Linguaggio e proverbi marinareschi
Part 7
_Non dar nè in tinche, nè in ceci_: si dice di tale che nulla valga a conchiudere; cioè sei grullo al par d’una tinca, e vali meno d’un cece.
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_È uomo che sa uscir da ogni mare._
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_Vuotare il mare con un cucchiaio._
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_Non so in quali acque mi peschi._
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_Trovare alcun di vela._ Disposto a far servizio. E la vela porge altri infiniti traslati, come _vela dell’orazione_ che leggesi in Tullio[77]; _vela del desiderio_ in Ovidio[78]; e Dante più arditamente:
Per correr miglior acqua alza le vele Omai la navicella del mio ingegno, Che lascia dietro a sè mar sì crudele[79].
Proseguo:
_Ministrar vino a’ pesci._
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_E’ par sempre il mal tempo._
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_Non giova il dire: di tal’acqua non bevo._
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_Zappare in rena o in acqua._
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_Voltarsi ad ogni vento._
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_Non istare a ripescar queste cose._
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_Voler sempre stare a galla._
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_Lasciarsi sfuggire i pesci cotti di mano._
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_Li piglia i pesci._ Dicesi di chi gabba i sempliciotti.
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_Ha pescato assai e preso poco._
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_Gli porterei l’acqua con le orecchie._
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_Tu non sai di barca menata._
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_Lascia che il pesce si frigga nel suo olio._
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_Cavare il granchio dalla buca con le mani di un altro._
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_Esser dolce di sale._
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_Non è nuoto dalle mie braccia._
E Dante:
Non è pileggio di piccola barca Quel che fendendo va l’ardita prora, Nè da nocchier, ch’a sè medesmo parca[80].
_Nuotar senza sugheri._ Sapersi governare da sè[81].
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_Al levar delle stuore, si vedrà quel che butta il sale._
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_Dare una scardova per avere un luccio._
_M. S._--Di questi ultimi due modi parmi conoscere il riscontro latino. Forse il primo risponde al noto--_eventu facta probanda_--e il secondo al--_pileum donat ut pallium recipiat_.
_E. S._--Smetti da cotesti tuoi latinucci che ti puoi friggere. Eccovi piuttosto alcune dizioni che si riferiscono a luoghi speciali, e di cui dobbiamo tener conto:
_Cercar pesci sul monte Argentaro._
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_In piaggia romana cercar libeccio._
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_Essere tra Scilla e Cariddi._
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_È rimasto nelle secche di Barberia[82]._
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_Mar di Genova, mar senza pesci._
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_Portofino scuro: piove sicuro._
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_Andare a Patrasso, o a Scio[83]._
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_So quanto si vende il sale a Chioggia._
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_Arno non cresce, se Sieve non mesce._
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_Passo di Malamocco[84]._
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_Son di Peschiera e so pescare: Ma se vo’ pesce, mel convien comprare._
E tu, Dottor Mariano, ci spiegherai mo’, perchè gli abitanti di Bova, risciacquando gli occhi malati ne’ flutti, usino, quasi fossero magiche, le parole:
E mare e mare: Se è dolce, inghiottilo: Se è amaro, recilo.
_N. B._--Non saltiamo di palo in frasca. Dopo sì efficaci modi e locuzioni che attestano la ricchezza d’una lingua troppo ancora mal nota, e i molteplici aspetti in che può essere riguardato il proverbio, sarei vago di conoscere alcune similitudini, che non possono al certo mancare, dedotte dalle cose marinaresche, e di cui faccia suo pro la parlata comune.
_A._--Tu m’inviti ad un tema che per l’ampiezza sua mal può svolgersi a braccia e senza le debite preparazioni. Nondimeno se t’appaghi di un semplice saggio, io farò di secondarti. Ma bada: gli è come mettere una goccia d’acqua nel mare.
_N. B._--Bene: bene; tira oltre.
_A.--Donna iraconda, Mar senza sponda._
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_Donna in collera, Mare in burrasca._
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_Beltà senza grazia È un amo senz’esca._
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_E’ sa nuotare come il vomero._
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_Tu pungi come le resche da tutti i lati._
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_Son come il mare che nulla ha di brutto._
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_Andare innanzi come i gamberi._
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_Andare innanzi a spina di pesce._
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_Come la triglia: Non la mangia chi la piglia._
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_Parla meglio d’un granchio ch’ha due bocche._
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_È come l’àncora che sta sempre in mare E non impara mai a nuotare._
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_Il cuor de’ bricconi È un mare in burrasca._
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_Sta come pesce nell’acqua._ Cioè, a tutto suo agio.
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_Come pesce fuor d’acqua._ Si dice d’un soro che non sappia che far di sè.
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_Egli è un mar di ricchezza._
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_Mare a montoni._
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_È più sano d’un pesce._
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_Far l’occhio di triglia._
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_Pesante come il sale._
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_Rosso come un gambero cotto._
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_Stivati a mo’ di sardelle._
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_Arrivar l’ultimo come la mazza del bome[85]._
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_Far come i delfini._ E vale ingannare, dalla credenza che i delfini conducano i tonni nella tonnara.
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_Come il pesce pastinaca Senza capo e senza coda;_
dicesi di cosa che non ha principio, nè fine, ovvero di cui non si trova via, nè verso. La ragione di un tal modo sta in ciò, che questo pesce, come sapete, non ha capo che sporti in fuori, e la coda, per essere di puntura malefica, gli vien mozzata innanzi di tradurlo al mercato.
_Muto come un pesce._
M. S.--Converrai per altro che questo adagio non sempre tiene. _Carus Sterne_ lo mostra ad evidenza. Voi conoscete senza fallo quella specie di grugnito ch’emette la rondine di mare: _trigla hirundo_; e chi è nato in Sicilia non ignora il suono della _trigla volitans_, di cui si fa così largo spaccio in Messina. Anche la _sciaena aquila_, che vive pur essa nei nostri mari, nella stagione della fregola manda un cotal suono, che potrebbe aver dato origine al mito delle Sirene.
_A._--Tu m’esci del manico, e forse a ragione per ammonirmi, che troppo più che non era espediente, io m’indugiai sul preso argomento. Smetto adunque non senza dirvi che troppi altri di questi modi scintillanti, concisi, vibrati, io potrei raspollare ne’ nostri scrittori, modi che tornano di grande efficacia a colorire lo stile; ma ch’è mestieri lasciare usare a chi sa, poichè come canta il poeta:
.....indarno da riva si parte ................ Chi pesca per lo vero e non ha l’arte.[86].
Intanto l’ora assai tarda consigliava i convitati a troncare i lor ragionari e tornarsi in città. Nino Bixio fe’ recar nuove bottiglie, di cui si vide il fondo di schianto; il vino, la lingua marinaresca, l’avventura narrata dal generale e l’imminente partenza del Maddaloni porsero tema d’altri e omai confusi colloqui. In tanta gaiezza niun potea sospettare che ne’ mari istessi, ove molti anni innanzi avea Bixio corso rischi si gravi, troverebbe a breve andare la morte e una profanata sepoltura.
NOTE:
[1] Nell’atrio del palazzo municipale di Genova si legge la seguente iscrizione:
AFFINCHÈ NON MUOIA L’ESEMPIO DI MARIA E CATERINA SORELLE AVEGNO CHE ALL’ITALICHE SCHIERE VELEGGIANTI ALLA TAURIDE E SOSPESE TRA LE VAMPE DEL _Cresus_ E GLI ABISSI DEL PELAGO REMIGARONO SOCCORRITRICI TRA QUELLE DIVERSE GENERAZIONI DI MORTE IL TERZO CONGRESSO OPERAIO 1855.
[2] _Purgatorio_, c. VIII.
[3] _Paradiso_, c. II
[4] B. GRASER, _De Re Navali veterum_, Berlino 1864.
[5] C. DE PAENIS.
[6] GUGLIELMOTTI, _Storia della marina pontificia_, V. 1, pag. 350.
[7] E l’Ariosto:
Rimedio a questo il buon nocchiero trova Che comanda _gittar per poppa spere_.
[8] _Nautica mediterranea_, Roma 1607.
[9] _L’Armata navale_, Roma 1607.
[10] _Nautica rilucente_, Venezia 1700.
[11] FINCATI, _Dizionario di marina_, pag. 25-26.
[12] Costa. _Colombo_, Lib. VI.
[13] Guglielmotti. _La guerra dei Pirati_, vol. I, pag. 169-80.
[14] Sulle voci _landra_ e _bigotta_, v. Guglielmotti--_Delle due navi romane_ ecc. pag. 52.
[15] ...e sì pigiati ai legni Che si faccian da lor canale e stazzo. _Eneid._ lib. X.
[16] E caluma le gomene e fa prova Di due terzi nel corso ritenere. ARIOSTO,_Orlan. Fur._
[17] _Infer_. c. XIV.--Guglielmotti, _Storia della Marina Pontificia_, v. 2, pag. 303-1.
[18] Guglielmotti, _Delle due navi romane ecc._ pag. 55.
[19] Id. _Delle due navi romane ecc._, pag. 96, in nota.
[20] Guglielmotti, _Storia della Marina Pontificia_, vol. 1, pag. 223.
[21] Voce dialettale che suona: _lamento_, _protesta a bassa voce_: _borbottare_.
[22] Stimo prezzo dell’opera il qui riferire il programma di Concorso al _Libro del Marinaio italiano_.
Il Comitato Ligure per l’educazione del popolo, che già fondava a beneficio della gente di mare una _Biblioteca Circolante marittima_, nel raccogliere d’ogni parte le opere che avvisava più acconcie alla coltura di questa numerosa classe di cittadini, ha dovuto convincersi, che non pur l’italiana, ma non una delle moderne letterature europee possiede un manuale, che sia come il compendio delle glorie e dei costumi degli uomini di mare, non che delle cognizioni che tornano lor necessarie. A riempiere questa lacuna intende il libro di cui si apre ora il concorso. L’opera sarà divisa in tre parti, cioè la _Storia_, _la Vita e la Scienza_ del marinaio, che costituiscono tre diversi concorsi, con l’assegnazione di tre premî speciali.
Parte I. _La Storia_.--Conterrà una serie di biografie de’ nostri più illustri navigatori, ordinate allo scopo di far conoscere ad un tempo la gloriosa partecipazione degli Italiani nelle più insigni scoperte e ne’ più memorandi fatti marittimi, e le virtù per cui salirono in onoranza e meritarono che la storia conservasse i nomi loro.
Parte II. _La Vita_.--Questa seconda parte dell’opera ha per iscopo non solo la narrazione delle multiformi peregrinazioni e vicende del marinaio: ma intende anzitutto a dipingerlo quando reduce al natio focolare, stringe intorno a sè la sua famigliuola, e con le virtù proprie della sua professione ne cura l’educazione e il felice avvenire.
Parte III. _La Scienza_.--Per questa terza parte la Società nostra fa speciale appello agli uomini tecnici, dovendosi in essa per sommi capi, con istile facile e piano e nelle forme le più popolari, accennare ai principali elementi di quelle cognizioni che son proprie delle classi marinaresche, e che riguardano nelle loro pratiche applicazioni la nautica, la meteorologia, la geografia, la costruzione, l’attrezzatura, le macchine a vapore, il linguaggio nautico, l’igiene navale e infine tutto ciò che s’attiene alle cose di mare.
Genova 1 marzo 1870.
Il Presidente E. CELESIA.
Parecchi anni appresso, cioè nel 1879, il mio illustre amico comm. Daniele Morchio dava fuori _Il Marinaio Italiano_, in cui mise in chiaro le glorie più belle della nostra marina.
[23] Tempesta.
[24] _In portu naufragium facere_.
[25] Cioè: erra nel giudicare del fatto altrui, trovandovisi fuori. Il _radica_ della Raccolta toscana è un errore massiccio. Vedi Pasqualigo: _Proverbi veneti_, pag. 141.
[26] Senza senno e prudenza, le belle parole son fiato sprecato.--_Auxilio, non verbis opus._
[27] Dove va il più, può andare anche il meno.
[28] Cioè; i mezzi ordinarî non giovano a un affare o ad uom rovinato.
[29] Zavorra.
[30] E Ovidio:
_Dum licet et spirant flamina, navis eat_. Fast. IV.
[31] Cioè, tirando a se. _Tirar l’acqua al suo molino._
[32] Trovo in Pier delle Vigne:
_Com’uom ch’è in mare ed ha speme di gire Quando vede lo tempo, ed ello spanna;_
cioè, spiega le vele.
[33] Più vale un solo ad impedire un negozio, che molti a condurlo a buon fine.
[34] Forse dal virgiliano--_insula portum Efficit_.
[35] Cioè disoccupato.
[36] Chiasso.
[37] Chi scampa nel comun danno, si trova infine aver di peggio.
[38] _Purg._ C. XXII.
[39] _Cave tibi ab aquis silentibus._
[40] Togna: matassa di fili cui s’appendono gli ami.
[41] Dicesi di cosa prematura.
[42] Non lasciarsi scoraggiare dalla mala riuscita delle prime calate della rete.
[43] Far del bene a un ingrato.
[44] Non v’ha chi non erri, nè salvano dagli errori la destrezza o la forza.
[45] Incappano nell’esca; per indicare chi giunge tardi, ma pure in tempo.
[46] Quando abbonda il grano il pesce è caro: e viceversa.
[47] Vale anche, per metafora, disturbare gli intrighi amorosi notturni.
[48] _Post tres sape dies piscis vilescit et hospes._
[49] _Malo in oppidulo esse primus, quam in civitale secundus_; Giulio Cesare.
[50] _Oblata_: nel dialetto genovese _êuggiâ_: proverbio che s’usa per motteggiare alcuno che dia occhiate amorose e vivaci.
[51] Spesso il male vien dall’alto.
[52] In confronto della carne il pesce nutre assai poco.
[53] _Piscis nequam est nisi recens._
[54] S’affretti a portarlo a casa, se no, comincia a puzzare.
[55] E Marziale:
Inter pisces rumbus, si quis me judice certet: Inter quadrupedes gloria prima lepus.
[56] Vale: la tinca in estate: il luccio d’inverno.
[57] Zampe.
[58] Petrarca, Son. 35.
[59] _Felis amat pisces, sed aquas intrare recusat._
[60] Vale anche: poche lagrime placano l’ira.
[61] _Græca fides._
[62] _Inferno_, c. XXII.
[63] _Fonte_, cioè il mare, serbatoio universale.
[64] _Mazoran_, uccello acquatico.
[65] Trovasi registrato con alcuni altri, di cui mi sono giovato, nella lodata opera del Pasqualigo _I proverbi veneti_, a pag. 231; e vale che i flussi e riflussi son massimi nei plenilunî e novilunî, e minimi invece nelle quadrature, ossia nella maggior distanza della luna dal sole, come appunto avviene nei memorati sei giorni lunari.
[66] Luna nata di mercoledì porta pioggia e tempesta.
[67] Luna piena ha più rischi della nuova.
[68] Per tema che il plenilunio, al 15.º giorno, non rechi burrasca.
[69] _Delphinum natare doces._
[70] _Duabus sedere sellis._ Servire a due padroni.
[71] _Adigi ad triremes._ Andare in galera.
[72] _Purg._ XX.
[73] _De art. am._ III.
[74] Canto 19.
[75] _Contra torrentem niti._
[76] _Purg._ XII.
[77] _Utrum panderem vela orationis._ Tusc. IV, 5.
[78] _Voti contrahe vela tui._ Ex Pont. Lib. I. ep. 8.
[79] _Purg._ c. I.
[80] Parad. c. XXIII. E Fazio degli Uberti nel _Dittamondo_. Lib. I, c. 6:
...pregiato è il nocchier che i suoi pileggi Conosce, e i tempi, e sa fuggir l’inganno.
[81] _Nare sine cortice._
[82] Cioè ridotto al verde.
[83] Perdersi, morire; cavato dal fatto di qualche flotta perduta in quelle acque.
[84] Vale passo cattivo, difficile.
[85] Il bome, come lo definisce il Fincati pag. 90 del suo _Vocabolario Nautico_, è una grossa asta orizzontale e girante intorno ad una delle sue estremità ch’è fissata alla faccia poppiera dell’albero di poppa, la quale serve a tener bordata la randa. Il bome è sostenuto dal basso all’alto da due mantigli.
[86] Dante, _Parad._ c. XIII.