Chapter 10
Intanto la bella signora, passava d'accosto al marito, dall'altra parte del banco, e spogliatasi del cappellino e dei guanti, distendeva sopra il tappeto di panno verde, _remontoirs_, _cilindri_ e _cronometri_ di oro e d'argento, levandoli fuori da una cassetta suddivisa in tante piccole scatole, l'una dentro l'altra. La signora parlava l'italiano speditamente; era gentile e chiacchierina assai. Mostrava al giovane gli orologi accompagnandoli con certi sguardi che dicevano tutto; maneggiando la merce delicatamente colle dita bianche, un po' impacciate dai grossi anelli ingemmati, e facendo saltare le casse e le calotte colle unghiette rosa, lucenti e forti come l'acciaio. Il tedesco non fiatava, lasciava fare alla moglie, e flemmaticamente, con una pezzuola di lino, ripuliva il metallo degli orologi che si appannava a toccarlo.
Sandro, dinanzi a tanto tesoro, restava intontito, colla bocca aperta, e l'orologio da vendere in tasca. Non sapeva risolversi, e capiva di essere in una condizione molto ridicola. Ad ogni momento credeva di sentire dietro le spalle il riso schernitore della duchessina, mentre tutti gli orologi a pendolo, appesi all'intorno, coll'oscillar dei dondoli, che variavano dalle note acute, argentine, a quelle più gravi e profonde, gli mettevano il capogiro, e pareva lo deridessero, ripetendo il nome di Lalla in ogni tono, coi loro _tic tac_, lenti, misurati e monotoni.
Non c'era più scampo; la sua parte era proprio quella dell'Arlecchino finto principe! Faceva un viaggio per guadagnare trenta lire coll'orologio della sua povera mamma, e l'orologiaia, invece, gli offriva certi _patek_ a precisione che ne valevano seicento!... Già, vedendolo così elegante, lo avevano preso per un riccone!... E intanto restava lì, impalato, senza dir nulla. Andar via?... Si fa presto; ma come andar via, se non sapeva trovare una scusa?... Poteva dire che gli orologi erano troppo cari. Eh, ma la signora ne aveva anche di minor prezzo. Provare con un'offerta impossibile?... E se poi era accettata?...
Finalmente, prese tutto il suo coraggio a due mani, e--questo mio--domandò, levando l'orologio dal taschino--quanto me lo valuterebbe?--Il tedesco staccandoglielo dalla catenella di similoro, si ficcò la lente in un occhio, lo aprì, e dopo averlo esaminato ben bene di dentro e di fuori, borbottò qualche parola colla moglie.
--Sa--rispose la signora a Sandrino, sporgendo i labbruzzi--è un'anticaglia. Ha difettoso lo _scappamento_; ci sarebbe bisogno di molte riparazioni e--aggiunse poi sorridendo--le converrebbe meglio di tenerlo in serbo per la prima cresima.--Sandro, che si era sentito agghiacciare, sorrise un poco anche lui, per darsi tono.
Nel frattempo, erano entrati in bottega due nuovi avventori. Ma non avevano fretta, aspettavano che il forestiere avesse conchiuso il suo affare, esaminando le mostre e occhieggiando la bella signora.
--Anche se non mi conviene, poco importa. Non so che farmene di ferravecchi, e per le cresime, a far buona figura, sa bene, oggimai, ci vuol roba nuova.
Marito e moglie si consultarono, guardandosi negli occhi, senza parlare.--Tutt'al più--disse lei--posso valutarlo trenta... trentadue lire; e faccio un affare assai magro.--Trentadue lire! E Sandrino che avea ripetuta mentalmente la somma, ebbe un sussulto di gioia: i libri della signorina non iscappavano più. Allora si fece animo. Già non poteva tirarla in lungo fino a sera: i quattrini c'erano e ne cresceva: tornava conto finirla.
--Facciamo così--concluse con la voce che un po' gli tremava:--intanto si tenga il mio: voglio liberarmene; coll'_ordinario_ venturo poi, passerò con mio padre e allora, sentendo anche il suo parere, mi risolverò per l'uno o per l'altro di questi due.--E l'ingenuo ragazzo indicava un paio di _remontoirs_, dei più cari.
--Oh!--questa volta fu il tedesco a parlare--altra cosa _fendere_, altra cosa prender per cambio!--E marito e moglie, voltate le spalle a Sandro, presero a servire gli altri avventori, lasciandolo con un palmo di naso a contemplare il suo scaldaletto dimenticato sul tavolo, aperto e, per soprappiù, calunniato nello _scappamento_.
--Per finirla--conchiuse Sandrino, il quale, vedendo che non lo sbrigavano mai, cominciava a perdere colla pazienza anche un po' la soggezione--quanto mi dà, dunque, adesso?
--_Fenti_ lire, e _foglio_ essere _rincraziato_.
--Bene, lo tenga.
Venti lire? Volevano strozzarlo; quest'era un rubare a man salva; ma al giovinotto, ancora digiuno, anche la fame gli diceva una parolina, poi non aveva più lena di andare avanti colla via crucis in un'altra bottega e in un'altra e in un'altra, col rischio magari, di non poterlo vendere neppure.--In tal caso, come se la sarebbe cavata? E a Santo Fiore, come ci sarebbe tornato?--L'orologiaio intanto, aveva borbottato di nuovo colla moglie, la quale, aperto un cassettino, buttò sul tavola due biglietti sudici da dieci lire.
Sandro li afferrò con orgasmo; poi, senza cavarsi il cappello, infilò diritto la porta; ma sentì richiamarsi.
--Quel giovane!... e la firma?
Sandro aprì tanto d'occhi, maravigliato; ma non c'era verso, dovette proprio scrivere nome e indirizzo sopra un apposito scartafaccio, mentre sentiva la bella signora spiegare agli altri, i quali comperavano un orologio davvero, come la faccenda del far apporre la firma fosse una prescrizione imposta dalla questura, per il caso che comperassero, senza saperlo, roba rubata. Sandrino sentì un gruppo alla gola, e scappò via per non piangere:
--Rubato!... l'orologio della mia povera mamma!... Rubato!
La sera stessa, senza lasciar scorgere quanto gli erano costati cari, e dimenticando anzi, per quel momento, tutte le ambascie sofferte, egli consegnò a Lalla i romanzi: mancava solo il _Monsieur de Camors_, che non c'era potuto entrare nelle venti lire.
--Oh, che peccato!--esclamò la signorina sinceramente.--Di questi non so che farne!... Li ho trovati dalla mamma, cercando in mezzo ai suoi libri. Era solo il _Monsieur de Camors_ che desideravo!... Che peccato!--E distratta e mortificata, si pose a tagliuzzare le carte sbadatamente, con una stecca d'argento a cesello, che avrebbe potuto pagare, essa sola, tutti i debiti del Frascolini.
XVII.
L'arrivo del signor duca e il pellegrinaggio alla Madonna di Valsanta avevano messo Sandro di cattivo umore. Egli aveva aspettata la signorina nel tinello, senza poterla vedere, e dal modo col quale invece vide miss Dill uscir dalla sala da pranzo, e correre in un canto a confabulare con don Vincenzo, indovinò subito, con una stretta al cuore, che doveva essere accaduto qualche cosa di nuovo e di grave.
Le angoscie dell'incertezza, l'ansietà mortale dell'attendere invano, i mille sospetti, le mille paure della sua ombrosità di amante povero e geloso, lo avevano fatto montare in bizza con tutti, e più di tutti con Lalla, contro la quale sovente, sentiva sorgere, dentro di sè, un impeto di ribellione, che per altro si acquetava subito, appena la signorina gli fissava addosso gli occhi penetranti, con quel suo fare tra la superbietta e la canzonatura.
Egli pensava, arrovellandosi, che la _divina_ fanciulla avrebbe potuto mostrarsi almeno un istante, per rassicurarlo, non fosse altro con uno sguardo, e... e invece nulla... Non si era mossa; lo aveva dimenticato solo, come un cane, fra il cuoco, Lorenzo e le serve che sonnecchiavano.
--Ma è tempo di finirla, sacrablù, colle albagìe aristocratiche!... È la mia amante, alla fine, è roba mia!... Oh, se mi stuzzica gliela voglio cantar chiara!...--Ma quando la Nena, più tardi, gli restituì _L'affaire Clemenceau_ «da parte della padroncina», Sandro si calmò subito e, dimenticando ogni amarezza, corse a rinchiudersi nella sua cameretta, affannandosi a mettere insieme le parole segnate nel libro.
Cara quella sua Lalla!... era sempre buona con lui; era un angelo vero, del Paradiso!...
Ma poi, a mano a mano che andava copiando le parole sopra un foglietto di carta, egli si fece pallido e tremante:
--Dio, Dio, Dio santo!
--_Ti aspetto questa sera tardi_,--diceva Lalla,--ho _un gran dolore da confidarti; non fo altro che piangere; sta ben attento che non ti veda nessuno_.
Mille timori, mille sospetti, balenarono a un tratto nella mente di Sandrino; poi gli rimase un timore, un sospetto solo, ma terribile: il duca era venuto a portare una proposta di matrimonio per Lalla.
Allora fu preso da una febbre ardente che gli avvelenava il sangue, che gli dava fuoco al cervello. Era una folla, una ridda d'immagini strane e terribili; e in quella lotta, e nell'abbattimento profondo che la seguiva, i sensi vincevano e offendevano ogni poesia del suo cuore.
La fanciulla bianca e delicata, la figuretta misteriosa, la signorina bionda, che egli adorava colla tenerezza mistica di un'alta idealità: Lalla, la sua Lalla, alla quale aveva osato baciare trepidante la manina morbida e le vesti odorose, come le foglie di un fiore, era in piena balìa di un altro uomo... di uno sconosciuto!... Era chiusa sola con lui, tutta sua, nella complice sicurezza della camera nuziale. Nè quel delirio geloso gli concedeva tregua: Lalla, sempre Lalla; ora la vedeva in lacrime, disperata, ora timorosa; ora la vedeva appassionata e anelante e stanca ricambiare i baci fervidi con un bacio lungo, morente...
--Per Dio!...--sentiva che piuttosto l'avrebbe uccisa, l'avrebbe strozzata colle sue stesse mani!...
--Perchè non sarebbero fuggiti insieme?... Che!... La signorina non avrebbe mai acconsentito. Era troppo timida... teneva troppo ai riguardi del mondo; era troppo _aristocratica!_--E poi, fossero anche fuggiti, dove andare?--come vivere?--Sarebbero stati ripresi subito... Lalla maritata anche più in fretta... e lui messo a marcire in un fondo di carcere.--Non c'era giustizia per la povera gente!...--.Chi era lui, Frascolini? Un plebeo, un pitocco, un villano!--Con lui si poteva far questo e peggio.
E qui, con un'invidia assaettata, egli imprecava contro l'ingiustizia infame del mondo, mentre, alla sua volta, si sentiva capace di commettere un delitto contro quel _gran signore_, che veniva a rubargli l'amante.--Sì, ci voleva la rivoluzione, la repubblica; ci voleva la _Comune!_ Bisognava abbruciarle vive, impiccarle alla lanterna quelle carogne di nobili!--E quando era stanco d'imprecare e di soffrire provava uno scoramento strano; un gran vuoto doloroso e desolante gli si stendeva dinanzi; ad una ad una vedeva le ore affacciarsi lente e tristi, senza più quella sola, nella quale, e per la quale, sentiva la vita, a cui tutte le altre erano legate, come alla gemma preziosa una collana di perle: l'ora dei fidati colloqui. I disegni per l'avvenire, i bei sogni di ricchezza e di gloria cadevano in rovina....--Che cosa mai avrebbe egli potuto fare? Non era meglio tirarsi una pistolettata e morire, piuttosto di vivere dannato, con quello spasimo nel cuore?...
L'amore non lo aveva reso contento: gli aveva dato la guerra in casa e l'odio fuori; era un affanno, un'angoscia continua. Si vedeva distrutto, si sentiva ammalato di corpo e di spirito; ma tutti i dolori svanivano al fruscìo gentile della veste di Lalla, e quando essa gli era dinanzi buona, sorridente, casta come una santa, ed egli la vedeva arrossire sotto i suoi sguardi, erano dolcezze infinite, era l'estasi dell'anima tutta che gli avrebbe fatto benedire la vita anche se fosse stata per lui mille volte più dolorosa.
L'illusione di crearsi un nome, uno stato e, un giorno o l'altro, poter sposarla lui la signorina, era svanita da un pezzo. Lalla stessa non aveva mai coltivata una simile idea e, se Sandrino osava interrogarla in proposito, essa rispondeva seccamente al suo innamorato, che non avrebbe mai preso marito. E soltanto in questo _mai_ il giovane Frascolini avea riposta tutta la fede e... e sperava.--Che cosa sperava? Forse non sapeva nemmeno lui; ma intanto quel barlume di speranza lo consolava, lo inebriava, trasportandolo di sogno in sogno, colla sua Lalla fra le braccia.
--Come mai avrebbe potuto farsi un nome? Da che parte incominciare? Si sa bene, trovata la strada, si corre facilmente, ma, trovarla... questo è il difficile! Sandrino, a sentir l'organista, aveva un tesoro in gola, e, a giudizio della signora Veronica, aveva pure molto talento drammatico; grazie tante! Ma, fosse diventato anche un Kean o un Tiberini, tant'è, il duca d'Eleda non gli avrebbe mai concessa sua figlia.
La letteratura?--È una camorra,--pensava Sandrino--è il monopolio di quattro o cinque giornali ignoranti e venduti che levano alle stelle il primo capitato che va avanti a forza di raccomandazioni... e di quattrini.
Da qualche tempo, il piccolo Dante di Santo Fiore, l'aveva a morte coi letterati e coi giornalisti. Una volta, agitato dai palpiti d'autore novizio, egli aveva spedito sotto-fascia, _raccomandata_, una sua novelletta ad un giornale letterario. Il giornale, tre mesi dopo, la rimandò pubblicata, unitamente alla polizza d'abbonamento, da pagarsi anticipato, per un anno. Quel suo nome _A. Frascolini_, stampato due volte in gotico, nel sommario e in fondo all'articolo, lo fece sognare ad occhi aperti. Egli la vedeva moltiplicarsi su tutti gli altri giornali, riempiere le vetrine dei librai; lo vedeva tradotto in tutte le lingue, e la mattina pensava sul serio di scrivere un'opera da sostituire ai Promessi Sposi, che ormai--avevano fatto il loro tempo.--La duchessina gli assicurò che aveva pianto nel leggere quel melanconico racconto: non era vero, ma Sandro lo credette e fu contento lo stesso. Ciò gli fu di sprone a lavorar con lena, e di lì a pochi mesi la Nena faceva andare e venire un grasso manoscritto, dalla povera casuccia del romanziere al palazzo d'Eleda. Lalla non ebbe fiato di leggerlo tutto, ma lo giudicò bellissimo, e Sandrino rimase colla convinzione di aver scritto un capolavoro.
Ma poi... non glielo volle stampar nessuno; nemmeno il giornaletto letterario, al quale era abbonato, e che lo aveva trovato splendido, ma troppo lungo.
Allora, il Frascolini, cominciò a credere che per essere edito e illustre bisognava diventar prima ricco, in questo mondaccio birbone, e si raccomandò a un suo cugino, appaltatore, dimorante a Venezia e che già una volta lo aveva chiamato presso di sè. In verità, gli affari di questo cugino erano loschi. Egli riteneva che il Frascolini padre avesse il gruzzolo messo da parte, e perciò voleva farsi mandare il figliuolo nella lusinga di mettere le unghie nel sacchetto del babbo. A Don Chisciotte le osterie parevano castelli; così per Sandrino, che vedeva da per tutto milioni, era una bella speranza anche quella... Gli appaltatori diventano ricchi in pochi anni... ricchi assai... Oh! ma lui non si sarebbe dato agli affari per sempre; voleva goderseli i soldi e fare intisichire di rabbia gli invidiosi e i rivali. Che soddisfazione quel giorno in cui egli potesse ricomperare al duca d'Eleda tutte le sue possessioni state confiscate dalla Repubblica... tale e quale come aveva visto in teatro, in una commedia di Scribe.
Ma adesso? Se Lalla prendeva marito?... era la vita sua infelice e cara ad un tempo, che si spezzava. Le ricchezze di Venezia, la gloria, la repubblica, i beni ricomperati... tutto inutilmente!...
La signorina, per altro, aveva detto _mai_...--Non mi mariterò _mai_...--Sì, lo aveva detto, ma poteva fidarsene? Essa, certe volte, si mostrava pochissimo espansiva!... Lalla era la sua innamorata... ma come sapeva essere, a suo tempo, anche la padroncina!
Si teneva in un gran riserbo, e non si era mai lasciata toccare nemmeno la punta di un dito... cioè no, era anzi la mano, soltanto la manina morbida, che si lasciava baciare. Lalla aveva evitato studiosamente ogni occasione di compromettersi. Di giorno si vedevano spesso in giardino, e si parlavano; ma senza mistero, in presenza d'altra gente. La sera, tornavano a vedersi in tinello; ma la signorina non vi si fermava lungamente; andava e veniva, sempre colla scusa di avere un qualche ordine da dare. In chiesa poi nessuna occhiatina; nè s'incontravano a passeggio. Una volta sola, egli aveva osato di avvicinarla mentre usciva con l'istitutrice, e di accompagnarla un bel pezzo di strada, ma s'ebbe dopo dalla giovinetta un rabbuffo tale, che non gli venne più voglia di ripetere la garbatezza.
Soli, affatto soli, era assai di rado che si potessero trovare. Il colloquio, allora, succedeva di notte, tardissimo, quando tutti gli altri erano andati a letto, Lalla scendeva dalla sua camera al buio, apriva la finestra di un piccolo salotto a terreno, e restava lì a discorrere con Sandro, che l'aspettava nascosto fra gli alberi del giardino.
La finestra, dietro il palazzo, dava in una viuzza nascosta da un vivaio di sempreverdi: aveva una inferriata a mandorla, che permetteva appena una stretta di mano, e quando Lalla si appoggiava sui regoli, Sandro, più bianco d'un panno lavato, le baciava in estasi i bei ditini, senza più sapere in che mondo si fosse! Quelle ore erano la vita, la felicità, la beatitudine del povero ragazzo, ed egli sciupava, divorava tutto il suo tempo nell'aspettarle, mentre la giudiziosa prudenza della giovinetta gliele faceva sospirare assai.
E anche quando giunse la sera che doveva essere l'ultima dei loro colloqui, anche allora Sandrino, dopo una giornataccia di angoscie, ebbe un primo istante di sollievo, insieme a un barlume di speranza.
--L'avrebbe riveduta; le avrebbe parlato; la avrebbe supplicata...--Oh era sicuro di commuoverla colle sue lacrime, d'intenerirla e di vincere ancora!
Nascosto tra il fitto del vivaio, egli era ad aspettare molto prima del tempo. Il giovanotto aveva levato due o tre volte un astuccio di tasca, lo aveva aperto, e guardava tra soddisfatto e dubbioso, un anello d'oro con una bella turchina incastonata fra le rose d'Olanda. Era un regaluccio comperato per Lalla, colle sovvenzioni dell'organista; ma Sandrino l'aveva preso con sè molte volte, senza mai aver avuto il coraggio di offrirlo alla signorina.
Quando Lalla, pian piano, aperse le imposte della finestra, poco mancò non risvegliasse la casa, con un grido di paura. Sandro era appoggiato colla fronte all'inferriata, e apparve così pallido, così disfatto, da sembrare una larva.
--... Dunque?...
Egli non potè dir altro. Lalla, invece, tranquillamente, gli manifestò la volontà del babbo e la partenza fissata per l'indomani. Sandrino ascoltò tutto fissandola sempre cogli occhi imbambolati, e quando la fanciulla ebbe finito di parlare, scoppiò, senza dir parola, in un pianto dirotto.
Lalla non si mostrò mai tanto assennata come in quella sera, e riuscì a confortare l'innamorato con buone ragioni.--Già non si poteva durare così; a una separazione bisognava venirci ad ogni modo; doveva pensare a farsi uno stato--e qui ricordò anche a Sandro, e molto opportunamente, il cugino di Venezia.
Sandro più sentiva la signorina parlare con tanta abbondanza di argomentazioni, e più vedeva il diavolo farsi meno brutto di quanto gli era sembrato dapprima. Ormai aveva giù dallo stomaco il dubbio tremendo che ci fossero disegni di matrimonio, e solo avrebbe desiderato che Lalla aspettasse ancora qualche giorno a partire; cioè, invece di andarsene subito, l'indomani, col duca, il quale precedeva Maria di un par di giorni, avesse aspettato a partire colla duchessa. Ma la signorina si scusò bene:--al babbo non si poteva far contro; lui quando voleva voleva, non c'era verso!...
Sandrino, quell'ultima sera, fu più ardito del solito; ma a prezzo di uno sgomento che lo invadea tutto quanto. Per avvicinarsi di più alla fanciulla che, ritta su di uno sgabello, col volto quasi appoggiato ai bastoni dell'inferriata, si distaccava con tutta la figura bianca dal fondo oscuro, come una Madonna nell'aureola stinta d'un vecchio quadro, egli, che a quella sua Madonna credeva, si era rizzato in punta di piedi: era passato colle braccia fra i regoli; con una mano stringeva quella di Lalla, e coll'altra cercava di toccare, temerità che gli mettea le vertigini, cercava toccarle i capelli. Con un giro di parole piuttosto confuse, volle il giuramento che ella non avrebbe mai sposato nessuno; e quando la fanciulla rispose il solito _mai_, senza giurare, Sandro, fuori di sè, le domandò un bacio.--No---la signorina rispose--no;--e invece, con una lentezza irritante, fissandolo sempre negli occhi, gli prese una mano, e poi, piegatavi sopra la testina pallida, l'accarezzò colla guancia vellutata. Era giunto il momento per il regaluccio.
--Ho... avrei un'altra preghiera da fare...
Lalla alzò gli occhi dolcemente, e continuò a sfiorare colle guance la mano del giovanotto.
--Vorrei... avrei... un piccolo... ricordo.
Sandro s'era fatta rosso, balbettava, e ritirata la mano che aveva libera, di mezzo ai regoli, tolse di tasca l'anellino e volle porlo in dito alla fanciulla.
--Oh, carino!... carino!...--esclamò Lalla molto contenta del regaluccio, e gli andò così vicina, nel ringraziarlo, ch'egli potè toccarle colla bocca un ricciolo di capelli.
Si faceva già tardi, e conveniva separarsi. I due giovani, da molto tempo non parlavano... Sandro non la accarezzava più, ma brancicava le mani e le braccia della fanciulla colle sue mani convulse, attraverso i regoli dell'inferriata, che rugginosi e scabri, spesso gli graffiavano i polsi. Anche Lalla cominciava a sentire nel suo sangue il sangue di Sandro. Un'onda calda li avvolgeva entrambi; avrebbero creduto di avere la testa nel fuoco, tanto bruciava... La fanciulla spinse fuori dai vani quanto più potè il viso e le labbra, e per la prima volta, sulla bocca, prese un bacio lungo, bramoso, che le penetrò, diffondendosi via via, per tutte le membra... Sandro pieno di beatitudine voluttuosa, pur colle braccia imprigionate, la teneva serrata fortemente contro il petto; le sbarre di ferro ammaccavano le loro carni, ma essi non sentivano più nulla. Stettero un pezzo così, stretti, abbracciati, avvinghiati insieme... poi la fanciulla stanca, indolenzita, gli uscì di sotto le braccia, e scivolò ginocchioni per terra, col capo piegato sul davanzale della finestra.
All'indomani, poco prima della partenza della signorina, c'era nel cortile una brigatella che l'aspettava per augurarle il buon viaggio. La carrozza che doveva condurla alla stazione, con Prospero e con la miss, era già pronta; gli altri, cioè la Nena, Lorenzo e il signor Francesco, erano partiti fin dal mattino. Era venuto per salutare la signorina anche il signor Domenico, che soffriva una grande soggezione del duca Prospero; poi c'era il medico, al quale miss Dill, allungando gli occhi su don Vincenzo che tabaccava a due mani per nascondere l'emozione, chiedeva ancora un ultimo consulto. C'era, in fine, il buon Ambrogio cogli occhi rossi, il Frascolini padre, e il figliuolo Sandro colle mani approfondate nelle tasche e il cappello sulla nuca, pallido, istupidito. Accanto a lui la Luigia (questa doveva partire più tardi colla duchessa) teneva sotto il braccio _Musette_ che, povera bestiola, aveva fiutata la partenza della padroncina e, scuotendosi, dimenandosi, sforzandosi invano per liberarsi dalle strette della cameriera e correre da Lalla, emetteva certi guaiti, che straziavano il cuore e le orecchie.
Prospero, cui non piacevano i cani, aveva desiderato che la figliuola lasciasse _Musette_ in campagna, promettendole in premio un bel cavallino da sella. Lalla, insistendo un po', avrebbe potuto ottenere l'uno e l'altra; invece, fu ragionevole, e si piegò subito ai voleri del babbo. Ma tutta mattina non seppe far altro che baciucchiare la cagnetta, protestando che _Musette_ aveva capito ogni cosa; che _Musette_ piangeva; che _Musette_ non voleva più mangiare e che sarebbe morta dal dolore!... E si lamentava assai per quel distacco, godendo d'attirarsi la compassione altrui, per il capriccio del babbo tiranno.