Margherita Pusterla: Racconto storico
Part 14
--Il signor Luchino manda ordine che siano incarcerati lui, la moglie, tutti voi altri.
--Ha forse scoperto?...
---Sì: ogni cosa; hanno messo alla tortura il Menclozzo ed ha schiodato...
--E chi fu la spia?
--Dio lo sa! Nessuno ha parlato oggi col principe fuorchè Ramengo.
--Ramengo!» proferì Alpinolo, spalancando gli occhi con aspetto e con voce d'un terrore disperato. Dunque era un traditore quello di cui egli si era interamente assicurato! dunque di un tal precipizio era colpa la sua imprudenza! Urlando e bestemmiando sè e lui, neppur fece motto al benevolo sergente (dei ribaldi ci conservarono il nome le cronache; questo benedetto non parve degno di menzione; stile vecchio), e viepiù che di passo corse Alpinolo giù per la via dei Mercanti d'oro [20]; fu alla Balla, e fattosi alla porticina posteriore della casa Pusterla, bussò violentemente.--Oh, oh? volete sfondare l'imposta?» gridò una vociaccia di dentro; e si vide da un finestruolo da lato sporgersi una testa nera e barbosa, con due occhi sdrusciti e uno sberleffe attraverso alla gota. Costui, che chiamavasi Franzino Malcolzato, erasi acquistato pel paese un tristo nome di fastidioso e manesco, a molti appoggiando e pugni e brave coltellate, ora per conto suo proprio, ora per l'altrui, finchè fu tolto al servizio del Pusterla. Un signore anche buono tenevasi sempre agli stipendj alcuno di questi bassi scellerati, sì perchè fosse uno strumento di meno in pugno dei suoi nemici, sì anche per potersene all'uopo servire contro di essi, in tempi che la giustizia si faceva troppo spesso a punta di spade e di pugnali, o almeno a bastonate.
Quest'arnese, come vide e conobbe Alpinolo, tosto gli ebbe dischiuso.
--Dov'è il signor Franciscolo?» chiese il giovane pressato.
--È fuori.
--E Margherita? la signora?
--Attorno anch'essa.
--Ma dove, in nome di Dio?
Il Malcolzato non rispose che facendo spalluccie. Ed Alpinolo imperversando e bestemmiando, corse alle scuderie, saltò sul cavallo più corridore, e lanciollo a tutta briglia per correre dove potesse immaginare che i Pusterla si fossero condotti; e l'ultima parola che ne intese il Malcolzato fu:--Maledetto Luchino e chi fa per lui!»
--E maledetto sia,» replicò egli guardando dietro al garzone, il quale se n'andava che nè anche il vento: poi, per incantare la noja del far la sentinella, sedutosi s'un muricciuolo daccanto alla porta, diede occhio alla serpe viscontea che era dipinta quivi sur uno stipite, e zufolando la guardò beffardamente. Già aveva mal sangue coi Visconti perchè gl'impedivano di esercitare liberamente le sue prepotenze; in quella casa era solito udir parlarne tutt'altro che col miele sulle labbra; ora, ispirato anche dalla sonora imprecazione di Alpinolo, così per celia raccolse un pezzo di carbone, e attorno a quell'arma disegnò, come sapeva, due pali ritti ed uno traverso, che dovevano significare una forca, dalla quale scendeva una soga che si attortigliava al collo del biscione. E guardando la sua fattura colla compiacenza onde Hayez può aver guardato la Giulietta o la Stuarda da lui create, sghignazzava, e ripeteva con una certa buffa intonazione:--Il biscione impiccato! impiccato il biscione! così vada il suo padrone».
Stava il tristo nella goffa estasi sua, quand'eccogli addosso il temporale. Perocchè all'ordine di Luchino, il connestabile Sfolcada Melik, con una grossa banda di quei mercenarj suoi compatriotti, che Luchino comprava per sua difesa perchè ignoravano il parlar nostro, non badavano alle scomuniche del papa, nè cedevano a lusinghe di novatori, mosse tosto per sorprendere in casa i gran ribelli. Allo scalpitare dei cavalli, al grave passo dei pedoni, uscivano dalle botteghe, facevansi alle finestre le persone;--Che è? Che non è?--È Sfolcada Melik, che Dio ce ne scampi!--Dove vanno? perchè vanno?--Guarda, guarda, hanno seco picconi, arieti, scale. Che vadano a pigliare una fortezza?»
I più quieti lavoratori si accontentavano di guardar dietro alla truppa, stando a sportello o sui balconi; altri, come facchini, carbonari, macellaj, correvanle dietro, e domandavansi un l'altro dove andassero, e nessuno sapeva soddisfarne la curiosità. Vedendoli drizzarsi alla Balla: --E che si che vanno a far la festa al signor Barnabo? o al bel Galeazzino? Già, dà ombra a Luchino--già ne è geloso».
Ma la sbirraglia volta.--Sta a vedere! si fermano al vicolo Pusterla;--appoggiano le scale al verone.--Vedi ve' colui come s'arrampica! e' par tutto un orso!--Come?--Chi?--I Pusterla?--O Madonna di San Celso! Son miei protettori. Scappa, scappa, che non mi credano del loro partito».
E i più scappavano: il che chiamasi prudenza; gli altri stavano a guardare, ma nella rispettosa distanza in cui li tenevano le labarde dei soldati di Sfolcada Melik: parte dei quali dava da qui l'assalto alla porta, alle finestre, fino al tetto; un'altra, alla guida di uno, che la buffa calata sul viso impediva di conoscere, svoltò nella via dei signori Piatti, e arrivò addosso a Franzino Malcolzato, intento a quel giuoco che dicemmo.
--Una forca! impiccato il biscione! minacciata la forca ai Visconti! Ecco: fin ai servi sono nell'intelligenza!» Così diceva alcuno, forbottando e legando il Malcolzato, a cui una sbarra cacciata in bocca impediva di gridare, come le corde gl'impedivano di rispondere ai molti pugni, onde valorosamente il percotevano i Tedeschi.
Per quell'usciuolo intanto, e giù per le finestre e dal tetto erasi versata nel palazzo la piena assalitrice, prendendo i pochi servi trovati; poi si diffuse per le stanze come assaltasse un castello nemico, cercando i gran malfattori, e tra via facendo profitto per sè col cambiar di padrone al buono e al bello che capitasse sotto le mani.
Ma innanzi a tutti davasi da fare quel tale dalla visiera calata, e che, mostrandosi pratico della casa, con vera passione frugava le camere, e pareva scontento a mano a mano che, entrando in una, la trovava deserta, od occupata da tutt'altri che da quelli che cercava. Quando in una galleria vide Venturino, il bel fanciullo della Margherita, che infantilmente trescava con uno sparviero, senza udire o temere il fracassìo che attorno al palazzo succedeva. Col labbro tremante nel più amaro sogghigno, si avventò contro lui quel malvagio, il ghermì, lo fissò quasi volesse sbranarlo cogli occhi; e mentre il meschinello strillava a tutta gola, e chiamava il babbo, la mamma sua, egli lo serrava ferocemente contro al petto, e gli chiedeva con istanza,--Dov'è tua madre?» Ma poichè egli non rispondeva se non con urli e lacrime, esso lo minacciava, il percoteva, e senza un istante abbandonarlo, continuava le indagini per ogni camera, per ogni ripostiglio più secreto. Che se non poteva trovare nè il Pusterla, nè la Margherita, raccoglieva però le armi, le valigie disposte, tutto ciò che potesse attestare o la presenza di Franciscolo in Milano, o i preparativi di una rivolta: singolarmente fu lieto al trovare la lettera che Matteo Visconti, per mezzo del Pusterla, avea da Verona inviata ai suoi fratelli. Fatti poscia incatenare i servi, già s'accingeva a partire non del tutto soddisfatto, quando, nel metter il piede sul ponte levatojo, vede affacciarsi la Margherita.
Nella carestia che allora dominava, molte donne, per vera fame, aveano fatto getto della loro onestà. Là verso Sant'Eufemia abitava una famigliuola, ridotta a tale necessità, che i genitori diedero ascolto alle sozze sollecitazioni di un ricco, promettendo alle voglie di esso una loro figliuola, purchè egli provvedesse ai loro bisogni. La fanciulla, allevata nelle massime dell'onestà e nel timor di Dio, non reggeva all'idea desolante d'un amore senza virtù e senza avvenire; supplicava il cavaliero, supplicava i parenti; ma quello al mal talento, questi alla fame più volentieri porgevano orecchio. Ridotta alle strette, la zitella ricorse alla Margherita, e non fu invano, che i soccorsi di lei risparmiarono un delitto. Ora, sopraggiunta a lei l'inaspettata partenza, volle dapprima compire l'opera sua, e sebbene affaccendata nell'allestirsi al viaggio, trovò un momento da correre a casa della meschina, nell'ora che sapea d'incontrarvi il nobil uomo. E quivi, non dandosi per intesa degli indegni patti ond'egli entrava colà, tolse a lodarlo della carità usata con quella gente; gli espose come ella avesse trovato un marito alla fanciulla, un onesto cardatore di pannilani, e che domani si farebbero le promesse; talchè egli era in tempo a mostrare la sua generosità.
Il ricco, preso da siffatta bontà, che non tocca mai tanto come quando è vôlta sul consolare gli altrui patimenti, fece come la Margherita volle; fu chiamato lo sposo, dato l'anello, e la Margherita se ne partì tra mille benedizioni di quella povera gente, che instava perchè ella domani assistesse ai contenti da lei preparati.
Oh le benedizioni dei poveri fruttano sempre, ma non nell'infeconda terra delle tribolazioni.
Mentre, imbaccucata nella mantiglia, la Margherita tornava, vede trar gente; avvicinandosi, s'accorge d'un serra serra intorno al palazzo:--Che sarà?» al cuore di una sposa, di una madre, quanti spaventi! Tra la folla, tra la soldatesca si apre il passo; più d'uno le diceva:--Fuggite, salvatevi!» ed ella stessa, giunta al lembo della calca, vedendo quell'invasione nel palazzo, stava in forse d'andarsene, allorchè mirò uscire dalla porta quel mascherato, recantesi in braccio il suo diletto bambino.
In simili casi una donna conosce pericoli? una madre? Si slanciò alla volta di quello; ma neppure di raggiungerlo ebbe tempo; giacchè l'incognito, non appena la scorse, diede un guizzo d'infernale compiacenza, che fece guaire il fanciullo abbracciato; e additando la donna a Sfolcada Melik,--Eccola: è dessa; legatela».
Il connestabile diede l'ordine; ma come, assalendola, ne ebbero fatto cascare lo zendado, ed apparvero quella bellissima fronte maestosa, quegli occhi avvivati dall'amore, dalla temenza, quelle bianchissime carni impallidite, quell'aspetto, su cui con tanta eloquenza si dipingevano e l'accoramento e la generosità che le faceva dimenticare il suo pericolo nell'altrui, ristettero anch'essi quasi tocchi da sacro sgomento. Ma lo Sfolcada, che poco capiva delle affettuose parole da lei indirizzategli, e che non voleva rincrescersi di far male a quella razzaccia di Lombardi, contro dei quali era lautamente stipendiato, le fece por le manette, e strascinarla via; non prima però che quel malnato, nascosto dalla visiera, si accostasse alla infelice, e mostrandole il figliuolo, le dicesse in voce sommessa, ma rabbiosa:--Margherita, vi ricordi la notte di San Giovanni».
Poichè allora non adopravasi cura per illudere il popolo, gli arresti si facevano clamorosamente, a suon di campane. E la campana del Broletto nuovo aveva cominciato a tempellare; a' cui rintocchi alzando il capo, gli operosi dimandavano:--Che s'attacchi fuoco?» Ma poi intendendo che non era altro se non un atto di giustizia, esclamavan beati i loro tempi, perchè più non erano, al suon della squilla, costretti interrompere i lavori per accorrere sull'armi. Propagandosi però quei tocchi a martello di chiesa in chiesa, moltiplicandosi il rumore di vicinanza in vicinanza, mano mano che i satelliti andavano pei varj quartieri imprigionando or l'uno or l'altro, una sollecita curiosità, un panico terrore invadeva i cittadini: tutta Milano andò sottosopra; i bottegaj chiusero: i privati stangarono gli usci. Quando tale scompiglio si dilatò, era sulle ventitrè: l'ora che, di solito, chi ne aveva, mettevasi a cena: e che dai telonj, dalle officine tornavasi ai tugurj suoi la plebe operosa. All'intendere quella novità, avresti veduto i Milanesi arrestarsi un l'altro, farsela ripetere, poi fitto fitto ripeterla essi stessi ai sopravvenuti, al compare, al collega, al camerata.
--Che? anche questa? nuove vittime? nuove crudeltà?»
E sorgeva in ciascuno un sentimento misto di pietà, di indignazione, di ritorno sopra sè stessi: sentendo così in confuso che, quanto oggi accadeva agli altri, poteva domani toccar a loro. I più deboli, i denarosi, i pusillanimi, stringendosi nello spalle ed esclamando,--Poveri noi! poveri noi!» si ritiravano chiotti chiotti a pollajo, senza rivolgersi indietro; chiudevano ben bene le porte, e fattosi attorno un cerchio della sbigottita famiglia, si davano a pregare, raccomandarsi al Signore; come il contadino allorchè vede in aria certi nugoli bianchicci, per così dire stracciati, ed ascolta un sordo continuo brontolar del tuono, che lo fa pensare alle fatiche durate, alla messe spigata, all'inverno imminente.
Ma gli animosi (e in quel secolo non erano i meno), quelli i quali alla loro vita s'erano bagnati di sangue nelle frequenti scaramuccie, e di tempo in tempo alimentavano l'abito della bizzarria e della fierezza coll'attaccar risse e col mischiarvisi, od almeno star a vedere, appena udito il caso, buffonchiavano, sbattevano per terra i berretti, arruffavano i mustacchi e il ciuffo, poi sui crocicchi, nelle piazzuole, facevano capannelli, ove comunicando un all'altro l'ardore, come più faville che unendosi formano un incendio, se prima mormoravano, allora prorompevano in sonanti imprecazioni; e senza guardare che fosse padrone o non padrone, facevano a chi peggio dicesse del signor Luchino; lodavano il Pusterla, forse non per altro motivo se non perchè era perseguitato; rammentavano i tempi de' loro vecchi, quando si faceva senza d'un padrone, e si viveva da papi.
--Come?--che? nuove catture; nuovi sbandimenti? (così dicevano con varie voci e discordanti) Arrestato il cavalier Pinalla? un fior di galantuomo di quella fatta! Io ho servito per cinque campagne sotto la sua bandiera; egli è mio protettore spacciato.
--E suo fratello Martino? Pensate! domenica udiva messa in San Lorenzo a due passi da me.
--E me? gli è mio vicin di casa, e non mi scontrava mai che non mi dicesse,--Schiavo, Pizzabrasa.
--Anche Beltramolo d'Amico fu menato su ripiegato ripiegato, sai?
--Ah! quello gli sta bene: è un ghibellino marcio. Non l'ho inteso io a dire che il papa ha fatto male a scomunicare l'imperatore e il signor Matteo? Malann'aggia! Se non ci fosse il papa a fare star a segno questi cani grossi, che ne sarebbe di noi e del popolo!
--Ma pel popolo e per Sant'Ambrogio si sarebbe fatto a pezzi Borolo da Castelletto; e anch'egli è col muso alla ferrata. Quanto me ne sa male! Un avventore di meno al mio macello.
--Il peggio è però di quella buona signora Margherita.
--Un occhio di sole.
--Un angelo in carne.
--Ad un pitocco non diceva mai, Andate in pace; nè, Tornate domani.
--Colla penuria che corre, in porta Ticinese nessuno ha patito la fame.
--Alla mia nonna inferma ogni dì ne mandava un fiaschetto».
E seguitavano innanzi con questi encomj finchè dandoci alle furie, gl'interrompevano certe vociaccie sgangherate e risolute:--Ah cane!--ah demonio!--Così becca via un per uno i nostri bravi signori!--Che razza di città ha da diventar questa mai? Non ci resteremo che noi pitocchi. --E allora chi verrà alle botteghe? chi ci toglierà per servitori? chi ci pagherà da bere?--Bel vivere, perdio, vorrà essere allora?
--Vivere? (soggiungevano altri). Se pure ci lascerà vivere. Perchè io lo vedo come in uno specchio; una volta che colle sue manifatture abbia spazzato via i grossi, ingojerà i piccini in una boccata; come il lupo colle agnella dopo squartato il cane.
--Oh se avremo giudizio (replicava Antellotto Braccioforte, fabbro ferrajo tutto affumicato, e con voce usata a vincere il fragore delle incudini); se avremo giudizio, non aspetteremo che arrivi sino a questo: e vi piglieremo sopra un bravo rimedio a tempo.
--Un rimedio: sicuro: Un bravo rimedio; dice bene Antellotto (davano su a molti insieme). Già non è il primo che si fa freddo. Abbiamo snidato anche i Torriani: abbiamo strascinato per le strade anche Beno dei Gozzadini.--Oh sì certo! bisogna pensarvi di maledetto senno, perchè ormai chi è più sicuro nemmeno in casa propria?
--Oh, in quanto poi a casa mia (gli interrompeva il bottajo Calcintesta) com'io son dentro del mio uscio, l'ho a vedere quel muso bravo che ha da portarvi dentro i barbigi, l'ho a vedere.
--E anch'io--e anch'io», replicavano altri, destinati, tutta la vita loro ad essere, come i più, null'altro che l'eco delle voci altrui, che l'ombra degli altrui gesti; e imitando Calcintesta, col capo e colle pugna facevano terribili atti di minaccia, che Dio ne scampi.
--E se (ripigliava il ferrajo) se si avrà a fare qualche fazione, a menar le mani, ehi, camerati, mi avete visto delle altre volte. Per qualche cosa mi dicono il Braccioforte.
--E nemmen io non son mai dato indietro ai pericoli.--E nemmen io»; replicava il solito coro.
--Ohe! (saltava su il Pizzabrasa) suonano il terzo segno della campana! la ritirata. A casa, a casa. Io non ho lanterna, e non mi sento di pagare le venticinque lire di multa.
--Neppur io: dunque buona sera.
--Tutt'ora che mi vogliate, sul terraggio di porta Tosa, lo sapete. Addio, compare, buona sera.
--Schiavo, Beccalò.--Dormi bene, Peregrosse»; e quei crocchi si scioglievano, come un muro sotto alla mano del mastro che demolisce; versavansi per le vie ad uno, a due, a più, difilandosi alle loro casipole, al Guasto, alla Vetra, al Broglio, dove la poveraglia abitava, stivata sino a venti per camera, uomini, donne, fanciulli alla mescolata. Tra via seguitavano a parlottare, a brontolare, a rinfocolarsi a vicenda. Giunti ciascuno sulla propria soglia, nel dividersi dalla compagnia, in atto di far mari e monti, si danno certe strette di mano che fanno spalancare le bocche, ed entrano nelle loro cameruccie. Colla prima sera i poveri allora si mettevano a letto per potere colla prima alba essere ai mestieri; e i lumi erano una rarità. V'è dunque bujo, se non quanto le rischiara qualche raggio di luna, che batte attraverso le impannate di carta oliata. All'aprire risoluto ed impetuoso dell'uscio, la moglie alza il capo dal piumaccio, domandando perchè più tardi del solito; quattro o cinque fanciulli, che le posano daccanto, e che furono tenuti svegli fin allora dalla fame, chiedono al babbo che cosa portò da cena: ma i babbi infuriati non badano, non rispondono nè a donne nè a ragazzi, ed acceso un lumicino a mano, s'inviano a spiccar dal muro, a trarre di sotto al letto le loro armadure: scoprono la barbuta che era stata di loro padre e del padre del loro padre, ammaccata dalle asce fraterne e dalle straniere; cacciano a mano lo stocco; tentano il ferro della lancia, e si danno a spazzarne la polvere e i ragnateli, a dirugginare, ad ugnere, ad affilare, a provarsele in capo, al dosso, in pugno, ad armeggiare, facendo fischiare gli spadoni a due mani sovra il capo dei coricati.
A tale scena le povere donne balzano sgomentate dal letto, avvolgendosi un cencio intorno alle nude carni, che le camicie erano un lusso di pochi, ed--O cara Madonna, di San Satiro! (esclamano) cosa c'è--che fai?--perchè così scalmanato?--T'è accaduto qualche incontro?--Te n'hanno fatto una grossa?» e piangono, e fansi il segno della croce; e i ragazzi, vedendo la madre a piangere piangono anch'essi, s'aggruppano con una meraviglia paurosa attorno al padre, pregandolo a dire cos'è, cos'ha da succedere, a non lasciar piangere la mamma. Egli, così fra l'allestire l'armatura, risponde con parole ricise e a spizzico!--Eh, niente... non v'è niente... Toglietevi fuor dei piedi... Che volete mai saper voi, tenerume? preparo le armi perchè... perchè... è sempre bene trovarsi all'ordine. Non è niente, vi replico: via, volete finirla? che serve piagnucolare? ci vuol altro che lagrime. Sangue ha da essere: sangue.--Per me non sarò il primo, ma giuraddio se mi schiacciano la punta d'un dito... Cani! gliela faremo vedere.--I Milanesi son buoni, ma non di là da buoni. Pazienza e pazienza va bene; ma poi la scappa, e rotto una volta il ghiaccio, saranno guai. Brutti mostacci!...»
Queste e più violente parole, dette coll'energia del dialetto e coll'espressione dell'ira, sono atte a ben altro che a tornare tranquille le agitate famigliuole; onde per quella sera è un sbigottimento, una sospensione, un trambusto. Di cenare nemmanco si parla: ma ogni tratto affacciarsi e tender l'orecchio ansiosi al minimo bisbiglio: e sgomentarsi, ed accorrere ad ogni ubbriaco che schiamazza, ad ogni battente che si rabbatte più risoluto: poi da un balcone all'altro chiamarsi a nome, e--Compare, niente di nuovo?
--No, niente; e voi?
--Neppur io»; e tacere un istante per replicare un momento dopo con un altro la stessa domanda, la stessa risposta.
A poco a poco però quell'ardore sbollisce: le donne pietose, i vecchi prudenti riescono a mandar a letto gl'infuriati: l'ultima parola è una minaccia, ma intanto le impannate una dopo l'altra si ravvicinano; i lumi appena trapelano dalle accostate finestre, poi si spengono, e tutto rientra nell'oscurità, nella quiete.
Alla mattina, svegliati tra il sì e il no, in mezzo al pacifico sbadiglio consueto si risovvengono del tramestio, della furia schiamazzante di jer sera; se ne vanno lentamente rivocando alla memoria le ragioni, i successi: traggono il capo di sotto la coltre;--Come? già chiaro!» Tendono l'orecchio, sentono la calma solita, il solito tranquillo ronzío delle altre mattine. Sbaldanziti dunque e tutti calma, tranquillamente stirandosi, tranquillamente mettendosi in dosso, tra il fare si affacciano alla finestra.--Tutto è quieto: le botteghe ancora chiuse: le campane non suonano che a mattutino o a messa; lattivendoli, ortolani, mastri muratori, braccianti s'avviano alle loro faccende consuete.
--Tanto meglio! (esclamano). Sia ringraziato il Signore».
Al coraggio della paura è sottentrata la viltà della sicurezza: a quel grand'impeto, a quella viva stizza, un languore d'inferno: se non che per codarda apprensione vorrebbero non aver fatto, non aver detto quel che si ricordano di jeri:--Ma erano molti, e di ragione nessuno avrà badato a me. Al caso dirò ch'io era in cimberli».
Riprendono le scuri, le seghe, le cazzuole; raccomandano alla moglie di riporre le armi tratte fuori, di far dire le orazioni ai puttini, di avere scodellata la zuppa per quando suona la _zavatara_ (così, dal podestà che la fece fondere, chiamavasi un campanone in Cordusio che annunciava il mezzodì): e sbocconcellando un pezzo scusso di pan di miglio, goffi goffi tornano ai lavorieri, docili, spensierati, come se nulla fosse accaduto. Di quel cacciare di lingua, delle fragorose imprecazioni, delle minaccevoli smargiassate della sera innanzi, null'altro è sopravvissuto che un rumore misterioso, una curiosità piena di diffidenza, un cauto mormoracchiare coi vicini di bottega, cogli amici di più specchiata confidenza.
--E sicchè? ci ha novità?
--Mah! non ho inteso niente: quando capiterà qui un mio avventore, che è tutta cosa del cuoco del luogotenente del capitano di giustizia, saprò il fatto a minuto.
--E degli arrestati che ne sarà?
--Daran da fare a mastro Impicca (quest'era il nome del boja d'allora). Gli statuti parlano chiaro: _Suspendatur eo modo ut moriatur_.
--Volete dire, eh? E noi andremo a vedere, dico bene?
--Mah! non so che dire. Chi ha buono non rimescoli. Che gerarchie entrano per la testa a questi signori? Toglier a cozzare coi muricciuoli! È proprio come se le lumache facessero a testate coi montoni. Dico bene?
--Voi dite come un predicatore.
--L'è il caso di quell'asino che, jer l'altro passando per di qui, s'impuntò di non voler più andare innanzi. Che ne seguì? il padrone lo mazzicò finchè poteva portarne; e la bestia, scalcia, ragghia, ricalcitra, alfine dovette cedere e seguitare.
--Già il proverbio non falla: legar l'asino dove vuole il padrone.
--Tal quale. Gli uomini sono nati parte per obbedire, parte per comandare, dico bene? Poco su, poco giù, comandi un solo o comandino molti, le cose vanno dello stesso piede; e ad ogni modo noi, se vogliamo trarre in castello, ci convien lavorare tutta la giornata: dico bene?