# Margherita Pusterla: Racconto storico

## Part 12

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L'acqua cadeva come se la versassero; dove ripararsi? come? La barca non aveva padiglione, non tenda; già il brontolio dei tuoni e lo schianto delle saette avevano svegliato il bambino, e le braccia materne non bastavano a schermirlo. Dapprima, ella si trasse la sottana in capo, e sotto a quel tetto sè medesima e lui protesse; ma l'acqua incessante ebbe ben presto inzuppati gli abiti che grondavano, ond'ella si batteva il petto, stracciava le chiome, percotevasi il capo; più non vedeva, più non sentiva. Coricò il fantolino sul fondo, ove più rialzato lasciava un po' d'asciutto, indi messasi carpone, appoggiata sulle mani, si fece tetto a quello; e in sì penosa attitudine, porse al bambino la poppa, al modo che sogliono le belve delle foreste.

Scarso partito anche questo! All'acqua trapelata la sera per le fessure, aggiungevasi ora quella che il cielo rovesciava; le ginocchia, le gambe di lei ne erano immollate; pure, pazienza! tollerava. Ma sempre più alzandosi, dal peso medesimo determinata, saliva l'acqua anche dov'era posato il bambino, onde la misera più non sapeva che farsi, come schermirlo. Si levò di dosso i panni, e inzuppandoli nell'umore entrato, li spremeva fuori dalle prode; facendo pala delle mani accostate, buttava fuori l'acqua; ma in questa fatica di tanto stento e di piccolo profitto conveniva lasciar discoperto il fanciullo che tutto si infradiciava, che correva pericolo d'annegarsi. Spossata, la Rosalia tornò a collocarsi carpone, strinse il fanciullo contro il petto, e piangeva e pregava, mentre intanto continuava la pioggia come Dio la sa mandare, e l'aria di tramontana cacciava il battello all'ingiù. Tratto tratto sollevando il capo, essa vedeva traverso a quel diluvio, passar sulla riva i casali e le terre, e come venne là dove alla Rabbia dopo Olginate, il fiume piglia un corso violento, sentì trabalzare, aggirare vorticosamente il suo legnetto: si credette sommersa,--baciò il bambino, e raccomandò l'anima sua al Signore--l'anima sua e la vita del suo poppante. Ma dopo sospinta alquanto dalla corrente, e respinta dalla ritrosa, si trovò in mezzo alle acque che riposavano di nuovo, lentissimamente inoltrata dal vento che scemava di forza.

Oggidì le molte palancose, che, o per comodo della pescagione, o per dedurre l'acqua ai mulini, furono piantate in quel lago ove torna a restringersi per formare il fiume dell'Adda, lo impigriscono talmente, che fra Olginate e Brivio può dirsi un paludo morto, ingombro di alghe e di cannuccie. Ma in quel geloso tempo servendo di frontiera, non permettevano i signori di Milano che rimanesse rallentato da qualsifosse ingombro, sicchè sbrigliato scorreva; oltrechè, essendo, come abbiamo accennato, rigonfio per le nevi sciolte e per frequenti acquazzoni, versavasi per quell'unico suo scaricatore, e seco traeva la navicella di Rosalia. All'avvicinarsi d'ogni casa, d'ogni villaggio, quante speranze sorgevano in cuore della meschina che alcuno la vedesse, la sovvenisse! Ma era troppo di buon mattino: pei timori di guerra nessuna nave, come abbiamo ripetuto, solcava allora quel fiume, e la direzione della corrente la trascinava verso la riva sinistra, deserta di abitazioni.

Anche a Brivio da ultimo passò innanzi, e come vide scostarsi pure questo castello, come si sentì trasportata rapidamente dal fiume, che sotto di quello scende a scorsa, si diede per senza scampo perduta. Il temporale, secondo suole in quella stagione, erasi presto sfogato; e Rosalia, alzando gli occhi, vide lo stesso vento che avea addensate le nubi, spingerle ora lontano, al modo onde si dileguavan le sue speranze, e spazzare la volta del cielo, sulla quale cresceva il sole. Ma qual pro che il cielo cessasse d'ispirarle sgomento, se non minore glielo infondeva la rapidità dell'Adda, che, raggirandola, barellandola, la traeva frammezzo a isolette, a selve, a dirupi, ove non avvisava un abituro, un campo coltivato? Gli occhi di lei più non avevan lacrime, non più voce la gola; e quelle ore di spasimo le avevano impresso sul volto un solco profondo, come anni ed anni di cordoglio, come un'ora di colèra. Con una stupida maraviglia levava gli occhi al cielo, li girava sulle spiaggie che le si involavano dai lati, li chinava sulle acque che spumavano, rumoreggiavano, facevano vortice dinanzi al serpeggiante navicello; ma sempre finiva col fissarli sovra il suo pargoletto con un amore più intenso, quanto più s'accostava alla disperazione.

Si assettò di nuovo, se lo coricò sulle ginocchia, gli porse una poppa... l'altra.... Ohimè! erano inaridite!... Una notte come quella, in sì fiero struggimento e sì prolungato, ne aveva esausto il latte. Invano il bambino colle avide labbra facea forza di suggere; invano ella stessa le premeva; a forza di dolori ne sprizzava sangue vivo, ma nessun nutrimento. Un'altra idea s'aggiungeva dunque alle atroci da cui era già straziata: l'idea di aver a morire dalla fame, prima che le acque gli inghiottissero.---Ma no (diceva tra sé), il fiume è violento, molti scogli l'ingombrano; romperemo a qualcuno... Ecco là in fondo come spumeggia intorno a quel masso... ecco là come pare si precipiti. Ivi sarà l'ultimo tratto, sarà la fine di tante pene.--Ma, e il mio bambino? tu, frutto delle mie viscere? Perir anche tu? perire innanzi di aver gustato la vita? innanzi di aver altro provato che pochi giorni di pianto? O mio Dio! Dio mio! salvate quest'innocente! O angelo suo custode, venite, levatelo sulle vostre ali, portatelo a salvamento! e me, me lasciatemi pur al mio destino, non piangerò, non gemerò, morrò contenta, solo che sopravviva il figliuol mio... Ma che? tu vagisci?... poverino! hai tu fame? Oh trista me! Desolata me! E non avere onde ristorarti! o doverti vedere a languire, e forse a morire fra poco!

Le tornavan copiose le miserabili lacrime, ed ancora porgeva il capezzolo al figliolo, ma ancora senza frutto! onde, convulsa, disperata, chiamava, strideva;--non rispondeva nessuno; nessuno l'udiva... Illanguidita, piegavasi sovra il pargoletto, giungeva le sue alle labbra di lui, nell'atto del colibrì quando porge la lingua a suggere per alimento agli aerei suoi pulcini.

Rapido intanto, tortuoso caracollando scendeva il navetto. Qualche casipola di pescatori, qualche mulino scorgeva di distanza in distanza; alcun contadino, alcun boscaiuolo, alcuna lavandaia, intenti alle opere loro sulla spiaggia, ove n'era alcun lembo, se vedeano quella barchetta di lontano, la fissavano un tratto; qualcheduno esclamava:--Strano gusto d'andare giù pel fiume ora che è così grosso!»

Ma altri soggiungeva:--Non vedi che non ha remi, nè timone? È una barca che si perde.

--Si perde? Corriamo ad ajutarla. Malann'aggia la guerra che ci tolse i nostri battelli!»

Correvano, e non sapevano dove, e gridavano verso la barca, e alcuno affrettavasi ai posti dov'erano le sentinelle e le vedette, ma prima che fossero arrivati, l'acqua superba avea tratto innanzi la navicella così che più non potevano se non guardarle dietro ed esclamare:--Povera gente che v'è dentro! Gli ajutino le anime del Purgatorio!»

Il fiume, che in quello spazio corre a rotta anche ne' tempi ordinarj, ma a vero precipizio quand'è gonfiato, giunto al luogo che chiamano il _Sasso di San Michele_ da una chiesuola erettavi dalla timorosa pietà, entra in un letto più angusto, con furia ancor più minacciosa. Dico il luogo appunto, ove, tre secoli dopo quel tempo, venne aperto a gran forza ed artificio un canale navigabile, che dal sovrastante villaggio è denominato il _Naviglio di Paderno_, e che con moltiplicati sostegni modera l'acqua in modo, che senza guasto le navi discendono l'altezza di ventisette metri nella traccia di un miglio o poco più.

Nulla eravi allora di ciò, e il fiume in balia di sè stesso dando volta, s'insaccava in quella stretta, che oggi ancora, benchè difesa da salda e fitta travata, mette i brividi ai pochi naviganti che s'avventurano a passarle da lato, e che ripetono al piloto, ai rematori, di tenersi ben rasente alla riva opposta, mentre si raccomandano al Signore, e rammemorano i non rari casi d'infelici, che l'inesperienza o l'impeto strascinò attraverso per le Trecorna, come vien chiamato quel gorgo. Di qua e di là del quale ergesi a picco una montagna, da cui i secoli divelsero enormi catolli, onde è seminato ed irto quel varco. Alcuni si alzano giganti da emulare i greppi laterali; altri sporgono appena a fior dell'acqua la cima tagliente; dell'acqua che, riurtata fra i massi, spumeggia loro intorno, si ritorce in sè stessa vorticosa, ruggisce sì che da lontano se ne ascolta il frastuono, come da lontano se ne vedono balzare le spume ad incanutire i più erti scogli, e diffuse in minutissima spruzzaglia, ingombrar l'aria d'una nebbia trasparente, e colorarsi dell'iride, rinfrangendo i raggi del Sol levante e del morente.

Intese la Rosalia il grave e minaccioso frastuono, poi vide quell'abisso; in soprassalto di terrore si scosse dal momentaneo assopimento, cacciossi le mani nelle chiome irte sul capo; aperse quindi le braccia, le tese colle dita aggranchite, spalancò gli occhi, la bocca ad un _ah!_ disperato quando la barca fu presso, quando venne dal vortice strascinata. Al primo sobbalzo si credette morta; premette al seno il bambino, quasi il suo seno potesse sottrarlo da quel furore; avventò uno sguardo ansioso sulle rive, quasi lusingandosi che le potesse bastar la forza per recare, sventurata! attraverso quell'impeto, fin colà il diletto suo peso.

Udiva frattanto il fondo della barca crocchiare strisciando sul fendente dei macigni: era diguazzata ora dalle onde che sovverchiavano il legno, ora dal piovoso polverio, in cui quelle si risolveano frangendo contro i ronchioni; ogni nuovo fiotto era una trafittura; nessuna era quella della morte. La morte coglie bensì l'uomo, contento fra le lautezze della gioja, ma risparmia l'infelice quando la invoca siccome termine delle sue miserie.

Ed io, nato sulle rive di quel fiume, non dimenticherò mai d'aver veduto... Egli era un povero sartore della mia terra, fidanzato ad una setajuola della riva opposta, povera anch'essa, ma ricchi entrambi di sentimento. Salì egli in battello per varcare il fiume, e andarla a trovare; l'Adda era grossa: veniva la sera; egli, mal destro nel remare: la corrente gli tolse la mano e gli strappò un remo, onde giù e giù. Noi accorremmo; egli fece ogni industria per ajutarsi, ma non vedendo più modo, in abbandono d'ogni rimedio umano--parmi vederlo tuttora--inginocchiossi, incrociò le mani sul petto... noi pregammo per l'anima sua. Al domani si trovarono giù per le Trecorna i galleggianti frantumi del suo battello.

--La setajuola!

Ma per Rosalia non andò così. La sua barchetta, per non so qual ventura, ficcossi fra due scogli vicinissimi, uno dei quali, d'ingente mole, era stato rovesciato dal caso sopra l'altro, in guisa che questo gli serviva di puntello, come il guanciale a cui un gigante riposasse le membra enormi, stancate nella battaglia; e sotto al loro cavo, alcuna quiete avea quel bollimento. Ivi non percosse la barchetta sì forte da andarne spezzata, e il rincalzo delle onde ve la tenne come confitta e in tentenno fra il mugghio, fra i vortici, fra la spuma, fra la continua aspettazione della morte irreparabile.

La Rosalia si levò, curvossi sopra quell'acqua--un salto e più non comparire fuori,--e aver finito, finito questo prolungato crepacuore.--Ma, e il bambino? Oh finchè pure un filo di vita restasse, bastava per attaccarvi la fiducia. Misurava coll'occhio l'ertezza di quelle rupi; arrampicarsi fin lassù... nulla pareva impossibile alla forza, dirò meglio, alla frenesia dell'amor materno. Ma e poi?... gente all'intorno non v'è: il rovinio delle acque non lascia intendere le chiamate. Avrebbe dunque a morir lassù di fame, dopo aver uno ad uno noverati i singulti del moribondo figliuolo, dopo sorbito stilla a stilla il calice di quella desolata agonia. Ora la corrente, che tanto l'avea dianzi spaventata, le pareva desiderabile, come un rimedio, come l'unica speranza; poteva forse recarla ad una riva, dove alcuno la guardasse, la soccorresse. Ma qui, qui non altro poteva aspettare che la morte.

Risoluta pertanto ad avventurarsi di bel nuovo, col vigore che le infondevano il prepotente istinto della vita e la pietà materna, puntò le braccia contro quei massi, ne staccò la navicella aderente, sicchè fra essa ed il macigno potesse mettersi un filo appena d'acqua, il quale di subito dilatandosi il passo, allontanò il legno, e spinse; l'istante dopo trovavasi ancora in balia della corrente, trovavasi fra nuovi gorghi, fra nuovi scogli, poi librata all'impeto dell'Adda che, emersa da quel sasseto, e ripigliando libero corso, la portava colla rapidità del desiderio. Lo sgomento attuale cancellava la ricordanza del precedente; avrebbe voluto ancora trovarsi fra quei sassi, fra quelle angustie di prima, ma ferma ed appoggiata; e pregava Iddio di ridurla colà, di presentarle un altro scoglio, ove un istante assicurare la vita sua e del suo bambino. Chieder salvezza più non osava: assai le era invocare la morte men dolorosa; o piuttosto ella medesima non sapea più che dimandare, se non ogni momento, una situazione diversa da quella in cui si trovava.

Però, dopochè nuovi pericoli la sgomentarono sotto al castello di Trezzo, l'Adda, spaziando in men ripido letto, portava la navicella con minor violenza, e nelle vicinanze di Vaprio, l'andava sempre più accostando alla sponda, sicchè un raggio di speme tornò a brillare sugli occhi di Rosalia. Di fatto ella fu dalla ritrosa trascinata rasente ad un masso, che scalzato di sotto dal batter delle onde, formava una grotta, dalla cui volta pendevano i radicioni e i torti rami d'un caprifico. Ad uno di questi venne fatto a Rosalia di ghermirsi, e coll'estremo di sua forza stringendolo,--Grazie al Signore, (esclamò) eccolo salvato».

Respirò; con occhio consolato riguardò il suo bambino, e sul volto le si fece tal mutazione, qual era successa nel cielo quella mattina. Il fiotto tentava bensì di scostare il barchetto, ma essa, attenendosi con ambe lo mani, ne vinceva lo sforzo. Cominciò poi a mirare d'intorno. La rupe, dov'essa era fermata, sporgeva erta e discoscesa. Per quanto l'occhio arrivasse, non si discerneva un approdo. In sulla sinistra dell'Adda, stendevasi fiorita e verdeggiante la pianura, e per quella vigorosi contadini e bizzarre Bergamasche attendevan giulivamente dietro alle opere campestri; ma tanta era la lontananza, tale il rombazzo del fiume, che ella non potea farsi intendere fin colà. Intanto il sole, giunto a mezzo del suo corso, sferzava cocente il nudo capo di lei, procurandole un nuovo tormento, quasi fosse destinata a tutti provarli in quel giorno. E le ore passavano, e col fuggire di quelle cominciò ad accorgersi come la sua posizione fosse mutata, non migliorata. Colà, soletta, scevra da tutti, non vedeva modo come ajutarsi. Forse la disperazione avrebbe potuto invigorirla ancora tanto, da ghermirsi di sterpo in sterpo, di ronchione in ronchione, su fino alla vetta, ma e il bambino? Abbandonarlo non era neppur pensiero che le nascesse, e con esso in collo, nè di muoversi tampoco le era fattibile: solo per esso tenevasi così avvinghiata al ramo salvatore.

Il bambino poco dopo si risvegliò, prese a guajolare, tormentato dall'incomodo posare sugli assi, dalla fame, e dal sole che lo coceva anche sotto ai panni, con cui, sciorinando il proprio capo e il seno, l'aveva ricoperto Rosalia. Ogni suo strillo era un coltello al cuore della madre, che tanto più addentro la trafiggeva, quanto erasi ormai creduta in salvo.

E come chetarlo? Se abbandona lo sterpo, eccola di nuovo travolta nei terrori di prima.--Forse è un villaggio qui vicino... ma, e se nol ci fosse? se non arrivassero in tempo?» Allora tremava che il ramo non si schiantasse, e viepiù lo stringeva, col furore onde chi affoga si appiglia a che che gli si offerisca; e gelava e sudava qualora, intontita dal sole, le paresse veder la rupe ondeggiare e cedere, o sentisse venirsi meno la forza e fiaccar le giunture delle dita, che sbattevano in convulsione.

Finchè però stava così, non poteva accarezzare il languido infante, non premerlo al seno, non l'acquetare baciandolo, cullandolo sulle ginocchia, fra le braccia. Più dunque non le restava che la voce, colla quale il veniva confortando, lusingandolo a pazientare, a tacere, a dormire: non temesse più: verrebbe presto il soccorso; tornerebbe a suo padre, al suo tetto.... Fin qualche cantilena intonava per addormentarlo.... cantava in quello stato, in quella agonia!

Ma il fanciullo nè ascoltava, nè smetteva il rammarichio e gli striduli vagiti, che facevano a brani il cuore di essa. Tentava ella ogni arte per accostarglisi, toccarlo almeno coi piedi, colle ginocchia, mentre pure colle nude braccia supine aggavignavasi al caprifico. Più di una volta fu per lentare le dita e lasciarsi ancora all'arbitrio del fiume, ma non osava, e rompeva in più dirotto piagnisteo, che accordavasi con quello del fanciullo in un'armonia di desolante pietà. Tratto tratto ripigliando alquanto di lena, alzava un grido, il più forte che poteva; udivasi l'eco iterarlo; l'eco insensibile come l'anima dell'avaro; gli uccelli annidati fra quei macchioni, sbucavano strepitando, sparnazzando; ma nessuno rispondeva; un momento dopo, tutto era rientrato nel silenzio, appena rotto dal cozzare delle onde, che frangendo contro il masso, facevano barellare il navicello.

Così la fiducia tornò a dileguarsi; più non videsi davanti che la morte, resa anzi più atroce dalla necessità di eleggere tra l'affrontarla col rimettersi alle onde, o sorbirla qui per estenuamento di fame, con sugli occhi il languire affannoso, negli orecchi lo straziante piagnucolare di quell'innocente. Quante miserie aveva essa mai osservate in sua vita; quante madri infelici le erano occorse, tutte ora le tornavano a mente: le une mendicanti dal duro passeggiero un tozzo da sfamare i pargoletti; le altre, confitte sur un pagliericcio, inferme, senz'altro poter dare alla loro prole che compianto; espulse di casa da prepotente soldataglia, da disumani mariti, coi bamboli in collo;--ma i mali di nessuna le parevano pari ai suoi: quelle avevano i piedi in terra, potevano strascinarsi in cerca d'un alimento: destavano, se non altro, compassione in chi le sguardava, ma essa!... Quante preghiere quel giorno non recitò! quanti voci non fece! Se usciva da quel travaglio, se campava il suo bambino, avrebbe digiunato tutti i venerdì, poi tutti i giorni; portato di continuo un cilizio sulla nuda carne; visitato, ginocchione, i Santuarj. Pareva che le preghiere la calmassero alquanto, la rianimassero; ma come il suo bambino levava di nuovo i vagiti, smarrita, disperata, ancora si dava a gridare, a bestemmiare, a maledire chi di tanti patimenti le era cagione.

Il sole intanto calava; e la vampa, onde per tante ore l'avea sferzata, dava luogo a quel piacevole ventare, che ricrea le sere in riva ai fiumi. Già sulla spiaggia opposta Rosalia vedeva, oh con che invidia! i bifolchi, togliendosi alle fatiche, incamminarsi ai pacifici casolari: il boatiere cacciarsi innanzi la mandra pasciuta: la fanciulla colla verga ravviare i branchi di paperi al pollajo. Era l'ora del crepuscolo, l'ora delle rimembranze per chiunque godette, per chiunque soffrì, per chiunque amò. Ma per Rosalia non veniva che preludio di nuovi tormenti. La notte si oscurerebbe: se la fortuna non aveva mandato nessuno a soccorrerla il dì, quanto meno la sera! Pure di sopra al capo suo le pareva e no intendere un sussurro, una faccenda:--Oh se riuscissi a farmi sentire!» E per quanto spossata, alzò uno strillo,--il ripetè,--credette essere stata intesa, perchè si fece silenzio: lo raddoppiò, e di fatto gente si avvicinò all'orlo del masso, e--Chi è laggiù?» gridò una voce.

--Io... una infelice... ajuto, ajuto!» rispose la costernata.

--Ma come siete lì?» richiese la voce.

Ella non replicò se non--Ajuto! ajuto! prendete il mio bambino.»

Erano veramente persone, che passando l'avevano intesa: e come poterono comprendere ch'ell'era una donna in pericolo di sua vita, pensarono a salvarla. Ma come? il discosceso della rupe impediva, non che d'accostarsi, nè tampoco di vedere se costei fosse nell'acqua, se in nave, se s'uno scoglio. Andare per una barca sino a Vaprio era lungo viaggio, poi più lungo il salire a ritroso della corrente; ella intanto si sarebbe affogata.

--Volete una corda?» le gridarono.

--Sì, sì... una corda: Ajuto, ajuto... subito... Il mio bambino muore.»

Lesti adunque presero un canapo, che per buona ventura si trovava sul carro, e lo calarono giù: ma parte che essi non sapevano il luogo appunto ove ella si fosse, parte che il masso, sportando, teneva la corda discosta dalla barca, mai non potè la infelice vedersela sì vicino, che osasse abbandonare il suo ramo; e veniva dicendo:--A ritta--A mancina--Non la posso prendere--Ajuto--ajuto!»

Finalmente la corda le rasentò la persona, onde la Rosalia, sicura omai di poterla tenere, lasciò il ramo per ghermirla.

Ahi lassa! non appena sciolse la mano, l'acqua respinse la barchetta; la fune tutta molle le sguisciò fra le mani, che intormentite non avevano forza di fermarla; essa vide un'altra volta fuggir la riva; vide le persone che dall'alto del sasso la stavano additando, compiangendo, gridando accorr'uomo. Protese le braccia esclamando--Ajuto»; sollevò verso di loro il suo bambino; li commosse a tenerezza, ma essi più non sapeano via di soccorrerla; il fiume già l'aveva tratta lontano, già la portava impetuoso.

L'ultima occhiata che la Rosalia volse al lido, le mostrò un pio sacerdote, che, a vederlo, pareva le gridasse a gran voce la formola dell'assoluzione dei peccati, alzando la destra in atto di benedirla: mentre tutti i circostanti, piegate le ginocchia, oravano per lei, come si ora per l'uomo in agonia.

Essa ricoricò il suo bambino, poi lasciossi in abbandono cader sul fondo del perduto barchetto. Fra tanti e sì variati patimenti, fra il digiuno, fra la nausea, fra la speranza tante volte nata e tante sparita, solo l'amor materno l'aveva tenuta in vita; ora prevaleva l'ambascia; le si offuscarono gli occhi, più non vide, più non udì...

Possa il suo pensiero in quegli ultimi istanti essersi affratellato a quel dei fedeli, pietosamente preganti in sulla riva, per domandare con essi dal Cielo quel rimedio, che più dalla terra non poteva aspettare!

CAPITOLO VIII.

I DISASTRI.

L'uccisore di Rosalia frattanto, guadagnata la riva, traversò le rovine di Lecco, monumento di vendetta pubblica: rivide la macchia, fra cui esso aveva concepito la vendetta privata, che ora tornava d'aver compiuta; entrò nella rôcca, nella camera sua, e respirando come persona giunta al termine di un difficile cammino, buttandosi sui letto esclamò:--Alla fine son contento.»

