietro la mano, le confidavano il nome del proprio sposo, meno la biondina dal naso all'insù, che dichiarava apertamente di restar fedele al tenentino Pippoli. Lalla, indifferente dopo ascoltata la prima confessione, alla quale sorrise, alla terza fece un atto di meraviglia, alla quarta non seppe più contenersi e dopo l'ultima divenne pensosa.
Tutte le compagne la guardavano stupefatte senza capire, mentre Lalla le fissava seria e muta.
--E dunque?--chiese la Giulia.
--Ma parla!
--Che hai?
--Vuoi rispondere, sì o no?
--Parlerò, e sarà sempre troppo presto.
--Insomma, vuoi spiegarti?
Lalla, lentamente, pronunciò un nome. Le fanciulle si guardarono tra loro, s'intesero, senza dir motto, e dopo di essersi tenute il broncio per un momento, proruppero in una grande risata.
Nelle confidenze delle sue amiche, Lalla non aveva udito che un solo nome; tutte insieme, e senza saperlo, avevano scelto lo stesso sposo: il conte Giorgio Della Valle.
--Non c'è altro da fare in questo frangente, che raccomandarsi alla sorte,--esclamò Giulia. Era sempre lei quella delle proposte.--Mettiamo tutti i nostri nomi in un'urna, come nel _Ballo in maschera_, e il primo estratto diventerà la contessa Della Valle.
--No,--obbiettò Lalla, senza ridere.--. Sacrificatevi tutte a un modo e cedetelo a me.
--A te? No, no!
--Nemmeno, per sogno!
--Sentite; io non l'ho scelto, per cui non sono una rivale, e non avrete la mortificazione di prendervi un marito destinato dalla sorte.
--Te?... Che cosa vuoi che ne faccia di te? Sei nata ieri!
--È un difetto a cui sarà rimediato domani.
--Bella pretesa!--disse Giulia, pavoneggiandosi coll'alta persona, che primeggiava.--Sei tanto piccola che per darti un bacio dovrebbe tirarti su colla carrucola!--E la duchessina divenne allora lo zimbello di tutte le ragazze che la tormentarono con un accanimento feroce, per quanto fosse da burla. Ella però le lasciò dire sorridendo e sopportando le cattiverie delle amiche senza punto arrabbiarsi; ma anche dopo finito il giuoco, rimase sopra pensiero: l'incidente le aveva fatto un'impressione vivissima.
Essa cominciò a guardare con grande attenzione quell'uomo singolarissimo che aveva ferito la fantasia di tutte le sue compagne: lo trovò piacente, lo vide cercato da tutti e accarezzato, mentre attorno al suo nome crescevano il rispetto e l'ammirazione. Egli era ricco, i Della Valle per condizione sociale valevano bene i d'Eleda...
--Come la Giulia rimarrebbe attonita--pensava Lalla--come si arrabbierebbe, se io riuscissi a farmi sposare davvero! L'impresa non era facile; ma la duchessina si sentiva istigata a tentarla... e la tentò.
Subito, appena entrata nell'ambiente suo naturale, Lalla aveva cominciato a non sentir più altro che disgusto per il primo amoretto di Santo Fiore. Sandro scapitava troppo in confronto degli eleganti giovinotti che la circondavano, e la fanciulla, dimenticando di essere stata lei a volerlo a' suoi piedi, faceva ormai pesare sull'amante il pentimento che, nell'interno suo, già sentiva spuntare per la propria debolezza. Ricordava come altrettante offese, offese che l'avrebbero avvilita mortalmente agli occhi _della società_, le carezze, le promesse, le parole d'amore del povero contadinello che, in tal modo, era diventato per lei una memoria uggiosa e persino odiosa.
Prima di partire, la duchessina si era fatta promettere da Sandro che questi manderebbe una sua lettera, ogni settimana, alla Nena; la Nena, che non sapeva leggere lo scritto, si sarebbe rivolta alla padroncina, la quale, in tal modo, avrebbe avuto notizie del giovinotto e avrebbe potuto leggere fra le righe ciò che riguardava lei solamente. E allo stesso modo senza compromettersi, cioè sempre col mezzo e col nome della Nena, essa gli avrebbe anche risposto. E gli rispose infatti, una volta nei primissimi giorni, ma volle che la Nena firmasse la lettera:
--Tant'e tanto, il tuo nome lo sai tirar giù!
La Nena, senza un sospetto al mondo, si prestava di buon animo alla gherminella, e cominciava anzi a sperare che il filodrammatico avesse del tenero per lei: cosa che le dava una grande smania, e le metteva il diavolo addosso, perchè quel giovanotto le era sempre piaciuto, e piaciuto assai.
L'ultima lettera del Frascolini era capitata col timbro di Venezia. Sandro s'era messo con suo cugino; ma per il commercio, scriveva, non si sentiva inclinato.--Aveva troppa poesia nella mente e nel cuore; no, non poteva stentar la vita chiuso tutto il santo giorno in uno stambugio oscuro, senz'aria e senza luce. Oh! come il mondo era diverso da quello ch'egli si foggiava passeggiando sulle verdi praterie di Santo Fiore! Quanti ostacoli da rimuovere; quante angoscie, fino allora ignorate! A quel modo si sarebbe intisichito sul libro mastro prima di raggiungere il suo scopo, prima di dar corpo al suo sogno. No, no; voleva respirare all'aperto, voleva farsi un nome; era un poeta, non era un mercante; era nato per l'arte e non per l'aritmetica! No, no; avrebbe lottato a corpo a corpo con la fortuna, a costo di morir sulla breccia, ma con la sua donna nel cuore, e il sole in faccia!
A queste parole, la Nena, povera innocente, pianse dalla commozione; ma Lalla invece, con molta calma e con molta ragionevolezza, rispose a Sandro (s'intende a nome della Nena), che ...egli doveva pensare soltanto al proprio avvenire; che pur troppo il mondo, come diceva benissimo lui nella sua lettera, era molto diverso da quello vagheggiato a Santo Fiore, e ch'egli non doveva correre in cerca di una chimerica felicità, mentre avrebbe potuto ottenere, a Santo Fiore stesso e senza abbandonare la propria famiglia, uno stato sicuro e decoroso.
--Non capisco bene che cosa, infine, gli raccomando?--s'arrischiò di domandare la Nena alla padroncina prima di firmare la lettera.
--Gli raccomandi di metter giudizio, e gli dimostri il tuo sincero attaccamento.
--Ma se il signor Alessandro se n'avesse a male?
--Tu non capisci nulla; sei scema e testarda! Va, va, mettici sotto il tuo nome ben chiaro, e porta la lettera alla posta.
Com'è facile supporre, la Nera ricevette a volta di corriere un'altra lettera del Frascolini, nella quale egli dichiarava recisamente che,--per quanto se lo aspettasse quel colpo, tuttavia non lo aspettava così subito, e avrebbe sempre creduto che almeno dovessero avere per lui un po' di carità; che del resto non dovevano sperare di poter liberarsi così facilmente di un uomo che avevano reso pazzo d'amore, che avevano deriso e tradito. Sì--concludeva Sandrino,--sarebbe stato molto meglio per me se mi avessero lasciato tranquillo a casa mia, senza darmi le vertigini dell'amore e dell'ambizione; giacchè hanno voluto trascinarmi sulla loro strada, giuro per tutti i santi che sulla loro strada mi troveranno _sempre_,--e si ricordino bene quello che sto per dire: se ho amato, se amo, se amerò eternamente, non sono disposto per questo a rinunciare ai miei _diritti_, e tanto meno a lasciarmi sacrificare, vittima inerte e rassegnata, da un capriccio assassino.
Chissà come sarebbe rimasta la povera Nena se la signorina le avesse letta tutta intera la lettera, ma Lalla, invece, prima la scorse con una rapida occhiata, e ne spiegò poi il contenuto rifacendolo a suo modo. Lalla, adesso, voleva farla finita: disse alla Nena che era tempo di troncare quell'amicizia; se il Frascolini le avesse scritto nuovamente, doveva consegnare subito a lei, le lettere ancora chiuse e non rispondergli più. Aveva capito, continuava la duchessina, che il Frascolini era un poco di buono, senza religione, senza carattere, e che avrebbe finito certo, se la Nena continuava in quella corrispondenza, col farla capitar male.
Sandrino scrisse tre altre lettere piene d'ira, di dolore, di minacce, ma a Lalla non fecero nè caldo nè freddo.
--Ho fatto bene--pensava--a non fidarmi di quel matto, a non lasciargli nulla tra le mani che mi potesse compromettere. Alla fine poi, perchè tante smanie? Gli ho forse mai lasciato sperare che sarei diventata madama Frascolini?--No! No! No!--E dunque?--Quali diritti può vantare?...--Sono stata troppo buona con lui; ecco il mio torto! Se io lo avessi trattato d'alto in basso come gli altri suoi pari, adesso non mi scriverebbe insolenze, il _villano!_
E il conte Della Valle?... Il conte Della Valle da qualche tempo si sentiva intorno quel certo malumore, quel certo malessere che precede una malattia, o è il presentimento di una disgrazia. E la sua malattia, la sua disgrazia... era l'amore.
La prima volta ch'egli rivide Lalla, non ne era rimasto molto colpito. Notò ch'essa era piuttosto piccolina, che aveva la figuretta fine, elegante, e gli occhi bellissimi. Nient'altro. Ma, dopo qualche giorno, egli si era messo a guardarla più sovente e con piacere. Quel suo fare modesto, senza essere troppo timido, quell'aria composta e nello stesso tempo cortese e vivace, fin anche l'ascetismo, il clericalismo aristocratico dell'esile duchessina formavano un tutt'insieme che gli riusciva molto interessante. Più di tutto erano gli occhi... quegli occhi maravigliosi che gli avevano fatta impressione!... No, non era bella, ma quegli occhi la rendevano irresistibile!... Essa, la fanciulla modesta, li teneva quasi sempre abbassati, ma si sentivano, si vedevano quasi anche di sotto alle palpebre, e quando li rialzava lentamente, parevano ingrandirsi, diventavano lucenti, perdevano la loro soave timidità per esprimere un sentimento più caro e dolcissimo. E fu in tal modo che Giorgio si accorse di essere guardato e... a sua volta cominciò a cercare, a chiedere con uno sguardo insistente, desideroso, lo sguardo tenerissimo della fanciulla.
--Come ti piace la duchessina d'Eleda?--aveva chiesto una sera Giorgio Della Valle a Pier Luigi, cominciando, senza accorgersene, a parlare troppo spesso di Lalla.--Non è vero ch'essa è molto carina?
--Ecco, ti dirò,--rispose il conte da Castiglione, col fare di un uomo convinto della propria competenza in materia,--ti dirò: la trovo carina da guardare, la trovo; ma per tutto il resto preferisco sempre sua madre. Non ha niente di appetitoso! quaresima, caro mio, piena quaresima!... È vero per altro che sono tipetti... nervosi, dotati di straordinaria... elettricità: ma appartengono a un genere che noi vecchi non possiamo molto apprezzare. Ci si vede per altro la buona razza; le _attaccature_ le ha fine, delicate e ha due braccia maravigliose. Peccato che, di solito, questo è il male, le gambe non corrispondano alle braccia, non corrispondano. Potrebbe darsi che quella lì fosse un'eccezione; ma ne dubito, è troppo piccolina!
Le gambe di Lalla erano una seria preoccupazione per Pier Luigi. Egli voleva sapere se le gambe della fanciulla erano belle come le braccia; e voleva saperlo senza secondi fini; era una cognizione di più che desiderava acquistare e niente altro. Ma Lalla, intanto, non poteva fare una scala senza che Pier Luigi non ci fosse sotto col naso in su. Ella se n'era accorta, e faceva le scale a precipizio, tenendosi serrata contro il muro. Per altro si godeva nel destare, nell'aizzare quella curiosità, e più di una volta quando c'era Pier Luigi presente, si lasciava sfuggire colle compagne che il giorno dopo avrebbe presa una lezione di nuoto, tanto per godersi il vecchio che stava tutto il giorno a farle la posta. Ma al nuoto Lalla non ci andava mai; i suoi scrupoli religiosi vi si opponevano, e anche la gran paura che aveva dell'acqua salsa.
La risposta dello zio impertinente aveva urtato i nervi al conte Della Valle. Egli aveva mutato subito il discorso, arrossendo anche un poco. Quelle parole erano troppo ciniche e ributtanti!
Giorgio era ritornato con Lalla il buon amico, il _camerata_ di un tempo. Era adesso tutto intento nel metterle in bell'ordine un copiosissimo album di francobolli, e per averne i più rari, aveva scritto apposta a un suo amico del Ministero degli Esteri. Ballava con lei tutta sera, le impegnava persino il _cotillon_, godendosi a scherzare, a ridere, a prenderla in giro, affibbiandole sempre i ballerini più vecchi, più grassi e più ridicoli per suoi adoratori. Egli sentiva di ringiovanire e di riposare. Ma a poco a poco i loro discorsi si facevano più seri e più lunghi. Giorgio era arrivato a parlare con lei anche di politica, appassionandosi per indurla alle proprie idee, pur ammirando la sua coltura, il suo spirito, il suo ingegno; e dopo di aver cominciato col darle l'attacco, terminava sempre col difendersi. Aspettava desideroso che Lalla scendesse in sala o in giardino, e, se lei tardava a comparire, lui affettava di tardar di più ad accostarsele. Quando non si potevano parlare, si capivano guardandosi, e guardandosi appena si scambiavano osservazioni, preghiere e rimproveri. S'erano dato l'aire ridendo e scherzando... ma poi adesso non ridevano più; si erano fatti seri. Lui, alle volte, impacciato; lei arrossiva vedendolo e abbassava gli occhi; ma anche senza guardarsi si sentivano... Erano sempre poco lontani l'uno dall'altra; nelle passeggiate, alla villa o lungo il mare, Giorgio offriva sempre il braccio a Lalla, e Lalla lo aspettava, camminando innanzi sola... senza accettare il braccio degli altri. Dopo qualche giorno ancora non si parlavano più... lui più non si fermava a farle contemplare il mare ampio e il serto verdeggiante delle colline; lei più non lo faceva arrabbiare pel suo colore politico; ma, quando la fanciulla alzava gli occhi lentamente e li teneva fissi negli occhi di Giorgio, nell'azzurro profondo di quelle lunghe occhiate egli dimenticava tutto il passato in un'estasi nuova, sognando gioie serene, purissime.
XIX.
In quell'estate il caldo durava insistente, e per ciò. quantunque si fosse ormai verso la fine d'agosto, ben pochi erano i forestieri che si disponevano ad abbandonare le bagnature.
Maria, o la Madonna di Neve, come la chiamavano anche a Pegli, continuava ad essere la gemma più cara e più pregiata. Tranquilla, sicura, un po' fredda all'apparenza, solamente il pallore del volto e gli occhi profondi avrebbero forse potuto scoprire l'interno travaglio dell'anima sua. In quanto a Prospero Anatolio, egli non le badava nemmeno, e se ancora sentiva della rabbietta gelosa contro il Della Valle, questa non era ispirata che dalla fama e dalla popolarità che godeva l'autorevole deputato di Borghignano. Quando discorreva con Giorgio, il duca recitava la parte dell'uomo stanco, sfiduciato, che aveva dato volontario addio alla vita pubblica; ma invece ci pativa di non contar più nulla davvero; di essere in politica un uomo finito. Un'altra cosa non sapea perdonare al conte Della Valle: di non averlo proposto ai suoi amici del Ministero per l'ultima infornata di senatori. Se fosse stato un avversario leale, avrebbe dovuto, secondo lui, riconoscere che nel Senato il duca d'Eleda sarebbe stato al suo posto. Però _quod differtur non aufertur_. Prospero Anatolio ci sperava ancora. In certi suoi apprezzamenti e giudizi sulla politica del gabinetto pareva che volesse lasciar credere al Della Valle d'essersi tagliata la coda. Se lo teneva vicino, e anche lui, col sistema di Pier Luigi, quasi quasi ci trovava la mezza parentela.
Maria non capiva suo marito; quella condotta non sapeva spiegarsela; ma poi, finì col non pensarci quasi più: una nuova e fiera angosciosa battaglia si accendeva nel profondo del suo cuore.
Giorgio da qualche giorno teneva con lei un contegno affatto nuovo. Era pieno di premure, e non la lasciava mai sola, un minuto. Quando Maria passeggiava a braccio con lui sentiva il cuore di Giorgio che batteva più forte, mentre le parlava vicino vicino, fissandola con tenerezza, affettuosissimamente, come non aveva mai osato. Quello poi che le dispiaceva di più era la corte sfacciata che anch'egli faceva a Prospero e faceva a Lalla; tanto che, se Lalla non fosse stata ancora una bambina in confronto di Giorgio, Maria avrebbe dovuto troncarla subito; insomma, anche il suo ideale si offuscava, e la poveretta, disingannata, sentiva ch'esso pure stava per ispiegare le insidie... per tentare di sedurla.
--Anche _lui_ come gli altri!...--Ma Giorgio, l'uomo leale e onesto, non poteva lasciarsi vincere dallo stimolo di un capriccio, di un affetto volgare; egli conosceva Maria troppo a fondo per poter credere, per poter sperare il più tenue ricambio; dunque... dunque Giorgio doveva trovarsi dominato da una forza irresistibile, che non gli permetteva più nè di ragionare, nè di vincersi; che lo rendeva misero, infelice, e forse, invece di condannarlo, avrebbe dovuto compiangerlo!... Egli non aveva ancor detto una parola che potesse offenderla, ma le sue premure si facevano sempre più insistenti e palesi; e Maria volle fuggire di nuovo. Bisognava partire subito; si fece coraggio, e domandò a suo marito quando sarebbero ritornati a Borghignano.
--Quando vuoi, cara: domani è venerdì... partiremo dopo domani.--Conosciuta appena la risoluzione della famiglia d'Eleda, la colonia dei bagnanti, per consolarsi del distacco, volle dare un gran ballo, che sarebbe stato l'ultimo della stagione.
Ma non si consolarono tutti a quel modo; anzi ci fu, precisamente, chi non si consolò affatto. Il povero Della Valle era rimasto sbalordito, quasi sgomento, ad una tal nuova. Guardava Maria con occhiate lunghe e dolenti, e più di una volta stava per aprir bocca, per confidarle chi sa che cosa, ma poi non aveva coraggio di cominciare. Maria, la quale credeva di capire che cosa Giorgio voleva dirle, anche Maria faceva di tutto per non lasciarlo parlare. E l'ultimo giorno di Pegli rimase chiusa in camera per non vederlo, per non incontrarlo; ma, il dopo pranzo, dovette pur scendere, e non avendo alcuna buona ragione da addurre, dovette assistere al ballo che veniva dato appunto in suo onore. Per altro si sforzò a ballare quasi tutta la sera, e si tenne sempre intorno un gran circolo, per non avere a trovarsi sola con Giorgio, che le girava continuamente vicino, e faceva un braccio di muso a tutta quella gente. In fine, passeggiando dopo una quadriglia, che Maria non gli avea potuto negare, egli, tremando un po' nella voce, le domandò un'ora, per l'indomani, nella quale potesse riceverlo, solo, avendo gran bisogno di parlarle e di parlarle a lungo. Maria diventò pallida, lo fissò seriamente, quasi serenamente; poi, senza rispondergli, si staccò dal suo braccio e sparì dal ballo, lasciando il conte Della Valle molto meravigliato, e anche un po' mortificato.