Martin Eden

Part 32

Chapter 32935 wordsPublic domain

Quando i piedi ebbero toccato l’acqua, si lasciò andare. Il mare era simile a musco bianco; come un muro cupo punteggiato da lumi lucenti, il fianco della «Mariposa» scivolò lungo il corpo di lui, rapidamente. Certo essa sarebbe arrivata prima... Quasi senz’accorgersene, la nave lo sorpassò, ed egli nuotò mollemente nella schiuma crepitante. Un bonito, attratto dal corpo bianco, s’avvicinò e lo morse. Gli aveva tolto un pezzettino: allora il piccolo dolore che ne risentì gli fece ricordare perchè era là. L’azione glielo aveva fatto dimenticare. I lumi della «Mariposa» svanivano nella lontananza, ed egli era là, che nuotava tranquillamente come se avesse l’intenzione di approdare alla riva più prossima, a un migliaio di leghe circa.

L’istinto di conservazione si faceva ancora sentire; egli cessò di nuotare, ma appena sentì che l’acqua gli copriva le labbra, battè forte le mani per risalire a galla. — Il desiderio di vivere! — riflettè, beffandosi di se stesso. — Ebbene! egli aveva volontà, molta volontà di finirla, e, con un ultimo sforzo, di cessare d’essere.

Mutò posizione, si mise diritto; guardò le stelle, le stelle serene, e scacciò tutta l’aria dal petto; con una vigorosa spinta delle mani e dei piedi, sollevò il busto fuori dell’acqua per prendere lo slancio verso il profondo; poi si abbandonò e discese, immobile, come una statua bianca nei flutti. Aspirò l’acqua, profondamente, con tutte le sue forze, come un anestetico. Poichè soffocava, inconsciamente le braccia e le gambe s’aggrapparono all’acqua con violenza, ed egli risalì alla superficie, sotto il chiaro lume delle stelle.

— Il desiderio di vivere! — si disse con disprezzo, cercando invano d’impedire ai polmoni che scoppiavano di aspirar l’aria. Bisognava tentare di scendere giù, giù; poi s’immerse a capofitto nuotando con tutte le forze e con tutta la volontà, sempre più profondamente. Aveva gli occhi aperti e vedeva i boniti increspar l’acqua di frecce fosforescenti. Sperò che essi non lo assalissero, giacchè la tensione della sua volontà avrebbe potuto allentarsi; ma essi non s’occuparono di lui, ed egli ringraziò la vita, di quell’ultimo favore.

Seguitò a nuotare, sempre più giù, sempre più giù; le braccia e le gambe, come rotte dallo sforzo, oramai si movevano debolmente. Era giunto a una grande profondità, certamente; la pressione dell’acqua era dolorosa ai timpani, e la testa gli ronzava.

La sua resistenza era agli estremi: ma egli si sforzò di sprofondare più giù, sino al momento in cui la volontà lo abbandonò e l’aria gli sfuggì dal petto, con violenza. Come minuscole palline, piccole bolle, — le sue ultime riserve vitali, — scivolarono rimbalzandogli sulle guance e sugli occhi in un’ascesa che si perse verso la superficie. Poi sopravvennero le sofferenze e il soffocamento. Non era ancora la morte — come diss’egli a se stesso sfiorando il limite fra coscienza e incoscienza. — La morte non fa soffrire; era ancora la vita, quell’atroce sensazione di soffoco; era l’ultimo colpo che gl’infieriva la vita.

Le mani e i piedi, in un ultimo sussulto di volontà, incominciarono a battere, a graffiar l’acqua, debolmente, spasmodicamente. Ma ogni sforzo loro era inutile: per quanto tentassero, non avrebbero potuto mai farlo risalire a galla; era troppo giù, era troppo lontano. Ondeggiava languidamente, cullato da un fiotto di visioni dolcissime: colori delicatissimi, una radiosa luce lo avvolgevano, lo penetravano. Che cos’era? Sembrava un faro. Ma no; era nel suo cervello quell’abbagliante luce bianca. Essa luceva sempre più splendida.

Seguì un lungo rombo: gli parve di scivolare lungo una china infinita, e in fondo in fondo, sprofondò nel buio. Ebbe quest’ultima sensazione: seppe di sprofondare nel buio.

E nel momento stesso in cui lo seppe, cessò di saperlo.

FINE.

INDICE

Capitolo I pag. 11 II » 25 III » 37 IV » 46 V » 52 VI » 60 VII » 70 VIII » 82 IX » 93 X » 104 XI » 112 XII » 121 XIII » 127 XIV » 139 XV » 152 XVI » 162 XVII » 172 XVIII » 181 XIX » 187 XX » 196 XXI » 205 XXII » 213 XXIII » 222 XXIV » 229 XXV » 240 XXVI » 251 XXVII » 264 XXVIII » 280 XXIX » 287 XXX » 300 XXXI » 310 XXXII » 320 XXXIII » 327 XXXIV » 335 XXXV » 343 XXXVI » 349 XXXVII » 359 XXXVIII » 365 XXXIX » 375 XL » 384 XLI » 392 XLII » 404 XLIII » 415 XLIV » 426 XLV » 443

OPERE COMPLETE DI JACK LONDON

a cura di GIAN DÀULI

1. — IL RICHIAMO DELLA FORESTA (The Call of the Wild) — _Romanzo_. L. 8. —

_C’è nei libri di Jack London un largo senso di simpatia per tutti, uomini e animali, e un senso di fraternità direi quasi francescana che gli fa capire tutti gli esseri del creato non rispetto gli uomini, ma rispetto alla natura. E con questo, una rara potenza di narrazione, una fervida fantasia messa al servizio di un’idea alta e buona, la quale rimane nell’anima dei lettori come una gioia conquistata e una tappa raggiunta._

«Il Marzocco» — Firenze, 20 luglio 1924.

2. — ZANNA BIANCA (White Fang) — _Romanzo_. L. 8. —

... _bello, buono, interessante..._

«Giornale della Libreria» — 18-4-25

3. — IL TALLONE DI FERRO (The Iron Heel) — _Romanzo di previsione sociale_. L. 9. —

.... _Hélas! Jack London avait le genie qui voit ce qui est caché à la foule des hommes et possedait une science qui lui permettait d’anticiper sur les temps...._

Anatole France.

4. — MARTIN EDEN — _Romanzo_. L. 10. —

5. — IL FIGLIO DEL SOLE (A Son of the Sun) — _Romanzo_.

6. — RADIOSA AURORA (Burning Daylight) — _Romanzo_.

7. — LA FIGLIA DELLE NEVI (A Daughter of the Snows). _Romanzo_.

«MODERNISSIMA» VIA VIVAIO N. 10 MILANO (13)

NOTE:

[1] Traduzione libera e scherzosa di un intraducibile, alla lettera, bisticcio inglese.

«Venne di dentro quand’ero fuori, per portar fuori quel ch’era dentro. Ma uscì di fuori senza il di dentro ch’ebbi di dentro, perchè ero fuori.»

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.