# Manfredo Palavicino, o, I Francesi e gli Sforzeschi: Storia Italiana

## Part 34

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--Sentite, disse allora il conte Birago; io spero che, fra pochi dì, potremo dar cominciamento al nostro disegno. Domani notte ci sarà una gran festa sul mare, alla quale tutti i nostri compagni vorranno intervenire; è una festa che dà il figlio del Contarini, in occasione che si marita alla Morosini. E da qui si andrà fino a Chioggia, nelle cui vicinanze, come sapete, è un luogo di delizie di questa ricchissima casa. Vorrà essere uno spettacolo straordinario questo continuo e lungo corso di barche e di gondole che traslocherà, a dir così, Venezia a quel luogo.

--Ma che relazione, domandò il Palavicino hanno le tue speranze con questo avvenimento?

--Volevo dire che dopo tal festa, che sarà la migliore di tutte, pei nostri non vi potranno essere più attrattive in Venezia. E allora tu, dandoti a conoscere, e parlando loro con forti parole, potrai benissimo indurli ad uscire di qui una volta per sempre.

--Che ne pensi, Galeazzo? disse il Palavicino allora.

--Penso che non ci sarebbe male, pure non basta.

--Come non basta?

--Converrebbe trovare il modo che tutti avessero a trovarsi già ben lungi di qui, e nessuno non fosse più agevole di tornare indietro.

--Non capisco, disse il Birago.

--Parlerò più chiaro. Per quanta buona opinione abbia de' nostri, tuttavia inclino a credere che nessuno spontaneamente vorrà partir da Venezia sì presto, e che sarà indispensabile qualche mezzo insolito per obbligarli.

--E come trovarlo?

--La festa di questa notte appunto me lo avrebbe fatto trovare.

--Forse ho indovinato, disse Manfredo allora.

--Davvero? e come ti pare?

--Da Chioggia a Reggio quante miglia ci sono?

--Per ora accontentiamoci di Modena, caro mio; eppoi il punto di partenza non dev'esser Chioggia; bisognerà che le nostre barche dirizzino il loro corso un po' più in su, così tra l'Adria e lo sbocco del Po, perchè da questo punto a Modena c'è poco più d'un sessanta miglia, e sono presto percorse. Del resto sono assai contento che tu mi abbia compreso a bella prima, sendochè quando in due teste nasce un medesimo pensiero, è indizio infallibile ch'egli è eccellente!

--Pare a me pure.

--Allora, disse il Palavicino al conte Birago, converrà che tu, oggi stesso, provveda a noleggiare le barche per noi milanesi, e faccia sapere a ciascheduno che tu hai pensato per tutti.

--E se fosse possibile avere in pronto in vece di più barche, una sola che fosse capace di un centinaio di persone, per verità che sarebbe il meglio, a toglier così il pericolo che qualcuna allontanandosi di troppo, mandasse a vuoto i nostri disegni.

--È verissimo, Birago, e converrà pensarci.

--È cosa subito fatta; conosco il capo degli arsenalotti, e colui mi saprà benissimo accontentare.

--Ma prima fa di darne avviso a tutti i nostri, perchè non abbiano per avventura a prendere altri impegni.

--È ciò che vado a far subito; vi saprò poi dire il resto.

Il conte Birago partì; il Palavicino e il Mandello si rimasero per dar perfezione al loro disegno.

CAPITOLO XXIV

Il giorno successivo tutta Venezia fu in movimento per le feste che la notte doveansi tenere a Chioggia, e verso il mezzodì, quasi potea dirsi che la popolazione dei palazzi e delle case si fosse traslocata intera nelle galere, nelle barche, nelle gondole, per trasferirsi colà. Il Mandello era partito fin dalla mattina per fare, nelle vicinanze di Chioggia, que' preparativi che richiedevano i disegni concertati col Palavicino e col conte Birago, i quali si misero poi nella barca insieme a' compatriotti, quando già tutte le altre vogavano da un'ora sul mare. Al Birago era riuscito di condurre le cose in modo che quanti patrizi milanesi erano allora a Venezia, tutti si raccogliessero insieme, ad eccezione di que' venti o trenta che seco avevano moglie e famiglia, pe' quali non si trovò nessun partito che paresse opportuno. Coloro però che s'erano uniti in convoglio passavano il centinaio, numero più che sufficiente pei fini del Palavicino, il quale, a non porvi inciampo, e a far nascere verun sospetto, coperto della maschera, erasi confuso coi giocolieri, i zanni, le maschere, alle quali ad arte fu concesso un posto nella barca comune.

Il lungo tratto di canale e di mare che è tra la città e i murazzi, presentò quel giorno uno spettacolo di una grandezza e varietà veramente straordinaria; e quando si abbassarono sul mare le prime ombre delle notte, i fuochi che improvvisamente comparvero ai mille punti di quella specie di città galleggiante, e che correva rapidamente, fu un colpo d'occhio da vincere qualunque immaginazione. Era in longitudine uno spazio di sei miglia buonamente, tutto coperto da una densissima fila di gondole e di barche che si succedevano senza interruzione. Le voci, le grida, gli evviva, i canti di più di centomila persone che si trovavano in esse, i suoni delle ribebe, dei cimbali, dei liuti, della pive, generavano un frastuono vasto, incessante. L'acqua del mare raddoppiava pel giuoco della riflessione le fiaccole, i lampioni, le torce a vento che ardevano su ciascheduna. I mille colori delle maschere, delle vesti, degli ori, delle gemme veduti a qualche distanza, confondendosi in un tutto screziato e vago, davano l'immagine di un immenso iride che a galla delle acque passasse di volo in linea retta. E a qualche distanza ciò che più faceva impressione era quella confusione appunto di tante voci che grado grado andavan perdendosi per l'aria ed era allora che sul vasto mormorio s'udivano distinti gli evviva più sonori e i canti dei gondolieri che languidamente andavano poi a spegnersi anch'essi in seno delle onde. Il Palavicino avvolto nel suo mantello, che tirava un vento piuttosto crudo del mese di gennaio, non desistendo pur un momento dal pensare a quanto più gli stava sul cuore, non poteva però a meno di prestare anch'esso la sua attenzione a quella scena per lui nuovissima; osservava quegli splendori, ascoltava quelle grida allegre, poi innalzava lo sguardo agli spazi superiori dell'aria dove tutto era calma e si fermava poi a considerare una gran nube che verso mezzodì terminava in una riga parallela all'orizzonte. La zona in cui stendevasi quella nube fece che i pensieri si fermassero in quel punto a Roma, alla duchessa Elena, al suo vicino matrimonio, cosa che gli mise uno strano turbamento nell'animo. Ma intanto ch'egli faceva simili pensieri, gli si mostrò Chioggia che riboccava di luce, e che di tanto in tanto dava avviso di sè con forti scoppi di mortaletti. Il convoglio, vogando affrettatamente toccò la riva, e quanti erano nella barca saltarono a terra.

Il primo con cui tutti s'incontrarono fu il conte Galeazzo Mandello, che stava appunto in aspettazione di loro e non ne faceva le viste.

--Sei qui anche tu? gli disse taluno di quei gentiluomini milanesi.

--Perchè non ci dovrei essere?

--Che cosa so io? Non t'ho veduto cogli altri, e ho detto: colui avrà avuto le sue ragioni per non venire.

--Tutt'altro, avevo desiderio di osservare a lume di sole questi bellissimi luoghi, e perciò vi ho preceduto; ecco tutto.

--Quand'è così va benissimo; e il gentiluomo abbandonato il Mandello, andò ad unirsi alla folla che ristagnando alla porta del palazzo Contarini, tumultuava per entrare.

Ma il Palavicino ed il conte Birago, come scorsero il Mandello che, vedutili, già moveva incontro di loro:

--E così gli domandarono ad una voce.

--E così tutto è pronto; del resto ella era cosa tanto agevole, che non se ne poteva avere alcun dubbio.

--Capisco; ma si sa mai quello che può succedere, e talora ciò che par nulla è il più difficile.

--Ora dovremo attendere anche noi a stare allegri, perchè non è detto che un gran pensiero debba occupare tutte le nostre facoltà, e quand'uno è forte veramente, deve saper far più cose in una volta. Entriamo dunque anche noi, e badiamo sovratutto che i nostri non abbiano a vederci preoccupati.

Il Palavicino, il Mandello, il Birago, passando allora a stento tra quella folla stivatissima, la quale ingombrava la riva e tutta la strada, che dilungandosi da Chioggia metteva al palazzo Contarini, vi entrarono anch'essi.

Ora il lettore non ci farebbe al certo buon viso se con tanta carne che abbiam messa a bollire attendessimo a descrivere parte per parte quelle feste a cui il magnifico Contarini aveva invitato tulli i gentiluomini di Venezia non solo, ma delle città vicine; se attendessimo a far qui il ritratto della illustrissima sposa di lui che ne fu la regina; se volessimo dar qui l'elenco di quante famiglie cospicue così di Venezia che di fuori intervennero colà in quella notte, e a dar la somma di tutte le danze e contraddanze intrecciate da quell'afflusso così straordinario di persone; però portiamo fiducia d'avere ad essere ringraziati se passiam sopra di volo a codeste cose che non fanno per noi. Il nostro Palavicino intanto dovette acconciarsi a passare molte ore di fila in quelle sale e mascherato com'era, e da qualcuno essendo stato notato com'egli se ne stesse sopra di sè, e non s'accomunasse con nessuno, dovette più d'una volta subire la noia d'avere a rispondere alle sfacciate interrogazioni degli zanni che, sobillati dagli altri, tanto più godevano a martellarlo, quanto più s'accorgevano che egli n'aveva dispetto. Spesse volte però il conte Galeazzo Mandello, assai pratico di tali cose, era venuto in soccorso di lui e per le sue rimbeccate, più d'un zanni, e ve n'era di prontissimi, avea dovuto partirsi scornato.

Verso le otto ore di notte, il Palavicino, uscito di palazzo, si recò sulla riva, e cercò del condottiere della barca col quale era venuto.

Trovatolo, s'intrattenne alcuni momenti con lui.

--Credo che tra le nove e le dieci avremo a partire.

--E noi partiremo senza un accidente di sorta.

--Attendi a comportarti con molta precauzione, caro mio, perchè se taluno s'avvede che la prora non volge a Venezia, e ad ogni colpo di remo ci allontaniamo invece da essa, tutto va a fascio.

--Comprendo assai bene, ma ciò non avverrà. E in prima, con tanta confusione, sfido io a capire se Venezia sia di qui o di là! Ci son barche venute dall'Adria, da Contarina, da Goro, da Ferrara, da Comacchio, che di ragione, tornando donde sono venute, avranno a volger la prora dove la volgeremo noi. E in quanto a' vostri, credo bene che il vino delle Isole e il Maraschino di Zara avrà loro tanto annebbiato il lume degli occhi, che non ci vedranno ben chiaro fra qualche ora; dunque non abbiate un timore al mondo.

--Se la cosa avverrà come tu di' più d'un ruspo veneto sopravanzerà la somma che ti abbiamo assegnata.

--Ed io ve ne sarò ben grato, illustrissimo.

Il Palavicino non rispose, e ritornò nelle sale ad aspettare per un'altr'ora, durante la quale cominciò a subire quell'inquietudine e quell'impazienza che di solito precede un fatto qualunque, di cui l'esito sia assai dubbio.

Quando furono le tre dopo mezzanotte, e le sale cominciarono a vuotarsi, Manfredo, recatosi presso il Mandello e il Birago:

--Qui bisogna spacciarsi, disse; le danze sono cessate, e ciascheduno pare che si disponga ad uscire; vedete dunque di sollecitare anche i nostri, e partiamo di fretta.

--A Venezia, disse allora il Mandello, abbiam dovuto deporre il pensiero di condurre con noi que' venti o trenta che han moglie, figli e famiglia. Qui m'accorgo che ci converrà fare il sagrificio di qualche altra decina. Vedi là il conte Ferranti che, a tutti i segni, pare abbia fermo di veder la faccia del sole prima d'uscire di qui; là ne veggo tre o quattro che a fatica tengono aperte le palpebre, e dopo essersi fiaccati lombi e garretti saltando a furia tutta notte, pare che per ora non sappiano trovare il modo di alzarsi da que' cuscini. Il figlio del marchese Gabaloita s'è tanto quanto invaghito della moglie del senatore Malipiero, e non può star discosto un dito da lei; però comprenderai bene che capitale s'ha a fare di costui. Tuttavia una decina in un centinajo non è poi gran perdita, e adesso io ed il Birago anderemo a dar la levata a tutti, e partiremo subito; lascia fare a me. Tu puoi discendere abbasso e rincantucciarti in qualche angolo della barca. Devo dirti intanto, seppure non lo sai, che un gentiluomo bresciano, con alte parole d'ammirazione e d'entusiamo, parlò stassera di te e del tuo duello col Lautrec, racconto che passando qualche poco i confini del vero, fece un grande effetto sul più dei nostri. Fu una combinazione assai favorevole; per cui spero che la tua apparizione improvvisa non fallirà allo scopo. Va dunque, che noi verremo a momenti.

Il Palavicino ridiscese, cercò tra la folla de' gondolieri e de' barcajuoli che ingombravano la via, il conduttore della barca; vedutolo, gli si accostò dicendo:

--Siamo a tempo; gli altri verranno a momenti.

--Quand'è così, vado a dar gli ordini.

Il conduttore fattosi largo tra la folla, dato un fischio a due suoi marinai che stavano a riva aspettando, disse loro:--Preparate le vele.

I due uomini salirono la barca, e con loro il Palavicino, che s'adagiò dietro un fascio di vele, e stette aspettando.

Dopo una mezz'ora buona, sentì la voce sonora del conte Mandello che gridava:

--È qui, affrettiamoci, che vogliam giungere a Venezia per tempo; e vide poi lui stesso innanzi alla schiera numerosa de' suoi milanesi, che avvolti nelle loro pellicce, ad uno ad uno sfilarono sull'asse che, a guisa di ponte, congiungeva la riva alla barca.

Il Palavicino ne contò novantacinque, e fu soddisfatto di quel numero: gli altri, disse poi fra sè, ci raggiungeranno a suo luogo e tempo; così, imbaccucatosi nel suo mantello, si distese sul fascio delle vele e finse di dormire; nessuno gli badò più che tanto.

Sulla riva, sul mare, entro i moli, cominciò in quel punto la rumorosa faccenda di tutte le barche e le gondole che già cariche di gente stavano per ritornare d'ond'erano venute. Era un gridare, un batter di remi, un darsi la voce da mille parti, un movimento, una confusione indicibile; chi spiccandosi dalla sponda prendeva il largo in mare, chi vogava terra terra, barche da una parte, barche dall'altra. Le direzioni erano molte; quella dei nostri con una rapidità straordinaria prese la sua, mettendosi in coda a coloro che ritornavano alle terre del littorale, a Sant'Anna, all'Adria, a Contarina, a Goro, ed altri luoghi.

La barca dov'erano i milanesi animata da un vento favorevole e piuttosto forte, potè in un'ora di tempo percorrere un tratto di mare, pel quale, senza aiuto di vela, ci sarebber volute più di due ore, e quanto più si dilungava, l'altre barche, con cui era partita di conserva, si andavan diradando sempre più. I nostri, coperti dalle pellicce, stanchi com'erano, s'assopirono in quella specie di sonno leggiero e particolarissimo che fa chiudere gli occhi del passaggero qualche ora prima dell'alba. Eran presso lo undici ore, ma essendo di gennajo, l'oscurità era ancora ben fitta; qualcheduno però, fosse per le scosse della barca o pe' gridi de' barcajuoli, o pel vento eccessivamente crudo, cominciò a risentirsi. Si alza così, sgranchisce le membra, gira lo sguardo irresoluto dapprima, poi qualche poco attonito, e non sa capire; credendo d'avvicinarsi a Venezia, pensa che di ragione dovrebbe vedersi intorno quella folla innumerevole di gondole, tra le quali era partito, di ragione dovrebb'essere assordato dai soliti gridi, dai soliti canti, dai soliti evviva. Ma invece non vede che cinque o sei barche vogare davanti a sè a molta distanza l'una dall'altra; scuote allora i tre o quattro che gli stanno d'intorno: tutti si risentono, aprono gli occhi ed esclamano ad una:--Cosa c'è?

--C'è ch'io non so trovar la ragione di questa solitudine; si direbbe che Venezia sia scomparsa sott'acqua. Ma dove se n'è dileguata la folla?

Gli altri guatano intorno, e:

--Perdio, è vero! esclamano.

--Ma come può esser mai?

--È uno sbaglio.

--Che sbaglio?

--Scommetto che siam volti altrove, fu un errore del barcajuolo.... non può essere diversamente.

Il Palavicino alzava la testa e ascoltava con attenzione. Il Mandello che aveva udito esso pure, s'alzò piano, s'avvicinò ai conduttore della barca, e sotto voce gli disse:

--Quanto ci può mancare a toccar terra dove io t'ho detto?

--Sto virando ora appunto... Vedete lì quella gran macchia bianca illuminata dalla luna? quello è Diedo. Ma noi approderemo a un quarto di miglio: tra gli abeti di Sant'Anna.

Intanto tutti gli altri, messi in sospetto da quel primo che s'era sveglio, alcun poco iracondi, accostatisi allo stesso conduttore:

--Barcajuolo, gli gridarono, dove ci conduci tu?

--Dove voglio io, risponde allora con voce sonora il conte Galeazzo Mandello. Ho voluto farvi un'improvvisata... Mi farete poi i vostri ringraziamenti quando sarà tempo.

Tutti si guardarono in faccia pieni di stupore; la barca intanto s'accostava alla riva, e la toccò in poco di tempo.

--Presto a terra, gridò il Mandello allora, che vi si appresta qualche cosa di nuovissimo!

Tutti discesero in qualche aspettazione.

--Chiudetevi nelle vostre pellicce, cari miei, continuava il Mandello, il vento di gennajo non la perdona a nessuno!... E voi due, e qui si volse a due uomini che, discesi dalla barca, gli venivan presso: voi due affrettatevi ad accendere le vostre torcie.... fra queste piante il chiaro di luna è troppo poco.

Le torcie furon presto accese.

--Voi altri tutti venite con me.

Così dicendo il Mandello si volse a guardare se non mancava nessuno, e sovratutto se veniva il Palavicino. Ma in quel punto uscì detto ad uno:

--Prima che noi abbiamo a venire con te, conte Mandello, fammi chiaro d'una cosa: sei tu pazzo o savio?

--Io non c'entro, cari miei, rispose a tali parole il conte, e colta l'occasione, volgendosi al Palavicino che veniva in coda agli altri senza far motto e non osservato: egli è quest'uomo, soggiunse, che ha da parlare con voi, non io.

Tutti si volsero a guardare il nuovo personaggio che il Mandello additò; l'aspettazione e l'impazienza era dipinta sui volti.

--Son'io di fatto, disse allora ad alta voce Manfredo; il conte dice il vero, e pronunciando tali parole, si diede finalmente a conoscere.

La sorpresa fu generale e forte, e tanto più che nessuno sapeva indovinar le intenzioni. Tutti si fermarono in gran silenzio intorno al Palavicino.

In quel momento stesso, la campanella della chiesuola di Diedo battè undici colpi, le cui oscillazioni decrescenti smarrirono in seno alla folta selva degli abeti e nel vasto fremito delle onde marine.... La luna risplendeva ancora in mezzo al firmamento tuttora stellato, quantunque, dalla parte d'oriente, i leni crepuscoli cominciassero a tinger qualche poco i cieli.

Nella calma solenne di quell'ora, in quella solitudine, dove l'occhio del sospetto non arrivava, il Palavicino fu per la prima volta ascoltato con attenzione e con raccoglimento da' suoi compatriotti, al cui orecchio suonarono le seguenti parole:

