Margherita Pusterla: Racconto storico

Part 36

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Il più limpido sole che possa vedersi in Lombardia nelle migliori giornate della vendemmia, inondava d'una bianca luce e d'un mite calore le fosche pareti del Broletto, e risaltava sopra quella mobile decorazione di teste, la più parte scoverte, sopra petti ignudi di robusti operaj, sulle intarsiate carnagioni di donne vulgari, sui frustagni e le mezzelane dei braccianti, a cui facevano contrasto i variopinti mantelletti dei nobili, le piume ondeggianti dei berretti di velluto, il luccicare delle corazze e dei bruniti morioni. Pieno stivato era lo spazzo; le altane e gli sporti dei tetti circostanti erano orlati di faccie curiose: alcune dame (ho a dirlo?) avevano fatta ressa di trovare un balcone, un terrazzino, da cui potessero mirare quella infelice, ed onorarla di loro commiserazione. Arrampicati sugli sporti, spenzolati dalle ferriate, saliti uno sulle spalle dell'altro, i ragazzetti facevano dispregi ai vicini, lanciavano motti ai lontani, davansi scappellotti nascondendo la mano, come si fa in grande nella società. Qualche madre, mostrando al suo fanciulletto quell'apparecchio di morte, gli dicea:--Vedi quell'uomo lassù, colla barbaccia così nera e la cotenna così rossa? È quel che mangia i cattivi in due bocconi: è il bau: è il demonio; e se piangerai, ti porterà via».

Il fanciullo sbigottito gettava le tenere braccia attorno al collo di sua madre, e celava il viso nel seno di essa.

Alcun altro facendosene nuovo, forse chi sa? per un ultimo resto di vergogna d'essere vanuto a bella posta,--E chi è (domandava) che hanno da giustiziare?

--L'è (rispondeva il fortuito vicino) la moglie di quel che hanno fatto morir jeri.

--Ah, ah! (soggiungeva un terzo) dunque la madre di quel piccolino, che hanno ucciso insieme col signor Pusterla.

--Che? (ripigliava il primo) hanno ucciso anche un piccolino?

--Sicuro di sì (entrava una donna): e che bel ragazzino! due occhi azzurri come questo cielo: un visetto da Gesù bambino; capelli poi, che parevano oro filato. Io mi sono voluta mettere proprio da piè della scala, per farlo vedere a questo mio figliuolo ch'è qui, affinchè tenga a mente come Dio castiga i cattivi: e per questo ho veduto ogni cosa.

--Contatela anche a noi: contatelo, comare Radegonda».

E la Radegonda, superba d'intrattenere un crocchio,--Conterò (diceva). Quando fu là... ma per carità, fate un po' di largo: volete soffogarmi il mio Tanuccio? E sicchè, allorquando si trattò di montare su per la brutta scala, a vederlo quel fanciullo! non voleva a nessun patto; puntava i piedi, strillava, piangeva...

--E come forte! (interrompeva il Pizzabrasa). Lo si sentiva fin là dalla loggia dei Mercanti, dov'io m'ero annicchiato; e chiamava, babbo, mamma!

--Tal e quale (ripigliava la donna); e che aveva paura di quel ceffo così brutto, tendendo il ditino verso mastro Impicca. Suo padre singhiozzava che non poteva parlare: ma il frate confessore gli si abbassò all'orecchio...

--Anche questo ho veduto», tornava il Pizzabrasa ad interromperla; e smanioso di far pompa di sue empiriche cognizioni, proseguiva:--E i biondi capelli del bambino si mescolavano colla barba e colla nera chioma dell'Umiliato, che parevano i ghirigori d'oro s'un coltrone da morti. Ho visto anche come il bambino accarezzava il frate, mentre questo gli parlava: e il frate...

--Come si chiama il frate?» dava su quel primo, che per sistema facevasi ignaro di tutto, e parlava sempre col punto d'interrogazione. Allora rispondeva una figura, vestito mezzo da prete, con faccia di devota presunzione, ed era lo scaccino della Passerella:--Egli è quello che predicò la quaresima passata in Santa Maria dei Servi. Avrebbe convertito anche un re Erode. Ma i tempi sono guasti, e profittava nè più nè meno che se predicasse al deserto.

--Ma il nome?

--Buonvicino, dei frati della ricchezza di Brera. Ma le ricchezze ch'egli cerca, come ripete sempre il mio signor curato, non sono di quelle che si acquistano col tessere panni. Lo conoscete il mio curato? quello è un uomo! chiedete, domandate, egli sa tutto a mena dito... e...

--Ma cosa diceva il frate al bambino?

--E lui cosa rispondeva?

--E suo padre cosa faceva?» interrogavano tra molti, non badando ai panegirici del sacristano, più che a quelli d'un giornalista.

Qui la Radegonda, ch'erasi alquanto indispettita di aver perduta la tribuna, contentissima ora di poterla riprendere quando nessun altro poteva dar ragguaglio, così ripigliava:

--Piano, piano: parlate voi o parlo io? Certuni vogliono ficcar il naso, e ne sanno un pien sacco. Cosa volete che il frate gli dicesse? Che andasse con coraggio; che da lì a un momento sarebbe cogli angeli in Paradiso.

--E il fanciullo?

--E il fanciullo a non volere; e dire, _Lo so; il paradiso è un bel luogo; vi sono gli angeli; vi è il Signore; v'è quella cara Madonna: ma io voglio star qui con mio padre e colla mia mamma: voglio star qui con loro_, replicava e piangeva.

--Santa innocenza!» esclamava per istinto di compassione e non senza qualche lagrima, alcuno degli astanti, il quale poi, a interrogarlo se quel bambino fosse stato ben ucciso, avrebbe risposto di sì a non dubitarne. E la narratrice proseguiva:--Allora il frate--chi non l'ha visto! Sapete quando alcune volte, all'estate, la moglie del diavolo fa il bucato, che piove e nell'istesso tempo dà il sole? Così era il viso del frate. Gli cadevano dagli occhi lagrime grosse come i grani d'un rosario, e tutt'insieme sorrideva come un angelo anche lui. E poi diceva al ragazzino: _Tuo padre viene con te in paradiso_.

Il fanciullo lo guardò con occhi consolati, poi richiese: _Ma la mamma?--La mamma_, rispondeva l'Umiliato, _verrà anch'essa tra poco_. Allora il bimbo: _Dunque se io stessi al mondo rimarrei senza di loro?_ E come il frate gli disse di sì, egli si pose co' suoi ginocchi a terra...»

Qui il singulto smentì l'ostentata franchezza della narratrice, che quasi vergognavasi d'avere o di mostrar compassione di condannati, come una damina di piangere al teatro; e il Pizzabrasa proseguiva:--Si mise a ginocchi, alzò al cielo due manine piccole, piccole e bianche come di cera, e intanto il manigoldo gli tagliava i capelli, e gli faceva i bocchi per mettergli paura.

--Quanto avrei pagato ad essere presente:» Saltava su qualche circostante. «Mi piacciono tanto queste scene così affettuose!

--E perchè non venirvi?» gli chiedeva un vicino.

E l'altro:--Che volete? m'è toccato andare fin laggiù a San Vittor grande, a portare una briglia e una sella che avevo raccomodate.

--Ma però (ridomandava il primo interlocutore) avrete visto a far la fattura ad altri.

--Oh certo; ma a donna mai.

--Io (tornava a parlare lo scaccino della Passerella) io ho veduto quando hanno giustiziato la Mainfreda, quella scolara della Guglielmina, che voleva farsi papa. Lo Spirito Santo incarnato in una femmina, e i preti e il papa donne! Si può dar di peggio!»

E qui, colla facilità onde la compassione suole distrarsi dalle sventure non sue, voltavano il discorso sulle tonsure che le costei seguaci si facevano in mezzo alle treccie: su quel nascondiglio al terraggio di Porta Nuova, dove femmine e maschi si congregavano, e poi spegnevano i lumi e buona notte.

Altri spettatori frattanto di maggiore calibro discorrevano sulla colpa de' condannati.

--Che giustizia, eh, quella del nostro vicario!» esclamava Malfiglioccio della Cocchirola, il quale, fallito nel suo mestiere, or dava pareri ai governanti.--Se meritano castigo, neppure a' suoi parenti egli la perdona.

--Erano gente senza religione», diceva un chierico in aria contrita.

--Ma se contano all'incontrario che l'uomo era fuggito ad Avignone per intendersela col papa.

--Se era ad Avignone, perchè non starvi?

--Era dunque un guelfo marcio.

--Guelfo? (ripigliava il Malfiglioccio). Coteste le son novelle sparse per dare pasto a voi, gente grossa che credete. La sarebbe curiosa che fosse un peccato pei Milanesi l'essere guelfi. Per l'abbondanza che ci recarono quegli imperatori e i loro Ghibellini! tanta da averne troppo per odiarli e noi e i nostri figli e i figli dei nostri figli.

--Eh, voi non dite male (riprendeva il primo). Ma i nostri padroni amano più stare attaccati all'imperatore che non al papa: perchè quello è lontano e non dà fastidio; e se commettono birbonate non li scomunica.

--Zt,» faceva un altro ponendosi il dito sul naso; poi con voce sommessa seguitava:--Se ho a dirvela, io so da uno di quelli che hanno mano in pasta, che i giustiziati di adesso e cotest'altri dipinti là sul muro, avevano fatto una maledetta trama per venderci agli stranieri, per metterci sotto la dominazione degli Scaligeri di Verona.

--Come? di queste? dite vero? Cosa ci hanno a fare gli Scaligeri ed i Veronesi con noi? Noi si vuole il biscione, e Sant'Ambrogio» gridavano zelanti patrioti. E--Viva il biscione, Viva Sant'Ambrogio» ripetevano molti altri: il qual grido dai fautori del principe veniva interpretato per un'espressione di popolare consentimento all'atto che si stava per eseguire.

Non mancavano però di quelli che, senza impacciarsi colla politica, ne tiravano della morale brava e buona, ripetendo ai loro vicini:--Ma! non so che dire. Colpa loro se sono stati così gonzi di lasciarsi acchiappare. I delitti si vogliono commettere colle debite cautele. Dico bene, Basabelletta?»

Tale interpellanza era drizzata a quel Menclozzo Basabelletta, preso e torturato per cagione dei discorsi tenuti appunto in piazza dei Mercanti con Alpinolo, e che era venuto ad osservare quell'apparato per esclamare,--L'ho scappata bella!» Non aveva dunque voglia nè di rispondere, nè di commentare; e senza darsene per inteso, guardava al cielo e diceva:--Bel tempo oggi: vuol durare».

Ma ai balconi, sui terrazzini circostanti, e nelle camere delle magistrature, ben più fini e socievoli discorsi tenevano signori e damine, di gualdane, di battaglie, dei pettegolezzi privati: degli ondeggianti favori della Corte; della passata dei tordi e della scarsezza delle lepri; chiedevano e riferivano novità; leggevano sul libro e di questo e di quello. E la signora Teodora, sposa novella di Francesco de' Maggi, una delle più lodate per avvenenza e per l'arte d'approfittarne, domandava così sbadatamente nel mettersi il guanto:--E come ha nome cotesta che hanno da far morire?

--Margherita Visconti por servirla», rispondeva pronto Forestino, figliuolo naturale del principe, che faceva il vagheggino tra quelle bellezze.

--Visconti? (ripigliava la sposa). È dunque parente del signor vicario?

--Così alla lontana», rispondeva il giovane: ma il buffone Grillincervello soggiungeva:--Ed avrebbe potuto venire con lui a parentela molto stretta: e appunto per non l'avere voluto, le tocca questo fine.

--Eppure le deve rincrescere (diceva qualche altro). È così giovane: così bella!

--E poi non assuefatta a morire», l'interrompeva il burlone, e destava all'intorno una vivace ilarità. Poi voltandosi a Forestino e al costui fratello Bruzio, intorno ai quali, perchè sterponi d'un gran signore, facevasi un circolo rispettoso, diceva loro a mezza voce:--Serenissimi, vi do avviso che, se mai aveste fatto assegnamento sulla sposina del signor Francesco dei Maggi, ella non m'ha l'aria di essere disposta a imitare dama Margherita».

A tali detti Bruzio chinava gli occhi con ipocrita modestia; e mentre il maligno giullare correva di qua e di là a stornare la melanconia e i pensieri seri con arguzie, e giustificare con lazzi la iniquità, i due imitavano il padre loro donneando, mentre coll'assistere alle giustizie di lui preparavansi poi ad imitarlo quando potrebbero.

Fra ciò la campana aveva ricominciato i rintocchi: ogni picchiata del martello destava un suono, prolungato dall'oscillare del metallo; moriva; un momento di silenzio, poi un altro colpo, indi un altro, lento come i palpiti di un moribondo--e come quelli straziante.

--Viene?

--No.

--Ma che tarda?» si chiedevano l'uno all'altro, ed era un diffuso ronzío di curiosa impazienza, nè più nè meno di quanto in teatro indugiano al alzare il sipario.

--Che le avessero fatta la grazia?» domandava qualcuno.

--Per me tanto e tanto n'avrei piacere»: e il pubblico in fatti ne avrebbe avuto piacere tanto, quanto della esecuzione, perchè l'una e l'altra gli offrivano del pari argomento di ammirare, di scuotersi, di discorrere, di censurare, e di applaudire.

Ma presto furono tolti da quest'idea al vedere sulla _parlera_, che già era stata coperta di uno strato nero e di cuscini di velluto, uscire i principali magistrati, il podestà, il suo logotenente, e sopra gli altri distinto il capitano Lucio. Ve l'ho replicato che la giustizia era atroce, ma non ipocrita, e venivano a rimirare il compimento del loro lavoro.

Poi non tardò a vedersi un brulicare più vivo nei vichi strettissimi di là intorno, a sentirsi un susurro, un ronzío più fitto, più pronunziato verso il portone che esce sulla Pescheria vecchia, per dove appunto doveva sfilare la compagnia ferale, dopo fatto un lungo giro affinchè a maggior numero fosse dato godere della scena o profittare della lezione.

--È qui, è qui», cominciavasi a dire: e come un drappello di difensori della patria al cenno di un prepotente caporale, così tutta quella calca si leva in punta dei piedi, tutti i colli si protendono, tutte le teste si piegano a quella banda, tutti gli occhi. Ed ecco, all'accelerato rintocco della campana, comparire dapprima uno stendardo nero orlato di argento, sul quale era effigiato uno scheletro in piedi, colla falce nell'una, l'oriuolo a polvere nell'altra mano; alla sua dritta un uomo col capestro al collo; a sinistra un altro col proprio teschio nelle mani. Dietro, coppia a coppia, si affilavano i fratelli della Consolazione. Erano una devota scuola, fondata in Santa Marta dei Disciplini alla Romana, come chiamavasi un oratorio, che poi fu ridotto in una delle meglio architettate chiese di Milano. Di questa scuola che poi fu trasferita in San Giovanni alle Case rotte, era principale istituto il confortare i giustiziati e suffragarli. Procedevano i confratelli in una veste di tela bianca collo strascico, e col cappuccio tutto cucito in giro, sicchè non potevasi levare che colla tunica stessa; al posto del viso non vedevasi che una croce di scarlatto, sotto i cui traversi si aprivan due forellini, tanto solo da dar luogo alla vista; sopra il cuore portavano una medaglia nera, dove era effigiato un Gesù crocifisso, con ai piedi della croce il teschio del santo Precursore; discinti in vita, colle mani giunte entro le maniche cascanti, avevan sembianza di notturni fantasmi. Gli ultimi portavano un cataletto, mentre a coro in lugubre melodia, cantavano il _Miserere_:--cantavano le esequie, portavano la bara per uno che era sano tuttavia.

Fendendo la turba giunsero presso al patibolo, ove deposero il letto funereo: e su per la scaletta e a piè di quella si schierarono in due file per ricevere tra loro la condannata, formando quasi una barriera fra il mondo e un essere che, di lì a pochi istanti, cesserebbe di appartenervi.

Ed ecco, tratto da due bovi guarniti a nero, avanzarsi lentissimo un carro, e sopra quello la povera nostra Margherita.

Per obbedire a quel vago sentimento, che comanda di ornarsi per tutte le cerimonie, anche le più melanconiche, la Margherita aveva voluto accomodarsi di un abito nero decente, e ravviarsi, e lisciare i capelli, il cui nero lucente viepiù spiccava sulla fredda uniforme bianchezza di una pelle morbidissima ma patita. Sul collo, dove un tempo le perle facevano gara di candidezza, ora appena le coccole del rosario parevano segnare la traccia, che fra poco la mannaja solcherebbe. Fra le mani giunte stringeva la crocetta pendente da quello, senza rimuovere mai gli occhi che già solevano splendere di giuliva benevolenza, ed ora, sbattuti in dogliosa spossatezza, non vedevano più che un oggetto, una speranza.

Le sedeva a canto frà Buonvicino, ancor più pallido di lei se era possibile, con alla mano la crocifissa effigie di Colui che patì tanto prima di noi, e per noi; e le andava tratto a tratto suggerendo una preghiera, un conforto: di quelle preghiere che nei giorni della gajezza infantile c'insegnano le madri, e che rincorrono opportune fin nei momenti più disastrosi.--Signore, nelle vostre mani raccomando lo spirito mio.--Maria, pregate per me nell'ora della morte.--Esci, anima cristiana, da questo mondo che ci è dato per esiglio, e torna alla patria celeste.--In paradiso ti rechino gli angeli, santificata dai tuoi patimenti».

Nessuno guardava ad altri che a lei. Benchè sfinita da tanti martirj, benchè colle traccie in viso della morte vicina, quando la videro esclamarono tutti:--Oh com'è bella! Così giovane!» e più di una lagrima cadde in quel punto, più di un sudario di seta coperse gli occhi delle signore; più di un guanto, usato ad impugnare lo stocco, asciugò o respinse il pianto che spuntava sul ciglio dei cavalieri. E si voltavano a guardare verso la tribuna, verso Lucio, se mai sventolasse la fusciacca bianca in segno di grazia.

Dietro al carro, colle braccia avvinte al tergo, sì stretto che la corda entrava nella carne, scarmigliato il crine e la barba giovanile, bendata la testa con un cencio di fazzoletto, in lacero arnese, serrato fra i soldati, arrancavasi ai piedi zoppicando e doglioso, un altro nostro conoscente, Alpinolo. Le percosse rilevate la notte della fuga non l'avevano ucciso, ma solo tramortito; poi, rinvenuto, i medici si adoperarono a restituirgli la salute, intanto che i giudici si preparavano a togliergli la vita.

In fatti anch'egli venne sottoposto al giudizio, che però, trattandosi non di un uomo, ma di un soldato, era sciolto da tante formalità, e affidato alla spicciativa procedura dei suoi capi. Ma questi non riuscirono mai a farlo parlare: i tormenti più squisiti furono adoperati: come fosse poco lo slogargli le braccia, gli fu applicato il fuoco alle piante dei piedi finchè ne scolasse l'adipe; ficcategli delle punte sotto alle unghie: oppressogli il petto con enorme peso: tutto soffrì senza contorcersi, senza proferire una sillaba. Soltanto una volta, che gli spasimi doveano averlo posto fuori di sè, fu inteso proferire queste due voci, _Poveretta_ e _Padre mio_.

Non appena fu qualche istante lasciato libero, tentò sfracellarsi il cranio contro delle pareti, onde da quell'ora fu continuamente guardato a vista. Ma chi egli fosse, nessuno lo sapeva: i camerata lo conoscevano pel Quattrodita e nulla più: lombardo pareva alla bastarda pronunzia, ma nè del nome nè della condizione sua non si potè venire in chiaro, onde colla semplice indicazione di--un soldato per soprannome il Quattrodita--, venne condannato a dover fare da boja nel supplizio dei Pusterla, e dopo di loro essere giustiziato anch'egli; il suo cadavere tratto a coda d'asino alle forche fuori porta Vigentina, e ivi lasciato impeso per pascolo dei corvi.

Neppur dopo condannato vi fu modo di fargli aprir bocca; se non che, allorquando fu interrogato, secondo l'uso, se prima di morire avesse nulla a dimandare, chiese gli si restituisse l'anello che aveva sempre portato in dito. Quell'anello, unico suo bene ereditario, gli rammentava, se non altro, di avere avuto una madre, ora che gli toccava di morire senza aver adempito quella che era stata l'idea fissa di tutta la sua vita, cioè di trovare l'autore dei suoi giorni: onde, allorchè gli fu esaudita la domanda, se lo ripose in dito colla devozione di un moribondo.

Quando Francesco e Venturino furono condotti a morte, Alpinolo era stato trascinato ai piedi del palco, perchè, secondo la sentenza, dovesse fare le veci di manigoldo. Ma era facile eseguire la condanna in ciò che concerneva il suo cadavere, non era altrettanto nell'armargli la mano contro di coloro, che tanto aveva egli fatto per salvare. Intimatogli quell'ordine ferocemente insensato, e scioltegli le mani, esso entrò in tal furia, si pose in atto così minaccioso, che n'ebbero di grazia a legarlo di nuovo, persuasi che, fin quando gli rimanesse fiato, non si piegherebbe a tanta infamia.

Anche senza di ciò, nel veder sul patibolo que' suoi cari, nel pensare che avea contribuito a condurveli, considerate come Alpinolo si sentisse nel cuore! Se non che gli fu di alcuna consolazione il trovare che la Margherita non era con loro.--La tigre (disse fra sè) rimase satolla col sangue nostro».

Come ebbe veduto balzare la testa del fanciullo, poi quella del padre, versando dalle pupille grosse lagrime, più di rabbia ancora che di dolore, si mosse francamente per porgere il collo al manigoldo, credendo che allora fosse la sua volta. Ma in quella vece si vide rimosso dal palco, senza conoscere il perchè, tratto ancora al suo fondo di torre a macerarsi un altro giorno, compassionando il giudizio veduto, e paventando la vergogna di un perdono e la gratitudine della clemenza.

Ma al domani fu cavato di nuovo, e il suo tormento giunse veramente al colmo quando scôrse la Margherita, la sorella di Ottorino, la sua amica, la signora sua, tratta sul carro dei malfattori a rinfrescare col suo sangue il sangue del consorte e del figliuolo. Così incatenato ne seguiva il lento cammino, cogli occhi il più spesso inchiodati a terra, talvolta balestrandoli sopra la moltitudine, quasi per cercarvi o il generoso coraggio che strappasse la vittima al tiranno, o almeno la generosa compassione, il cui fremito è compenso ai più rovinosi colpi dell'iniquità potente. Ma non avvisando in tutti che una indolente curiosità, atterrava novamente gli sguardi in atto di fiero disprezzo, e li riposava su quelli della martire; e allora esalava un sospiro dal più profondo del cuore.

Come l'onda trabocca al levare della chiusa che la reggeva in collo, così dietro ai soldati che tenevansi in mezzo Alpinolo, si rinchiudeva la folla divisa, e si accalcava, ingegnandosi di mettere il passo innanzi a chi gli aveva preceduti, per vedersi poi oltrepassati anch'essi dai nuovi che sopravenivano. E già il carro era ristato ai piedi del palco: un solenne silenzio possedeva la turba spettatrice. La Margherita smontò, accostossi alla scala--la scala che per lei era quella del paradiso. Il carnefice, discesole incontro, le porse la lurida mano, come per ajutarla a salire. Era la mano che, il giorno innanzi, si era intrisa nel sangue dei suoi diletti! La Margherita, con un fremito istintivo, ma senza odio, la ricusò, e con passo quanto più poteva sicuro, incominciò a montare.

Povera martire! non hai finito di patire.

Passava ella in mezzo ai confratelli della Consolazione, quando da uno di essi, con voce sommessa ma fiera, sentì dirsi:--Margherita, ricordatevi la notte di san Giovanni».

Come la rana già morta guizza al passar della corrente elettrica, così la Margherita, che già pareva tolta dalle cose terrene, trasalì al suono di quel motto; volse lo sguardo, pieno di terribile maestà e di profondo orrore, sovra il miserabile che aveva parlato, e traverso ai fori della buffa vide fissato sopra di sè un occhio acuto come di velenoso serpente.

Quelle parole lo diedero a conoscere anche a frà Buonvicino, il quale stava a fianco della Margherita: sporse la mano a questa che, vacillando in atto di cadere, gliela ghermì collo spaventato vigore, onde, nei momenti che ci strazia un nemico, sentiamo imperioso bisogno di stringerci ad un fedele. E l'Umiliato, ponendole innanzi alla vista il crocifisso, le gridava:

--Egli morì perdonando ai suoi uccisori».

Ritenne Margherita le pupille nella devota effigie, le alzò al cielo, parve riconfortata, e raggiante del presentimento dell'immortalità, giunse sul funereo palco. Un istante appresso, il carnefice, afferratala per le nere chiome, presentò al popolo la testa recisa e boccheggiante.