Part 3
La giovin rigogliosa età serena Fugge per me qual odoroso spiro, E i procellosi affetti ond'è ripiena In dolce nota modular desiro. Benchè il pensier mi gravi aspra catena, Spesso tra lievi fantasie m'aggiro, Ma del cor l'armonia cessata appena Sento il dir fioco, e col sermon m'adiro. Tu di conforti a me deh sii cortese, O GENEROSO, perchè in altri petti Serpeggi il fuoco che di sè m'accese: Tu per cui dal sepolcro delle istorie Escono a risvegliar sopiti affetti VERGOGNE antiche, SCELLERANZE e GLORIE.
LA POESIA
Non stenda la mano sull'arpa del vate Chi ferver, quai fiamme dai venti agitate, Magnanimi affetti non sente nel cor!
E qui più vivaci scintillan le stelle, Qui sboccian le rose più grate, più belle, Qui splenda nel Verso più luce d'amor.
Somigli all'olezzo dei floridi piani, Somigli alla lava dei nostri vulcani, Somigli al sereno dell'italo ciel.
Ah fosse scintilla di luce divina Quest'alma inquieta che va pellegrina Qual'umile vela su flutto crudel!
Vorrei dell'afflitto sul languido core Passar dolcemente qual brezza sul fiore Il vile, il superbo vorrei fulminar....
E queste montagne che bacian l'empiro, Le nubi, le stelle, l'immenso zaffiro, Gli antichi castelli, la voce del mar;
Le note d'un'arpa lontana lontana, Il suon di campestre notturna campana, La foglia cadente su queto ruscel;
Un raggio tra gli archi del tempio languente, La pallida gota di bella dolente, Il canto solingo di flebile augel;
La luna tra i fiori d'antica ruina, La croce tra i salci d'aperta collina, Un serto appassito su marmo feral;
Di supplice veglio le palme tremanti, Di vispo fanciullo le chiome ondeggianti, La rosa caduca, la querce immortal;
E i molti fantasmi di vinti nemici, Di prodi esultanti, di prodi infelici Che vagan tra l'urne dell'italo suol;
E questo rimbombo di grida di pianti, Di preghi e bestemmie che all'inno dei santi, Si mesce varcando la spera del sol;
Arcani concenti mi svegliano in petto; E come a fanciulla se vide il diletto, E come alla terra se il giorno sentì.
Un lampo m'arride di gioia immortale Allor che dei vati la febbre m'assale.... Ardenti quai raggi di fervido dì
Traboccan gli affetti... già tutto m'inonda La piena... ma come del verso la sponda Il turgido fiume raccoglier potrà?...
O caro usignolo che in selva tacente La luna novella dal balzo sorgente Saluti coll'inno che pianger mi fà,
O caro usignolo!... qual corda di cetra Te scoton le brezze vaganti nell'etra, Il raggio degli astri, l'oleggio dei fior:
E come dal monte perenne fontana, Dal pieno tuo core prorompe l'arcana Notturna melode che inebbria d'amor.
Io come saetta nel nembo raccolta, Io come facella nell'urna sepolta, Ho fiamma nel petto che irromper non può.
E al par della nube che in cielo viaggia, E al par della nave che cerca una spiaggia Varcando la vita senz'orma morrò.
FINE.
INDICE
_A Giovanni Bertolli_ Pag. 3 La Madre Povera » 5 Davanti al cimitero della terra natale » 7 Saluto a' quattro Poeti italiani » 9 L'Ave Maria della mattina » 13 L'Ave Maria della sera » 15 La Campana del Deprofundis » 20 Rimembranze d'infanzia » 26 Il Salice » 28 La Trovatella » 30 Per un nuovo Ponte sull'Arno » 32 Il Giovine » 35 La Sposa del Ricco » 38 Il Poeta cieco » 42 Lamento » 56 A G. B. Niccolini » 58 La Poesia » 59
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.