Lo assedio di Roma

Part 8

Chapter 8 3,707 words Public domain Markdown

Pertanto fu ragione, se l'amico nostro non si reputava soddisfatto, e chiese così la Sardegna per finocchio dopo il pasto; ma essendosi gli arruffapopoli inalberati sul serio, i castrapopoli non gliene poterono fare dono. La Sardegna avrebbe somministrato stabile fondamento di preponderanza alla Francia nel mediterraneo, e poichè per questo lato non le riuscì spuntarla, ecco che torna per via obliqua all'assalto, e mediante il trattato di navigazione a se accerta facoltà di crescere, noi assicura a perpetua rachitide. La trista setta, che ha tolto per compito di nabissare la Italia opponeva lo stato della navigazione nostra floridissimo nonostante la concorrenza francese, e male argomentava, però che lo appunto si miri a fare in modo che cotesto stato non già floridissimo, ma comportabile cessi; nè da per tutta la Italia accadde ad una maniera, bensì nella Liguria dove la inopia di terra spinge alle industrie marittime. Fu domandato s'instituisse una inchiesta di gente perita affinchè in faccenda dove ne va posta sì grossa si procedesse con piena conoscenza di causa, e secondo il solito dispettosamente la respinsero, e sì che dovevano conoscere a prova quanto male avesse approdato al paese cotesto loro arrogante perfidiare.--Come riuscì profittevole l'aumento del 10 per cento per le ferrovie? Nè valsero a dissuaderli le persuasioni di uomini espertissimi, ed a loro devoti; come neppure la sconcia contradizione in che cascavano, avendo nella stessa sessione proposta la legge pel menomato porto delle lettere: qui si contava sopra, maggiore ripresa sul rinvilio, là speravasi il medesimo resultamento dal caro: peggio di tutte la legge sul bollo, e sul registro: fioccavano i moniti; sbracciavansi a dare ad intendere come certe tasse, che sta in potere tuo diminuire se crescano soverchiamente, trovi modo a ridurle senza tuo pregiudizio: valga per esempio questo: dove tu renda grave il diritto di registro sopra il trapasso di proprietà avendo a comperare un podere del valore di tremila scudi, tu d'accordo col venditore porrai sul pubblico strumento tanto prezzo quanto basti a coprirti dall'accusa della lesione, e basteranno i mille e cinquecento scudi, gli altri millecinquecento tu passerai a mano al venditore mercè ricevuta privata; donde avviene, che se prima il registro costava tre per cento, veruno pensando a frodarlo, tu riscotevi sul contratto la gabella di novanta scudi, mentre adesso, che l'hai cresciuto a cinque per cento tu non ne cavi più di settantacinque; vero è però che il legislatore mascagno ha previsto il tiro, e dove il Percettore trovi alterato il prezzo a danno del fisco cresce a suo modo e manda la gente al tribunale; di qui odio contro il Percettore, querele nei tribunali, liti che si possono vincere come perdere, aperta a due imposte la porta agli arbitrii, e quello, ch'è peggio, se a qualche misero toccò la sventura di avere ad alienare il suo a prezzo vile per soprassoma dovrà pagare la tassa come se glielo avessero pagato il giusto: orribile legge! di fatti cagione d'inestimabili querimonie! ella, come si presagiva, non approdò allo erario secondo le ingorde voglie; e chi la fece, dopo aver promesso riformarla, adesso si vanta aver fitto cotesto cavicchio nella Italia.--Ma che ci sta a fare il cervello dentro cotesti benedetti crani? Se ce lo avessero messi come un cencio sudicio nella conca del bucato a questa ora avrebbe ad essere lavato e asciutto al sole. Niente valse; che cavillando in ischiuma di parole inani, ecco a colpi di sofisma la setta ha conficcato il secondo chiodo alla Italia; il primo fu il trattato di Nizza, e di Savoia, il secondo è il trattato di navigazione; aspettate il terzo, e sarà messa in croce la Italia; ah! se mi si domandasse se più debbansi aborrire o tedeschi o moderati in coscienza penserei dovere rispondere, che voglionsi odiare con odio pari ambedue, benchè maggiore cagione la porgano i moderati: di vero quelli nemici sono, e si arrabattano a mantenersi serva una terra conquistata, mentre questi poichè la bindolarono a cui l'aveva col proprio sangue redenta anfanano adesso a riporla in servitù. Giusto giudicio cada sopra il vostro sangue, talchè i vostri successori ne abbiano spavento[1].

[1] «Giusto giudicio dalle stelle caggia Sopra il tuo sangue, e fie nuovo et aperto Talchè il tuo successor temenza ne aggia.» _Dante_

Sovvenuti da cotanto amico si dice, che noi aderimmo al Congresso: quanto a me non ci credo; dacchè è chiaro come noi non possiamo, che scapitarci. I Sovrani, che ci riconobbero diranno: voi ci deste ad intendere, che il metallo popolano urlava infocato nella fornace, le volte ne tremavano, screpolavansi le pareti; se si commetteva a voi aprirgli la via voi lo avreste condotto a fondere una _corona_; all'opposto se stiantava da se irrompeva a gettare un _berretto_; in queste angustie io vi ho concesso fondere una corona: ora poi vediamo a prova, che la faccenda cammina altramente; dura la guerra ma no per la libertà, bensì per mantenere fermo un trono stabilito da Dio, e col consentimento nostro raffermato: così essendo ci piace la corona del Borbone come quella, che conosciamo fabbricata di metallo ugualissimo al nostro, e poi ci garbano meglio due corone che una, perchè quanti meno siamo a comandare tanto meglio ci torna, ed una contrapponendo all'altra rendiamo inani ambedue: la regia potestà l'è una tal cetra dove come più ci hanno corde peggiore suono manda. Poco preme a noi del Papa capo dei cattolici, moltissimo come capo di quella potestà spirituale, che interzandosi con la nostra ne fa una corda da reggere tutto il genere umano; non intendiamo, che la Italia si componga intera, anzi ripigli ognuno le sue spoglie, e torni a casa. Non ci opponete i voti dei popoli: con noi siffatti garbugli non giovano a scarrucolarci: ad ogni modo frego e da capo: fuori tutti da Napoli, fuori dalla Toscana, e dalla Emilia, e liberi allora da timore, e da lusinghe i popoli palesino la propria volontà.--

In tali strette a qual santo vi voterete voi altri? Al vostro amico di Francia? Dov'egli non abbia composto i fatti suoi, fingerà di sostenervi per avvantaggiarsi; se gli avrà assettati vi rinnegherà anco fuori del pretorio, e senza, che lo abbia ravvisato la serva[1]. Certo per voi non si rimarrà su la corda; considerate il tiro, che fece agl'Inglesi nella guerra di Crimea, e credete ch'egli voglia pigliarsi soggezione di voi? O non capite, ch'egli tenne ad arte fin qui spezzata la Italia come il mercante va al mercato con la moneta spicciola in tasca per aggiustare il prezzo della derrata?

[1] S. Matteo c. 16 v. 64.

Oggimai però torna vano spendere parole intorno a questo argomento, che il Congresso, mancata la Inghilterra, non si può fare; la vescica di Francia cadde sgonfiata al penetrare della punta di un ago inglese. Fin qui la fortuna arrise al Napoleonide, e mentre dura il vento prospero ogni uomo par pilota; adesso, che si mette alla burrasca gli spropositi fioccano, e veramente è tale questo della proposta del Congresso, dacchè avendo il fino che già accennai, bisognava scandagliare prima il terreno per non cascare dentro la fitta: ora poi fu mandato sossopra per ragioni così agevolmente pratiche, così ovviamente persuasive, che bene si acquista fama di leggerino chi prima lo promosse: donde noi giudichiamo o che non ebbe mai senno, o lo ha perduto chi si avventura a mettere in repentaglio la reputazione di prudente per cosa dove il civanzo è incerto, la perdita sicura; e comecchè ai Francesi non manchino spiriti vivacissimi, che anzi li possiedono in copia, vie più mi confermo nella opinione, che di Stato essi non intendano niente; e se questo ebbe animo di dire il Macchiavello in faccia al cardinale di Amboise ministro di Luigi XII non farà caso, che lo dica io qui dove veruno Francese ci sente.--

Smorzato il Congresso sottentra un'altra sequela di considerazioni piene di ambagi; e tu odi dintorno un domandare affannoso: «avremo la guerra?»

Gli oracoli tacquero, affermano gli scrittori cristiani, dopo la venuta di Gesù Cristo, i Profeti non costumano più, o li bruciano come il Savonarola, o li buttano nel Tevere come Brandano; degli Astrologhi non rimangono neppure le ceneri: a speculare il futuro non ci avanza altro telescopio, che l'intelletto il quale quando non ha le lenti rotte quasi sempre se le trova appannate. A Torino ci hanno vecchi repubblicani con un paio di occhiali di dodicimila franchi all'anno sul naso adesso vedono tutto monarchico, ed anco assoluto.

Noi pertanto con lo intelletto nostro ragioniamo così. Lo Imperatore di Francia guerra sembra non ne abbia a volere; suo fine prima di giungere al regno fu arrivarci, arrivato mantenercisi; magari! se starebbe quieto ad esclamare: _Deus nobis hæc otia fecit_; ma nè Dio si pigliò cura di lui, nè gli largiva ozi; i giorni suoi afferrò Nemesi dagli occhi senza palpebre, la Dea implacata, che veglia sempre, la quale gli contende posarsi; dov'egli si fermi le sue gambe, come quelle di Filemone, e di Bauci, barbificheranno nella terra, e ne sorgerà rigoglioso e potente l'albero della Libertà. Lo impero perchè duri bisogna, che procacci al popolo di Francia la recuperazione di quanto la Repubblica consegnò al primo Napoleone, e adempia alle necessità della Democrazia.

Ma dov'è questa Democrazia, e chi la rappresenta? Tutti e nessuno; per ora assai rassomiglia alla morte, la quale mentre non ha forma disforma tutte le cose, e come la morte è capo di vita novella: difficilmente accade e forse mai che l'uomo acconsenta in tutto e per tutto ad un'altro uomo; quindi screzi in casa, nel foro, e da ogni dove, anco tra quelli che si professano cultori di uno stesso partito; ma dai milioni dei singoli emanano a mo' di molecole spiriti di sensi uguali sottilissimi, e tenui, i quali aggregandosi moltiplicano; cresciuti a potenza mirabile compongono quella grande cosa, ch'è la coscienza pubblica, donna e madonna del mondo. Questa s'insinua nell'aria, la bevi nell'acqua, l'odi in tutti i suoni, ti squilla in ogni canto; se la cacci in prigione ti guasta il carceriere, se la mandi al patibolo si mette a predicare su la traversa della forca, se cammini ti sta allato come ombra, se giaci ti zuffola di sotto al guanciale, se dormi ti si pone a sedere sul cuore come sopra un cuscino. Ferro, fuoco, laccio, e veleno non valgono contro lei; gli hanno provati, e conobbero, che se ne alimenta per crescere.--Gli astutissimi sfidati poterla vincere hanno cercato agguindolarla e pare, che riescano; ma ella è una proroga, che talora si concede da lei per ferire meglio,... la sosta nella cappella del condannato condotto alla giustizia.

E che vuole mai la Democrazia? Con quale sacrifizio si placa questa terribile divinità?--La Democrazia si compone di anima e di corpo, quindi abbisogna del pane quotidiano di biada, e d'idee; l'uno senza l'altro non approda; con le idee sole tu plastichi un solitario, col solo pane un gladiatore. Napoleone III attese a seppellire l'anima dentro ad un pane; ed ha sbagliato per molte ragioni, e primamente perchè le anime non si seppelliscono dentro ai pani, come non si affogano dentro l'acqua benedetta; e poi perchè veruno al mondo per quanto potentissimo egli sia può sostituirsi in luogo della Provvidenza, ed il concetto di bastare al pane di trenta e più milioni di uomini si reputa infermità da curarsi con l'elleboro; anco a un milione non lo potrai dare, che scarso, e per tempo non lungo.--Di vero la Francia con quasi due miliardi di entrata dopo lo impero patisce un manco nel bilancio di 336 milioni a ragguaglio di un'anno per l'altro; ed ora di un tratto ci palesa per soprassello un vuoto di 900 e più milioni. La Democrazia va agitata da istinti immani, che brancolano come una volta l'Erebo, e la Notte dentro il Caos prima che l'onnipotente Architetto ordinasse il mondo; dentro le odierne forme sociali la Democrazia si sente scoppiare, tutto è dolore per lei, la vita come la morte; così non va bene, bisogna che muti; ma come mutare? Qui il nodo.--I sapienti almanaccano con certi sperimenti loro, che chiamano scienza, e i derivati suoi predicano assiomi, ma poi alla prova nè manco essi ci credono; arroganza antica di empirici: frai sapienti davvero Socrate ti afferma nella sua vita avere saputo non sapere nulla, Pirrone dubitava di tutto, santo Agostino di molto, san Tommaso di Aquino distingueva: i nostri divini intelletti all'opposto non distinguono mai, di nulla dubitano, tutto sanno. La Democrazia molto si arrovellò un giorno per le forme politiche degli Stati suspicando che per colpa, o per virtù loro ei prosperassero o intristissero; adesso ricreduta alle forme politiche non bada, o poco ella più che tutto pensa a mutare l'alveo al fiume della umanità. Che giova nascondere la faccia delle cose? Nè per ambagi, nè per dinego può farsi che le cose non appariscano e non sieno. La Democrazia se dal dispotismo ricavò sempre male, non sempre ebbe bene dalla Repubblica; che monta regno, e che monta repubblica? Agide e Cleomene Re sentirono pietà pel popolo, come si commossero per lui Tiberio, e Caio Gracco tribuni, tribuni e Re rimasero dai conservatori, o aristocratici, ottimati, moderati, o con quale altro più reo nome voi li vogliate chiamare, insomma i privilegiati che intendono circondare il privilegio col terrore delle leggi, e la mannaia del carnefice. Parecchi ed io con loro confidarono potesse cosiffatta trasformazione operarsi a mano a mano, e all'avvenante che si abbatteva il vecchio costruirsi il nuovo: i conservatori, o moderati che vogliamo dire (e si faceva per loro!) non compresero, o rifiutando comprendere proruppero in calunnie; e forse quanto divisammo non poteva accadere: in questo come nella più parte dei nostri disegni abbiamo conosciuto la verità della parola del divino maestro, che _toppa nuova su panno vecchio non regge_; grandissima parte di noi in premio dei travagli sofferti avrà fama nei posteri di trave in mezzo alla via, ostacolo al progresso della umanità; felice colui di cui le forze a spingere rinvenute uguali a quelle del respingere passerà senza infamia e senza lode: fie per noi desiderabile essere stimati _uomini inutili_.--Il moto, che agita i popoli rigettato indietro, poichè la scienza non gli trovò lo sbocco, glielo faranno trovare l'ira, e la necessità. Che aspetto presenteranno gli umani consorzi dopo gli eventi presagiti? Chi può dire che sarà della terra dopochè l'avranno solcata le lave dei vulcani?--_Quello, che deve accadere accadrà_; questa iscrizione si leggeva sopra il castello di Enrico IV nel Bearnese; sia permesso a me popolano usurpare la iscrizione del Re.

La Democrazia pertanto, secondo la opinione mia, sforzerà alla guerra il Napoleonide, ma non lo sovverrà, e nè egli vorrà essere sovvenuto: oggi costui si trova ridotto a tale, che non può stare con lei, nè senza di lei: preso pei capelli dalla Democrazia egli si ostinerà ad ordinare la guerra regia; e la Democrazia sola è capace di soffiare il vento, che spinge la tua bandiera in faccia al nemico; cotesto vessillo poi di qua o di là, che sventoli tu avrai sconfitta o vittoria; però che solo dalla Democrazia puoi ottenere i volontari, che fuggendo prima a Gemmappe portarono poi le aquile imperiali per tutta la terra ferma di Europa.--Con chi vorrà o potrà collegarsi il Napoleonide? E' vi ha chi dice con la Italia, e con la Russia, e sembra strano che la guerra mossa dagli strazi della Polonia andasse a finire con la lega della Russia; ma i tempi e l'uomo ci hanno avvezzi a bene altri contrasti, e te ne persuaderai solo, che tu confronti la impresa d'Italia con quella del Messico. Comecchè dunque siffatta lega non s'impugni, pure ne esecriamo il presagio nè la crediamo per nulla; avvertiamo ad altro. Lega con l'Austria non sembra possibile, imperciocchè la blandizie insidiosa del Messico rifiutata[1], palesa il suo animo alieno dalla Francia del pari che il Congresso non accolto dalla Inghilterra lo dimostra avverso; e veramente riesce duro a credersi, che l'Austria voglia scendere in campo per affrancare la Polonia di cui parte ella abbranca dentro ai suoi artigli; nè a lei talentano davvero le guerre, che mirano al riscatto dei popoli dalla servitù; lo stesso dicasi della Prussia su la quale molto ascendente esercita la Inghilterra; nè vediamo quale sarebbe il compenso della impresa zarosa: forse la promessa all'una ovvero all'altra potenza della Polonia riscossa di mano alla Russia; ma chi compra pelle di Orso prima, che sia preso? E poi qui occorre conquista doppia: prima vincere la Russia, poi la Polonia. O vorrà il Napoleonide mettersi allo sbaraglio con solo la Italia, e forse con la Turchia? Quando Napoleone I si avventò contro la Russia, eccetto la Inghilterra, traeva seco alleata tutta la Germania, che allo improvviso gli si voltò nemica; sarebbe prudente che ci si avventurasse Napoleone III con la Germania avversa? Se lo facesse, la Italia dovrebbe, o potrebbe seguitarlo?

[1] Finalmente Massimiliano accettò, ma l'Austria ingratamente il sofferse, sicchè il concetto non muta in nulla.

La Italia non può seguitarlo; imperciocchè la Italia e la Francia portino le pene, quella di non avere preso, questa di averle contrastato Roma. Roma tolta in tempo di mezzo importava per noi stato se non perfettamente, almeno quanto basta ordinato: guerra civile repressa; massima parte di malcontento senza ragione di sorgere, e di durare; erario non florido, ma nè anco agli ultimi tratti; esercito intero, e non guasto da battaglie come vuote di gloria così piene di molto pericolo, e di ferocia, Roma per noi importa la trasformazione di ventidue milioni di stracci ammucchiati, dentro la bottega del rigattiere, in un popolo nobilissimo e potentissimo di ventidue, e più milioni di anime.

La Inghilterra abbisogna in terra ferma di uno stato forte sopra il quale appoggiarsi, non già per offendere, che non le giova, bensì per difendersi, cosa a cui molto ella bada; e fin qui ella si tenne l'Austria, nè le doleva (fosse genio o costume di antica domestichezza), nel quale concetto mi conferma il ricordo delle parole del Russell quando confortava gl'Italiani a riporre ogni loro fidanza nell'Austria _ridivenuta mite_: ma poichè la Inghilterra conobbe l'Austria dannata ad insanabile decadenza, ella, per quanto ci è dato giudicare, non era aliena, anzi si prestava volonterosa alla composizione del regno italiano, come quello che interponendosi tra la Francia, e la Inghilterra le avrebbe mantenute in pace. Ora finchè la Italia rimanga satellite della Francia la Inghilterra, sembra a noi, che sia condotta ad appoggiarsi su la Prussia, ovvero sopra l'Austria, o sopra ambedue. Se sia provvidenziale o funesto non sapremmo dire, ma certo egli è che tra Francia e Inghilterra vive uno spirito, che le sospinge perpetuo una contro l'altra, e dove la Italia per virtù propria, e per benefizio di fortuna potesse essere assunta alla dignità di araldo fra loro oltre ad acquistare per sè novella gloria, e più desiderabile delle passate assai, forse aprirebbe il varco ad ordine di cose, che fin qui è stato desiderio di anime innocenti o fantasia di poeti. La Italia poi più che altri ci apparisce capace a tanto ufficio, imperciocchè da lei _ab antiquo_ emani aura di civiltà, ed è usa dare alle genti religione, riti, e nozioni di diritti, le quali cose tanto più volentieri si pigliano da lei quanto ella sa meglio vestire il buono con le amabili forme del bello[1]. Veramente l'appetito cieco, massime da principio, poteva ribellarsi da siffatto arbitrato, ed allora la Italia accostandosi colà dove la inchinava la giustizia, avrebbe eziandio con la minaccia della guerra prevenuto la guerra.--

[1] Qui ricordo come certa volta Cammillo Cavour, senza che il bisogno ce lo stringesse, scappò fuori in Parlamento con le parole:--egli non amare, nè intendere le belle arti.--Ond'io, che lo udii giudicai, che nè egli mai avrebbe compreso la Italia, nè mai l'avrebbe degnamente rappresentata: noi come i Greci non significhiamo con una parola sola _bello e buono_; però reputiamo che buono non possa essere chi ad un punto non sia bello. Chi si avvisa come il morto conte Cavour corre rischio di scambiare le tre Grazie con le tre Furie.

La Italia sembra a me ridotta a tale, che per sè nulla possa, e se mai segue la fortuna di Francia lo farà come il grano messo sotto la mola; vi rimarrà macinata; il perdere di lei è rovina, il vincere servitù: tuttavia messo da parte la volontà, ma donde cava ella la potenza per sostenere una politica propria, ed anco per comparire utile aiutatrice della politica altrui?--La Italia manca di armi sufficienti alla impresa: la setta empia, che fa cadavere tutto quello, che tocca, adulando sostiene possederne anco troppe: e mentisce: ma che monta per lei? Se la Patria avesse a dare il tracollo, le sue gambe sono già use ad inginocchiarsi davanti al nemico invasore; use le mani a picchiarsi il petto; e la bocca usa a recitare il _confiteor_ d'infamia. Mentisce, imperciocchè l'esercito non sommi bene a trecentomila uomini[1]; cento e più mila ne sciupano tra la Sicilia, e Napoli; diffalcate gl'infermi, i presidii, gli addetti alle amministrazioni; avvertite, che tutti ad un tratto non si possono arrisicare; quelli, che rimangono sopra una carta, e ditemi poi quanti entreranno sul campo? Che se vi attentaste scemare i soldati nelle provincie meridionali, e forse anco altrove con Roma arrotatrice di masnadieri, il Borbone arrovellato per la mandra rapita, le trame dei sacerdoti iniqui, le ire degli spodestati, gl'interessi inciprigniti, l'agonia di ricattarsi, e ahimè! la inerzia altresì, o il corruccio degli uomini liberali, per me dubito, che correremmo presentissimo pericolo che avvenisse a noi come ad Uguccione della Faggiuola, il quale mentre esce di Lucca per ricuperare Pisa arrivato a mezzo cammino perde anco Lucca. Su i soldati volontari non parmi ci si possa fare capitale, e ciò per due ragioni; la prima, che il Governo non consentirebbe chiamarli, la seconda, ch'essi non ci vorrebbero andare. Quanto al Governo una volta, che con pertinacia stupenda, e spesa enorme li licenziò non sembra, che senza biasimo potrebbe radunarli da capo, e poi non ci ha di questi pericoli considerando la perseveranza del ministro della guerra a sbrattare l'esercito di ogni labe garibaldesca; per ciò che spetta ai volontari, sicuro occorrono uomini della natura dello insetto, che non sembra pago dove prima non si sia arso intorno al lume, ma non crederei che queste voglie si partecipassero dai garibaldini.

[1] Il Ministro della guerra ha affermato averne di più; lo ho affermato:...